ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Lourdes, la liturgia dei corpi

Posted by ikzus su 10 settembre 2017


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“Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” Romani cap. 12

Quella che si celebra nelle piscine di Lourdes è in effetti proprio questo, una liturgia del corpo.

Quando i pellegrini arrivano, per prima cosa si spogliano. La maggior parte di noi vive con disagio il proprio corpo, per molti è addirittura fonte di vergogna. Il mettersi a nudo davanti a Dio – e anche agli altri uomini – è come dire: “Vedi, in fin dei conti sono fatto così, sono solo questo, e non piace molto neanche a me”

I corpi che arrivano alle piscine sono quasi sempre sudati, a volte sporchi, spesso vecchi, piagati, ammalati. È così che ci vede Dio: deboli, feriti, peccatori. Spogliarsi è già di per sé un gesto penitenziale.

Poi c’è un momento di preghiera. Alcuni scelgono di viverlo nel silenzio e nell’intimità del loro cuore, si capisce che sono abituati all’interiorità e al raccoglimento. La maggior parte preferisce formulare una preghiera vocale, quasi sempre un’Ave Maria in tutte le lingue del mondo, spesso facendosi accompagnare nella preghiera dai volontari. Qualcuno dichiara tranquillamente che non sa pregare, a quel punto sono i volontari stessi ad offrirsi di pregare per lui e al posto suo: in questo modo esercitano quel ministero sacerdotale che hanno ricevuto col battesimo, il potere di intercedere tra il Padre e gli uomini. Ma puoi incontrare anche musulmani, induisti, non credenti… Ti spiazzano, ti domandi che cosa ci fanno lì, hai la sensazione che siano fuori posto; ma dopo un istante ti ricordi che tu sei solo un ‘servo inutile’, è la Madre celeste che li ha convocati, non sta a te conoscere il come né il perché.

Quando sono pronti scendono nella vasca, fanno pochi passi, poi si immergono all’indietro, lasciandosi adagiare nell’acqua dai volontari. Devono fidarsi, abbandonarsi alle braccia di sconosciuti che non hanno mai incontrato prima e di cui non sanno nulla. Per alcuni, specie se malati gravi, è normale non avere il controllo sulla propria vita ed avere la necessità dell’aiuto altrui, ma per la maggior parte invece è un passo in più, un ulteriore distacco dalle proprie false sicurezze, un prendere coscienza che siamo nelle mani di altri, e soprattutto di un Altro.

Cadono all’indietro, sprofondano nell’acqua gelata, alcuni hanno la sensazione di annegare: di per sé, un’esperienza scioccante! Eppure quando li rialzi sono tutti commossi, molti riprendono a pregare, qualcuno scoppia a piangere; chi ringrazia, chi domanda perdono, chi chiede di ripetere l’immersione, due, tre volte; alcuni parrebbero voler restare lì, non andar più via, fermare il tempo.

Prima di tornare nell’anticamera della piscina per rivestirsi quasi tutti si voltano a salutare, sorridenti; molti ringraziano, qualcuno ti abbraccia – ancora tutto bagnato! – stringendoti forte come se fossi un caro amico o un fratello; poi escono per sempre dalla tua vita, lasciandoti lì con lo sguardo rivolto alla statuina della Madonna in cima alla vasca, a domandarti che cosa sarà successo nel cuore di quell’uomo, quale sofferenza sarà stata guarita questa volta da Maria.

Ma già sta entrando un altro pellegrino, proveniente chissà da dove, con le sue tribolazioni, la sua storia, il suo corpo da offrire. “Bienvenido!  … Comment tu t’appèlle?  … This way, please …” la Madre celeste oggi aspettava anche te.

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Breve cronistoria dell’Islam “religione di pace

Posted by ikzus su 4 giugno 2017


conquiste Islam.pnghttp://cronologia.leonardo.it/storia/anno622b.htm

VII sec.       Maometto conduce personalmente decine di guerre e razzie

632 d. C. Morte di Maometto (8 giugno).

632-634       Conquista araba della Mesopotamia e della Palestina.

