ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘omosessuali’

Posted by ikzus su 15 giugno 2015


Da Dublino a Roma. Manuale per il perfetto matrimonio omosex

irlanda

Il referendum per le nozze omosessuali nell’Irlanda una volta cattolica ha dato un colpo d’acceleratore anche in Italia alla marcia verso una legge sulla “civil partnership” tra persone dello stesso sesso.

Il fatto che il governo in carica in Italia sia zeppo di cattolici praticanti, a cominciare dal suo capo Matteo Renzi, non sembra frapporre ostacoli al procedere inesorabile dell’operazione. È cattolico conclamato anche il sindaco di Roma Ignazio Marino – ieri amico del cardinale Carlo Maria Martini e oggi in rapporti cordiali col suo confratello gesuita divenuto papa – che già si esercita benedicendo in Campidoglio le avanguardie delle coppie omosessuali in cerca di sigillo pubblico alla propria unione.

Né sembra minimamente impensierire i fautori, anche cattolici, della nuova legge l’opposizione delle gerarchie della Chiesa. Lo stesso papa Francesco ha tuonato più volte contro le nozze gay, ma è come se parli al vento. “Non pervenuto”, si direbbe, a vedere come la grande stampa oscura ogni volta queste sue parole.

L’unica precauzione dei fautori della legge è quella di non chiamare l’unione “matrimonio”, pur avendone i connotati. Il modello a cui si richiamano è quello tedesco dell’Eingetragene Lebensgemeinschaft, in vigore in Germania dal 2001.

Niente matrimonio, dunque, a parole, ma solo parità di diritti per le coppie omosessuali, descritte come ancora ingiustamente prive di tutte le facoltà riconosciute alle coppie sposate.

Il fatto è che di quasi tutte queste facoltà già godono in Italia non solo le coppie sposate, ma anche i conviventi.

Luciano Moia, su “Avvenire” di qualche giorno fa, ne ha fornito il preciso inventario:

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Posted by ikzus su 17 dicembre 2010


Pacsiamoci

di Annalena Benini

La grande ascesa francese dei Pacs e l’irresistibile attrazione verso il caro vecchio matrimonio

Ogni tre matrimoni, in Francia si celebrano due Pacs. E a Parigi, undicesimo arrondissement, i Pacs hanno superato i matrimoni. Doveva essere una rivoluzione per gli omosessuali, finalmente liberi di trovare un riconoscimento civile all’amore, ma è finita con una stragrande maggioranza (settantacinque per cento) di fidanzati del liceo che decidono di unirsi in Pacs, coppie ideologicamente contrarie alle nozze tradizionali che scelgono la registrazione, divorziati che non hanno più voglia di matrimonio, giovani amanti spaventati dall’idea di un’unione indissolubile (anche se il matrimonio non è mai stato tanto solubile come adesso, soprattutto in Francia).

Il New York Times ha raccontato ieri il grande successo dei Pacs come unione leggera tra uomini e donne, che preferiscono registrarsi invece di sposarsi, e lasciarsi con una lettera piuttosto che separarsi.  Ci si pacsa sempre di più, ma in un modo irresistibilmente attratto dal solito vecchio e polveroso matrimonio: i negozi hanno liste di Pacs, con servizi di bicchieri identici a quelli delle liste di nozze, i ristoranti propongono menu per i pranzi di Pacs, le agenzie di viaggio offrono pacchetti di lune di miele Pacs, le amiche si comprano vestiti nuovi per il Pacs, la pacsanda si mette a dieta mesi prima, le torte sono a ventotto piani con sopra i due Pacs vestiti da veri sposi e tutti sono molto emozionati e troppo truccati (come testimoniano, per i secoli a venire, gli album di Pacs pieni di foto in cui i due si baciano dentro una carrozza, o sopra una Vespa, e guardano rapiti la Senna abbracciandosi teneramente).

Si snobba il matrimonio (che infatti è in declino: duecentocinquantamila nozze in Francia nel 2009, contro le quattrocentomila degli anni Settanta), lo si considera un’istituzione inutile e dannosa, si cerca qualcosa di più svelto, giovane, vispo e non troppo impegnativo, ma poi non si resiste ai confetti rosa di cioccolato a forma di cuore e al centrotavola di fiori freschi (si spera che almeno il taglio della cravatta venga risparmiato) e al lancio dei piatti contro il muro se lui ha tenuto tutto il pomeriggio il telefono spento (non è che con il Pacs le liti diventino più snelle e informali: la tradizione dello scannarsi non sarà mai in declino).

Allo stesso tempo, il matrimonio va velocemente e silenziosamente verso il Pacs (eviterò di raccontare le mie nozze, ma il più sobrio e avanzato dei Pacs francesi sembrerebbe in confronto uno sposalizio napoletano, di quelli in cui ci si siede a tavola a mezzogiorno e non si sa quanti anni passeranno prima di potere smettere di mangiare e brindare): ci si sposa alla chetichella, in dieci minuti,  in Francia se si è d’accordo si divorzia al massimo in sei mesi e si sta studiando il modo di permettere agli ex sposi senza figli di dirsi addio per sempre semplicemente andando dal notaio. Per quanto il matrimonio sembri sempre più archeologico e in disuso, il Pacs invece di ridergli in faccia e cancellarlo l’ha inseguito, assecondato, corteggiato e infine gli ha messo un anello al dito.

16-11-2010 © – FOGLIO QUOTIDIANO


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Posted by ikzus su 3 ottobre 2010


Quando l’ideologia prevale sulla biologia

Nel 1837, l’anno in cui salì al trono la regina Vittoria, furono introdotte, in tutto il Regno Unito, ferree disposizioni sulla compilazione dei certificati di nascita. Persino il tipo di inchiostro indelebile da utilizzare fu oggetto di specifiche disposizioni. La certezza circa le proprie origini non rivestiva un’importanza solamente giuridica ma anche sociale. Allo Stato spettava il compito di certificare paternità e maternità dei sudditi britannici.

Questa centenaria tradizione si è interrotta il 18 aprile 2010 quando per la prima volta in Gran Bretagna un certificato di nascita ha indicato due donne come genitori di una bambina. Si tratta di Natalie Woods, madre biologica di Lily May, e della sua partner omosessuale Elizabeth Knowles, che nella coppia rivestirebbe il ruolo di “padre”, al posto dell’anonimo donatore di sperma che ha consentito la fecondazione.

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La pensione delle statali e la doppia trappola dell’ideologia

Posted by ikzus su 11 giugno 2010


L’ideologia è una gran bella cosa! Ci permette di evadere da un presente troppo opprimente, colora di rosa un futuro altrimenti pauroso, e spesso arriva persino a ricostruire il passato, attraverso la reinterpretazione ‘creativa’ – ovvero la distorsione sistematica – degli avvenimenti storici. Purtroppo, essa soccombe regolarmente di fronte a due nemici mortali: il primo è la verità, che rispunta pervicacemente nonostante la narcosi indotta dalle massicce dosi di malafede. Il secondo, quello peggiore, è la realtà: presto o tardi, ogni delirio ideologico si schianta contro la rocciosa evidenza dei fatti. È quanto è successo in questi giorni a due ideologie sorelle, lo statalismo ed il femminismo (o meglio, nella sua evoluzione postmoderna, la cosiddetta teoria dl “gender”). Ma cominciamo dall’inizio.

