ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Archive for the ‘religione’ Category

Lourdes, la liturgia dei corpi

Posted by ikzus su 10 settembre 2017


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“Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” Romani cap. 12

Quella che si celebra nelle piscine di Lourdes è in effetti proprio questo, una liturgia del corpo.

Quando i pellegrini arrivano, per prima cosa si spogliano. La maggior parte di noi vive con disagio il proprio corpo, per molti è addirittura fonte di vergogna. Il mettersi a nudo davanti a Dio – e anche agli altri uomini – è come dire: “Vedi, in fin dei conti sono fatto così, sono solo questo, e non piace molto neanche a me”

I corpi che arrivano alle piscine sono quasi sempre sudati, a volte sporchi, spesso vecchi, piagati, ammalati. È così che ci vede Dio: deboli, feriti, peccatori. Spogliarsi è già di per sé un gesto penitenziale.

Poi c’è un momento di preghiera. Alcuni scelgono di viverlo nel silenzio e nell’intimità del loro cuore, si capisce che sono abituati all’interiorità e al raccoglimento. La maggior parte preferisce formulare una preghiera vocale, quasi sempre un’Ave Maria in tutte le lingue del mondo, spesso facendosi accompagnare nella preghiera dai volontari. Qualcuno dichiara tranquillamente che non sa pregare, a quel punto sono i volontari stessi ad offrirsi di pregare per lui e al posto suo: in questo modo esercitano quel ministero sacerdotale che hanno ricevuto col battesimo, il potere di intercedere tra il Padre e gli uomini. Ma puoi incontrare anche musulmani, induisti, non credenti… Ti spiazzano, ti domandi che cosa ci fanno lì, hai la sensazione che siano fuori posto; ma dopo un istante ti ricordi che tu sei solo un ‘servo inutile’, è la Madre celeste che li ha convocati, non sta a te conoscere il come né il perché.

Quando sono pronti scendono nella vasca, fanno pochi passi, poi si immergono all’indietro, lasciandosi adagiare nell’acqua dai volontari. Devono fidarsi, abbandonarsi alle braccia di sconosciuti che non hanno mai incontrato prima e di cui non sanno nulla. Per alcuni, specie se malati gravi, è normale non avere il controllo sulla propria vita ed avere la necessità dell’aiuto altrui, ma per la maggior parte invece è un passo in più, un ulteriore distacco dalle proprie false sicurezze, un prendere coscienza che siamo nelle mani di altri, e soprattutto di un Altro.

Cadono all’indietro, sprofondano nell’acqua gelata, alcuni hanno la sensazione di annegare: di per sé, un’esperienza scioccante! Eppure quando li rialzi sono tutti commossi, molti riprendono a pregare, qualcuno scoppia a piangere; chi ringrazia, chi domanda perdono, chi chiede di ripetere l’immersione, due, tre volte; alcuni parrebbero voler restare lì, non andar più via, fermare il tempo.

Prima di tornare nell’anticamera della piscina per rivestirsi quasi tutti si voltano a salutare, sorridenti; molti ringraziano, qualcuno ti abbraccia – ancora tutto bagnato! – stringendoti forte come se fossi un caro amico o un fratello; poi escono per sempre dalla tua vita, lasciandoti lì con lo sguardo rivolto alla statuina della Madonna in cima alla vasca, a domandarti che cosa sarà successo nel cuore di quell’uomo, quale sofferenza sarà stata guarita questa volta da Maria.

Ma già sta entrando un altro pellegrino, proveniente chissà da dove, con le sue tribolazioni, la sua storia, il suo corpo da offrire. “Bienvenido!  … Comment tu t’appèlle?  … This way, please …” la Madre celeste oggi aspettava anche te.

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Il concorso degli alberi di Natale

Posted by ikzus su 23 dicembre 2015


Lo sapevate che anche a Dio piacciono gli alberi di Natale? Gli piacciono talmente tanto, che ogni anno organizza un suo concorso personale per decidere quale sia il più bello, tra tutti – ma proprio tutti ! – gli alberi di Natale del mondo.

L’anno scorso, pensate un pò, vinse il primo premio una famiglia che vive in un paese qua vicino; non si poteva dire che fossero proprio una famiglia, perché il loro unico figlio se n’era andato tanto tempo prima, dopo averli fatti disperare e soffrire enormemente, e da allora non avevano più avuto sue notizie. Immaginate la sorpresa quando, la vigilia di Natale, ricevettero una lettera propria da lui, che diceva così:

“Papà, mamma, sono io!

Probabilmente non sapete come ho vissuto tutti questi anni, ed è meglio così. Forse avrete pensato che ormai fossi morto: beh, ci sono andato molto vicino! Così mi hanno detto i medici dell’ospedale, quando sono uscito dal coma, qualche mese fa. Hanno detto che è un miracolo che sia sopravvissuto, ma comunque non ne avrò ancora per molto: qualche settimana, qualche mese al massimo; comunque, poco. La prima volta che sono riuscito ad andare in bagno, e mi sono guardato nello specchio, ho capito che avevano ragione. E mi siete tornati in mente.

Ho pensato tanto se tornare a salutarvi, oppure no. Forse avreste preferito non sapere nulla, tanto ero già uscito dalla vostra vita molto tempo fa; forse mi avete dimenticato, cancellato, come ho fatto io con voi per tutti questi anni. Alla fine ho deciso di scrivervi questa lettera.

Tra poco sarà Natale, il mio ultimo Natale; mi piacerebbe passarlo con voi. Ma ho paura.

Facciamo così: quel giorno prenderò il treno, il nostro trenino, quello che passa davanti a casa. Una volta c’era un faggio, proprio a ridosso della palizzata della ferrovia: ci salivo da bambino per salutare i treni che passavano. Se c’è ancora, appendete un fazzoletto: io lo vedrò, scenderò alla stazione, e verrò a casa. Se invece preferite non rivedermi, proseguirò il viaggio, e non vi disturberò mai più.”

Dopo aver letto la lettera, la madre cominciò a piangere sommessamente; il padre dal canto suo teneva la testa china, e non diceva nulla. Rimasero in silenzio anche quando, dopo molti minuti, i loro occhi si incontrarono; erano entrambi infinitamente tristi, ma si sorrisero.

