ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘pacifisti’

Pacifica manifestazione di dissenso

Posted by ikzus su 15 dicembre 2010


Ieri a Roma la sinistra è tornata in piazza. Bilancio: quasi 100 feriti, 20 milioni di euro di danni, il centro devastato. Bersani dice che è colpa di Maroni.

Foto da il Corriere, il Tempo, Repubblica 1 e 2, LaStampa 1, 2 e 3, il Giornale 1, 2 e 3,


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Posted by ikzus su 4 agosto 2010


I missili di Hamas sulla “pace fredda” tra Israele e ANP

di Claudio Pagliara

Gerusalemme. Netanyahu e Abu Mazen non si sono ancora dati appuntamento e già un minaccioso terzo incomodo si è invitato a colazione. Venerdì e sabato, razzi lanciati dalla Striscia di Gaza hanno scosso le città israeliane di Sderod e Ashkelon; stamani, dal Sinai prese di mira Aqaba, in Giordania e la “città gemella” israeliana Eylat, entrambe sul Mar Rosso. Quanti pensano che la pace in Medio Oriente sia nella mani del premier israeliano e del presidente palestinese sono serviti.

La successione degli attacchi non lascia dubbi sul fatto che siano legati da uno stesso filo rosso. Sono la risposta del fondamentalismo islamico a quello che appare il primo timido successo della diplomazia statunitense, la probabile ripresa delle trattative dirette israelo-palestinesi. E’ della settimana scorsa il vertice della Lega Araba che ha di fatto invitato il recalcitrante Abu Mazen a rompere gli indugi. Per rassicurare sulle intenzioni israeliane, il premier Netanyahu si è incontrato col re di Giordania Abdallah e il presidente Peres con il presidnete egiziano Mubarak. Dietro la svolta, Barak Obama, che ha esercitato una pressione “senza precedenti” – parole di Abu Mazen –, per convincere il presidente palestinese che non può più tergiversare.

Lo scenario più probabile è che a metà agosto Netanyahu e Abu Mazen diano il via al nuovo round negoziale. Gli eventi degli ultimi giorni, mettono in luce la fragilità del processo, al di là della distanza ancora esistente sui nodi del conflitto. In passato, i radicali islamici hanno usato il terrorismo suicida per sabotare il processo di pace. Oggi Hamas ha a disposizione uno stato di fatto, la Striscia di Gaza, per ottenere lo stesso risultato. Nei suoi arsenali, grazie al sostegno aperto dell’Iran, ha razzi in grado di raggiungere Tel Aviv. Durante l’ultimo conflitto, Piombo Fuso, ha dimostrato di poter tenere sotto tiro tutto il sud di Israele. Un massiccio attacco missilistico da Gaza, costringerebbe Israele ad un intervento militare su vasta scala. Come accadde a gennaio di due anni fa, a farne le sicure spese sarebbe proprio il negoziato.

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Posted by ikzus su 14 giugno 2010


“Tornatevene ad Auschwitz”

di Alessandro Schwed

All’alt dei soldati israeliani, i “pacifisti” hanno gridato il loro inno alla fine ebraica

Su Internet, una foto davvero insolita. Una voragine circolare apparsa a febbraio 2007, a Città del Guatemala. La grande buca è fonda come quei pozzi nei deserti la cui superficie non è cinta da pietre. Pare una bocca della Terra, spalancata in mezzo alla strada. Come se la Natura dicesse qualcosa che non sappiamo capire dato che non ci sono più gli sciamani; e anche come se, per una decisione presa in un altrove cupo, ora siamo in contatto col Male, e il Male fa giungere i suoi sussurri. Un’occhiata alla didascalia sotto la foto avverte che la buca ha un diametro di 35 m. ed è profonda 150. Così non si tratta di un condotto che porta al centro della Terra; né della sede di forze spirituali oscure; né del fremito di un vulcano sotterraneo in attesa di liberare il tappo e pervadere la superficie con oceani di lava, come in un romanzo di Verne; né del disvelarsi di una crepa della crosta terrestre, per un’imminente distruzione finale: è un crepaccio circolare che non minaccia neanche l’abitato circostante.