La pensione, secondo la matematica finanziaria, è una cosa semplicissima, al pari di un’assicurazione sulla vita: tu accantoni delle somme per un certo periodo, e in questo modo accumuli un capitale; detto capitale lo potrai riavere, aumentato degli interessi, in due forme: la cifra totale alla scadenza, oppure a rate con una rendita periodica, che può anche essere vitalizia – in questo caso verrà calcolata sulla base dell’aspettativa di vita residua. Semplice, no? Vi garantisco che qualsiasi studente di ragioneria è in grado di sviluppare i calcoli necessari – probabilmente siete in grado anche voi: Excel contiene tutte le funzioni necessarie. Dunque, what’s the problem? Il fatto è che le pensioni italiane non funzionano così.

In Italia, da Mussolini in avanti – eh già, spiace per i fratelli sinistri, ma il nostro sistema previdenziale l’ha sostanzialmente messo in piedi il Duce, che difatti era socialista – , le pensioni sono slegate dai contributi versati: da corrispettivo di un risparmio, si sono trasformate in un diritto garantito dalla politica. Inoltre, da sussidio di solidarietà per una persona al termine della propria esistenza (all’epoca i sessant’anni erano l’aspettativa di vita media, contro gli ottanta e pusa di oggi), sono stati interpretati sempre più come un mezzo per attuare quella redistribuzione delle risorse che è l’obiettivo principale dell’ideologia egualitarista (per non dire sempre comunista, che ormai fanno perfino un po’ pena!). Ecco quindi la pensione a chi ha versato poco o nulla, l’assegno mensile rapportato all’ultimo stipendio invece che al montante contributivo, e tutte le altre assurdità che sono venute fuori con gli anni, specialmente nel settore pubblico. Credo che tutti conosciamo qualche furbone/a che è riuscito ancora ad andare in pensione con vent’anni di contributi – avete presente la classica maestrina che diventava pensionata a quarant’anni? Tutto ciò spiega il dissesto del sistema di previdenza sociale, e la perenne crisi dell’INPS: è evidente che, con regole del genere, e soprattutto in un Paese che (sempre per ragioni ideologiche) non fa figli ed invecchia sempre più, il carico pensionistico è non solo ingiusto – perché si traduce in una trasferimento di risorse dai lavoratori ai pensionati, dai figli ai padri – , ma anzitutto insostenibile da un punto di vista economico. Da qui le varie riforme che, senza risolvere il problema, hanno tentato di arginarne gli effetti devastanti.

Ecco perché, senza dirlo, tutti sono contenti di questa sentenza: così possiamo dire che è l’Europa che ci obbliga a correggere i conti, invece di affrontare l’amara realtà: è l’impostazione ideologica statalista che è fallita! In realtà, come hanno detto molti commentatori nelle settimane passate, la crisi dell’Euro (e dell’UE) ha messo in luce chiaramente che l’intera architettura sociale dell’Europa – quello che chiamiamo pomposamente Welfare State – è clamorosamente fallita. Non poteva andare diversamente: alla radice dello statalismo (e del socialismo in genere) c’è il rifiuto dell’economia, e l’affermazione prometeica che la politica può e deve prevalere. Purtroppo questa si è dimostrata una vana speranza, un abbaglio infantile, un azzardo utopistico; nel giro di mezzo secolo l’economia ha travolto questo rovinoso esperimento sociale, e si è ripresa la parte che le spetta: quella centrale. Essa infatti, che non per nulla viene definita “la scienza triste”, nasce dalla considerazione fondamentale del limite – delle risorse, del tempo, della conoscenza, ecc. -, e così facendo ci ricorda continuamente la nostra condizione creaturale, limitata per l’appunto, ed in ultima analisi mortale: per questo è tra tutte le scienze probabilmente la più odiata. È lei a ricordarci continuamente che i debiti prima o poi si pagano, che se qualcuno pretende ‘diritti’ qualcun altro ne sopporterà gli oneri, che prima di pensare a distribuire la torta è necessario prepararla; e così via.

Ma nel caso delle statali, il cortocircuito è addirittura doppio: infatti la giustificazione non è stata una salutare presa d’atto dell’insostenibilità dei privilegi dei pensionati (in questo caso di una parte di essi), ma al contrario l’ennesimo tentativo di imporre sulla realtà la visione ideologica – questa volta, l’uguaglianza di genere. Perché le dipendenti statali non possono andare in pensione cinque anni prima dei colleghi maschi? Perché sarebbe DISCRIMINAZIONE: orrore!

Battute a parte – sembra ridicolo a dirla così, eppure … – questa è la motivazione ‘ufficiale’ e del tutto pazzesca della sentenza della Corte di Giustizia Europea. E questo è il motivo per cui non si è sentita uno straccio di femminista che osasse protestare per l’evidente fregatura – per quanto ho visto io, l’unica che ha provato timidamente a dir qualcosa è stata Lietta Tornabuoni sulla Stampa.

Ovviamente, alla radice di una simile aberrazione c’è il presupposto antropologico che uomini e donne, maschi e femmine, sono la stessa cosa – anzi, DEVONO essere la stesa cosa, uguali, o meglio ancora ‘indifferenti’. È proprio la “differenza” ciò che risulta inammissibile per la cultura moderna, e specificamente per la dottrina “gender”: il sesso non è una qualità ‘naturale’ ma ‘culturale’, e non definisce la persona; i comportamenti legati al sesso sono imposti dalla società, e da queste imposizioni occorre ‘liberarsi’ – primo fra tutti, ovviamente, la maternità! E poco importa se uomini e donne fanno cose diverse (per dirne una, i bambini …) perché SONO diversi: come sappiamo, la realtà è l’ultima cosa che l’ideologia prende in considerazione.

È evidente la derivazione dal femminismo storico, che giustamente chiedeva pari dignità tra uomo e donna, ma risulta chiara anche la deriva successiva, in direzione di quell’egualitarismo che non valorizza ma nega le differenze, puntando ad appiattire tutto in nome di una presunta libertà ‘assoluta’, cioè (anche etimologicamente) sciolta da ogni riferimento morale o etico. Sarebbe troppo lungo affrontare in dettaglio tutti gli errori e tutte le nefaste conseguenze di questa ideologia: chi fosse interessato trova qui un testo adeguato e stimolante. A noi basta farci quattro risate, immaginando la faccia di qualche vecchia ciamporgnia che a vent’anni sfilava per le strade con le mutande in mano urlando “Io sono mia”, a trenta si è infilata in qualche baraccone statale purché fosse (probabilmente la scuola …), e a sessanta si trova ingannata (sarebbe più adeguato un altro termina, sempre con “in…”) e non può neanche protestare perché lei è una femminista doc!

