ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Archive for the ‘ecologia’ Category

Posted by ikzus su 17 ottobre 2012


Effetti del Global Warming:
Pienamente d’accordo a metà.

Una frase celebre rubata al forziere della cronaca calcistica, certamente spassosa ma anche densa di significato. Si è appena attenuata l’eco delle grida di dolore dei professionisti della catastrofe per le vicende estive del ghiaccio marino dell’emisfero nord. Siamo in effetti tutti provati, non so se riusciremo a recuperare per il prossimo disastro meteo-climatico.

Proviamo a tirarci su con una notiziola che se non la vai a stanare come un’orso dalla Tana non c’è speranza di vederla girare sui media. Tantomeno in forma di sterile velina sulle pagine di chi la origina.

Ecco qua, secondo il dataset della NOAA il ghiaccio marino antartico ha appena segnato un record di estensione da quando lo si misura con i satelliti. Esattamente il contrario di quanto avvenuto per il suo opposto boreale.

Naturalmente, su un Pianeta che si scalda e si prepara ad arrostire, è naturale che un polo si sciolga e l’altro ghiacci. La logica CO2centrica con cui ci spiegano di che morte dovremo morire supporta efficacemente anche questo bizzarro comportamento polare. Del resto laggiù funziona tutto al contrario no?

Una notizia né buona né cattiva, semplicemente una notizia. Che però capisco che possa essere difficile da vendere, perciò meglio tenerla in magazzino e aspettare l’estate australe, ci sta che quest’anno di ghiaccio marino antartico se ne sciolga un po’ di più e si possa tornare a parlarne.

@ ClimateMonitor by: 

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Posted by ikzus su 30 luglio 2012


di Giuliano Cazzola

Il dramma dell’ILVA di Taranto pone a noi tutti interrogativi molto seri. Rischia la chiusura uno stabilimento storico, uno degli ultimi capisaldi dell’industria di base, già di mano pubblica poi dismesso ai privati, sicuramente uno dei pochi presìdi industriali del Mezzogiorno, ma per le sue caratteristiche produttive vera e propria spina dorsale dell’apparato manifatturiero italiano.

Taranto è stata bloccata per lunghe ore dalla protesta dei lavoratori, mentre comitati di cittadini difendevano la decisione della magistratura di bloccare le aree produttive più critiche della acciaieria, ritenuta responsabile di un devastante inquinamento ambientale e della diffusione di patologie oncologiche dovute – è questa l’accusa – alle emissioni provenienti dagli impianti. Per fortuna il Governo è stato in grado di intervenire tempestivamente con un piano di bonifica e di risanamento, dotato di un ragguardevole finanziamento, che può costituire una risposta della politica alla crisi, sempre che si riesca ad assicurare, in sede di riesame delle richieste dei pm, la continuità produttiva dello stabilimento; in sostanza, sempre che prevalga una gestione razionale e consapevole di una fase che, in mancanza, potrebbe avere effetti devastanti. Perché in ballo non vi sono soltanto 12mila posti di lavoro a fronte del diritto alla salute di 150mila persone residenti. E’ l’intera città (e non solo essa) a vivere sulla fabbrica che è pur sempre una delle ultime grandi acciaierie sopravvissute in Europa.

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La scienza climatica

Posted by ikzus su 14 febbraio 2012


Negli ultimi tempi la scienza climatica ha fatto grandi progressi, specialmente nel campo delle previsioni:

Come diceva quello là: ” …  in effetti  …  purtroppo  … !?!

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Posted by ikzus su 7 febbraio 2012


Freddo siberiano, anzi no. Le idee confuse dei giornali

Le nevicate sono un fenomeno che ormai appartiene al passato.
The Independent, 20 marzo 2000

Gli studiosi hanno analizzato gli ultimi due inverni (2009-2010 e 2010-2011) particolarmente rigidi nell’est degli Stati Uniti, nel Canada meridionale e in gran parte del nord Europa, che secondo gli esperti non possono essere spiegati semplicemente con la variabilità climatologica. Il raffreddamento invernale, dicono in sostanza i meteorologi, è da mettere in relazione con il forte riscaldamento al quale sono state sottoposte le regioni artiche nei mesi di luglio, agosto e settembre, riscaldamento che poi è proseguito anche in autunno e che ha causato lo scioglimento record della calotta artica marina.
Corriere della Sera, 17 gennaio 2012

Gli effetti del clima primaverile sono evidenti. “In genere – spiega l’agronomo Angelo Vavassori – sulle piante la vegetazione si riduce a un 5-10 per cento, d’inverno. Quest’anno, invece, siamo almeno venti giorni più avanti del solito, nei boschi le gemme dei faggi sono quasi pronte a sbocciare. C’è un’accelerazione, con piante come acacia e forsizia prossime alla fioritura. Altre volte le temperature sono rimaste miti anche a gennaio, ma senza arrivare ai livelli attuali”.
La Provincia di Como, 10 gennaio 2012

C’è una grande area dell’oceano Artico occidentale che si sta gonfiando senza sosta da dieci anni generando serie preoccupazioni per le possibili conseguenze ambientali e climatiche sull’intera Europa. L’effetto, quindi, sarebbe devastante e accadrebbe quanto era stato raccontato nel film del 2004, “The Day After Tomorrow” di Roland Emmerich. Katharine Gile, prima firmataria dello studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience: “Un’idea è che il ghiaccio marino formi una barriera tra l’atmosfera e l’oceano. E se il ghiaccio si modifica anche l’effetto del vento può cambiare”. Ma si tratta solo di un’ipotesi.
Corriere della Sera, 2 febbraio 2012

Senza l’alluvione di inizio novembre, per il Piemonte il 2011 sarebbe stato uno degli anni meno piovosi degli ultimi 50 anni. Ed e’ stata comunque confermata la tendenza a una concentrazione di piogge violente in pochi giorni e al riscaldamento climatico, con una media di 1,6 gradi superiore rispetto alla norma. Il quadro, che alcuni interpretano come prova dei cambiamenti climatici in atto, risulta dal rapporto annuale pubblicato dall’Arpa (agenzia regionale di protezione ambientale).
Meteoweb.eu, 18 gennaio 2012

Dopo la nevicata di ieri, tra il pomeriggio di oggi e la mattinata di domani è attesa in Piemonte una nuova perturbazione che porterà ancora nevicate, seppur molto deboli, su tutta la regione. Un miglioramento è atteso per domani pomeriggio, ma le temperature restano ovunque sempre molto basse, sotto lo zero per tutta la giornata su gran parte della regione.
Meteoweb.eu, 1 febbraio 2012

Delogu è appena tornato dalla Siberia dove quest’anno, invece di meno quaranta, si è scesi solo a meno dodici.
Repubblica, 29 gennaio 2012

Il freddo siberiano non dà tregua. Treni bloccati, caos nei trasporti. A Roma lezioni sospese per due giorni.
Repubblica.it, 2 febbraio 2012

3 febbraio 2012 © FOGLIO QUOTIDIANO

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Global Cooling

Posted by ikzus su 7 febbraio 2012


Proprio vero: niente come la realtà riesce a spazzar via l’ideologia!

E’ arrivato l’inverno: fa freddo; è normale. Ma in questo clima (intellettuale) avvelenato dal non senso, forse una salutare gelata può far rinsavire molti che si erano lasciati abbindolare dalle sirene degli allarmisti. Se ne sono accorti persino l’ultracatastrofista Mercalli e la Litizzetto – non proprio una iperconservatrice schifosocapitalista!