635       Conquista araba di Damasco.

638       Conquista araba di Gerusalemme.

642       Conquista araba di Alessandria di Egitto.

647       Conquista araba della Tripolitania.

649       Inizio delle guerre sul mare e conquista di Cipro.

652       Prima spedizione contro la Sicilia.

667       Occupazione araba di Calcedonia (Anatolia).

669       Attacco a Siracusa.

670       Attacco ai berberi e conquista del Màghreb.

674-680       Primo assedio arabo di Costantinopoli.

698       Gli arabi prendono Cartagine ai bizantini.

700       Assalto arabo a Pantelleria.

704       L’emiro Musa proclama la “guerra santa” nel Mediterraneo occidentale; infesta il Tirreno e assale la Sicilia.

710       Attacco arabo a Cagliari.

711       Sbarco arabo nella Spagna meridionale. Inizia la conquista della penisola iberica.

715-717       Secondo assedio arabo di Costantinopoli.

720       Attacco alle coste della Sicilia.

727-731       Aggressioni alle coste della Sicilia.

738       Liutprando sconfigge gli arabi ad Arles.

740       Primo sbarco in Sicilia di un esercito saraceno.

753       Ulteriore sbarco in Sicilia.

778       Il giorno 8 settembre, Franchi e Longobardi sconfiggono gli arabi a Sabart, sui Pirenei.

806       I mussulmani occupano Tyana, in Anatolia, e avanzano fino ad Ankara. Ademaro, conte franco di Genova, combatte i saraceni in Corsica.

812-813       I saraceni attaccano Lampedusa, la Sicilia, Ischia, Reggio Calabria, la Sardegna, la Corsica e Nizza.

819       Nuovo attacco alla Sicilia.

827       Il 14 giugno, sbarco in Sicilia di un esercito, per la conquista dell’isola.

829       I saraceni sbarcano a Civitavecchia.

830       I saraceni invadono la campagna romana e saccheggiano le basiliche di San Paolo e di San Pietro.

831       A settembre, Palermo si arrende agli arabi.

838       Attacco saraceno a Marsiglia.

839       Incursioni saracene in Calabria. Sbarco e conquista di Taranto.

840       Scontro navale, davanti a Taranto, tra saraceni e veneziani, che non riescono a fermare l’attacco. Saccheggio di Cherso, del Delta del Po e di Ancona.

841       Gli arabi si spingono nel Quarnaro e distruggono la flotta veneziana all’isola di Sansego.

842       Il 10 agosto Bari viene conquistata. Vengono saccheggiate le coste della Puglia e della Campania.

843       L’emiro palermitano scaccia i bizantini da Messina.

844       I normanni sbarcano in Spagna e occupano Siviglia.

846       Spedizioni saracene a Ponza e a Capo Miseno. Il 23 agosto, gli arabi sbarcano alla foce del Tevere, assediano Ostia, saccheggiano nuovamente le basiliche di San Pietro e di San Paolo e l’entroterra fino a Subiaco, assediando poi Roma. Ritiratisi, depredano Terracina, Fondi, e assediano Gaeta.

849       I saraceni saccheggiano Luni e Capo Teulada, in Sardegna.

850       Attacco arabo contro Arles.

852-853       Assalto alle coste calabresi e campane.

856       Incursioni arabe a Isernia, Canosa, Capua e Teano.

859       Gli arabi prendono Enna.

867       Gli arabi saccheggiano il monastero di San Michele sul Gargano. I saraceni occupano alcune città dalmate e assediano Ragusa. La flotta veneziana, guidata dal doge Orso, li insegue e li sbaraglia davanti a Taranto.

