ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Archive for the ‘clima’ Category

Posted by ikzus su 17 ottobre 2012


Effetti del Global Warming:
Pienamente d’accordo a metà.

Una frase celebre rubata al forziere della cronaca calcistica, certamente spassosa ma anche densa di significato. Si è appena attenuata l’eco delle grida di dolore dei professionisti della catastrofe per le vicende estive del ghiaccio marino dell’emisfero nord. Siamo in effetti tutti provati, non so se riusciremo a recuperare per il prossimo disastro meteo-climatico.

Proviamo a tirarci su con una notiziola che se non la vai a stanare come un’orso dalla Tana non c’è speranza di vederla girare sui media. Tantomeno in forma di sterile velina sulle pagine di chi la origina.

Ecco qua, secondo il dataset della NOAA il ghiaccio marino antartico ha appena segnato un record di estensione da quando lo si misura con i satelliti. Esattamente il contrario di quanto avvenuto per il suo opposto boreale.

Naturalmente, su un Pianeta che si scalda e si prepara ad arrostire, è naturale che un polo si sciolga e l’altro ghiacci. La logica CO2centrica con cui ci spiegano di che morte dovremo morire supporta efficacemente anche questo bizzarro comportamento polare. Del resto laggiù funziona tutto al contrario no?

Una notizia né buona né cattiva, semplicemente una notizia. Che però capisco che possa essere difficile da vendere, perciò meglio tenerla in magazzino e aspettare l’estate australe, ci sta che quest’anno di ghiaccio marino antartico se ne sciolga un po’ di più e si possa tornare a parlarne.

@ ClimateMonitor by: 

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La scienza climatica

Posted by ikzus su 14 febbraio 2012


Negli ultimi tempi la scienza climatica ha fatto grandi progressi, specialmente nel campo delle previsioni:

Come diceva quello là: ” …  in effetti  …  purtroppo  … !?!

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Posted by ikzus su 7 febbraio 2012


Freddo siberiano, anzi no. Le idee confuse dei giornali

Le nevicate sono un fenomeno che ormai appartiene al passato.
The Independent, 20 marzo 2000

Gli studiosi hanno analizzato gli ultimi due inverni (2009-2010 e 2010-2011) particolarmente rigidi nell’est degli Stati Uniti, nel Canada meridionale e in gran parte del nord Europa, che secondo gli esperti non possono essere spiegati semplicemente con la variabilità climatologica. Il raffreddamento invernale, dicono in sostanza i meteorologi, è da mettere in relazione con il forte riscaldamento al quale sono state sottoposte le regioni artiche nei mesi di luglio, agosto e settembre, riscaldamento che poi è proseguito anche in autunno e che ha causato lo scioglimento record della calotta artica marina.
Corriere della Sera, 17 gennaio 2012

Gli effetti del clima primaverile sono evidenti. “In genere – spiega l’agronomo Angelo Vavassori – sulle piante la vegetazione si riduce a un 5-10 per cento, d’inverno. Quest’anno, invece, siamo almeno venti giorni più avanti del solito, nei boschi le gemme dei faggi sono quasi pronte a sbocciare. C’è un’accelerazione, con piante come acacia e forsizia prossime alla fioritura. Altre volte le temperature sono rimaste miti anche a gennaio, ma senza arrivare ai livelli attuali”.
La Provincia di Como, 10 gennaio 2012

C’è una grande area dell’oceano Artico occidentale che si sta gonfiando senza sosta da dieci anni generando serie preoccupazioni per le possibili conseguenze ambientali e climatiche sull’intera Europa. L’effetto, quindi, sarebbe devastante e accadrebbe quanto era stato raccontato nel film del 2004, “The Day After Tomorrow” di Roland Emmerich. Katharine Gile, prima firmataria dello studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience: “Un’idea è che il ghiaccio marino formi una barriera tra l’atmosfera e l’oceano. E se il ghiaccio si modifica anche l’effetto del vento può cambiare”. Ma si tratta solo di un’ipotesi.
Corriere della Sera, 2 febbraio 2012

Senza l’alluvione di inizio novembre, per il Piemonte il 2011 sarebbe stato uno degli anni meno piovosi degli ultimi 50 anni. Ed e’ stata comunque confermata la tendenza a una concentrazione di piogge violente in pochi giorni e al riscaldamento climatico, con una media di 1,6 gradi superiore rispetto alla norma. Il quadro, che alcuni interpretano come prova dei cambiamenti climatici in atto, risulta dal rapporto annuale pubblicato dall’Arpa (agenzia regionale di protezione ambientale).
Meteoweb.eu, 18 gennaio 2012

Dopo la nevicata di ieri, tra il pomeriggio di oggi e la mattinata di domani è attesa in Piemonte una nuova perturbazione che porterà ancora nevicate, seppur molto deboli, su tutta la regione. Un miglioramento è atteso per domani pomeriggio, ma le temperature restano ovunque sempre molto basse, sotto lo zero per tutta la giornata su gran parte della regione.
Meteoweb.eu, 1 febbraio 2012

Delogu è appena tornato dalla Siberia dove quest’anno, invece di meno quaranta, si è scesi solo a meno dodici.
Repubblica, 29 gennaio 2012

Il freddo siberiano non dà tregua. Treni bloccati, caos nei trasporti. A Roma lezioni sospese per due giorni.
Repubblica.it, 2 febbraio 2012

3 febbraio 2012 © FOGLIO QUOTIDIANO

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Global Cooling

Posted by ikzus su 7 febbraio 2012


Proprio vero: niente come la realtà riesce a spazzar via l’ideologia!

E’ arrivato l’inverno: fa freddo; è normale. Ma in questo clima (intellettuale) avvelenato dal non senso, forse una salutare gelata può far rinsavire molti che si erano lasciati abbindolare dalle sirene degli allarmisti. Se ne sono accorti persino l’ultracatastrofista Mercalli e la Litizzetto – non proprio una iperconservatrice schifosocapitalista!

O no?