O no?

 Contrordine: la Terra si raffredda

Non c’è da allarmarsi per il riscaldamento globale, non ci sono basi scientifiche che giustifichino azioni drastiche per «decarbonizzare» il mondo. Se a convincercene non bastasse il gelo record di questi giorni, a ricordarcelo ci hanno pensato 16 scienziati di rango sul Wall Street Journal, che in un articolo indirizzato ai candidati politici delle democrazie del mondo smontano l’idea che la comunità scientifica sottoscriva all’unanimità o quasi la necessità di fare qualcosa per tentare di influire sul clima.

La notizia si aggiunge ai nuovi dati rilasciati in questi giorni dal noto Centro di ricerche sul clima dell’Università dell’East Anglia, secondo cui la temperatura del pianeta da 15 anni a questa parte non è aumentata affatto.

L’articolo sul WSJ prende spunto dalle dimissioni nel settembre scorso del Premio Nobel per la fisica, Ivar Giaever, dalla Società americana di fisica (Aps) in segno di protesta per le posizioni assunte dall’istituto. L’Aps, infatti, definisce le prove del riscaldamento globale «incontrovertibili» e foriere di «sconvolgimenti nei sistemi ecologici, fisici, sociali, di sicurezza e della salute umana». I 16 firmatari dell’articolo sul WSJ, fra cui l’italiano Antonino Zichichi, segnalano che Giaever è solo uno di un numero crescente di scienziati «eretici», i quali si attengono ai dati che indicano temperature invariate da oltre dieci anni.

L’articolo ricorda i fattacci dello scontro sul dogma allarmista, dalla campagna che nel 2003 ottenne il licenziamento di Chris de Freitas, il direttore della rivista Climate Research che aveva osato pubblicare un articolo clima-scettico, alle e-mail incriminanti del «Climagate» nel 2009 e al timore di dissentire pubblicamente espresso da molti scienziati giovani e non garantiti. Il quadro che ne emerge dipinge un ambiente intimidatorio paragonabile, secondo l’articolo, al «periodo pauroso in cui Trofim Lysenko aveva dirottato la biologia in Unione sovietica. I biologi sovietici che rivelavano di credere nel gene umano, che Lysenko diceva essere una finzione borghese, venivano licenziati; molti finirono nei gulag e alcuni furono condannati a morte».

I motivi per le prese di posizione irremovibili a difesa della tesi del riscaldamento globale sono vari, affermano i 16 scienziati, ma per trovarne la radice bisogna chiedersi «cui prodest» (a chi giova, ndr).

«L’allarmismo», osservano i firmatari dell’articolo sul WSJ, «è di grande beneficio per tanti: produce finanziamenti statali per la ricerca e per le aziende, e fa crescere gli uffici statali. Inoltre offre una buona scusa per aumentare le tasse e un buon pretesto per ottenere grosse donazioni per salvare il pianeta. Lysenko e i suoi vivevano molto bene e difendevano con i denti i loro dogmi con annessi privilegi».

Pochi giorni prima dell’articolo dei 16, l’Università di East Anglia aveva rilasciato i dati raccolti da oltre 30 mila stazioni meteorologiche: essi dimostrano che sono quindici anni che le temperature non aumentano. E se hanno ragione gli scienziati della Nasa, potremmo trovarci alla vigilia di una mini era glaciale, paragonabile al calo delle temperature che nel XVII secolo faceva svolgere le fiere sulla superficie del Tamigi congelato.

Com’è noto, è sull’allarme clima che si basa il Protocollo di Kyoto e tutta la regolamentazione che ha trasformato le emissioni di Co2 in un diritto limitato e quotato in borsa, protetto da swap e derivati.

Alessandra Nucci | Italia Oggi – gio 2 feb


L’appello di 16 scienziati contro il panico da global warming

Questo appello, firmato da 16 scienziati, è stato pubblicato dal Wall Street Journal venerdì 27 gennaio.

A un candidato a un incarico pubblico in una qualunque democrazia contemporanea può capitare di dover esprimere una posizione sul “global warming”. Sappia che l’affermazione, spesso ripetuta, secondo la quale gli scienziati chiedono decisioni nette e risolute per fermare il riscaldamento globale, non è vera. Di fatto, c’è un numero sempre più largo di ingegneri e autorevoli scienziati che non credono alla necessità di azioni drastiche contro il riscaldamento globale. A settembre, il premio nobel per la Fisica Ivar Giaever, sostenitore del presidente Obama alle ultime elezioni, è uscito dall’American Physical Society (Aps) con una lettera pubblica che inizia così: “Non rinnovo (la mia iscrizione) perché non posso rassegnarmi a convivere con il vostro manifesto: ‘Le prove sono incontrovertibili: il riscaldamento globale è in atto. Se non si prendono decisioni per mitigarne gli effetti, si assisterà con ogni probabilità a sconvolgimenti nei sistemi ecologico e fisico della Terra, nei sistemi sociali, nella sicurezza e nella salute degli uomini. Dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica a partire da ora’. Com’è che l’Aps è disponibile a discutere se la massa del protone cambi col passare del tempo o come si comporta un multi-universo ma ritiene le prove del riscaldamento globale incontrovertibili?”. Nonostante una campagna più che decennale per far passare il messaggio che l’aumento dell’“inquinante” anidride carbonica distruggerà la nostra civiltà, un largo numero di scienziati, tra cui molti studiosi illustri, sono d’accordo con il professor Giaever. E il numero degli “eretici” scientifici sta aumentando ogni anno che passa. La ragione è presto detta: l’accumularsi di testardissimi fatti scientifici.

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Posted by ikzus su 8 novembre 2011


MARTÍN CAPARRÓS

Contro gli ecologisti

12 ottobre 2011

L’ecologia presuppone un mondo statico. Dopo tanti anni in cui avevamo pensato che la cosa buona fossero i cambiamenti, dev’essere molto tranquillizzante.

A volte sono écololo, un ecologista chic. Mi dispiace, ma è la verità: ho una certa età, mi è venuta voglia di fare il conservatore. A volte voglio che le strade che frequentavo da bambino rimangano com’erano, e mi metto a borbottare se qualcuno me le cambia. Voglio che quest’uva abbia lo stesso sapore di quella dei miei ricordi, che le parole che usavo un tempo rimangano in voga, che la mia pelle sia immacolata come quella di un neonato

A volte mi piacerebbe anche che non esistessero i cellulari o i computer, perché prima i cellulari e i computer non esistevano. Come tanti altri (com’è scontato e volgare) immagino che i buoni vecchi tempi siano migliori dei cattivi nuovi tempi, che è meglio un male noto di uno ignoto, che l’uovo di oggi non ti becca come farebbe una gallina domani. Anche se non vorrei, su certe cose sono un conservatore.

Ogni tanto me ne vergogno. Mi dico che sono stupidi discorsi da vecchio, cerco di fare finta di niente e soprattutto non li travesto da ideologia. Non vado in giro dicendo che le strade asfaltate sono un attentato contro la nostra cultura, che i segnali di fumo sono il miglior mezzo di comunicazione o che gli aborigeni devono rimanere come sono: sono un écololo ma solo fino a un certo punto. Lo sono, se lo sono, contro la mia volontà.

