ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Pubblicato da ikzus su 25 gennaio 2012

L’inganno dell’evasione fiscale

LUCA RICOLFI

Da un po’ di mesi a questa parte il tema dell’evasione fiscale è tornato alla ribalta. Ma è un ritorno strano. A differenza di un tempo, neanche poi tanto remoto, in cui la lotta all’evasione fiscale era una bandiera della sinistra, mentre la destra mostrava una certa indulgenza, oggi il tema dei miliardi (circa 130) sottratti ogni anno al fisco è diventato uno strumento di agitazione politica universale. Lo usa come sempre l’opposizione di sinistra, ma lo usa anche la Chiesa per impartirci lezioni di moralità, lo usano gli indignati di ogni colore politico, lo usa la destra di governo alla disperata ricerca di soldi per tappare le falle dei conti pubblici.

 Accade così che, poco per volta, alle preoccupazioni per i sacrifici che la manovra ci impone, si mescoli e si sovrapponga un malessere sordo, una specie di risentimento, che alimenta un clima vagamente maccartista, di moderna caccia alle streghe. Gli evasori sono visti sempre più come la causa di tutti i nostri mali, la loro individuazione diventa una missione morale, e ci capita persino vedere un governo di destra – che ha sempre strizzato l’occhio all’evasione – accarezzare l’idea di fare gettito mediante la delazione.

 Meno male, verrebbe da dire. Era ora, finalmente ci decidiamo a combattere questa piaga. Quando avremo vinto questa battaglia, l’Italia sarà finalmente un Paese civile e prospero.

 E invece, su questa visione dei nostri problemi, vorrei insinuare qualche dubbio. Se quello che vogliamo è solo sentirci migliori del nostro vicino, la caccia alle streghe va benissimo. Ma se per caso il nostro sogno fosse anche di rimettere in carreggiata l’Italia, quella medesima caccia andrebbe reimpostata radicalmente. Perché l’evasione è un fenomeno che va innanzitutto spiegato e compreso, prima di combatterlo a testa bassa. Altrimenti la testa rischiamo di rompercela noi, anziché romperla (metaforicamente) agli evasori.

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Pubblicato da ikzus su 22 gennaio 2012

TRANSAUSTRALIANA

di Rino Camilleri

Non è la prima volta che gli assorbenti femminili suscitano putiferi. Al tempo dei gloriosi Beatles, John Lennon, in un pub, se ne mise uno sulla testa e poi chiese alla cameriera: «Sai chi sono?». E quella rispose: «Sì, una testa di c…!». Al che il Lennon si infuriò e rovesciò il tavolo. Dovettero intervenire il proprietario e gli altri camerieri per sedare il tumulto. Quello usato dal Beatle, suppongo, era un assorbente britannico. La maledizione degli assorbenti, però, deve serpeggiare in tutto il Commonwealth, dato quel che ho letto sul Corsera.it in data 3 gennaio 2012 (a firma di Francesco Tortora).

Il fatto è questo: gli assorbenti australiani Libra sono stati pubblicizzati in uno spot in cui si vedono due bionde, una naturale e una trans, nella ritirata di una discoteca. Si suppone che si tratti della toilette pour dames. Forse l’agenzia pubblicitaria non ha voluto approfondire questo particolare perché già di suo suscettibile di bagarre. Ricordate quando un incidente del genere (anzi, del gender) capitò al Parlamento italiano? Il deputato/a Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, pretendeva di usare il cesso delle femmine e la collega Mara Carfagna si opponeva. Non so come la querelle sia stata appianata: forse adesso la Camera ha variato i tipi di wc, adeguandosi alle nuove realtà lgbtc. Uno per ogni gender, così non litiga nessuno. E pure uno alla turca per rispetto all’islam.

Ma torniamo allo spot della Libra. Libra, in latino, significa Bilancia anche nel senso zodiacale. Sarebbe, questo, il segno della mediazione, ma nel nostro caso si è rivelato zizzanico. Nel breve filmato, le due bionde fanno a gara di femminilità: io mi trucco gli occhi, e io me li trucco più di te; io mi assesto le poppe, e io ce le ho più grosse delle tue. Insomma, roba così. Alla fine, la biondina-vera cala l’atout e tira fuori l’assorbente: marameo, io ho le mestruazioni e tu no.

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Pubblicato da ikzus su 10 gennaio 2012

L’imitazione di Cristo. Storia di Jenni

Jenni è una ragazza americana morta di tumore a 17 anni. Jennifer Michelle Lake poteva curarsi ma non l’ha fatto perché aveva paura di provocare, anche se involontariamente, la morte del figlio che portava in sé. Niente radioterapia, niente chemio, per proteggere il piccolo Chad. Che infatti è nato sano come un pesce, ed è rimasto con la sua giovane mamma per 12 giorni. Poi Jenny è morta.
Una storia straziante e magnifica, che sta commuovendo un numero incalcolabile di persone, perché  gli ultimi mesi di vita della ragazza sono stati registrati dalla famiglia che ha creato su YouTube un canale dedicato, Jenni’s Journey, e prima una omonima pagina Facebook per cercare di sovvenire alle sue necessità.
In un mondo che legittima l’aborto legale, gratuito e sicuro come un diritto irrinunciabile della donna; in un mondo che esalta la “scelta” della donna come buona in sé, a prescindere da quale sia; in un mondo in cui abortire o far nascere è ingannevolmente presentato come una scelta, occultando che sulla vita innocente nessuna scelta è possibile; in un mondo simile, l’esempio di Jenni sta toccando molti cuori. Una contraddizione che fa perfino rabbia, perché dimostra la deriva emotivista che opprime la civiltà in cui viviamo. La stessa persona è capace di tenere insieme ciò che non si potrebbe; e quindi, con la mente si votano leggi di morte e si condividono opinioni e mass media ferocemente abortisti; e con il cuore ci si commuove davanti al sacrificio estremo di una giovane mamma. Incredibile.
«Ho fatto quello che dovevo fare», ha sempre detto Jenni. C’è un abisso che divide questa vicenda dal mondo in cui è capitata; un mondo nel quale si calcola che ogni anno vengano abortiti volontariamente 40 milioni di innocenti. Un abisso infernale, se si pensa che la quasi totalità di questi delitti vengono consumati per motivazioni decisamente meno gravi rispetto al dilemma tragico che Jenni si è trovato davanti: per lei si trattava di scegliere fra la sua vita e quella del figlio. Di norma, oggigiorno si ricorre all’aborto per molto meno: per un figlio imprevisto, perché in casa manca una stanza in più, per non intralciare le scelte di vita e di carriera, perché si è troppo giovani, perché non è il momento, perché mancano soldi.
La condotta di Jenni surclassa l’atteggiamento mediamente diffuso tra i suoi coetanei o fra le donne che potrebbero esserle, per età, madri. Jenni ha testimoniato che, se aspetti un figlio, è normale che vuoi dargli tutta te stessa, vita compresa. Non sarà inutile notare che nel caso specifico Jenni avrebbe potuto invocare, sotto il profilo morale, il principio del duplice effetto; principio in base al quale si può tollerare un male temuto, a patto di non volerlo, di non avere alternative, di non usare questo male come mezzo per raggiungere il fine buono. Poteva provare a curarsi, accettando il rischio della morte del figlio: non si sarebbe trattato di un aborto volontario diretto. Ma Jenni ha voluto che la sua condotta fosse pienamente aderente a quello che Gesù insegna: non c’è amore più grande che dare la propria vita per i propri amici.

