ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Archive for the ‘Israele’ Category

Il caporale Shalit e noi

Posted by ikzus su 26 giugno 2011


Ieri ricorreva il quinto anniversario della prigionia di un soldato israeliano nelle mani dei terroristi libanesi; ne hanno parlato un pò tutti i media. Tuttavia, ciò che perlopiù non hanno detto è che la questione riguarda anche noi italiani, e ci riguarda da vicino, visto che i nostri soldati cinque anni fa andarono in Libano anche per ottenere la liberazione di quel soldato, a causa del quale era iniziata l’ennesima guerra mediorientale. E’ una storia un pò tragica ed un pò farsesca, come succede spesso quando c’è di mezzo l’Italia, e non è neanche nuova: su questo blog è già stata raccontata due volte (vedi “il capolavoro di Prodi” e “Anniversari e coincidenze“).

Cosa aspetta il nostro governo a ritirarsi da quell’assurda missione ONU? Quando la smetteremo di proteggere i terroristi?

LaStampa: Il caporale Shalit da 5 anni disperso nel ventre di Gaza

Corriere: Israele: manifestazioni per ricordare i cinque anni di prigionia di Shalit

Ansa: A Roma quasi 2000 palloncini in cielo per Shalit

rassegna 1

rassegna 2

Posted in Israele, ONU+UE, politica | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Posted by ikzus su 26 dicembre 2010


Ahmadinejad deve riconoscere di essere stato battuto da “Stuxnet”

Mahmoud Ahmadinejad ha riconosciuto che il programma iraniano di arricchimento dell’uranio ha subito una battuta d’arresto: “ Sono stati in grado di mettere fuori uso, in modo limitato, alcune delle nostre centrifughe attraverso un software installato nelle nostre attrezzature elettroniche”, ha riconosciuto il presidente iraniano di fronte ai giornalisti. Bell’eufemismo. Il programma iraniano d’arricchimento dell’uranio è stato messo al palo per un significativo lasso di tempo; le sue risorse tecniche drenate altrove; e le risorse umane disorganizzate. Il software in questione è un worm per computer di nome Stuxnet ( N.d.T. un worm è programma auto-replicante capace di propagarsi attraverso una rete con effetti distruttivi sul sistema in questione), già visto in azioni (di successo) nella breve narrativa storica delle cyber-guerre.

Stuxnet ha fatto per la prima volta la sua comparsa lo scorso 17 Giugno, quando una compagnia di sicurezza digitale di Minsk, VirusBlokAda, ne fece la scoperta in uno dei suoi computer destinato ad uno dei suoi clienti iraniani. E’ stato immediatamente chiaro che Stuxnet non era un comune malware (N.d.T. per malware si intende qualsiasi programma inteso a danneggiare o mettere fuori uso computer o sistemi per computer).

Infatti Stuxnet non è un virus ma un worm. Si tratta di virus che si appoggiano su programmi già presenti su di un computer. I worm sono programmi in tutto e per tutto, che si nascondono dentro un computer, e che segretamente si propagano in altri computer. Dopo un mese di studio alcuni ingegneri di cyber-sicurezza hanno emesso la sentenza: Stuxnet è stato disegnato per interferire con sistemi industriali costruiti dalla casa tedesca Siemens, con la finalità di mettere fuori uso i controlli di supervisione ed i protocolli di acquisizione dati degli stessi, i c.d. SCADA. Come a dire che, a differenza di molti malware oggi in circolazione (tesi alla mera manipolazione di operazioni virtuali), Stuxnet può invece generare conseguenze nel mondo reale: questo worm è infatti in grado di comandare tanto i lavori di un grande stabilimento industriale, quanto quelli di una centrale energetica, di una diga o di un’industria. Di quale impianto si sia trattato in questo caso, non è dato saperlo.

Quel che sappiamo però, è che Stuxnet ha sin da subito mostrato un profilo di anomalia rispetto ai suoi predecessori. I worm che hanno interferito con SCADA non sono sconosciuti ma eccezionalmente rari. Quale sequenza di codice fisico, Stuxnet è enorme (si stima che pesi all’incirca mezzo megabyte), superando in grandezza, di molti multipli, un medio esemplare di worm in circolazione.