868       Re Ludovico libera Matera, Venosa e parte della Calabria.

869       Bande di saraceni invadono la Camargue.

870       Gli arabi occupano Malta e saccheggiano Ravenna.

879       Gli arabi prendono Taormina.

879       I saraceni saccheggiano Teano, Caserta e la campagna romana.

881       Il Papa scomunica il Vescovo di Napoli per la sua alleanza con i saraceni.

885       I saraceni saccheggiano Montecassino e la Terra di Lavoro.

890       I mori di Spagna attaccano la costa provenzale e stabiliscono una base a Frassineto (La Garde-Freinet).

898       Saccheggio saraceno della Badia di Farfa.

912       Incursione saracena all’Abbazia di Novalesa.

913       Attacco alla Calabria.

914       Gli arabi stabiliscono basi a Trevi e a Sutri.

916       Incursione saracena nella Moriana (Savoia).

922       Incursione e saccheggio di Taranto.

924       Presa di Sant’Agata di Calabria.

925       Incursioni saracene in tutta la Calabria, fino in terra d’Otranto; assedio e massacro di Oria.

929       Saccheggio delle coste calabresi.

930       Paestum viene saccheggiata.

934       Assalto alla costa ligure.

935       Saccheggio di Genova.

936       Fallito attacco saraceno ad Acqui, difesa dal conte Aleramo.

940       Incursione saracena al passo del San Bernardo.

950       L’emiro palermitano assale Reggio e Gerace e assedia Cassano Jonio.

952       Gli arabi, alleati con Napoli, colonizzano la Calabria.

960       San Bernardo da Mentone vince e insegue i saraceni in Val d’Aosta, fino a Vercelli.

965       Gli arabi prendono Rametta, ultima roccaforte siciliana e in seguito sbarcano in Calabria.

969       Saccheggi saraceni nell’Albesano.

977       I saraceni prendono Reggio, Taranto, Otranto e Oria.

978       I saraceni saccheggiano la Calabria.

981       Ancora saccheggi in Calabria.

986       I saraceni saccheggiano Gerace.

987       I saraceni saccheggiano Cassano Jonio.

988       Gli arabi prendono Cosenza e la terra di Bari.

991       Presa di Taranto.

994       Assedio e presa di Matera.

1002    Incursioni a Benevento e nelle campagne napoletane, assedio di Capua.

1003    Incursioni nell’entroterra di Taranto. Attacco a Lérins, in Provenza.

1009    Il califfo Al-Hakim tenta di distruggere il Santo Sepolcro.

1029    Saccheggio delle coste pugliesi.

1031    Saccheggio di Cassano Jonio.

1047    Incursione saracena a Lérins.

1071    Gli arabi vincono la battaglia di Manazkert e iniziano la conquista dell’Anatolia.

1074    Sbarco di saraceni tunisini a Nicotera, in Calabria.

1080    I saraceni, al servizio dei normanni, saccheggiano Roma.

1086    Gerusalemme cade in mano ai turchi.

1096    Inizio della Prima crociata, male organizzata e destinata a fallire. Nell’ottobre dello stesso anno verrà bloccata presso il Bosforo.

1097    Prende l’avvio la seconda fase della crociata che condurrà alla conquista di Betlemme il 15 luglio 1099.

1122    Scorreria saracena a Patti e a Siracusa.

1127    Attacco a Catania e nuovo saccheggio di Siracusa.

1144    L’atabeg di Mossul Zengi, con un colpo di mano, s’impadronisce di Edessa assumendo nel mondo islamico ruolo e fama di “difensore della fede”.

1145    Papa Eugenio III bandisce la seconda crociata. A causa dei contrasti interni si rivelerà inutile.

1187    Salah-ad-Din riconquista Gerusalemme.

1190    Papa Clemente III organizza la terza crociata. Riccardo Cuor di Leone sconfigge per due volte Salah-ad-Din ma, sempre a causa dei dissensi interni alla coalizione, non poté liberare Gerusalemme. Concluse però una tregua di tre anni, che prevedeva garanzie per i pellegrini (1192).

1195-1204    Si susseguono diversi tentativi pressoché inutili di organizzare una quarta crociata. Anche in questo caso mancherà la necessaria coesione e le lotte interne la renderanno pressoché inutile.

1213    Papa Innocenzo III tenta di bandire un’altra crociata che però non avrà luogo.

1217-1221    Quinta crociata. Nel 1219 le cronache riportano la visita di Francesco d’Assisi al campo crociato. Francesco predirà la sconfitta a causa delle faziosità e delle divisioni interne. La Chiesa non riconoscerà la quinta crociata.

1221    Fallisce la conquista de Il Cairo e anche la quinta crociata si risolve con un nulla di fatto.

1229    Federico II accordatosi con il sultano d’Egitto al-Kamil (Trattato di Giaffa) ottiene Gerusalemme, Betlemme, Nazaret e alcune località costiere fra San Giovanni d’Acri e Giaffa e tra Giaffa e Gerusalemme; e conclude anche una tregua decennale.