Del resto, la vera cultura pro-life è questa: da un lato, riconosce la sacralità di ogni essere umano innocente; dall’altro, sa che la vita è sacrificabile in un unico caso. E cioè, quando per amore e liberamente qualcuno offre sé stesso per la salvezza di chi ama. È questa, a pensarci bene, la più perfetta imitazione di Cristo.

Mario Palmaro, © La Bussola quotidiana

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Niente ci è estraneo

Pubblicato da alagna su 24 dicembre 2011

La bellezza è sempre stato affare da Greci. Un canone perfetto in cui la proporzione e l’armonia delle parti, il peso e il contrappe­so sono perfettamente bilanciati, l’occhio ri­posa perché trova l’ordine per cui è stato fat­to. Ecco, questa bellezza non c’entra con un bambino. Lui è come tutti gli altri bambini: ar­monia e proporzione chissà, forse verranno. Per ora è solo piccolo, ha pochi capelli, fa la cacca, rigurgita e piange.

La bellezza non è af­fare da gente nata nei paesini della Palestina. La bellezza è affare di scultori capaci di tra­sformare persino il vento in pietra, di pittori che sanno i colori di ciò che non si vede. La bel­lezza è artificio e perfezione. Non ha odore. Non è certo affare da falegnami e casalinghe, la bellezza. Non ha niente a che vedere con la vita quotidiana, la bellezza. Con i pannolini, le pappe, i pianti, le veglie e qualche sorriso non si sa ancora bene lanciato a chi.
La bellezza è affare degli dei: loro sì che man­giano nettare e ambrosia, non si feriscono mai, fanno quello che vogliono. Sono bellissimi e fortissimi. Hanno braccia bianche, le dee, e riccioli belli. Scuotono i cieli, gli dei, e li attra­versano in un soffio. Altro che carne pesante. Non è certo affare di bambini la bellezza. Gli dei non sono mai stati bambini deboli e tan­to normali da sembrare bambini qualsiasi di una coppia di poveracci, con lei incinta non si sa bene di chi. La bellezza è affare da eroi, da kaloikaiagathoi , tanto belli quanto perfet­ti: gente invincibile, non fosse per il tallone, ca­pace di ogni fatica, dal piè veloce e dalle men­te poliedrica. Sono nati maturi questi, non so­no mai stati bambini, quasi se ne vergogna­no. E se sono stati bambini erano dei prodigi che appena nati già stritolavano serpenti.

La bellezza non riguarda i bambini ignoti di una periferia riottosa e cavillosa dell’Impero. Non riguarda bambini che devono imparare a gattonare, camminare, leggere e usare le buone maniere. Forse li sfiora la bellezza, per­ché ogni bambino è a suo modo bello, so­prattutto quando sorride o stringe la mano at­torno a un dito, ma quella non è una bellezza imperitura. Quella è la vita quotidiana e non c’entra molto con la bellezza. La bellezza è affare straordinario, non c’entra niente con la noia quotidiana di una famiglia qualsiasi, dopo una settimana dalla nascita del pupo. Finiti i festeggiamenti cominciano le occhiaie. No, non c’è bellezza nella vita quo­tidiana, lì tutto è uguale, monotono. Ogni tan­to, sì, balugina uno squarcio di bellezza ma, come sempre è stato e sarà, è strappata al ca­so, passeggera e per questo impregnata della malinconia di ciò che non è stabile, che non è mai tutto qui, adesso, per me. Nella vita quotidiana tutto invece finisce col rovinarsi, col rompersi, col non durare in­somma. Per questo ci vuole quella bellezza da Greci, sinonimo di un per sempre perfetto e luminoso.

Solo l’amore è un po’ così. Se non ci fosse quel­lo non mi alzerei la mattina. L’amore per un libro, un paesaggio, un amico, una donna, u­na madre. È l’unica cosa quotidiana che non finisca con l’annoiarmi. Ma anche quello spes­so si rompe e ‘che fatica rimetterlo a posto!’. Quando la trovo, quella bellezza, mi ci ag­grappo come la cozza allo scoglio e la piovra alla sua preda, perché non scappi troppo pre­sto, per lasciare solo un ricordo dolce-amaro. Ma quel Bambino? È l’amore in persona? L’a­more fatto persona? L’amore fatto limite e quo­tidianità? Non può essere. Se fosse vero, un’al­tra bellezza sarebbe entrata nel mondo, nel silenzio, quasi senz’arte. Tutto diverrebbe im­provvisamente bello: i pannolini, le pappe, le veglie, i sorrisi e le lacrime. Tutto diverrebbe improvvisamente divino, perché non c’è nien­te di umano che quel bambino non debba fa­re: è un uomo e non c’è niente di umano che gli sia estraneo.

