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La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘eutanasia’

Obiettivo eutanasia

Posted by ikzus su 9 maggio 2011


Cinque anni fa scrissi un post molto pesante, intitolato La lunga marcia della morte; in quel testo prevedevo che si sarebbe arrivati all’eutanasia del non consenziente – all’eliminazione dell’indesiderato, per dirla chiara. Ed eccoci qua, come si può leggere sotto.

Riprendo brevemente solo due considerazioni.

Innanzitutto, è sempre più evidente che l’eutanasia è semplicemente l’estensione logica dell’aborto: se una madre ha “il diritto” di sopprimere il proprio figlio non nato, in nome della salvaguardia del proprio benessere, perché tale principio non dovrebbe valere nei confronti di altri soggetti? Perché non potrei eliminare altri figli, genitori, fratelli, coniuge (ecc. ecc.) dal momento che il criterio dominante è la mia personale felicità?

Ma per arrivare lì, occorre accettare un secondo presupposto, questo sempre implicito, taciuto (perché vergognoso), ma fondamentale: alcune vite valgono meno di altre. La vita umana può essere pesata, misurata, calcolata e soprattutto confrontata: si tratta di decidere chi tra noi due vale di più, e non è un gioco, in palio c’è la vita o la morte. Ovviamente, come sempre, vince il più forte. Ecco perché l’aborto e l’eutanasia sono la forma peggiore di razzismo.

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IL NEONATO DISABILE? E’ SOLO UN PESO: ELIMINIAMOLO!

Negli Stati Uniti si teorizza di lasciare ai genitori la decisione di far morire il figlio se la sua vita sarà minata da malattia o handicap

di Carlo Bellieni

Davvero le richieste di leggi per accelerare il fine vita dei pazienti gravi vanno nell’interesse del paziente? O c’è un difetto che le mina alla base? C’è chi mostra il lato nascosto della medaglia. Si tratta di un articolo sull’ultimo numero del prestigioso American Journal of Bioethics, intitolato «Una vita in grado di dare? La soglia per la sospensione delle cure ai neonati disabili», di Dominic Wilkinson, docente all’Università di Oxford. L’autore spiega così il suo pensiero: «In alcuni casi per i genitori e i medici è giustificabile decidere di lasciar morire un bambino, anche se la sua vita meriterebbe di essere vissuta». Avete capito bene: non si tratta di lasciar morire chi avrebbe poi una vita tutta fatta di sofferenza (anche se non si capisce chi decida chi misuri la sofferenza altrui e anche se sappiamo bene che le cure inutili possono essere rifiutate); ma addirittura chi avrà una vita che anche questo tipo di filosofi reputa «accettabile», seppur minata da una malattia. In quali casi?

Sostanzialmente quando i genitori sentono eccessivo il peso dell’assistenza al bambino malato. Insomma: uno sbilanciamento della bilancia della giustizia a favore dell’adulto e a spese del bambino; prevale il criterio «del peso sui familiari e sull’economia generale». E, come Wilkinson spiega, questo criterio è già preso in considerazione nei protocolli – e ne esistono – che lasciano al genitore molta discrezionalità sulla vita del neonato prematuro o sofferente.

Ovvio che i genitori debbano essere sempre e bene informati, e che possano scegliere il meglio per il loro figlio; ma questo non significa che possano decidere di lasciarlo morire se ci sono ancora serie speranze, perché loro non ce la fanno più in previsione di un handicap del piccolo; oltretutto alla nascita mancano il tempo e la serenità per un’informazione corretta. E come ameremmo che chi stende protocolli partisse inesorabilmente dalla richiesta di aiuti per le famiglie dei malati. Ma anche quando i protocolli sono meno «evoluti», le cose non ci rassicurano. «La visione ufficiale prevalente – dice Wilkinson, spiegando di volerla superare con quanto finora detto – è che il trattamento può essere sospeso solo se il peso della vita futura supera i benefici». E cita vari protocolli che invitano a fare un conto tra vantaggi e svantaggi e se i secondi sono maggiori dei primi la cura può essere arrestata.

Anche qui è chiaro come l’interesse del paziente sia trascurato: una vita triste con più sconfitte che vittorie è frequente, e non per questo non merita di essere vissuta. Perché per i neonati tante finte cautele in molti protocolli?

Non si farebbe mai per un adulto il conto a tavolino dei pro e dei contro: invece in diversi Paesi il padre può decidere di non iniziare le cure salvavita per i neonati (e non ci dicano che «il padre è sempre il miglior tutore degli interessi del piccolo»: tanti episodi di cronaca lo smentiscono). Cos’hanno i neonati meno degli adulti? E cosa hanno gli adulti disabili mentali meno degli altri, dato che anche a loro vengono riservate meno cure che agli altri, come ben mostrava la rivista Lancet nel luglio 2008?

Esistono davvero delle vite non «in grado di dare»? Noi «sani» pensiamo di aver in mano il giudizio su quale vita lo sia; finché qualcuno non giudicherà che la nostra non lo è più.

Fonte: Avvenire, 14/04/2011

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L’eutanasia sarà il nuovo strumento di controllo demografico

La Repubblica commenta oggi alcuni dati Onu che prevedono un importante aumento demografico tra oggi, il 2050 e la fine del secolo. E commenta così: «Qualcosa sta girando storto, soprattutto in Africa: le politiche di controllo delle nascite sono nello stallo per motivi ideologici». In un passaggio viene giustifica la politica del figlio unico cinese. Repubblica si dispiace poi del ridimensionamento dei fondi disponibili all’Onu per il controllo delle nascite. Non solo, auspica anche calamità naturali che impediscano alla previsione di avverarsi. Ma la conclusione si spinge anche oltre, svelando la preoccupazione ultima di chi scrive: «Se anche il pianeta riuscirà a sfamare tutti – si legge – se saremo di meno staremo certamente meglio».

Riccardo Cascioli, giornalista, presidente del Cespas (Centro europeo di studi su popolazione, ambiente e sviluppo) e direttore del Dipartimento popolazione, commenta la notizia così: «Siamo ormai al “Forza tsunami”. Le cose che solo 15 anni fa avrebbero fatto scandalo ora vengono pubblicate con una leggerezza che fa impallidire: è perfettamente normale dire apertamente che l’altro è un nemico da eliminare. Questa mentalità inaccettabile discende dal pensiero del movimento eugenetico di fine ‘800 che diede le basi al nazismo. Da qui nasce anche l’ecologismo e il controllo nascite: se tutto deve essere perfetto l’umanità che non risponde a certi canoni è considerata male e d’intralcio all’ecosistema. In una visione simile i migliori (sempre decisi dal potere di turno) devono vivere, gli altri vano eliminati. Questo è il ragionamento eugenetico di base all’articolo di Repubblica».

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Posted by ikzus su 19 novembre 2010


Lettera aperta a Fazio e Saviano

Pubblicato da Massimo Pandolfi Mar, 16/11/2010 – 12:53

Caro Fabio Fazio,

caro Roberto Saviano,

la trasmissione che avete mandato in onda lunedì sera non ha rappresentato una ‘pagina di libertà’, come i vostri fans e forse voi stessi orgogliosamente sostenete.Magari non ve ne siete neppure resi conto, o magari sì, ma parlando di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby avete offeso e umiliato centinaia di migliaia di italiani.Caro Saviano, su Welby (il malato di distrofia muscolare che anni fa chiese e ottenne che gli venisse staccato il respiratore artificiale) lei ha detto che ‘quella non era più vita’.E allora le faccio un invito: ripeta queste cose lunedì prossimo a tutti quegli italiani che resistono e soprattutto esistono, attaccati a un respiratore. Se vuole, gliene porterò una bella rappresentanza in studio a ‘Vieni via con me’. Dica loro: ‘La vostra non è vita’. Ma non si limiti a guardare la telecamera mentre scandirà quelle parole. Guardi in faccia loro _ i malati o i disabili _ se ne ha la forza. E le loro mogli, i mariti, i figli, i parenti, gli amici. Vedrà, caro Saviano, scoprirà un altro mondo.Perchè questa è gente che vive, si arrabbia, di dispera, esulta, gioisce, si ridispera di nuovo: come me, come lei. E chi sta loro a fianco li cura, nella totale gratuità. Curare non significa accanirsi; vuol dire prendersi cura di…Vi riporto, cari Fazio e Saviano, un pensiero via facebook che mi è arrivato da Angelo Carboni, un malato di Sla della Sardegna che è messo più o meno nelle condizioni in cui era Welby: ‘Ho ascoltato il breve monologo del signor Englaro, a quello della signora Mina Welby stavo prendendo sonno. Non mi aspettavo altro da chi ha della vita e dell’amore una concezione così limitata e improntata sul più ottuso relativismo che pretendono di spacciare per laicità. Io, da diversi anni collegato a un respiratore, mi sento poco toccato da questi moderni guitti della “buona morte”, ma li inviterei a dare voce anche al nostro amore per la vita e desiderio di viverla, con intensità, fino in fondo. Giovedì a Pattada presento un mio libro: invito Fazio e Saviano in Sardegna, da me, ad ascoltare chi la pensa diversamente’ Sarebbe bellissimo se Fazio e Saviano andassero. Se facessero esperienza, senza ideologie. E la questione, a proposito di ideologie, non sta tanto nel dire: se uno vuole vivere ok, aiutamelo, ma se non ce la fa più lasciamolo andare. No, è tremenda questa mentalità! La vita non è la stessa cosa della morte! Proprio perchè ci sono tante persone che ce la fanno (e non sono eroi, ma uomini semplici, come ognuno di noi: forse voi, Fazio e Saviano, non siete più uomini o semplici) il compito di una società civile è quello di cercare tutte le strade per dare un senso a un’esistenza. E un senso esiste, sempre, anche se sei immobile, muto, attaccato a un respiratore. Va solo cercato. Non lo dico io, lo urlano silenziosamente chi lo fa. Penso a Gian Piero, Sebastiano, Luca, Angelo, Patrizia, Cesare e tanti tanti altri amici che ho incontrato in questi anni. Caro Fazio, caro Saviano, chiamateli. Conosceteli.