E questa è già una parziale redenzione: non totale, giusto quanto basta per dormire alcune notti. Invece il mondo oggi è pieno di écololo che sono orgogliosi di esserlo. Gli écololo (non tutti gli ecologisti sono écololo, ma tutti gli écololo sono ecologisti) fanno quello che fanno tutte le persone dopo una certa età ma se ne vantano, ne parlano in giro, fanno una dottrina, un ornamento di quella che dovrebbe essere la loro anima. Gli écololo si sentono felici, sono felici, vivono felici perché hanno trovato il modo più presentabile, più modaiolo, più acclamato di essere conservatori: signore e signori, ecco a voi sua maestà l’ecologia.

L’ecologia è la veste più prestigiosa del conservatorismo. Il modo più attuale, attivo, giovanile, politicamente corretto e potente di essere conservatori. Il conservatorismo cool, il conservatorismo progressista, il conservatorismo con un tocco moderno.

L’ecologia è il prodotto esemplare di un’epoca, la nostra, che non sa cosa pensare di quello che l’aspetta, che ha perso le sue idee sul futuro, e allora invece di desiderarlo ne ha un’orrenda paura. Ecco perché gli écololo vorrebbero riportare il mondo a un’età dell’oro. Sapendo che anche questo è impossibile, cercano almeno di fare in modo che niente più cambi. Il loro sguardo è pieno di nostalgia del presente visto come passato e di paura per il carattere eternamente sfuggente e scivoloso del tempo. Odiano il tempo perché non sanno come pensarlo.

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Posted by ikzus su 20 agosto 2011


E Avvenire tira la volata al pauperismo di Stato

di Fabio Spina
«…In questo contesto, spiritualità e religioni – motore decisionale nella visione morale delle persone – possono dare un grande segnale perfettamente coerente al messaggio evangelico, facendo da cassa di risonanza a un sistema di valori sostenibili: dalla cooperazione alla solidarietà, dalla sobrietà alla contemplazione delle bellezze naturali». Religioni “cassa di risonanza” per “valori sostenibili”, ovvero un cristianesimo ridotto a fare da veicolo di un’etica globale ripulita di qualsiasi riferimento al trascendente. Dove possiamo leggere questi concetti? Sul quotidiano dei cattolici Avvenire, naturalmente, prima pagina dell’inserto culturale di “Agorà”di sabato 13 agosto.La citazione è parte di un’intervista al climatologo Luca Mercalli, che pubblicizza il suo ultimo libro, l’ennesimo dedicato agli stili di vita che dovrebbero salvare il mondo (evidentemente il fatto che Gesù sia già venuto a salvare l’uomo non è considerato sufficiente). Il titolo dell’articolo di Avvenireè già tutto un programma: “Tutti più poveri ma ricchi di futuro”, che potrebbe essere anche scambiato per un commento a sostegno della manovra economica del governo. Invece no, è soltanto la solita ideologia pauperista per cui, capovolgendo l’attuale consumismo,  «potremmo allora pensare che “è figo” avere i pannelli solari, un’auto piccola, spegnere le luci quando si esce da una stanza, mentre è stupido non farlo».Quando invece dovrebbe essere “figo” domandarsi prima il senso dell’utilizzo degli strumenti: l’auto piccola sarà uno “spreco” se si deve andare nel traffico all’edicola distante pochi metri e non diluvia, sarà rischiosa se si debbono effettuare lunghi viaggi. Analogamente per i pannelli solari e la luce. Comunque si tratta di uno stile di vita così “figo” che va “imposto” con un «protagonismo» da promuovere cambiando «i valori di fondo della società: un cammino breve se venisse instillato dalla pubblicità, promosso dalle religioni, normato dalle leggi, diffuso dall’informazione… Eterno, se deve emergere controcorrente». Rileggiamo: «Instillato dalla pubblicità, promosso dalle religioni, normato dalle leggi, diffuso dall’informazione», una vera imposizione, un’etica di Stato di cui la religione deve essere cinghia di trasmissione, una concezione di cui curiosamente Avvenire si fa megafono senza sollevare la benché minima obiezione. Forse perché con lo stesso sistema ci è stata già instillata la corrispondenza tra “cosa buona e giusta” e l’aggettivo “sostenibile”.

Ma qualche parola va spesa anche sull’intervistato, il noto climatologo del farfallino, Luca Mercalli, di cui Aldo Grasso, nell’aprile 2007, in un articolo dal titolo “Prediche ambientali e appelli al governo” scrisse: “Certe sere Mercalli pare un invasato, un profeta di sventure”[…]  Il «ciclo Mercalli» è il più ideologico e incattivito: ogni mancata pioggia ha la sua spiegazione politica, ogni alluvione la sua «sragione» di stato. Torinese, classe 1966, Luca Mercalli è un climatologo che si occupa principalmente di ricerca sulla storia dei ghiacciai delle Alpi occidentali. E’ responsabile dell’Osservatorio Meteorologico del Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, fondato nel 1865. Abita in Val di Susa, si scalda con legna e pannelli solari, coltiva l’orto e ama leggere. Detto così, sembra un personaggio creato da Fruttero & Lucentini. Sta di fatto che con lui le previsioni del tempo non sono più semplici previsioni, sono comizi e quello che pareva solo un frusto sfogo popolaresco, «piove, governo ladro!» è diventato un programma politico molto ambizioso: ricollegare laicamente i destini del cielo al faticoso cammino della storia quotidiana».
Da un po’ di tempo Luca Mercalli, oltre al programma RAI di Fabio Fazio, frequenta con assiduità anche i media cattolici. Non solo Avvenire, è l’esperto di riferimento per Radio InBlu, e anche su Famiglia Cristianaha il suo spazio: si ricorda un corposo articolo sul settimanale dei Paolini il 30 dicembre 2010 in cui parlava sostanzialmente delle stesse cose. Forse grazie anche a questo  alcune parrocchie hanno pensato che “è figo” avere i pannelli solari.Certo che pochi avrebbero previsto anni fa tali spazi sui media cattolici ascoltandolo il 19 marzo 2006 come relatore al Primo Congresso dell’Associazione Radicale “Rientrodolce” (per un ritorno “dolce” a una popolazione mondiale di due miliardi di persone, indovinate come) oppure a luglio e novembre 2008 per le manifestazioni organizzate a Torino per il centesimo anniversario della nascita di Aurelio Peccei. Quest’ultimo fu il fondatore nel 1968 del famoso, o meglio famigerato, “Club di Roma”, il cui obiettivo può sintetizzarsi nella frase: “Cercando un nuovo nemico contro cui unirci, pensammo che l’inquinamento, la minaccia dell’effetto serra, della scarsità d’acqua, delle carestie potessero bastare… Ma nel definirli i nostri nemici cademmo nella trappola di scambiare i sintomi per il male. Sono tutti pericoli causati dall’intervento umano… Il vero nemico, allora, è l’umanità stessa”. (The First Global Revolution, 1991).Sarebbe interessante se Avvenire si chiedesse come mai sull’installazione di un pannello solare la detrazione è del 55% del costo indipendentemente dal reddito imponibile, mentre per un figlio o altro carico familiare l’agevolazione dipende dal reddito. Perché per i medicinali o una protesi dentaria non si ha una detrazione del 55%? Perché non si hanno i soldi per il “buono scuola” ed invece si trovano per i pannelli solari? Forse si teme di dover ascoltare come risposta che è più importante evitare che in atmosfera sia immesso del composto naturale dal nome anidride carbonica invece d’incentivare la nascita di un figlio o le sue cure o la sua educazione.
Eppure il Papa Giovanni Paolo II ha scritto nella sua enciclica “Centesimus Annus” della necessità di un’ecologia umana centrata sul primato della persona umana e della sua interiorità. “Mentre ci si preoccupa giustamente, anche se molto meno del necessario, di preservare gli ‘habitat’ naturali delle diverse specie animali minacciate di estinzione, perché ci si rende conto che ciascuna di essa apporta un particolare contributo all’equilibrio generale della terra, ci si impegna troppo poco per salvaguardare le condizioni morali di un’autentica ecologia umana. L’uomo è donato a se stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato”.
“La natura è per l’uomo e l’uomo è per Dio”: ripartendo da questo slogan che sintetizza la Dottrina sociale della Chiesa in materia, forse si potrà tornare a leggere su tutti i quotidiani cattolici che il rispetto dell’ambiente è un dovere dell’uomo e non un diritto della natura, che la morale cattolica educa a “coltivare e custodire” il Creato senza dimenticare che questo è stato realizzato per essere la dimora dell’essere umano. Purtroppo, invece, sembra che su alcuni temi ambientali ci si limiti a divenire “cassa di risonanza” del pensiero altrui, ci si omologa ed affoga nel pensiero dominante pensando che il “buonismo” coincida con il giusto.
“Non abbiate paura di andare controcorrente!” invitava il Beato Giovanni Paolo II: purtroppo se la paura vince non rimane che essere solo “cassa di risonanza” per pubblicizzare il libro e le idee del climatologo del farfallino credendo per questo di essere più tolleranti e buoni.
17-08-2011 © LaBussola.it