1244    I mussulmani riconquistano Gerusalemme.

1245    Papa Innocenzo IV bandisce la settima crociata. Luigi IX, re di Francia, la organizza con le sue sole forze ma non riesce a conquistare Gerusalemme. Ulteriori tentativi si concluderanno nel 1270 con pochi esiti. Dalla seconda metà del sec. XIV, la progressiva avanzata dei turchi ottomani verso il cuore dell’Europa ridiede una certa attualità alla crociata, intesa però in senso non di guerra santa per la riaffermazione del cristianesimo in Oriente, ma di guerra per la difesa dell’Occidente stesso dall’islamismo sulla via di sempre più ampie conquiste. Le crociate fallirono quanto al loro scopo originario, cioè la liberazione dei Luoghi Santi dai mussulmani. Restano tuttavia un fenomeno storico di grande rilevanza non solo religiosa, ma politica, economico-sociale, culturale. Politicamente, impegnarono i mussulmani contenendone e ritardandone l’avanzata in Europa, e ciò permise lo sviluppo degli Stati centro-occidentali.

1308    I turchi prendono Efeso e l’isola di Chio.

1326    I turchi conquistano Brussa.

1329    I turchi prendono Nicea (Urchan).

1330    I turchi sconfiggono i bulgari, a Velbuzhd.

1337    I turchi conquistano Nicomedia e si installano sul Mar di Marmara.

1356    I turchi prendono Gallipoli, sul Mar di Marmara.

1371    I turchi sconfiggono i serbi sulla Martz.

1382    I turchi occupano Sofia.

1386    I turchi occupano Nis, in Macedonia.

1423    I turchi prendono il Peloponneso e la Morea.

1425    Abbandono dell’isola di Montecristo a causa delle continue incursioni saracene.

1430    I turchi prendono Tessalonica, la Macedonia, l’Epiro e la città di Giannina.

1453    Maometto II prende Costantinopoli.

1455    I turchi prendono Focea, Tasso e Imbro, nell’Egeo.

1458    Maometto II conquista tutte le terre cristiane in Grecia, tranne le colonie veneziane. Dopo due anni di assedio, cade l’Acropoli di Atene.

1459    La Serbia diventa provincia ottomana.

1460    I turchi occupano tutto il Peloponneso.

1461    Cade anche Trebisonda, ultimo Stato bizantino. I turchi occupano la colonia genovese di Salmastro.

1462    Maometto II occupa la Valacchia. Prende Mitilene ai genovesi.

1465    Costantinopoli diventa la capitale dell’impero ottomano. La cattedrale di Santa Sofia viene trasformata in moschea.

1470    I turchi occupano la veneziana Negroponte.

1471    Scorrerie ottomane in Carniola, in Istria, nel Monfalconese e nel Triestino.

1472    Scorrerie ottomane in Croazia.

1473    Scorrerie ottomane in Carniola e Carinzia.

1474    Scorrerie ottomane in Croazia e Slavonia.

1475    Incursioni turche in Stiria inferiore e Carniola. I turchi prendono Kaffa e tutta la Crimea ai Genovesi.

1476    Incursioni turche in Carniola, Stiria, e in Istria, fino a Gorizia e Trieste.

1477    Incursione in Friuli.

1478    Scorreria in Carniola, Istria e Dalmazia.

1480-1481    I turchi conquistano Otranto e ne massacrano la popolazione compiendo un’orribile strage.

1482    Incursione ottomana in Istria e Carniola.

1483    Incursione in Carniola. Annessione turca dell’Erzegovina.

1484    Conquista turca dei porti sulla Moldava.

1493    Scorrerie in Istria, Carniola e Carinzia.

1498-1499    Scorrerie ottomane in Carniola, Istria e Carinzia.

1499    Grande scorreria turca in Friuli, fino ai confini della Marca Trevigiana.

1511    I turchi conquistano la Moldavia.

1516    Saccheggio di Lavinio, sul litorale romano.

1521    Suleiman II prende Belgrado.

1522    I turchi prendono Rodi ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che si trasferiscono a Malta, assumendo il nome di “Cavalieri di Malta”.