Prendiamo in conto ora il suo raggio d’infezione: Stuxnet è riuscito ad infiltrarsi in almeno 100.000 computer in tutto il mondo, di cui il 60% solo in Iran. Senza contare che la potenza e l’eleganza di Stuxnet lo rendono ancora più intrigante agli addetti ai lavori. Molti sistemi industriali girano su computer che usano Microsoft Windows quale sistema operativo. Gli hacker mettono alla prova costantemente quelle che in gergo vengono chiamate le vulnerabilità del “giorno zero” (zero day vulnerabilities), i punti deboli del codice non identificati dai programmatori-creatori. Su un pezzo di software sofisticato quale è Windows, la scoperta di una sola vulnerabilità del “giorno zero” è estremamente rara. Basterà dire allora che i creatori di Stuxnet ne hanno trovate, e usate, ben quattro. Nessuno negli ambienti della cyber-sicurezza aveva mai visto niente del genere.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Israele | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Posted by ikzus su 4 agosto 2010


I missili di Hamas sulla “pace fredda” tra Israele e ANP

di Claudio Pagliara

Gerusalemme. Netanyahu e Abu Mazen non si sono ancora dati appuntamento e già un minaccioso terzo incomodo si è invitato a colazione. Venerdì e sabato, razzi lanciati dalla Striscia di Gaza hanno scosso le città israeliane di Sderod e Ashkelon; stamani, dal Sinai prese di mira Aqaba, in Giordania e la “città gemella” israeliana Eylat, entrambe sul Mar Rosso. Quanti pensano che la pace in Medio Oriente sia nella mani del premier israeliano e del presidente palestinese sono serviti.

La successione degli attacchi non lascia dubbi sul fatto che siano legati da uno stesso filo rosso. Sono la risposta del fondamentalismo islamico a quello che appare il primo timido successo della diplomazia statunitense, la probabile ripresa delle trattative dirette israelo-palestinesi. E’ della settimana scorsa il vertice della Lega Araba che ha di fatto invitato il recalcitrante Abu Mazen a rompere gli indugi. Per rassicurare sulle intenzioni israeliane, il premier Netanyahu si è incontrato col re di Giordania Abdallah e il presidente Peres con il presidnete egiziano Mubarak. Dietro la svolta, Barak Obama, che ha esercitato una pressione “senza precedenti” – parole di Abu Mazen –, per convincere il presidente palestinese che non può più tergiversare.

Lo scenario più probabile è che a metà agosto Netanyahu e Abu Mazen diano il via al nuovo round negoziale. Gli eventi degli ultimi giorni, mettono in luce la fragilità del processo, al di là della distanza ancora esistente sui nodi del conflitto. In passato, i radicali islamici hanno usato il terrorismo suicida per sabotare il processo di pace. Oggi Hamas ha a disposizione uno stato di fatto, la Striscia di Gaza, per ottenere lo stesso risultato. Nei suoi arsenali, grazie al sostegno aperto dell’Iran, ha razzi in grado di raggiungere Tel Aviv. Durante l’ultimo conflitto, Piombo Fuso, ha dimostrato di poter tenere sotto tiro tutto il sud di Israele. Un massiccio attacco missilistico da Gaza, costringerebbe Israele ad un intervento militare su vasta scala. Come accadde a gennaio di due anni fa, a farne le sicure spese sarebbe proprio il negoziato.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Israele, ONU+UE | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »

Posted by ikzus su 7 luglio 2010


Il passo indietro della Casa Bianca

Tutti d’accordo sul riavviare colloqui diretti tra Autorità Palestinese e governo israeliano, nel ritenere la prospettiva di un Iran nucleare una minaccia inaccettabile alla sicurezza regionale, e nel ribadire il legame «infrangibile tra Stati Uniti e Israele». Ma al di là delle belle parole, è Benjamin Netanyahu a uscire vincitore dai colloqui allo Studio Ovale ed è Barack Obama a dover fare buon viso a cattivo gioco. Forse Obama ha scelto ancora una volta di privilegiare l’agenda interna, ha pensato alla potentissima lobby ebraica e alla sua capacità di influenzare le elezioni di mid term, già presentate come un test decisivo per una presidenza in serio calo di popolarità. Ma forse è anche l’inizio della revisione di una strategia, quella dell’amministrazione Usa, che fin qui ha portato risultati davvero scarsi.

