ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘croce’

Mai senza la croce

Posted by alagna su 16 marzo 2013


Ecco il testo integrale dell’omelia pronunciata a braccio da papa Francesco Giovedì 14 pomeriggio durante la Messa celebrata nella Cappella Sistina assieme ai cardinali elettori.

In queste tre letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella prima lettura il movimento nel cammino; nella seconda lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare.

Papa Francesco

Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: cammina nella mia presenza e sii irreprensibile.

Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va.

Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo.

Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.

Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va.

Diventeremo una Ong assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma.

Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza.

Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: «Chi non prega il Signore, prega il diavolo».

Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.

Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo vescovi, preti, cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.

Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia.

Papa Francesco

Annunci

Posted in religione | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Ave verum corpus

Posted by ikzus su 1 aprile 2010


Ave Verum Corpus natum

de Maria Virgine

vere passum immolatum

in cruce pro homine

cuius latum perforatum

aqua fluxit et sanguine

esto nobis praegustatum

in mortis examine


Posted in varie | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Silenzio

Posted by ikzus su 1 aprile 2010


Il silenzio ha molte facce.

Intanto, contiene un ovvio richiamo alla morte, che in effetti quasi tutti attraverseremo nel silenzio, e che lascia sempre un corpo muto, ormai incapace di ogni comunicazione. Questo è probabilmente l’aspetto più spaventoso, quello che motiva maggiormente la caratterizzazione prevalentemente negativa che ne dà la nostra società. I Nomadi, in una loro vecchia e tragica canzone, lo dipingevano “come un sudario [che] si stenderà fra il cielo e la terra, per mille secoli almeno“.

È il silenzio del Venerdì Santo: il silenzio della croce, dell’annientamento, della tomba; per chi veglia, è il silenzio della perdita, del non senso, della disperazione. È il silenzio di Giobbe, che straziato dalla prova,  “per sette giorni e sette notti“, tace.

Vicino ad esso, e per certi versi imparentato, c’è il silenzio vuoto, l’assenza, la rappresentazione per così dire sonora del nulla. È quello che attanaglia e atterrisce i vecchi, e li porta a vivere con la radio o la televisione perennemente accesa, spesso anche di notte. Somiglia ad uno schermo nero al termine del film, o alla parola ‘fine’ in fondo a un bel romanzo. Pur essendo impalpabile, paradossalmente incarna e quasi personifica la solitudine.

Anche Gesù l’ha vissuto – e questa è forse la pagina più misteriosa di tutta la Bibbia: «Elì, Elì, lemà sabactàni?» «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». È l’inconcepibile grido del Figlio al Padre che mai abbandona i suoi figli, la separazione dentro l’inseparabile comunione trinitaria, l’assenza inspiegabile dell’eterna e totale Presenza, il non-essere che penetra nell’Essere fino ad isolarlo da se stesso. Forse, per quanto è lecito tentare di immaginare, è l’assenso definitivo del Cristo al progetto del Padre, senza cui la morte comunque non avrebbe potuto prevalere.

Ancora, il silenzio può significare incomunicabilità, incapacità di rapportarsi con l’altro; e dunque, perdita della propria dimensione sociale, del nostro essere parte dell’umanità. È il silenzio alienante, che trasfigura l’uomo in fantasma, in mostro; quello di cui Simon & Garfunkel cantavano così: “people talking without speaking / people hearing without listening“; e che paragonavano ad un tumore inarrestabile: “silence like a cancer grows“.

C’è però anche un silenzio ‘pieno’, che al contrario è in grado di comunicare l’incomunicabile, di trasmettere ciò che attraverso le parole non riesce a passare. In certe situazioni un genitore, con una sola occhiata, può mandare al figlio un messaggio che condensa tutte le dimensioni del rapporto interpersonale, con un’efficacia irraggiungibile da una semplice frase, o anche da un intero discorso. E quando due amanti esauriscono il fiume delle parole vane, sempre si ritrovano immersi in un silenzio che dice l’inesprimibile del loro amore.

C’è un silenzio che è presenza, come la madre che, senza far rumore, accudisce dolcemente un figlio malato; c’è un silenzio che è rispetto, ascolto, accoglienza, far posto all’altro dentro di sé; c’è un silenzio che è profondità, pace, amore.

È il silenzio fecondo dell’inverno, che nelle viscere della terra prepara l’esplosione di vita della primavera.