E’ la paura a dare paura, l’angoscia a ingannare gli angosciati. E così, l’occhio del fotografo e il nostro vedono quello che vogliono vedere – quello che la debolezza spinge a vedere: a volte, su di noi, possono più le angosce della realtà. E la Sapienza ammonisce sull’essenza del Male, sul suo potere effettivo di esser trappola (gr. diabolos, gettare attraverso), di costituirsi davanti a noi come contraddittore (ebr.: satan). Ma cosa succede quando molti cadono nell’inganno? E’ in questi giorni dopo la flottiglia pacifista e il disvelamento dell’inganno che i pacifisti poi non erano pacifisti, ma maschere del terrore – commedianti della contraddittorietà, forma di colui che contraddice – che la foto della bocca della terra è tornata da me in un freddo familiare e irreale. Perché il Male è corrente gelida della realtà, ma poi non è la realtà; semmai, può divenirlo. La foto è tornata a me, ebreo, perché è adesso che la persona ebraica è nella solitudine; è ora che risuona in me la frase lanciata dalla nave Marmara all’esercito di Israele che intimava l’alt: “Tornate ad Auschwitz”. E io credo che dal giorno di chiusura di Auschwitz, il 27 gennaio di sessantacinque anni fa, mai come ora gli ebrei hanno sentito di essere soli – se è questo il frutto della politica obamiana e della mano tesa verso Teheran, che in queste ore propone l’arrivo a Gaza di una flottiglia di pace armata sino ai denti, altro ossimoro del grande contraddittore, allora è meglio che questa politica obamiana venga rivista da cima a fondo; che la mano tesa ad Ahmadinejad sia rimessa in tasca. Altrimenti, il restante tempo del mandato presidenziale, corto o lungo che sia, è una bomba a orologeria il cui ticchettio scandisce le ore rimaste al jihad per usare la fragilità della democrazia mondiale.

E infatti è ora, in questo mandato di Obama, lungo questo fragile sforzo di dialogo con Teheran e con la Siria, che Israele e gli ebrei cominciano a sentire un’altra volta la loro millenaria solitudine, e circola quella frase fatta che “gli ebrei, con la scusa della Shoah, se ne stanno approfittando”, per poi aggiungere: “… Eccetera, eccetera…”. “Eccetera”: perché nessuno sa completare le calunnie sugli ebrei – calunnia, altra parola ebraica che corrisponde al nome dell’antico calunniatore, contraddittore, oppositore. E’ dunque di poche decine di ore fa la notizia che non sfonda. Quando l’altoparlante israeliano ha scandito il protocollo dell’alt alla nave Marmara, una voce sarcastica ha risposto: “Go back to Auschwitz”. Tornate ad Auschwitz. Parole in inglese, come sul set di un film internazionale destinato al mondo. Quella voce avrebbe potuto rispondere in arabo, in turco, gli israeliani avrebbero capito. Ma si trattava di un programma televisivo destinato all’intero pianeta, “Go back to Auschwitz”, e la frase è stata detta in inglese. Niente è casuale in quella notte, sul mare davanti a Gaza. Ogni particolare è frutto della volontà meticolosa di costruire una trappola per Israele e trasmetterne il film come una maledizione che giunga ovunque. Anche fra gli alieni, se esistono. Spirito della moderna sapienza il cui vertice nichilista e antisemita è Goebbels. Il jihad vi primeggia dal kolossal delle Due Torri, alla fiction dei cadaveri di Beirut spostati da un palazzo in macerie all’altro ed esposti davanti alle telecamere, al grandissimo successo di botteghino di “Go back to Auschwitz”. Ricordiamo che poco prima della rivolta del ghetto di Varsavia, quando la popolazione ebraica era stremata dalla ferocia del razionamento e le persone morivano sui marciapiedi, la propaganda nazista girò dei cinegiornali circolati sino a New York dove si vedevano ebrei ricchi e vestiti a festa (comparse minacciate coi fucili, come si vede in un documentario sul documentario), che scavalcavano indifferenti le decine di ebrei morti di fame e stenti sul suolo stradale. Gli ebrei ricchi e disinteressati alla morte degli ebrei poveri furono il rovesciamento della verità, operato dalla propaganda nazista: ebrei-vittime presentati come ebrei-carnefici. Nel caso della flottiglia della pace, gli ebrei, accusati da anni di nazismo a Gaza e in tutto il medio oriente, sono allo stesso tempo invitati a ritornare ad Auschwitz, intanto che sulla nave i “pacifisti” linciano i soldati.