L’ambizioso, e generoso, progetto di Obama di ricollocare gli Usa come un honest broker in Medio Oriente si è probabilmente scontrato con la realtà: una realtà nella quale l’America di Obama è decisamente meno potente di quella di Clinton e persino di quella di George W. Bush, anche se di quest’ultima senz’altro più accattivante.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Israele, politica | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Posted by ikzus su 14 giugno 2010


“Tornatevene ad Auschwitz”

di Alessandro Schwed

All’alt dei soldati israeliani, i “pacifisti” hanno gridato il loro inno alla fine ebraica

Su Internet, una foto davvero insolita. Una voragine circolare apparsa a febbraio 2007, a Città del Guatemala. La grande buca è fonda come quei pozzi nei deserti la cui superficie non è cinta da pietre. Pare una bocca della Terra, spalancata in mezzo alla strada. Come se la Natura dicesse qualcosa che non sappiamo capire dato che non ci sono più gli sciamani; e anche come se, per una decisione presa in un altrove cupo, ora siamo in contatto col Male, e il Male fa giungere i suoi sussurri. Un’occhiata alla didascalia sotto la foto avverte che la buca ha un diametro di 35 m. ed è profonda 150. Così non si tratta di un condotto che porta al centro della Terra; né della sede di forze spirituali oscure; né del fremito di un vulcano sotterraneo in attesa di liberare il tappo e pervadere la superficie con oceani di lava, come in un romanzo di Verne; né del disvelarsi di una crepa della crosta terrestre, per un’imminente distruzione finale: è un crepaccio circolare che non minaccia neanche l’abitato circostante.

E’ la paura a dare paura, l’angoscia a ingannare gli angosciati. E così, l’occhio del fotografo e il nostro vedono quello che vogliono vedere – quello che la debolezza spinge a vedere: a volte, su di noi, possono più le angosce della realtà. E la Sapienza ammonisce sull’essenza del Male, sul suo potere effettivo di esser trappola (gr. diabolos, gettare attraverso), di costituirsi davanti a noi come contraddittore (ebr.: satan). Ma cosa succede quando molti cadono nell’inganno? E’ in questi giorni dopo la flottiglia pacifista e il disvelamento dell’inganno che i pacifisti poi non erano pacifisti, ma maschere del terrore – commedianti della contraddittorietà, forma di colui che contraddice – che la foto della bocca della terra è tornata da me in un freddo familiare e irreale. Perché il Male è corrente gelida della realtà, ma poi non è la realtà; semmai, può divenirlo. La foto è tornata a me, ebreo, perché è adesso che la persona ebraica è nella solitudine; è ora che risuona in me la frase lanciata dalla nave Marmara all’esercito di Israele che intimava l’alt: “Tornate ad Auschwitz”. E io credo che dal giorno di chiusura di Auschwitz, il 27 gennaio di sessantacinque anni fa, mai come ora gli ebrei hanno sentito di essere soli – se è questo il frutto della politica obamiana e della mano tesa verso Teheran, che in queste ore propone l’arrivo a Gaza di una flottiglia di pace armata sino ai denti, altro ossimoro del grande contraddittore, allora è meglio che questa politica obamiana venga rivista da cima a fondo; che la mano tesa ad Ahmadinejad sia rimessa in tasca. Altrimenti, il restante tempo del mandato presidenziale, corto o lungo che sia, è una bomba a orologeria il cui ticchettio scandisce le ore rimaste al jihad per usare la fragilità della democrazia mondiale.

