ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘scienza’

Posted by alenu su 18 gennaio 2011


A 25 anni dalla disastrosa esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare

Chernobyl diventa meta turistica

Radiazioni sotto controllo. Solo 130 dollari per fare il tour

di Patrizia Feletig

Chernobyl. Il governo ucraino ha annunciato l’apertura al turismo della Zona di Esclusione attorno alla centrale nucleare di Chernobyl. L’area ha una superficie come quella della provincia di Roma. Essa circonda il reattore esploso il 26 aprile 1986 e che, dopo l’evacuazione della popolazione, è rimasta chiusa, presidiata da militari. Qualche forma di turismo nella Zona già c’è.

Nel 2002, due anni dopo la chiusura dell’ultimo dei tre reattori gemelli a quello esploso, e ancora funzionanti dopo l’incidente, alcuni imprenditori di Kiev hanno ideato dei pacchetti turistici, proponendo dalle gite di mezza giornata fino a soggiorni con pernottamento di una notte a Chernobyl. Circa un migliaio di visitatori all’anno.

Fiutato il business, in previsione del flusso di arrivi collegato ai campionati europei di calcio che l’Ucraina ospiterà nel 2012, il governo di Kiev ha deciso di sfilare ai privati questa attività. Chernobyl esercita il suo fascino perverso su un variegato campionario di cittadini prevalentemente europei. Essi sono: antinuclearisti in cerca di conferme, fotografi a caccia di immagini graffianti, nostalgici che inseguono la suggestione di una cittadina-modello di stampo sovietico. Ci sono anche delle coppie che si fanno fotografare davanti al sarcofago del reattore N.4.

Si spende 130 dollari per la visita di gruppo (12 persone). Fino ai 500 dollari per un’escursione privata sempre sotto stretta sorveglianza di una guida. Unico requisito: un passaporto. Tutte le formalità si sbrigano via web fino all’appuntamento nella piazza centrale di Kiev. Dopo due ore di pulmino, si è sul posto dove sfilano abitazioni abbandonate, intervallate da territori dominati da una vegetazione rigogliosa che favorisce la riproduzione delle specie animali come lupi, alci, cicogne, cavalli: 25 anni dopo, Chernobyl è diventato un eco-sistema naturalistico.

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Posted by alenu su 13 gennaio 2011


IL SIGNORE DEL TEMPO CHE IMBARAZZA I METEOROLOGI INGLESI

IL RECORD DELL’ASTROFISICO CORBYN: CI AZZECCA SEMPRE

Precoce: Piers Richard Corbyn, 63 anni, a 15 ha iniziato a registrare i dati meteo costruendosi da solo gli strumenti necessari. Si è laureato con lode in fisica all’Imperial College di Londra

Il cambiamento climatico? Un’opera di fantasia. L’idea che la CO2 possa influenzare la temperatura non ha senso, semmai è il contrario. È tutta una scusa per aumentare le tasse: ai governi interessa che la gente resti ignorante». Piers Corbyn ha un tono di voce profondo, il dente avvelenato contro la favola del climate change , e può vantare una certa somiglianza con doc Emmett Brown, lo scienziato pazzo di Ritorno al Futuro – del resto anche Piers si è guadagnato non poche critiche per le sue posizioni non ortodosse. Corbyn, infatti, è un meteorologo eretico. Uno cioè che mette in dubbio la dottrina standard delle previsioni del tempo: se fa caldo o freddo, se piove o nevica, Piers lo calcola in base al vento solare e ai cicli lunari. Il punto è che, previsioni alla mano, sembra avere ragione lui.