Il mattino seguente, il giorno di Natale, il figlio era sul treno, e ormai si stava avvicinando al suo paesino. Fino all’ultimo era stato indeciso, se salire o no su quel treno: probabilmente i suoi non lo volevano rivedere, forse non avevano nemmeno ricevuto la lettera; magari si erano trasferiti, oppure erano già morti. Quando il treno svoltò, chiuse gli occhi, contò fino a cinque, e poi li riaprì di scatto: giusto in tempo per vedere per un istante il suo vecchio faggio, coperto di stracci, asciugamani e fazzoletti di tutti i colori.

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Posted by ikzus su 30 ottobre 2015


Kasper contro Ratzinger, la disputa che non finisce mai

Francesco l’ha rinfocolata e il sinodo non l’ha risolta.
Nei paragrafi sui divorziati risposati la parola “comunione” non c’è. Ma il papa potrebbe introdurla lui, d’autorità

di Sandro Magister

ROMA, 30 ottobre 2015 – Era palpabile l’insoddisfazione di papa Francesco per come il sinodo è andato a finire. Nel discorso e nell’omelia di chiusura se l’è presa ancora una volta con l'”ermeneutica cospirativa”, con l’arida “fede da tabella”, con chi vuole “sedersi sulla cattedra di Mosè per giudicare con superiorità i casi difficili e le famiglie ferite”:

> Discorso del 24 ottobre

> Omelia del 25 ottobre

Eppure il documento finale, approvato sabato 24 ottobre, è tutto un’inno alla misericordia, dalla prima all’ultima riga:

> Relazione finale del sinodo dei vescovi

Solo che non c’è nemmeno una parola, in questo documento, che schiodi la dottrina e la disciplina della Chiesa cattolica da quel “no” alla comunione per i divorziati risposati che era il vero muro da abbattere nel disegno dei novatori, il varco che avrebbe portato dritto all’ammissione del divorzio e delle seconde nozze.

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Posted by ikzus su 30 giugno 2015


Buon Ramadan ai musulmani.
Ma il messaggio non è affatto pacifico

Nel 2013 Francesco fece uno strappo. Eletto papa da poco, volle lui personalmente indirizzare ai musulmani il tradizionale messaggio per la fine del Ramadan. E lo dedicò all’amicizia tra i popoli delle due fedi.

Nel 2014 a firmare il messaggio tornarono ad essere il presidente e il segretario del pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, il cardinale Jean-Louis Tauran e padre Miguel Ángel Ayuso Guixot. E qui la novità fu il chiamare i musulmani “fratelli e sorelle”, come già aveva fatto Francesco nell’Angelus dell’11 agosto 2013.

Anche quest’anno, in occasione del Ramadan, è partito da Roma il messaggio augurale, firmato dalle stesse due persone. Ma con novità molto più consistenti.

Anzitutto, invece che aspettare la fine del mese sacro, questa volta il messaggio è stato inviato all’inizio dello stesso, sia pure includendovi anche l’augurio per la festa di chiusura, quella di ‘Id al-Fitr, la più importante del calendario musulmano.

E già questa anticipazione dell’invio è risultata tempestiva. Perché proprio negli stessi giorni i notiziari di tutta Europa, nel registrare una recrudescenza dei flussi di immigrazione, facevano vedere come anche in condizioni di grande difficoltà molti immigrati musulmani avessero comunque iniziato il digiuno del Ramadan, astenendosi da cibo e acqua da mattina a sera.

Ma la novità più forte del messaggio di quest’anno è il suo contenuto, a cominciare dal titolo: “Cristiani e musulmani insieme per contrastare la violenza perpetrata in nome della religione”.

L’intero messaggio è infatti centrato sulla questione della violenza. La violenza “giustificata in nome della religione”. Nel caso specifico la religione islamica.

Ma attenzione, questa violenza non è solo descritta – con inusitato realismo – e deprecata. È ricondotta alle sue origini religiose, culturali, educative:

“C’è pure la responsabilità di coloro che hanno il compito dell’educazione: le famiglie, le scuole, i testi scolastici, le guide religiose, il discorso religioso, i media. La violenza e il terrorismo nascono prima nella mente delle persone deviate, successivamente vengono perpetrate sul campo”.

Da cui la sollecitazione pressante al mondo musulmano a che non  vi sia “alcuna ambiguità nell’educazione”.

Ma ecco qui  il testo integrale del messaggio, che reca l’impronta inconfondibile del cardinale Tauran, non nuovo a dire la verità senza edulcorazioni, su questioni di tale portata capitale.

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Posted by ikzus su 15 giugno 2015


Da Dublino a Roma. Manuale per il perfetto matrimonio omosex

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Il referendum per le nozze omosessuali nell’Irlanda una volta cattolica ha dato un colpo d’acceleratore anche in Italia alla marcia verso una legge sulla “civil partnership” tra persone dello stesso sesso.

Il fatto che il governo in carica in Italia sia zeppo di cattolici praticanti, a cominciare dal suo capo Matteo Renzi, non sembra frapporre ostacoli al procedere inesorabile dell’operazione. È cattolico conclamato anche il sindaco di Roma Ignazio Marino – ieri amico del cardinale Carlo Maria Martini e oggi in rapporti cordiali col suo confratello gesuita divenuto papa – che già si esercita benedicendo in Campidoglio le avanguardie delle coppie omosessuali in cerca di sigillo pubblico alla propria unione.

Né sembra minimamente impensierire i fautori, anche cattolici, della nuova legge l’opposizione delle gerarchie della Chiesa. Lo stesso papa Francesco ha tuonato più volte contro le nozze gay, ma è come se parli al vento. “Non pervenuto”, si direbbe, a vedere come la grande stampa oscura ogni volta queste sue parole.

L’unica precauzione dei fautori della legge è quella di non chiamare l’unione “matrimonio”, pur avendone i connotati. Il modello a cui si richiamano è quello tedesco dell’Eingetragene Lebensgemeinschaft, in vigore in Germania dal 2001.

Niente matrimonio, dunque, a parole, ma solo parità di diritti per le coppie omosessuali, descritte come ancora ingiustamente prive di tutte le facoltà riconosciute alle coppie sposate.

Il fatto è che di quasi tutte queste facoltà già godono in Italia non solo le coppie sposate, ma anche i conviventi.