 Contrordine: la Terra si raffredda

Non c’è da allarmarsi per il riscaldamento globale, non ci sono basi scientifiche che giustifichino azioni drastiche per «decarbonizzare» il mondo. Se a convincercene non bastasse il gelo record di questi giorni, a ricordarcelo ci hanno pensato 16 scienziati di rango sul Wall Street Journal, che in un articolo indirizzato ai candidati politici delle democrazie del mondo smontano l’idea che la comunità scientifica sottoscriva all’unanimità o quasi la necessità di fare qualcosa per tentare di influire sul clima.

La notizia si aggiunge ai nuovi dati rilasciati in questi giorni dal noto Centro di ricerche sul clima dell’Università dell’East Anglia, secondo cui la temperatura del pianeta da 15 anni a questa parte non è aumentata affatto.

L’articolo sul WSJ prende spunto dalle dimissioni nel settembre scorso del Premio Nobel per la fisica, Ivar Giaever, dalla Società americana di fisica (Aps) in segno di protesta per le posizioni assunte dall’istituto. L’Aps, infatti, definisce le prove del riscaldamento globale «incontrovertibili» e foriere di «sconvolgimenti nei sistemi ecologici, fisici, sociali, di sicurezza e della salute umana». I 16 firmatari dell’articolo sul WSJ, fra cui l’italiano Antonino Zichichi, segnalano che Giaever è solo uno di un numero crescente di scienziati «eretici», i quali si attengono ai dati che indicano temperature invariate da oltre dieci anni.

L’articolo ricorda i fattacci dello scontro sul dogma allarmista, dalla campagna che nel 2003 ottenne il licenziamento di Chris de Freitas, il direttore della rivista Climate Research che aveva osato pubblicare un articolo clima-scettico, alle e-mail incriminanti del «Climagate» nel 2009 e al timore di dissentire pubblicamente espresso da molti scienziati giovani e non garantiti. Il quadro che ne emerge dipinge un ambiente intimidatorio paragonabile, secondo l’articolo, al «periodo pauroso in cui Trofim Lysenko aveva dirottato la biologia in Unione sovietica. I biologi sovietici che rivelavano di credere nel gene umano, che Lysenko diceva essere una finzione borghese, venivano licenziati; molti finirono nei gulag e alcuni furono condannati a morte».

I motivi per le prese di posizione irremovibili a difesa della tesi del riscaldamento globale sono vari, affermano i 16 scienziati, ma per trovarne la radice bisogna chiedersi «cui prodest» (a chi giova, ndr).

«L’allarmismo», osservano i firmatari dell’articolo sul WSJ, «è di grande beneficio per tanti: produce finanziamenti statali per la ricerca e per le aziende, e fa crescere gli uffici statali. Inoltre offre una buona scusa per aumentare le tasse e un buon pretesto per ottenere grosse donazioni per salvare il pianeta. Lysenko e i suoi vivevano molto bene e difendevano con i denti i loro dogmi con annessi privilegi».

Pochi giorni prima dell’articolo dei 16, l’Università di East Anglia aveva rilasciato i dati raccolti da oltre 30 mila stazioni meteorologiche: essi dimostrano che sono quindici anni che le temperature non aumentano. E se hanno ragione gli scienziati della Nasa, potremmo trovarci alla vigilia di una mini era glaciale, paragonabile al calo delle temperature che nel XVII secolo faceva svolgere le fiere sulla superficie del Tamigi congelato.

Com’è noto, è sull’allarme clima che si basa il Protocollo di Kyoto e tutta la regolamentazione che ha trasformato le emissioni di Co2 in un diritto limitato e quotato in borsa, protetto da swap e derivati.

Alessandra Nucci | Italia Oggi – gio 2 feb


L’appello di 16 scienziati contro il panico da global warming

Questo appello, firmato da 16 scienziati, è stato pubblicato dal Wall Street Journal venerdì 27 gennaio.

A un candidato a un incarico pubblico in una qualunque democrazia contemporanea può capitare di dover esprimere una posizione sul “global warming”. Sappia che l’affermazione, spesso ripetuta, secondo la quale gli scienziati chiedono decisioni nette e risolute per fermare il riscaldamento globale, non è vera. Di fatto, c’è un numero sempre più largo di ingegneri e autorevoli scienziati che non credono alla necessità di azioni drastiche contro il riscaldamento globale. A settembre, il premio nobel per la Fisica Ivar Giaever, sostenitore del presidente Obama alle ultime elezioni, è uscito dall’American Physical Society (Aps) con una lettera pubblica che inizia così: “Non rinnovo (la mia iscrizione) perché non posso rassegnarmi a convivere con il vostro manifesto: ‘Le prove sono incontrovertibili: il riscaldamento globale è in atto. Se non si prendono decisioni per mitigarne gli effetti, si assisterà con ogni probabilità a sconvolgimenti nei sistemi ecologico e fisico della Terra, nei sistemi sociali, nella sicurezza e nella salute degli uomini. Dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica a partire da ora’. Com’è che l’Aps è disponibile a discutere se la massa del protone cambi col passare del tempo o come si comporta un multi-universo ma ritiene le prove del riscaldamento globale incontrovertibili?”. Nonostante una campagna più che decennale per far passare il messaggio che l’aumento dell’“inquinante” anidride carbonica distruggerà la nostra civiltà, un largo numero di scienziati, tra cui molti studiosi illustri, sono d’accordo con il professor Giaever. E il numero degli “eretici” scientifici sta aumentando ogni anno che passa. La ragione è presto detta: l’accumularsi di testardissimi fatti scientifici.

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Posted by ikzus su 7 aprile 2011


Il clima m’ama non m’ama

Scritto da Guido Guidi il 4 – aprile – 2011

E’ un esercizio che abbiamo già fatto altre volte. Però ogni tanto è bene tornare a dare un’occhiata alla gran quantità di danni reali o presunti che il clima che cambia può portare. Molti di questi sono definiti “evidenze” del suddetto cambiamento, salvo poi trovarsi di fronte ad altrettante evidenze di segno opposto.

Insomma, pioverà di più o pioverà di meno? Farà più caldo o più freddo? Ci sarà più neve o meno neve? E così via, non senza che per alcune di queste discordanti affermazioni -tutte supportate da adeguato processo di revisione paritaria, ovvero tutte scientificamente approvate- compaia anche la terza opzione, cioè sia più che meno purché cambi.

L’impressione è che nell’affaire climatico siano confluiti un po’ troppi soldini. Logico che si desideri che continuino ad arrivare.

La stagione secca in Amazzonia è più verde
La stagione secca in ammazzonia è meno verde

Le valanghe potrebbero aumentare
Le valanghe potrebbero diminuire [?]

La migrazione degli uccelli è più lunga
La migrazione degli uccelli è più breve
La migrazione degli uccelli è diversa

Gli incendi delle foreste boreali potrebbero aumentare
Gli incendi delle foreste boreali potrebbero continuare a diminuire

Le locuste cinesi si affollano quando è più caldo
Le locuste cinesi si affollano quando è più freddo

Diminuiscono le rane in Columbia
Le rane prosperano in un mondo che si scalda

Gli atolli corallini affondano [?]
Gli atolli corallini si sollevano [? – ?]

La rotazione della Terra rallenta
La rotazione della terra accelera

L’Africa orientale avrà meno pioggia
L’Africa orientale avrà più pioggia – pdf

Meno neve sui Grandi Laghi
Più neve sui Grandi Laghi

La Corrente del Golfo rallenta
La Corrente del Golfo accelera un po’

I Monsoni indiani saranno più secchi
I Monsoni indiani saranno più umidi

La resa del riso indiano diminuirà – full paper
La resa del riso indiano aumenterà

Le foreste dell’America Latina potrebbero diminuire
Le foreste dell’Amwerica Latina hanno prosperato in un mondo più caldo e con più CO2!

L’indice fogliario si è ridotto [1990s]
L’indice fogliario è aumentato [1981-2006]

La malaria potrebbe aumentare
La malaria potrebbe continuare a diminuire

La malaria aumenterà nel Burundi
La malaria diminuirà nel Burundi [?]

North Atlantic cod to decline
North Atlantic cod to thrive

La frequenza dei cicloni nel Nord Atlantico aumenterà
La frequenza dei cicloni nel Nord Atlantico diminuirà – full pdf

L’atlantico settentrionale meno salato
L’Atlantico settentrionale più salato

La banchisa settentrionale diminuirà [? – ? – ?]
La banchisa settentrionale aumenterà [?]

Le emissioni di metano delle piante sono significative
Le emissioni di metano delle pinate non sono significative

La vegetazione si sposta in quota
La vegetazione si sposta a valle [?]

Il Sahel avrà meno pioggia
Il Sahel avrà più pioggia
Il Sahel avrà più o meno pioggia

Meno nebbia a San Francisco
Più nebbia a San Francisco

La salita del livello del mare ha accelerato
La salita del livello del mare ha rallentato – full pdf

Meno umidità nel suolo
Più umidità nel suolo

I Calamari diventano più piccoli
I Calamari diventano più grandi

I Cacciatori dell’età della pietra potrebbero aver causato il riscaldamento del passato [?]
I Cacciatori dell’età della Pietra potrebbero aver causato il raffreddamento del passato

Più detriti dalle montagne svizzere
Meno detriti dalle montagne svizzere
I detriti dalle montagne svizzere potrebbero diminuire e poi aumentare

La Gran Bretagna avrà più siccità
La Gran Bretagna avrà più pioggia

Il vento aumenta di intensità [?]
Il vento diminuisce di intensità [?]
Il vento aumenta e poi diminuisce

Gli inverni potrebbero essere più caldi [? – ?]
Gli inverni potrebbero essere più freddi

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Posted by ikzus su 29 marzo 2011


Il riscaldamento globale è fermo:
nel 2010 temperature sostanzialmente stabili

Il 2010 non porta niente di nuovo: va a collocarsi semplicemente in un trend in corso delle temperature globali decisamente sopra “media” ma sostanzialmente in linea con gli ultimi anni.

Occorre chiarire subito una cosa: il 2010 è stato l’anno più caldo in assoluto a livello globale soltanto nelle interpretazioni come sempre superficiali e fuorvianti dei vari organi di informazione.

Se infatti si vanno a guardare i dati veri e cioè quelli rilasciati dai maggiori enti climatologici mondiali, che tra l’altro riescono a misurare con una certa accuratezza soltanto le ultime decadi, potendosi avvalere anche dei rilevamenti satellitari sia per le temperature troposferiche, sia per le temperature superficiali degli oceani (SST), si capisce bene che la realtà delle cose non sta proprio in questi termini.

Se si cerca di dare a questi dati un significato da un punto di vista scientifico (la scienza è prima di tutto un metodo, anche se purtroppo così poco di moda ai giorni nostri), quello che si può veramente dire è che il 2010 risulta essere sicuramente uno degli anni più “caldi” degli ultimi decenni, ma quantitativamente indistinguibile da altre annate recenti particolarmente “calde” come ad esempio il 2005 e il 1998.


Si consideri ad esempio che la differenza tra le medie calcolate relative a queste annate risulta essere dell’ordine del centesimo di grado, quando anche le più ottimistiche dichiarazioni rilasciate magari dagli enti stessi, parlano di una tolleranza di errore per i dati strumentali recenti pari almeno ad un decimo di grado.

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Posted by ikzus su 28 gennaio 2011


Zavorra «verde» da 4 miliardi

di Federico Rendina

Una superbolletta 2011 da 4 miliardi di euro solo per incentivare le energie rinnovabili. Esosa, iniqua e soprattutto impiegata male. L’accusa, infiocchettata di proposte, viene dall’Authority per l’Energia. Che non ha perso tempo dopo l’ultima diagnosi sull’accelerazione all’energia solare che il nostro paese ha però ottenuto a carissimo prezzo (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).

La reazione è tempestiva anche perché siamo alle ultime battute nel confronto tra il Governo e le categorie coinvolte nella riforma degli incentivi prevista dal decreto legislativo «che sarà approvato a breve» ha affermato proprio ieri il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani.

Attutire e rimodulare gli incentivi tenendo conto dell’evoluzione tecnologica (che consentirebbe sussidi sempre più lievi) e delle esigenze di trasparenza nella loro erogazione? Belle parole, da tutti condivise. Sta di fatto che il confronto conferma una grande divaricazione di tesi e interessi. Le associazioni degli operatori si battono per attenuare gli aiuti il meno possibile. Se ne fa interprete l’Assosolare, che plaude per l’obiettivo dei 7 gigawatt di energia fotovoltaica raggiunta a fine 2010 e invita a raddoppiare il target nazionale (praticamente già raggiunto) degli 8mila megawatt al 2020.

Intanto gli amministratori locali rivendicano se non altro regole chiare e tempestive: proprio ieri il governatore della Puglia, Niki Vendola, ha protestato contro i ritardi del Governo nel comunicare i nuovi obiettivi da assegnare in maniera differenziata alle regioni. Le associazioni ambientaliste più vivaci, come gli Amici della Terra, invitano invece a premere con maggiore decisione sull’efficienza, chiudendo ancora di più il rubinetto dei sussidi agli impianti.

Tutto ciò incalza l’Authority per l’energia. Che in una segnalazione al Governo e Parlamento chiede opportuni «correttivi» allo schema dell’ultimo decreto legislativo sui sussidi. Il costo totale per incentivare le sole rinnovabili vere (escluse le “assimilate”) è passato – puntualizza l’Authority – dai 2,5 miliardi di euro 2009, ai 3,4 miliardi 2010 fino a superare quest’anno i 4 miliardi.

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Posted by ikzus su 27 gennaio 2011


Salvare l’umanità eliminando gli uomini

di Piero Vietti

Leggo con raccapriccio su Climate Monitor che uno dei collaboratori dell’Ipcc, il professor David Shearman, “promuove l’idea di una eco-dittatura esercitata da una classe dirigente di Eco Guerrieri che possa soggiogare le masse attraverso le leggi della Green Religion”. Continuiamo a leggere: “Shearman non si sottrae alle classiche definizioni dell’umanità, in quanto eco-tumore e cancro ecologico. E l’unica soluzione, guarda caso, è un regime autoritario. Il suo progetto prevede la soppressione e la sostituzione delle religioni, che mal si sposano con l’autoritarimo. Per esempio la religione cristiana. Ovviamente andrebbe sostituita con la Green Religion, dove il dio trascendente altri non è che lo Stato. E questo dio, incarnato nello Stato, punirebbe i suoi adepti ogniqualvolta venga commessa una eco-infrazione”. Molto bene.

L’articolo presenta un breve elenco di scienziati (o sedicenti tali) che hanno idee più o meno simili a Shearman. In questa cornice cade a fagiolo il Festival della scienza che si apre domani a Roma. La Stampa lo festeggia a modo suo, facendo aprire il suo inserto “Tuttoscienze” dall’appello del fisico Brandon Carter a decimare la popolazione mondiale per salvaguardare il pianeta. Dopo una lunga teoria di catastrofi che ci aspettano se continuiamo a crescere così, ecco la conclusione del professore: “L’unica alternativa realistica è un graduale e prolungato calo della popolazione, dopo il picco che dovrebbe avvenire in un futuro piuttosto vicino”.

In altre povere, salviamo l’umanità eliminando gli uomini.

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Posted by ikzus su 15 gennaio 2011


Ma quale clima impazzito, l’Australia è sott’acqua come 37 anni fa

di Piero Vietti

Le inondazioni che da giorni devastano il Queensland, nel nord ovest dell’Australia, hanno un mandante. Naturalmente si tratta del riscaldamento globale, declinato a seconda del momento in global warming, cambiamenti climatici, impazzimento climatico e via così. “Mai vista una cosa del genere”, si affrettano ad assicurare i commentatori. In realtà non è proprio così, dato che nel 1974 nella stessa zona ci fu esattamente la stessa emergenza (e all’incirca gli stessi danni e lo stesso numero di vittime). Eppure, stando a quanto dicono gli esperti, quelli non erano ancora gli anni del riscaldamento globale causato dalle nostre emissioni (a dir la verità all’epoca parecchi scienziati parlavano di era glaciale imminente, ma è un’altra storia), quindi o le cause dei due disastri sono diverse, anche se hanno portato a identici risultati, o forse c’è qualcosa di più.

Il giornalista inglese James Delingpole ha pubblicato sul suo blog (tra i più letti sul sito del Telegraph) la lettera di un australiano che racconta l’alluvione di oggi partendo da quella del 1974: “All’epoca non eravamo così intelligenti come voi pensate di essere oggi. All’epoca credevamo nell’idea stupida che il clima fosse ciclico, e che se non ci fossimo preparati alle sue conseguenze avremmo visto una ripetizione delle stesse tragedie in ‘una trentina di anni’. Questo era il pensiero degli scienziati di allora – che il clima procedesse in cicli di circa trenta anni. Furono iniziati allora programmi di mitigazione delle alluvioni, che includevano una serie di argini e dighe scolmatrici. La capitale Brisbane e tutto il sudest del Queensland non avrebbero mai più sofferto una tale devastazione”.

Cominciano così una serie di opere destinate a prevenire simili disastri, ma nel giro di due decenni gli scienziati spiegano che è tutto sbagliato: siamo in pieno riscaldamento globale, non ci sarà più acqua per nessuno. Continua la lettera: “E cosi’ abbiamo avuto menti postmoderne come Tim Flannery (noto scienziato australiano teorico del global warming antropico, per questo insignito del premio “Australiano dell’anno 2007”, ndr) consigliare il governo: ‘Dimenticate le dighe e i programmi di mitigazione delle alluvioni’, intonò il saggio dottor Tim, ‘costruite invece impianti di desalinizzazione’. Ed è quanto il nostro governo ha fatto. Ed è per questo che trentasette anni dopo siamo ancora una volta a soffrire esattamente lo stesso tragico ammontare di morti e distruzione, quasi esattamente dove, quando e come, avevano predetto quegli scienziati stupidi che stupidamente credevano che il clima fosse ciclico”. Ciclico o no, il clima sembra ancora una volta spiazzare chi pensa di poterlo prevedere con sicurezza. Nessuno vuole dire che le alluvioni nel Queensland siano colpa dei catastrofisti, ma forse certi governi dovrebbero chiedersi se valga la pena farsi dettare i programmi dai teorici dell’ineluttabilità del global warming.

Qui la traduzione della lettera dal sito Climate Monitor

13 gennaio 2011 © – FOGLIO QUOTIDIANO

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Posted by alenu su 13 gennaio 2011


IL SIGNORE DEL TEMPO CHE IMBARAZZA I METEOROLOGI INGLESI

IL RECORD DELL’ASTROFISICO CORBYN: CI AZZECCA SEMPRE

Precoce: Piers Richard Corbyn, 63 anni, a 15 ha iniziato a registrare i dati meteo costruendosi da solo gli strumenti necessari. Si è laureato con lode in fisica all’Imperial College di Londra

Il cambiamento climatico? Un’opera di fantasia. L’idea che la CO2 possa influenzare la temperatura non ha senso, semmai è il contrario. È tutta una scusa per aumentare le tasse: ai governi interessa che la gente resti ignorante». Piers Corbyn ha un tono di voce profondo, il dente avvelenato contro la favola del climate change , e può vantare una certa somiglianza con doc Emmett Brown, lo scienziato pazzo di Ritorno al Futuro – del resto anche Piers si è guadagnato non poche critiche per le sue posizioni non ortodosse. Corbyn, infatti, è un meteorologo eretico. Uno cioè che mette in dubbio la dottrina standard delle previsioni del tempo: se fa caldo o freddo, se piove o nevica, Piers lo calcola in base al vento solare e ai cicli lunari. Il punto è che, previsioni alla mano, sembra avere ragione lui.

Prendiamo l’ondata di gelo che ha investito la Gran Bretagna il mese scorso. Corbyn, che vende i suoi bollettini meteo attraverso la sua azienda, la Weather Action, l’aveva già messa in conto in maggio. «Freddo estremo con nevicate eccezionali; probabilmente il dicembre più freddo negli ultimi 100 anni», recitavano le sue previsioni. E infatti. Normale dunque che, con tonnellate di ghiaccio da spalare, Piers non si sia trattenuto: «Ve l’avevamo detto», ha sparato nella newsletter periodica di Weather Action. Intuizione che subito gli è stata riconosciuta dal sindaco di Londra Boris Johnson. «Si può sapere perché il Met Office ha previsto un inverno mite?», ha scritto Johnson nella sua rubrica sul Daily Telegraph . Domanda scomoda: lo storico centro meteorologico britannico è da un po’ che non ne azzecca una, tanto che ha recentemente soppresso le sue previsioni a lungo termine. Ma con lo scalo di Heathrow bloccato e mezza città semiparalizzata è facile capire il nervosismo del sindaco. Che a metà articolo ha voluto riconoscere a Corbyn ciò che è di Corbyn. «Senza telescopio o supercomputer, armato solo di un laptop, grandi quantità di dati di pubblico dominio e una laurea in astrofisica, ci azzecca una volta dopo l’altra». «Non posso dire se i suoi metodi siano solidi o meno», conclude Johnson. «Ma quando le sue previsioni sembrano esssere giuste e costantemente più precise di quelle del Met Office sento che voglio saperne di più». Non è il solo.

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Il Manuale dello Scettico

Posted by ikzus su 21 dicembre 2010


Come regalo di Natale, e per festeggiare il fallimento del vertice di Cancun, vi offro un testo veramente notevole: il Manuale dello Scettico, che potete scaricare da qui (è pesantuccio, circa 13Mb, ma ne vale la pena).

Intanto il mondo affronta un’ondata record di gelo: chi dice 30, chi dice 70, chi 100 anni che non faceva così freddo: ecco tutti i record (commenti sui giornali qui, qui, qui, qui, qui); del resto, nessuno l’ha detto, ma anche a Cancun, proprio durante il vertice, pare che ci sia stato un picco negativo di freddo!

Qualcuno dirà: può succedere, per una volta … vero: ma l’anno scorso era uguale – e se lo dice Repubblica … !!!

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Posted by ikzus su 14 dicembre 2010


Il professore delle nuvole

di Piero Vietti

Il nostro “man of the year” è Franco Prodi, il climatologo che dice ai catastrofisti: “So di non sapere tutto”

Dopo avere assegnato, un anno fa proprio di questi tempi, il premio “Scrooge of the year” a Giovanni Sartori, al Foglio abbiamo deciso di fare i buoni. Niente premio al più antipatico, ci travestiamo da Time e assegniamo un più esemplare e meritato “Person of the year”. Nei giorni in cui a Cancun, Messico, i rappresentanti di un sacco di stati non sono come al solito arrivati a un accordo vincolante per “combattere i cambiamenti climatici”, e si è affacciata con sempre maggiore forza l’idea che pensare di cambiare il clima emettendo più o meno CO2 è un tantino esagerato, non può non venire in mente chi questa cosa la ripete da anni: il climatologo italiano Franco Prodi.

Non fosse altro che per la costanza e la tenacia con cui si è opposto alla vulgata imperante del catastrofismo climatico e al verbo incarnato in Al Gore del riscaldamento globale di origine antropica (cioè: se fa caldo è colpa nostra e solo nostra, se piove è colpa nostra e solo nostra, se non nevica idem, e pure se nevica) e all’ideologia secondo la quale la scienza ha già capito tutto del clima, non c’è più tempo, bisogna agire ora, il premio sarebbe di per sé già meritato. Ovviamente c’è di più.
Franco Prodi è geofisico e climatologo stimato in tutto il mondo; per la precisione è un fisico dell’atmosfera, esperto di nubi e grandine. Nel decennio in cui i climatologi sui media hanno assunto toni da Apocalisse e atteggiamenti da supereroi (aiutati se non aizzati dai media stessi), Prodi ha scelto il suo mantra, e lo ha ripetuto, pacatamente, con una sicurezza e una costanza impressionanti, fregandosene di come l’opportunismo sposato da certi colleghi avrebbe potuto renderlo più popolare: “Sui cambiamenti climatici sappiamo ancora troppo poco. L’immensità del campo di energia coinvolto dall’irradiazione solare sul pianeta, più la complessità del filtro atmosferico, e mille altre varianti, non consentono certezze a buon mercato, classificazioni facili”; questo il succo dei suoi interventi.

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Posted by ikzus su 19 novembre 2010


Povera green economy

di Carlo Stagnaro

La festa è finita. L’incrocio tra la crisi economica e lo stop politico al “change” di Barack Obama cambia i termini della discussione ambientale. Le rinnovabili non sono più un dogma, il clima non è più una religione civile, l’ambientalismo “politico” – con il suo portato di sussidi e obblighi, target e timetable – non è più il grande, scontato e redditizio balzo in avanti. “Uno dei problemi – ha riconosciuto Paul Gipe della Alliance for Renewable Energy, intervistato dal New York Times – è che non abbiamo voluto confrontarci con la domanda più difficile. Cioè: vogliamo davvero le rinnovabili? Se la risposta è sì, allora dovremo pagare per averle”. In un istante, si è dissolto l’incantesimo per cui la rivoluzione verde avrebbe salvato l’ambiente e aiutato l’economia; è evaporata la retorica del “doppio dividendo”, è sublimato il miraggio dell’ecologismo anticrisi.

Improvvisamente
, la retorica si è sfasciata sulla dura realtà. Come sempre, un simile scontro è duro, ma nasconde un’opportunità. Senza rete di salvataggio, senza rendite garantite, la scarsità di risorse economiche e politiche disegna il perimetro della sfida: le rinnovabili si imporranno se saranno competitive, e tra le fonti verdi prevarranno quelle relativamente più competitive. Le rinnovabili sono uscite dal giardino dell’Eden, e la selezione darwiniana si è messa all’opera. Il simbolo del declino è la chiusura del Chicago Climate Exchange, la piattaforma fondata da Richard “carbon king” Sandor per sfruttare l’allora nascente, oggi abortito mercato delle quote di emissione.
La parabola del “green deal” sta nei numeri e nelle parole. Nei numeri: nel 2009, primo anno dell’era democratica, la capacità rinnovabile installata negli Stati Uniti è cresciuta dell’8 per cento, tanto quanto nel 2008, ultimo anno del regno repubblicano. Al netto dell’idroelettrico (che da solo supera il 61 per cento di tutte le energie verdi statunitensi) la crescita è stata del 24 per cento, contro il 28 per cento ottenuto dall’arcinemico del clima, George W. Bush. Continuità, altro che rupture. E difficilmente la tendenza sarà smentita, almeno a giudicare dalle dichiarazioni rese dai protagonisti del sogno che Obama voleva regalare all’America, e che l’America non ha mai sognato.

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Posted by ikzus su 12 novembre 2010


Un nuovo scrigno di articoli sul “Global Cooling” negli anni ‘70

“La Stampa” ha appena messo online il suo archivio dal 1867 a oggi. Quale migliore occasione per esplorare l’evoluzione delle riflessioni e notizie sul “raffreddamento globale” dal 1970 a oggi al di là dei soliti articoli britannici o americani? Con il valore aggiunto di raccogliere un sacco di nomi e altre parole chiave da utilizzare come … parole chiave per ulteriori ricerche.

Molto brevemente: nei 15 articoli che ho trovato finora:

  • La popolarità degli scienziati che prevedevano un’era glaciale è molto chiara fino al febbraio 1979 e al meeting internazionale della World Meteorological Organization
  • “Glaciazione imminente” è il meme d’obbligo, fino al 1985 almeno
  • Vi è un taglio serrista nel 1990, ma stranamente, gli argomenti di discussione sono più o meno gli stessi ancora centrali al dibattito nel 2010

Questa collezione indica fortemente che in Italia, come altrove, il lettore medio di quotidiani avrebbe avuto tutte le ragioni di credere in un “consenso sul raffreddamento globale” per gran parte degli anni 1970 e anche più tardi.

Ecco l’elenco degli articoli:

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Posted by ikzus su 7 novembre 2010


Bye bye, green economy! Ecco l’altra faccia del voto americano

Il sogno verde di Obama è costato il seggio a tutti i democrat che l’hanno sostenuto. La sveglia pro market

Non ci sono solo la sanità e le tasse: il tema sul quale Barack Obama sconta probabilmente la débâcle elettorale in maniera più significativa è quello ambientale. Lo dicono i numeri: solo il 16 per cento dei cittadini repubblicani è convinto che vi sia un legame tra attività industriale e riscaldamento globale, contro il 53 per cento dei democratici (sondaggio del Pew Research Centre). Altre cifre: 5 dei sei nuovi senatori del Grand Old Party e 35 dei nuovi deputati sono fermamente convinti che il riscaldamento globale sia una truffa, segnala l’organizzazione ThinkProgress. Trecentomila dollari è la cifra che il candidato in pectore alla presidenza del Congresso, John A. Boehner dell’Ohio, ha ricevuto dalla lobby dell’industria mineraria e del carbone per queste elezioni (tre i milioni spesi in totale per questa tornata elettorale dalla National Mining Association).

E ancora: 35 i congressmen
democratici spazzati via martedì scorso – esattamente tutti quelli in corsa per il voto di metà mandato che l’anno scorso avevano appoggiato il Climate Bill, il piano di Obama per trasformare l’industria “sporca” americana in una green economy. Tra questi il decano di Capitol Hill, il deputato Rick Boucher della Virginia, al suo quattordicesimo mandato e uomo chiave di Obama per “vendere” il piano per l’ambiente alla Camera. Secondo alcuni osservatori, proprio la sconfitta di Boucher nella sua Virginia è il simbolo dello stato delle cose: “Non c’è dubbio, se Boucher avesse votato contro il Climate Bill sarebbe stato rieletto” ha detto il suo capo staff Andy Wright. Altro dato simbolico: in Illinois, il seggio senatoriale che fu di Obama ora è andato a un repubblicano, il neo-eletto Roland Burris: uno che nel 2009 votò per il Climate Bill ma poi fece pubblica ammenda, dichiarando che “non ne aveva compreso fino in fondo le implicazioni”.

Obama ha già capito che le sue ambizioni
verdi sono da mettere nel cassetto: nella conferenza stampa post elezioni di mercoledì, ha annunciato che non perseguirà più alcun progetto di riforma comprensiva della legislazione ambientale. “L’emission trading era solo un mezzo, non un fine, e troveremo altri sistemi” ha detto ai giornalisti, riferendosi proprio al centro del suo Climate Bill, che proponeva di introdurre un sistema di “cap and trade” simile a quello adottato dall’Unione europea per limitare le emissioni. Un sistema ribattezzato “cap and tax” dai repubblicani, che non è riuscito a superare lo scoglio del Senato e soprattutto a convincere un paese in cui il carbone soddisfa metà della produzione elettrica e impiega 174 mila addetti. Ma anche per il piano B di Obama, che riguarda l’Epa (Environmental Protection Agency), non ci sono molte speranze. Dopo una moratoria di nove mesi, da gennaio l’Epa dovrebbe prendersi carico del monitoraggio delle emissioni delle grandi imprese (per le piccole e medie si è rimandato al 2016). Ma è chiaro che anche qui adesso è in arrivo un fuoco di sbarramento. Sul sito del Grand Old Party si leggeva qualche mese fa: “Negli ultimi 20 l’Epa ha condotto un assalto non-stop ai posti di lavoro e alla competitività statunitensi. L’Epa ha cercato di regolamentare tutto: dal cielo al latte in polvere, mentre ometteva di rispondere con competenza a una vera calamità ambientale nel Golfo del Messico. Queste politiche sbagliate dell’Epa hanno un costo di migliaia, se non di milioni, di posti di lavoro, un prezzo troppo alto da pagare per favori politici mentre l’economia tenta di recuperare a dispetto della fallimentare agenda economica dei democratici”.

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Posted by ikzus su 13 ottobre 2010


Dimissioni dalla scienza o scienza dimessa?- Aggiornamento

Scritto da Guido Guidi il 9 – ottobre – 2010

Si dice che non si dovrebbero mai presentare le dimissioni, perché si corre il rischio che vengano accettate. Nel caso di cui ci occuperemo oggi questo non è vero. Harold Lewis, professore emerito di fisica all’università di Santa Barbara, con un passato incredibile nel campo della ricerca scientifica, ha scritto una lettera all’attuale presidente della American Physical Society per rassegnare le sue dimissioni dalla società.

Ci credereste? Il problema, parole sue, è la più grande frode pseudoscientifica che abbia mai visto, il global warming, e l’atteggiamento fortemente inquinato dall’enorme quantità di denaro che questa smuove, che l’APS ha tenuto e continua a tenere rispetto a questo tema.

Alcuni giorni fa vi avevo dato conto della parziale inversione di rotta che la Royal Society (la prestigiosa Accademia delle Scienze britannica) avrebbe intrapreso con la pubblicazione di un nuovo documento che “fissa” lo stato dell’arte della scienza del clima.

Chissà. Di sicuro dalle parole accorate di Harold Lewis, sembra proprio che oltreoceano le cose vadano diversamente. A questo link, trovate l’originale della lettera e il curriculum dell’autore. Sarà difficile dire che “anche questo è andato”, oppure, date le sue argomentazioni, insinuare che possa aver ceduto alle lusinghe delle multinazionali del petrolio, ma ne sono sicuro, la comunità dei benpensanti lo ripudierà senza mezzi termini.

Buona lettura.

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Posted by ikzus su 10 ottobre 2010


Dietro le energie rinnovabili è ormai visibile una vera e propria questione criminale. In particolare il problema riguarda quella che i francesi hanno già definito l’impostura dell’eolico.

Meglio l’atomo dei mulini a vento

di Carlo Ripa di Meana

 

Guardiamo ai fatti più o meno recenti di casa nostra. Già nel 2009 la magistratura si era occupata di numerose illegalità che si sarebbero prodotte in Calabria e in Sicilia, ordinando il blocco di alcuni cantieri. La settimana scorsa, il bubbone è scoppiato a Trapani. Lì è stato disposto un maxi-sequestro di beni del valore di un miliardo e cinquecento milioni di euro all’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri. Si sospetta però che il proprietario finale di questo patrimonio sia il capomafia Matteo Messina Denaro e che Nicastri ricopra il ruolo di “facilitatore” del business.

Accanto a questo, che è il filone più pesante delle indagini, c’è poi quello che viene portato avanti dalla Procura di Firenze e che sembra coinvolgere personaggi come Verdini e Carbone per quanto riguarda l’eolico in Sardegna. Nella faccenda appare coinvolto anche il presidente di quella Regione, Ugo Cappellacci. Insomma, in Sicilia e Calabria il business sarebbe in mano alla mafia, altrove ci sarebbero consorterie, logge massoniche e falangi di affaristi. L’intervento della magistratura si sta estendendo anche in altre zone come la Lombardia e il Veneto. Siamo in presenza dunque di una illegalità molto diffusa che interessa più di mezza Italia e che rischia di estendersi all’intero comparto delle energie rinnovabili: primo, dopo l’eolico, fra tutti il fotovoltaico.

Dieci anni fa chi, come il sottoscritto, denunciava la speculazione eolica, veniva accusato di essere un esteta interessato solo alla bellezza del paesaggio e insensibile ai gravi problemi energetici, economici ed ecologici del paese. Rivendico a nostro merito la difesa del paesaggio che è comunque un enorme valore per questo paese. Un valore per la conservazione del quale vale la pena battersi con tutte le proprie forze. Ma – come si vede – non eravamo solo i custodi della bellezza, ma anche di molto altro. Le inchieste dei magistrati ci danno, purtroppo, ragione. La questione delle energie rinnovabili è stretta in una morsa: da una parte c’è la vicenda giudiziaria e dall’altra il grande tema dei mega-finanziamenti collegati al dogma del “riscaldamento globale di origine antropica”. Secondo le previsioni dell’Autorità dell’energia, sulla base degli impegni assunti, nel 2020, in sede europea, e cioè a regime, il flusso di incentivi dovrebbe raggiungere in Italia i sette miliardi di euro, che verrebbero assorbiti soprattutto dall’eolico e dal fotovoltaico. Al momento attuale con i certificati verdi, introdotti nel 1999 col decreto Bersani, la maggior parte degli incentivi vanno all’eolico, le briciole alle mini-centrali idroelettriche e alle biomasse. Pantalone a oggi distribuisce così un miliardo di euro.

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Posted by ikzus su 10 ottobre 2010


Cambiamenti climatici e previsioni di Global Cooling

di Fabio Vomiero

Non solo pagine di web o i soliti noti come l’eccentrico meteorologo americano Joe Bastardi a cavalcare tesi apparentemente anticonformiste di possibili raffreddamenti globali all’orizzonte.

Se n’è parlato per esempio anche al quarto convegno internazionale sui cambiamenti climatici tenutosi il maggio scorso all’Hearthland Institute di Chicago.

Prime fra tutte, le ricerche del prof Don Easterbrook, geologo americano della Western Washington University, secondo le quali a dettare i cambiamenti climatici a breve termine non sarebbero i gas serra immessi dall’uomo, ma un succedersi ciclico di fasi climatiche di origine naturale legate perlopiù all’attività solare. Studiando gli isotopi dell’ossigeno contenuti nelle bollicine d’aria imprigionate nei ghiacci della Groenlandia, infatti, sembra che nel solo ultimo migliaio di anni ci siano stati ben quaranta cambiamenti caldo-freddo della durata media di circa ventisette anni, gli ultimi dei quali peraltro confermati anche dal trend recente delle temperature globali, documentato dai dati strumentali.

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Posted by ikzus su 9 ottobre 2010


Il global warming stermina le api! Anzi, no …

di Piero Vietti

Ci avevano detto che la scomparsa delle api dal nostro pianeta era colpa del riscaldamento globale (e quindi dell’uomo cattivo che scalda la Terra). Ora leggiamo che, ovviamente, la causa è un’altra.

7 ottobre 2010 © – FOGLIO QUOTIDIANO

Cosa sta uccidendo le api

L’epidemia continua da danni e secondo i ricercatori è tutta colpa di un virus e un fungo che agiscono insieme
Lo studio è stato realizzato da alcuni ricercatori dell’esercito statunitense in collaborazione con diversi docenti universitari
di Emanuele Menietti

Dal 2006 un’epidemia sta sterminando milioni di api in tutto il mondo. In circa quattro anni si stima che solo negli Stati Uniti tra il 20 e il 40% delle colonie di questi insetti siano stati interessati dalla sindrome dello spopolamento degli alveari (Colony Collapse Disorder, CCD). La decimazione delle colonie di api è diventato un rompicapo per esperti e ricercatori, che da anni cercano di capire quali possano essere le cause alla base del problema. Ora un gruppo di ricerca sembra essere a un passo dalla soluzione dell’enigma, anche se per arrestare lo spopolamento potrebbero volerci ancora anni.

Alcuni scienziati dell’esercito statunitense in collaborazione con diversi apicoltori e docenti universitari hanno pubblicato sulla rivista scientifica PLoS One i risultati di una nuova ricerca, che identifica due principali indiziati alla base della drastica riduzione delle colonie di api. I ricercatori ipotizzano che un particolare fungo si sia combinato con un virus causando l’epidemia. Non è ancora del tutto chiaro come queste due cause interagiscano tra loro, ma gli indizi sembrano essere solidi: sia il virus che il fungo sono molto diffusi nelle aree con un clima fresco e umido, ed entrambi attaccano il sistema digerente delle api, compromettendo la loro possibilità di nutrirsi.

continua …

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Posted by ikzus su 6 ottobre 2010


Negli Usa fanno scuola le contromisure dei controlli incrociati

Quante bugie in laboratorio

Anche la scienza può macchiarsi di errori deliberati, mai suoi anticorpi si rivelano molto efficaci

Il mondo universitario americano è scosso dalla scoperta di uno scandalo scientifico: Marc Hauser dell’Università di Harvard, biologo evoluzionista, primatologo e «star» della psicologia cognitiva e sperimentale, noto anche in Italia attraverso i suoi libri, è stato dichiarato colpevole di frode scientifica da Michael D. Smith, preside della facoltà di scienze di Harvard. Hauser ha ammesso una serie di «errori» e si è preso un anno sabbatico. Gli articoli che hanno riportato i suoi dati «costruiti» sono tre, mentre altri cinque erano in attesa di stampa. Riguardano tutti la risposta a determinati stimoli musicali o visivi da parte di una scimmia americana, il Tamarino edipo, o Tamarino chioma di cotone, evoluzionisticamente lontano dall’uomo. Sui fatti è stata aperta un’inchiesta da parte della magistratura americana che in questi casi non è per nulla tenera. I lavori di Hauser sulle risposte ai dilemmi morali da parte dell’uomo, noti per esempio attraverso il celebre saggio «Menti morali», al momento sono invece indenni da polemiche, anche perché si basano su ricerche di numerosi autori. L’università, intanto, ha inviato alcune note di correzione, riguardo ai lavori incriminati, che verranno pubblicate sulle riviste dove sono usciti gli articoli.

Harvard, che non ha esitato a raccogliere la denuncia di un assistente contro uno dei suoi più importanti professori, investigando sul caso e senza badare alla differenza di posizione, autorità e prestigio tra i due, si è dimostrata anche in questo caso all’ altezza della sua reputazione di più importante ateneo del mondo. La vicenda, così, è finita non solo sulle più importanti riviste a cui Hauser collaborava, ma sui maggiori quotidiani americani, sollevando il problema del controllo dei dati pubblicati dagli scienziati.

Sembra una questione lontana e astratta, invece si tratta di un problema che riguarda tutti da vicino, perché è basandosi sull’onestà degli scienziati che si investono miliardi per le ricerche delle università nel mondo e che si impostano le scelte strategiche dei sistemi sanitari, delle politiche economiche e di sviluppo: sono recenti, per esempio, le dimissioni di Rajendra Pachauri da presidente dell’Ipcc (il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici dell’Onu ), vincitore del Nobel per la pace nel ‘97 con Al Gore per la diffusione di alcune infauste previsioni sui cambiamenti climatici, successivamente ritrattate, tra cui lo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya, previsto per il 2035. La discussione se questi rapporti fossero solo errati o una costruzione artificiosa per influenzare il mondo scientifico e le scelte di politica internazionale hanno dato origine a quello che è stato chiamato «Climategate», mentre l’utilizzo dei dati forniti dall’Ipcc è alla base del libro e del film di Al Gore «Una scomoda verità», per il quale l’ex candidato alla presidenza degli Usa ha vinto il premio Oscar.

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