ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘matrimonio’

Posted by ikzus su 15 giugno 2015


Da Dublino a Roma. Manuale per il perfetto matrimonio omosex

irlanda

Il referendum per le nozze omosessuali nell’Irlanda una volta cattolica ha dato un colpo d’acceleratore anche in Italia alla marcia verso una legge sulla “civil partnership” tra persone dello stesso sesso.

Il fatto che il governo in carica in Italia sia zeppo di cattolici praticanti, a cominciare dal suo capo Matteo Renzi, non sembra frapporre ostacoli al procedere inesorabile dell’operazione. È cattolico conclamato anche il sindaco di Roma Ignazio Marino – ieri amico del cardinale Carlo Maria Martini e oggi in rapporti cordiali col suo confratello gesuita divenuto papa – che già si esercita benedicendo in Campidoglio le avanguardie delle coppie omosessuali in cerca di sigillo pubblico alla propria unione.

Né sembra minimamente impensierire i fautori, anche cattolici, della nuova legge l’opposizione delle gerarchie della Chiesa. Lo stesso papa Francesco ha tuonato più volte contro le nozze gay, ma è come se parli al vento. “Non pervenuto”, si direbbe, a vedere come la grande stampa oscura ogni volta queste sue parole.

L’unica precauzione dei fautori della legge è quella di non chiamare l’unione “matrimonio”, pur avendone i connotati. Il modello a cui si richiamano è quello tedesco dell’Eingetragene Lebensgemeinschaft, in vigore in Germania dal 2001.

Niente matrimonio, dunque, a parole, ma solo parità di diritti per le coppie omosessuali, descritte come ancora ingiustamente prive di tutte le facoltà riconosciute alle coppie sposate.

Il fatto è che di quasi tutte queste facoltà già godono in Italia non solo le coppie sposate, ma anche i conviventi.

Luciano Moia, su “Avvenire” di qualche giorno fa, ne ha fornito il preciso inventario:

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Posted by ikzus su 8 gennaio 2011


IL MATRIMONIO E’ DIVENTATO PIU’ FRAGILE

Tutti insieme, separatamente

In Italia le coppie senza figli sono almeno 650 mila. Vivono in case diverse, rifiutano i figli, vogliono amori pendolari: un libro racconta le nuove “famiglie”

Vent’anni fa Woody Allen e Mia Farrow davano scandalo per la decisione di vivere in due case diverse, seppure fossero una coppia con tanto di bambini. Quella storia finì come finì, con il pasticciaccio della love story del regista con la figlia adottiva di lei. Ma fatto sta che oggi in Italia ci sono 600 mila coppie che abitano sotto due tetti diversi: amori Lat, dicono gli americani. Cioè Living apart together: si vive insieme, ma separatamente. E non perché divisi dal lavoro, da necessità di salute, da problemi familiari, ma per scelta.

E se le coppie Dink (Double income, no kids: doppio reddito, niente bambini) sono diventate 650 mila, cresce il fronte di quelle radicalmente Childfree: gente che di pargoli, pannolini e notti insonni non ne vuole proprio sapere e che furoreggia su Internet con un decalogo molto spassoso che elenca le ragioni per non procreare: dal denaro ai viaggi, dal tempo libero alla forma fisica. Stima accreditata, 138 mila coppie. Di sicuro, il 6 per cento delle italiane tra 20 e 30 anni dichiara di non avere alcuna intenzione di diventare madre. Mentre, al contrario, il 40 per cento delle coppie sterili fa di tutto per avere figli, ricorrendo a tecniche di procreazione assistita che funzionano nel 35 per cento dei casi.

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Posted by ikzus su 17 dicembre 2010


Pacsiamoci

di Annalena Benini

La grande ascesa francese dei Pacs e l’irresistibile attrazione verso il caro vecchio matrimonio

Ogni tre matrimoni, in Francia si celebrano due Pacs. E a Parigi, undicesimo arrondissement, i Pacs hanno superato i matrimoni. Doveva essere una rivoluzione per gli omosessuali, finalmente liberi di trovare un riconoscimento civile all’amore, ma è finita con una stragrande maggioranza (settantacinque per cento) di fidanzati del liceo che decidono di unirsi in Pacs, coppie ideologicamente contrarie alle nozze tradizionali che scelgono la registrazione, divorziati che non hanno più voglia di matrimonio, giovani amanti spaventati dall’idea di un’unione indissolubile (anche se il matrimonio non è mai stato tanto solubile come adesso, soprattutto in Francia).

Il New York Times ha raccontato ieri il grande successo dei Pacs come unione leggera tra uomini e donne, che preferiscono registrarsi invece di sposarsi, e lasciarsi con una lettera piuttosto che separarsi.  Ci si pacsa sempre di più, ma in un modo irresistibilmente attratto dal solito vecchio e polveroso matrimonio: i negozi hanno liste di Pacs, con servizi di bicchieri identici a quelli delle liste di nozze, i ristoranti propongono menu per i pranzi di Pacs, le agenzie di viaggio offrono pacchetti di lune di miele Pacs, le amiche si comprano vestiti nuovi per il Pacs, la pacsanda si mette a dieta mesi prima, le torte sono a ventotto piani con sopra i due Pacs vestiti da veri sposi e tutti sono molto emozionati e troppo truccati (come testimoniano, per i secoli a venire, gli album di Pacs pieni di foto in cui i due si baciano dentro una carrozza, o sopra una Vespa, e guardano rapiti la Senna abbracciandosi teneramente).