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Posted by ikzus su 17 maggio 2010


Come in Europa il Pdl ha bloccato la legalizzazione delle famiglie trasversali

Giovedi 29 aprile a Strasburgo il Consiglio d’Europa ha approvato una risoluzione storica

di Renato Farina
Giovedi 29 aprile a Strasburgo il Consiglio d’Europa ha approvato una risoluzione storica contro la discriminazione e le violenze contro lesbiche, gay, bisex e transgender.

Condanna le violenze e il linguaggio d’odio. Nello stesso tempo, grazie alla decisiva opposizione del Partito popolare europeo, e soprattutto della sua componente italiana, si è deciso grazie a tre emendamenti passati con lievissimo scarto (41 contro 40 e simili): 1) non esiste il diritto alle adozioni da parte di gay single o coppie; 2) gli Stati non sono tenuti al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali; 3) le organizzazioni religiose possono continuare a non accettare per certe funzioni gay o lesbiche o transgender senza guai giudiziari.

Per dirla con Bossi, il Pdl ha bloccato la legalizzazione delle famiglie trasversali. È stata una vittoria che ha legato italiani e russi. I sette italiani presenti sono stati: il capogruppo del Ppe, l’Udc Luca Volontè, proposto a questa carica dal capo delegazione Luigi Vitali, e sei parlamentari del Pdl (Deborah Bergamini, Gennaro Malgieri, Pasquale Nessa, Giacomo Santini, Oreste Tofani e il sottoscritto); non era presente nessun parlamentare di sinistra e centrosinistra.

Questo dimostra come non sia affatto vero che a livello di Partito popolare europeo prevalgano le tesi zapateriste, come sostenuto da Benedetto Della Vedova e da altri finiani del Pdl. Ma dice anche che il posto dell’Udc non può essere a sinistra o in opportunistica equidistanza.

Tempi 4 Maggio 2010

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Posted by ikzus su 16 maggio 2010


Reprobi ripugnanti che non lo erano

L’altra faccia delle streghe pedofile

di Francesco Agnoli

Il peccato dei peccati al quale inchiodare la chiesa e i suoi ministri. “Terrificante” anche per il Papa. Troppo spesso, dietro le accuse c’è la calunnia

Don Giorgio Carli, don Luigi Giovannini, don Sandro De Pretis: tre sacerdoti della mia regione finiti recentemente nel tritacarne dell’accusa di pedofilia, l’accusa più infamante e difficile da smentire che vi sia. Il primo, assolto in primo grado “perché il fatto non sussiste” mentre la vittima, unico teste, è giudicata “inattendibile”. Don Giorgio lavora nella chiesa del Corpus Domini di Bolzano, nella “zona più popolata e popolare della città”, in cui “non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque, per la gente che lo conosce. Invece in appello il sacerdote viene condannato per violenza: “La memoria (della giovane vittima, ndr) riaffiorò dopo 14 anni e un lungo trattamento di 350 sedute chiamato ‘distensione meditativa’”, simile all’ipnosi. La ragazza, dopo tanti anni e tante sedute, dunque, racconta un sogno di stupro, in cui don Giorgio non compare neppure direttamente, ma solo grazie all’interpretazione degli “esperti”. “Modalità particolari, uniche nella giurisprudenza italiana”, recita il Corriere del 26/3/2009. Una cosa assurda, mai vista, mi conferma il professor Casonato, docente di Psicologia dinamica dell’Università di Milano, esperto di pedofilia.
Il secondo, don Luigi: ama stare coi ragazzi, lo fa con passione e bontà (era un collega…); viene messo sotto accusa per molestie, il caso finisce sui giornali, come sempre poco delicati, e smette di insegnare. Tutto è nato da una diffamazione, come si scoprirà alla fine delle indagini, da parte di una mitomane che dice di avere le visioni della Madonna: è lei, nientemeno, a rivelarle i peccati del don! L’accusatrice verrà inviata dalla magistratura in un istituto psichiatrico per deboli di mente.

Il terzo, don Sandro: vocazione adulta, dopo aver fatto un’esperienza di volontariato internazionale, finisce missionario a Gibuti, piccola Repubblica del Corno d’Africa. A un certo punto viene imputato per corruzione di minori e pedofilia, poi l’accusa cambia (e cambierà molte volte ancora): detenzione di materiale pornografico. In realtà don Sandro ha le foto di bambini con bubboni sul braccio, che ha archiviato per sottoporle ai medici, da buon missionario. Quello di don Sandro diventa un caso internazionale, tanto che il governo Prodi sospende un finanziamento all’ospedale di Gibuti. Alla fine don Sandro viene liberato: sembra che la sua colpa sia stata quella di essere un testimone scomodo, l’unico occidentale a Gibuti nel 1995, quando venne ucciso il giudice francese Bernard Borrel. “La scia dei delitti porta a Ismail Omar Guelleh, attuale presidente della Repubblica”: la vittima è un prete la cui onestà e la cui presenza fanno paura (Vita Trentina, 5/4/2009). L’accusa è dunque quella usata a suo tempo verso i preti cattolici oppositori al regime dai nazisti e dai comunisti, secondo una logica terribile: screditare l’avversario, è meglio che ucciderlo.

Riprendo l’elenco, raccontando qualcuno dei numerosi casi che si possono trovare con qualche ricerca.
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Posted by ikzus su 29 aprile 2010


Polanski, se la pedofilia non è uguale per tutti

Maurizio Caverzan, Il Giornale 24 aprile 2010

In fondo, non è che delle vittime interessi così tanto. Ciò che conta è la «questione culturale», come dicono lorsignori, il risvolto politico e ideologico della faccenda. In tutti i casi ci vanno di mezzo ragazzi o ragazze minorenni? Segnati nella psiche sia che vengano seviziati da un artista osannato o da un morboso prelato? Sì, va bene. Ma bisogna saper distinguere: la perversione non è uguale per tutti. Tanto meno la legge. Così, ora che anche la Corte d’appello di Los Angeles ha respinto la richiesta di Roman Polanski a farsi processare in contumacia per lo stupro della tredicenne Samantha Geimer avvenuto più di trent’anni fa, prepariamoci a una seconda levata di scudi. A una nuova ondata di solidarietà del mondo intellettuale, nouveaux philosophes e attori e cineasti in prima fila a fare quadrato attorno al regista dell’Uomo nell’ombra, fresco Orso d’argento al Festival di Berlino, in questi giorni nei nostri cinema. E a dire che no, non ha senso processare un genio, un artista, un premio Oscar.

Insomma, il bis dell’ottobre scorso quando, sotto un appello in favore di Polanski, comparvero le firme dell’Europa più à la page capeggiata dal ministro della cultura francese Frédéric Mitterrand, un habitué dei rapporti con minori del Terzo mondo, arricchita dalle prestigiose griffe di sei cineasti di casa nostra (da Marco Bellocchio a Giuseppe Tornatore, da Michele Placido a Monica Bellucci) e completate oltreoceano da quelle di David Lynch e Woody Allen, del resto compagno della sua propria figlia adottiva. Interrogato sulla questione, per esempio, Tornatore spiegò che Polanski ha 77 anni ed è giusto che a «un uomo della sua età venga risparmiata la sofferenza del carcere». Monicelli, invece, teorizzò la differenza di trattamento tra il cineasta e il nostro premier perché «Berlusconi non ha le qualità di sensibilità di Polanski».