1526    Suleiman II sconfigge gli ungheresi a Mohàcs.

1528    I turchi assoggettano il Montenegro.

1529    Suleiman II intraprende il primo assedio di Vienna. Occupa la Georgia e l’Armenia.

1531    Khaireddin saccheggia le coste dell’Andalusia.

1543    Suleiman II conquista gran parte dell’Ungheria.

1551    Dragut saccheggia Augusta, in Sicilia.

1554    Dragut saccheggia Vieste.

1555    Dragut assale Paola, in Calabria.

1556    Ivan IV conquista Astrachan.

1558    Dragut saccheggia Sorrento e Massa Lubrense.

1566    Una flotta turca entra in Adriatico e bombarda Ortona e Vasto. I turchi prendono Chio ai genovesi.

1571    Il 6 agosto, i turchi prendono Famagosta, ultimo caposaldo veneziano di Cipro. Il 7 ottobre, la flotta turca, guidata da Selim II, è sconfitta, a Lepanto, da quella cristiana.

1575-1600    I pirati moreschi attaccano sistematicamente le coste della Catalogna, dell’Andalusia, della Linguadoca, della Provenza, della Sicilia e della Sardegna.

1582    Saccheggio di Villanova-Monteleone in Sardegna.

1587    Gli arabi attaccano Porto Vecchio, in Corsica.

1588    Hassan Aghà saccheggia il litorale laziale e Pratica di Mare.

1591    Il Pascià di Bosnia invade la Croazia austriaca.

1618-1672    Gli arabi attaccano sistematicamente le coste siciliane.

1623    Gli arabi saccheggiano Sperlonga.

1636    Gli arabi occupano Solanto.

1647    Gli arabi saccheggiano parte della Costa Azzurra.

1672    I turchi attaccano la Polonia e conquistano la fortezza di Kamenez. Con il Trattato di Bucracz ottengono la Podolia.

1680    I turchi saccheggiano Trani e Lecce.

1683    I turchi assediano Vienna dal 14 luglio. L’imperatore Leopoldo I si allea con Giovanni Sobieski, re di Polonia. Vienna è liberata dall’esercito austro-polacco del duca Carlo Leopoldo V di Lorena, con la battaglia di Kalhenberg, del 12 settembre.

1703    Ahmed III fa guerra a Pietro I e lo sconfigge sul Prut.

1708    Algeri riprende Orano agli spagnoli.

1714    I turchi saccheggiano la zona di Lecce.

1727    I mussulmani saccheggiano San Felice al Circeo.

1741    I Bey di Tunisi cacciano i genovesi dall’isola di Tabarca.

1754    Saccheggio arabo di Montalto di Castro.

1780    I mussulmani saccheggiano Castro, in Puglia.

1799    Dopo la partenza di Napoleone, i turchi riprendono l’Egitto.

1915-1916    Genocidio degli armeni da parte dei turchi.

1920-1922    I turchi respingono il Trattato di Sèvres e cacciano i greci dall’Anatolia.

1923    Con la Pace di Losanna, la Turchia si riprende la costa dell’Anatolia. È una vera pulizia etnica con la deportazione di intere popolazioni.

The Legacy of Jihad. Islamic Holy War and the Fate of Non-Muslims,
edited by Andrew G. Bostom, foreword by Ibn Warraq,
Prometheus Books, New York, 2005.

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“nei primi anni Novanta i musulmani erano coinvolti più di qualsiasi altra comunità in conflitti con gruppi diversi, e dai due terzi ai tre quarti di tutte le guerre tra civiltà in corso nel mondo vedevano contrapposti musulmani e non musulmani.”

Samuel P. Huntington
“Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”
Garzanti 1997, pag. 381-383

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tratto da “OBAMALLAH“, ebook scaricabile gratuitamente da qui, oppure anche a questo indirizzo (previa registrazione gratuita).

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Posted by ikzus su 5 aprile 2016


Principi “non negoziabili”. Il papa li ha smarriti, il laico Panebianco li ritrova

I “principi non negoziabili” sono spariti dall’orizzonte della Chiesa. Il colpo di grazia gliel’ha dato papa Francesco in questo passaggio della sua intervista del 5 marzo 2014 all’allora direttore del “Corriere della Sera” Ferruccio De Bortoli:

“Non ho mai compreso l’espressione valori non negoziabili. I valori sono valori e basta, non posso dire che tra le dita di una mano ve ne sia una meno utile di un’altra. Per cui non capisco in che senso vi possano esser valori negoziabili. Quello che dovevo dire sul tema della vita, l’ho scritto nell’esortazione ‘Evangelii gaudium'”.