E infatti è ora, in questo mandato di Obama, lungo questo fragile sforzo di dialogo con Teheran e con la Siria, che Israele e gli ebrei cominciano a sentire un’altra volta la loro millenaria solitudine, e circola quella frase fatta che “gli ebrei, con la scusa della Shoah, se ne stanno approfittando”, per poi aggiungere: “… Eccetera, eccetera…”. “Eccetera”: perché nessuno sa completare le calunnie sugli ebrei – calunnia, altra parola ebraica che corrisponde al nome dell’antico calunniatore, contraddittore, oppositore. E’ dunque di poche decine di ore fa la notizia che non sfonda. Quando l’altoparlante israeliano ha scandito il protocollo dell’alt alla nave Marmara, una voce sarcastica ha risposto: “Go back to Auschwitz”. Tornate ad Auschwitz. Parole in inglese, come sul set di un film internazionale destinato al mondo. Quella voce avrebbe potuto rispondere in arabo, in turco, gli israeliani avrebbero capito. Ma si trattava di un programma televisivo destinato all’intero pianeta, “Go back to Auschwitz”, e la frase è stata detta in inglese. Niente è casuale in quella notte, sul mare davanti a Gaza. Ogni particolare è frutto della volontà meticolosa di costruire una trappola per Israele e trasmetterne il film come una maledizione che giunga ovunque. Anche fra gli alieni, se esistono. Spirito della moderna sapienza il cui vertice nichilista e antisemita è Goebbels. Il jihad vi primeggia dal kolossal delle Due Torri, alla fiction dei cadaveri di Beirut spostati da un palazzo in macerie all’altro ed esposti davanti alle telecamere, al grandissimo successo di botteghino di “Go back to Auschwitz”. Ricordiamo che poco prima della rivolta del ghetto di Varsavia, quando la popolazione ebraica era stremata dalla ferocia del razionamento e le persone morivano sui marciapiedi, la propaganda nazista girò dei cinegiornali circolati sino a New York dove si vedevano ebrei ricchi e vestiti a festa (comparse minacciate coi fucili, come si vede in un documentario sul documentario), che scavalcavano indifferenti le decine di ebrei morti di fame e stenti sul suolo stradale. Gli ebrei ricchi e disinteressati alla morte degli ebrei poveri furono il rovesciamento della verità, operato dalla propaganda nazista: ebrei-vittime presentati come ebrei-carnefici. Nel caso della flottiglia della pace, gli ebrei, accusati da anni di nazismo a Gaza e in tutto il medio oriente, sono allo stesso tempo invitati a ritornare ad Auschwitz, intanto che sulla nave i “pacifisti” linciano i soldati.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Islam, Israele, verità | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Posted by ikzus su 11 giugno 2010


Ma ancora una volta ha vinto Teheran

VITTORIO EMANUELE PARSI

Alla fine il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato il quarto round di sanzioni nei confronti dell’Iran. Almeno due considerazioni meritano di essere svolte: la prima in ordine a chi non le ha votate, la seconda circa la loro possibile efficacia. Come avevano peraltro anticipato, né Brasile né Turchia hanno appoggiato l’inasprimento delle sanzioni. E’ la conferma che sulla questione della proliferazione nucleare il punto di vista euro-americano fa sempre più fatica a imporsi e ad attrarre consensi. Annacquandone molto l’asprezza, Washington è riuscita a portare dalla sua parte Cina e Russia, che con Parigi e Londra appartengono al ristretto club delle potenze nucleari «legittime» e detengono il potere di veto in Consiglio; ma non un Paese amico e grande potenza emergente (come il Brasile) e neppure un alleato e sedicesima economia mondiale (come la Turchia).

Da un punto di vista più generale, siamo alla replica, appena attenuata, della frattura che si produsse in Consiglio di Sicurezza diversi anni fa, in occasione della decisione occidentale di combattere in Kosovo contro la Serbia di Milosevic. Allora non si andò al voto proprio perché Cina e Russia, ma anche Brasile e India fecero pubblicamente sapere che avrebbero fatto mancare il loro appoggio. Allora proprio l’opposizione delle due «grandi democrazie del Sud» fece più scalpore della scontata opposizione russo-cinese. Era il primo scricchiolio di un ipotetico fronte comune delle democrazie del pianeta di fronte alle sfide del mondo post-bipolare. Oggi il diniego brasiliano e turco quasi «oscura» l’accordo raggiunto fra i 5 Grandi, e testimonia la rapida erosione del soft power degli Usa (nonostante Obama, ma qualcuno inizia a pensare anche grazie a Obama) e la crescente de-occidentalizzazione del sistema internazionale.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Islam, Israele, ONU+UE | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »

Posted by ikzus su 11 giugno 2010


Se i pacifisti sono veri e non jhadisti, non succede nulla

di Carlo Panella

La nave Rachel Corrie è stata abbordata dai soldati israeliani, che sono saliti a bordo, hanno ordinato di fare rotta sul porto israeliano di Ashdod, hanno assicurato che il carico di viveri e medicinali sarà trasportato via terra a Gaza. Non una goccia di sangue versata. Perché? La risposta è semplice: perché sulla Rachel Corrie sono imbarcati dei veri pacifisti, mentre sulla Mavi Marmara erano imbarcati dei falsi pacifisti, dei militanti islamisti che hanno tentato –e ci sono quasi riusciti- di linciare alcuni soldati e che hanno lasciato Istanbul dichiarando che andavano “a cercare il martirio”. Dunque, i veri pacifisti si comportano da tali, i falsi pacifisti-islamisti creano situazioni in cui corre il sangue.