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Earth Day, la fine del mondo che non arriva mai

Posted by ikzus su 21 aprile 2011


Abbiamo solamente altri cinque anni, per fare qualcosa
Kenneth Watt, ecologist

La civiltà finirà entro 15 o 30 anni, a meno che non si intraprendano azioni immediate per affrontare i problemi dell’umanità
George Wald, Harvard Biologist

L’umanità deve smettere di inquinare e deve preservare le proprie risorse, non solo per incrementare il livello della propria esistenza, ma per salvare la propria razza dal degrado e dalla possibile estinzione
New York Times

Il Dott. S. Dillon Ripley, segretario dello Smithsonian Institute, crede che in 25 anni, circa il 75/80 % di tutte le specie viventi si estingueranno
Sen. Gaylord Nelson

Il mondo si è raffreddato considerevolmente negli ultimi 20 anni. Se l’attuale trend continuasse, il mondo avrà una temperatura media globale più bassa di quattro gradi nel 1990, e di unidici gradi più bassa nel 2000. Questo è circa il doppio di quanto richiesto per una era glaciale
Kenneth Watt, Ecologista

Con gli attuali tassi di crescita dell’azoto [in atmosfera], è solo questione di tempo affinchè la luce [solare] venga filtrata, rendendo inutilizzabili le nostre terre
Kenneth Watt, Ecologista

ATTENZIONE: queste sono previsioni d’annata: non di quest’anno, ma di 41 anni fa: le trovate su Climate Monitor, e si riferiscono all’Earth Day del 1970. Anche allora la terra stava per finire, ma per l’imminente glaciazione!

Quando smetteremo di farci prendere in giro da questi pagliacci?

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Posted by ikzus su 8 aprile 2011


Il futuro energetico dell’Italia?

Ecco come lo vede il Prof. Franco Battaglia
dell’Università degli Studi di Modena

F  Battaglia 2Ci sono molti ‘falsi miti’ a proposito dell’energia che secondo il Prof. Battaglia, docente di chimica ambientale presso l’Università di Modena, bisognerebbe scardinare con decisione perché ci impediscono di guardare in faccia alla realtà. E la realtà è che i combustibili fossili, che oggi costituiscono la fonte per oltre l’85% del fabbisogno energetico dell’umanità, si stanno esaurendo e che il ritorno all’opzione nucleare è la strada migliore per garantire un’ampia disponibilità di energia a basso costo, necessaria allo sviluppo umano.

È quanto emerge dall’ultimo libro “Energia nucleare? Sì, per favore …” (21mo Secolo editore, 2010) che offre spunti di riflessione di sicuro interesse per avviare un dibattito sulla questione, non senza provocazioni.

Innanzitutto bisogna chiarire che per “esaurimento” si intende non necessariamente l’effettiva scomparsa delle risorse in questione ma il fatto che, per una ragione o per un’altra, l’estrazione e la lavorazione possa risultare non conveniente, a causa di costi energetici ed economici maggiori rispetto al beneficio di ottenere il prodotto.

La previsione del geofisico Marion King Hubbert, comprovata pienamente da successive analisi, ha confermato che il mondo è oggi seduto sulla cima del picco di massima produzione del petrolio, caratterizzato da una domanda superiore alla produzione.

Ma come è possibile operare una sostituzione “indolore” dei fossili, minimizzando gli effetti di un cambiamento radicale degli scenari energetici?

Per quanto attiene alla produzione elettrica, la risposta sta nella re-introduzione nel nostro mix elettrico della fonte nucleare per soddisfare la domanda di base. Gli impianti nucleari hanno una tecnologia più costosa, ma producendo in continuo – e gli impianti nucleari, per ragioni tecniche, devono produrre in continuo – ammortizzerebbero il loro costo rapidamente, soprattutto tenendo conto del fatto che impiegano il più economico dei combustibili, l’uranio (nel caso del nucleare il costo del combustibile incide solo per il 15 % sul costo di produzione di 1 kWh elettrico, contro il 75 % del gas).

Un mix equilibrato dovrebbe, inoltre, prevedere l’utilizzo del carbone per soddisfare la domanda superiore a quella di base, ma pur sempre nella norma, e del gas naturale (insieme all’idroelettrico) per soddisfare la domanda di picco essendo i turbogas e gli impianti idroelettrici più versatili in termini di rapidità di avviamento. Le centrali a gas, inoltre, bruciando un combustibile costoso, è bene che restino riservate alle sole domande di picco.

Per soddisfare la richiesta di base col nucleare, l’Italia dovrebbe installare almeno 20 reattori nucleari, che soddisferebbero 20 GW di consumi (pari a circa il 50% del nostro fabbisogno). Attualmente non produciamo nulla dal nucleare, ma copriamo con esso il 15% del nostro fabbisogno elettrico, visto che importiamo oltre 6 GW elettrici, per i quali paghiamo alla Francia, ogni anno e da molti anni, l’equivalente del costo di un reattore nucleare: come dire che un quarto del parco nucleare francese è stato pagato con denaro dei contribuenti italiani, prelevato direttamente con le bollette elettriche. Una situazione davvero paradossale!

I motivi per cui dovremmo dare al nostro mix di fonti energetiche un assetto più razionale sono molteplici:

  • Posizionarci in linea con l’Unione Europea dove la prima fonte d’energia elettrica è il nucleare (33%), seguito dal carbone (30%) e dal gas (quasi 20%). Non dimentichiamo che, considerata (a torto o a ragione) tra i Paesi “più virtuosi” dal punto di vista ambientale, la Germania produce la propria energia elettrica per il 90% da combustibili fossili (principalmente carbone), nucleare, e rifiuti solidi urbani, e solo per il 10% dalle rinnovabili, incluso l’idroelettrico.
  • Ridurre il consumo di petrolio ai fini di generazione elettrica e riservarlo per l’industria petrolchimica.
  • Ridurre il consumo di gas naturale e riservarlo per scopi di autotrazione. Motivazione non meno importante sarebbe la necessità di limitare la dipendenza dall’estero, aumentando la sicurezza dei nostri approvvigionamenti d’energia elettrica.
  • Sfruttare ulteriormente il potenziale della fonte idroelettrica

Sicuramente ai lettori più attenti non sarà sfuggito che in questa ‘costruzione’ del mix energetico, quanto meno auspicabile per il nostro Paese, manchino le fonti rinnovabili.