Luciano Moia, su “Avvenire” di qualche giorno fa, ne ha fornito il preciso inventario:

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Posted by ikzus su 5 febbraio 2015


MATTARELLA (CON BERGOGLIO). SUI COLLI DI ROMA IL TRIONFO POSTUMO DEL CARD. MARTINI SU GIOVANNI PAOLO II E SU BENEDETTO XVI

Il bacio della morte al Nazareno (inteso come patto) l’ha dato Giuliano Ferrara che aveva appena sfornato un pamphlet apologetico di Matteo Renzi e del suo “inciucio” col Cavaliere.

Renzi, in un batter d’occhio, l’ha sconfessato asfaltando al tempo stesso Berlusconi e i post-comunisti.

Ferrara, che è sia berlusconiano che postcomunista, è rimasto sotto le macerie di destra e di sinistra.

E oggi tutti coloro che non volevano “morire democristiani” devono rassegnarsi alla riesumazione della Balena bianca, tornata saldamente in sella ai vertici dello Stato, in barba a tutti i becchini.

E – quel che è più divertente – con i nemici di sempre della Dc (dai comunisti a Scalfari) che battono le mani entusiasticamente come per una propria vittoria.

Ma davvero è tornata Moby Dick – come farebbe pensare il “soccorso bianco” arrivato a Mattarella da tutti i democristiani di cielo di terra e di mare sparsi nei diversi schieramenti – o invece è un tonno, o uno squaletto, cioè un monocolore della sinistra democristiana, l’area ideologica da cui provengono sia Renzi che Mattarella, che è una democristianeria atipica?

QUESTIONE CATTOLICA

Di fatto i cattolici son tornati al centro del dibattito. Giulio Sapelli ieri ha scritto di ritenere da tempo che “la questione italiana è niente di più e niente di meno che la questione cattolica”.

Poi ha aggiunto: “Mattarella è il paradossale frutto di questa endiadi, ossia mentre il cattolicesimo, come fede, viene quasi sconfitto dalla secolarizzazione, il cattolicesimo come religione trionfa sotto le spoglie dell’eredità culturale della democrazia cristiana in Italia”.

E ancora: “l’unità politica dei cattolici è finalmente finita, ma chi occupa oggi i centri nevralgici del potere visibile e invisibile in Italia (salvo quelli massonici: in ritirata) son proprio i religiosi cattolici eredi di quell’unità”.

Spunti di riflessione intelligenti, ma forse non tutti centrati. Cosa sta veramente accadendo? E cosa dicono i cattolici?

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Posted by ikzus su 14 dicembre 2014


Manuale Isis: “Lecito fare sesso con bambine non musulmane”

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Posted by ikzus su 7 settembre 2014


Dalla rinoplastica all’infibulazione, le madri inglesi che “decapitano cristiani”

di Giulio Meotti

 

Loro che non avevano Dio, sono partite per quella parte di pianeta dove la fede reclama le sue vittime. E’ questo il più grande orrore dello Stato Islamico. Che è una storia di occidentali che uccidono altri occidentali. Steven Sotloff e James Foley, due giornalisti occidentali, decapitati da un islamista inglese, in un video realizzato da un altro cittadino britannico, mentre ad assistere c’era una donna inglese. Nella stessa settimana in cui l’intelligence kenyota diceva di aver perso le tracce di Samantha Lewthwaite, la donna inglese “mente” della strage al centro commerciale di Westgate, a Nairobi, l’Inghilterra faceva la scoperta di un’altra mamma britannica salita ai vertici del jihad. Si tratta di Sally Jones, madre di due bambini di Chatham, nel Kent, già chitarrista della rock band Krunch, che oggi posta messaggi del tipo: “Voi cristiani avete tutti bisogno di una decapitazione con un bel coltello smussato. Venite qui, lo farò per voi”.

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Posted by ikzus su 8 luglio 2014


Cose da pazzi. Il cardinale Collins e il curato di campagna

Collins

Dopo Müller, Brandmüller, Caffarra e De Paolis, un altro cardinale è sceso in campo alla grande contro le tesi pro comunione ai divorziati risposati sostenute dal loro collega teologo Walter Kasper nel concistoro dello scorso febbraio.

È il canadese Thomas Collins, arcivescovo di Toronto, 66 anni, cardinale dal 2012 e stella emergente del sacro collegio, tra l’altro chiamato da papa Francesco a far parte della rinnovata commissione cardinalizia di sovrintendenza sullo IOR.

Il cardinale Collins è intervenuto sulla questione in un’ampia intervista a Brandon Vogt per il blog cattolico americano “The Word on Fire”, pubblicata il 25 giugno, vigilia della diffusione dell’”Instrumentum laboris“, cioè del testo base del prossimo sinodo sulla famiglia:

> Marriage, Divorce, and Communion

In un passaggio dell’intervista, Collins argomenta così l’impossibilità di dare la comunione ai divorziati risposati:

“I cattolici divorziati e risposati non possono ricevere la santa comunione dal momento che, quali che siano la loro disposizione personale o le ragioni della loro situazione, conosciute forse solo da Dio, essi persistono in una condotta di vita che è oggettivamente in contrasto con il chiaro comando di Gesù. Questo è il punto. Il punto non è che essi hanno commesso un peccato; la misericordia di Dio è abbondantemente assicurata a tutti i peccatori. L’omicidio, l’adulterio e altri peccati, non importa quanto gravi, sono perdonati da Gesù, specialmente attraverso il sacramento della riconciliazione, e il peccatore perdonato riceve la comunione. In materia di divorzio e di secondo matrimonio il problema sta nella consapevole decisione, per le ragioni più diverse, di persistere in una durevole situazione di lontananza dal comando di Gesù. Sebbene non sia giusto per loro ricevere i sacramenti, dobbiamo trovare migliori vie per aiutare le persone che si trovano in questa situazione, per offrire loro una cura amorevole.

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Posted by ikzus su 28 giugno 2014


Giudicare sì o no?

 

santamarta

In meno di un paio di giorni papa Francesco ha prima emesso un tremendo giudizio di condanna che ha conquistato le prime pagine di tutti i giornali, e poi ha dedicato un’intera sua omelia mattutina a Santa Marta per dire che non bisogna mai giudicare e condannare, ma solo farsi difensori e intercessori per gli altri.

Il giudizio di condanna l’ha emesso sabato 21 giugno contro i mafiosi della ‘ndrangheta calabrese. Con queste precise parole:

“Quando non si adora Dio, il Signore, si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza… La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no!.. Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!”.

Le cronache hanno registrato a questo punto il generale applauso dei duecentomila presenti. Seguito dal plauso ancor più universale dei media.