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Matrimoni gay? No grazie!

Posted by ikzus su 15 aprile 2010


La sentenza della Corte Costituzionale

Non ammette forzature il linguaggio del buon diritto

Grazie alla Corte Costituzionale, il tentativo di introdurre nel nostro ordinamento il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, sfruttando in modo capzioso il dettato di alcuni articoli della Costituzione, è fallito. Non è vero che le coppie omosessuali vadano fatte rientrare nel novero delle formazioni sociali tutelate dall’art. 2; non è vero che si incrina il principio d’eguaglianza, proclamato nell’art.3, negando le nozze ai gay; non è vero che si possa leggere il testo dell’art. 29, come se il riferimento alla famiglia avesse una valenza plurale (cioè come se esistessero diversi modelli di famiglia, tutti parimenti meritevoli di attenzione da parte del legislatore).

Hanno assolutamente torto quindi, in buona sostanza, quegli omosessuali che affermano di essere discriminati perché la legge non concede loro di sposare il partner; la discriminazione non esiste, perché l’esperienza della coppia omosessuale può anche avere un forte rilievo psicologico, affettivo e sociale, ma non per questo possiede un rilievo giuridico, perché non crea famiglia, non attiva cioè quei vincoli interpersonali e intergenerazionali che giustificano quella regolamentazione giuridica del rapporto eterosessuale che chiamiamo “matrimonio”.

Vengono così confutate le opinioni di coloro che percepiscono un conflitto tra la normativa italiana in tema di matrimonio e famiglia e le indicazioni normative europee, che siamo vincolati a rispettare; vengono così dichiarate inconsistenti le opinioni di tutti quei giuristi (né pochi né privi di prestigio) che da anni cercano di convincere l’opinione pubblica che bisogna dare una lettura “progressista” del testo costituzionale, identificando il progressismo col libertarismo; vengono respinti i tentativi di abusare del linguaggio e del lessico dei diritti, per far ottenere riconoscimento giuridico a ciò che non lo merita.
Sappiamo che la battaglia sul matrimonio tra gay continuerà; ma adesso, dopo la pronuncia della Corte, possiamo sperare che venga condotta con mezzi intellettualmente più onesti di quelli fino ad ora utilizzati.

Tutto bene, dunque? Forse sì, forse no: da alcune indicazioni ufficiose (dato che nel momento in cui scrivo non si ha ancora il testo del dispositivo della sentenza) sembra che i giudici della Consulta abbiano sostenuto che qualsiasi decisione in tema di matrimonio omosessuale spetti esclusivamente alla volontà esplicita e positiva del legislatore (e che quindi non possa essere ottenuta in via obliqua, come hanno cercato di fare i ricorrenti, peraltro sonoramente sconfitti).
Se fosse davvero così, se la Corte avesse riconosciuto che è nella discrezionalità del potere politico modellare il matrimonio non nelle sue configurazioni storicamente contingenti, ma nella sua struttura, avrebbe commesso un errore. Il matrimonio non è una invenzione dello Stato e va da questo rispettato nella sua identità di vincolo eterosessuale e generazionale. Guai se ci lasciamo indurre a pensare che il legislatore possa manipolare istituzioni antropologiche fondamentali, fino al punto da renderle irriconoscibili. Si dirà: ma non è proprio questo che è avvenuto nella Spagna di Zapatero, col riconoscimento del matrimonio gay? Sì, è avvenuto proprio questo; è avvenuto che la legge abbia umiliato il diritto e la giustizia ed abbia istituzionalizzato il torto. L’intervento della Consulta ha impedito che un analogo torto venisse istituzionalizzato anche in Italia.

Diciamole grazie. E mentre le diciamo grazie, ricordiamole che la sua altissima funzione consiste nell’essere non solo la custode della Costituzione, ma ancor più e ancor prima la custode del buon diritto.

Francesco D’Agostino, Avvenire 15 aprile 2010
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Chi sono i critici del Papa

Posted by ikzus su 11 aprile 2010


NEUMAYR: Per i critici di Papa Benedetto l’importante non sono i ragazzini

Il vero scopo è demolire l’ortodossia cattolica

di George Neumayr**

Da quando i qua i secolaristi e i cattolici dissidenti sono diventati esperti di protezione dei bambini? Questi auto-designati riformatori della Chiesa presiedono a una cultura degradata che abortisce, corrompe e abusa dei bambini. Che una tale élite  scriteriata e depravata si erga a maestro di morale per Papa Benedetto XVI va al di là di ogni satira.

Così durante la Settimana Santa abbiamo assistito allo spettacolo di Barabba che dava lezioni di moralità al Vicario di Cristo. Domandiamoci un momento: ma chi è che consegna gli orfani alle coppie omosessuali tramite le agenzie che curano le adozioni? Chi è che invia nelle scuole i propagandisti di Planned Parenthood [la più grossa organizzazione per la pianificazione delle nascite del mondo, ndt]? Chi provvede a sgombrare le strade delle principali città per fare largo alle parate del “gay-pride” con al seguito [negli USA, ndt] la NAMBLA, North American Man/Boy Love Association [Associazione Nordamericana per l’Amore Uomo/Ragazzo]? Sono loro, è questa élite che protegge e sbandiera  queste pratiche corrompitrici di bambini. E non era appena l’anno scorso che questi illuminati protettori di bambini si sono dati appuntamento davanti alla bara d’oro di Michael Jackson per porgergli l’estremo saluto? Dov’era allora il loro sdegno per la corruzione dei bambini?

Il giornale National Catholic Reporter, l’ammiraglia del cattolicesimo dissidente di sinistra, si è unito alla masnada secolarista partita alla caccia di Benedetto, e reclama che si organizzi un’indagine severa e senza sconti reverenziali sul Pontefice. Si tratta dello stesso periodico che pubblica le omelie del vescovo Thomas Gumbleton, una delle quali nel 2002, all’apice dello scandalo degli abusi in America, proclamò che la politica della ‘tolleranza zero ‘ non andava applicata ai preti attratti da bambini al di sopra dell’età della pubertà. “Sono contrario a che si applichi la ‘tolleranza-zero’ a tutti i casi,” scrisse altezzoso.

Un altro articolo sul NCR del 2002 stabiliva che: “La tolleranza zero è un’arma di punizione spuntata. Ogni abuso è un’offesa alla dignità umana, ma non tutti gli abusi sono uguali, proprio come la gravità dei peccati è diversa nell’insegnamento cattolico tradizionale, e la gravità della punizione nella legge civile varia secondo molti fattori. Nel nostro ambiente surriscaldato, questa è una cosa che molti fanno fatica ad ammettere. Un sacerdote che abbia mostrato brevemente i genitali a un adolescente non ha commesso lo stesso atto di un prete che ha violentato un minore.”