Si snobba il matrimonio (che infatti è in declino: duecentocinquantamila nozze in Francia nel 2009, contro le quattrocentomila degli anni Settanta), lo si considera un’istituzione inutile e dannosa, si cerca qualcosa di più svelto, giovane, vispo e non troppo impegnativo, ma poi non si resiste ai confetti rosa di cioccolato a forma di cuore e al centrotavola di fiori freschi (si spera che almeno il taglio della cravatta venga risparmiato) e al lancio dei piatti contro il muro se lui ha tenuto tutto il pomeriggio il telefono spento (non è che con il Pacs le liti diventino più snelle e informali: la tradizione dello scannarsi non sarà mai in declino).

Allo stesso tempo, il matrimonio va velocemente e silenziosamente verso il Pacs (eviterò di raccontare le mie nozze, ma il più sobrio e avanzato dei Pacs francesi sembrerebbe in confronto uno sposalizio napoletano, di quelli in cui ci si siede a tavola a mezzogiorno e non si sa quanti anni passeranno prima di potere smettere di mangiare e brindare): ci si sposa alla chetichella, in dieci minuti,  in Francia se si è d’accordo si divorzia al massimo in sei mesi e si sta studiando il modo di permettere agli ex sposi senza figli di dirsi addio per sempre semplicemente andando dal notaio. Per quanto il matrimonio sembri sempre più archeologico e in disuso, il Pacs invece di ridergli in faccia e cancellarlo l’ha inseguito, assecondato, corteggiato e infine gli ha messo un anello al dito.

16-11-2010 © – FOGLIO QUOTIDIANO


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Posted by ikzus su 24 novembre 2010


Sociologia nuziale

di Mattia Ferraresi

Il Time dice che il matrimonio è obsoleto, ma non spiega cos’è

“Chi ha bisogno del matrimonio?”, è la domanda che compare a caratteri rossi sulla copertina di Time; poco più in basso c’è anche la risposta: “Gli uomini ne hanno più bisogno delle donne. E funziona più per i ricchi che per i poveri”, ma addentrandosi nella poderosa inchiesta firmata da Belinda Luscombe si scopre che la domanda ha un sottofondo retorico e la risposta implicita è: “Nessuno”. In conformità agli ideali oggettivisti della stampa anglosassone, l’analisi del fenomeno matrimoniale negli Stati Uniti è condotta con il benestare dei numeri: il sondaggio fatto dal settimanale in collaborazione con il Pew Research Center e messo scrupolosamente a confronto con campioni analoghi raccolti nel 1977 racconta che l’istituzione del matrimonio è in calo di popolarità e i suoi servigi sono apprezzati più che altro da maschi bianchi benestanti con un alto livello di istruzione. Il censimento generale condotto quest’anno dice che il 70 per cento degli americani adulti è stato sposato almeno una volta e alla domanda “il matrimonio sta diventando obsoleto?” il 39 per cento degli intervistati ha risposto che sì, il rituale alla base della società occidentale sta cadendo in disuso, e addentrandosi nelle singole categorie si scopre che i più convinti dell’inutilità del matrimonio sono – ovviamente – i conviventi con figli (62 per cento), mentre il 46 per cento dei non sposati è certo che il legame matrimoniale sia roba d’altri tempi.

Più nebuloso il 31 per cento di sposati disilluso sulla sua scelta: non si capisce se la condanna del matrimonio comprenda anche l’esperienza fatta in prima persona o sia un giudizio su cosa gli altri pensino del matrimonio. Comunque, spiega il Time, nel 1977 il 28 per cento degli americani era convinto che il matrimonio fosse al tramonto e quell’11 per cento di scetticismo accumulato in trent’anni dimostra che il declino c’è e la scomparsa definitiva della consuetudine è soltanto questione di tempo. Anzi, trent’anni fa il numero di divorzi era più alto di quello odierno, a riprova del fatto che la società di allora era comunque immersa nell’orizzonte matrimoniale, mentre oggi sono le fondamenta stesse dell’istituto a essere in pericolo.

L’esempio del principe William
e dell’anello di fidanzamento appena concesso a Catherine è usato per descrivere la sopravvivenza di questa categoria obsoleta negli ambiti dove il rituale tradizionale è ineludibile. “Il matrimonio, che abbia un interesse di natura sociale, spirituale o simbolica, in termini strettamente pratici non è necessario quanto lo era una volta”, conclude il settimanale. Il Time evita programmaticamente l’indagine attorno alla natura del matrimonio. Non si parla di indissolubilità, di natura esclusiva del rapporto, di secolarizzazione, tantomeno di amore; non si indugia su categorie che non possono precipitare in una percentuale.

I termini del dibattito si limitano alle condizioni materiali, alle capacità di una coppia sposata di crescere figli psicologicamente stabili, a tirare con più agio fine mese. L’unico momento metasociologico del sondaggio è quello in cui gli intervistatori chiedono se sia più facile per i single o per gli sposati “raggiungere la felicità”: il 29 per cento dice che è più probabile che gli sposati siano felici, mentre il 5 per cento è certo che i single siano più agevolati nella “pursuit of happiness” prevista dalla natura e garantita per diritto costituzionale. L’inchiesta di Time ha suscitato critiche, ma anche i sostenitori del matrimonio sono scesi sullo stesso terreno metodologico: “Più della metà dei single ha espresso il desiderio del matrimonio”, dice Gary Schneeberger della mega associazione Focus on the Family, nel tentativo di cambiare segno ai dati di Time. Per Chuck Donovan dell’Heritage Foundation “il matrimonio è obsoleto soltanto in una società che non ha più bisogno di fare figli”, implicito avallo dell’idea molto secolarizzata che il matrimonio sia, fra le molte forme di contratto, la più efficace per perpetuare gli stanchi rituali del focolare domestico. Ma sulla natura del legame matrimoniale – quindi sulla natura astorica del legame umano – il Time non s’avventura, forse temendo evidenze non riducibili alla sua tesi declinista.

23 novembre 2010 © – FOGLIO QUOTIDIANO


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