Questa è la notizia. Se è così, c’è per me una bellezza che non si rovina, che non si rompe, che non c’entra con il nettare e l’ambrosia, con la proporzione e l’armonia, ma c’entra con la vita quotidiana, con il sudore, i capelli, la pelle, le mani screpolate, la fatica, lo sco­raggiamento, la tristezza, la paura, il falli­mento, il sangue, il freddo e il sonno. Una bel­lezza senza perfezione. Una bellezza che c’en­tra con tutto, perché tutto ha attraversato. U­na bellezza fecondata da limiti e sproporzio­ni, per partorire ciò che non passa. Io questa bellezza cerco. Questa bellezza nasce per me. In una stalla.

Alessandro D’Avenia

da L’Avvenire del 23 Dicembre 2011

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Pubblicato da ikzus su 8 novembre 2011

La trasformazione di una donna libera in una ladra di preservativi

 di Annalena Benini

Come può una donna forte, appassionata, libera, colta, realizzata, trasformarsi di notte in una ladra? Non di gioielli, non di banconote, ma di contenuto di preservativi usati. Succede, è successo, e Liz Jones, stella del giornalismo britannico, ex direttrice di Marie Claire, ora cinquantenne senza figli, l’ha confessato fin nei dettagli sul Daily Mail, con un articolo pieno di dolore e di rabbia: è la corsa segreta alla maternità, quando non si ha più vent’anni né trenta, quando non si credeva che all’improvviso sarebbe esplosa una bomba nel cervello.

“Volevo una carriera, la libertà, una casa carina e restare magra. Come femminista, guardavo dall’alto in basso le mamme”. Fino al giorno in cui niente diventa più importante che restare incinta, con o senza le stelline negli occhi del fidanzato, marito, amante, tizio che dorme lì accanto e che deve per forza servire almeno a quello (nel caso specifico, il tizio si era piazzato a casa di Liz Jones, scrive lei, più per potere andare al lavoro a piedi che per grande amore, ed era parecchio sospettoso sul fatto che lei prendesse davvero la pillola. “Non mi fido di te”, le aveva detto, bofonchiando qualcosa sulle donne che dichiarano di volere una carriera ma sotto sotto vogliono una famiglia. Il tizio era pigro ma non scemo). Quando l’idea degli ovuli che si perdono per strada diventa un’ossessione, si può fare qualunque cosa, scrive Liz Jones.

“Poiché lui non voleva darmi quel che volevo, decisi di prendermelo. Pensai che potevo rubargli lo sperma durante la notte. Pensai anche che era un mio diritto, dato dal fatto che lui viveva con me e che gli compravo molti pasti pronti”. Così una notte, dopo l’amore (o il sesso, o la preparazione della rapina), lei prese il preservativo usato e si chiuse in bagno. “Feci quello che dovevo fare”. Liz Jones però non rimase incinta, lasciò in fretta quell’essere inutilizzabile e si sposò con un altro, che però aveva quattordici anni meno di lei e nessuna intenzione di fare un figlio. “Ma io non ascoltavo. Tutto quel che sentivo era il mio orologio biologico che ticchettava”.

I suoi tentativi di fare la ladra di sperma si infransero di nuovo contro la realtà. Nessuna gravidanza, molto dolore, troppi inganni (“Nessuno dei miei uomini ha mai saputo nulla dei miei sotterfugi. Immagino che adesso, leggendo, si infurieranno”). Molte amiche di Liz invece sono riuscite a rimanere incinte con dolo (prendo la pillola, sono sterile, il mio personaggio storico preferito è Erode, colleziono preservativi usati). Così adesso, la morale non troppo allegra di questa piccola storia la spiega Liz Jones stessa agli uomini: se una donna fra i trenta e i quaranta scompare immediatamente dopo il sesso, mettete in moto il cervello.

5 novembre 2011 – ©  FOGLIO QUOTIDIANO


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Pubblicato da ikzus su 8 novembre 2011

MARTÍN CAPARRÓS

Contro gli ecologisti

12 ottobre 2011

L’ecologia presuppone un mondo statico. Dopo tanti anni in cui avevamo pensato che la cosa buona fossero i cambiamenti, dev’essere molto tranquillizzante.

A volte sono écololo, un ecologista chic. Mi dispiace, ma è la verità: ho una certa età, mi è venuta voglia di fare il conservatore. A volte voglio che le strade che frequentavo da bambino rimangano com’erano, e mi metto a borbottare se qualcuno me le cambia. Voglio che quest’uva abbia lo stesso sapore di quella dei miei ricordi, che le parole che usavo un tempo rimangano in voga, che la mia pelle sia immacolata come quella di un neonato

A volte mi piacerebbe anche che non esistessero i cellulari o i computer, perché prima i cellulari e i computer non esistevano. Come tanti altri (com’è scontato e volgare) immagino che i buoni vecchi tempi siano migliori dei cattivi nuovi tempi, che è meglio un male noto di uno ignoto, che l’uovo di oggi non ti becca come farebbe una gallina domani. Anche se non vorrei, su certe cose sono un conservatore.

Ogni tanto me ne vergogno. Mi dico che sono stupidi discorsi da vecchio, cerco di fare finta di niente e soprattutto non li travesto da ideologia. Non vado in giro dicendo che le strade asfaltate sono un attentato contro la nostra cultura, che i segnali di fumo sono il miglior mezzo di comunicazione o che gli aborigeni devono rimanere come sono: sono un écololo ma solo fino a un certo punto. Lo sono, se lo sono, contro la mia volontà.

E questa è già una parziale redenzione: non totale, giusto quanto basta per dormire alcune notti. Invece il mondo oggi è pieno di écololo che sono orgogliosi di esserlo. Gli écololo (non tutti gli ecologisti sono écololo, ma tutti gli écololo sono ecologisti) fanno quello che fanno tutte le persone dopo una certa età ma se ne vantano, ne parlano in giro, fanno una dottrina, un ornamento di quella che dovrebbe essere la loro anima. Gli écololo si sentono felici, sono felici, vivono felici perché hanno trovato il modo più presentabile, più modaiolo, più acclamato di essere conservatori: signore e signori, ecco a voi sua maestà l’ecologia.

L’ecologia è la veste più prestigiosa del conservatorismo. Il modo più attuale, attivo, giovanile, politicamente corretto e potente di essere conservatori. Il conservatorismo cool, il conservatorismo progressista, il conservatorismo con un tocco moderno.

L’ecologia è il prodotto esemplare di un’epoca, la nostra, che non sa cosa pensare di quello che l’aspetta, che ha perso le sue idee sul futuro, e allora invece di desiderarlo ne ha un’orrenda paura. Ecco perché gli écololo vorrebbero riportare il mondo a un’età dell’oro. Sapendo che anche questo è impossibile, cercano almeno di fare in modo che niente più cambi. Il loro sguardo è pieno di nostalgia del presente visto come passato e di paura per il carattere eternamente sfuggente e scivoloso del tempo. Odiano il tempo perché non sanno come pensarlo.

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Pubblicato da ikzus su 13 ottobre 2011

Libertà di religione? Per 5 miliardi di uomini è un sogno proibito

Lo dimostra il Pew Forum con la più grande indagine mai compiuta sul tema.
Alle restrizioni dei governi si sommano le ostilità sociali.
Anche i paesi più liberi non ne sono immuni. In Israele, incidenti tra ebrei ultraortodossi e cristiani

di Sandro Magister

ROMA, 8 gennaio 2010 – Il diagramma riprodotto qui sopra classifica le cinquanta più popolose nazioni del mondo sulla base delle rispettive restrizioni alla libertà religiosa: sia le restrizioni imposte dai governi, in misura crescente da sinistra verso destra, sia quelle prodotte da violenze di persone o di gruppi, in crescendo dal basso verso l’alto.

Le violazioni della libertà religiosa saranno un tema rilevante del discorso che papa Benedetto XVI terrà l’11 gennaio – come ogni inizio d’anno – al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Il tema non è nuovo. Eppure mai prima d’ora era stato analizzato con la precisione scientifica messa in campo dal Pew Forum on Religion & Public Life di Washington, nell’indagine da cui è tratto il diagramma.

L’indagine riguarda 198 paesi, tra i quali manca la Corea del Nord per l’invincibile scarsità di dati, e copre i due anni che vanno dalla metà del 2006 alla metà del 2008.

La sintesi dell’indagine e le 72 pagine del rapporto finale possono essere scaricate gratuitamente dal sito del Pew Forum:

> Global Restrictions on Religion, December 2009

Nel diagramma la grandezza dei cerchi è commisurata alla popolazione di ciascun paese. Come si vede, tra i paesi con più restrizioni alla libertà religiosa hanno un peso schiacciante l’India e la Cina, ciascuna con una popolazione ben sopra il miliardo. Col corredo di altri paesi illiberali anch’essi densamente popolati, va a finire che il 70 per cento dei 6,8 miliardi della popolazione del globo vivono in nazioni con alti o altissimi limiti alla libertà di religione.

Viceversa, sono appena il 15 per cento della popolazione mondiale coloro che vivono in paesi ove le religioni sono accettabilmente libere.

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Pubblicato da ikzus su 12 ottobre 2011

Salviamo i cristiani Copti d’Egitto!

NO al nuovo nazismo

Chi sono i Copti ? sono egiziani , discriminati nella propria patria a causa del loro credo, soggetti a continue VIOLENZE!

Per questo vogliamo essere portavoce di coloro che non hanno voce!

Sabato  15  Ottobre , dalle ore 14:00 all’ 18:00

partirà un corteo da Via San Donato, proseguirà in piazza Statuto , Via Cernaia , Via Pietro Micca per concludere in Piazza Castello  Torino

DIRE LA VERITA’ NON SIGNIFICA AVERE CORAGGIO…

MA E’ UN NOSTRO DOVERE MORALE..

Speriamo di vedervi numerosi per sostenere con noi la causa..la questione non è più solo religiosa ora STIAMO PARLANDO DI DIRITTI INVIOLABILI  DELLA PERSONA!

Vi preghiamo di diffondere questa email.
Comunità Copta.
Azer Sherif

In Egitto le chiese bruciano, in Afghanistan sono già scomparse

L’EGITTO E IL SEGUITO DELLA PRIMAVERA – Il nuovo volto di piazza Tahrir

Salvate i cristiani in Egitto 

 Per l’ennesima volta il popolo cristiano d’Egitto viene perseguitato dal governo e dall’estremismo islamico.
La situazione per i copti oggi è molto grave in quanto vengono uccisi, umiliati e le loro chiese vengono sistematicamente distrutte, nonostante essi siano un popolo pacifico e la loro cultura sia basata sull’amore.
Ieri 9 ottobre 2011 alle ore 17,00, durante la manifestazione pacifica dei copti, con la quale richiedevano i propri diritti, in piazza Maspiro (Cairo), alcuni carri armati dell’esercito hanno attaccato i manifestanti, giovani, anziani, donne e bambini, senza nessuna pietà, causando 25 morti, più di 322 feriti e hanno arrestato decine di manifestanti innocenti, promettendo di punirli con la massima pena.
Come se non bastasse l’esercito e i salafiti hanno accusato i manifestanti di possedere armi sebbene l’unica cosa che tenessero in mano erano i crocifissi.

Ma il vero scandalo è nato dalle Tv locali che hanno dichiarato il falso contro i cristiani.
Sì! Forse di qualcosa erano armati: della loro fede e delle croci che stringevano con fierezza tra le loro mani, perché come è risaputo in tutti questi secoli il popolo cristiano non ha mai reagito con la violenza a differenza degli estremisti islamici e del governo e questo è solo l’ultimo di una lunga serie di atti discriminatori e violenti nei confronti di questo popolo. Il sistema islamico nel mondo arabo, e in Egitto in particolare, è abituato alle menzogne e all’inganno per il raggiungimento dei loro sporchi scopi.

Chiediamo alla società civile internazionale di salvare i cristiani nel Medio Oriente e in particolare in Egitto in quanto la loro sconfitta sarebbe critica per la politica di tutto il Medio Oriente.
Come ha ripetuto più volte la Dott. Silvana De Mari “l’Egitto è l’ago della bilancia di tutto il Medio Oriente.”
Ma lo tsunami del terrorismo islamico senza le necessarie precauzioni travolgerà anche l’Europa trasformandola in una repubblica islamica.

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A flash in the night

Pubblicato da ikzus su 12 ottobre 2011

Quanto vale un palestinese? 0,001 israeliani. Un millesimo.

Se lo dicesse Israele, sarebbe razzismo; ma lo dicono i terroristi di Hamas, e allora …

12-10-11

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Riporto pari pari da CambiDiStagione:

Troppo impegnati a raccontarci che le isole dell’oceano Pacifico scompariranno per l’innalazamento dei mari, giornali e agenzie si sono dimenticati di dirci che in realtà quel livello non sta salendo, ma scendendo (comunque tranquilli, anche qui la colpa è dei cambiamenti climatici).

25-9-11

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Trovato in Sudafrica l’anello mancante tra l’uomo e la scimmia !

Sto proprio diventando un nostalgico: mi fa sempre più piacere tornare a risentire che, per l’ennesima volta, è stato finalmente (ri)trovato il famigerato anello (sempre) mancante !!!

9-9-11

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Si è consegnato il sinistro che ha scagliato un casco in faccia ad un quindicenne, durante la guerriglia di Roma della settimana scorsa. Bene: non c’è modo migliore per andare in TV da Santoro, farsi intervistare da Repubblica, e iniziare un’ottima carriera politica.

21-12-10

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Ho due notizie per i miei affezionati lettori: una buona e una cattiva.

La cattiva notizia è che il vertice ONU sul clima che si apre oggi a Cancun è l’ultima occasione per salvare il pianeta, e sicuramente fallirà.

Quella buona è che anche l’anno scorso il vertice di Copenaghen sul clima era l’ultima speranza di salvare il pianeta, ed è fallito; il prossimo anno ci sarà un altro vertice, in Sudafrica, l’anno dopo un altro ancora, e così via; c’è sempre una nuova ultima possibilità di salvare il pianeta!

29-11-10

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Pubblicato da ikzus su 25 settembre 2011

Viaggio del Papa in Germania:

rievangelizzare partendo da Dio non dall’uomo.

Il viaggio del Papa in Germania si presterà a molte considerazioni, data l’alta taratura dei suoi discorsi – ne abbiamo avuto un assaggio nel grande discorso al Bundestag di giovedì – e data l’alta posta in gioco in questa difficile visita, ma sullo sfondo credo che l’aspetto principale di  questo viaggio sarà la registrazione che il cattolicesimo nell’area renana e danubiana non c’è (quasi) più e che bisogna rievangelizzare quelle terre partendo non dall’uomo ma da Dio.

Facciamo un passo indietro. Al Consiglio Vaticano II l’ala progressista era proprio rappresentata dai cardinali austriaci, tedeschi, belgi, olandesi. Il cardinale di Vienna König, quello di Monaco Döpfner, quello di Colonia Frings, il belga Suenens, l’olandese Alfrink. Non che il Concilio – anche se esaminato dal  solo punto di vista storico – si riduca alla loro azione. Il Concilio fu di più e altro dalle loro posizioni. Tuttavia il dato è certo: nella parte d’Europa che il Papa sta visitando in questi giorni era nato e si era sviluppato il progressismo teologico e pastorale cattolico che, anche sotto la guida di teologi – spesso più influenti degli stessi vescovi – come Rahner, Schillebeckx, Küng, intendeva secolarizzare la fede cattolica facendola passare attraverso la “svolta antropologica”, che è altra cosa da “l’uomo via della Chiesa” di Giovanni Paolo II, principio valido perché prima di tutto “Cristo è la via della Chiesa”.

Ora, che ne è della fede cattolica nelle terre del progressismo conciliare e postconciliare? Nel Belgio del Cardinale Suenens, nell’Olanda del Cardinale Alfrink il cattolicesimo non esiste (quasi) più. Nell’Austria del Cardinale König, proprio pochi giorni fa, ben 300 preti hanno firmato una petizione per la disobbedienza al Papa, chiedendo le solite riforme: matrimonio per i preti, ordinazione delle donne, comunione ai divorziati risposati. 300 preti su 1000 significano uno scisma di fatto. Qualche mese prima avevano fatto lo stesso più di 200 professori di teologia di Svizzera, Germania e Austria.  Nella Baviera del Cardinale Döpfner va a messa il 12 per cento della popolazione, ed è la Baviera! Giovanni Paolo II aveva chiesto a Kiko Arguello e al Movimento dei Neocatecumenali di mandare famiglie missionarie nella Germania del Nord, per riannunciare Cristo a una popolazione che non ne ha mai sentito parlare. Molte famiglie sono partite ed hanno trovato la desolazione. Benedetto XVI ha creato il nuovo Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione dell’Occidente – pare su una vecchia proposta di don Giussani – pensando con ogni probabilità proprio a queste terre.

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Pubblicato da ikzus su 23 settembre 2011

Libertà religiosa. Il barometro punta al peggio

Un’indagine mondiale del Pew Forum registra l’aumento di restrizioni e violenze. Il primato negativo a Egitto, Pakistan e India.
Tra i paesi musulmani l’unico in controtendenza è la Turchia. I più maltrattati: i cristiani

di Sandro Magister

ROMA, 31 agosto 2011 – L’indagine del Pew Forum ha preceduto le rivolte che sconvolgono il Nordafrica e il Medio Oriente. Ma non promette nulla di buono sui loro sviluppi futuri.

Già prima dello scoppio delle rivolte, infatti, gli indicatori segnavano quasi ovunque un peggioramento.

L’indagine ha riguardato le restrizioni alla libertà religiosa in 198 paesi del mondo: sia le restrizioni imposte dai governi, sia quelle prodotte da violenze di persone e di gruppi.

Rispetto a un’analoga indagine del Pew Forum di tre anni prima, il confronto segna un diffuso aumento di tali restrizioni.

E il paese che più di tutti è cambiato in peggio è proprio uno di quelli della cosiddetta “primavera araba”: l’Egitto.

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Pubblicato da ikzus su 9 settembre 2011

La situazione è semplice e disperata

di FRANCESCO GUERRERA

Cernobbio è blindata. Dai poliziotti sommozzatori nel lago di Como agli agenti del Mossad con giacche che a malapena celano i muscoli, ai ragazzotti italiani con auricolari troppo visibili, i magnifici giardini di Villa d’Este formicolano di guardie del corpo dei tantissimi vip. Ma i veri pericoli sono dentro la villa, nei saloni sontuosi dove capi di Stato ed economisti discutono dell’epidemia di crisi che si sta diffondendo attraverso il globo. Contro problemi come questi, poco possono i muscoli del Mossad. Il tono lugubre al simposio annuale organizzato dall’Ambrosetti House l’hanno dato, come spesso in questi ultimi mesi, gli Stati Uniti.