Finiamola con le sciocchezze: l’attacco a Benedetto della settimana scorsa non aveva niente a che fare con la protezione dei bambini, ma aveva tutto a che fare con l’odio dell’élite della sinistra cattolica per la sua ortodossia. Se i tre buffoni – Maureen Dowd, Christopher Hitchens ed Andrew Sullivan – adesso stanno tirando a sorte la sua veste, non è perché le preoccupazioni per il permissivismo dei sacerdoti toglie loro il sonno la notte, ma perché odiano gli insegnamenti tradizionalisti della Chiesa cattolica incarnati da Benedetto. Essi sono ancora indispettiti che la chiesa abbia eletto Papa un cattolico, anziché un modernista sinistrorso. La Signorina Dowd sta usando lo scandalo degli abusi per promuovere il suo femminismo, il Sig.  Hitchens il suo ateismo e il Sig. Sullivan il suo attivismo omosessualista.

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Caffarra sui matrimoni omosessuali

Posted by alenu su 17 febbraio 2010


“È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell’altro si riconosce il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso. “

Nota dottrinale su Matrimonio e Unioni omosessuali

Del Cardinale Carlo Caffarra

BOLOGNA, domenica, 14 febbraio 2010

La presente Nota si rivolge in primo luogo ai fedeli perché non siano turbati dai rumori mass-mediatici. Ma oso sperare che sia presa in considerazione anche da chi non-credente intenda fare uso, senza nessun pregiudizio, della propria ragione.

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Bonino e i cattolici (adulti?)

Posted by ikzus su 28 gennaio 2010


Papa e antipapa. Lo strano caso delle elezioni amministrative a Roma e regione

Alla carica di governatore del Lazio è in corsa Emma Bonino, da sempre avversaria irriducibile della Chiesa. Tra il clero e i cattolici molti l’appoggiano, e la gerarchia lascia correre. Un intellettuale laico si ribella e accusa

di Sandro Magister


ROMA, 28 gennaio 2010 – Più di mezzo secolo dopo quel lontano 1952 e in entrambi i casi con le elezioni amministrative alle porte, si ripresenta oggi per la diocesi del papa un pericolo identico: che il suo governo civile cada in mani nemiche.

Ma le reazioni della Chiesa appaiono oggi molto diverse da allora.

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L’asse anticristiano e i nuovi politici cattolici

Posted by ikzus su 27 gennaio 2010


La campagna elettorale per le prossime elezioni regionali sta chiarificando in maniera considerevole lo scenario politico italiano.

Il PD sembra ormai allo sbando: all’offensiva che subisce da tempo da parte dei giudici, si sono aggiunti recentemente una serie di scandali, che hanno compromesso definitivamente la presunta “superiorità antropologica” della sinistra. Purtroppo, il peccato è nel cuore di ogni uomo: non basta appartenere a questo o a quello schieramento, o aderire ad un certo ideale piuttosto che ad un altro, per dichiararsi ‘puri’.

Sul piano propriamente politico il PD imbarca acqua senza sosta: già aveva alcune regioni (tipo la Campania di Bassolino) irrimediabilmente compromesse, ora dimostra di aver perso il controllo anche in quelle dove in teoria avrebbe concrete possibilità di vincere. A questo proposito, l’epilogo delle primarie in Puglia è quasi ridicolo!

Inoltre, la scelta suicida di Veltroni a favore di Di Pietro è stata riconfermata dall’attuale segretario. Ora, si capisce che il PD da solo non può pensare di vincere alcuna competizione, e quindi ha disperata necessità di alleanze pur che sia; tuttavia, è altrettanto evidente che l’abbraccio del magistrato furioso è mortale per le residue aspirazioni riformiste di quello che una volta si chiamava centrosinistra. A confermare l’implicito fallimento del sogno riformista, torna ad aleggiare – come un avvoltoio! – il nome di Romano Prodi, padre nobile del grande minestrone che portò al peggior governo della storia, e che difatti finì come sappiamo.

Dove il PD ha invece fatto finalmente un gran passo avanti, è nel campo dell’identità: tramontata la folle ideologia comunista, la sinistra è alla disperata ricerca di nuove utopie cui consacrare i propri sforzi e soprattutto il proprio cuore. Bene, le candidature fin’ora definite mostrano chiaramente che la nuova bandiera del PD è il laicismo: dal Piemonte alla Puglia passando per il Lazio, si configura un vero asse anticristiano.

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L’invenzione dell’omofobia

Posted by ikzus su 19 ottobre 2009


Ricevo e pubblico questa analisi lucidissima e assai penetrante (ooops: si può ancora dire?)

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La proposta di legge sulla cosiddetta omofobia era prevista nel programma elettorale di PD + IdV e non era prevista nel programma di PdL + Lega. PdL e Lega però non l’hanno voluta fermare in sede di Commissione, e così il 12 ottobre la proposta di legge (relatrice la PD Anna Paola Concia) è andata in discussione in Parlamento. Stoppata grazie alla pregiudiziale di incostituzionalità proposta dall’UdC e approvata a maggioranza, la proposta di legge tornerà, stavolta con un disegno di legge presentato dal Governo.
Tutto questo “volerla approvare a tutti i costi” è già una prima vittoria per la lobby gay, che ha inventato l’omofobia per zittire il dissenso.

Mia moglie e io nel 1980 formammo una famiglia, società naturale fondata sul matrimonio, i cui diritti sono riconosciuti dalla Costituzione. Desideravamo dei figli, e questo veniva incontro alle necessità della società, che ha bisogno di 2,1 figli per donna per sussistere. I figli nacquero attraverso rapporti sessuali matrimoniali. Vedete qualcosa di anormale in questo percorso? Niente di anormale, è un percorso normale.

Eppure la lobby gay ci ribattezzò “eterosessuali”, e nessuno ha reagito. Io rifiuto la neolingua gay e riaffermo che il mio percorso non è “eterosessuale”, è semplicemente un percorso “normale”, non avendo in sé niente di anormale.
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Decreto ‘omofobia’ bocciato dalla Camera

Posted by alenu su 14 ottobre 2009


Roma, 13 ottobre 2009 – Affossata dall’aula della Camera la legge contro l’omofobia. Con 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti, l’assemblea di Montecitorio ha approvato la pregiudiziale di incostituzionalità sollevata dall’Udc.

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Omofobia: Parole profetiche del Cardinale Ratzinger

Posted by ikzus su 13 ottobre 2009


Parole profetiche del Cardinale Ratzinger
su un’ideologia ostile alla libertà religiosa


di Antonio Gaspari

ROMA, domenica, 11 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Un’eventuale legge italiana contro l’omofobia, in recepimento di una risoluzione del Parlamento Europeo, potrebbe limitare fortemente la libertà delle persone e la libertà religiosa.