P.S. E lei, caro Fabio Fazio, faccia pure l’ultrà radicale con la faccia del bravo ragazzo. Ma almeno racconti la verità, per piacere. La verità non è un’opinione. E su Eluana Englaro lei  ha detto davanti a milioni di italiani una bugia grande come una casa: ha detto che era in coma da 17 anni. No, signor Fazio. Prenda un vocabolario e impari cosa vuol dire la parola coma. Non è un dettaglio, è la deriva. E lei è il capitano buonista di una barca che va alla deriva.

www.massimopandolfi.it

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Posted by ikzus su 29 marzo 2010


Evangelium Vitae: i quindici anni dell’enciclica laica

di Giacomo Samek Lodovici

Avvenire, 25 marzo 2010


Esattamente 15 anni fa, il 25 marzo del 1995, Giovanni Paolo II firmava l’enciclica Evangelium vitae (di seguito EV) sul valore e l’inviolabilità della vita umana. La data non fu casuale, dato che il 25 marzo la Chiesa festeggia l’Annunciazione a Maria, cioè il concepimento di Gesù, l’inizio della sua vita terrena. Ma questo riferimento teologico non deve affatto far pensare che l’enciclica sia un testo confessionale, rivolto solo ai credenti. Infatti, uno dei grandi meriti di EV risiede nell’attuazione di un metodo che gli stessi credenti dovrebbero utilizzare, cioè il metodo che adotta l’argomentazione razionale  («laica» come si usa dire oggi) accanto alla riflessione teologica. Il Papa usa infatti un doppio registro di considerazioni, alternando riflessioni teologiche ad argomenti razionali, i quali possono essere condivisi da chiunque. Per contro, malauguratamente, molti credenti pensano erroneamente che l’impegno della Chiesa per la tutela e la promozione della vita umana dal concepimento alla morte naturale, e quindi l’opposizione a pratiche come l’aborto, la fecondazione artificiale, la manipolazione degli embrioni, l’eutanasia, ecc., sia svolto solo alla luce della fede e quindi fuori luogo nel dibattito pubblico.

Non è ovviamente qui possibile realizzare una sintesi soddisfacente di EV, perciò ci limitiamo solo a qualche cenno, rimandando alla lettura integrale del testo (reperibile sul sito della Santa Sede), che certifica con evidenza come sia erroneo asserire – come fa qualcuno – una discontinuità tra l’insegnamento di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI: EV è un punto di riferimento fondamentale per il Magistero della Chiesa e l’insistenza dell’attuale Pontefice sul primato dei «valori non negoziabili» (vita, famiglia fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna, libertà religiosa e libertà di educazione), richiamati anche dal card. Bagnasco lunedì, rilancia il discorso del precedente Papa, che ha innumerevoli volte difeso strenuamente la persona umana, e quindi la sua vita, con iniziative, discorsi e documenti.

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Posted by ikzus su 25 marzo 2010


“La Bresso ha sempre maltrattato la chiesa. Ha definito il cardinale Poletto un ayatollah, ha detto in modo sprezzante che i cattolici sono incapaci di avere una cultura politica. Inoltre le sue intransigenti posizioni sulla bioetica sono note a tutti: in teoria i credenti non dovrebbero votarla”

Come va la campagna elettorale in Piemonte

Lega Santa e diavolo Bresso

Pd in vantaggio ma disilluso, Cota piace agli operai. Cattolici divisi dall’aborto

A Torino l’atmosfera è concitata. La posta in gioco è la conquista del trono di Mercedes Bresso, la zarina, e tutti sanno che la presidentessa del Piemonte è avversata anche da molti suoi stessi correligionari: la considerano una governatrice molto temuta, ma poco amata. Molto simile, per usare un’allegoria fiabesca, alla regina di cuori di “Alice nel paese delle meraviglie”. Sempre pronta a tagliare la testa a chiunque la contrasti, senza esitazione, e per di più chiusa in una roccaforte che non le permette di sintonizzarsi sulle frequenze radio dei suoi cittadini.  Una sfida politica, e non solo amministrativa, quella al trono del Piemonte, diventata ancora più importante dopo l’appello del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, per un voto contro l’aborto e in difesa della vita, in cui è palese il riferimento alle posizioni di Emma Bonino nel Lazio e, appunto, di Mercedes Bresso.

E infatti ieri Silvio Berlusconi è tornato
nel capoluogo piemontese, mentre Umberto Bossi e Pier Luigi Bersani concluderanno a Torino la campagna elettorale venerdì prossimo. Bersani lo farà all’alba, di fronte ai cancelli della Fiat di Mirafiori, dove da mesi però i leghisti lo hanno preceduto con una presenza vigile e costante. L’aria che si respira a Torino, negli ultimi giorni di campagna elettorale, è anche molto incerta e nessuno qui osa fare previsioni. Tutti sono consapevoli che, in caso di vittoria della Lega in Piemonte, cambieranno gli equilibri politici nazionali all’interno del centrodestra, e il movimento di Bossi si trasformerà nel primo, insindacabile, protagonista del nord d’Italia. E nel Pd ci sarà un ulteriore resa dei conti. Se è vero – come dicono alcuni esponenti del Pd che ci hanno elencato tutte le fragilità del mandato Bresso – che la gara nel quartiere popolare della Barriera di Milano è già stata vinta dalla Lega.

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Dossier elezioni regionali

Posted by ikzus su 25 marzo 2010


Raccolta dei post pubblicati su ALEZEIA relativi alle elezioni regionali, in ordine cronologico (più recenti in fondo)

Vedi anche: DOSSIER BRESSO (elezioni regionali piemontesi)

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Piemonte: i cattolici non salgono in Mercedes. La Bresso: una vita per la Rivoluzione

L’asse anticristiano e i nuovi politici cattolici

Bonino e i cattolici (adulti?) – Papa e antipapa. Lo strano caso delle elezioni amministrative a Roma e regione

La vera storia di Emma Bonino, l’abortista fai da te che vuole prendersi il Lazio

Il paradosso degli schizocattolici

Il Piemonte degli sprechi, fioccano consulenze d’oro, Spesi 200 milioni di euro

Le vane acrobazie di Casini per convincerci che Bresso è come Angela Merkel

La pillola abortiva in day hospital. Piemonte: la Bresso sdogana l’aborto fai da te

Incompatibilità cattolica

Piemonte: Piano Bresso per l’immigrazione, un disastro annunciato

Emma Bonino: fuoriclasse… di che?

Attenti a votare UDC, con la Bresso c’è pure il fan di Fidel Castro

Le elezioni regionali secondo i vescovi emiliani

Le elezioni regionali secondo il vicariato di Roma

PATTO PER LA VITA: perchè bisogna votare Cota

CI FIDIAMO DI COTA, NON CI FIDIAMO DELL’UDC

Gli invotabili

Come va la campagna elettorale in Piemonte

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Dossier BRESSO

Posted by ikzus su 25 marzo 2010


Raccolta dei post pubblicati su ALEZEIA relativi alle elezioni regionali in Piemonte, in ordine cronologico (più recenti in fondo)

Vedi anche: DOSSIER ELEZIONI REGIONALI

Il Dossier Bresso si può anche scaricare (in formato DOC e PDF) da qui.

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Piemonte: i cattolici non salgono in Mercedes. La Bresso: una vita per la Rivoluzione

L’asse anticristiano e i nuovi politici cattolici

Il paradosso degli schizocattolici

Il Piemonte degli sprechi, fioccano consulenze d’oro. Spesi 200 milioni di euro

Le vane acrobazie di Casini per convincerci che Bresso è come Angela Merkel

La pillola abortiva in day hospital. Piemonte: la Bresso sdogana l’aborto fai da te

Piemonte: Piano Bresso per l’immigrazione, un disastro annunciato

Attenti a votare UDC, con la Bresso c’è pure il fan di Fidel Castro

PATTO PER LA VITA: perchè bisogna votare Cota

CI FIDIAMO DI COTA, NON CI FIDIAMO DELL’UDC

Gli invotabili

Come va la campagna elettorale in Piemonte

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Posted by ikzus su 22 marzo 2010


Rafforzati da un contatto quotidiano con i candidati e con i piemontesi che hanno seguito con passione la campagna “Alleanza per Cota” di Alleanza Cattolica, ribadiamo con ancora maggiore convinzione l’invito ai cattolici a votare Roberto Cota

– perché sui valori non negoziabili della vita, della famiglia, della scuola il suo programma è in sintonia con quanto ci sta a cuore come cattolici, mentre la Bresso è per la banalizzazione dell’aborto, per il matrimonio omosessuale, per tagliare i sostegni alle scuole non statali;

–  perché il programma di Cota sull’immigrazione è moderato e ragionevole, mentre il Piano Bresso sugli immigrati non protegge dai clandestini, non tutela i piemontesi e prende dalle tasche dei contribuenti quattro milioni di euro all’anno per ambigui carrozzoni regionali;

– perché Cota ha costantemente dimostrato il suo sostegno ai valori non negoziabili in Regione, in Parlamento e in campagna elettorale, mentre la Bresso ancora nelle ultime settimane ha firmato per la vendita in farmacia della pillola del giorno dopo senza ricetta e si è dichiarata “assolutamente d’accordo” con il matrimonio fra due lesbiche “celebrato” a Torino dal sindaco Chiamparino.

Alcuni ci chiedono che cosa pensiamo della posizione dell’UDC. Per quanto nell’UDC ci siano certamente brave persone, pensiamo come cattolici di non potere in alcun modo sostenere l’UDC:

– perché chi fa la croce sull’UDC vota automaticamente il listino della Bresso, che comprende personaggi come Vincenzo Chieppa, segretario dei Comunisti Italiani che inneggia a Cuba e alla Corea del Nord, offre assistenza a chi stacca i crocefissi dalle aule scolastiche e sul suo sito offende il Papa e la Chiesa;

– perché chi fa la croce sull’UDC vota automaticamente la Bresso, le cui posizioni in materia di aborto, eutanasia, unioni omosessuali sono inaccettabili e sono al centro del suo programma;

– perché chi fa la croce sull’UDC sostiene una dirigenza dell’UDC che in Piemonte diffama il cattolico Cota accusandolo in modo assurdo di essere un adepto di “riti celtici del dio Po” e presentando in modo distorto le posizioni di Cota sull’immigrazione, che sono invece rispettose sia dei veri diritti degli immigrati regolari sia dell’identità cristiana delle nostre terre. Questa dirigenza afferma che la Bresso ha sottoscritto con l’UDC un impegno a difendere “la vita e la salute”, ma non spiega che per la Bresso quella dell’embrione o dei disabili come Eluana Englaro non è vita, e che la salute per lei comprende l’aborto. Racconta pure che grazie all’UDC la Bresso ha escluso dalla sua coalizione Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, che invece gli elettori troveranno regolarmente sulla scheda tra le liste coalizzate con la Bresso con tanto di falce e martello, in strana compagnia con lo scudo crociato dell’UDC, e del resto insieme anche alla lista Bonino-Pannella.

L’invito dunque non cambia: resistendo alle sirene dell’astensione, del voto alle “brave persone” che ignora i principi e i programmi, e ai falsi “patti” con la Bresso che hanno il solo scopo di creare confusione, per la vita, per la famiglia, per la libertà di educazione, per una politica realistica dell’immigrazione votiamo Roberto Cota.

Torino, 18 marzo 2010                          Alleanza Cattolica

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Nuove Onde, rapporto su i valori non negoziabili

Posted by ikzus su 21 marzo 2010


Dall’ottimo sito NUOVE ONDE, un’analisi accurata ed impietosa del comportamenteo delle varie forze politiche nei confronti dei valori non negoziabili; non c’è bisogno di commenti, direi.

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Sabato 13 marzo è stata pubblicato – sul quotidiano Libero – un commento al nostro lavoro di osservazione della politica a firma del giornalista Andrea Morigi. Qui di seguito ve ne proponiamo il testo, ricordandovi che il nostro documento di analisi è disponibile cliccando qui.

Bocciato senza appello il centrosinistra – con la sola eccezione di Giuseppe Bortolussi in Veneto -, insieme a Udc e radicali. Promosso con un recupero in extremis per Renata Polverini il centrodestra, con la Lega Nord. È la sentenza del monitoraggio su famiglia, vita umana, bioetica ed educazione dell’Osservatorio politico di Nuove Onde.

Tornano a galla i princìpi non negoziabili, sui quali la Chiesa chiede di valutare la condotta della classe politica. Con molte Regioni in bilico, il voto cattolico rischia così di rivelarsi determinante nei testa a testa fra aspiranti governatori.

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PATTO PER LA VITA: perché bisogna votare Cota

Posted by ikzus su 20 marzo 2010


È la prima volta che chi si candida a governatore di una Regione italiana sottoscrive impegni così precisi e dettagliati in materia di principi non negoziabili e lo fa non con una dichiarazione di buona volontà ma con un patto bilaterale controfirmato da quattro garanti, che a loro volta s’impegnano a vigilare sul rispetto degli impegni assunti

“Patto per la vita e per la famiglia”


Testo del patto sottoscritto da Roberto Cota, candidato alla presidenza della Regione Piemonte, il 24 febbraio 2010 a Torino, con quattro garanti – Massimo Introvigne (vice-responsabile nazionale di Alleanza Cattolica), Marisa Orecchia (presidente di Federvita Piemonte), Mauro Ronco (docente di diritto penale, già componente del CSM) e Maria Paola Tripoli (fondatrice del Servizio Emergenza Anziani) – i quali daranno vita a un tavolo di lavoro sulle politiche della nuova amministrazione regionale in tema di vita e famiglia

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Emma Bonino: fuoriclasse… di che?

Posted by ikzus su 26 febbraio 2010


Dal sito L’Ottimista ripoto integralmente questo pezzo di Antonio Gaspari

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L’insostenibilità della cultura radicale rispetto ai valori cattolici e laici

La candidatura alla presidenza della regione Lazio di Emma Bonino, da parte dell’alleanza di centro sinistra, rappresenta un punto di svolta decisivo non solo per le sorti del Partito democratico (Pd) ma per l’intero arco politico nazionale e per le rispettive componenti di voto. Come ha scritto Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, rispondendo a Pier Luigi Bersani “il nome e la storia di Emma Bonino sono un programma”. Un  programma, “superabortista e iperliberista” che  è “incompatibile con (…) la visione cristiana della vita e dei rapporti sociali”.

Per i cattolici il programma e la storia di Emma Bonino sono sufficientemente chiari, si tratta della candidata più radicale di quella che Giovanni Paolo II ha indicato come “cultura della morte”. Morte per i bambini e le bambine concepite, perché la Bonino ha promosso e praticato l’aborto. Scelta di cui non si è mai pentita e di cui, anzi, si è vantata e si sente fiera. Il Lazio è una delle regioni italiane con il più alto numero di interruzioni volontarie di gravidanza. Un eventuale presidenza Bonino ridurrebbe ulteriormente la fertilità privando il Lazio della speranza che solo i bambini e le bambine sanno comunicare così gioiosamente. Morte per i matrimoni, perché la Bonino è stata anche promotrice e sostenitrice della cultura e delle leggi che hanno visto moltiplicarsi separazioni e divorzi fino ad un numero di oltre 130.000, con una media di circa 356 al giorno. Morte per i giovani perché la Bonino è da sempre sostenitrice della legalizzazione delle sostanze stupefacenti. Morte per chi è anziano, malato e disabile, visto che la Bonino sostiene la cultura e le proposte legislative per la legalizzazione dell’eutanasia.

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NoBresso2

Posted by ikzus su 18 febbraio 2010


La pillola abortiva in day hospital.
Piemonte: la Bresso sdogana l’aborto fai da te


Nota di Massimo Introvigne: Pubblico un importante contributo della dottoressa Chiara Mantovani, di Alleanza Cattolica, membro della Direzione Nazionale di Scienza & Vita, per capire perché è importante la questione se l’itinerario che inizia con la somministrazione della “pillola che uccide”, la sinistra pillola abortiva RU486, debba svolgersi interamente in ospedale – come secondo il governo nazionale vuole la legge – ovvero la pillola possa essere somministrata in “day hospital”, consentendo poi alla donna di abortire a casa sua. Dopo la “rossa” Emilia Romagna ora anche la presidente Bresso della Regione Piemonte ha scelto di offrire la possibilità del “day hospital”, sostenendo che così facendo applica la legge, mentre il governo nazionale italiano sostiene il contrario (“Repubblica”, 5.2.2009). Premesso che (a) siamo contrari all’aborto, che è sempre come afferma Benedetto XVI nella “Caritas in veritate” una “ingiustizia inaudita”; e (b) siamo ancora più contrari alla RU486, che banalizza ulteriormente l’aborto; è però anche vero che (c) stabilire che chi vuole usare la RU486 deve farlo in ospedale, fino al completamento della procedura abortiva, costituisce almeno una piccola remora e una piccola limitazione, e quindi i politici che sostengono la possibilità del “day hospital” vanno segnalati per lo speciale contributo che danno a quella che il Papa chiama la “cultura della morte”.
La Bresso in Piemonte è sostenuta dall’UDC e ha sottoscritto con l’UDC un accordo che cita i valori della “vita”. Ma siccome non li precisa è evidente che ognuno firma dando alla parola “vita” un significato diverso. Per la Bresso quella dei bambini non nati uccisi con l’aborto non è veramente “vita” come – lo ha detto lei – era solo “vita artificiale” (“L’Unità”, 23.1.2009) quella di Eluana Englaro. D’altro canto insieme all’accordo con l’UDC la Bresso ne ha sottoscritto un altro con la Lista Bonino-Pannella, definendo quella della Bonino nel Lazio “la migliore candidatura possibile” in un incontro in cui si è inneggiato alle “battaglie civili” dei radicali (video: http://www.radioradicale.it/scheda/295971). Quale sia l'”impegno per la vita” della Bresso è ora definitivamente chiarito dalla scelta di offrire la RU486 in “day hospital”.

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Pazienti in stato vegetativo rispondono agli stimoli

Posted by ikzus su 5 febbraio 2010


Hanno dato voce a una pianta. Lo chiamano così, stato vegetativo, per descrivere un essere umano fuori dal coma, ma chiuso nel silenzio dell’incoscienza totale e quindi dell’assoluta incomunicabilità. Gli hanno permesso di “parlare” scandagliando il cervello con la forma più avanzata di risonanza magnetica funzionale, hanno esplorato il mistero della mente fino a ottenere un “sì” e un “no”. A pronunciarlo è stato un uomo di 22 anni, da cinque anni imprigionato nella condizione di vegetale, inconsapevole, apparentemente, del fluire dell’esistenza. Una vita spenta che i ricercatori di Cambridge, in Inghilterra, hanno illuminato scoprendo aree del cervello attive.
«Un successo completo, al di là di ogni aspettativa»: Adrian Owen, coautore dello studio dai banchi del Centro di Neuroscienze dell’Università di Cambridge, tradisce una forte emozione. «È un paziente che cinque anni fa, a Liegi, ha avuto un incidente stradale e che si credeva fosse in stato vegetativo. Lo abbiamo sottoposto in collaborazione con i colleghi belgi agli stessi test a cui abbiamo sottoposto altre persone in salute e abbiamo ottenuto risultati analoghi». La scoperta è finita sul New England Journal of Medicine.
Stracciare il velo sul lungo sonno, fino a comunicare con i pensieri di un uomo che si credeva incosciente, è opera dell’incredibile intreccio fra scienza medica e tecnologia. La risonanza magnetica funzionale consente, infatti, di individuare in presa diretta le aree del cervello che si attivano. I ricercatori hanno quindi messo a punto un test che suggerisce al paziente di immaginare di giocare a tennis oppure, in alternativa, di concentrarsi sulla sua casa. Due attività che coinvolgono differenti aree della corteccia cerebrale e che gli scienziati hanno fatto coincidere, comunicandolo al paziente, con “sì” e “no”. Così alla domanda: “Tuo padre si chiama Alexander?”, l’uomo ha immaginato il tennis, rispondendo dunque in modo affermativo. Gli sono stati posti sei interrogativi e a cinque ha risposto con precisione assoluta, al sesto non ha reagito. Altri quattro pazienti sottoposti a test analoghi hanno confermato di avere attività cerebrale, ma nessuno ha ottenuto il risultato del numero 23, come il lessico burocratico della ricerca anglo-belga ha battezzato il giovane di Liegi. «Il fatto straordinario – precisa Owen – è che abbia interagito. La più ovvia domanda che gli potrà essere fatta è se sente dolore, permettendoci di somministrargli dei sedativi».
Un’altra altrettanta ovvia domanda è se voglia continuare a vivere o meno, spalancando un baratro di interrogativi etici. Owen ha dei dubbi. «Gli ostacoli morali e legali sono enormi. Bisognerebbe prima di tutto stabilire se ha la capacità intellettuale di elaborare un interrogativo del genere».
Per il momento il sistema messo a punto a Cambridge consentirà di ridurre ulteriormente il numero di diagnosi errate che nel caso di pazienti considerati in stato vegetativo può essere elevatissimo. Secondo Helen Gill del Royal hospital for neurodisability di Londra fino al 43% dei casi. Poi si tratterà di rendere routine un test oggi costoso e poco accessibile per arrivare come immagina Owen a una situazione per la quale «i pazienti in queste condizioni possano comunicare non in casi eccezionali ma in modo regolare». Ma prima di tutto l’incredibile caso del giovane belga dovrà essere ripetuto su altri pazienti. A Cambridge e a Liegi il lavoro continua.

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L’agonia di Eluana

Posted by ikzus su 31 gennaio 2010


E’ stata pubblicata la ‘Re­lazione di consulenza tecnica medico-legale’, relativa alla morte di Eluana Englaro: sembra un film dell’orrore. Ma peggio ancora è la falsità e l’indifferenza che l’ha circondata. E come fa rilevare giustamente l’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI), ciò che stiamo rischiando di perdere non è solo il senso morale, ma addirittura il ben dell’intelletto.

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La morte di Eluana e l’assuefazione all’“evidenza negata”

di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 27 gennaio 2010 (ZENIT.org).

Ha destato scalpore la lettura della ‘Re­lazione di consulenza tecnica medico-legale’, relativa alla morte di Eluana Englaro, fatta dal gip di Udine in occasione della seduta in cui ha de­finitivamente stabilito che il tut­to è avvenuto “regolarmente”.

Nella relazione vengono riportate le note dell’équipe del dottor Amato De Monte che sede­va accanto a Eluana e registrava di ora in ora gli “elementi indicativi di sofferenza”.

Come ha riportato Lucia Bellaspiga sulla pagine di Avvenire (14 gennaio 2010) si tratta di un rapporto “meticoloso”, in cui è descritta l’agonia di Eluana.

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Bonino e i cattolici (adulti?)

Posted by ikzus su 28 gennaio 2010


Papa e antipapa. Lo strano caso delle elezioni amministrative a Roma e regione

Alla carica di governatore del Lazio è in corsa Emma Bonino, da sempre avversaria irriducibile della Chiesa. Tra il clero e i cattolici molti l’appoggiano, e la gerarchia lascia correre. Un intellettuale laico si ribella e accusa

di Sandro Magister


ROMA, 28 gennaio 2010 – Più di mezzo secolo dopo quel lontano 1952 e in entrambi i casi con le elezioni amministrative alle porte, si ripresenta oggi per la diocesi del papa un pericolo identico: che il suo governo civile cada in mani nemiche.

Ma le reazioni della Chiesa appaiono oggi molto diverse da allora.

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L’asse anticristiano e i nuovi politici cattolici

Posted by ikzus su 27 gennaio 2010


La campagna elettorale per le prossime elezioni regionali sta chiarificando in maniera considerevole lo scenario politico italiano.

Il PD sembra ormai allo sbando: all’offensiva che subisce da tempo da parte dei giudici, si sono aggiunti recentemente una serie di scandali, che hanno compromesso definitivamente la presunta “superiorità antropologica” della sinistra. Purtroppo, il peccato è nel cuore di ogni uomo: non basta appartenere a questo o a quello schieramento, o aderire ad un certo ideale piuttosto che ad un altro, per dichiararsi ‘puri’.

Sul piano propriamente politico il PD imbarca acqua senza sosta: già aveva alcune regioni (tipo la Campania di Bassolino) irrimediabilmente compromesse, ora dimostra di aver perso il controllo anche in quelle dove in teoria avrebbe concrete possibilità di vincere. A questo proposito, l’epilogo delle primarie in Puglia è quasi ridicolo!

Inoltre, la scelta suicida di Veltroni a favore di Di Pietro è stata riconfermata dall’attuale segretario. Ora, si capisce che il PD da solo non può pensare di vincere alcuna competizione, e quindi ha disperata necessità di alleanze pur che sia; tuttavia, è altrettanto evidente che l’abbraccio del magistrato furioso è mortale per le residue aspirazioni riformiste di quello che una volta si chiamava centrosinistra. A confermare l’implicito fallimento del sogno riformista, torna ad aleggiare – come un avvoltoio! – il nome di Romano Prodi, padre nobile del grande minestrone che portò al peggior governo della storia, e che difatti finì come sappiamo.

Dove il PD ha invece fatto finalmente un gran passo avanti, è nel campo dell’identità: tramontata la folle ideologia comunista, la sinistra è alla disperata ricerca di nuove utopie cui consacrare i propri sforzi e soprattutto il proprio cuore. Bene, le candidature fin’ora definite mostrano chiaramente che la nuova bandiera del PD è il laicismo: dal Piemonte alla Puglia passando per il Lazio, si configura un vero asse anticristiano.

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Piemonte: i cattolici non salgono in Mercedes. La Bresso: una vita per la Rivoluzione

Posted by ikzus su 19 gennaio 2010


Massimo Introvigne ci spiega, con la sua solita chiarezza, perché i cattolici NON POSSONO votare per la pessima ex governatrice del Piemonte.

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Piemonte: i cattolici non salgono in Mercedes. La Bresso: una vita per la Rivoluzione

di Massimo Introvigne

Nota: Una versione lievemente diversa di questo articolo appare su “Libero” del l’8 gennaio. Raccomando la lettura anche per chi non è piemontese: l’attuale presidentessa della Regione Piemonte, candidata alla riconferma, offre il raro esempio di una vita tutta consacrata al servizio di quel processo di negazione teorica e pratica delle verità naturali e cristiane che la scuola cattolica contro-rivoluzionaria chiama Rivoluzione. Da questo punto di vista, l’esempio è da manuale e il rilievo del personaggio è nazionale.

“Non sono interessata a partecipare a questa corsa per accreditarsi verso il mondo cattolico. Non sono credente e non ho cambiato idea. Se mai decidessi di convertirmi, ma lo escludo, non abbraccerei certo la religione cattolica. Diventerei valdese, Perché i Valdesi hanno il senso della differenza tra fede e morale religiosa e il ruolo dello Stato. Fede e morale religiosa sono un fatto privato”. Sono affermazioni di Mercedes Bresso, candidata alla riconferma alla presidenza della Regione Piemonte, in una famosa intervista a La Stampa del 30 settembre 2005. “Ero seria, non era una provocazione”, ha confermato la Bresso – con riferimento alla battuta sui Valdesi – confessandosi al Corriere della Sera del 24 febbraio 2009.

L’anticlericalismo della “zarina”, come la chiamano a Torino per il piglio autoritario, viene da lontano. Da un’antica militanza radicale e dalla collaborazione con Emma Bonino quando quest’ultima – racconta la Bresso – “era vicepresidente del CISA, l’associazione che assicurava alle donne diritto all’aborto”: “con Franca Rame facemmo una dichiarazione di aborto. Fummo incriminate per autocalunnia” (intervista a Gay TV, 5.6.2009). Scelte confermate da una vita privata francamente rivelata nelle interviste: “Mi sono sposata due volte. Entrambe con rito civile” (ibid.). “Non ho figli perché non ne ho voluti. Sensi di colpa? Pas du tout” (Corriere della Sera, 16.4.2008).

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‘Vegetale’ a chi?

Posted by ikzus su 24 novembre 2009


VITE SOSPESE – I MIRACOLI DELLA MENTE

“Urlavo dal silenzio del coma”

Lo credevano incosciente da ventitrè anni, un test svela che sente e capisce

Quando finalmente ha potuto comunicare, battendo un dito su una speciale tastiera collegata a un personal computer, Rom Houben ha ammesso che negli infiniti giorni passati nella prigione di un incoscienza apparente «aveva cercato di evadere sognando».

Per i medici era in coma, paralizzato da un incidente automobilistico nel 1983. Stato vegetativo persistente, è la diagnosi che ha accompagnato la sua scheda personale, almeno sino a che i ricercatori hanno trovato una via per capire che il cervello era ancora in attività. Gli hanno insegnato a esprimersi e lui l’ha fatto. «Urlavo senza che nessuno potesse sentire – è riuscito a dire -. Sono stato il testimone della mia sofferenza mentre i dottori cercavano di parlarmi, sino al giorno in cui ci hanno rinunciato».

 

C’era ancora Ronald Reagan alla Casa Bianca e il Muro di Berlino era in piedi, quando Houben è stato dato per spacciato. Il suo dramma s’è consumato nove anni prima di quello che ha colpito Eluana Englaro, la donna di Lecco ridotta a un vegetale nel 1992 e morta lo scorso febbraio in seguito alla sospensione della nutrizione artificiale. In medicina è difficile mettere a confronto singoli casi per trarre delle conclusioni esatte, però è chiaro che l’avventura di Rom, che oggi ha 46 anni, è potenzialmente in grado di riaprire il dibattito sul trattamento dei pazienti in stato di incoscienza permanente.

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Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi

Posted by ikzus su 18 novembre 2009


EVOLUZIONISMO:
perché non possiamo non dirci anti-darwinisti

CR n.1117 del 14/11/2009

Lo scorso 23 febbraio, fuori dal grande coro di compiaciute celebrazioni dei 150 anni dell’Origine della specie (coincidenti con il bicentenario della nascita di Darwin), un gruppo di scienziati, filosofi ed accademici si è riunito a porte chiuse presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Dagli atti del convegno è scaturito il volume Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi (Cantagalli, 2009), antologia curata e introdotta dal Vice-presidente del CNR, Roberto de Mattei e comprendente testi di Josef Seifert, Alma von Stockhausen, Guy Berthault, Jean de Pontcharra, Joseph Holtzschuh, Hugh Miller, Thomas Seiler, Pierre Rabischong, Maciej Giertych, Hugh Owen e Dominique Tassot. Il saggio è stato presentato lo scorso 6 novembre all’Hotel Columbus, nei pressi del Vaticano.

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Peppino, Erode e il destino del PD

Posted by ikzus su 16 agosto 2009


A chi non avesse ancora scelto il libro da leggere sotto l’ombrellone, consiglio vivamente “Mondo Piccolo” di Guareschi. È un tuffo nel passato, quando i comunisti erano comunisti e sarebbero inorriditi a chiamarsi “democratici”, e i cattolici invece che ‘adulti’ si accontentavano di essere devoti (perlopiù alla Madonna). Allora gli onorevoli si chiamavano Peppone, oggi ci dobbiamo accontentare dei Peppino: come quell’Englaro di cui ho già scritto cosa penso, e del quale speravo di non dover più parlare per il resto dei miei giorni; ma lui ha deciso di candidarsi alla guida del PD lombardo, e questo qualcosa vuol dire, no?

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Amorali moralisti matrimoniali

Posted by ikzus su 2 giugno 2009


“Italiani, non dovete votare Berlusconi, perché non è un buon marito e padre di famiglia”: questo, in sintesi, il messaggio portante della campagna elettorale della sinistra per le prossime elezioni amministrative ed europee. Che tristezza!

Ve li immaginate Stalin, Lenin, MaoTseTung, Pol Pot, Castro, Marx, Egel – insomma, i grandi, quelli del Mondo Nuovo, della Rivoluzione (e dei milioni di morti tranquillamente ammucchiati per raggiungere il purissimo ideale) – ve li immaginate, dicevo, a brandire contro gli odiati avversari l’arma della fedeltà coniugale e dei sacri doveri del pater familias? D’accordo, non ci sono più i sinistri di una volta, e per tutti questo è un gran sollievo; però … Voglio dire: e la crisi economica? La FIAT? I disoccupati? I poveri? Il terzo mondo? La bomba atomica coreana, e quella imminente iraniana? Possibile che l’unico problema che pare appassionare l’opposizione sia “Berlusconi brutto e cattivo”? Tutto ciò, come dicevo prima, è molto triste, oltreché un po’ squallido. Tuttavia, andando al di là della meschinità elettorale, possiamo fare alcune considerazioni di un certo interesse.

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