È il silenzio in cui Dio si è imprigionato quando ha inventato l’Eucarestia, un giovedì di tanti anni fa: presenza muta, disarmata e  disarmante, amore che non giudica e non pretende nulla – nemmeno di essere riconosciuto! È la sua parola ultima e definitiva; come diceva San Giovanni della Croce, è il ritorno della Parola all’eterno silenzio in cui è stata generata.

.
.

Tu Dio sempre più muto
silenzio che più si addensa
più esplode: e ti parlo, ti parlo
e mi pento
e balbetto e sussurro sillabe
a me stesso ignote:
ma so che odi e ascolti
e ti muovi a pietà:
allora anch’io mi acquieto
e faccio silenzio.

David Maria Turoldo
.
.

eucarestiacroce

.
.

Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre,
dopo aver amato i suoi che erano nel mondo,
li amò sino alla fine.

Vangelo di Giovanni, cap. 13

Posted in religione | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

«Non licet esse christianos»

Posted by ikzus su 22 febbraio 2010


E’ finito davanti alla Court of Appeal londinese un altro celebre caso di discriminazione nei confronti dei cristiani in Gran Bretagna.

Nadia Eweida, una cinquantottenne impiegata delle British Airways, non si è arresa di fronte al verdetto del Tribunale del Lavoro che ha respinto il suo ricorso.

Questi i fatti.

Nel settembre 2006 Nadia Eweida, addetta al servizio di check-in presso il terminal 5 dell’aeroporto di Heathrow, si vede intimare dalla direzione della compagnia aerea di non indossare, durante l’orario di lavoro, la collanina con la croce che portava al collo. Il rifiuto da parte della dipendente, motivato da sue profonde convinzioni religiose e dal fatto che i segni distintivi di altre fedi venivano invece permesse dalla compagnia, non viene preso molto bene.

Infatti, senza tanti complimenti, Nadia Eweida viene licenziata il 20 settembre 2006, con la motivazione che la sua croce d’argento, non più grande di una moneta da 5 pence, appare contraria alla «company’s uniform policy». Le 49 pagine di dettagliate istruzioni sull’uso delle uniformi e dei gioielli delineavano, infatti, una filosofia aziendale impostata sull’assoluta “neutralità” nei confronti delle convinzioni personali dei dipendenti. Questo non impediva, però, agli impiegati sick di indossare il turbante ed alle impiegate mussulmane di coprirsi il capo con la hijab. Tali comportamenti, in realtà, venivano espressamente autorizzati in quanto trattavasi di adempimenti previsti come obbligatori da una fede religiosa.

Il caso, come è ovvio, fa insorgere l’opinione pubblica, che si divise pro e contro l’impiegata cristiana. Da una parte, i laici atei della National Secular Society, che plaudono il licenziamento di Nadia Eweida ravvisando nella sua pervicacia ad ostentare la croce sul posto di lavoro un odioso tentativo di “evangelizzazione” dei clienti. Dall’altra parte, coloro che gridano alla discriminazione dei cristiani ed invocano per Nadia Eweida il diritto di indossare la catenina con la croce, come espressione della propria libertà religiosa.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in cultura, religione | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Silenzio

Posted by ikzus su 9 aprile 2009


Il silenzio ha molte facce.

Intanto, contiene un ovvio richiamo alla morte, che in effetti quasi tutti attraverseremo nel silenzio, e che lascia sempre un corpo muto, ormai incapace di ogni comunicazione. Questo è probabilmente l’aspetto più spaventoso, quello che motiva maggiormente la caratterizzazione prevalentemente negativa che ne dà la nostra società. I Nomadi, in una loro vecchia e tragica canzone, lo dipingevano “come un sudario [che] si stenderà fra il cielo e la terra, per mille secoli almeno“.

È il silenzio del Venerdì Santo: il silenzio della croce, dell’annientamento, della tomba; per chi veglia, è il silenzio della perdita, del non senso, della disperazione. È il silenzio di Giobbe, che straziato dalla prova,  “per sette giorni e sette notti“, tace.

Vicino ad esso, e per certi versi imparentato, c’è il silenzio vuoto, l’assenza, la rappresentazione per così dire sonora del nulla. È quello che attanaglia e atterrisce i vecchi, e li porta a vivere con la radio o la televisione perennemente accesa, spesso anche di notte. Somiglia ad uno schermo nero al termine del film, o alla parola ‘fine’ in fondo a un bel romanzo. Pur essendo impalpabile, paradossalmente incarna e quasi personifica la solitudine.