Questa è la prima, doverosa constatazione, che pochi faranno.

La seconda è che Israele ha tutto il diritto di impedire che venga violato il blocco di Gaza. Perché a Gaza governa una Hamas che si rifiuta di sottoscrivere gli accordi di Oslo, che si rifiuta di riconoscere il diritto di Israele ad esistere, che lancia migliaia di razzi contro Israele, che ha massacrato centinaia di militanti palestinesi di Abu Mazen, che impicca i collaborazionisti, che ha trasformato la Striscia in un incubo islamista.

La terza constatazione –che ribadiamo- è che il governo israeliano doveva sapere che sulla Mavi Marmara era pronta un’imboscata dei falsi pacifisti, che farvi scendere uno a uno i soldati da un elicottero per essere bastonati e linciati è stato un errore da dilettanti, imperdonabile, e che quindi la responsabilità dei nove morti provocati dalla reazione dei soldati israeliani è su chi ha iniziato una operazione militare in modo irresponsabile: i generali israeliani.

La quarta constatazione –ma dovrebbe essere la prima- è che questa storia di “Gaza che muore di fame” è una immensa bufala e che il fatto che quasi tutti i media in Italia e in Europa la accreditino, dando quindi retta alle provocazioni dei pacifisti (anche di quelli veri) è vergognoso. Si legga il reportage della settimana scorsa di Cremonesi sul Corriere della Sera e si avrà prova che a Gaza i viveri arrivano, e così i medicinali, ed addirittura le macchine giapponesi di grossa cilindrata.

La quinta constatazione è che il blocco da parte dell’Egitto è sempre stato molto più duro e impenetrabile di quello israeliano. Pure l’Egitto è un paese arabo e musulmano. Ma isola la Gaza di Hamas perché è in mano ad una banda di oltranzisti, che rifiutano ogni trattativa con Abu Mazen e che si appoggiano all’Iran.

Detto questo, veniamo alla prospettiva. Netanyhau ha dichiarato che non permetterà che Gaza diventi un porto iraniano e le sue non sono parole al vento, perché il 4 gennaio 2002 i militari israeliani bloccarono la nave Karine A che era piena di armi pesanti e leggere inviate dall’Iran a Gaza e perché tutto il mondo sa che ormai Hamas è strettissimo alleato di Ahmadinejad.

E’ quindi indispensabile che l’Europa e gli Usa stiano al fianco di Israele per quanto riguarda la sua sicurezza, e quindi la continuazione del blocco di Gaza, magari facendosi carico di inviare, via terra, ulteriori carichi umanitari molto ben controllati.

Ma è soprattutto indispensabile che Europa e Usa prendano atto che i colloqui tra Abu Mazen e Natanyhau sono una farsa per la semplice ragione che Abu Mazen “non ha potere di firma”, perché qualsiasi accordo la Anp firmi, Hamas ne farà carta straccia. Però dal 2006, da quando Hamas ha preso il controllo di Gaza, Ue e Usa mettono la testa sotto la sabbia, rifiutano di affrontare il “nodo gordiano di Gaza”. Blaterano di “due popoli, due stati”, mentre sanno benissimo che semmai saranno “due popoli, tre stati”. Devono invece prendere atto che l’Egitto, come l’Arabia Saudita, come Abu Mazen, non sanno risolvere questo problema e che è irresponsabile e vile obbligare Israele a difendersi anche da questo problema, che è tutto e solo interno al mondo arabo e islamico.

Obama e l’Europa devono risolvere il problema di Hamas, Onu o non Onu.

Fino a quando non lo faranno, le tragedie si ripeteranno.

