ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘Papa’

Posted by ikzus su 30 ottobre 2015


Kasper contro Ratzinger, la disputa che non finisce mai

Francesco l’ha rinfocolata e il sinodo non l’ha risolta.
Nei paragrafi sui divorziati risposati la parola “comunione” non c’è. Ma il papa potrebbe introdurla lui, d’autorità

di Sandro Magister

ROMA, 30 ottobre 2015 – Era palpabile l’insoddisfazione di papa Francesco per come il sinodo è andato a finire. Nel discorso e nell’omelia di chiusura se l’è presa ancora una volta con l'”ermeneutica cospirativa”, con l’arida “fede da tabella”, con chi vuole “sedersi sulla cattedra di Mosè per giudicare con superiorità i casi difficili e le famiglie ferite”:

> Discorso del 24 ottobre

> Omelia del 25 ottobre

Eppure il documento finale, approvato sabato 24 ottobre, è tutto un’inno alla misericordia, dalla prima all’ultima riga:

> Relazione finale del sinodo dei vescovi

Solo che non c’è nemmeno una parola, in questo documento, che schiodi la dottrina e la disciplina della Chiesa cattolica da quel “no” alla comunione per i divorziati risposati che era il vero muro da abbattere nel disegno dei novatori, il varco che avrebbe portato dritto all’ammissione del divorzio e delle seconde nozze.

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Giovani, vi voglio tutti protagonisti

Posted by alagna su 7 aprile 2013


È un rapporto profondo, chiaro e sincero quello che lega papa Francesco e i giovani. L’attenzione che il nuovo Pontefice ha dedicato ai ragazzi nei 15 anni da arci­vescovo di Buenos Aires è stata costante. L’allora cardinale Bergoglio incontrava i giovani ogni giorno nelle strade della città argentina e sui mezzi pubblici utilizzati per i suoi spo­stamenti. Ma con loro aveva anche degli appuntamenti fis­si durante l’anno, come il pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Luján e la ‘marcia giovanile’ di giugno per la solennità del Corpus Domini. Seguono alcuni estratti – se­lezionati e uniti a seconda dei temi trattati – di omelie, di­scorsi e messaggi che il cardinale Bergoglio ha rivolto ai giovani negli ultimi anni.

CERCARE DIO E LASCIARSI TROVARE
Essere giovani cristiani vuol dire anzitutto es­sere dei buoni cittadini. In un momento di crisi, far riferimento alla buona cittadinan­za significa parlare in sanscrito. Come riu­scirci? Facendo memoria del nostro popo­lo. Bisogna guardarsi indietro e vedere che alle spalle c’è una storia di persone. Non di­mentichiamo chi ci ha preceduto. Dovete costruire il futuro attraverso la memoria che hanno lasciato i nostri anziani e vi trasmet­tono i genitori. A proposito di memoria vor­rei dirvi un’ultima cosa: non dimenticate mai di cercare Dio e, soprattutto, lasciatevi trovare da Lui.

LIBERTÀ E SOGNI
Non abbiate paura della libertà, anche se ci sono molti furfanti che vi stanno vendendo falsità affinché abbiate paura della vita. Ab­biamo bisogno dei vostri sogni. Un Paese in cui giovani ancora sognano non è morto. Ma i vostri sogni devono essere piantati nel­la società. Perché i sogni non sono soltanto di vostra proprietà, ma patrimonio di tutti. Anche di chi vuole rubarveli. Allora non ri­schiate la vita per un piacere che passa do­po 10 minuti. Rischiate la vita per Gesù. Lui ci ha lasciato un messaggio che è il sogno più grande. Ci ha detto che siamo tutti fra­telli. Sognate la vita di Gesù.

LA VIA DELLA MITEZZA
La società in cui viviamo anestetizza i gio­vani e vuole distruggere i loro ideali e i pi­lastri della speranza. Essere giovani signifi­ca non rimanere chiusi ma imparare a com­battere, a lavorare e a vedere il mondo at­traverso occhi di grandezza. Siete chiamati a fare grandi cose come servire il prossimo, cre­scere una famiglia e tra­smettere i vostri valori. In una cultura che offre con­tinuamente il metodo dell’attacco, della tensio­ne e dell’insulto voi gio­vani dovete seguire la via della mitezza e rispettare sempre il prossimo, che è una persona come voi.

LASCIARE IMPRONTE
Ragazzi, a voi che per la solennità del Corpus Do­mini avete attraversato la città da quattro direzioni differenti per arri­vare fin qui, a piazza dei Due Congressi, chiedo se vi siete limitati a fare una sfilata di moda o se, invece, avete lasciato impronte. Perché dovete sapere che colui che cammi­na senza lasciare traccia è inutile. Se si tra­scorre la vita a bordo di un pattino non si lasciano impronte. Bisogna portare avanti un messaggio d’impegno e proseguire lun­go il cammino percorso da Gesù Cristo, che ha lasciato un segno indelebile e ha scritto la storia.

LAVORARE PER LA GIUSTIZIA
Finiamo questo pellegrinaggio a Luján, alla casa della Vergine e, come facciamo a ogni visita, ci siamo seduti in silenzio davanti al­l’immagine della Madonna. La cosa più im­portante è che abbiamo la necessità di pre­gare e di affidare alla Vergine ciò che condi­vidiamo con molti pellegrini sulla strada. «Madre, insegnaci a lavorare per la giusti­zia ». E sapete chi ha voluto fare questa ri­chiesta? Voi stessi. Sì, perché tra le vostre preghiere alla Vergine avete scritto anche questa: «Madre, insegnaci a lavorare per la giustizia». Luján è la casa di tutti i figli del­la Madonna e stiamo facendo questa ri­chiesta affinché Lei ci insegni a essere per­sone giuste nella vita. Questo è il posto ideale per imparare a essere buoni figli, buoni fra­telli, preoccupati per il bene degli altri. Im­pariamo tutti a lavorare per la giustizia, co­sì avremo sempre un cuore aperto e grande.

NO AL NULLA DELL’IPOCRISIA
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia» (Vangelo di Luca 12,1-7). L’i­pocrisia è l’anima doppia, pensare un po’ di qua e un po’ di là, poggiare un piede su que­sta pietra e uno su quell’altra. È quella pec­caminosa diplomazia dello spirito che ci ammala e ci fa male. Ma parlare ai giovani di ipocrisia è come parlare in cinese. Voi non siete ipocriti ma aperti, e dite ciò che pen­sate. Con il trascorrere degli anni, però, si ri­schia di imboccare la stradina che porta al nulla e di non proseguire sulla strada gran­de della sincerità. Allora continuate a dire la verità, siate trasparenti, restate nella stessa via. Certo, durante que­sto percorso ci saranno dolore e problemi. Però il vostro cuore sarà feli­ce, mentre se prendere­te la stradina dell’ipo­crisia non riuscirete nemmeno a sentire il vostro cuore».

VOGLIO UNA CHIESA PER LE STRADE
Dobbiamo proporre l’orizzonte che Dio ci ha messo nel cuore. E per farlo è necessario uscire da noi stessi. Quindi non accontentatevi di stare con il vostro piccolo gruppo, ma a­scoltate le preoccupazioni e prendetevi cu­ra delle pene di tutti i giovani. È vero, voi gio­vani siete una minoranza. Anche il lievito è solo una piccola parte della pizza ma serve a far fermentare la pa­sta. Anche il sale è una mi­noranza, ma aggiunge sapo­re e aiuta a mantenere la cot­tura. Allora integratevi, par­late e ascoltate. Suggerite o­rizzonti veri, non quelli a breve termine. Dovete avere spirito missionario e me­scolarvi con gli altri. Come ho già detto in molte occa­sioni, voglio una Chiesa per le strade. Che esca fuori da se stessa. Ecco, voglio anche i giovani per le strade. Gio­vani mescolati e incorpora­ti nella vita quotidiana di al­tri giovani. Ragazzi che par­lano di Gesù Cristo, che con Lui vivono e possono trasmettere il suo esempio agli al­tri.

Di Luca Mazza

su L’Avvenire del 24 Marzo 2013

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Mai senza la croce

Posted by alagna su 16 marzo 2013


Ecco il testo integrale dell’omelia pronunciata a braccio da papa Francesco Giovedì 14 pomeriggio durante la Messa celebrata nella Cappella Sistina assieme ai cardinali elettori.

In queste tre letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella prima lettura il movimento nel cammino; nella seconda lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare.

Papa Francesco

Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: cammina nella mia presenza e sii irreprensibile.

Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va.

Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo.

Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.

Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va.

Diventeremo una Ong assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma.

Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza.

Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: «Chi non prega il Signore, prega il diavolo».

Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.

Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo vescovi, preti, cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.

Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia.

Papa Francesco

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Posted by ikzus su 24 gennaio 2011


La satira tv che ferisce

Sono un prete stufo di fango

Sono un prete. Un prete della Chiesa cattolica. Uno dei tanti preti italiani. Seguo con interesse e ansia le vicende del mio Paese. Non avendo la bacchetta ma­gica per risolvere i problemi che affliggo­no l’Italia, faccio il mio dovere perché ci sia in giro qualche lacrima in meno e qualche sorriso in più.

Sono un uomo che come tanti lotta, sof­fre, spera. Che si sforza ogni giorno di es­sere più uomo e meno bestia. Sono un uo­mo che rispetta tutti e chiede di essere ri­spettato. Che non offende e gradirebbe di non essere offeso, infangato. Da nessuno. Inutilmente. Pubblicamente. Vigliacca­mente.

Sono un prete che lavora e riesce a dare gioia, pane, speranza a tanta gente bi­strattata, ignorata, tenuta ai margini. Un prete che ama la sua Chiesa e il Papa. Un prete che non vuole privilegi e non pre­tende di far cristiano chi non lo desidera, che mai si è tirato indietro per dare una mano a chi non crede.

Un prete che, prima della Messa della se­ra, brucia incenso in chiesa per elimina­re il fetore sprigionato dalle tonnellate di immondizie accumulate negli anni ai margini della parrocchia in un cosiddet­to cdr e che vanno aumentando in questi giorni.

Sono un prete che si arrabbia per le inef­ficienze dello Stato ai danni dei più debo­li e indifesi. Che organizza doposcuola per bambini che la scuola non riesce ad inte­ressare e paga le bollette di luce e gas per­ché le case dei poveri non si trasformino in tuguri.Sono un prete, non sono un pedofilo.

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