Ma ora eccoli saltar fuori di nuovo da tutt’altra parte. Da un editoriale di Angelo Panebianco sul “Corriere” del 1 aprile:

> L’Europa non venda la sua anima

Panebianco insegna sistemi internazionali comparati presso la facoltà di scienze politiche dell’università di Bologna. Non è cattolico. È di impostazione teoretica liberale.

E sono questi i principi che definisce “non negoziabili”:

– “la laicità, a sua volta fondata sulla capacità di distinguere fra il sacro e il profano, fra il regno di Dio e il regno di Cesare”;
– “l’uguaglianza giuridica fra gli individui a prescindere da sesso, religione o altro”,
– “il principio della libertà individuale”.

Questi principi secondo Panebianco costituiscono “l’anima” dell’Europa. E l’Europa dovrebbe difenderli “con particolare accanimento” quando “si andrà a negoziazioni aperte o tacite con le comunità musulmane immigrate”, negoziazioni a cui “ci si andrà senz’altro”, dato che “solo le comunità musulmane possiedono le risorse culturali per riportare alla ragione tutti quei loro giovani (ma non solo) che oggi simpatizzano per l’estremismo”.

Altro che multiculturalismo. Nel negoziare “occorrerà pronunciare degli inequivocabili ‘no’ di fronte alle eventuali richieste, se non di sospendere, quanto meno di attenuare la validità e l’applicabilità di tali principi in presenza di cittadini musulmani”.

Conclude Panebianco:

“Riuscirà l’Europa ad ottenere l’appoggio delle comunità musulmane contro il terrorismo e l’estremismo in genere senza vendersi l’anima? Servirebbe a tutti (anche ai musulmani) se laicità, libertà individuale, uguaglianza di fronte alla legge, non risultassero infine formule vuote e retoriche ma principi non negoziabili”.

*

Ora, i “principi non negoziabili” di Panebianco sono tipicamente liberali. Sono principi di garanzia, propriamente non “democratici”, in quanto afferiscono alla tutela dell’individuo e non alla partecipazione del popolo alla direzione della cosa pubblica.

Anche i principi non negoziabili di Joseph Ratzinger, afferenti al rispetto della vita e dell’individuo all’interno della cellula familiare naturale, si ponevano in tensione rispetto alla tradizione culturale in senso lato “democratica”, ovvero al potere delle maggioranze. Come argomentò nel memorabile discorso al parlamento federale di Berlino, il 22 settembre 2011:

> “Nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta…”

Da un punto di vista ideologico e culturale è questo che probabilmente sfugge a Jorge Mario Bergoglio, a causa della sua estraneità rispetto alla cultura e alla sensibilità liberale. Come lui stesso ha confessato, la stessa espressione “principi non negoziabili” gli è incomprensibile.

Sarebbe interessante sapere se e quanto il laico Panebianco condivida la fondazione dei principi non negoziabili sulla natura e sulla ragione che Benedetto XVI fece in quel discorso a Berlino:

“Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, mai un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto; ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati a un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a. C. Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano. In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla dichiarazione dei diritti umani e fino alla nostra legge fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto ‘gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo'”.

Bergoglio studiò per qualche mese in Germania. Ma veniva da un altro mondo. E vi è rimasto.

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Posted by ikzus su 29 gennaio 2016


camille pagliaFEMMINISTA
Camille Paglia è una delle più originali pensatrici del nostro tempo. Americana di origini italiane, rappresenta una delle intelligenze più libere, contraddittorie e dissacranti della cultura contemporanea.

È femminista ma disprezza il femminismo contemporaneo che definisce “malato, indiscriminato e nevrotico” e lo rincorre con spietata ironia: “lasciare il sesso alle femministe è come andare in vacanza lasciando il tuo cane ad un impagliatore”.
Ammira le donne emancipate degli anni ’20 e ’30 del ‘900 “perché non attaccavano gli uomini, non li insultavano, non li ritenevano la fonte di tutti i loro problemi, mentre al giorno d’oggi le femministe incolpano gli uomini di tutto”.

DI SINISTRA
Camille Paglia è di sinistra ma riconosce che “i Democratici che pretendono di parlare ai poveri e ai diseredati, sono sempre più il partito di un’élite fatta d’intellettuali e accademici”.
Lei, icona di una cultura radical-chic che affonda nel ’68, spiega l’inutilità degli intellettuali che “con tutte le loro fantasie di sinistra, hanno poca conoscenza diretta della vita americana”.

ATEA
Camille Paglia è atea ma guai a chi le tocca il ruolo storico della religione e sopratutto del cristianesimo: “ho un rispetto enorme per la religione, che considero una fonte di valore psicologico, etico e culturale infinitamente più ricca dello sciocco e mortifero post-strutturalismo, che è diventato una religione secolarizzata”.

LESBICA
Camille Paglia è lesbica ed in molte interviste ricorda la sua attitudine giovanile transessuale, eppure ammette che “i codici morali sono la civiltà. Senza di essi saremmo sopraffatti dalla caotica barbarie del sesso, dalla tirannia della natura”.

Detesta la stupidità delle mobilitazioni gay e l’intolleranza degli omosessuali e quando le si domanda: “Perché in questi anni non c’è stato nessun leader gay lontanamente vicino alla statura di Martin Luther King?” Lei risponde: “Perché l’attivismo nero si è ispirato alla profonde tradizioni spirituali della chiesa a cui la retorica politica gay è stata ostile in maniera infantile. Stridulo, egoista e dottrinario, l’attivismo gay è completamente privo di prospettiva filosofica”.
Lei, che rivendica di essere stata la prima studentessa lesbica a fare outing all’università di Yale, riconosce che “l’omosessualità non è normale; al contrario si tratta di una sfida alla norma”.

E sulle nuove frontiere della procreazione assistita, si dice “preoccupata dalla mescolanza perniciosa tra attivismo gay e scienza che produce più propaganda che verità”.

Riconosce che la sua omosessualità e le sue tendenze transgender sono una “forma di disfunzione di genere” perché in natura “ci sono solo due sessi determinati biologicamente”; e i casi di effettiva androginia sono rarissimi, “il resto è frutto di propaganda”.

Verso quei genitori che, grazie a medici compiacenti, cambiano il sesso dei figli a fronte di comportamenti apparentemente transessuali, Camille Paglia non ammette giustificazioni: “È una forma di abuso di minori”.

Sia chiaro: per Camille Paglia, in ballo non c’è il diritto di ogni uomo o donna adulti di vivere la propria sessualità con libertà e amore; né il dovere di uno Stato di riconoscere fondamentali diritti di ogni individuo a raggiungere la propria realizzazione di sé, anche in campo affettivo o sessuale; in ballo c’è il patto mefistofelico che l’Occidente sta facendo con la Tecnica per disarticolare l’ordine naturale: “La natura esiste, piaccia o no; e nella natura, la procreazione è una sola,  regola implacabile”.

TRANSGENDER E DECLINO DELL’OCCIDENTE
Qualche mese fa, davanti alle telecamere di Roda Viva, il famoso format televisivo brasiliano di Tv Cultura, è stata ancora più chiara:  “l’aumento dell’omosessualità e del transessualismo sono un segnale del declino di una civiltà”.

Non c’è alcun giudizio morale in questa affermazione (e come potrebbe esserci?) ma un’analisi storica sull’Occidente che interpreta i segni del tempo; “a differenza delle persone che lodano il liberalismo umanitario che permette e incoraggia tutte queste possibilità transgender, io sono preoccupata di come la cultura occidentale viene definita nel mondo, perché questo fenomeno in realtà incoraggia gli irrazionali e, direi, psicotici oppositori dell’Occidente come i jihadisti dell’Isis”.

“Nulla definisce meglio la decadenza dell’Occidente che la nostra tolleranza dell’omosessualità aperta e del transessualismo”.
Parole di una straordinaria e coraggiosa pensatrice lesbica.

Giampaolo Rossi

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«Una strega cattiva ti ha reso fragile ma il dono, bimba mia, è che tu ci sei»

Posted by alagna su 25 dicembre 2015


Caro direttore, questa lettera è dedicata a mia figlia, ma può essere la lettera di tanti altri genitori che vivono la disabilità di un figlio, senza grandi speranze per il futuro se non vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, tanta è la fragilità che si vive; grazie se la leggerà e se la pubblicherà. «Carissima Bimba bella, questo è il nostro quarantatreesimo Natale insieme.