Al di là di ogni ideologia ambientalista, che spesso trascura aspetti scientifici ed economici rilevanti, il Prof. Battaglia ritiene che pensare di poter affrontare, anche solo minimamente, il problema energetico dell’umanità (che oggi conta circa 6.5 miliardi di individui) facendo ricorso alle rinnovabili sia un’illusione.

Le tecnologie fotovoltaica ed eolica hanno limiti intrinseci che è sostanzialmente impossibile superare (oltre che costi decisamente non competitivi, si veda Tabella 1).

Gli impianti eolici e FV erogano energia quando c’è disponibilità di vento e di sole. Ma questo è incompatibile con le reali modalità con ci noi ci serviamo dell’energia, che deve essere disponibile quando richiesta, dove richiesta e con la potenza richiesta.

Eolico e fotovoltaico, erogano sì energia, ma quando soffia il vento o quando il sole illumina i pannelli; e, cosa importantissima, non garantiscono potenza. Ed è per questo che 1 gigawatt eolico o fotovoltaico installato non consente la chiusura di neanche 1 watt convenzionale.

Anche i costi rappresentano un problema irrisolto per le rinnovabili dal momento che, a parità d’energia annua erogata, rispetto agli impianti nucleari, richiedono un impegno economico doppio (nel caso degli impianti eolici ) e 20 volte maggiore (nel caso del FV). Né ci si può illudere nella speranza che i costi diminuiscano: queste tecnologie non sarebbero convenienti anche se fossero gratis. Ma gratis non sono.

Tabella 1 – Costo tipico degli impianti di generazione elettrica
(i valori sono riferiti a impianti in grado di generare, in un anno, 1 GW-anno di energia elettrica)Tabella 1 - F.Battaglia

La riprova che la strada verso le rinnovabili è ancora molto lunga da seguire sta nel fatto che la Germania, citata spesso come esempio di Paese ‘green’, che ha investito notevoli risorse nelle rinnovabili, produca il 5% della produzione elettrica con l’eolico e meno dello 0.5% con il FV, nonostante abbia installato 20.000 turbine eoliche e circa la metà della potenza FV installata del mondo.

Insomma, la sfida che l’umanità è chiamata ad affrontare nei prossimi decenni è molto impegnativa, ma la buona notizia secondo il Prof. Battaglia è che la via d’uscita esiste ed è il nucleare.

01/03/2011

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Posted by ikzus su 7 aprile 2011


Il clima m’ama non m’ama

Scritto da Guido Guidi il 4 – aprile – 2011

E’ un esercizio che abbiamo già fatto altre volte. Però ogni tanto è bene tornare a dare un’occhiata alla gran quantità di danni reali o presunti che il clima che cambia può portare. Molti di questi sono definiti “evidenze” del suddetto cambiamento, salvo poi trovarsi di fronte ad altrettante evidenze di segno opposto.

Insomma, pioverà di più o pioverà di meno? Farà più caldo o più freddo? Ci sarà più neve o meno neve? E così via, non senza che per alcune di queste discordanti affermazioni -tutte supportate da adeguato processo di revisione paritaria, ovvero tutte scientificamente approvate- compaia anche la terza opzione, cioè sia più che meno purché cambi.

L’impressione è che nell’affaire climatico siano confluiti un po’ troppi soldini. Logico che si desideri che continuino ad arrivare.

La stagione secca in Amazzonia è più verde
La stagione secca in ammazzonia è meno verde

Le valanghe potrebbero aumentare
Le valanghe potrebbero diminuire [?]

La migrazione degli uccelli è più lunga
La migrazione degli uccelli è più breve
La migrazione degli uccelli è diversa

Gli incendi delle foreste boreali potrebbero aumentare
Gli incendi delle foreste boreali potrebbero continuare a diminuire

Le locuste cinesi si affollano quando è più caldo
Le locuste cinesi si affollano quando è più freddo

Diminuiscono le rane in Columbia
Le rane prosperano in un mondo che si scalda

Gli atolli corallini affondano [?]
Gli atolli corallini si sollevano [? – ?]

La rotazione della Terra rallenta
La rotazione della terra accelera

L’Africa orientale avrà meno pioggia
L’Africa orientale avrà più pioggia – pdf

Meno neve sui Grandi Laghi
Più neve sui Grandi Laghi

La Corrente del Golfo rallenta
La Corrente del Golfo accelera un po’

I Monsoni indiani saranno più secchi
I Monsoni indiani saranno più umidi

La resa del riso indiano diminuirà – full paper
La resa del riso indiano aumenterà

Le foreste dell’America Latina potrebbero diminuire
Le foreste dell’Amwerica Latina hanno prosperato in un mondo più caldo e con più CO2!

L’indice fogliario si è ridotto [1990s]
L’indice fogliario è aumentato [1981-2006]

La malaria potrebbe aumentare
La malaria potrebbe continuare a diminuire

La malaria aumenterà nel Burundi
La malaria diminuirà nel Burundi [?]

North Atlantic cod to decline
North Atlantic cod to thrive

La frequenza dei cicloni nel Nord Atlantico aumenterà
La frequenza dei cicloni nel Nord Atlantico diminuirà – full pdf

L’atlantico settentrionale meno salato
L’Atlantico settentrionale più salato

La banchisa settentrionale diminuirà [? – ? – ?]
La banchisa settentrionale aumenterà [?]

Le emissioni di metano delle piante sono significative
Le emissioni di metano delle pinate non sono significative

La vegetazione si sposta in quota
La vegetazione si sposta a valle [?]

Il Sahel avrà meno pioggia
Il Sahel avrà più pioggia
Il Sahel avrà più o meno pioggia

Meno nebbia a San Francisco
Più nebbia a San Francisco

La salita del livello del mare ha accelerato
La salita del livello del mare ha rallentato – full pdf

Meno umidità nel suolo
Più umidità nel suolo

I Calamari diventano più piccoli
I Calamari diventano più grandi

I Cacciatori dell’età della pietra potrebbero aver causato il riscaldamento del passato [?]
I Cacciatori dell’età della Pietra potrebbero aver causato il raffreddamento del passato

Più detriti dalle montagne svizzere
Meno detriti dalle montagne svizzere
I detriti dalle montagne svizzere potrebbero diminuire e poi aumentare

La Gran Bretagna avrà più siccità
La Gran Bretagna avrà più pioggia

Il vento aumenta di intensità [?]
Il vento diminuisce di intensità [?]
Il vento aumenta e poi diminuisce

Gli inverni potrebbero essere più caldi [? – ?]
Gli inverni potrebbero essere più freddi

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Posted by ikzus su 29 marzo 2011


Il riscaldamento globale è fermo:
nel 2010 temperature sostanzialmente stabili

Il 2010 non porta niente di nuovo: va a collocarsi semplicemente in un trend in corso delle temperature globali decisamente sopra “media” ma sostanzialmente in linea con gli ultimi anni.

Occorre chiarire subito una cosa: il 2010 è stato l’anno più caldo in assoluto a livello globale soltanto nelle interpretazioni come sempre superficiali e fuorvianti dei vari organi di informazione.

Se infatti si vanno a guardare i dati veri e cioè quelli rilasciati dai maggiori enti climatologici mondiali, che tra l’altro riescono a misurare con una certa accuratezza soltanto le ultime decadi, potendosi avvalere anche dei rilevamenti satellitari sia per le temperature troposferiche, sia per le temperature superficiali degli oceani (SST), si capisce bene che la realtà delle cose non sta proprio in questi termini.

Se si cerca di dare a questi dati un significato da un punto di vista scientifico (la scienza è prima di tutto un metodo, anche se purtroppo così poco di moda ai giorni nostri), quello che si può veramente dire è che il 2010 risulta essere sicuramente uno degli anni più “caldi” degli ultimi decenni, ma quantitativamente indistinguibile da altre annate recenti particolarmente “calde” come ad esempio il 2005 e il 1998.


Si consideri ad esempio che la differenza tra le medie calcolate relative a queste annate risulta essere dell’ordine del centesimo di grado, quando anche le più ottimistiche dichiarazioni rilasciate magari dagli enti stessi, parlano di una tolleranza di errore per i dati strumentali recenti pari almeno ad un decimo di grado.

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ATOMICA-mente

Posted by ikzus su 18 marzo 2011


MEDITAZIONI ATOMICHE

L’atomo scotta: la tragedia giapponese ha riacceso i riflettori, e surriscaldato gli animi.

Qui alcuni articoli interessanti; di seguito, interventi di meditabondi.

Riflessioni dinanzi alle catastrofi naturali

Avvenire – La speranza di vincere il male nell’eterna lotta per il bene

IlFoglio – Lo scenario peggiore

IlFoglio – I media si dividono nel racconto

Liberal – L’atomo trasversale

Avvenire – Riscoprire valori antichi per affrontare le nuove paure

Corriere – La paura e la ragione

LaStampa – Per l’energia è un momento di svolta

Giornale – Hack sfida gli ecologisti: “Avanti col nucleare”

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Alessandro P:

…allora proporremo di costruire la prima centrale atomica italiana vicino a casa sua, ok?

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Posted by ikzus su 28 gennaio 2011


Zavorra «verde» da 4 miliardi

di Federico Rendina

Una superbolletta 2011 da 4 miliardi di euro solo per incentivare le energie rinnovabili. Esosa, iniqua e soprattutto impiegata male. L’accusa, infiocchettata di proposte, viene dall’Authority per l’Energia. Che non ha perso tempo dopo l’ultima diagnosi sull’accelerazione all’energia solare che il nostro paese ha però ottenuto a carissimo prezzo (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).

La reazione è tempestiva anche perché siamo alle ultime battute nel confronto tra il Governo e le categorie coinvolte nella riforma degli incentivi prevista dal decreto legislativo «che sarà approvato a breve» ha affermato proprio ieri il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani.

Attutire e rimodulare gli incentivi tenendo conto dell’evoluzione tecnologica (che consentirebbe sussidi sempre più lievi) e delle esigenze di trasparenza nella loro erogazione? Belle parole, da tutti condivise. Sta di fatto che il confronto conferma una grande divaricazione di tesi e interessi. Le associazioni degli operatori si battono per attenuare gli aiuti il meno possibile. Se ne fa interprete l’Assosolare, che plaude per l’obiettivo dei 7 gigawatt di energia fotovoltaica raggiunta a fine 2010 e invita a raddoppiare il target nazionale (praticamente già raggiunto) degli 8mila megawatt al 2020.

Intanto gli amministratori locali rivendicano se non altro regole chiare e tempestive: proprio ieri il governatore della Puglia, Niki Vendola, ha protestato contro i ritardi del Governo nel comunicare i nuovi obiettivi da assegnare in maniera differenziata alle regioni. Le associazioni ambientaliste più vivaci, come gli Amici della Terra, invitano invece a premere con maggiore decisione sull’efficienza, chiudendo ancora di più il rubinetto dei sussidi agli impianti.

Tutto ciò incalza l’Authority per l’energia. Che in una segnalazione al Governo e Parlamento chiede opportuni «correttivi» allo schema dell’ultimo decreto legislativo sui sussidi. Il costo totale per incentivare le sole rinnovabili vere (escluse le “assimilate”) è passato – puntualizza l’Authority – dai 2,5 miliardi di euro 2009, ai 3,4 miliardi 2010 fino a superare quest’anno i 4 miliardi.

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Posted by ikzus su 27 gennaio 2011


Salvare l’umanità eliminando gli uomini

di Piero Vietti

Leggo con raccapriccio su Climate Monitor che uno dei collaboratori dell’Ipcc, il professor David Shearman, “promuove l’idea di una eco-dittatura esercitata da una classe dirigente di Eco Guerrieri che possa soggiogare le masse attraverso le leggi della Green Religion”. Continuiamo a leggere: “Shearman non si sottrae alle classiche definizioni dell’umanità, in quanto eco-tumore e cancro ecologico. E l’unica soluzione, guarda caso, è un regime autoritario. Il suo progetto prevede la soppressione e la sostituzione delle religioni, che mal si sposano con l’autoritarimo. Per esempio la religione cristiana. Ovviamente andrebbe sostituita con la Green Religion, dove il dio trascendente altri non è che lo Stato. E questo dio, incarnato nello Stato, punirebbe i suoi adepti ogniqualvolta venga commessa una eco-infrazione”. Molto bene.

L’articolo presenta un breve elenco di scienziati (o sedicenti tali) che hanno idee più o meno simili a Shearman. In questa cornice cade a fagiolo il Festival della scienza che si apre domani a Roma. La Stampa lo festeggia a modo suo, facendo aprire il suo inserto “Tuttoscienze” dall’appello del fisico Brandon Carter a decimare la popolazione mondiale per salvaguardare il pianeta. Dopo una lunga teoria di catastrofi che ci aspettano se continuiamo a crescere così, ecco la conclusione del professore: “L’unica alternativa realistica è un graduale e prolungato calo della popolazione, dopo il picco che dovrebbe avvenire in un futuro piuttosto vicino”.

In altre povere, salviamo l’umanità eliminando gli uomini.

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Posted by alenu su 18 gennaio 2011


A 25 anni dalla disastrosa esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare

Chernobyl diventa meta turistica

Radiazioni sotto controllo. Solo 130 dollari per fare il tour

di Patrizia Feletig

Chernobyl. Il governo ucraino ha annunciato l’apertura al turismo della Zona di Esclusione attorno alla centrale nucleare di Chernobyl. L’area ha una superficie come quella della provincia di Roma. Essa circonda il reattore esploso il 26 aprile 1986 e che, dopo l’evacuazione della popolazione, è rimasta chiusa, presidiata da militari. Qualche forma di turismo nella Zona già c’è.

Nel 2002, due anni dopo la chiusura dell’ultimo dei tre reattori gemelli a quello esploso, e ancora funzionanti dopo l’incidente, alcuni imprenditori di Kiev hanno ideato dei pacchetti turistici, proponendo dalle gite di mezza giornata fino a soggiorni con pernottamento di una notte a Chernobyl. Circa un migliaio di visitatori all’anno.

Fiutato il business, in previsione del flusso di arrivi collegato ai campionati europei di calcio che l’Ucraina ospiterà nel 2012, il governo di Kiev ha deciso di sfilare ai privati questa attività. Chernobyl esercita il suo fascino perverso su un variegato campionario di cittadini prevalentemente europei. Essi sono: antinuclearisti in cerca di conferme, fotografi a caccia di immagini graffianti, nostalgici che inseguono la suggestione di una cittadina-modello di stampo sovietico. Ci sono anche delle coppie che si fanno fotografare davanti al sarcofago del reattore N.4.

Si spende 130 dollari per la visita di gruppo (12 persone). Fino ai 500 dollari per un’escursione privata sempre sotto stretta sorveglianza di una guida. Unico requisito: un passaporto. Tutte le formalità si sbrigano via web fino all’appuntamento nella piazza centrale di Kiev. Dopo due ore di pulmino, si è sul posto dove sfilano abitazioni abbandonate, intervallate da territori dominati da una vegetazione rigogliosa che favorisce la riproduzione delle specie animali come lupi, alci, cicogne, cavalli: 25 anni dopo, Chernobyl è diventato un eco-sistema naturalistico.

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Posted by ikzus su 15 gennaio 2011


Ma quale clima impazzito, l’Australia è sott’acqua come 37 anni fa

di Piero Vietti

Le inondazioni che da giorni devastano il Queensland, nel nord ovest dell’Australia, hanno un mandante. Naturalmente si tratta del riscaldamento globale, declinato a seconda del momento in global warming, cambiamenti climatici, impazzimento climatico e via così. “Mai vista una cosa del genere”, si affrettano ad assicurare i commentatori. In realtà non è proprio così, dato che nel 1974 nella stessa zona ci fu esattamente la stessa emergenza (e all’incirca gli stessi danni e lo stesso numero di vittime). Eppure, stando a quanto dicono gli esperti, quelli non erano ancora gli anni del riscaldamento globale causato dalle nostre emissioni (a dir la verità all’epoca parecchi scienziati parlavano di era glaciale imminente, ma è un’altra storia), quindi o le cause dei due disastri sono diverse, anche se hanno portato a identici risultati, o forse c’è qualcosa di più.

Il giornalista inglese James Delingpole ha pubblicato sul suo blog (tra i più letti sul sito del Telegraph) la lettera di un australiano che racconta l’alluvione di oggi partendo da quella del 1974: “All’epoca non eravamo così intelligenti come voi pensate di essere oggi. All’epoca credevamo nell’idea stupida che il clima fosse ciclico, e che se non ci fossimo preparati alle sue conseguenze avremmo visto una ripetizione delle stesse tragedie in ‘una trentina di anni’. Questo era il pensiero degli scienziati di allora – che il clima procedesse in cicli di circa trenta anni. Furono iniziati allora programmi di mitigazione delle alluvioni, che includevano una serie di argini e dighe scolmatrici. La capitale Brisbane e tutto il sudest del Queensland non avrebbero mai più sofferto una tale devastazione”.

Cominciano così una serie di opere destinate a prevenire simili disastri, ma nel giro di due decenni gli scienziati spiegano che è tutto sbagliato: siamo in pieno riscaldamento globale, non ci sarà più acqua per nessuno. Continua la lettera: “E cosi’ abbiamo avuto menti postmoderne come Tim Flannery (noto scienziato australiano teorico del global warming antropico, per questo insignito del premio “Australiano dell’anno 2007”, ndr) consigliare il governo: ‘Dimenticate le dighe e i programmi di mitigazione delle alluvioni’, intonò il saggio dottor Tim, ‘costruite invece impianti di desalinizzazione’. Ed è quanto il nostro governo ha fatto. Ed è per questo che trentasette anni dopo siamo ancora una volta a soffrire esattamente lo stesso tragico ammontare di morti e distruzione, quasi esattamente dove, quando e come, avevano predetto quegli scienziati stupidi che stupidamente credevano che il clima fosse ciclico”. Ciclico o no, il clima sembra ancora una volta spiazzare chi pensa di poterlo prevedere con sicurezza. Nessuno vuole dire che le alluvioni nel Queensland siano colpa dei catastrofisti, ma forse certi governi dovrebbero chiedersi se valga la pena farsi dettare i programmi dai teorici dell’ineluttabilità del global warming.

Qui la traduzione della lettera dal sito Climate Monitor

13 gennaio 2011 © – FOGLIO QUOTIDIANO

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Posted by ikzus su 14 gennaio 2011


Rifiuti e bus, non solo acqua – Se passa il sì addio ai privati

Giorgio Santilli

Lo chiamano «referendum sulla privatizzazione dell’acqua» ma la vulgata e il marketing referendario in questo caso non corrispondono a verità o, almeno, non a tutta la verità. Perché il quesito numero 149, il più pesante in termini di fatturato economico fra i quattro ammessi dalla Consulta mercoledì, non riguarda solo il servizio di acquedotto e di erogazione dell’acqua al rubinetto, ma anche tutti gli altri servizi pubblici locali «di rilevanza economica». Anche per bus, metropolitane, depurazione, fognatura, raccolta dei rifiuti la vittoria del sì nella consultazione che si terrà in primavera si tradurrebbe in uno stop a liberalizzazioni e privatizzazioni.

Il quesito referendario propone, infatti, la cancellazione dell’intera «riforma Fitto» sui servizi pubblici locali, varata nel settembre 2009, e non solo delle norme sull’acqua. Per gli appassionati del diritto vale la pena ricordare che a essere abrogato dal voto popolare sarebbe l’articolo 23 bis del decreto legge 112/2008 (prima riforma dei servizi pubblici locali da parte del governo Berlusconi) come modificato dall’articolo 15 del decreto legge 135/2009 (meglio noto come «riforma Fitto»). In un colpo solo si affondano entrambe le riforme del centro-destra e i relativi correttivi.

I referendari avrebbero potuto concentrarsi solo su alcune norme più estreme della «riforma Fitto», per esempio quelle che impongono all’ente locale di cedere almeno il 40% del capitale, quando rifiuta di fare le gare e lascia il servizio nelle mani della sua spa. Il Forum dell’acqua – che raccoglie movimenti ambientalisti e della sinistra – è però convinto di poter travolgere l’intero impianto legislativo.

La cancellazione dell’intera riforma produrrebbe un balzo indietro di molti anni, un ritorno all’epoca dell’in house, dello strapotere delle aziende pubbliche controllate dagli enti locali. È stato l’articolo 15 varato nel 2009 a cancellare la legittimità dell’affidamento in house. Cancellando il divieto, l’in house ritorna in campo.

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Posted by alenu su 13 gennaio 2011


IL SIGNORE DEL TEMPO CHE IMBARAZZA I METEOROLOGI INGLESI

IL RECORD DELL’ASTROFISICO CORBYN: CI AZZECCA SEMPRE

Precoce: Piers Richard Corbyn, 63 anni, a 15 ha iniziato a registrare i dati meteo costruendosi da solo gli strumenti necessari. Si è laureato con lode in fisica all’Imperial College di Londra

Il cambiamento climatico? Un’opera di fantasia. L’idea che la CO2 possa influenzare la temperatura non ha senso, semmai è il contrario. È tutta una scusa per aumentare le tasse: ai governi interessa che la gente resti ignorante». Piers Corbyn ha un tono di voce profondo, il dente avvelenato contro la favola del climate change , e può vantare una certa somiglianza con doc Emmett Brown, lo scienziato pazzo di Ritorno al Futuro – del resto anche Piers si è guadagnato non poche critiche per le sue posizioni non ortodosse. Corbyn, infatti, è un meteorologo eretico. Uno cioè che mette in dubbio la dottrina standard delle previsioni del tempo: se fa caldo o freddo, se piove o nevica, Piers lo calcola in base al vento solare e ai cicli lunari. Il punto è che, previsioni alla mano, sembra avere ragione lui.

Prendiamo l’ondata di gelo che ha investito la Gran Bretagna il mese scorso. Corbyn, che vende i suoi bollettini meteo attraverso la sua azienda, la Weather Action, l’aveva già messa in conto in maggio. «Freddo estremo con nevicate eccezionali; probabilmente il dicembre più freddo negli ultimi 100 anni», recitavano le sue previsioni. E infatti. Normale dunque che, con tonnellate di ghiaccio da spalare, Piers non si sia trattenuto: «Ve l’avevamo detto», ha sparato nella newsletter periodica di Weather Action. Intuizione che subito gli è stata riconosciuta dal sindaco di Londra Boris Johnson. «Si può sapere perché il Met Office ha previsto un inverno mite?», ha scritto Johnson nella sua rubrica sul Daily Telegraph . Domanda scomoda: lo storico centro meteorologico britannico è da un po’ che non ne azzecca una, tanto che ha recentemente soppresso le sue previsioni a lungo termine. Ma con lo scalo di Heathrow bloccato e mezza città semiparalizzata è facile capire il nervosismo del sindaco. Che a metà articolo ha voluto riconoscere a Corbyn ciò che è di Corbyn. «Senza telescopio o supercomputer, armato solo di un laptop, grandi quantità di dati di pubblico dominio e una laurea in astrofisica, ci azzecca una volta dopo l’altra». «Non posso dire se i suoi metodi siano solidi o meno», conclude Johnson. «Ma quando le sue previsioni sembrano esssere giuste e costantemente più precise di quelle del Met Office sento che voglio saperne di più». Non è il solo.

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Posted by ikzus su 12 gennaio 2011


Saremo nove miliardi ma mangeremo tutti

di Marco Magrini

L’essere umano numero 7 miliardi dovrebbe nascere a luglio, o al più tardi verso ottobre. E pensare che avevamo festeggiato il nascituro numero 6 miliardi appena 12 anni fa, quando ce ne vollero 123 – fra il 1804 e il 1927 – per passare da uno a due miliardi. Sono le meraviglie, e gli spaventi, della demografia.

Il futuro demografico appariva spaventoso a Thomas Malthus, che nel 1798, mentre la popolazione cresceva più velocemente delle scorte alimentari, profetizzò guerre e carestie. Ma poi sono fioriti i commerci internazionali, e le sue matematiche certezze sono diventate irrilevanti.
Due miliardi di esseri umani più tardi, il futuro pareva spaventoso anche a Paul Ehrlich, che ridipinse un panorama malthusiano nel 1968, con il suo The Population Bomb. Ma invece è poi scoppiata la Rivoluzione Verde – semi migliori, fertilizzanti e pesticidi che hanno moltiplicato la produzione agricola – rendendo le sue statistiche irrilevanti.

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Posted by ikzus su 9 gennaio 2011


“Erin Brockovich, era tutto un bluff”

Una ricerca smonta la battaglia resa celebre dal film
“Non c’era inquinamento, i casi di cancro nella norma”

Erin Brockovich era bellissima. O meglio, lei di persona non era niente male, non lo è neppure adesso che ha 50 anni e tre figli grandi, ma Julia Roberts, che faceva la sua parte nel film, era davvero uno schianto. «Le parlai a lungo e mi ispirai a lei in tutto».

Le minigonne sfacciate, le scollature vertiginose, quel sorriso largo, ostentato, seducente. «Ma anche la tenacia, la certezza di avere ragione. Mi disse subito: non giudicare un libro dalla copertina». La Roberts vinse l’Oscar. Migliore attrice protagonista. «Erin Brockovich, forte come la verità», film del 2000 diretto da Steven Soderbergh basato su una vicenda vera. O che almeno allora sembrava vera

Adesso, dopo una ricerca indipendente condotta dal professor John Morgan, della Loma Linda University, per conto del California Cancer Registry, lo sembra un po’ di meno. Come se dalle crepe del deserto tornasse a uscire il veleno.

La storia era un classico della letteratura trasportato nella vita reale: Davide contro Golia. Davide era lei, Erin, trent’anni e due divorzi, segretaria precaria in un ufficio legale di un piccolo paese della California dove gli uomini e le donne sembrano morire tutti nello stesso modo: precocemente e di tumore. Golia era la potentissima Pacific Gas & Electric, accusata di aver contaminato per trent’anni le falde acquifere della zona con il cromo esavalente. La Brockovich scopre dei documenti compromettenti e spinge 233 abitanti del Paese a una class action che dopo una lunga battaglia verrà decisa in maniera extragiudiziale. La PG&E, sentendosi con le spalle al muro, decide di versare 333 milioni di dollari per chiudere la faccenda. «Meglio evitare il processo. Sarebbe pubblicità negativa». Titoli di coda e soldi veri nelle tasche dei querelanti, due milioni e mezzo in quelle della Brockovich, che oggi vive in una splendida villa di Malibù e ha una propria organizzazione che combatte per l’ambiente. Tutto bene. Anzi meraviglioso. «Sono un’icona del ventesimo secolo», scrive lei sul suo sito ufficiale. Possibile. Finché non è arrivato John Morgan con la sua ricerca. Uno studio approfondito, che in fondo è solo una fotografia. Quante sono state le morti di tumore a Hinkley tra il 1996 e il 2008? Centonovantasei. Qual è la media della regione? Duecentoventiquattro. «So che questa ricerca è impopolare, ma è molto accurata. Non credo che la Brockovich sia una cattiva persona. Forse neppure lei aveva gli strumenti per capire davvero le dimensioni del problema». Dunque a Hinkley il tumore uccide meno che altrove. Sono numeri. Roberta Walker, che nel Paese ci abita, dice che alla ricerca non crede proprio. «Ho avuto un tumore io e ce l’ha avuto mio marito». Dalla causa ha incassato cinque milioni. Ha comprato una fattoria. «Ho preso molto di meno, se no sarei andata via». L’acqua ha smesso di spaventarla. Ma anche Patty Brown, che ha superato un cancro alle ovaie, Ron Haefele, che lo ha avuto al cervello e Keri Kearney, che ne ha battuto uno ai polmoni, la pensano come lei. «Questa cittadina era maledetta e la colpa era dell’acqua».

Nel disastro di quei giorni avevano lentamente smussato i desideri fino a una quota prossima allo zero assoluto, poi era arrivata Erin a cambiare le cose e nessuno ha voglia di guardarsi indietro. Nemmeno ora che anche la California Enviromental Protection Agency ha stabilito che il cromo esavalente è sì tossico, ma solo se inalato. «Non c’è prova che sia pericoloso in piccole dosi nell’acqua». Con i giornalisti del Daily Mail che sono andati a bussare alla sua porta la Brokovich non ha voluto parlare. Ma forse ha ragione lei, «mai giudicare un libro dalla copertina». E nemmeno uno storia vera da un film.

ANDREA MALAGUTI – 4/11/2011 © LaStampa

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