Venerdì, mentre economisti di lusso come Nouriel Roubini, il guru della crisi finanziaria del 2008, Martin Feldstein di Harvard ed il nostro Mario Monti si interrogavano sulle sorti del mondo, è arrivata la notizia bomba dagli Usa: in agosto il mercato del lavoro americano non ha creato nessun posto di lavoro.

Nemmeno uno o due posticini, zero.

A questo punto, parafrasando la frase dei prestigiatori di un tempo, la contrazione economica c’è anche se non si vede nelle rilevazioni ufficiali della Federal Reserve.

Dopo quel dato straordinario – la prima volta in quasi un anno che l’occupazione americana è a crescita-zero – gli economisti sono corsi a riscrivere le loro previsioni con inchiostro rosso. Roubini, che era già pessimista prima, ha detto che le probabilità di un «doppio tuffo» nella recessione nei prossimi mesi sono ormai più del 60%, prima di ammonire un po’ tutti che la sperequazione dei redditi statunitensi potrebbe portare a disordini sociali.

Ma non c’è stato tempo di soffermarsi sui problemi d’oltre-Atlantico. Sulle terrazze di Villa d’Este, nelle pause tra le sessioni, si è parlato più dell’Europa ammalata che della vista mozza-fiato che probabilmente ispirò Manzoni: colline verdeggianti che si tuffano in un ramo del lago di Como.

Le onde lambiscono i muri della villa ma i vip di Cernobbio l’acqua se la sentono alla gola e sanno bene di chi è la colpa: una classe politica che sta facendo finta di niente mentre il Titanic dell’euro affonda.

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Pubblicato da ikzus su 9 settembre 2011

Sprecata l’ultima munizione

di LUCA RICOLFI

Di cose da dire sulla manovra ce ne sarebbero tantissime. Ad esempio che nessuno ci ripagherà mai dell’enorme costo, innanzitutto economico, che graverà sulle famiglie italiane per l’incredibile leggerezza dei nostri governanti: il fatto di avere rimandato così a lungo le decisioni, il fatto di avere montato e smontato la manovra per troppe volte, il fatto di avere tagliato così poco la spesa pubblica e incrementato così tanto le tasse, tutti questi fatti costeranno molti miliardi di euro, e saremo noi cittadini – non certo i politici – a pagare il conto.

Per non parlare dello spettacolo di poca serietà dato nella selezione dei provvedimenti da salvare o da far cadere: i provvedimenti di limitazione dei privilegi della politica – abolizione delle Province, dimezzamento dei parlamentari – sono ormai derubricati a promesse per il futuro (e sa il Cielo quanta credibilità abbiano le promesse dei nostri politici!), mentre molti dei provvedimenti cancellati lo sono stati non perché iniqui o inefficaci, ma per la rivolta delle lobby (esercizi commerciali, farmacie, avvocati) o, incredibilmente, perché a un certo punto ci si è accorti che una determinata misura toccava troppi elettori. È il caso della cancellazione degli anni di università riscattati, che è diventata iniqua solo quando ci si accorti che colpiva molti cittadini, ma è anche il caso del cosiddetto contributo di solidarietà, che era iniquo finché colpiva i «ricchi onesti», ma è improvvisamente diventato equo quando, alzando la soglia a 300 mila euro, si è deciso di punire solo i «ricchissimi onesti».

Ma lasciamo perdere le singole misure, e concentriamoci sull’impianto, sul nucleo fondamentale della manovra. Che cos’è che funziona e che cos’è che non funziona nell’ultimo aggiustamento? Quel che funziona è che, grazie alle ultime misure – ma in realtà essenzialmente grazie al gettito di un unico provvedimento, quello dell’aumento dell’Iva – si rafforzano le garanzie che il deficit si azzeri nel 2013, un risultato che fino all’altro ieri appariva assai aleatorio, per non dire del tutto improbabile. Speriamo che i mercati apprezzino questo aspetto della manovra, e che gli interessi che il Tesoro deve pagare sui nostri titoli pubblici comincino a scendere naturaliter, ossia senza il misericordioso intervento della Banca Centrale Europea. Altrimenti il complesso delle manovre, manovre-bis, manovre-ter e neo-manovre messe in campo negli ultimi mesi non potrebbe che apparirci come un’immane fatica di Sisifo inflitta al Paese. Detto questo, però, c’è la parte che non funziona della manovra. E questa parte, temo, peserà molto sul nostro futuro.

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Pubblicato da alenu su 7 settembre 2011

Ora Pisapia insegna ai bambini la famiglia gay

Milano Due grossi pinguini maschi in frac e bombetta giocano a palla con due baby pinguini. «Pure voi siete una famiglia?» chiede Piccolo Uovo, il protagonista della favola politically correct disegnata da Al­tan, e presentata ieri alla festa milanese del Pd come lettura per i bimbi dell’asilo. «Sì! – risposero i due papà insieme ai loro piccoli». È una delle avventure tra le cop­pie gay di Piccolo Uovo, il fumetto che vuo­le «raccontare tutte le tipologie di fami­glie, non solo quelle etero».

L’idea proposta durante la festa del Pd è di adottare la favoletta come libro di lettu­ra negli asili milanesi. [....]Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, spiega: «Gli asili non sono mia compe­tenza. Ma ho letto il libro a mio figlio e da padre lo consiglio agli altri padri. Mi piace­rebbe anche che i bambini potessero di­scuterne tra di loro». [....]
Nei giorni scorsi è stato il sindaco di Mi­lano, Giuliano Pisapia, parlando dalla fe­sta del Pd, a sostenere di aver «rispetto» per le posizioni della Chiesa e per la fami­glia, così come indicata dalla Costituzione italiana, ma che lui è di tutt’altro avviso: «La Costituzione afferma che la famiglia è fondata sul matrimonio. Io la penso diver­samente ». Pisapia ha poi aggiunto di voler spiegare questi concetti a Benedetto XVI. L’obiettivo di oggi è ancora più ambizio­so: trasmettere tali idee sulla famiglia ai bambini dell’asilo, così da «far percepire loro come naturali i cambiamenti che stan­no trasformando la nostra società». [....]

Pisapia lavora al registro per le coppie di fatto Finanziamenti e case popolari alle famiglie gay

Dopo aver bocciato le agevolazioni Irpef proposte dall’opposizione per quanti hanno figli, anziani e disabili a carico, la Giunta lavora per istituire il registro. A settembre l’incontro con la comunità gay.

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Pubblicato da ikzus su 29 agosto 2011

I mercati non sono stupidi

di LUCA RICOLFI

Inostri politici pensano che i mercati siano stupidi? E che i cittadini siano completamente rassegnati a subire qualsiasi vessazione?

Direi proprio di sì. Nelle scorse settimane, scrivendo su questo giornale, ho avuto parole piuttosto dure sulle due manovre messe a punto dal ministro Giulio Tremonti, quella di luglio e la manovrabis di agosto.

Come la maggior parte degli studiosi, le ritenevo inique, insufficienti, sbilanciate dal lato delle entrate, moderatamente recessive, carenti di misure strutturali, del tutto disattente alle esigenze della crescita.

E purtroppo la mia previsione che i mercati non si sarebbero lasciati ingannare si è rivelata fondata: né la prima manovra, né quella aggiuntiva, sembrano aver convinto gli investitori della serietà delle intenzioni dell’Italia.

Ora, tuttavia, mettendo in fila le proposte alternative dei critici della manovra, proposte che vengono sia dalle opposizioni sia dall’interno della maggioranza (in particolare dalla Lega), non posso che riconoscere: uditi i critici, era meno peggio il menu confezionato da Tremonti.

Le contro-proposte, o contro-manovre, sono infatti largamente peggiorative. Quanto a quella del Partito democratico, è difficile non condividere il severo giudizio espresso nei giorni scorsi da Tito Boeri, sulle colonne di «Repubblica»: le misure proposte dal Pd sono ancora meno incisive di quelle di Tremonti, e inoltre hanno il grave difetto di spostare il baricentro della manovra ancor più dal lato delle entrate.

Quanto alle contro-proposte del soggetto politico più agguerrito, la Lega, la loro logica è fin troppo chiara. Qui i capisaldi sono tre.

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Ritiro famiglie estate 2011

Pubblicato da ikzus su 27 agosto 2011

Anche quest’anno abbiamo partecipato al ritiro famiglie che i Missionari della Consolata tengono alla Certosa di Chiusa Pesio. Se qualcuno gradisce, qui (http://IKZUS.4shared.com  directory “CertosaPesio”, subdirectory “Ritiro famiglie agosto 2010″) ci sono le registrazioni in MP3 delle lectio: potete scaricarle, metterle sui vostri lettori, ascoltarle dal PC, registrarle su audio cassette, masterizzarle su CD, distribuirle agli amici, utilizzarle per incontri/ritiri/esericizi, ecc. ecc.

 Sempre allo stesso indirizzo trovate le catechesi che P. Francesco Peyron tiene mensilmente su Radio Maria – in pratica, il cammino proposto durante l’anno a chi partecipa ai ritiri mensili.

Vi ricordo anche le bellissime catechesi di Mons. Renzo Bonetti, sempre sulla famiglia.

In più, Nicola Vinassa ci offre alcune foto, sempre disponibili all’indirizzo riportato sopra.

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Vado a Lourdes …

Pubblicato da ikzus su 26 agosto 2011

Nei prossimi giorni sarò a Lourdes, in pellegrinaggio con gli ammalati. Ho imparato che tutti quanti (anche chi non pare) ci portiamo addosso un pò di croce; se qualcuno vuole offrire la propria all’Immacolata, o chiedere grazie per sé o per persone care, io faccio volentieri da … postino: lasciate un commento, oppure scrivetemi all’indirizzo alezeia@email.it

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Meno libri per tutti!

Pubblicato da ikzus su 26 agosto 2011

La sapete l’ultima? Visto che la crisi non accenna a passare, ma anzi si aggrava di giorno in giorno, i nostri legislatori hanno fatto una pensata eccezionale: impedire ai grandi siti di e-commerce di scontare i libri. Nel più classico stile corporativo, il Parlamento ha votato quasi all’unanimità una legge che vieta sconti superiori al 15%, pur di ‘coprire’ qualche piccola libreria, destinata in ogni caso a sparire: ciò che conta sono gli interessi dei commercianti, non quelli dei consumatori. La conseguenza immediata? facile: siccome ognuno di noi ha un certo budget per le spese non indispensabili (molti ce l’hanno anche per quelle essenziali), prezzi meno convenienti si traducono semplicemente in meno acquisti.

In altre parole, meno libri per tutti. In più, ci prendono anche per il culo: “Tale disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione.” (Art. 1, c. 2, Legge n. 128/11 del 27 luglio 2011, GU n. 181 del 5 agosto 2011). Del resto, anche la legge che legalizzò l’aborto pretendeva di favorire la “tutela della maternità”: pare che chi fa delle schifezze, in fondo almeno un pò si vergogni.

Comunque, tant’è: dal 1 settembre i libri costeranno di più. Come diceva uno famoso: che fare?

Due cose, direi: andare subito a fare incetta di libri scontati su Amazon e InternetBookShop (o magari anche altri siti online), che hanno lanciato superpromozioni apposta; e poi, come ha detto un mio amico, giurare sulla testa dei politici, che non andremo più a comprare un solo libro nelle piccole librerie, così la prossima volta … andrà come adesso, lo so, ma almeno uno ci prova.

La legge approvata dal Senato

la notizia sul Mattino (ma gli altri giornali ne hanno parlato?)

un commento azzeccato

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Pubblicato da ikzus su 25 agosto 2011

SABATO 3 SETTEMBRE 2011 ALLE 20,30 – APPUNTAMENTO SPECIALE DELL’UNIVERSITÀ DEL DIALOGO 

La famiglia: dai problemi le opportunità

Cari amici,

sabato 3 settembre è in programma un incontro speciale dell’Università del Dialogo dal tema: “La famiglia: dai problemi le opportunità” con Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, relatore della serata che si confronterà con i presenti sul tema, presenti che in questa occasione speciale dell’Università del Dialogo comprenderanno le famiglie da tutta Italia che dal 1 al 4 settembre parteciperanno alla settimana di formazione promossa dall’Arsenale della Pace di Torino.
L’iniziativa rientra nella proposta permanente del Sermig, che durante l’estate ha già accolto migliaia di giovani, arrivati all’Arsenale per settimane di riflessione e di servizio. Lo stesso stile che vivranno le famiglie.