Anche Gesù l’ha vissuto – e questa è forse la pagina più misteriosa di tutta la Bibbia: «Elì, Elì, lemà sabactàni?» «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». È l’inconcepibile grido del Figlio al Padre che mai abbandona i suoi figli, la separazione dentro l’inseparabile comunione trinitaria, l’assenza inspiegabile dell’eterna e totale Presenza, il non-essere che penetra nell’Essere fino ad isolarlo da se stesso. Forse, per quanto è lecito tentare di immaginare, è l’assenso definitivo del Cristo al progetto del Padre, senza cui la morte comunque non avrebbe potuto prevalere.

Ancora, il silenzio può significare incomunicabilità, incapacità di rapportarsi con l’altro; e dunque, perdita della propria dimensione sociale, del nostro essere parte dell’umanità. È il silenzio alienante, che trasfigura l’uomo in fantasma, in mostro; quello di cui Simon & Garfunkel cantavano così: “people talking without speaking / people hearing without listening“; e che paragonavano ad un tumore inarrestabile: “silence like a cancer grows“.

C’è però anche un silenzio ‘pieno’, che al contrario è in grado di comunicare l’incomunicabile, di trasmettere ciò che attraverso le parole non riesce a passare. In certe situazioni un genitore, con una sola occhiata, può mandare al figlio un messaggio che condensa tutte le dimensioni del rapporto interpersonale, con un’efficacia irraggiungibile da una semplice frase, o anche da un intero discorso. E quando due amanti esauriscono il fiume delle parole vane, sempre si ritrovano immersi in un silenzio che dice l’inesprimibile del loro amore.

C’è un silenzio che è presenza, come la madre che, senza far rumore, accudisce dolcemente un figlio malato; c’è un silenzio che è rispetto, ascolto, accoglienza, far posto all’altro dentro di sé; c’è un silenzio che è profondità, pace, amore.

È il silenzio fecondo dell’inverno, che nelle viscere della terra prepara l’esplosione di vita della privera.

È il silenzio in cui Dio si è imprigionato quando ha inventato l’Eucarestia, un giovedì di tanti anni fa: presenza muta, disarmata e  disarmante, amore che non giudica e non pretende nulla – nemmeno di essere riconosciuto! È la sua parola ultima e definitiva; come diceva San Giovanni della Croce, è il ritorno della Parola all’eterno silenzio in cui è stata generata.

.
.

Tu Dio sempre più muto
silenzio che più si addensa
più esplode: e ti parlo, ti parlo
e mi pento
e balbetto e sussurro sillabe
a me stesso ignote:
ma so che odi e ascolti
e ti muovi a pietà:
allora anch’io mi acquieto
e faccio silenzio.

David Maria Turoldo
.
.

eucarestiacroce

.
.

Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre,
dopo aver amato i suoi che erano nel mondo,
li amò sino alla fine.

Vangelo di Giovanni, cap. 13

Posted in cultura, religione | Contrassegnato da tag: , , , , | 1 Comment »

La triste barzelletta di rombo rosso

Posted by ikzus su 20 settembre 2007


Il comitato internazionale della Croce Rossa ha deciso a fine anno: nelle missioni internazionali, il simbolo che identificherà l’azione di soccorso di qualsiasi ferito non sarà più la croce, ma un bel Rombo Rosso! Per quello che ne so, nessuno l’aveva chiesto, ma, viste le arie che tirano, i massimi responsabili di questa meritoria organizzazione umanitaria hanno pensato bene che la croce fosse – come dire? – troppo di parte!

Qualcuno potrebbe giudicare la questione soltanto ridicola, soprattutto quelli che conoscono la storia del simbolo che è stato censurato: infatti, lungi dall’essere una organizzazione confessionale o anche solo religiosa, la Croce Rossa nacque fin dal principio come associazione laica di volontariato, impegnata nel soccorso dei feriti in guerra; ed il suo fondatore, in omaggio alla propria patria, la Svizzera, ne copiò la bandiera, invertendone però i colori: da croce bianca su fondo rosso, a croce rossa su fondo bianco, appunto. Dunque, a questo livello, potremmo liquidare la vicenda come una delle tante insensatezze che ci ingombrano di continuo il cammino come foglie autunnali.

Ma la questione, naturalmente, è più profonda.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in cultura, verità | Contrassegnato da tag: , , , , , , | 1 Comment »

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: