ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 28 agosto 2015


“Sottostiamo a 190 mila leggi che regolano qualsiasi cosa”

Alfonso Celotto da anni in lotta con le scartoffie

Docente di diritto costituzionale a Roma, Alfonso Celotto si è messo a studiare le migliaia di leggi sull’acqua minerale nell’ambito di uno sdoppiamento di personalità. Qualche anno fa ha partorito un personaggio romanzesco, il dott. Ciro Amendola direttore della Gazzetta Ufficiale, censore severo dei pasticci legislativi. Celotto ha appena pubblicato il secondo romanzo, «Il pomodoro va rispettato». Il protagonista è sempre il dott. Amendola, grand commis travolto da amori e pandette.

Come mai è così appassionato di leggi?
«Non solo le ho studiate, come docente, ma ci ho lavorato, come collaboratore di ministri. In particolare, sono stato capo dell’Ufficio legislativo di Roberto Calderoli alla Semplificazione normativa».

Quando Calderoli organizzò il falò delle leggi?
«Era un modo per comunicare a tutti che abbiamo troppe leggi. Se ancora ce ne ricordiamo significa che comunicativamente ha funzionato».

Ma ha funzionato anche nell’eliminare leggi?
«Purtroppo no. Lo Stato italiano in 150 anni di vita ha emanato oltre 190.000 leggi, con la pretesa illuministica di regolare qualsiasi cosa. Queste leggi si sono stratificate, senza che nessuno sia ancora riuscito a mettervi ordine».

Chi ci può riuscire?
«Non è facile. Perciò ho inventato un personaggio letterario, il dott. Ciro Amendola. Consapevole della difficoltà dell’impresa, decide di affrontare da solo la fatica di Ercole (o di Sisifo?). Da buon dirigente statale, sa che la burocrazia, come macchina, è troppo complicata. Quindi… fa da sé».

Oramai il dr. Amendola è più conosciuto di lei. Le dispiace?
«Dispiacere? Ne sono proprio contento. Per anni, come docente, ho scritto decine di saggi e pochi se ne sono accorti. Ora il dott. Amendola mi consente di parlare di leggi e burocrazia a un pubblico ampio».

Ma Amendola esiste davvero?
«E’ un personaggio verosimile, in quanto ho messo insieme abitudini e manie dei pubblici dipendenti che ho incontrato. Ma ora grazie ai social network esiste davvero. Su twitter ha superato i 10.000 follower! Io ne ho solo 1000».

Si è dato una spiegazione?
«Penso che la buona burocrazia interessi a tutti. Tanti scrivono quotidianamente al dott. Amendola per segnalare leggi assurde, moduli complessi, ordinanze, decreti o anche per inviare distinti saluti».

Come fanno leggi e burocrazia, argomenti freddi, a diventare materia di un romanzo?
«Perché sono mescolate con napoletanità, scaramanzia, cucina, vini, pallone e amore. Tutte passioni che condivido con il dott. Amendola. Servono almeno sei ingredienti popolari per rendere digeribile la burocrazia in un romanzo».
14/08/2015   [g. sal.]

© lastampa.it

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