Tratto da Il Tempo del 5 giugno 2010

Posted in Islam, Israele, ONU+UE, politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »

Posted by ikzus su 11 giugno 2010


Pacifisti, brutta razza

di Giulio Meotti

Ecco chi sono gli italiani in rotta su Gaza. Lavorano per la radio dell’Iran, scrivono su siti negazionisti che denigrano “l’ebreo Carlo De Benedetti”, firmano appelli sul “cosiddetto olocausto” e assistono i figli dei kamikaze

Chissà se l’Ingegner Carlo De Benedetti sapeva chi fosse la pacifista italiana di ritorno da Gaza che ieri, sulla prima pagina di Repubblica, ha firmato un lungo racconto della sua detenzione in Israele. Angela Lano ha fatto parte del gruppo di italiani saliti a bordo della “Freedom Flottilla” assaltata dai commandos israeliani. Lano è una collaboratrice di TerraSantaLibera, uno dei principali portali dell’antisemitismo italiano monitorato anche dal Parlamento. Un sito web in cui lo stesso Carlo De Benedetti viene definito senza giri di parole “ebreo sionista”, oppure semplicemente “l’ebreo De Benedetti”. TerraSantaLibera è una sorta di ricettacolo di tutti gli stereotipi antiebraici, sia di matrice laica sia religiosa, in nome della “solidarietà e supporto alla Palestina”. Vi si possono scaricare persino “I Protocolli dei Savi di Sion”, il falso che oggi fa bella mostra di sé nelle librerie del mondo arabo islamico.

Su TerraSantaLibera i “così detti” Protocolli
sono definiti “redatti con lungimirante lucidità”. Un sito negazionista dell’Olocausto che ripropone interviste e testi di negazionisti italiani e stranieri come Roger Garaudy o Robert Faurisson. Oltre a inviti a “investigare sull’11 settembre”. Garaudy è noto per aver sostenuto che “non c’è stato alcun genocidio durante la Seconda guerra mondiale, gli ebrei hanno sostanzialmente inventato l’Olocausto per il loro tornaconto politico ed economico”. Faurisson nega le camere a gas.

E’ allora facile da capire perché l’anziano leader della onlus Italia-Palestina, Mariano Mingarelli, padrino della militanza filopalestinese in Italia, abbia rotto con l’agenzia di stampa Infopal di Angela Lano. Al Corriere fiorentino, Mingarelli ha detto: “Non voglio certi nomi accanto al mio”. Mingarelli si è dimesso dall’agenzia di stampa di cui è direttrice la pacifista Lano per la presenza di intellettuali affiancati al suo nome che, secondo Mingarelli, hanno atteggiamenti antisemiti e negazionisti. “Al suo interno ci sono alcuni intellettuali, chiamiamoli così, con posizioni antisemite o comunque che non mi trovano d’accordo”, dice Mingarelli.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Israele, politica, verità | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Pacifinti e guerre vere

Posted by ikzus su 1 giugno 2010


Chiariamo subito una cosa: non c’era nulla di pacifico nella spedizione FreeGaza; i soldati delle forze speciali israeliane sono stati assaliti immediatamente e in maniera per niente ‘simbolica’, come dimostrano ampiamente le riprese video. E d’altronde, non si capisce quale potrebbe essere l’intenzione ed il guadagno di Israele nell’arrembare un convoglio di civili e fare una strage premeditata! E neppure l’ipotesi di un ‘errore tecnico’ è credibile più di tanto: Tsahal è considerata la più preparata tra le formazioni militari di questo tipo. Ma se non bastassero queste considerazioni di buon senso, la conferma viene dal fatto ci sono dei soldati feriti – o per caso vogliamo dire che gli israeliani sono talmente assetati di sangue che si sono sparati addosso tra di loro?

Neanche l’intenzione era pacifica: la spedizione era organizzata da IHH, un’organizzazione ‘sorella’ di Hamas, che è responsabile non solo del fallimento dei negoziati di pace – per sua stessa dichiarazione – ma pure del sanguinoso colpo di stato con cui nel 2007 prese il potere nella striscia di Gaza. Terroristi che appoggiano altri terroristi, in definitiva. Si legge dovunque che era una missione umanitaria: non è vero, era intesa fin dal principio come una provocazione. Perfino la rappresentazione della situazione della striscia di Gaza viene sistematicamente distorta: basti dire che l’embargo non viene attuato solo da Israele, ma anche dall’Egitto!