Prendiamo l’ondata di gelo che ha investito la Gran Bretagna il mese scorso. Corbyn, che vende i suoi bollettini meteo attraverso la sua azienda, la Weather Action, l’aveva già messa in conto in maggio. «Freddo estremo con nevicate eccezionali; probabilmente il dicembre più freddo negli ultimi 100 anni», recitavano le sue previsioni. E infatti. Normale dunque che, con tonnellate di ghiaccio da spalare, Piers non si sia trattenuto: «Ve l’avevamo detto», ha sparato nella newsletter periodica di Weather Action. Intuizione che subito gli è stata riconosciuta dal sindaco di Londra Boris Johnson. «Si può sapere perché il Met Office ha previsto un inverno mite?», ha scritto Johnson nella sua rubrica sul Daily Telegraph . Domanda scomoda: lo storico centro meteorologico britannico è da un po’ che non ne azzecca una, tanto che ha recentemente soppresso le sue previsioni a lungo termine. Ma con lo scalo di Heathrow bloccato e mezza città semiparalizzata è facile capire il nervosismo del sindaco. Che a metà articolo ha voluto riconoscere a Corbyn ciò che è di Corbyn. «Senza telescopio o supercomputer, armato solo di un laptop, grandi quantità di dati di pubblico dominio e una laurea in astrofisica, ci azzecca una volta dopo l’altra». «Non posso dire se i suoi metodi siano solidi o meno», conclude Johnson. «Ma quando le sue previsioni sembrano esssere giuste e costantemente più precise di quelle del Met Office sento che voglio saperne di più». Non è il solo.

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OGM, alcune riflessioni

Posted by ikzus su 30 dicembre 2010


Un meditabondo (Roberto Maina) ci suggerisce tre articoli di Dario Bressanini, acerrimo nemico dei disinformatici di professione (quelli che spargono ad arte falsità travestite col buon senso), a proposito degli OGM:

Pesto cancerogeno ?

la Papaya OGM

L’OGM che non è mai esistito

Io ne aggiungo un quarto:

Un OGM buono, pulito e giusto

Sempre del Bressanini, vi segnalo due libri notevoli:


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Posted by ikzus su 14 dicembre 2010


Il professore delle nuvole

di Piero Vietti

Il nostro “man of the year” è Franco Prodi, il climatologo che dice ai catastrofisti: “So di non sapere tutto”

Dopo avere assegnato, un anno fa proprio di questi tempi, il premio “Scrooge of the year” a Giovanni Sartori, al Foglio abbiamo deciso di fare i buoni. Niente premio al più antipatico, ci travestiamo da Time e assegniamo un più esemplare e meritato “Person of the year”. Nei giorni in cui a Cancun, Messico, i rappresentanti di un sacco di stati non sono come al solito arrivati a un accordo vincolante per “combattere i cambiamenti climatici”, e si è affacciata con sempre maggiore forza l’idea che pensare di cambiare il clima emettendo più o meno CO2 è un tantino esagerato, non può non venire in mente chi questa cosa la ripete da anni: il climatologo italiano Franco Prodi.

Non fosse altro che per la costanza e la tenacia con cui si è opposto alla vulgata imperante del catastrofismo climatico e al verbo incarnato in Al Gore del riscaldamento globale di origine antropica (cioè: se fa caldo è colpa nostra e solo nostra, se piove è colpa nostra e solo nostra, se non nevica idem, e pure se nevica) e all’ideologia secondo la quale la scienza ha già capito tutto del clima, non c’è più tempo, bisogna agire ora, il premio sarebbe di per sé già meritato. Ovviamente c’è di più.
Franco Prodi è geofisico e climatologo stimato in tutto il mondo; per la precisione è un fisico dell’atmosfera, esperto di nubi e grandine. Nel decennio in cui i climatologi sui media hanno assunto toni da Apocalisse e atteggiamenti da supereroi (aiutati se non aizzati dai media stessi), Prodi ha scelto il suo mantra, e lo ha ripetuto, pacatamente, con una sicurezza e una costanza impressionanti, fregandosene di come l’opportunismo sposato da certi colleghi avrebbe potuto renderlo più popolare: “Sui cambiamenti climatici sappiamo ancora troppo poco. L’immensità del campo di energia coinvolto dall’irradiazione solare sul pianeta, più la complessità del filtro atmosferico, e mille altre varianti, non consentono certezze a buon mercato, classificazioni facili”; questo il succo dei suoi interventi.

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Posted by ikzus su 13 ottobre 2010


Dimissioni dalla scienza o scienza dimessa?- Aggiornamento

Scritto da Guido Guidi il 9 – ottobre – 2010

Si dice che non si dovrebbero mai presentare le dimissioni, perché si corre il rischio che vengano accettate. Nel caso di cui ci occuperemo oggi questo non è vero. Harold Lewis, professore emerito di fisica all’università di Santa Barbara, con un passato incredibile nel campo della ricerca scientifica, ha scritto una lettera all’attuale presidente della American Physical Society per rassegnare le sue dimissioni dalla società.

Ci credereste? Il problema, parole sue, è la più grande frode pseudoscientifica che abbia mai visto, il global warming, e l’atteggiamento fortemente inquinato dall’enorme quantità di denaro che questa smuove, che l’APS ha tenuto e continua a tenere rispetto a questo tema.

Alcuni giorni fa vi avevo dato conto della parziale inversione di rotta che la Royal Society (la prestigiosa Accademia delle Scienze britannica) avrebbe intrapreso con la pubblicazione di un nuovo documento che “fissa” lo stato dell’arte della scienza del clima.

Chissà. Di sicuro dalle parole accorate di Harold Lewis, sembra proprio che oltreoceano le cose vadano diversamente. A questo link, trovate l’originale della lettera e il curriculum dell’autore. Sarà difficile dire che “anche questo è andato”, oppure, date le sue argomentazioni, insinuare che possa aver ceduto alle lusinghe delle multinazionali del petrolio, ma ne sono sicuro, la comunità dei benpensanti lo ripudierà senza mezzi termini.

Buona lettura.

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Posted by ikzus su 9 ottobre 2010


Il global warming stermina le api! Anzi, no …

di Piero Vietti

Ci avevano detto che la scomparsa delle api dal nostro pianeta era colpa del riscaldamento globale (e quindi dell’uomo cattivo che scalda la Terra). Ora leggiamo che, ovviamente, la causa è un’altra.

7 ottobre 2010 © – FOGLIO QUOTIDIANO

Cosa sta uccidendo le api

L’epidemia continua da danni e secondo i ricercatori è tutta colpa di un virus e un fungo che agiscono insieme
Lo studio è stato realizzato da alcuni ricercatori dell’esercito statunitense in collaborazione con diversi docenti universitari
di Emanuele Menietti

Dal 2006 un’epidemia sta sterminando milioni di api in tutto il mondo. In circa quattro anni si stima che solo negli Stati Uniti tra il 20 e il 40% delle colonie di questi insetti siano stati interessati dalla sindrome dello spopolamento degli alveari (Colony Collapse Disorder, CCD). La decimazione delle colonie di api è diventato un rompicapo per esperti e ricercatori, che da anni cercano di capire quali possano essere le cause alla base del problema. Ora un gruppo di ricerca sembra essere a un passo dalla soluzione dell’enigma, anche se per arrestare lo spopolamento potrebbero volerci ancora anni.

Alcuni scienziati dell’esercito statunitense in collaborazione con diversi apicoltori e docenti universitari hanno pubblicato sulla rivista scientifica PLoS One i risultati di una nuova ricerca, che identifica due principali indiziati alla base della drastica riduzione delle colonie di api. I ricercatori ipotizzano che un particolare fungo si sia combinato con un virus causando l’epidemia. Non è ancora del tutto chiaro come queste due cause interagiscano tra loro, ma gli indizi sembrano essere solidi: sia il virus che il fungo sono molto diffusi nelle aree con un clima fresco e umido, ed entrambi attaccano il sistema digerente delle api, compromettendo la loro possibilità di nutrirsi.

continua …

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Posted by ikzus su 6 ottobre 2010


Negli Usa fanno scuola le contromisure dei controlli incrociati

Quante bugie in laboratorio

Anche la scienza può macchiarsi di errori deliberati, mai suoi anticorpi si rivelano molto efficaci

Il mondo universitario americano è scosso dalla scoperta di uno scandalo scientifico: Marc Hauser dell’Università di Harvard, biologo evoluzionista, primatologo e «star» della psicologia cognitiva e sperimentale, noto anche in Italia attraverso i suoi libri, è stato dichiarato colpevole di frode scientifica da Michael D. Smith, preside della facoltà di scienze di Harvard. Hauser ha ammesso una serie di «errori» e si è preso un anno sabbatico. Gli articoli che hanno riportato i suoi dati «costruiti» sono tre, mentre altri cinque erano in attesa di stampa. Riguardano tutti la risposta a determinati stimoli musicali o visivi da parte di una scimmia americana, il Tamarino edipo, o Tamarino chioma di cotone, evoluzionisticamente lontano dall’uomo. Sui fatti è stata aperta un’inchiesta da parte della magistratura americana che in questi casi non è per nulla tenera. I lavori di Hauser sulle risposte ai dilemmi morali da parte dell’uomo, noti per esempio attraverso il celebre saggio «Menti morali», al momento sono invece indenni da polemiche, anche perché si basano su ricerche di numerosi autori. L’università, intanto, ha inviato alcune note di correzione, riguardo ai lavori incriminati, che verranno pubblicate sulle riviste dove sono usciti gli articoli.

Harvard, che non ha esitato a raccogliere la denuncia di un assistente contro uno dei suoi più importanti professori, investigando sul caso e senza badare alla differenza di posizione, autorità e prestigio tra i due, si è dimostrata anche in questo caso all’ altezza della sua reputazione di più importante ateneo del mondo. La vicenda, così, è finita non solo sulle più importanti riviste a cui Hauser collaborava, ma sui maggiori quotidiani americani, sollevando il problema del controllo dei dati pubblicati dagli scienziati.

Sembra una questione lontana e astratta, invece si tratta di un problema che riguarda tutti da vicino, perché è basandosi sull’onestà degli scienziati che si investono miliardi per le ricerche delle università nel mondo e che si impostano le scelte strategiche dei sistemi sanitari, delle politiche economiche e di sviluppo: sono recenti, per esempio, le dimissioni di Rajendra Pachauri da presidente dell’Ipcc (il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici dell’Onu ), vincitore del Nobel per la pace nel ‘97 con Al Gore per la diffusione di alcune infauste previsioni sui cambiamenti climatici, successivamente ritrattate, tra cui lo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya, previsto per il 2035. La discussione se questi rapporti fossero solo errati o una costruzione artificiosa per influenzare il mondo scientifico e le scelte di politica internazionale hanno dato origine a quello che è stato chiamato «Climategate», mentre l’utilizzo dei dati forniti dall’Ipcc è alla base del libro e del film di Al Gore «Una scomoda verità», per il quale l’ex candidato alla presidenza degli Usa ha vinto il premio Oscar.

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Posted by ikzus su 15 aprile 2010


«la chimica? è nel piatto da decenNi»

Vi spiego quant’è buona la banana OGM

Uno scienziato scrive un libro, che anticipiamo,
in cui attacca le posizioni «verdi»

Ha un blog, “ Scienza in cucina”, una rubrica su Le Scienze, “Pentole e provette”, e oggi esce con un libro, Pane e bugie (Chiarelettere). Dario Bressanini, docente di Scienze ambientali all’università dell’Insubria a Como, ha una posizione decisamente pro-Ogm. E non solo. Rifacendosi a Cartesio («Il dubbio è l’origine della saggezza») mette in discussione idee verdi e atteggiamenti ambientalisti. Fa i conti ai “km 0”, al naturale uguale a sano e al biologico che nutre di più. Pregiudizi, sostiene, e mode in cui sguazza l’industria alimentare. In 300 pagine parla di pesticidi e biodiversità. Affronta agricoltura bio e convenzionale da un punto di vista scientifico ed economico. Racconta i primi esperimenti sulle mutazioni e come i risultati sono finiti sulle nostre tavole (senza chiamarsi Ogm) sotto forma di orzi per birra o whisky e grano duro per penne e rigatoni. Si può non essere d’accordo con l’autore, il suo scopo è offrire spunti perché i lettori si formino idee proprie. Anticipiamo qui un capitolo, un assaggio del “metodo” Bressanini:

Ma ’ndo hawaii, se la banana non ce l’hai?», cantavano Alberto Sordi e Monica Vitti nel film Polvere di stelle… Ma la banana a cui si riferiva Sordi, doppi sensi a parte, non è la stessa che mangiamo oggi. Quello dei “buoni sapori di una volta” è un tormentone diffuso… Esistono però casi documentati in cui ciò che si mangia oggi ha un sapore diverso da ciò che si mangiava una volta. La banana è uno di quei casi. Se come me siete nati dopo gli anni Cinquanta, è molto probabile che nella vostra vita abbiate assaggiato sola una varietà: la Cavendish. Ed è molto probabile che fra alcuni anni, forse solo una ventina, questa varietà prelibata non la potremo più assaggiare. Cominciamo dall’inizio.

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L’ultima barzelletta degli ecocatastrofisti

Posted by ikzus su 26 marzo 2010


Amici, qui non si sa più se ridere o piangere. Mi sa che il prossimo lungometraggio di Al Gore sarà un film comico – forse non rivincerà il Nobel, ma potrà sempre puntare sull’Oscar alla fantasia!

TRA INDIA E BANGLADESH SCOMPARE L’ISOLA CHE NON C’E’

di Maurizio Morabito

Come se nulla fosse, i “bei tempi” in cui i giornali erano tappezzati dalle dichiarazioni più fantasiose sul riscaldamento globale sembrano voler tornare. Come se nessuno avesse mai saputo delle marachelle ai centri di ricerca di qua e di là dell’Atlantico, con fior di scienziati impegnati a nascondere i propri dati e impedire ai colleghi che avessero opinioni non-catastrofiste dal pubblicare; come se non ci fosse mai stata la incredibile serie di omissioni, malinterpretazioni, errori madornali che ha portato l’ONU a stabilire una commissione d’inchiesta riguardo l’IPCC; come se il discorso fosse davvero quello ingenuamente presentato da un certo gruppo di scienziati anche in Italia, impegnati a dir loro a “difendere la Scienza” contro lo scetticismo senza il quale però di Scienza non si puo’ davvero parlare.

Dove sono questi stimati professori e opinionisti oggi che la Scienza davvero subisce un attacco, nella forma di improvvide e insensate dichiarazioni riguardo la “scomparsa” di un’isola contesa fra Bangladesh e India, dichiarazioni che non potranno che diminuire la reputazione della comunità scientifica? Con quasi assoluta certezza possiamo dire che stanno guardando dall’altra parte.

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Miserie della scienza

Posted by ikzus su 28 febbraio 2010


La prima vittima del profetismo climatico è il principio di verità.

Commentando l’ultimo sondaggio che in America dà sempre meno persone preoccupate per il riscaldamento globale causato dall’uomo, Ralph Cicerone, presidente dell’Accademia nazionale delle scienze negli Stati Uniti, ha lamentato come la sempre più scarsa fiducia della gente nella climatologia si stia trasformando in sfiducia nella scienza in generale. Quando a novembre scoppiò il Climategate (la pubblicazione su Internet di e-mail in cui alcuni studiosi del clima si accordavano per truccare i dati delle temperature), ci fu chi scrisse che da quella storia non sarebbero usciti sconfitti né gli scettici né i catastrofisti, ma appunto la scienza tout court. Così è stato, complici anche alcune recenti gaffe quale l’errata previsione dello scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya fatta dagli scienziati dell’Onu (l’Ipcc).

Lunedì scorso il Financial Times riportava le dichiarazioni di Cicerone a pagina due, e domenica il Corriere della Sera metteva in prima un editoriale di Giulio Giorello che spiegava come gli allarmi “mandano in crisi la fiducia della gente” e che il clima è un sistema troppo complesso per vendere come certezze le previsioni fatte al computer: meno di un anno fa invece si leggeva che il discorso sul clima era chiuso e che gli scienziati erano concordi sul fatto che l’uomo provocasse il riscaldamento globale. “Che non ci fossero certezze lo sapevamo da tempo – dice al Foglio Luigi Mariani, professore di Agrometeorologia all’Università di Milano – Quelle scientifiche sono verità provvisorie, troppo spesso ce lo dimentichiamo: la scienza dovrebbe essere confronto continuo con la realtà. Per questo diffido sia di chi mi dice che tra cento anni farà caldissimo sia di chi mi assicura che tra trenta comincerà l’era glaciale”.

Punita per la sua hybris, la climatologia moderna come una Cassandra all’incontrario fa i conti con previsioni che non si avverano e temperature che non aumentano da un decennio. I dogmi scientifici resi celluloide da Al Gore non hanno retto: il Polo Nord è ancora lì, l’Antartide cresce, in buona parte del mondo fa molto freddo. Assuefatta agli allarmi, l’opinione pubblica si è destata dal torpore mediatico tutto d’un colpo e la politica ha abbandonato il carro del global warming. Giovedì scorso si è dimesso Yvo De Boer, eminenza grigia dell’Onu per le questioni climatiche e padrone di casa durante il fallimento della conferenza di Copenaghen; il direttore dell’Ipcc è a rischio dimissioni e molti chiedono di ristrutturare questo organismo: “Forse bisognerebbe abolirlo – dice Guido Guidi, meteorologo e autore del blog Climate Monitor – non servono organismi burocratici e politici che raccolgano e guidino gli scienziati”. Basterebbe che la scienza ricominciasse a fare la scienza per tornare a essere credibile.

© 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

di Piero Vietti

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