Ma risulta che un altrettanto diffuso consenso arride a papa Francesco anche ogni volta che egli esorta a non emettere giudizi, a partire da quel memorabile “Chi sono io per giudicare?” che è forse fin qui la battuta più universalmente citata e osannata del suo pontificato.

Il rompicapo sta appunto qui. Francesco è papa che giudica, sentenzia, assolve, condanna, promuove, rimuove. Ma nello stesso tempo predica in continuazione che non si deve mai giudicare, né accusare, né condannare.

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Si vuole trasformare la scuola in “campi di rieducazione”? I genitori non si facciano intimidire

Posted by alagna su 27 marzo 2014


Di seguito riportiamo la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, al Consiglio episcopale permanente in corso a Roma. In uno dei suoi passaggi più significativi, l’arcivescovo di Genova ha parlato delle recenti polemiche sulla cosiddetta ideologia di genere e della sua introduzione nelle scuole.

Bagnasco ha usato queste parole: «In questa logica distorta e ideologica, si innesta la recente iniziativa – variamente attribuita – di tre volumetti dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado. In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre… parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte. È la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento”. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga».

Da Tempi

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I due papi e il peccato

Posted by ikzus su 2 gennaio 2014


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Interessante articolo del papa dei laicisti sul papa dei cattolici:

La rivoluzione di Francesco: ha abolito il peccato di EUGENIO SCALFARI

Ora, per i cristiani il peccato è un concetto difficilmente eliminabile: tanto per dire, questi sono i punti dell’indice del Catechismo della Chiesa Cattolica che riguardano il peccato (per chi volesse approfondire: Catechismo della Chiesa Cattolica )

PECCATO
Amore più forte del peccato, 2844;
Concupiscenza stimolo del peccato, 978;
Definizione di peccato, 1849-50;
Peccato come il male più grave, 1488;
Peccato degli angeli, 392-93;
Peccato nella Chiesa, 827;
Profondo legame dell’uomo con Dio aiuta a comprendere il peccato, 286-88;
Radice del peccato, 1853;
Realtà del peccato, 385-87;
Responsabilità di chi coopera ai peccati degli altri, 1868;
Satana come causa dei peccati, 2852;
Vie per vincere il peccato, 943.
Conseguenze del peccato
Attaccamento morboso alle creature, 1472;
Indebolisce la vita del cristiano, 1420;
Indebolisce la vita del peccatore, 1459;
Lotta tra lo spirito e la carne, 2516;
Pene del peccato, 1472-73;
Privazione della comunione con Dio, 761, 1472;
Privazione della somiglianza con Dio, 705;
Privazione della vita eterna, 1472;
Uccisione del Figlio di Dio, 312;
Vizi e inclinazioni perverse, 1426, 1865.
Distinzione dei peccati
Distinzione dei peccati secondo la gravità, 1854;
Distinzione dei peccati secondo l’oggetto, 1853.
Interpretazioni del peccato
Abuso della libertà donata da Dio, 1739;
Atto personale, 1868;
Male morale entra nel mondo, 311, 1869;
Minaccia per l’unità e la comunione della Chiesa, 814, 1440;
Morte entra nella storia dell’umanità, 400, 1006, 1008;
Offesa a Dio, 431, 1850;
Opere della carne, 1852;
Peccato nuoce alla comunione fra gli uomini, 761, 953;
« Peccato sociale », 1869;
Rifiuto di Dio, 398;
Scismi, eresie, apostasie, 817.
910 Peccato
Liberazione dal peccato, cf Penitenza e Riconciliazione;
Battesimo libera dal peccato, 977-78, 985, 1213, 1237, 1263-64;
Cristo, « Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo », 523, 536, 608;
Cristo ha dato soddisfazione al Padre per i nostri peccati, 615, 1708;
Cristo opera la remissione dei peccati, 987, 1741;
Cristo, « vittima di espiazione per i nostri peccati », 457, 604;
Dio ha fatto Cristo « peccato per noi », 602-03;
Dio non abbandona l’uomo in potere della morte, 410-11, 1609;
Dio solo può perdonare i peccati, 270, 277, 430-31, 1441;
Guarigione degli uomini dal peccato, 211, 549, 1989-90, 1999, 2057, 2097;
La violenza e la molteplicità del peccato si manifesta nella passione di Cristo, 1851;
Legge divina, aiuto all’uomo ferito dal peccato, 1949;
Mezzi per ottenere il perdono dei peccati, 1434-39;
Offerta di Cristo per i peccati dell’uomo, 606-18;
Penitenza e perdono, cf Penitenza e Riconciliazione;
Penitenza interiore via per vincere il peccato, 1431;
Preghiera per non cadere nel peccato, 2846.
Modalità del peccato
Modi di peccare contro l’amore di Dio, 2094;
Peccati di pensiero, parola, opera, omissione, 1853.
Peccati
Atto sessuale fuori del Matrimonio, 2390;
Bestemmia, 2148;
Bestemmia contro lo Spirito Santo, 1864;
Omicidio, 2268;
Invidia, 2539;
Ira, 2302;
Malizia, 1860;
Menzogna, 2484;
Odio, 2303;
Peccati contro la fede, 2088-89;
Peccati contro la speranza, 2091;
Sacrilegio, 2120;
Trascuratezza dell’obbligo di partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, 2181.
Peccati capitali
Peccati capitali generatori di altri peccati, 1866;
« Peccati che gridano verso il cielo », 1867.
Peccato mortale
« Chi non ama rimane nella morte », 1033;
Condizioni: materia grave, 1858; piena consapevolezza, 1859; pieno consenso, 1859;
Conseguenze, 1855, 1861;
Distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, 1854;
Imputabilità della colpa, 1860;
Morte in peccato mortale, 1033, 1035;
Pene eterne per chi muore in peccato mortale, 1033;
Remissione dei peccati mortali quando c’è contrizione perfetta, 1452, 1856.
Peccato veniale
Condizioni circa la materia, la consapevolezza e il consenso, 1862;
Confessione dei peccati veniali, 1458;
Conseguenze del peccato veniale, 1863.
Penitenza 911
Remissione sacramentale dei peccati, cf Penitenza e Riconciliazione;
Amore di Dio come causa della remissione dei peccati, 734;
Autorità e potere di assolvere e perdonare i peccati, 553, 976, 1441-45, 1461;
Confessare i peccati, secondo il comandamento della Chiesa, 2042;
Confessione e assoluzione, 1424;
Purificazione dalle pene del peccato, 1475;
Remissione dei peccati come effetto della giustificazione, 2018;
Remissione dei peccati e riconciliazione con la Chiesa, 1443;
Sacramenti per la remissione dei peccati, 1421, 1486, 1520;
Unzione degli infermi e remissione dei peccati, 1520.
PECCATO ORIGINALE
Disobbedienza a Dio come origine del peccato originale, 215, 397-98;
Peccato originale come prova della libertà dell’uomo, 396;
Peccato originale come verità di fede, 388-89;
Perché Dio ha permesso il peccato originale, 412;
Racconto del peccato originale, 390;
Significato della dottrina del peccato originale, 389;
Trasmissione del peccato originale a tutti gli uomini, 404.
Conseguenze del peccato originale
Armonia spezzata, 400;
Conseguenze per l’umanità, 402-06, 1250, 1607, 1609, 1707, 2259, 2515;
Difficoltà di conoscere Dio, 37;
Invasione del male, 401;
Perdita della grazia della santità originale, 399;
Tutto il mondo posto sotto il potere del maligno, 409.
PECCATORE/I
Effetti del sacramento della Penitenza sui peccatori, 1423, 1468-70;
Gesù venuto a chiamare i peccatori, 545, 588;
Giustificazione dei peccatori, 1994;
Misericordia di Dio verso i peccatori, 1465, 1846;
Misericordia di Gesù verso i peccatori, 589, 1443;
Necessità della penitenza per i peccatori, 1459;
Ogni peccatore come autore della passionedi Cristo, 598;
Peccatori e giusti nella Chiesa, 827;
Potere di perdonare i peccatori, 979, 1444;
Purificazione dei peccatori, 1475;
Riconoscersi peccatori, 208, 827, 1697, 2677, 2839;
Tutti gli uomini « costituiti peccatori», 402;
Ultimo giudizio dei peccatori, 1038;
Vie della riconciliazione dei peccati, 1449.