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Posted by ikzus su 11 giugno 2010


Pacifisti, brutta razza

di Giulio Meotti

Ecco chi sono gli italiani in rotta su Gaza. Lavorano per la radio dell’Iran, scrivono su siti negazionisti che denigrano “l’ebreo Carlo De Benedetti”, firmano appelli sul “cosiddetto olocausto” e assistono i figli dei kamikaze

Chissà se l’Ingegner Carlo De Benedetti sapeva chi fosse la pacifista italiana di ritorno da Gaza che ieri, sulla prima pagina di Repubblica, ha firmato un lungo racconto della sua detenzione in Israele. Angela Lano ha fatto parte del gruppo di italiani saliti a bordo della “Freedom Flottilla” assaltata dai commandos israeliani. Lano è una collaboratrice di TerraSantaLibera, uno dei principali portali dell’antisemitismo italiano monitorato anche dal Parlamento. Un sito web in cui lo stesso Carlo De Benedetti viene definito senza giri di parole “ebreo sionista”, oppure semplicemente “l’ebreo De Benedetti”. TerraSantaLibera è una sorta di ricettacolo di tutti gli stereotipi antiebraici, sia di matrice laica sia religiosa, in nome della “solidarietà e supporto alla Palestina”. Vi si possono scaricare persino “I Protocolli dei Savi di Sion”, il falso che oggi fa bella mostra di sé nelle librerie del mondo arabo islamico.

Su TerraSantaLibera i “così detti” Protocolli
sono definiti “redatti con lungimirante lucidità”. Un sito negazionista dell’Olocausto che ripropone interviste e testi di negazionisti italiani e stranieri come Roger Garaudy o Robert Faurisson. Oltre a inviti a “investigare sull’11 settembre”. Garaudy è noto per aver sostenuto che “non c’è stato alcun genocidio durante la Seconda guerra mondiale, gli ebrei hanno sostanzialmente inventato l’Olocausto per il loro tornaconto politico ed economico”. Faurisson nega le camere a gas.

E’ allora facile da capire perché l’anziano leader della onlus Italia-Palestina, Mariano Mingarelli, padrino della militanza filopalestinese in Italia, abbia rotto con l’agenzia di stampa Infopal di Angela Lano. Al Corriere fiorentino, Mingarelli ha detto: “Non voglio certi nomi accanto al mio”. Mingarelli si è dimesso dall’agenzia di stampa di cui è direttrice la pacifista Lano per la presenza di intellettuali affiancati al suo nome che, secondo Mingarelli, hanno atteggiamenti antisemiti e negazionisti. “Al suo interno ci sono alcuni intellettuali, chiamiamoli così, con posizioni antisemite o comunque che non mi trovano d’accordo”, dice Mingarelli.