E’ in discussione alla Camera dei Deputati la proposta di legge C-1658 contro l’omofobia, presentata dal Partito Democratico, a prima firma di Paola Concia. La proposta prevede l’inserimento nel Codice Penale di “reati commessi per finalità di discriminazione o di odio fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

L’iniziativa recepisce una risoluzione del Parlamento Europeo del 18 gennaio 2006 in cui l’omofobia è definita “una paura e un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio”.

Come “pregiudizio” si intende ogni giudizio morale contrario all’omosessualità e alle deviazioni in campo sessuale. Quando esso si esprime in scritti o discorsi pubblici che non pongano su un piano di assoluta eguaglianza ogni tendenza e orientamento sessuale, può essere considerato come contrario al rispetto dei diritti dell’uomo ed essere oggetto di sanzioni penali. Lo stesso principio è enunciato dall’art. 21 della Carta fondamentale dei Diritti del cittadino di Nizza, resa giuridicamente vincolante dal Trattato europeo di Lisbona.

Nel commentare l’iniziativa, il professor Roberto De Mattei ha spiegato in un dettagliato articolo pubblicato su Radici Cristiane” (n. 48 – Ottobre 2009) che “se questa legge passasse e fosse applicata in modo coerente, sarebbe impossibile, o quanto meno rischioso, criticare l’omosessualità e presentare la famiglia naturale come ‘superiore’ alle unioni omosessuali. Un’istituzione ecclesiastica non potrebbe rifiutarsi di designare come suo rappresentante una persona che non faccia mistero delle sue tendenze omosessuali. Nessuno Stato, ma anche nessuna Chiesa, potrebbe rifiutare di celebrare un matrimonio di coppie dello stesso sesso. Catechismi e libri sacri che condannano l’omosessualità come peccato ‘contro-natura’ potrebbero essere ritirati dal commercio”.

In merito alla possibilità di una legge europea che avrebbe impedito il rifiuto della pratica omosessuale, il 1° aprile 2005 l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, in occasione della consegna del “Premio San Benedetto per la promozione della vita e della famiglia in Europa”, conferitogli dalla Fondazione Sublacense Vita e Famiglia, ebbe a dire: “Il concetto di discriminazione viene sempre più allargato, e così il divieto di discriminazione può trasformarsi sempre di più in una limitazione della libertà di opinione e della libertà religiosa. Ben presto non si potrà più affermare che l’omosessualità, come insegna la Chiesa cattolica, costituisce un obiettivo disordine nello strutturarsi dell’esistenza umana”.

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La discriminazione al contrario

Posted by ikzus su 13 ottobre 2009


Avete notato che da alcuni giorni i media continuano a sparare a raffica ‘notizie’ riguardanti gli omosessuali? Il massimo l’ha raggiunto ieri il GR1 delle ore 8, che come notizia fondamentale dall’estero dava (più o meno):”Le associazioni gay pretendono che Obama rispetti le sue promesse elettorali”; il che è veramente rassicurante, perché ciò vuol dire che il mondo finalmente non ha altri problemi più gravi ed urgenti del diritto dei gay americani ad entrare nelle forze armate (di questo, alla fine, si trattava). Al di là degli aspetti ridicoli, siccome niente succede per caso, come mai in questi giorni si ‘spinge’ la tematica omosessuale?

Ecco qua: alcuni parlamentari stanno cercando di introdurre una norma che promuove l’omosessualità, e discrimina gli eterosessauli a favore dei variosessuali (neologismo da me coniato sul momento, tanto per non perdere tempo in elenchi): è l’anticamera del folle “reato di omofobia”, cioè la limitazione della libertà di pensiero e di espressione quando ci sia in gioco la morale sessuale.

Ma anche restando alla lettera della proposta di legge, c’è da restare basiti: perché un reato dovrebbe essere più grave se commesso contro una certa categoria di persone, e meno se commesso contro altri? Questa non si chiama discriminazione? Perché i variosessuali dovrebbero essere privilegiati? La sicurezza non va garantita a chiunque? E’ la solita storia della sinistra, per cui la violenza è da condannare solo se colpisce gli amici; per cui (come diceva Orwel nel suo famosissimo libro) tutti gli animali suono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri!

A questo proposito, da famigliadomani.it ricevo e ripubblico un’analisi assai puntuale della proposta di legge in discussione al parlamento.

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Cari amici,
questa mattina, 12 ottobre, la Commissione Giustizia della Camera ha approvato il seguente testo modificato.

Disposizioni in materia di reati commessi per finalità di discriminazione o di odio fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere
C. 1658 Concia e C. 1882 Di Pietro.

TESTO UNIFICATO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
INTRODUZIONE NEL CODICE PENALE DELLA CIRCOSTANZA AGGRAVANTE INERENTE ALL’ORIENTAMENTO O ALLA DISCRIMINAZIONE SESSUALE
ART. 1.
1. All’articolo 61, comma 1, del codice penale, dopo il numero 11-ter), è aggiunto il seguente:
« 11-quater) l’avere, nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato».

Riportiamo qui di seguito un primo commento dell’on. Isabella Bertolini, della Direzione Nazionale del “Popolo della Libertà”.
“L’eventuale introduzione nel codice penale italiano dell’aggravante inerente l’orientamento sessuale oltre ad essere chiaramente incostituzionale rischia di provocare seri problemi e gravi discriminazioni. Incostituzionale perché questa invenzione, frutto del pensiero relativista imperante nel nostro Paese, produrrebbe una sostanziale diversità di trattamento per gli omosessuali e i transessuali di fronte alla legge. Infatti un atto di violenza verso una persona sarebbe giudicato più grave se il soggetto che lo subisce non fosse eterosessuale, per esempio nel caso di violenza sessuale. E ciò è incomprensibile, visto che la violenza deve essere sempre condannata e perseguita indipendentemente da chi la subisce. Se tale proposta diventasse legge sarebbe palesemente violato l’articolo 3 della Costituzione che recita:  “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

E’ evidente, poi, che una volta introdotto nel nostro ordinamento il concetto di “orientamento sessuale” non sarebbe più possibile esercitare il diritto di manifestare la propria opinione, anche critica, in materia, perche subito scatterebbe la sanzione. Sarebbe quindi fortemente limitata la libertà di espressione. Infine tale norma verrebbe utilizzata come porta di ingresso per rivoluzionare i concetti di matrimonio, famiglia, adozioni e per scardinare, quindi, i valori fondamentali che sono alla base della nostra società”.

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Diffondiamo un parere dell’avvocato Claudio Vitelli, consulente giuridico dell’Associazione Famiglia Domani, sulle gravissime conseguenze dell’introduzione nell’articolo 61 del nostro Codice penale dell'”aggravante inerente all’orientamento e alla discriminazione sessuale”, approvata il 12 ottobre dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

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Il cosiddetto “reato di omofobia”

Posted by alenu su 8 ottobre 2009


Discriminazione… vogliamo parlarne? Una mia amica, Charlotte S., scrittrice divorziata e agnostica, negli anni Ottanta abitava nel quartiere “Castro” di San Francisco, nota zona residenziale della comunità gay. Era felicissima della sua casa e del suo quartiere (anche perché era sicura di non correre rischi di aggressioni a scopo sessuale) ma ….. ha dovuto andarsene. I gay le rendevano la vita impossibile. Nella migliore delle ipotesi la ignoravano, era “trasparente”, nei negozi non veniva servita, se non con fatica, per ultima e sbattendogli gli acquisti sul banco con malagrazia; ma era anche oggetto di dispetti, ogni occasione era buona per umiliarla. Ha resistito a lungo ma alla fine ha dovuto cedere e mettere in vendita l’appartamento.