Appare evidente che uno dei due sta sbagliando tutto; il problema è: chi?

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Il papa mi ha risposto (indirettamente, non vuol far sapere che legge ALEZEIA!):

«Tutti siamo peccatori e tutti siamo tentati e la tentazione è il pane nostro di ogni giorno. Se qualcuno di noi dicesse: “Ma io mai ho avuto tentazioni”, o sei un cherubino o sei un po’ scemo, no? Si capisce… È normale nella vita la lotta e il diavolo non sta tranquillo, lui vuole la sua vittoria. Ma il problema – il problema più grave in questo brano – non è tanto la tentazione e il peccato contro il nono comandamento, ma è come agisce Davide. E Davide qui non parla di peccato, parla di un problema che deve risolvere. Questo è un segno! Quando il Regno di Dio viene meno, quando il Regno di Dio diminuisce, uno dei segni è che si perde il senso del peccato».
Papa Francesco: «Gli uomini hanno perduto il senso del peccato» | Tempi.it

 

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Quella destinazione per prendere il largo

Posted by alagna su 4 luglio 2013


GIUGNO, MESE DELLE ORDINAZIONI. E DI UNA VOCAZIONE CHE SI COMPIE

« Sai, mi hanno destinato: vado in periferia di Milano. Dicono sia un posto ‘caldo’, ma io non vedo l’ora».

Ricordo ancora l’entusiasmo di un amico, neo­sacerdote, catapultato in un quartiere di Cinisello Balsamo, una delle zone per certi versi più difficili della diocesi ambrosiana. Quello stesso sorriso l’ho rivisto, pochi giorni fa, sul volto di un giovane missionario del Pime, in partenza per l’Algeria: l’entusiasmo di chi sta finalmente per ‘prendere il largo’, dopo aver accarezzato per anni il giorno della partenza. Che cosa vi sia da gioire per l’assegnazione a una periferia complicata oppure a un Paese tra i più pericolosi al mondo non lo si può capire, se non in un’ottica di fede. Il segreto è tutto lì, in quella parola ‘destinazione’, che contiene e allude a un’altra, ancor più pregnante e impegnativa: ‘destino’. La vocazione questo è: l’intreccio tra il Destino buono pensato da Dio per te e una ‘destinazione’ concreta, fisica: una terra, la persona (nel caso degli sposati), un popolo, dove giocare la propria libertà, scommettendo sulla bontà dell’ipotesi-Cristo. Tra giugno e luglio in molte diocesi si celebrano le ordinazioni sacerdotali, cui segue la ‘destinazione’ dei preti novelli. È commuovente ed edificante (nel senso più autentico e nobile del termine) vedere l’entusiasmo col quale tanti giovani ‘sentono’ come casa loro nomi di località che fino al giorno prima ignoravano o sulle quali, addirittura, avevano pregiudizi. È perché capiscono che lì Dio ha dato loro appuntamento, al di là del fatto che questa notizia venga comunicata concretamente dal vescovo o dal superiore religioso. Nell’abbinamento a un popolo e a un luogo concreti prende il via l’inevitabile processo di incarnazione che ciascuno – prete, suora, religioso che sia – è chiamato a realizzare, sulla scia del Maestro. Anni e anni dopo, tale processo porterà molti a identificarsi quasi totalmente con la gente in mezzo alla quale e con la quale ha provato a vivere il Vangelo nella concretezza del quotidiano.

Sarà capitato anche a voi: non di rado si sentono missionari parlare utilizzando quasi solo proverbi locali, in una lingua che ormai è diventata un italiano imbastardito con le più curiose inflessioni, talora inframmezzato da espressioni come «da noi, in Colombia…» o cose del genere. È la testimonianza plastica di una ‘destinazione’ fisica vissuta e interpretata come ‘compimento del proprio Destino’, dentro una logica di obbedienza e gratuità che il mondo non capisce.

Perché davvero non si comprende – se non con gli occhi della fede – che cosa vi sia da guadagnare a lasciare un posto di lavoro sicuro per abbracciare – che so? – la vocazione sacerdotale oggi, in un momento storico in cui ‘fare il prete’ non è certo la più comoda delle scelte, né la più gratificante delle professioni.

Senza la fede, non si capisce davvero perché uno debba partire per il Giappone, dove il Pil è invidiabile, dove non c’è bisogno di costruire scuole o lebbrosari, ma quello che manca (lo dicono i 30mila suicidi l’anno) è una risposta convincente alla domanda sul senso della vita. Solo grazie alla fede si può capire la pazzia di una ragazza – magari laureata a pieni voti, cercata dagli amici e pure bella – che sceglie la via del convento, facendo così coincidere il suo Destino con una destinazione che, nel caso della clausura, è irrevocabile. Una destinazione forse angusta negli spazi, ma capace di dilatare all’infinito il cuore di chi l’abbraccia.

Da L’avvenire del 28 Giugno 2013

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Le due facce di Amnesty

Posted by alagna su 14 aprile 2013


Riportiamo un articolo de “la nuova bussola quotidiana” su Amnesty e la pena di morte.

Vi ricordate dell’articolo di Pietro Castagneri sempre su Amnesty (il cancro dell’occidente)?

Purtroppo non possiamo che avvalorare ancora una volta la sua tesi.

Pena di morte, le due facce di Amnesty

Puntuale come ogni anno è arrivato il Rapporto di Amnesty International sulla pena di morte. E ci dice che continua la tendenza positiva verso l’abolizione della pena capitale anche se ci sono dei passi indietro, come in Iraq. Il Rapporto ci informa poi che le esecuzioni nel 2012 sono state 682, divise in 20 paesi. A parte va conteggiata la Cina che, da sola (21esimo paese), mette a morte più persone di tutti gli altri Paesi messi insieme, ma non fornisce alcuna cifra ufficiale. Secondo Amnesty si tratta di migliaia.

Bene, certamente non possiamo non rallegrarci del calante ricorso alla pena di morte, anche se il tema meriterebbe di essere approfondito meglio. In questa sede però vorremmo cogliere l’occasione del Rapporto per mettere in evidenza la schizofrenia delle agenzie umanitarie, a partire proprio da Amnesty. La quale si attiva tantissimo per mettere fine alla pena di morte e poi non solo non dice nulla sugli aborti, ma addirittura da anni fa campagna all’Onu – e in singoli paesi – per far riconoscere l’aborto come diritto. Ma come: ci si addolora tanto per la messa a morte di un adulto – che magari avviene dopo un regolare processo per un grave reato – e poi si è addirittura in favore dell’eliminazione del più vulnerabile, del più innocente, del più indifeso tra gli esseri umani?

Eppure è così. Prendete la Cina: grandi denunce sulla pena di morte, poi ogni anno si praticano quasi 10 milioni di aborti, in molti casi forzati, e se si spende una parola è soltanto per censurare i modi eccessivamente violenti in cui si persegue lo scopo. Insomma, da una parte si invocano i diritti umani per evitare la morte di poche migliaia di uomini l’anno e dall’altra si invocano gli stessi diritti umani per fare fuori nello stesso periodo di tempo 50 milioni di esseri umani nel grembo della propria madre (tanti sono gli aborti ogni anno nel mondo). Come è possibile una tale follia?

Il punto è che negli ultimi decenni è maturata una visione perversa dei diritti umani, figlia di una concezione ridotta dell’uomo. Non si può parlare di diritti umani se non riconoscendo l’unicità dell’uomo e il suo destino, che va oltre la vita materiale e che lo fa più grande di ogni altra creatura. Non si può non riconoscere che l’uomo – ogni uomo, di ogni tempo e di ogni cultura – ha una legge inscritta nel suo cuore, che viene prima di ogni legge stabilita dagli uomini, e che deve essere riconosciuta e rispettata. Da qui nasce la sacralità e l’irriducibilità della vita umana, dal concepimento alla morte naturale.

A questa visione, che è poi alla base della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (1948), si è sostituita una concezione “positiva” dei diritti umani, che non sono più universali ma sono determinati dalla cultura. Ecco allora che oggi si parla di “nuovi diritti umani”, e tra questi le ben note lobby inseriscono i diritti riproduttivi (quindi contraccezione e aborto). Ma se non c’è una legge naturale, universale, si entra nel campo dell’arbitrio, alla fine è il potere che stabilisce quali siano i diritti da perseguire. Ed è quello che sta accadendo.

Ed è così che ci si può spendere tranquillamente contro la pena di morte per alcuni e a favore della pena di morte per tantissimi altri. Ed è triste riconoscere che a inseguire il consenso e il riconoscimento del potere mondano ci sono anche importanti gruppi cattolici che profondono enormi risorse contro la pena di morte, ma non spendono una sola parola per i bambini non nati.

In ogni caso, questa schizofrenia riguarda tante agenzie cosiddette umanitarie, il cui “umanesimo senza Dio” si rivolge inevitabilmente contro l’uomo, come ci hanno ricordato tante volte Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Basterebbe qui citare la già nota Unicef o anche Save the Children, che in Italia è sempre più presente nel lanciare appelli per salvare i bambini dei paesi poveri, salvo poi essere in prima linea nei programmi di controllo delle nascite lautamente finanziati dai miliardari americani.

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Giovani, vi voglio tutti protagonisti

Posted by alagna su 7 aprile 2013


È un rapporto profondo, chiaro e sincero quello che lega papa Francesco e i giovani. L’attenzione che il nuovo Pontefice ha dedicato ai ragazzi nei 15 anni da arci­vescovo di Buenos Aires è stata costante. L’allora cardinale Bergoglio incontrava i giovani ogni giorno nelle strade della città argentina e sui mezzi pubblici utilizzati per i suoi spo­stamenti. Ma con loro aveva anche degli appuntamenti fis­si durante l’anno, come il pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Luján e la ‘marcia giovanile’ di giugno per la solennità del Corpus Domini. Seguono alcuni estratti – se­lezionati e uniti a seconda dei temi trattati – di omelie, di­scorsi e messaggi che il cardinale Bergoglio ha rivolto ai giovani negli ultimi anni.

CERCARE DIO E LASCIARSI TROVARE
Essere giovani cristiani vuol dire anzitutto es­sere dei buoni cittadini. In un momento di crisi, far riferimento alla buona cittadinan­za significa parlare in sanscrito. Come riu­scirci? Facendo memoria del nostro popo­lo. Bisogna guardarsi indietro e vedere che alle spalle c’è una storia di persone. Non di­mentichiamo chi ci ha preceduto. Dovete costruire il futuro attraverso la memoria che hanno lasciato i nostri anziani e vi trasmet­tono i genitori. A proposito di memoria vor­rei dirvi un’ultima cosa: non dimenticate mai di cercare Dio e, soprattutto, lasciatevi trovare da Lui.

LIBERTÀ E SOGNI
Non abbiate paura della libertà, anche se ci sono molti furfanti che vi stanno vendendo falsità affinché abbiate paura della vita. Ab­biamo bisogno dei vostri sogni. Un Paese in cui giovani ancora sognano non è morto. Ma i vostri sogni devono essere piantati nel­la società. Perché i sogni non sono soltanto di vostra proprietà, ma patrimonio di tutti. Anche di chi vuole rubarveli. Allora non ri­schiate la vita per un piacere che passa do­po 10 minuti. Rischiate la vita per Gesù. Lui ci ha lasciato un messaggio che è il sogno più grande. Ci ha detto che siamo tutti fra­telli. Sognate la vita di Gesù.

LA VIA DELLA MITEZZA
La società in cui viviamo anestetizza i gio­vani e vuole distruggere i loro ideali e i pi­lastri della speranza. Essere giovani signifi­ca non rimanere chiusi ma imparare a com­battere, a lavorare e a vedere il mondo at­traverso occhi di grandezza. Siete chiamati a fare grandi cose come servire il prossimo, cre­scere una famiglia e tra­smettere i vostri valori. In una cultura che offre con­tinuamente il metodo dell’attacco, della tensio­ne e dell’insulto voi gio­vani dovete seguire la via della mitezza e rispettare sempre il prossimo, che è una persona come voi.

LASCIARE IMPRONTE
Ragazzi, a voi che per la solennità del Corpus Do­mini avete attraversato la città da quattro direzioni differenti per arri­vare fin qui, a piazza dei Due Congressi, chiedo se vi siete limitati a fare una sfilata di moda o se, invece, avete lasciato impronte. Perché dovete sapere che colui che cammi­na senza lasciare traccia è inutile. Se si tra­scorre la vita a bordo di un pattino non si lasciano impronte. Bisogna portare avanti un messaggio d’impegno e proseguire lun­go il cammino percorso da Gesù Cristo, che ha lasciato un segno indelebile e ha scritto la storia.

LAVORARE PER LA GIUSTIZIA
Finiamo questo pellegrinaggio a Luján, alla casa della Vergine e, come facciamo a ogni visita, ci siamo seduti in silenzio davanti al­l’immagine della Madonna. La cosa più im­portante è che abbiamo la necessità di pre­gare e di affidare alla Vergine ciò che condi­vidiamo con molti pellegrini sulla strada. «Madre, insegnaci a lavorare per la giusti­zia ». E sapete chi ha voluto fare questa ri­chiesta? Voi stessi. Sì, perché tra le vostre preghiere alla Vergine avete scritto anche questa: «Madre, insegnaci a lavorare per la giustizia». Luján è la casa di tutti i figli del­la Madonna e stiamo facendo questa ri­chiesta affinché Lei ci insegni a essere per­sone giuste nella vita. Questo è il posto ideale per imparare a essere buoni figli, buoni fra­telli, preoccupati per il bene degli altri. Im­pariamo tutti a lavorare per la giustizia, co­sì avremo sempre un cuore aperto e grande.

NO AL NULLA DELL’IPOCRISIA
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia» (Vangelo di Luca 12,1-7). L’i­pocrisia è l’anima doppia, pensare un po’ di qua e un po’ di là, poggiare un piede su que­sta pietra e uno su quell’altra. È quella pec­caminosa diplomazia dello spirito che ci ammala e ci fa male. Ma parlare ai giovani di ipocrisia è come parlare in cinese. Voi non siete ipocriti ma aperti, e dite ciò che pen­sate. Con il trascorrere degli anni, però, si ri­schia di imboccare la stradina che porta al nulla e di non proseguire sulla strada gran­de della sincerità. Allora continuate a dire la verità, siate trasparenti, restate nella stessa via. Certo, durante que­sto percorso ci saranno dolore e problemi. Però il vostro cuore sarà feli­ce, mentre se prendere­te la stradina dell’ipo­crisia non riuscirete nemmeno a sentire il vostro cuore».

VOGLIO UNA CHIESA PER LE STRADE
Dobbiamo proporre l’orizzonte che Dio ci ha messo nel cuore. E per farlo è necessario uscire da noi stessi. Quindi non accontentatevi di stare con il vostro piccolo gruppo, ma a­scoltate le preoccupazioni e prendetevi cu­ra delle pene di tutti i giovani. È vero, voi gio­vani siete una minoranza. Anche il lievito è solo una piccola parte della pizza ma serve a far fermentare la pa­sta. Anche il sale è una mi­noranza, ma aggiunge sapo­re e aiuta a mantenere la cot­tura. Allora integratevi, par­late e ascoltate. Suggerite o­rizzonti veri, non quelli a breve termine. Dovete avere spirito missionario e me­scolarvi con gli altri. Come ho già detto in molte occa­sioni, voglio una Chiesa per le strade. Che esca fuori da se stessa. Ecco, voglio anche i giovani per le strade. Gio­vani mescolati e incorpora­ti nella vita quotidiana di al­tri giovani. Ragazzi che par­lano di Gesù Cristo, che con Lui vivono e possono trasmettere il suo esempio agli al­tri.

Di Luca Mazza

su L’Avvenire del 24 Marzo 2013

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Ció in cui noi cristiani crediamo

Posted by alagna su 31 marzo 2013


Victimæ paschali laudes immolent Christiani.
Agnus redemit oves: Christus innocens Patri reconciliavit peccatores.
Mors et Vita duello conflixere mirando: Dux Vitæ mortuus, regnat vivus.
Dic nobis, Maria, quid vidisti in via?
Sepulcrum Christi viventis, et gloriam vidi resurgentis,
angelicos testes, sudarium et vestes.
Surrexit Christus spes mea: præcedet suos in Galilaeam.
Scimus Christum surrexisse a mortuis vere: Tu nobis, victor Rex, miserere.
Amen. Alleluia.

Buona Pasqua

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Mai senza la croce

Posted by alagna su 16 marzo 2013


Ecco il testo integrale dell’omelia pronunciata a braccio da papa Francesco Giovedì 14 pomeriggio durante la Messa celebrata nella Cappella Sistina assieme ai cardinali elettori.

In queste tre letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella prima lettura il movimento nel cammino; nella seconda lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare.

Papa Francesco

Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: cammina nella mia presenza e sii irreprensibile.

Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va.

Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo.

Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.

Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va.

Diventeremo una Ong assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma.

Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza.

Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: «Chi non prega il Signore, prega il diavolo».

Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.

Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo vescovi, preti, cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.

Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia.

Papa Francesco

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Grazie Santo Padre

Posted by alagna su 2 marzo 2013


Siate anche voi simili alle lampade! Fate brillare la vostra luce nella nostra società, nella politica, nel mondo dell’economia, nel mondo della cultura e della ricerca. Anche se è solo un piccolo lume in mezzo a tanti fuochi fatui, esso tuttavia riceve la sua forza e il suo splendore dalla Grande Stella del mattino, il Cristo Risorto, la cui luce brilla, vuole brillare attraverso noi, e non tramonterà mai.
                                                                                                 — Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)

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L’amore che costa

Posted by alagna su 19 dicembre 2012


Un vescovo, il potere, i distratti

La dolorosa vicenda di monsignor Taddeo Ma Daqin – il vescovo ausiliare di Shanghai che si è visto “revocare” la nomina da Pechino, come punizione per essersi pubblicamente staccato dall’Associazione patriottica dei cattolici cinesi – non pare scaldare gli animi di tanti attivisti nostrani, pronti a muoversi per le più diverse cause di diritti negati nel mondo. Non sono bastati gli oltre cinque mesi di arresti domiciliari passati dal presule cinese nel seminario di Shashan a farne un “personaggio” tale da essere adottato dall’opinione pubblica internazionale. Il che la dice lunga dello strabismo dei mass media occidentali. Ma il guaio è che – seppur con alcune lodevoli eccezioni – persino sui media d’ispirazione cattolica si rischia di considerare la vicenda del vescovo. Ma come l’ennesimo “incidente” nei già tesi rapporti fra Pechino e il Vaticano. Le cose non stanno affatto così.
Intanto perché quanto accaduto in questi giorni è di una gravità inaudita. Giovedì scorso è dovuto scendere in campo il “numero due” di Propaganda Fide per spiegare a chiare lettere che il provvedimento adottato dal governo cinese è «sotto il profilo ecclesiale, privo di qualsiasi valore giuridico» e che, proprio perché «dimentica» che la sola autorità in materia di nomina episcopale è il Papa, esso «crea inutilmente una divisione nel Paese».

Il dispiacere maggiore, però, è nel constatare che pochi conoscono la splendida lezione di fede, tenacia e coraggio che monsignor Ma sta offrendo al mondo intero. Se oggi tace il blog al quale per mesi il vescovo ha affidato brevi pensieri (il presule sa benissimo che un passo falso potrebbe costargli caro), non si è spenta la sua voglia di condividere l’esperienza di fede nella prova che lo vede protagonista. Ogni giorno, infatti – come scrive MissiOnLine.org – monsignor Ma pubblica preghiere, riflessioni e passi del Vangelo su un sito cinese di microblogging affine a Twitter. E oltre diecimila persone lo seguono, per via telematica, esprimendogli solidarietà e vicinanza.

Ebbene, dall’inusuale pulpito di un social network (ma è ancora così, oggi che anche Benedetto XVI lo ha scelto come “nuovo aeropago”?), il giorno in cui si è diffusa la notizia della “revoca governativa” della nomina episcopale monsignor Ma ha diffuso un pensiero a dir poco sorprendente («L’amore di Dio è come l’amore sincero di un padre, la tenerezza di una madre, il dolce sentimento di uno sposo verso la sposa»), corredandolo con la citazione di un noto passo di Isaia: «Quand’anche i monti s’allontanassero e i colli fossero rimossi, l’amor mio non s’allontanerà da te».
Qualche giorno prima, riallacciandosi al «Beati i perseguitati dalla giustizia perché di essi è il regno dei cieli», il vescovo cinese aveva alzato il suo grido, dando voce al sentimento di profonda amarezza e sconcerto per la propria condizione: «Signore, alcune persone sono perseguitate e condannate non perché hanno commesso un crimine, ma al contrario, perché hanno perseguito la giustizia, l’onestà e agito secondo la propria coscienza. Questa è la sorte di chi non è stato alle regole del gioco».

Di fronte a una testimonianza così alta di fedeltà al Papa e alla Chiesa, di amore “a caro prezzo” per il Vangelo, abbiamo il dovere – se autenticamente cattolici – di accogliere l’appello di monsignor Savio Hon di Propaganda Fide a unirci in preghiera per il vescovo ausiliare di Shanghai, tuttora agli arresti domiciliari. E di ringraziare monsignor Taddeo Ma Daqin per la sua esemplare perseveranza. Un tesoro prezioso, ancor più in quest’Anno della fede.

 

Gerolamo Fazzini
da L’avvenire del 18 dicembre 2012

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Posted by ikzus su 17 ottobre 2012


Effetti del Global Warming:
Pienamente d’accordo a metà.

Una frase celebre rubata al forziere della cronaca calcistica, certamente spassosa ma anche densa di significato. Si è appena attenuata l’eco delle grida di dolore dei professionisti della catastrofe per le vicende estive del ghiaccio marino dell’emisfero nord. Siamo in effetti tutti provati, non so se riusciremo a recuperare per il prossimo disastro meteo-climatico.

Proviamo a tirarci su con una notiziola che se non la vai a stanare come un’orso dalla Tana non c’è speranza di vederla girare sui media. Tantomeno in forma di sterile velina sulle pagine di chi la origina.

Ecco qua, secondo il dataset della NOAA il ghiaccio marino antartico ha appena segnato un record di estensione da quando lo si misura con i satelliti. Esattamente il contrario di quanto avvenuto per il suo opposto boreale.

Naturalmente, su un Pianeta che si scalda e si prepara ad arrostire, è naturale che un polo si sciolga e l’altro ghiacci. La logica CO2centrica con cui ci spiegano di che morte dovremo morire supporta efficacemente anche questo bizzarro comportamento polare. Del resto laggiù funziona tutto al contrario no?

Una notizia né buona né cattiva, semplicemente una notizia. Che però capisco che possa essere difficile da vendere, perciò meglio tenerla in magazzino e aspettare l’estate australe, ci sta che quest’anno di ghiaccio marino antartico se ne sciolga un po’ di più e si possa tornare a parlarne.

@ ClimateMonitor by: 

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