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Pacifinti e guerre vere

Posted by ikzus su 1 giugno 2010


Chiariamo subito una cosa: non c’era nulla di pacifico nella spedizione FreeGaza; i soldati delle forze speciali israeliane sono stati assaliti immediatamente e in maniera per niente ‘simbolica’, come dimostrano ampiamente le riprese video. E d’altronde, non si capisce quale potrebbe essere l’intenzione ed il guadagno di Israele nell’arrembare un convoglio di civili e fare una strage premeditata! E neppure l’ipotesi di un ‘errore tecnico’ è credibile più di tanto: Tsahal è considerata la più preparata tra le formazioni militari di questo tipo. Ma se non bastassero queste considerazioni di buon senso, la conferma viene dal fatto ci sono dei soldati feriti – o per caso vogliamo dire che gli israeliani sono talmente assetati di sangue che si sono sparati addosso tra di loro?

Neanche l’intenzione era pacifica: la spedizione era organizzata da IHH, un’organizzazione ‘sorella’ di Hamas, che è responsabile non solo del fallimento dei negoziati di pace – per sua stessa dichiarazione – ma pure del sanguinoso colpo di stato con cui nel 2007 prese il potere nella striscia di Gaza. Terroristi che appoggiano altri terroristi, in definitiva. Si legge dovunque che era una missione umanitaria: non è vero, era intesa fin dal principio come una provocazione. Perfino la rappresentazione della situazione della striscia di Gaza viene sistematicamente distorta: basti dire che l’embargo non viene attuato solo da Israele, ma anche dall’Egitto!

Allora, dirà qualcuno, va bene così? No, non va bene, tutte le volte che muore qualcuno di morte violenta non va bene; ma dobbiamo finirla col doppiopesismo, con l’ipocrisia dell’equidistanza tra terroristi e vittime, tra uno Stato democratico che mette sotto processo i suoi generali quando sbagliano, ed un’organizzazione che manda donne  e bambini a farsi esplodere nei bus e nelle piazze, e che per statuto ha l’obiettivo di annientare Israele.

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In difesa di Israele

Un errore tecnico grave nell’esercizio di un diritto politico: l’autodifesa

Da tempo era noto che una flottiglia di provocatori politici, messa su con la complicità dei nemici in armi di Israele, voleva forzare il blocco di Gaza. La decisione di impedire questa forzatura era legittima, ci mancherebbe, ma doveva realizzarsi in condizioni di maggiore sicurezza, con un impiego intelligente della forza, in modo da evitare lutti, dolori ed equivoci umanitari pronti ad essere sfruttati con cattiveria dalla propaganda pacifista internazionale, da sempre alleata con la propaganda antisionista dei peggiori ceffi, ora anche turchi, che agitano la scena mediterranea.

Il blocco contro il quale muoveva la flottiglia delle anime belle, accompagnata da parecchie brutte facce, è una decisione sovrana che Gerusalemme ha preso, giusta o sbagliata che la vogliate giudicare, per tutelarsi da una comunità di impianto terrorista costruita con la violenza da Hamas, movimento islamista che vuole annientare Israele, dopo il ritiro di Tsahal dalla Striscia. Era stato così anche nel Libano meridionale. Il ritiro, l’insediamento successivo sempre più radicato di Hezbollah, le trame iraniane e di altri stati nemici dell’entità sionista, e poi il sistematico bombardamento missilistico delle città di confine, fino ad Haifa: infine la dura reazione delle Israel Defence Forces. Ma qui nasce il vero problema.

Israele è da sempre in una specialissima situazione etico-politica.
Ha il diritto di difendersi, ma purtroppo non ha il diritto di sbagliare. Non si fa guerra in Libano senza aver chiaro nei limiti del possibile e dell’impossibile quale sarà il contrattacco di Hezbollah, quanto saranno capaci di nascondere e far funzionare le loro batterie missilistiche nel corso dell’offensiva, quali vie per il traffico delle armi resteranno aperte per giorni e settimane. Così non si abborda una flottiglia di pacifisti ben intenzionati a menare le mani, a usare i coltelli e i bastoni, e magari a disarmare i soldati piovuti dagli elicotteri, senza calcolare tra le possibili conseguenze una carneficina. Un disastro tecnico diventa subito una catastrofe umana e politica, quando si parla di uno stato che vive sotto il ricatto prenucleare di Teheran, di un governo che oggi si sente isolato perfino dall’Amministrazione americana o da sue decisive componenti, di una classe dirigente che deve condurre difficili campagne di verità a proposito di un nemico potente travestito da soggetto debole, diseredato, in perenne penuria per la cattiveria degli “ebrei insediatisi in Palestina”.

E’ doloroso e folle quel che è accaduto a bordo di quelle navi. E’ inaudito anche solo ipotizzare che Israele non abbia il diritto e il dovere di reagire a simili provocazioni politiche, alla violenza degli umanitari e dei pacifisti alleati di Teheran e di folle tumultuanti allertate dalla nuova propaganda di Erdogan. Ma non così.

Giuliano Ferrara, Il Foglio 1 giugno 2010

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Ankara al bivio

In frantumi l’asse con Ankara

Una Ong radicale, vicina ad Hamas (PDF)

Quei 4 italiani sulle navi – i kamikaze di casa nostra

L’alleanza tra i pacifisti e i volontari islamici (PDF)

Così un’operazione giusta rischia la sconfitta politica

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Posted by ikzus su 22 aprile 2010


Le strane circostanze che circondano il lavoro di Emergency

Qualche domanda a Gino Strada sul suo ruolo di testimone “scomodo”

I dubbi sul sequestro Torsello, lo studente afghano dimenticato e una chiosa che giustifica una certa violenza

di Toni Capuozzo, Il Foglio del 21 aprile 2010

E adesso, liberi i tre, liberi tutti. Liberi di porre le domande che era ingeneroso porre a Emergency e a noi stessi mentre i tre suoi uomini erano detenuti, e circondati da accuse pesanti. Liberi loro, e sollevati da sospetti che il semplice buonsenso, e il principio che la responsabilità penale è individuale, portavano a ritenere assurdi, liberi noi di rilevare senza maramaldeggiare alcune piccole circostanze scomode che circondano il lavoro di Emergency. L’organizzazione di Gino Strada è molto, molto italiana. Non esistono ong internazionali con la stessa vis polemica, la stessa caratterizzazione politica e ideologica, e per trovare uno spirito di partito simile bisogna scandagliare la piccola armata di organizzazioni confessionali e settarie, chiese del dodicesimo o trentesimo giorno, missioni dove la tazza di latte e il piatto di broda arrivano solo con il pegno dell’adesione.

Gino Strada ha insistito spesso, in questi giorni sul ruolo di “testimone” e per di più scomodo, della sua organizzazione in Afghanistan. Il tema della “testimonianza” è quello attorno a cui si consumò, alla fine degli anni Settanta, la rottura tra Bernard Kouchner e l’organizzazione che aveva fondato, Médecins Sans Frontières. Occasione della rottura fu una missione, fortemente voluta da Kouchner, in soccorso dei boat people vietnamiti, che venne ritenuta da altri, nell’organizzazione, un’operazione troppo, se non esclusivamente, mediatica. Dalle polemiche venne la scissione, e nacque Médecins du Monde, che rimprovera a Msf, premio Nobel nel ’99, di separare eccessivamente l’aiuto umanitario e la denuncia politica. Com’è noto, Msf, il cui responsabile italiano, Carlo Urbani, morì nel 2003 dopo essersi impegnato nell’emergenza Sars in Vietnam, va ovunque, stringe le mani a chiunque, e si prefigge un solo scopo: aiutare chi ha bisogno. Legittimamente, Gino Strada la pensa altrimenti: che senso ha curare i feriti se non fermo la catena di montaggio della violenza che riempie i miei ospedali di feriti?