Se di casi come questi non si sente parlare è perché la gente ormai lo sa e sta alla larga, a inserirsi non ci prova neppure. Vogliamo istituire il reato di “eterofobia”?

Dall’email di ieri l’altro, a firma Giuseppe Biffi [da non confondersi con il vescovo emerito di Bologna Cardinal Giacomo Biffi], si poteva desumere che l’iniziativa di legge fosse dell’attuale governo. In realtà si tratta di una proposta di legge presentata dal Partito Democratico, a prima firma Paola Concia, che ha avuto l’appoggio di parte del Pdl. Il seguente pezzo spiega bene qual è stato l’iter finora del testo di legge in discussione alla Camera.

Le conseguenze del cosiddetto “reato di omofobia”

di Roberto de Mattei

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Omobufala + handystrage

Posted by ikzus su 3 dicembre 2008


OnuNo

In questi giorni il mondo dei media è stato scosso da una bufera, che aveva il suo epicentro sulla cupola di San Pietro: il Vaticano è stato accusato prima di appoggiare le condanne a morte dei gay, e poi di rifiutare l’appoggio ai disabili. E’ proprio così? Ovviamente no, e ci voleva davvero poco per capirlo.

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Schizocattolici

Posted by ikzus su 26 febbraio 2008


I cattocomunisti erano quelli che si trovavano d’accordo con Cristo su tutto ciò in cui Cristo era d’accordo con Marx. Ora i comunisti non ci sono più (a parte qualche residuo rosso-verde ai margini della scena), sono diventati “democratici”, e di conseguenza anche i cattocomunisti non ci possono più essere; forse intendeva questo Rosy Bindi, che sulla Stampa ha chiesto alla Binetti di “stare nel Pd da democratica e non da cattolica” – così come ha chiesto alla Bonino di “stare nelle nostre liste da ministro e non da radicale”. A questo punto la Bonino, che si può giudicare storta quanto si vuole, ma certo non scema, ha praticamente accusato la Bindi di schizofrenia. E’ difficile darle torto.

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DICO o Famiglia?

Posted by ikzus su 15 maggio 2007


Alcuni meditabondi mi hanno chiesto come mai non avevo scritto nulla sul Family day, né prima né dopo: ecco qua.

  • dati di fatto:
    • la legge sui DICO è la più blanda rispetto a tutte le altre in Europa – infatti non piace agli omosessuali
    • non interessa le coppie di fatto: al massimo 10-15.000 secondo le stime degli esperti – quante leggi si fanno per così pochi?
    • non interessa ai gay: i matrimoni omosessuali sono falliti ovunque (poche centinaia in Spagna, qualche migliaio nei Paesi dove esistono leggi analoghe da più tempo)
    • quindi non è una priorità della società – ce ne sono ben altre
    • e allora, perché si vuol fare a tutti i costi?

Analizziamo in dettaglio la questione dei DICO: anche se confuse (ad arte) in un unico provvedimento legislativo, le problematiche sottostanti sono due, ben distinte: coppie di fatto, e unioni omosessuali:

  • COPPIE DI FATTO (CdF)
    • le cosiddette CdF sono tali proprio perché respingono l’ufficializzazione del loro legame di fronte alla società, e in particolare rifiutano esplicitamente di impegnarsi in una relazione duratura, legandosi l’un l’altro nel vincolo matrimoniale: l’idea di ‘regolarizzarle’ è quanto di più lontano si possa immaginare dalle loro vere aspirazioni
    • infatti, dove si è cercato di introdurre un riconoscimento ed una parificazione surrettizi (in alcune amministrazioni locai ed all’estero) i vari registri sono rimasti miseramente vuoti
    • in effetti, la regolarizzazione delle coppie di fatto c’è già, si chiama matrimonio; circa metà delle CdF dichiarano che la convivenza è in vista di un futuro matrimonio, mentre per molte altre è una situazione imposta dall’l’impossibilità (dovuta a vari motivi) di contrarre regolare matrimonio
    • per queste situazioni è giusto tutelare alcuni diritti individuali – e su questo tutti sono d’accordo; perché invece qualcuno si ostina a tentare di imporre un nuovo soggetto pubblico?
    • viceversa, la famiglia è la base della società perché:
      • assicura la sopravvivenza dell’umanità, non solo generando figli, ma anche prendendosene cura, allevandoli e educandoli; infatti la precarietà dei legami famigliari riduce la natalità
      • è il primo ambito e l’ultimo rifugio per la solidarietà – pensiamo solo alla cura degli anziani: se dovesse farsene carico lo Stato …
  • UNIONI OMOSESSUALI (UO)
    • l’omosessualità contraddice radicalmente la complementarietà fondamentale ed insuperabile uomo-donna, maschio-femmina (“Dio creò l’uomo a Sua immagina; a immagine di Dio lo creo; maschio e femmina lo creò”)
    • l’omosessualità, in quanto radicalmente (=”alla radice”) infeconda, è contro natura: se fossimo tutti omosessuali, l’umanità si estinguerebbe nel giro di una generazione
    • sul presupposto che ‘comunque gli omosessuali esistono’, si tenta di far passare lo stato di fatto come stato di natura, e quindi stato di diritto: assurdo:
      • infanticidio, pedofilia, incesto (omicidio, furto, evasione fiscale, sfruttamento ecc.): esistono, ma non sono ‘naturali’, né ci sogniamo di legalizzarli
      • comunque, la natura è malata: si tenta di negare il male (a partire dalla sua stessa esistenza, ideologicamente) perché non lo si sa spiegare e non lo si vuole affrontare; ma il male resta ugualmente, ed influenza le persone e la società
    • non è vero che UO sia uguale a famiglia: sono due cose totalmente diverse, e restano diverse anche se noi le parifichiamo per legge – contra factum non valet argumentum

A questo punto, possiamo chiederci: perché qualcuno vuole a tutti i costi questa legge? Qual’è il suo significato profondo, giuridico e politico?

  • Legge e ideologia
    • ogni ordinamento giuridico (ed ogni civiltà, in senso più ampio) presuppone e allo stesso tempo estrinseca un paradigma etico, che a sua volta implica una specifica visione dell’uomo e della realtà: non per nulla i DICO sono in contrasto evidente con lo spirito della costituzione, che nacque imbevuta della concezione cristiana, e che tutela la famiglia, e non altre unioni
    • l’ideologia che si vorrebbe imporre alla nostra società (anche attraverso i DICO) nega proprio che esista una verità, e quindi che esista un justum, un bene ed un male; tutto viene rimandato alla sfera dell’individuo, che in quanto tale definisce per se stesso (ma automaticamente anche per gli altri, perché comunque siamo esseri che vivono in relazione) ciò che è vero buono e giusto, persino contro l’evidenza dei fatti (fino ad arrivare alle follie della teoria del gender, che vorrebbe addirittura negare la diversità sessuale a livello biologico!)
    • in questo senso (come giustamente ha affermato la Bonino dei radicali), i DICO sono la logica continuazione della legge sul divorzio (io vengo prima dell’altro, del noi come coppia, e dei nostri figli), e di quella sull’aborto (io vengo prima di mio figlio, a costo di ucciderlo), e si pongono sulla stessa linea della manipolazione degli embrioni (la vita degli altri vale meno della mia) e dell’eutanasia (la vita degli altri vale solo finché serve a me)
  • Politica e demografia
    • a livello politico, a fronte della perfetta (diabolica) coerenza dei radicali, veramente non si riesce a capire invece come possa la sinistra gettarsi a capofitto in questa visione totalmente individualista ed  anticomunitaria; forse prevale il laicismo, cioè l’odio originario e permanente verso il cristianesimo e la civiltà occidentale che ne è scaturita. Quanto poi ai cristiani che appoggiano e favoriscono simili visioni … mah !!!
    • in un Paese che ormai è al suicidio demografico (con un tasso medio di 1,2 figli per donna, la popolazione si dimezza quasi ogni generazione), la vera priorità è il sostegno ai 23.000.000 di famiglie, o un favore non richiesto ai 500.000 conviventi o agli omosessuali ?
    • si prendeva in giro l’assegno di 1.000 euro per neonato di Berlusconi; invece, cos’ha fatto in 1 anno il ministero per la famiglia e il governo Prodi? Più tasse per le famiglie numerose …

Alcuni hanno contestato l’intervento della Chiesa:

  • Chiesa e Stato
    • in primo luogo, occorre osservare che la legge sui DICO non riguarda i cattolici, per i quali esiste un unico matrimonio, che è addirittura un sacramento: fedele, fecondo, indissolubile
    • inoltre, il no ai DICO non è solo della Chiesa Cattolica, non è solo dei cristiani, ma anche di tutte le religioni (ebraica, islamica, buddista, ecc.) e di tutte le culture (anche se dovunque esistono CdF e UO) (doc allegato)
    • il motivo è semplice: a livello religioso, questa visione dell’uomo come supremo arbitro della propria esistenza (ma fatalmente anche di quelle degli altri, come abbiamo visto) è la quint’essenza del peccato di superbia, la perfetta realizzazione della colpa originale, e il compimento della promessa del tentatore: “Voi sarete come Dio, e stabilirete voi cosa è bene e cosa è male”; per questo tutte le religioni sono contrarie sia alla legalizzazione delle unioni omosessuali, sia al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Per questo, il resto del mondo osserva attonito ed incredulo la deriva morale (ma prima ancora mentale) dell’Occidente, e dell’Europa in particolare
    • i cattolici riconoscono ai vescovi e al Papa (successori degli apostoli e di Pietro) un diritto/dovere di definire i principi morali e guidare concretamente i credenti; i cristiani che antepongono al magistero la propria libera (?) coscienza, non si chiamano cattolici adulti ma protestanti, e in 5 secoli si sono dispersi in circa 60.000 tra chiese denominazioni e sette diverse, in perenne conflitto tra di loro
    • il senatore di RiFo che fece cadere Prodi (peraltro votando contro le indicazioni dei capi, ma in linea con la sensibilità dei suoi elettori) è stato espulso dal partito; cosa c’è di strano se la Chiesa afferma che i politici che sostengono i DICO non possono considerarsi cattolici (e quindi non possono presentarsi agli elettori come tali, ingannandoli)?
    • i cattolici e le loro organizzazioni, tra cui la Chiesa, hanno diritto tanto quanto gli altri di esprimere le proprie idee, argomentarle, sostenerle, difenderle ecc, nonché di organizzarsi per influenzare e ove possibile determinare le decisioni politiche, a tutti i livelli e con tutti i mezzi, purché legittimi e democratici
    • la cosiddetta laicità, cioè la distinzione tra il piano politico e quello religioso, non significa che i credenti non possano e non debbano fare politica – anche perché diversamente rimarrebbero ben pochi a farla, e non saremmo più in democrazie! Significa invece che, al contrario dell’Islam (ma anche differentemente dagli esiti storici della riforma protestante e dell’ortodossia), i precetti religiosi non possono avere direttamente un risvolto giuridico (perché la coscienza non è indagabile umanamente), mentre lo Stato non può interferire con la dimensione religiosa
    • la laicità è esattamente un ‘prodotto’ del cristianesimo, e in maniera piena del cattolicesimo, sia storicamente, sia concretamente (anche oggi non esiste al di fuori della civiltà cristiana): è alquanto buffo che i laicisti pensino di conservarla una volta eliminata la Chiesa – in altri termini, è la Chiesa che garantisce la laicità dello Stato, e non viceversa

Per quanto riguarda il FD nello specifico, osservo quanto segue:

  • i media sono stati vergognosi, e anche un po’ patetici nel loro accanito tentativo di parificare le due manifestazioni; peccato che quella sull’orgoglio laico praticamente non esisteva …
  • particolarmente incredibili La7, col giornalista che si aggirava tra le famiglie tentando di provocare con domande assurde, e il TG1 che vendeva l’idea che in P.zza San Giovanni erano tutti marziani, mentre dall’altra parte sì che c’era la gente a posto
  • incredibile anche la reazione dei grandi quotidiani: a parte Repubblica, che ovviamente vedeva rosso (come sempre, del resto), gli altri hanno cercato o di minimizzare come il Corriere (che ha negato il fondo, e nella pagina dedicata ai commenti in alto ha messo le critiche), o di contrattaccare come LaStampa (che ha sparato una Barbara Spinelli decisamente sottotono, tutta piagnucolosa per la violenza della famiglia e della Chiesa sui poveri laici)
  • peggio che mai la sinistra: a parte l’ormai famosa vignetta del Manifesto (rivelatrice di quanto rancore anticattolico si respiri da quella parte), basti citare il titolone di Liberazione: “FAMIGLIA ASSASSINA”; la rabbia rende pazzi, veramente!
  • gli unici che hanno dato un certo rilievo sono stati i giornali di destra, ben contenti del secondo autogol della sinistra (il primo fu il referendum sulla legge 40, ricordate?) e delle evidenti difficoltà del nascituro PD (ma da quelle parti si abortisce con una tale facilità …); però non si chiedevano cos’ha fatto il precedente governo

In definitiva, che dire? Dal peggior governo della nostra storia non ci si può aspettare nulla di buono; l’opposizione è divisa, e comunque non gli interessa veramente salvaguardare la nostra civiltà ed i principi cristiani che la fondano; la sinistra è ormai persa, la destra non esiste …

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