L’incontro si svolgerà dalle ore 20,30 alle 22 
e sarà trasmesso in diretta streaming sul sitowww.giovanipace.org in modo che anche gli amici lontani possano partecipare insieme a noi a queste occasioni di formazione e crescita.

L’Università del Dialogo è uno spazio di confronto promosso dal Sermig, per guardare in faccia i problemi del nostro tempo e cercare di percorrere strade di speranza. Inaugurata in Vaticano il 31 gennaio del 2004 da papa Giovanni Paolo II, negli ultimi anni ha accolto testimoni di ogni orientamento, della cultura e dei media, dell’economia e della politica, della solidarietà e dell’arte.

La sessione 2011-2012 entrerà nel vivo ad ottobre, con appuntamenti a cadenza mensile sul tema “E’ possibile. Giovani e adulti riparatori di brecce”. 

Per info:
Segreteria Sermig   011-4368566
sermig@sermig.org   www.unidialogo.sermig.org

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Pubblicato da ikzus su 21 agosto 2011

LA DEBOLEZZA DELLE LEADERSHIP

Governanti del nulla

N onostante gli sforzi di Merkel e Sarkozy per apparire due veri statisti, o l’impegno di Obama per apparire un presidente capace di tenere tutto sotto controllo, le opinioni pubbliche occidentali si rendono sempre più conto che in realtà, oggi, nessuno dei propri governanti tiene sotto controllo un bel nulla. E tanto meno riesce a immaginare una qualche via d’uscita da una crisi che ormai sembra avviarsi ad essere di sistema. Proprio nel momento peggiore della sua storia postbellica l’Occidente, insomma, scopre di essere nelle mani di leader privi di temperamento, di coraggio e soprattutto di visione.

Non è un caso. Il deterioramento qualitativo delle classi politiche, infatti, è innanzi tutto un prodotto inevitabile di quella «democrazia della spesa» vigente da tempo nei nostri Paesi, in forza della quale governare significa in pratica solo spendere, e poi ancora spendere, per cercare di soddisfare quanti più elettori possibile (e quindi tassare e indebitarsi: con relative catastrofi finanziarie). Quando le cose stanno così, per governare basta disporre di risorse adeguate, non importa reperite come, o prometterne. L’esercizio del potere si spoglia di qualunque necessità di conoscere, di capire, di progettare, e soprattutto di scegliere e di decidere. Non solo, ma il denaro diviene a tal punto intrinseco alla politica che esso finisce per apparirne il vero e ultimo scopo: a chi l’elargisce come a chi lo chiede o lo riceve. Con la conseguenza, tra l’altro, che dove il denaro è tutto, inevitabilmente la corruzione s’infila dappertutto. La «democrazia della spesa», insomma, è un meccanismo che, oltre a svilire progressivamente la sostanza e l’immagine della politica, contribuisce a selezionare le classi politiche al contrario, non premiando mai i migliori (per esempio quelli che pensano all’interesse generale).

Lo stesso effetto lo ha la personalizzazione mediatica, specie televisiva, ormai centrale per ogni carriera politica in tutta l’area euro-americana. Da che mondo è mondo, la personalità in politica ha sempre contato moltissimo. Giustamente. Ma quando la valutazione di essa è fatta in gran parte attraverso le apparizioni televisive (in Italia per giunta della durata media di 45-90 secondi), allora è ovvio che a contare siano specialmente l’aspetto, la «simpatia», lo scilinguagnolo, l’abilità nello scansare gli argomenti scomodi. Caratteristiche che però, come si capisce, non sono proprio quelle più significative se si vogliono selezionare dei leader capaci di guidare un Paese nei momenti difficili.

Ad aggravare gli effetti di questa personalizzazione mediatica dei capi si aggiunge paradossalmente, quasi a fare da contrappeso apparente, la progressiva spersonalizzazione, invece, delle loro decisioni: specie di quelle davvero cruciali. Cioè la virtuale deresponsabilizzazione degli stessi capi. Dal momento, infatti, che i problemi hanno sempre di più un carattere mondiale o a dir poco regionale, che la globalizzazione impone le sue regole irrevocabili, l’ambito nazionale diventa secondario.

Quelle che davvero contano in modo vincolante sono sempre di più le decisioni prese da qualche vertice o da qualche istituzione internazionale, più o meno lontani e indifferenti rispetto all’arena politica domestica. Decisioni che così finiscono per essere figlie di nessuno e un comodo alibi per tutti. Come possono formarsi in questo modo vere élites politiche? Veri, autorevoli, capi politici?

Per i paesi di medio livello come l’Italia la cosa è clamorosamente evidente. Basti pensare che per ben due volte negli ultimi anni ci siamo trovati addirittura impegnati in operazioni militari di grande rilievo politico – contro la Jugoslavia prima, e adesso contro la Libia – di fatto solo perché altri avevano preso per noi la decisione relativa e noi non potevamo dispiacergli.

Già, la guerra; e dunque la politica estera di cui la guerra un tempo rappresentava l’apice. Non è politicamente corretto ciò che sto per dire, lo so. Ma certo è difficile pensare che la virtuale scomparsa dall’esperienza europea di questi due ambiti decisivi di ciò che fino a qualche decennio fa è stata la politica – i due ambiti cruciali in cui fino a ieri i capi politici potevano essere chiamati a dare prova di sé, ad essere preparati a dare prova di sé – non abbia avuto la sua parte nel rendere sempre più scadente la qualità delle classi politiche del Vecchio continente. È solo un caso, mi chiedo, se i tre principali leader di paesi democratici nell’Europa della post-ricostruzione – De Gaulle, la signora Thatcher e Helmut Kohl – abbiano legato tutti e tre il proprio nome a grandi decisioni di politica estera e/o di tipo bellico (l’Algeria e l’armamento atomico, la guerra delle Falkland, l’unificazione tedesca)? Forse no, direi, non è proprio un caso.

21 agosto 2011 09:53 © Il Corriere.it

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