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Il problema di Emergency

Posted by ikzus su 12 aprile 2010


La notizia del giorno è che alcuni operatori di Emergency sarebbero implicati nella preparazione (e forse addirittura nell’esecuzione) di un attentato volto ad uccidere un governatore di una provincia afgana, in combutta con i talebani. Ieri si parlava di confessioni, oggi sembra che non sia così; staremo a vedere. E’ ovvio che in paesi come l’Afganistan una situazione del genere va presa con le molle.

Però, bisogna anche chiedersi perché vengono fuori vicende simili, e perché coinvolgono Emergency e non altre organizzazioni di aiuto sanitario (Croce Rossa, Medici Senza Frontiere, CUAMM tra i tanti). Il fatto è che Emergency è un’organizzazione più politica che umanitaria – o almeno, così viene comunemente percepita. Gino Strada è un personaggio che da sempre gira negli ambienti dell’extra sinistra, tra sesantottini duri e puri, pacifinti a senso unico ed ecologisti ideologici, tanto per capirci. Di conseguenza, la sua creatura (l’hanno fondata lui e la moglie) si è sempre distinta nell’attacco all’Occidente, ed in particolare all’America e ai suoi alleati; ad esempio, sono sempre stati i più solleciti nella denuncia delle malefatte del governo Israeliano, ma stranamente muti sugli attentati e le stragi dei Palestinesi – spesso a danno della loro stessa popolazione, tra l’altro -. Allo stesso modo, all’epoca della guerra in Iraq, a sentire loro c’erano solo i soldati della coalizione a causare morti e rovina: Al Queda e le formazioni terroristiche sunnite non esistevano, anche se hanno provocato il 90% dei morti iracheni, e la quasi totalità delle vittime civili! A riprova di questo substrato profondamente ideologico, basta vedere come la sinistra è insorta compatta, in una difesa aprioristica che punta più a travolgere la verità che non a farla emergere. Ed anche l’autodifesa di Gino Strada non è stata un prendere le distanze da singoli che possono aver sbagliato, ma una sparata politica contro il nostro governo e la missione ONU in Afganistan.

Che vi sia effettivamente una complicità con i talebani, oppure no, non è il problema principale: il problema vero di Emergency è che questa cosa risulta assai verisimile.

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Darfur, a proposito di Gino Strada che difende Bashir

Emergency: tra vicinanza ai talebani e politica di ultra sinistra

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“Emergency” e l’equivoco dell’umanitarismo integralista

Così Strada, assolutizzando le vittime, ha reso un favore ai carnefici

Sarebbe ora che i tanti finanziatori e corifei del dottor Gino Strada gli ricordassero che esiste una linea invalicabile fra la cura dei feriti, persino dei terroristi, e la compiacenza o addirittura la collusione con le loro idee mostruose. Sul caso dei tre operatori di Emergency in Afghanistan pesa forse una serie di malintesi di cui è responsabile il quotidiano Times (lo ha detto anche il ministro degli Esteri italiano Frattini). Ma la vicenda, da cui speriamo ne esca pulita Emergency, proietta comunque una luce sinistra sull’umanitarismo del medico milanese che tanta buona gente di establishment ha scelto per abbellirsi le coscienze. Ad aggiustare i corpi rovinati dalla violenza terroristica e dalla guerra sono in tanti, ma a rendersi collusi con certa ideologia è stata proprio Emergency. Lo stesso malaffare ha travolto Amnesty International, colpevole di aver arruolato come testimonial un apologeta dei talebani. Una prassi non propria invece di ong come Smile Again, che senza clamore in Pakistan ricostruisce i poveri volti femminili piagati dall’acido islamista.

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GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2010

Posted by ikzus su 9 gennaio 2010


Anche quest’anno è stato pubblicato il messagio del Santo Padre per la Giornata Mondiale della Pace; questa volta il tema è l’ambiente, su cui peraltro le rilfessioni del regnante Pontefice sono state numerose ed approfondite, in particolare nell’ambito della sua ultima enciclica CARITAS IN VERITATE.

Ecco alcuni commenti:

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Il nobel pirandelliano

Posted by ikzus su 10 dicembre 2009


Centouno anni fa, nel 1908, Luigi Pirandello pubblicava un saggio fondamentale per capire la sua evoluzione artistica – e in effetti, anche per capire cosa sta succedendo in questi poveri giorni!

Scriveva che la comicità è sostanzialmente “avvertimento del contrario“, e nasce dal contrasto tra l’apparenza e la realtà. «Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. ‘Avverto’ che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere.» E scoppio a ridere!

È ciò che faranno oggi tre americani su quattro, tanti quanti pensano che sia ridicolo assegnare solennemente un premio Nobel per la pace, ad un presidente che ha appena deciso di inviare altri 30.000 soldati a combattere in Afghanistan, dopo averne ritirato neanche uno dall’Iraq.

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Le (due) parole che non ci hanno detto

Posted by ikzus su 22 settembre 2009


divieto pacifisti

Com’è noto, i silenzi valgono più delle parole, il non detto spiega assai più delle affermazioni. Sei nostri militari sono morti in Afganistan, in una missione che continuiamo a chiamare “di pace” per pura ipocrisia; eppure il PD dice che bisogna andare avanti, l’ultrasinistra protesta più per dovere che per convinzione, e soprattutto la galassia dei ‘pacifinti’ è incredibilmente silenziosa. Cosa significa tutto ciò? Quali sono le parole che ci saremmo aspettati, e invece non sono state dette? Mi pare che siano essenzialmente due: Iraq e America.

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Politica ed etica nel Cristianesimo e nell’Islam

Posted by ikzus su 20 giugno 2009


Questo testo nasce dalla provocazione di due  meditabondi, che commentando un mio precedente articolo sulla crisi iraniana, in realtà hanno sollevato un problema notevolissimo: il rapporto tra la politica e l’etica, ed in particolare l’etica religiosa. Si tratta di un tema cruciale, sia per la nostra società – che già in passato e ancor più oggi ha largamente sovrapposto l’ambito giuridico a quello morale – sia per il necessario rapporto che dovremo instaurare con culture e sistemi socio-politici differenti dal nostro.

Per partire dal tema originale, chiariamo subito che per il Cristianesimo la teocrazia (“il governo di Dio”, letteralmente) è impossibile; per l’Islam è inevitabile.

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Ancora NoGlobal

Posted by ikzus su 5 aprile 2009


Nel 2001, dopo le grandi manifestazioni di Seattle, e soprattutto dopo la devastazione di Genova da parte dei NoGlobal in occasione del vertice del G8, scrissi questa riflessione per la mia mailing list MEDITO (precursore dell’attuale blog); mi pare opportuno riproporla, dopo il ritorno sulla scena di un movimento che si pensava morto per manifesta inutilità, e che invece ricompare seminando di nuovo violenza.

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Il crepuscolo dei valori

Posted by ikzus su 13 agosto 2008


Negli ultimi mesi le tre notizie più eclatanti sono state il tentativo di eliminare Eluana Englaro, le olimpiadi di Pechino, e la guerra russo-georgiana; esiste un nesso, una chiave di lettura comune tra vicende apparentemente così distanti tra loro? Io credo di si: tutte e tre ci parlano di cosa sta diventando l’Occidente.

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Olocausto prossimo venturo

Posted by ikzus su 6 agosto 2008


6 agosto 1945: la prima bomba atomica della storia distrugge Hiroshima (e di lì a 3 giorni segue Nagasaki); si chiude così, con un ecatombe mai vista, la guerra scatenata dal regime nazionalsocialista tedesco contro (quasi tutto) il resto del mondo.

A distanza di 63 anni, probabilmente ci stiamo avviando verso la seconda guerra nucleare, e forse la terza guerra mondiale (qualcuno dice la quinta, dopo la ‘guerra fredda’ e la lotta contro il terrorismo islamico, ma non cambia).

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