Allora, dirà qualcuno, va bene così? No, non va bene, tutte le volte che muore qualcuno di morte violenta non va bene; ma dobbiamo finirla col doppiopesismo, con l’ipocrisia dell’equidistanza tra terroristi e vittime, tra uno Stato democratico che mette sotto processo i suoi generali quando sbagliano, ed un’organizzazione che manda donne  e bambini a farsi esplodere nei bus e nelle piazze, e che per statuto ha l’obiettivo di annientare Israele.

•   —   •   —   •

In difesa di Israele

Un errore tecnico grave nell’esercizio di un diritto politico: l’autodifesa

Da tempo era noto che una flottiglia di provocatori politici, messa su con la complicità dei nemici in armi di Israele, voleva forzare il blocco di Gaza. La decisione di impedire questa forzatura era legittima, ci mancherebbe, ma doveva realizzarsi in condizioni di maggiore sicurezza, con un impiego intelligente della forza, in modo da evitare lutti, dolori ed equivoci umanitari pronti ad essere sfruttati con cattiveria dalla propaganda pacifista internazionale, da sempre alleata con la propaganda antisionista dei peggiori ceffi, ora anche turchi, che agitano la scena mediterranea.

Il blocco contro il quale muoveva la flottiglia delle anime belle, accompagnata da parecchie brutte facce, è una decisione sovrana che Gerusalemme ha preso, giusta o sbagliata che la vogliate giudicare, per tutelarsi da una comunità di impianto terrorista costruita con la violenza da Hamas, movimento islamista che vuole annientare Israele, dopo il ritiro di Tsahal dalla Striscia. Era stato così anche nel Libano meridionale. Il ritiro, l’insediamento successivo sempre più radicato di Hezbollah, le trame iraniane e di altri stati nemici dell’entità sionista, e poi il sistematico bombardamento missilistico delle città di confine, fino ad Haifa: infine la dura reazione delle Israel Defence Forces. Ma qui nasce il vero problema.

Israele è da sempre in una specialissima situazione etico-politica.
Ha il diritto di difendersi, ma purtroppo non ha il diritto di sbagliare. Non si fa guerra in Libano senza aver chiaro nei limiti del possibile e dell’impossibile quale sarà il contrattacco di Hezbollah, quanto saranno capaci di nascondere e far funzionare le loro batterie missilistiche nel corso dell’offensiva, quali vie per il traffico delle armi resteranno aperte per giorni e settimane. Così non si abborda una flottiglia di pacifisti ben intenzionati a menare le mani, a usare i coltelli e i bastoni, e magari a disarmare i soldati piovuti dagli elicotteri, senza calcolare tra le possibili conseguenze una carneficina. Un disastro tecnico diventa subito una catastrofe umana e politica, quando si parla di uno stato che vive sotto il ricatto prenucleare di Teheran, di un governo che oggi si sente isolato perfino dall’Amministrazione americana o da sue decisive componenti, di una classe dirigente che deve condurre difficili campagne di verità a proposito di un nemico potente travestito da soggetto debole, diseredato, in perenne penuria per la cattiveria degli “ebrei insediatisi in Palestina”.

E’ doloroso e folle quel che è accaduto a bordo di quelle navi. E’ inaudito anche solo ipotizzare che Israele non abbia il diritto e il dovere di reagire a simili provocazioni politiche, alla violenza degli umanitari e dei pacifisti alleati di Teheran e di folle tumultuanti allertate dalla nuova propaganda di Erdogan. Ma non così.

Giuliano Ferrara, Il Foglio 1 giugno 2010

•   —   •   —   •

Ankara al bivio

In frantumi l’asse con Ankara

Una Ong radicale, vicina ad Hamas (PDF)

Quei 4 italiani sulle navi – i kamikaze di casa nostra

L’alleanza tra i pacifisti e i volontari islamici (PDF)

Così un’operazione giusta rischia la sconfitta politica

Posted in Israele | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Anniversari e coincidenze

Posted by ikzus su 20 novembre 2009


La prima quindicina di novembre ha visto un affastellarsi di anniversari, ricorrenze e curiose – ma significative – coincidenze.

Sui media l’enfasi maggiore è andata al primo anniversario dell’elezione presidenziale di Barack Obama, e per quanto la casta intellettuale sia ancora largamente schierata al suo fianco, bisogna dire che si è trattato di una celebrazione piuttosto melanconica. Tra i tantissimi commenti, ancora una volta mi piace segnalare quello di Barbara Spinelli, che rappresenta bene lo stato d’animo dell’intellighencia mondiale: le cosa vanno male, un anno è ormai passato e la realtà è assai diversa dal sogno di allora, ma la colpa non è di Obama bensì di tutti gli altri! “La coalizione di interessi che blocca il cambiamento è portentosa”, l’America è “un cumulo di immagini infrante”, “la profondità della crisi americana” ha le caratteristiche di un vero e proprio “disastro mentale, culturale”.

La delusione amorosa, si sa, causa incredibili strabismi: “Le guerre di Bush contro il terrore volgono al fallimento, non solo in Iraq da cui Obama s’è ritirato”: in realtà, la ‘sporca guerra’ di Bush è stata vinta, e l’Iraq è oggi una democrazia sostanzialmente pacificata (da cui comunque Obama non si è affatto ritirato); mentre invece va malissimo l’Afghanistan – che tutti ormai considerano “la guerra di Obama” -, dove secondo Il Foglio “il neo premio Nobel per la pace ha raddoppiato il contingente militare rispetto agli anni di Bush e, in queste ore, sta valutando l’ipotesi di mandare altri 40 mila uomini”; al punto che la sinistra britannica si chiede ormai se al potere non ci sia uno strana creatura di nome “Barack W. Bush”!

Leggi il seguito di questo post »

Posted in cultura, ecologia, Islam, Israele, ONU+UE, politica, religione | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | 5 Comments »

Il quadruplo vicolo cieco

Posted by ikzus su 17 giugno 2009


Cosa sta succedendo in Iran? Le possibilità sono due: o le elezioni sono state truccate (qualcuno degli oppositori al regime si spinge addirittura a parlare di colpo di stato), oppure no. E come ogni tema di politica estera (politica tout court, in realtà) anche questo si presta ad essere affrontato secondo i due paradigmi classici, del realismo (le cose sono come sono, bisogna cercare di trarne il massimo profitto) e dell’idealismo (qualsiasi decisione non può prescindere da una griglia etico-ideale). L’incrocio tra queste due coppie di alternative ci presenta quattro scenari, che portano comunque tutti ad un’unica conclusione: anche questa volta, l’Occidente si trova in un vicolo cieco, paralizzato dal relativismo, incapace di dare una risposta ai drammi che affliggono il nostro povero pianeta.

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Israele, ONU+UE | Contrassegnato da tag: , , , , | 5 Comments »

La cartina di tornasole

Posted by ikzus su 23 aprile 2009


La conferenza ONU sul razzismo, nota come Durban II, avrebbe dovuto concludersi domani; invece è già finita due giorni fa, per acclamazione, come nelle migliori tradizioni totalitarie.

Il testo così approvato è una vera schifezza che, se non facesse paura, farebbere ridere: gli ebrei, vittime del razzismo per antonomasia, sono gli unici accusati. Il grande protagonista dello show infame, il presidente iraniano che da anni promette l’annientamento di Israele, al suo ritorno in patria è stato osannato come un eroe nazionale.

Allora, ci stracciamo le vesti? Assolutamente no: anzi, si tratta di un’occasione preziosa, per chi non vuol chiudere gli occhi di fronte alla triste realtà. Diciamo che è una specie di cartina di tornasole, che inequivocabilmente ci dimostra alcune verità scomode:

Posted in Israele, ONU+UE | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | 3 Comments »

Olocausto prossimo venturo

Posted by ikzus su 6 agosto 2008


6 agosto 1945: la prima bomba atomica della storia distrugge Hiroshima (e di lì a 3 giorni segue Nagasaki); si chiude così, con un ecatombe mai vista, la guerra scatenata dal regime nazionalsocialista tedesco contro (quasi tutto) il resto del mondo.

A distanza di 63 anni, probabilmente ci stiamo avviando verso la seconda guerra nucleare, e forse la terza guerra mondiale (qualcuno dice la quinta, dopo la ‘guerra fredda’ e la lotta contro il terrorismo islamico, ma non cambia).

Leggi il seguito di questo post »

Posted in Israele, ONU+UE | Contrassegnato da tag: , , , , | 5 Comments »

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: