ALEZEIA

La verità vi farà liberi

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Breve cronistoria dell’Islam “religione di pace

Posted by ikzus su 4 giugno 2017


conquiste Islam.pnghttp://cronologia.leonardo.it/storia/anno622b.htm

VII sec.       Maometto conduce personalmente decine di guerre e razzie

632 d. C. Morte di Maometto (8 giugno).

632-634       Conquista araba della Mesopotamia e della Palestina.

635       Conquista araba di Damasco.

638       Conquista araba di Gerusalemme.

642       Conquista araba di Alessandria di Egitto.

647       Conquista araba della Tripolitania.

649       Inizio delle guerre sul mare e conquista di Cipro.

652       Prima spedizione contro la Sicilia.

667       Occupazione araba di Calcedonia (Anatolia).

669       Attacco a Siracusa.

670       Attacco ai berberi e conquista del Màghreb.

674-680       Primo assedio arabo di Costantinopoli.

698       Gli arabi prendono Cartagine ai bizantini.

700       Assalto arabo a Pantelleria.

704       L’emiro Musa proclama la “guerra santa” nel Mediterraneo occidentale; infesta il Tirreno e assale la Sicilia.

710       Attacco arabo a Cagliari.

711       Sbarco arabo nella Spagna meridionale. Inizia la conquista della penisola iberica.

715-717       Secondo assedio arabo di Costantinopoli.

720       Attacco alle coste della Sicilia.

727-731       Aggressioni alle coste della Sicilia.

738       Liutprando sconfigge gli arabi ad Arles.

740       Primo sbarco in Sicilia di un esercito saraceno.

753       Ulteriore sbarco in Sicilia.

778       Il giorno 8 settembre, Franchi e Longobardi sconfiggono gli arabi a Sabart, sui Pirenei.

806       I mussulmani occupano Tyana, in Anatolia, e avanzano fino ad Ankara. Ademaro, conte franco di Genova, combatte i saraceni in Corsica.

812-813       I saraceni attaccano Lampedusa, la Sicilia, Ischia, Reggio Calabria, la Sardegna, la Corsica e Nizza.

819       Nuovo attacco alla Sicilia.

827       Il 14 giugno, sbarco in Sicilia di un esercito, per la conquista dell’isola.

829       I saraceni sbarcano a Civitavecchia.

830       I saraceni invadono la campagna romana e saccheggiano le basiliche di San Paolo e di San Pietro.

831       A settembre, Palermo si arrende agli arabi.

838       Attacco saraceno a Marsiglia.

839       Incursioni saracene in Calabria. Sbarco e conquista di Taranto.

840       Scontro navale, davanti a Taranto, tra saraceni e veneziani, che non riescono a fermare l’attacco. Saccheggio di Cherso, del Delta del Po e di Ancona.

841       Gli arabi si spingono nel Quarnaro e distruggono la flotta veneziana all’isola di Sansego.

842       Il 10 agosto Bari viene conquistata. Vengono saccheggiate le coste della Puglia e della Campania.

843       L’emiro palermitano scaccia i bizantini da Messina.

844       I normanni sbarcano in Spagna e occupano Siviglia.

846       Spedizioni saracene a Ponza e a Capo Miseno. Il 23 agosto, gli arabi sbarcano alla foce del Tevere, assediano Ostia, saccheggiano nuovamente le basiliche di San Pietro e di San Paolo e l’entroterra fino a Subiaco, assediando poi Roma. Ritiratisi, depredano Terracina, Fondi, e assediano Gaeta.

849       I saraceni saccheggiano Luni e Capo Teulada, in Sardegna.

850       Attacco arabo contro Arles.

852-853       Assalto alle coste calabresi e campane.

856       Incursioni arabe a Isernia, Canosa, Capua e Teano.

859       Gli arabi prendono Enna.

867       Gli arabi saccheggiano il monastero di San Michele sul Gargano. I saraceni occupano alcune città dalmate e assediano Ragusa. La flotta veneziana, guidata dal doge Orso, li insegue e li sbaraglia davanti a Taranto.

868       Re Ludovico libera Matera, Venosa e parte della Calabria.

869       Bande di saraceni invadono la Camargue.

870       Gli arabi occupano Malta e saccheggiano Ravenna.

879       Gli arabi prendono Taormina.

879       I saraceni saccheggiano Teano, Caserta e la campagna romana.

881       Il Papa scomunica il Vescovo di Napoli per la sua alleanza con i saraceni.

885       I saraceni saccheggiano Montecassino e la Terra di Lavoro.

890       I mori di Spagna attaccano la costa provenzale e stabiliscono una base a Frassineto (La Garde-Freinet).

898       Saccheggio saraceno della Badia di Farfa.

912       Incursione saracena all’Abbazia di Novalesa.

913       Attacco alla Calabria.

914       Gli arabi stabiliscono basi a Trevi e a Sutri.

916       Incursione saracena nella Moriana (Savoia).

922       Incursione e saccheggio di Taranto.

924       Presa di Sant’Agata di Calabria.

925       Incursioni saracene in tutta la Calabria, fino in terra d’Otranto; assedio e massacro di Oria.

929       Saccheggio delle coste calabresi.

930       Paestum viene saccheggiata.

934       Assalto alla costa ligure.

935       Saccheggio di Genova.

936       Fallito attacco saraceno ad Acqui, difesa dal conte Aleramo.

940       Incursione saracena al passo del San Bernardo.

950       L’emiro palermitano assale Reggio e Gerace e assedia Cassano Jonio.

952       Gli arabi, alleati con Napoli, colonizzano la Calabria.

960       San Bernardo da Mentone vince e insegue i saraceni in Val d’Aosta, fino a Vercelli.

965       Gli arabi prendono Rametta, ultima roccaforte siciliana e in seguito sbarcano in Calabria.

969       Saccheggi saraceni nell’Albesano.

977       I saraceni prendono Reggio, Taranto, Otranto e Oria.

978       I saraceni saccheggiano la Calabria.

981       Ancora saccheggi in Calabria.

986       I saraceni saccheggiano Gerace.

987       I saraceni saccheggiano Cassano Jonio.

988       Gli arabi prendono Cosenza e la terra di Bari.

991       Presa di Taranto.

994       Assedio e presa di Matera.

1002    Incursioni a Benevento e nelle campagne napoletane, assedio di Capua.

1003    Incursioni nell’entroterra di Taranto. Attacco a Lérins, in Provenza.

1009    Il califfo Al-Hakim tenta di distruggere il Santo Sepolcro.

1029    Saccheggio delle coste pugliesi.

1031    Saccheggio di Cassano Jonio.

1047    Incursione saracena a Lérins.

1071    Gli arabi vincono la battaglia di Manazkert e iniziano la conquista dell’Anatolia.

1074    Sbarco di saraceni tunisini a Nicotera, in Calabria.

1080    I saraceni, al servizio dei normanni, saccheggiano Roma.

1086    Gerusalemme cade in mano ai turchi.

1096    Inizio della Prima crociata, male organizzata e destinata a fallire. Nell’ottobre dello stesso anno verrà bloccata presso il Bosforo.

1097    Prende l’avvio la seconda fase della crociata che condurrà alla conquista di Betlemme il 15 luglio 1099.

1122    Scorreria saracena a Patti e a Siracusa.

1127    Attacco a Catania e nuovo saccheggio di Siracusa.

1144    L’atabeg di Mossul Zengi, con un colpo di mano, s’impadronisce di Edessa assumendo nel mondo islamico ruolo e fama di “difensore della fede”.

1145    Papa Eugenio III bandisce la seconda crociata. A causa dei contrasti interni si rivelerà inutile.

1187    Salah-ad-Din riconquista Gerusalemme.

1190    Papa Clemente III organizza la terza crociata. Riccardo Cuor di Leone sconfigge per due volte Salah-ad-Din ma, sempre a causa dei dissensi interni alla coalizione, non poté liberare Gerusalemme. Concluse però una tregua di tre anni, che prevedeva garanzie per i pellegrini (1192).

1195-1204    Si susseguono diversi tentativi pressoché inutili di organizzare una quarta crociata. Anche in questo caso mancherà la necessaria coesione e le lotte interne la renderanno pressoché inutile.

1213    Papa Innocenzo III tenta di bandire un’altra crociata che però non avrà luogo.

1217-1221    Quinta crociata. Nel 1219 le cronache riportano la visita di Francesco d’Assisi al campo crociato. Francesco predirà la sconfitta a causa delle faziosità e delle divisioni interne. La Chiesa non riconoscerà la quinta crociata.

1221    Fallisce la conquista de Il Cairo e anche la quinta crociata si risolve con un nulla di fatto.

1229    Federico II accordatosi con il sultano d’Egitto al-Kamil (Trattato di Giaffa) ottiene Gerusalemme, Betlemme, Nazaret e alcune località costiere fra San Giovanni d’Acri e Giaffa e tra Giaffa e Gerusalemme; e conclude anche una tregua decennale.

1244    I mussulmani riconquistano Gerusalemme.

1245    Papa Innocenzo IV bandisce la settima crociata. Luigi IX, re di Francia, la organizza con le sue sole forze ma non riesce a conquistare Gerusalemme. Ulteriori tentativi si concluderanno nel 1270 con pochi esiti. Dalla seconda metà del sec. XIV, la progressiva avanzata dei turchi ottomani verso il cuore dell’Europa ridiede una certa attualità alla crociata, intesa però in senso non di guerra santa per la riaffermazione del cristianesimo in Oriente, ma di guerra per la difesa dell’Occidente stesso dall’islamismo sulla via di sempre più ampie conquiste. Le crociate fallirono quanto al loro scopo originario, cioè la liberazione dei Luoghi Santi dai mussulmani. Restano tuttavia un fenomeno storico di grande rilevanza non solo religiosa, ma politica, economico-sociale, culturale. Politicamente, impegnarono i mussulmani contenendone e ritardandone l’avanzata in Europa, e ciò permise lo sviluppo degli Stati centro-occidentali.

1308    I turchi prendono Efeso e l’isola di Chio.

1326    I turchi conquistano Brussa.

1329    I turchi prendono Nicea (Urchan).

1330    I turchi sconfiggono i bulgari, a Velbuzhd.

1337    I turchi conquistano Nicomedia e si installano sul Mar di Marmara.

1356    I turchi prendono Gallipoli, sul Mar di Marmara.

1371    I turchi sconfiggono i serbi sulla Martz.

1382    I turchi occupano Sofia.

1386    I turchi occupano Nis, in Macedonia.

1423    I turchi prendono il Peloponneso e la Morea.

1425    Abbandono dell’isola di Montecristo a causa delle continue incursioni saracene.

1430    I turchi prendono Tessalonica, la Macedonia, l’Epiro e la città di Giannina.

1453    Maometto II prende Costantinopoli.

1455    I turchi prendono Focea, Tasso e Imbro, nell’Egeo.

1458    Maometto II conquista tutte le terre cristiane in Grecia, tranne le colonie veneziane. Dopo due anni di assedio, cade l’Acropoli di Atene.

1459    La Serbia diventa provincia ottomana.

1460    I turchi occupano tutto il Peloponneso.

1461    Cade anche Trebisonda, ultimo Stato bizantino. I turchi occupano la colonia genovese di Salmastro.

1462    Maometto II occupa la Valacchia. Prende Mitilene ai genovesi.

1465    Costantinopoli diventa la capitale dell’impero ottomano. La cattedrale di Santa Sofia viene trasformata in moschea.

1470    I turchi occupano la veneziana Negroponte.

1471    Scorrerie ottomane in Carniola, in Istria, nel Monfalconese e nel Triestino.

1472    Scorrerie ottomane in Croazia.

1473    Scorrerie ottomane in Carniola e Carinzia.

1474    Scorrerie ottomane in Croazia e Slavonia.

1475    Incursioni turche in Stiria inferiore e Carniola. I turchi prendono Kaffa e tutta la Crimea ai Genovesi.

1476    Incursioni turche in Carniola, Stiria, e in Istria, fino a Gorizia e Trieste.

1477    Incursione in Friuli.

1478    Scorreria in Carniola, Istria e Dalmazia.

1480-1481    I turchi conquistano Otranto e ne massacrano la popolazione compiendo un’orribile strage.

1482    Incursione ottomana in Istria e Carniola.

1483    Incursione in Carniola. Annessione turca dell’Erzegovina.

1484    Conquista turca dei porti sulla Moldava.

1493    Scorrerie in Istria, Carniola e Carinzia.

1498-1499    Scorrerie ottomane in Carniola, Istria e Carinzia.

1499    Grande scorreria turca in Friuli, fino ai confini della Marca Trevigiana.

1511    I turchi conquistano la Moldavia.

1516    Saccheggio di Lavinio, sul litorale romano.

1521    Suleiman II prende Belgrado.

1522    I turchi prendono Rodi ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che si trasferiscono a Malta, assumendo il nome di “Cavalieri di Malta”.

1526    Suleiman II sconfigge gli ungheresi a Mohàcs.

1528    I turchi assoggettano il Montenegro.

1529    Suleiman II intraprende il primo assedio di Vienna. Occupa la Georgia e l’Armenia.

1531    Khaireddin saccheggia le coste dell’Andalusia.

1543    Suleiman II conquista gran parte dell’Ungheria.

1551    Dragut saccheggia Augusta, in Sicilia.

1554    Dragut saccheggia Vieste.

1555    Dragut assale Paola, in Calabria.

1556    Ivan IV conquista Astrachan.

1558    Dragut saccheggia Sorrento e Massa Lubrense.

1566    Una flotta turca entra in Adriatico e bombarda Ortona e Vasto. I turchi prendono Chio ai genovesi.

1571    Il 6 agosto, i turchi prendono Famagosta, ultimo caposaldo veneziano di Cipro. Il 7 ottobre, la flotta turca, guidata da Selim II, è sconfitta, a Lepanto, da quella cristiana.

1575-1600    I pirati moreschi attaccano sistematicamente le coste della Catalogna, dell’Andalusia, della Linguadoca, della Provenza, della Sicilia e della Sardegna.

1582    Saccheggio di Villanova-Monteleone in Sardegna.

1587    Gli arabi attaccano Porto Vecchio, in Corsica.

1588    Hassan Aghà saccheggia il litorale laziale e Pratica di Mare.

1591    Il Pascià di Bosnia invade la Croazia austriaca.

1618-1672    Gli arabi attaccano sistematicamente le coste siciliane.

1623    Gli arabi saccheggiano Sperlonga.

1636    Gli arabi occupano Solanto.

1647    Gli arabi saccheggiano parte della Costa Azzurra.

1672    I turchi attaccano la Polonia e conquistano la fortezza di Kamenez. Con il Trattato di Bucracz ottengono la Podolia.

1680    I turchi saccheggiano Trani e Lecce.

1683    I turchi assediano Vienna dal 14 luglio. L’imperatore Leopoldo I si allea con Giovanni Sobieski, re di Polonia. Vienna è liberata dall’esercito austro-polacco del duca Carlo Leopoldo V di Lorena, con la battaglia di Kalhenberg, del 12 settembre.

1703    Ahmed III fa guerra a Pietro I e lo sconfigge sul Prut.

1708    Algeri riprende Orano agli spagnoli.

1714    I turchi saccheggiano la zona di Lecce.

1727    I mussulmani saccheggiano San Felice al Circeo.

1741    I Bey di Tunisi cacciano i genovesi dall’isola di Tabarca.

1754    Saccheggio arabo di Montalto di Castro.

1780    I mussulmani saccheggiano Castro, in Puglia.

1799    Dopo la partenza di Napoleone, i turchi riprendono l’Egitto.

1915-1916    Genocidio degli armeni da parte dei turchi.

1920-1922    I turchi respingono il Trattato di Sèvres e cacciano i greci dall’Anatolia.

1923    Con la Pace di Losanna, la Turchia si riprende la costa dell’Anatolia. È una vera pulizia etnica con la deportazione di intere popolazioni.

The Legacy of Jihad. Islamic Holy War and the Fate of Non-Muslims,
edited by Andrew G. Bostom, foreword by Ibn Warraq,
Prometheus Books, New York, 2005.

–   *   –   *   –

“nei primi anni Novanta i musulmani erano coinvolti più di qualsiasi altra comunità in conflitti con gruppi diversi, e dai due terzi ai tre quarti di tutte le guerre tra civiltà in corso nel mondo vedevano contrapposti musulmani e non musulmani.”

Samuel P. Huntington
“Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”
Garzanti 1997, pag. 381-383

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tratto da “OBAMALLAH“, ebook scaricabile gratuitamente da qui, oppure anche a questo indirizzo (previa registrazione gratuita).

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Posted by ikzus su 5 aprile 2016


Principi “non negoziabili”. Il papa li ha smarriti, il laico Panebianco li ritrova

I “principi non negoziabili” sono spariti dall’orizzonte della Chiesa. Il colpo di grazia gliel’ha dato papa Francesco in questo passaggio della sua intervista del 5 marzo 2014 all’allora direttore del “Corriere della Sera” Ferruccio De Bortoli:

“Non ho mai compreso l’espressione valori non negoziabili. I valori sono valori e basta, non posso dire che tra le dita di una mano ve ne sia una meno utile di un’altra. Per cui non capisco in che senso vi possano esser valori negoziabili. Quello che dovevo dire sul tema della vita, l’ho scritto nell’esortazione ‘Evangelii gaudium'”.

Ma ora eccoli saltar fuori di nuovo da tutt’altra parte. Da un editoriale di Angelo Panebianco sul “Corriere” del 1 aprile:

> L’Europa non venda la sua anima

Panebianco insegna sistemi internazionali comparati presso la facoltà di scienze politiche dell’università di Bologna. Non è cattolico. È di impostazione teoretica liberale.

E sono questi i principi che definisce “non negoziabili”:

– “la laicità, a sua volta fondata sulla capacità di distinguere fra il sacro e il profano, fra il regno di Dio e il regno di Cesare”;
– “l’uguaglianza giuridica fra gli individui a prescindere da sesso, religione o altro”,
– “il principio della libertà individuale”.

Questi principi secondo Panebianco costituiscono “l’anima” dell’Europa. E l’Europa dovrebbe difenderli “con particolare accanimento” quando “si andrà a negoziazioni aperte o tacite con le comunità musulmane immigrate”, negoziazioni a cui “ci si andrà senz’altro”, dato che “solo le comunità musulmane possiedono le risorse culturali per riportare alla ragione tutti quei loro giovani (ma non solo) che oggi simpatizzano per l’estremismo”.

Altro che multiculturalismo. Nel negoziare “occorrerà pronunciare degli inequivocabili ‘no’ di fronte alle eventuali richieste, se non di sospendere, quanto meno di attenuare la validità e l’applicabilità di tali principi in presenza di cittadini musulmani”.

Conclude Panebianco:

“Riuscirà l’Europa ad ottenere l’appoggio delle comunità musulmane contro il terrorismo e l’estremismo in genere senza vendersi l’anima? Servirebbe a tutti (anche ai musulmani) se laicità, libertà individuale, uguaglianza di fronte alla legge, non risultassero infine formule vuote e retoriche ma principi non negoziabili”.

*

Ora, i “principi non negoziabili” di Panebianco sono tipicamente liberali. Sono principi di garanzia, propriamente non “democratici”, in quanto afferiscono alla tutela dell’individuo e non alla partecipazione del popolo alla direzione della cosa pubblica.

Anche i principi non negoziabili di Joseph Ratzinger, afferenti al rispetto della vita e dell’individuo all’interno della cellula familiare naturale, si ponevano in tensione rispetto alla tradizione culturale in senso lato “democratica”, ovvero al potere delle maggioranze. Come argomentò nel memorabile discorso al parlamento federale di Berlino, il 22 settembre 2011:

> “Nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta…”

Da un punto di vista ideologico e culturale è questo che probabilmente sfugge a Jorge Mario Bergoglio, a causa della sua estraneità rispetto alla cultura e alla sensibilità liberale. Come lui stesso ha confessato, la stessa espressione “principi non negoziabili” gli è incomprensibile.

Sarebbe interessante sapere se e quanto il laico Panebianco condivida la fondazione dei principi non negoziabili sulla natura e sulla ragione che Benedetto XVI fece in quel discorso a Berlino:

“Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, mai un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto; ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati a un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a. C. Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano. In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla dichiarazione dei diritti umani e fino alla nostra legge fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto ‘gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo'”.

Bergoglio studiò per qualche mese in Germania. Ma veniva da un altro mondo. E vi è rimasto.

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Posted by ikzus su 29 gennaio 2016


camille pagliaFEMMINISTA
Camille Paglia è una delle più originali pensatrici del nostro tempo. Americana di origini italiane, rappresenta una delle intelligenze più libere, contraddittorie e dissacranti della cultura contemporanea.

È femminista ma disprezza il femminismo contemporaneo che definisce “malato, indiscriminato e nevrotico” e lo rincorre con spietata ironia: “lasciare il sesso alle femministe è come andare in vacanza lasciando il tuo cane ad un impagliatore”.
Ammira le donne emancipate degli anni ’20 e ’30 del ‘900 “perché non attaccavano gli uomini, non li insultavano, non li ritenevano la fonte di tutti i loro problemi, mentre al giorno d’oggi le femministe incolpano gli uomini di tutto”.

DI SINISTRA
Camille Paglia è di sinistra ma riconosce che “i Democratici che pretendono di parlare ai poveri e ai diseredati, sono sempre più il partito di un’élite fatta d’intellettuali e accademici”.
Lei, icona di una cultura radical-chic che affonda nel ’68, spiega l’inutilità degli intellettuali che “con tutte le loro fantasie di sinistra, hanno poca conoscenza diretta della vita americana”.

ATEA
Camille Paglia è atea ma guai a chi le tocca il ruolo storico della religione e sopratutto del cristianesimo: “ho un rispetto enorme per la religione, che considero una fonte di valore psicologico, etico e culturale infinitamente più ricca dello sciocco e mortifero post-strutturalismo, che è diventato una religione secolarizzata”.

LESBICA
Camille Paglia è lesbica ed in molte interviste ricorda la sua attitudine giovanile transessuale, eppure ammette che “i codici morali sono la civiltà. Senza di essi saremmo sopraffatti dalla caotica barbarie del sesso, dalla tirannia della natura”.

Detesta la stupidità delle mobilitazioni gay e l’intolleranza degli omosessuali e quando le si domanda: “Perché in questi anni non c’è stato nessun leader gay lontanamente vicino alla statura di Martin Luther King?” Lei risponde: “Perché l’attivismo nero si è ispirato alla profonde tradizioni spirituali della chiesa a cui la retorica politica gay è stata ostile in maniera infantile. Stridulo, egoista e dottrinario, l’attivismo gay è completamente privo di prospettiva filosofica”.
Lei, che rivendica di essere stata la prima studentessa lesbica a fare outing all’università di Yale, riconosce che “l’omosessualità non è normale; al contrario si tratta di una sfida alla norma”.

E sulle nuove frontiere della procreazione assistita, si dice “preoccupata dalla mescolanza perniciosa tra attivismo gay e scienza che produce più propaganda che verità”.

Riconosce che la sua omosessualità e le sue tendenze transgender sono una “forma di disfunzione di genere” perché in natura “ci sono solo due sessi determinati biologicamente”; e i casi di effettiva androginia sono rarissimi, “il resto è frutto di propaganda”.

Verso quei genitori che, grazie a medici compiacenti, cambiano il sesso dei figli a fronte di comportamenti apparentemente transessuali, Camille Paglia non ammette giustificazioni: “È una forma di abuso di minori”.

Sia chiaro: per Camille Paglia, in ballo non c’è il diritto di ogni uomo o donna adulti di vivere la propria sessualità con libertà e amore; né il dovere di uno Stato di riconoscere fondamentali diritti di ogni individuo a raggiungere la propria realizzazione di sé, anche in campo affettivo o sessuale; in ballo c’è il patto mefistofelico che l’Occidente sta facendo con la Tecnica per disarticolare l’ordine naturale: “La natura esiste, piaccia o no; e nella natura, la procreazione è una sola,  regola implacabile”.

TRANSGENDER E DECLINO DELL’OCCIDENTE
Qualche mese fa, davanti alle telecamere di Roda Viva, il famoso format televisivo brasiliano di Tv Cultura, è stata ancora più chiara:  “l’aumento dell’omosessualità e del transessualismo sono un segnale del declino di una civiltà”.

Non c’è alcun giudizio morale in questa affermazione (e come potrebbe esserci?) ma un’analisi storica sull’Occidente che interpreta i segni del tempo; “a differenza delle persone che lodano il liberalismo umanitario che permette e incoraggia tutte queste possibilità transgender, io sono preoccupata di come la cultura occidentale viene definita nel mondo, perché questo fenomeno in realtà incoraggia gli irrazionali e, direi, psicotici oppositori dell’Occidente come i jihadisti dell’Isis”.

“Nulla definisce meglio la decadenza dell’Occidente che la nostra tolleranza dell’omosessualità aperta e del transessualismo”.
Parole di una straordinaria e coraggiosa pensatrice lesbica.

Giampaolo Rossi

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«Una strega cattiva ti ha reso fragile ma il dono, bimba mia, è che tu ci sei»

Posted by alagna su 25 dicembre 2015


Caro direttore, questa lettera è dedicata a mia figlia, ma può essere la lettera di tanti altri genitori che vivono la disabilità di un figlio, senza grandi speranze per il futuro se non vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, tanta è la fragilità che si vive; grazie se la leggerà e se la pubblicherà. «Carissima Bimba bella, questo è il nostro quarantatreesimo Natale insieme.

Mi ricordo il primo: avevi pochi mesi, eri perfetta e bellissima, eravamo felici di averti con noi insieme alla tua sorellina; oggi siamo felici di averti ancora con noi, semplicemente felici di poterti ancora accarezzare, sorridere, sentire il calore del tuo corpo quando ti stringiamo nelle nostre braccia. Da quando la strega cattiva chiamata Sindrome di Rett, poco tempo dopo quel nostro primo Natale, ti ha rubato tutto – la parola, il cammino, il pensiero, i ricordi, lasciandoti solo il sorriso e la luce immensa dell’animo che ci doni con il tuo sguardo – abbiamo imparato a capirti da piccoli segni, un batter di ciglia, un lamento, un grido, un sorriso. Una vita diversa, un progetto di vita diverso, per te e per noi famiglia, non la corsa all’indipendenza, all’ambizione, al successo; solo e sempre semplicemente riuscire a superare ogni giorno, con impegno, gli ostacoli, gli imprevisti, gli scontri con la dura realtà. Non sono stati facili questi anni, non per noi, ma principalmente non per te, bimba bella, che hai dovuto subire la “strega cattiva” con il suo bagaglio di sofferenza, dolore e decadimento fisico e mentale. Ma la tua “fatica per vivere” è diventata la nostra forza: se tu riesci ancora a sorridere dopo tutto quello che ti è capitato, come potremmo noi cedere e lasciare il passo allo sconforto e alla delusione? Ti amo ogni giorno di più e vorrei poterti dire che arriverà presto la cura per la malattia che ti ha rubato la vita, però non lo posso fare. La Sindrome di Rett ha ancora troppe incognite da rivelare, troppi meccanismi da capire, troppe risorse da trovare. Non sono una scienziata, non sono una milionaria, non sono neppure un personaggio politico, non sono nessuno che possa influenzare in alcun modo l’evolversi della “strega cattiva”; posso solo continuare ad amarti e impegnarmi per garantirti una vita meno sofferta e più dignitosa possibile. Se potessi esprimere un desiderio per Natale, sarebbe quello di vederti correre, parlare, vivere la vita in autonomia, ma questo sarebbe un miracolo.

Il regalo più bello per il nostro Natale è che tu sia ancora qui con noi a sorriderci e a donarci con i tuoi sguardi speranza, amore e fiducia, tre elementi che moltiplicano nell’esistenza, la nostra esistenza, una forza inestimabile per continuare il cammino iniziato insieme quarantatré Natali fa . Auguri gioia bella».

mamma Marina

(da l’Avvenire del 24 Dicembre 2015)

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Il concorso degli alberi di Natale

Posted by ikzus su 23 dicembre 2015


Lo sapevate che anche a Dio piacciono gli alberi di Natale? Gli piacciono talmente tanto, che ogni anno organizza un suo concorso personale per decidere quale sia il più bello, tra tutti – ma proprio tutti ! – gli alberi di Natale del mondo.

L’anno scorso, pensate un pò, vinse il primo premio una famiglia che vive in un paese qua vicino; non si poteva dire che fossero proprio una famiglia, perché il loro unico figlio se n’era andato tanto tempo prima, dopo averli fatti disperare e soffrire enormemente, e da allora non avevano più avuto sue notizie. Immaginate la sorpresa quando, la vigilia di Natale, ricevettero una lettera propria da lui, che diceva così:

“Papà, mamma, sono io!

Probabilmente non sapete come ho vissuto tutti questi anni, ed è meglio così. Forse avrete pensato che ormai fossi morto: beh, ci sono andato molto vicino! Così mi hanno detto i medici dell’ospedale, quando sono uscito dal coma, qualche mese fa. Hanno detto che è un miracolo che sia sopravvissuto, ma comunque non ne avrò ancora per molto: qualche settimana, qualche mese al massimo; comunque, poco. La prima volta che sono riuscito ad andare in bagno, e mi sono guardato nello specchio, ho capito che avevano ragione. E mi siete tornati in mente.

Ho pensato tanto se tornare a salutarvi, oppure no. Forse avreste preferito non sapere nulla, tanto ero già uscito dalla vostra vita molto tempo fa; forse mi avete dimenticato, cancellato, come ho fatto io con voi per tutti questi anni. Alla fine ho deciso di scrivervi questa lettera.

Tra poco sarà Natale, il mio ultimo Natale; mi piacerebbe passarlo con voi. Ma ho paura.

Facciamo così: quel giorno prenderò il treno, il nostro trenino, quello che passa davanti a casa. Una volta c’era un faggio, proprio a ridosso della palizzata della ferrovia: ci salivo da bambino per salutare i treni che passavano. Se c’è ancora, appendete un fazzoletto: io lo vedrò, scenderò alla stazione, e verrò a casa. Se invece preferite non rivedermi, proseguirò il viaggio, e non vi disturberò mai più.”

Dopo aver letto la lettera, la madre cominciò a piangere sommessamente; il padre dal canto suo teneva la testa china, e non diceva nulla. Rimasero in silenzio anche quando, dopo molti minuti, i loro occhi si incontrarono; erano entrambi infinitamente tristi, ma si sorrisero.

Il mattino seguente, il giorno di Natale, il figlio era sul treno, e ormai si stava avvicinando al suo paesino. Fino all’ultimo era stato indeciso, se salire o no su quel treno: probabilmente i suoi non lo volevano rivedere, forse non avevano nemmeno ricevuto la lettera; magari si erano trasferiti, oppure erano già morti. Quando il treno svoltò, chiuse gli occhi, contò fino a cinque, e poi li riaprì di scatto: giusto in tempo per vedere per un istante il suo vecchio faggio, coperto di stracci, asciugamani e fazzoletti di tutti i colori.

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Posted by ikzus su 28 agosto 2015


“Sottostiamo a 190 mila leggi che regolano qualsiasi cosa”

Alfonso Celotto da anni in lotta con le scartoffie

Docente di diritto costituzionale a Roma, Alfonso Celotto si è messo a studiare le migliaia di leggi sull’acqua minerale nell’ambito di uno sdoppiamento di personalità. Qualche anno fa ha partorito un personaggio romanzesco, il dott. Ciro Amendola direttore della Gazzetta Ufficiale, censore severo dei pasticci legislativi. Celotto ha appena pubblicato il secondo romanzo, «Il pomodoro va rispettato». Il protagonista è sempre il dott. Amendola, grand commis travolto da amori e pandette.

Come mai è così appassionato di leggi?
«Non solo le ho studiate, come docente, ma ci ho lavorato, come collaboratore di ministri. In particolare, sono stato capo dell’Ufficio legislativo di Roberto Calderoli alla Semplificazione normativa».

Quando Calderoli organizzò il falò delle leggi?
«Era un modo per comunicare a tutti che abbiamo troppe leggi. Se ancora ce ne ricordiamo significa che comunicativamente ha funzionato».

Ma ha funzionato anche nell’eliminare leggi?
«Purtroppo no. Lo Stato italiano in 150 anni di vita ha emanato oltre 190.000 leggi, con la pretesa illuministica di regolare qualsiasi cosa. Queste leggi si sono stratificate, senza che nessuno sia ancora riuscito a mettervi ordine».

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Posted by ikzus su 28 agosto 2015


Diecimila norme dentro una bottiglia di acqua minerale

Le aziende del settore annegano nella burocrazia non solo leggi italiane ma anche europee e regionali

14/08/2015
GIUSEPPE SALVAGGIULO
Negli ultimi giorni, a centinaia in tutta Italia, si susseguono le ordinanze comunali sull’acqua. Da Bergamo a Santa Teresa a Riva, in provincia di Messina, i sindaci ne vietano l’utilizzo per «innaffiare orti, lavare auto e riempire piscine» e limitano «i consumi domestici ai soli usi potabili ed igienici», con multe per i trasgressori fino a 500 euro. Con i piccoli gesti quotidiani che la circondano – si riempie, si stappa, si beve, si richiude, si conserva – una bottiglia d’acqua può sembrare una cosa semplice. Invece è un esempio tra i più clamorosi dell’inflazione normativa da cui siamo sommersi. Le ordinanze si aggiungono a un vasto elenco di centinaia di direttive europee, leggi statali e regionali, decreti legislativi e ministeriali. In tutto circa diecimila norme che occupano duecento pagine e cinquanta metri di lunghezza.

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Posted by ikzus su 18 gennaio 2015


ECCO COSA C’E’ DIETRO IL PUGNO DI PAPA BERGOGLIO

Adesso finirà in satira anche la frase sul pugno detta dal papa della tenerezza. C’è già chi – parafrasando Giovanni XXIII – scrive: “Quando tornate a casa, date uno sganassone a vostro figlio e ditegli: questo è lo sganassone del papa!…”.

C’è però un problema. Anche a voler declassare a “battuta” quella dichiarazione (che però non era una battuta, ma un preciso segnale di “comprensione” all’Islam) il danno è fatto.

Dopo i massacri di Parigi si è ripetuto per giorni che nei paesi civili al dileggio offensivo contro le religioni si deve reagire con una querela, non con la violenza.

Si è sottolineato che dalle offese ci difende la legge e non ci si fa giustizia da soli passando alle mani o peggio ai fucili.

Poi arriva il papa – nientemeno che il Papa! – e, pur condannando i fucili, com’è scontato (grazie al cielo), sdogana e approva lo sganassone in risposta alla parolaccia.

Dobbiamo pensare che Francesco voglia imitare Bud Spencer ? O che il “dolce Cristo in terra” emuli Cassius Clay (anzi, Mohammed Alì)?

Ovviamente no.

Ma allora perché ha voluto dire quella frase, in quel modo calcolato e voluto?

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La vera Chiesa: il ‘resto’ di Israele

Posted by ikzus su 7 dicembre 2014


“Se io non fossi cattolico e volessi trovare quale sia oggi, nel mondo, la vera Chiesa, andrei in cerca dell’unica Chiesa che non va d’accordo con il mondo. Andrei in cerca della Chiesa che è odiata dal mondo. Infatti, se oggi nel mondo Cristo è in qualche Chiesa, Egli dev’essere tuttora odiato come quando viveva sulla terra. Se dunque oggi vuoi trovare Cristo, trova la Chiesa che non va d’accordo con il mondo… Cerca quella Chiesa che i mondani vogliono distruggere in nome di Dio come crocifissero Cristo. Cerca quella Chiesa che il mondo rifiuta, come gli uomini rifiutarono di accogliere Cristo”.

Mons. Fulton Sheen (1895-1979), arcivescovo cattolico

Antonio Socci

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I cristiani muoiono; l’Occidente anche

Posted by ikzus su 3 agosto 2014



L’indifferenza che uccide

Diciamo la verità: a quanti qui in Europa e in Occidente importerà davvero qualcosa dell’ennesima uccisione di cristiani, saltati in aria ieri, a Kano, in Nigeria, per lo scoppio di una bomba in una chiesa? E del resto a quanti glien’è importato davvero qualcosa dei cristiani obbligati la settimana scorsa ad abbandonare Mosul nel giro di 24 ore, pena la vita o la conversione forzata all’Islam? A nessuno. Così come nessuno ha mai alzato un dito per tutti i cristiani fuggiti a centinaia di migliaia in tutti questi anni dall’Iraq, dalla Siria, da tutto il mondo arabo. Quante risoluzioni i Paesi occidentali hanno presentato all’Onu riguardanti la loro sorte? Quanti milioni di dollari hanno chiesto alle agenzie delle Nazioni Unite di stanziare a loro favore? Sono ormai anni che la strage continua, quasi quotidiana: a decine e decine i cristiani vengono bruciati vivi o ammazzati nelle chiese dell’India, del Pakistan, dell’Egitto, della Nigeria. E sempre nel silenzio o comunque nell’inazione generali: che cosa, ad esempio, si è fatto realmente di concreto per le 276 ragazze cristiane rapite qualche settimana fa, sempre in Nigeria, dalla banda jihadista di Boko Haram perché colpevoli – niente di meno! – di voler andare a scuola, e quindi avviate a un destino che è facile immaginare?

I due principali motivi di questa vasta indifferenza sono ovvi. Il primo è che sempre di più stentiamo a sentirci, e ancor di più a dirci, cristiani. Non si tratta solo della semplice perdita della fede, che pure naturalmente conta. È questione di quanto ci sta dietro. Un paio di secoli di pensiero critico laico, soprattutto la sua gigantesca volgarizzazione/banalizzazione resa possibile dallo sviluppo dei mass media, hanno sottratto al Cristianesimo, agli occhi dei più, la dignità socio-culturale di una volta. Da tempo essere e dirsi cristiani non solo non è più intellettualmente apprezzato, ma in molti ambienti è quasi giudicato non più accettabile.

Il Cristianesimo non è per nulla «elegante», e spesso comporta a danno di chi lo pratica una sorta di tacita ma sostanziale messa al bando. L’atmosfera culturale dominante nelle società occidentali giudica come qualcosa di primitivo, al massimo un «placebo» per spiriti deboli, come qualcosa intimamente predisposto all’intolleranza e alla violenza, la religione in genere. In special modo le religioni monoteistiche. In teoria tutte, ma poi, in pratica, nel discorso pubblico diffuso, quasi soltanto il Cristianesimo e massimamente il Cattolicesimo, ad esclusione cioè del Giudaismo e dell’Islam: il primo per ovvie ragioni storico-morali legate (ma ancora per quanto tempo?) alla Shoah, il secondo semplicemente per paura.
Sì, bisogna dirlo: per paura.

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Posted by ikzus su 3 agosto 2014


LA VERA DIMENSIONE DELLA MISERICORDIA DI DIO

Intervista con il cardinale Gerhard Ludwig Müller

D. – Il problema dei divorziati risposati è stato riproposto ultimamente all’attenzione dell’opinione pubblica. Partendo da una certa interpretazione della Scrittura, della tradizione patristica e dei testi del magistero, sono state suggerite soluzioni che propongono innovazioni. Ci si può attendere un mutamento dottrinale?

R. – Nemmeno un concilio ecumenico può mutare la dottrina della Chiesa, perché il suo fondatore, Gesù Cristo, ha affidato la custodia fedele dei suoi insegnamenti e della sua dottrina agli apostoli e ai suoi successori. Abbiamo sul matrimonio una dottrina elaborata e strutturata, basata sulla parola di Gesù, che occorre offrire nella sua integrità. L’assoluta indissolubilità di un matrimonio valido non è una mera dottrina, bensì un dogma divino e definito dalla Chiesa. Di fronte alla rottura di fatto di una matrimonio valido, non è ammissibile un altro “matrimonio” civile. In caso contrario, saremmo di fronte a una contraddizione, perché se la precedente unione, il “primo” matrimonio o, meglio, il matrimonio, è realmente un matrimonio, un’altra unione successiva non è “matrimonio”. È solo un gioco di parole parlare di primo e di secondo “matrimonio”. Il secondo matrimonio è possibile solamente quando il legittimo coniuge è morto, oppure quando il matrimonio è stato dichiarato invalido, perché in questi casi il vincolo precedente si è dissolto. In caso contrario ci troviamo di fronte a ciò che è definito “impedimento di vincolo”.

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La rivoluzione della verità

Posted by ikzus su 3 agosto 2014


[…]

Finora, però, [Matteo Renzi] non ha compiuto il passo davvero decisivo per avviare la svolta che il Paese attende: il passo senza il quale tutto il resto è impossibile. E cioè dire a questo stesso Paese la verità.
Per risalire la china abbiamo bisogno innanzi tutto di verità. Che si dica come stanno le cose, che si parli dei molti errori che abbiamo commesso e delle vie senza uscita in cui ci siamo cacciati. Che si smascherino le bugie di vario genere che le mille corporazioni italiane, dai magistrati ai giornalisti, ai tassisti, raccontano e si raccontano per mantenere i propri privilegi ai danni dell’interesse generale.
Dobbiamo sapere che da troppo tempo crediamo di poter vivere al di sopra dei nostri mezzi. Bisogna che l’Italia ascolti raccontare per filo e per segno degli sprechi pazzeschi e delle disfunzioni (dal numero degli addetti alle spese vere e proprie) che quasi sempre con la complicità dei sindacati sono divenute la regola nelle amministrazioni pubbliche. Che si dica a voce alta che fare le Regioni come le abbiamo fatte, con i poteri che abbiamo loro dato, è stato una scempiaggine assoluta. Che dalle elementari all’università abbiamo scaricato sul nostro sistema d’istruzione tutto lo sciocchezzaio ideologico e tutte le fumisterie parademocratiche che ci hanno attraversato la mente negli Anni 60-70, in tal modo mandandolo in pezzi. Che le privatizzazioni sono state un’autentica truffa ai danni della collettività. Che troppo spesso il livello professionale del management alla guida del nostro apparato produttivo e bancario è infimo mentre la sua sete di soldi è enorme. Che da noi il merito è messo al bando dovunque ma specie dalla classe dirigente, continuamente a caccia di posti tramite raccomandazione a pro di mogli, mariti, figli e amanti vari.

dal Corriere della Sera del 14 luglio 2014: Dirsi in faccia un po’ di verità di Ernesto Galli Della Loggia

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12 domande e risposte sull’attuale situazione della famiglia

Posted by alagna su 8 maggio 2014


famiglia

Sono tratte dal sito la manif pour tous Italia

Sono disponibili anche in formato word e pdf

1. COS’È L’IDEOLOGIA del “GENDER”?

Per “teorie di genere” (“Gender Theory”) si intende un complesso di studi ed opere saggistiche prodotte soprattutto nel mondo anglosassone, a partire dagli anni ’60, in diversi ambiti accademici (psicologia, filosofia, sociologia, linguistica..). Queste teorie nascono nell’ambito dei movimenti ideologici femministi per contestare il sistema tradizionale di considerazione sociale della donna, a tratti decisamente discriminatorio. Col tempo però le teorie di genere, che intanto vengono fatte proprie dai movimenti gay, arrivano ad immaginare la società ideale come quella in cui l’eguaglianza tra le persone può essere attuata solamente riconoscendo nel “sesso” una mera convenzione sociale, costruita attraverso l’imposizione di regole e norme esterne, che obbliga le persone a vivere “da maschio” o “da femmina”, come se questi modi di essere avessero un reale fondamento naturale – fondamento che le teorie di genere negano. L’identità sessuale, fondata sulla realtà biologica psicofisica, è sostituita dall’identità di “genere”, concetto aperto che abbandona il dualismo eterosessuale in favore della più vasta ed arbitraria gamma di auto-rappresentazione di sé (cinque i generi principali: maschile, femminile, omosessuale, transessuale, ermafrodita, ma il governo australiano ne ha riconosciuti ufficialmente 23, mentre l’edizione americana di Facebook permette di scegliere il proprio genere tra 56 diverse opzioni); il genere è un dato mutevole, fluido, influenzato, questo sì, dal contesto ambientale e ancor più dal desiderio sentimentale individuale o dall’emotività passeggera. Nonostante le teorie di genere siano smentite dalla mole di evidenze scientifiche che ci raccontano l’assoluta naturalità di un sistema incardinato sulla complementarietà dei sessi maschile e femminile, fortemente caratterizzati ancor prima della nascita anche quanto al loro svolgersi psico-attitudinale,  esse vengono oggi brandite in ambito politico nelle battaglie per i “diritti” e per l’”uguaglianza”: si tratta dunque di una vera e propria nuova ideologia. L’aspetto più grave è che quest’ideologia politica viene oggi propagandata con ogni mezzo mediatico, perché le lobby che la sostengono riescono a far passare il messaggio per cui solo questa impostazione culturale ed antropologica può garantire il rispetto reciproco ed evitare situazioni di discriminazione e violenza: l’ONU e l’UE hanno preso posizioni politiche importanti in favore di quest’opera propagandistica nelle scuole tra le giovani generazioni. Noi crediamo che l’unica vera ingiustizia sia spacciare per vera e indispensabile un’ideologia che nega la realtà antropologica più evidente di tutte: che si nasce maschi e femmine, e che la complementarietà delle doti naturali dei due sessi è una ricchezza straordinaria per l’umanità intera, passaggio obbligato di ogni speranza di progresso. Educare i giovani all’idea di una “identità di genere” nebulosa e indefinita crea una pericolosa instabilità psicologica, che mette in un conflitto assurdo la sessualità corporea e quella psichica naturalmente conseguente.

 

2. COS’È IL “DDL SCALFAROTTO”, COSÌDDETTO “ANTI-OMOFOBIA”?

Il disegno di legge “Scalfarotto” introduce nell’ordinamento italiano i moventi di “omofobia” e “transfobia” come aggravanti di un eventuale atto discriminatorio nei confronti di una persona. Ad oggi simili aggravanti, oltre che per generici “motivi abietti”, esistono solo per i casi in cui la discriminazione sia fondata sulla razza, la religione, l’etnia o la nazionalità della vittima (per scoraggiare quelle violenze che storicamente hanno condotto ai più gravi conflitti interni alla società). Quest’iniziativa presenta due gravi problemi: a) l’equiparazione dell’orientamento omosessuale ai sopracitati dati socio-identitari, che la legge tutela in via specialmente a motivo di una precisa esperienza storica di conflittualità, con cui l’accettazione sociale dell’omosessualità non c’entra nulla; b) l’assenza di una definizione chiara e condivisa di cosa concretizzi un atto di “omofobia” o di “transfobia”. Questa terminologia mediatica è usata oggi per ricomprendere pressoché ogni sorta di atteggiamento, psicologico oltre che materiale, che si mostri in qualche misura reticente a considerare l’orientamento omosessuale come una condizione in sé positiva e costitutiva di per sé di un valore sociale. Da ciò discende il rischio di criminalizzare anche ogni libera opinione che riguardi l’identità della famiglia o i requisiti naturali del matrimonio, così come l’opportunità di permettere a una coppia omosessuale di adottare minori o accedere alla procreazione artificiale. Su questi temi di attualità già oggi si sta consolidando un pensiero unico, dominato dal “politicamente corretto”, che mette alla gogna ogni opinione dissenziente, accusandola di propagandare odio e discriminazione (si pensi al caso “Barilla”). Se il disegno di legge “Scalfarotto” fosse approvato, questo clima ideologico ne uscirebbe inevitabilmente rafforzato, ed anzi addirittura incoraggiato, e avremmo un vero e proprio reato d’opinione. In realtà, già oggi il nostro ordinamento, dalla Costituzione fino al Codice Penale, dispone di una ricca gamma di strumenti per affermare la dignità intangibile di ogni persona umana e per difenderne e tutelarne l’integrità fisica e morale.

 

3. COS’È L’OMOFOBIA?

Il termine omofobia è un neologismo inizialmente utilizzato in ambito giornalistico per indicare i casi di violenza nei confronti di persone omosessuali. Il significato di questo termine è stato ampliato, fino ad includere come espressione di omofobia anche tutte le forme di pensiero, critica, obiezione o dissenso rispetto alle rivendicazioni delle associazioni LGBT. Ciò fa di questo termine un vero e proprio strumento di repressione nei confronti di chi sostiene un’antropologia differente da quella della teoria Gender, e nei confronti di chi non accetta l’imposizione mediatica, educativa e legislativa di questa ideologia.

 

4. SIETE CONTRO GLI OMOSESSUALI?

No, non siamo contro le persone con orientamento omosessuale. Rifiutiamo nel modo più assoluto qualsiasi violazione della dignità propria di ogni essere umano, a prescindere da ogni altra specificazione. La nostra battaglia non è contro nessuno; è bensì un impegno a favore ed in difesa di valori antropologici imprescindibili che appartengono a tutta la società: la famiglia, costituita da un uomo e una donna, i diritti dell’infanzia e la libertà di espressione.

 

5. COSA SUCCEDEREBBE SE VENISSE APPROVATA LA LEGGE SCALFAROTTO?

Con la Legge Scalfarotto niente più libertà di opinione in materia di famiglia, educazione, diversità: il pensiero unico imposto dalla legge è quello dell’ideologia gender. Il reato di omofobia punirebbe infatti ogni forma di dissenso da suddetta ideologia, imponendola di fatto come pensiero unico imperante in tutti gli ambiti della vita sociale, pubblica e privata. Il passo successivo sarà la demolizione dei vincoli che definiscono matrimonio e adozione, e il Ddl Scalfarotto in questo senso si muove preventivamente, sbaragliando ogni dissenso con il reato d’opinione: sarebbe punito penalmente chi dovesse sostenere la non equiparabilità di situazioni oggettivamente e costitutivamente diverse; sarebbe reato persino affermare quanto sancito dalla stessa Corte Costituzionale (sentenza 138 del 2010): «le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio». Diventerebbe reato sostenere una realtà di fatto, ovvero che la famiglia costituita da un uomo e una donna è un bene insostituibile per la crescita delle persone e per la società intera. Esprimersi a favore della famiglia e difendere il diritto di educare i propri figli secondo i propri valori sarà reato: sarà omofobia.

 

6. COSA SONO LE “LOBBY LGBT”?

Le lobby LGBT (lesbian-gay-bisexual-transexual) sono associazioni, circoli e gruppi di pressione impegnati nel promuovere le rivendicazioni proprie delle teorie di genere applicate alla “cultura gay”. La più importante è l’Associazione Internazionale Lesbiche e Gay (ILGA), una struttura mondiale che riunisce al suo interno numerose altre associazioni su tutti i continenti, il cui ramo europeo è ILGA Europa. Gli obiettivi di tali organizzazioni sono molto lontani dai reali bisogni degli omosessuali, perseguendo invece finalità politiche ed economiche, basate su logiche di potere radicate nell’ideologia gay. Tali organizzazioni sono finanziate da privati, ma anche da organismi pubblici (tra cui l’UE), ricevendo il sostegno di politici che pensano di vedere in esse l’espressione di una maggioranza; in realtà rappresentano un’élite che cerca di influenzare a suo favore le scelte dei governi e dei parlamenti.

 

7. L’OMOGENITORIALITÀ INFLUENZA LA CRESCITA DEL BAMBINO?

L’ambiente di cura dei primi anni di vita ha grandissima influenza sullo sviluppo del bambino. La presenza di una coppia genitoriale uomo-donna è fondamentale per lo sviluppo dell’identità: affinché il bambino possa sviluppare una chiara idea di sé, un’identità solida e matura, ha bisogno di potersi identificare nel genitore dello stesso sesso e differenziare dal genitore del sesso opposto. Ha bisogno di scoprire attraverso di loro, che sono il suo riferimento primario, il mondo del maschile e il mondo del femminile, in termini di sentimenti, di funzionamento, di atteggiamenti e di ruoli. Se questo processo non può avvenire quotidianamente, perché la coppia genitoriale non costituisce l’immagine della complementarietà maschile e femminile, il bambino avrà difficoltà a sviluppare una chiara idea di chi egli sia, come maschio o come femmina, e ad interiorizzarla nel profondo. La sua identità può rimanere allora frammentata, confusa, fragile, a grave danno di tutta la persona.

 

8. CHI LO DICE CHE UNA FAMIGLIA DEV’ESSERE COMPOSTA DA UN UOMO E UNA DONNA?

Lo dice la nostra natura: l’essere umano tramanda la vita grazie all’unione di un uomo e di una donna all’interno di un legame stabile, creando così una famiglia. L’uomo e la donna sono complementari l’uno all’altra, non solo per le loro caratteristiche anatomiche, ma anche per quelle funzionali ed umorali ed è per questo che solo dalla loro unione può nascere una realtà nuova, caratterizzata dall’unicità: la famiglia. La reciprocità uomo-donna vissuta nell’amore e nella donazione totale di sé all’altro è il fondamento della famiglia, ed è il cammino di una piena e profonda umanizzazione

della cultura e della società.

 

9. LE UNIONI DI FATTO SONO FAMIGLIA?

La famiglia è culla delle nuove generazioni. Dunque per essere famiglia è necessario essere aperti a generare una nuova vita, che può nascere solo dall’unione di un uomo e una donna. Allo stesso tempo è imprescindibile garantire alla vita stessa un luogo idoneo alla sua crescita, alla sua promozione e al suo accompagnamento in tutte le sue tappe. Non può dirsi famiglia una coppia che non può garantire ai figli che accoglie le condizioni necessarie allo sviluppo (condivisione totale di ogni bene, stabilità del legame senza condizioni, l’essere consolidata da un vincolo giuridico e non basata sulla mera convivenza…). La coppia di fatto non è questo per sua definizione; non chiamiamo famiglia ciò che famiglia non è.

 

10. PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE PROTEGGERE E PROMUOVERE LA FAMIGLIA?

La famiglia come realtà fondata sulla stabile comunione di sentimento e di intenti tra un uomo ed una donna è l’unica forma di unione che  permette la pienezza della relazione di chi la compone, la stabilità di vita, che nasce dalla consapevolezza dell’identità del proprio essere uomo o donna. La famiglia contribuisce alla crescita dell’ampia comunità nella quale cresce, vive ed educa i propri figli nel rispetto, nella responsabilità, nell’onestà, nella libertà e nell’autenticità. Questi importanti compiti fanno della famiglia un’istituzione sociale fondamentale: al suo interno le nuove generazioni vengono accolte e ricevono le risorse necessarie per diventare adulte e affrontare il mondo. Per questo la famiglia è cellula della società; è un bene che non ha uguali, va protetta ed è da promuovere.

 

11. SE IO E UNA PERSONA DEL MIO STESSO SESSO CI AMIAMO, PERCHÉ NON CI VIENE ACCORDATO IL DIRITTO DI ADOTTARE UN FIGLIO?

Perché per crescere un figlio non basta l’amore. Lo dicono gli studi clinici e le ricerche, ma anche l’esperienza: l’amore è la sorgente, ma da solo non basta. In particolare, una coppia dello stesso sesso, anche se legata da forti sentimenti e dotata di adeguate risorse morali e materiali, non può offrire ad un bambino ciò di cui egli ha bisogno per maturare la sua identità, che è invece un processo di assoluta importanza per il benessere di tutta la persona. Non potendo offrire l’immagine vissuta della complementarietà dei sessi e dei ruoli, resterebbe un profondo vuoto nell’identità del piccolo, una fragilità che si ripercuote su tutta la persona.

 

12. LE DIFFERENZE FRA MASCHI E FEMMINE SONO INNATE O INDOTTE DALLA CULTURA?

La differenza tra maschi e femmine è innata. Esiste in tutte le persone sin dal concepimento a livello genetico, nella caratterizzazione di ogni singola cellula con i geni XX per le femmine e XY per i maschi. Questa fondamentale differenza si esprime poi nelle peculiari caratteristiche fisiche, ormonali e psicologiche proprie del maschio e della femmina. Le differenze biologiche, psicologiche e relazionali tra il maschio e la femmina esistono a prescindere da qualsiasi influenza sociale o ambientale, come dimostrato. Tuttavia è attraverso di esse che assumono una loro particolare espressione all’interno della personalità del soggetto: l’educazione, le interazioni sociali, l’influenza della cultura e della società hanno un ruolo fondamentale nel riconoscimento, nello sviluppo e nella valorizzazione della bellezza, della differenza e della specificità del maschile e del femminile.

 

 

http://www.lamanifpourtous.it/sitehome/faq/

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Ali pa mulendo ie! Siamo in viaggio

Posted by alagna su 18 aprile 2014


Carissimi tutti,

Stavolta non vi scrivo dal bus in andata o ritorno da Accra: l’avrei fatto volentieri ieri, quando siamo andati col trattore a caricare 10000 piantini di Ananas a Chira e con tre ore di viaggio ce n’era di tempo per una chiacchierata con tutti voi …ma ero al volante: no chance.

Vorrei tuttavia raccontarvi di un viaggio che ho  sentito descrivere la settimana scorsa da Jesús María, un esperto di Sacra Scrittura spagnolo che ha vissuto 7 anni in Zambia, 7 in Etiopia, 7 a Gerusalemme, 7 a Londra, 7 in Messico… e adesso é al suo primo anno qui in Ghana. Mi raccontava un’esperienza che ha avuto quando era in Zambia e andava per la formazione dei catechisti in villaggi remoti, fermandosi con la gente per qualche giorno prima di migrare alla prossima stazione missionaria.

Una volta ha notato all’arrivo sotto un grande albero vicino alla strada principale una giovane mamma, in cinta e con un bimbo ancora piccolo al fianco. Dal momento che era lí anche il giorno dopo, e il terzo giorno ancora l’ha rivista seduta sotto lo stesso albero, si é incuriosito e ha chiesto ai catechisti a cui spiegava il vangelo di Marco (vangelo dei catecumeni) se la conoscevano.

E come capita in tutti i villaggi le catechiste erano ben informate: la mamma veniva da un paese abbastanza lontano nell’interno ed era diretta alla ‘copper  belt’ (la ‘cintura del rame’), zona mineraria al nord, dove lo Zambia confina col Congo, piú di mille chilometri di distanza da dove si trovavano.

Jesús María non nascose il suo stupore:

Com’ é che si trova da tre giorni sotto quell’albero?

Sta aspettando il bus che dal sud viaggia verso il nord…

Ho visto il bus rotto ai bordi della strada  una cinquantina di chilometri a sud… prima he lo riparino possono passare altri 3 o 4 giorni! Cé qualcuno che la aiuta?

Le catechiste rispondono:

Gli diamo qualcosa da mangiare per lei e il bambino…

Ma il viaggio é lunghissimo e lei é in cinta… Come potrá mai farcela?

Eh sí, é un viaggio molto lungo…

E poi il bus si ferma molto prima della destinazione dove lei vuole arrivare…  Come fará da lí in poi?

Eh sí. C ’e’ ancora un bel pezzo tra l’ultimo villaggio dove il bus si ferma e  dove lei vuole andare…

Bisognerá attraversare il fiume e un tratto di foresta che é controllato dalle milizie congolesi, molto pericoloso…

Eh sí, quella zona é molto pericolosa.

Rispondono stavolta dgli uomini…

E quando sará arrivata a destinazione ci sará qualcuno che si prende cura di lei?

Va lá a cercare lavoro… non conosce nessuno lassú…

Risponde la catechista che é solita portargli un pó di ugali (il cugino africano della nostra polenta).

Ma questo é troppo rischioso! In cinta e con un bambino piccolo: non si puó lasciare che una donna in queste condizioni si esponga a tutti questi rischi…

Jesús María da incuriosito diventa preoccupato e nervoso: gli sembra che i suoi catechisti non si rendano conto della gravitá della situazione o siano insenibili a una emergenza che richiede di intervenire con fermezza per salvare tre vite in pericolo. Tanti pensieri nella sua mente: a cosa serve parlare del Vangelo se non siamo capaci di metterlo in pratica quando l’occasione di farlo é cosí chiara, lí accanto all’uscio di casa?  Il volume della sue parole si fa piú forte e il tono é di sfida…

I catechisti rimangono  in silenzio per un tempo che per noi europei sembra sempre troppo lungo…

Finché la piú anziana si alza con solennitá e guardando dritto negli occhi Jesús María gli stampa in fronte l’ultima parola di tutta quella discussione:

Ali pa mulendo ie!

Sei tu che non hai capito nulla non noi: é in viaggio!

Non so che effetto fa a voi al 45° parallelo questo ali pa mulendo ie, ma qui sotto il Sahara ha una intensitá di saggezza che rimette tutto il resto nella giusta prospettiva. Qui si sa che quando si é in viaggio si é pronti ad affrontare mille imprevisti, non si calcola il tempo, non si firmano polizze assicurative… Il viaggio é  una condizione di vita che richiede sacrificio, pazienza, con il punto d’arrivo che fa da calamita, che motiva – muove, fa da motore a tutto il resto.

Ali pa mulendo ie!  Siamo in viaggio. Non é questa la parabola piú fedele di quel che é la vita?

I vangeli sono nati come un racconto di viaggio da Nazareth a Gerusalemme, o se si vuole esser piú fedeli ai dettagli, dal legno della greppia al legno della croce.

In questa ultima tratta del percorso le asperitá si fanno fortissime: sono acute come spine e trafiggono come chiodi; i miliziani di tutti i tempi, guidei o romani, congolesi o di qualunque altra provenienza sanno come distruggere ogni briciolo di dignitá e ridurti a ‘un verme, non un uomo’ (lo sapeva giá Isaia secoli prima).  Ali pa mulendo ie!  Fa parte del viaggio. Paolo, da quando Lo ha incontrato cadendo da cavallo mentre viaggiava tra Gerusalemme e Damasco, non ha piú smesso di camminare: la sua vita é diventata un viaggio senza sosta, con ogni tipo di pericolo mortale sempre in agguato, ma con una forza irresistibile al traguardo che ha dato senso e energia ad ogni passo:

2 Corinzi 4,16-18

Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno.  Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria,  perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne.

 

Ali pa mulendo ie!  Questo é  il mio augurio di Pasqua. Non dimentichiamoci mai che siamo in viaggio e che la destinazione, il punto d’arrivo, l’ora per cui continuiamo a pregare prima di dire amen alla fine di ogni Ave Maria, é quanto da valore, muove, motiva tutti i nostri passi, i piú semplici e i piú difficli,  i passi di danza e anche quelli pesantissimi,  schiacciati da sofferenze indicibili. Ali pa mulendo ie! Con lui non c’é via Crucis che si fermi al Golgota! Anche il calvario é un segmento del percorso verso il monte dell’ascensione: verso la risurrezione della carne, che é il cuore e la meta di tutto.

 

Ali pa mulendo ie!   Tra i tanti giri che devo fare qui in Africa con bus, trotro o trattore ce n’é uno un pizzico piú lungo ai primi di maggio, che mi riporterá in Italia… Speriamo che i nostri sentieri si incrocino da qualche parte per poterci augurare ali pa mulendo ie:  buon viaggio verso casa. Ogni passo in piú é un passo in meno che si separa dall’arrivo.

Ciao  don Silvio

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Dov’è il mio cuore? A quale di queste persone io assomiglio?

Posted by alagna su 16 aprile 2014


Questa settimana incomincia con la processione festosa con i rami di ulivo: tutto il popolo accoglie Gesù. I bambini, i ragazzi cantano, lodano Gesù.

Ma questa settimana va avanti nel mistero della morte di Gesù e della sua risurrezione. Abbiamo ascoltato la Passione del Signore. Ci farà bene farci soltanto una domanda: chi sono io? Chi sono io, davanti al mio Signore? Chi sono io, davanti a Gesù che entra in festa in Gerusalemme? Sono capace di esprimere la mia gioia, di lodarlo? O prendo distanza? Chi sono io, davanti a Gesù che soffre?

Abbiamo sentito tanti nomi, tanti nomi. Il gruppo dei dirigenti, alcuni sacerdoti, alcuni farisei, alcuni maestri della legge, che avevano deciso di ucciderlo. Aspettavano l’opportunità di prenderlo. Sono io come uno di loro?

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Abbiamo sentito anche un altro nome: Giuda. 30 monete. Sono io come Giuda? Abbiamo sentito altri nomi: i discepoli che non capivano niente, che si addormentavano mentre il Signore soffriva. La mia vita è addormentata? O sono come i discepoli, che non capivano che cosa fosse tradire Gesù? Come quell’altro discepolo che voleva risolvere tutto con la spada: sono io come loro? Sono io come Giuda, che fa finta di amare e bacia il Maestro per consegnarlo, per tradirlo? Sono io, traditore? Sono io come quei dirigenti che di fretta fanno il tribunale e cercano falsi testimoni: sono io come loro? E quando faccio queste cose, se le faccio, credo che con questo salvo il popolo?

Sono io come Pilato? Quando vedo che la situazione è difficile, mi lavo le mani e non so assumere la mia responsabilità e lascio condannare – o condanno io – le persone?

Sono io come quella folla che non sapeva bene se era in una riunione religiosa, in un giudizio o in un circo, e sceglie Barabba? Per loro è lo stesso: era più divertente, per umiliare Gesù.

Sono io come i soldati che colpiscono il Signore, Gli sputano addosso, lo insultano, si divertono con l’umiliazione del Signore?

Sono io come il Cireneo che tornava dal lavoro, affaticato, ma ha avuto la buona volontà di aiutare il Signore a portare la croce?

Sono io come quelli che passavano davanti alla Croce e si facevano beffe di Gesù: “Era tanto coraggioso! Scenda dalla croce, a noi crederemo in Lui!”. Farsi beffe di Gesù…

Sono io come quelle donne coraggiose, e come la Mamma di Gesù, che erano lì, soffrivano in silenzio?

Sono io come Giuseppe, il discepolo nascosto, che porta il corpo di Gesù con amore, per dargli sepoltura?

Sono io come le due Marie che rimangono davanti al Sepolcro piangendo, pregando?

Sono io come quei capi che il giorno seguente sono andati da Pilato per dire: “Guarda che questo diceva che sarebbe risuscitato. Che non venga un altro inganno!”, e bloccano la vita, bloccano il sepolcro per difendere la dottrina, perché la vita non venga fuori?

Dov’è il mio cuore? A quale di queste persone io assomiglio? Che questa domanda ci accompagni durante tutta la settimana.

Omelia di Papa Francesco per la Domenica delle Palme – XXIX Giornata Mondiale della Gioventù

Buona Settimana Santa dalla redazione di Alezeia

 

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A flash in the night

Posted by ikzus su 21 aprile 2013


Da tempo la sinistra ha abbracciato gli ideali radicali: contro l’uomo, la famiglia, la vita. Il PD è stato fedele a quegli ideali con una stupidità esemplare, arrivando fino al suicidio; rimane da capire se va interpretato come eutanasia o come aborto.

22-4-13

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Diritto del lavoro contro diritto dell’ambiente, sindacalismo contro ecologismo: quanto mi piace quando si scontrano le ideologie!

30-7-12

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Ho chiesto ad un amico prete: perché non si sente mai una predica sull’aborto? Mi ha risposto: non puoi mai sapere chi hai di fronte!

Son rimasto secco; e tra me, ho pensato: ma allora, al sud nessuno parlerebbe mai di mafia, al centro di assenteismo, al nord di evasione, e dovunque di furto e di adulterio …

MANNAGGIA: è proprio così !!!

15-7-12

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Posted by ikzus su 10 novembre 2012


Quanti luoghi comuni sulla scuola paritaria

Gli istituti cattolici (e non) sono vittime di un pregiudizio culturale
In realtà fanno risparmiare lo Stato e garantiscono il pluralismo

Mettiamoci d’accordo. I nu­meri sono numeri, gli unici oggetti che sopravvivono alla manipolazione e al gio­co opinionistico. Soprattutto, se si parla del comparto scuola, di finanziamenti e politiche fiscali.
Là dove, viceversa, im­perversa il semplicismo ideologico, la contrapposizione aprioristica tra scuo­le statali e paritarie, che in Italia sono in larga parte cattoliche. Proviamo a stringere la fotografia, ap­poggiandoci anche su un intervento che appare nel nuovo numero della rivi­sta Vita e pensiero , in uscita mercoledì prossimo. Sergio Cicatelli, direttore del Centro studi per la scuola cattolica della Cei e docente di legislazione scolastica, inanella cifre e stana pregiudizi.

Anzitutto, il comparto: il sistema della scuola cattolica comprende oltre 800mi­la a­lunni e dà lavoro ad oltre 100mila di­pendenti. Una realtà formativa e occu­pazionale, non quell’isola del privilegio spesso raccontata dalla pubblicistica an­ti- cattolica. Piuttosto, la scuola cattoli­ca, «nata per venire incontro alla doman­da di istruzione delle fasce più deboli », è oggi spesso costretta a «chiedere il paga­mento di rette sempre più gravose» per una situazione di palese squilibrio, se non di discriminazione, rispetto alla scuola statale. Esagerazione? Mica tan­to. Chiariamo: «Da un punto di vista giu­rid­ico la quasi totalità delle scuole catto­liche gode del riconoscimento di parità previsto dalla legge 62 del 2000, che ha istituito il sistema nazionale di istruzio­ne, costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie». Eccolo, il grande non­detto ideologico: anche le scuole cattoli­che, sono pubbliche. Fanno parte del nuovo sistema nazionale dell’istruzio­ne, impostato a sinistra in solitudine da Luigi Berlinguer, che finalmente ha spazzato via un equivoco. Funzione pubblica non vuol dire tentacolo stata­le. Scuola pubblica è qualsiasi scuola soddisfi i criteri e le esigenze dell’istru­zione in un orizzonte pluralista, non Scuola di Stato.

Ma allora, a maggior ra­gione diventa inaccettabile la disparità di trattamento finanziario. Con le paro­le del Rapporto sulla scuola in Italia del­la Fondazione Agnelli: «La legge intro­duce la parità, ma solo in termini giuridi­ci, non realizzando contestualmente la parità sostanziale e cioè le condizioni af­finché le famiglie possano scegliere libe­ramente, senza condizionamenti eco­nomici, fra le scuole facenti parte del si­stema nazionale di istruzione, statali o paritarie che siano». E dire che, trala­sciando questioni di principio come la li­bertà educativa delle famiglie e l’ugua­glianza dei soggetti di fronte alla legge, allo Stato converrebbe riconoscere il giusto sostegno alle scuole paritarie, proprio dal punto di vista dei conti della serva. Lo si capisce senza possibilità d’equivoco spulciando una ricerca re­cente, La buona scuola per tutti – statale e paritaria , di Anna Monia Alfieri, Maria Chiara Parola e Miranda Molteno (Giu­seppe Laterza, pagg. 242, euro 10). Do­manda semplice: «Quanto spende la Repubblica italiana per ogni allievo, per tutti i servizi d’inse­gnamento? ». Rispo­ste: 6116 euro per la scuola dell’infanzia, 7366 euro per la pri­maria, 7688 per la se­condaria di primo grado, 8108 euro per la secondaria di se­condo grado. Ecco in­vece la spesa dello Stato per ciascun stu­dente di scuola non statale: 584 euro per la scuola dell’infan­zia, 866 per la prima­ria, 106 per la secon­daria di primo grado, 51 per la secondaria di secondo grado.

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Calendario della Settimana Santa

Posted by alagna su 1 aprile 2012


Eccovi un piccolo spunto di riflessione e di preghiera in preparazione alla Pasqua.
Non è un manuale ma piccoli suggerimenti e attenzioni da fare con i nostri bambini, anche i piccoli: un disegno da colorare; un impegno da portare avanti; una preghiera.

E per i genitori: un breve commento al Vangelo del giorno per vivere in modo ancora più profondo la Passione, Morte e Risurrezione del Cristo.

Buona Settimana Santa

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Posted by alenu su 7 settembre 2011


Ora Pisapia insegna ai bambini la famiglia gay

Milano Due grossi pinguini maschi in frac e bombetta giocano a palla con due baby pinguini. «Pure voi siete una famiglia?» chiede Piccolo Uovo, il protagonista della favola politically correct disegnata da Al­tan, e presentata ieri alla festa milanese del Pd come lettura per i bimbi dell’asilo. «Sì! – risposero i due papà insieme ai loro piccoli». È una delle avventure tra le cop­pie gay di Piccolo Uovo, il fumetto che vuo­le «raccontare tutte le tipologie di fami­glie, non solo quelle etero».

L’idea proposta durante la festa del Pd è di adottare la favoletta come libro di lettu­ra negli asili milanesi. [….]Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, spiega: «Gli asili non sono mia compe­tenza. Ma ho letto il libro a mio figlio e da padre lo consiglio agli altri padri. Mi piace­rebbe anche che i bambini potessero di­scuterne tra di loro». [….]
Nei giorni scorsi è stato il sindaco di Mi­lano, Giuliano Pisapia, parlando dalla fe­sta del Pd, a sostenere di aver «rispetto» per le posizioni della Chiesa e per la fami­glia, così come indicata dalla Costituzione italiana, ma che lui è di tutt’altro avviso: «La Costituzione afferma che la famiglia è fondata sul matrimonio. Io la penso diver­samente ». Pisapia ha poi aggiunto di voler spiegare questi concetti a Benedetto XVI. L’obiettivo di oggi è ancora più ambizio­so: trasmettere tali idee sulla famiglia ai bambini dell’asilo, così da «far percepire loro come naturali i cambiamenti che stan­no trasformando la nostra società». [….]

Pisapia lavora al registro per le coppie di fatto Finanziamenti e case popolari alle famiglie gay

Dopo aver bocciato le agevolazioni Irpef proposte dall’opposizione per quanti hanno figli, anziani e disabili a carico, la Giunta lavora per istituire il registro. A settembre l’incontro con la comunità gay.

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Ritiro famiglie estate 2011

Posted by ikzus su 27 agosto 2011


Anche quest’anno abbiamo partecipato al ritiro famiglie che i Missionari della Consolata tengono alla Certosa di Chiusa Pesio. Se qualcuno gradisce, qui (http://IKZUS.4shared.com  directory “CertosaPesio”, subdirectory “Ritiro famiglie agosto 2010″) ci sono le registrazioni in MP3 delle lectio: potete scaricarle, metterle sui vostri lettori, ascoltarle dal PC, registrarle su audio cassette, masterizzarle su CD, distribuirle agli amici, utilizzarle per incontri/ritiri/esericizi, ecc. ecc.

 Sempre allo stesso indirizzo trovate le catechesi che P. Francesco Peyron tiene mensilmente su Radio Maria – in pratica, il cammino proposto durante l’anno a chi partecipa ai ritiri mensili.

Vi ricordo anche le bellissime catechesi di Mons. Renzo Bonetti, sempre sulla famiglia.

In più, Nicola Vinassa ci offre alcune foto, sempre disponibili all’indirizzo riportato sopra.

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