Mi ricordo il primo: avevi pochi mesi, eri perfetta e bellissima, eravamo felici di averti con noi insieme alla tua sorellina; oggi siamo felici di averti ancora con noi, semplicemente felici di poterti ancora accarezzare, sorridere, sentire il calore del tuo corpo quando ti stringiamo nelle nostre braccia. Da quando la strega cattiva chiamata Sindrome di Rett, poco tempo dopo quel nostro primo Natale, ti ha rubato tutto – la parola, il cammino, il pensiero, i ricordi, lasciandoti solo il sorriso e la luce immensa dell’animo che ci doni con il tuo sguardo – abbiamo imparato a capirti da piccoli segni, un batter di ciglia, un lamento, un grido, un sorriso. Una vita diversa, un progetto di vita diverso, per te e per noi famiglia, non la corsa all’indipendenza, all’ambizione, al successo; solo e sempre semplicemente riuscire a superare ogni giorno, con impegno, gli ostacoli, gli imprevisti, gli scontri con la dura realtà. Non sono stati facili questi anni, non per noi, ma principalmente non per te, bimba bella, che hai dovuto subire la “strega cattiva” con il suo bagaglio di sofferenza, dolore e decadimento fisico e mentale. Ma la tua “fatica per vivere” è diventata la nostra forza: se tu riesci ancora a sorridere dopo tutto quello che ti è capitato, come potremmo noi cedere e lasciare il passo allo sconforto e alla delusione? Ti amo ogni giorno di più e vorrei poterti dire che arriverà presto la cura per la malattia che ti ha rubato la vita, però non lo posso fare. La Sindrome di Rett ha ancora troppe incognite da rivelare, troppi meccanismi da capire, troppe risorse da trovare. Non sono una scienziata, non sono una milionaria, non sono neppure un personaggio politico, non sono nessuno che possa influenzare in alcun modo l’evolversi della “strega cattiva”; posso solo continuare ad amarti e impegnarmi per garantirti una vita meno sofferta e più dignitosa possibile. Se potessi esprimere un desiderio per Natale, sarebbe quello di vederti correre, parlare, vivere la vita in autonomia, ma questo sarebbe un miracolo.

Il regalo più bello per il nostro Natale è che tu sia ancora qui con noi a sorriderci e a donarci con i tuoi sguardi speranza, amore e fiducia, tre elementi che moltiplicano nell’esistenza, la nostra esistenza, una forza inestimabile per continuare il cammino iniziato insieme quarantatré Natali fa . Auguri gioia bella».

mamma Marina

(da l’Avvenire del 24 Dicembre 2015)

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Il concorso degli alberi di Natale

Posted by ikzus su 23 dicembre 2015


Lo sapevate che anche a Dio piacciono gli alberi di Natale? Gli piacciono talmente tanto, che ogni anno organizza un suo concorso personale per decidere quale sia il più bello, tra tutti – ma proprio tutti ! – gli alberi di Natale del mondo.

L’anno scorso, pensate un pò, vinse il primo premio una famiglia che vive in un paese qua vicino; non si poteva dire che fossero proprio una famiglia, perché il loro unico figlio se n’era andato tanto tempo prima, dopo averli fatti disperare e soffrire enormemente, e da allora non avevano più avuto sue notizie. Immaginate la sorpresa quando, la vigilia di Natale, ricevettero una lettera propria da lui, che diceva così:

“Papà, mamma, sono io!

Probabilmente non sapete come ho vissuto tutti questi anni, ed è meglio così. Forse avrete pensato che ormai fossi morto: beh, ci sono andato molto vicino! Così mi hanno detto i medici dell’ospedale, quando sono uscito dal coma, qualche mese fa. Hanno detto che è un miracolo che sia sopravvissuto, ma comunque non ne avrò ancora per molto: qualche settimana, qualche mese al massimo; comunque, poco. La prima volta che sono riuscito ad andare in bagno, e mi sono guardato nello specchio, ho capito che avevano ragione. E mi siete tornati in mente.

Ho pensato tanto se tornare a salutarvi, oppure no. Forse avreste preferito non sapere nulla, tanto ero già uscito dalla vostra vita molto tempo fa; forse mi avete dimenticato, cancellato, come ho fatto io con voi per tutti questi anni. Alla fine ho deciso di scrivervi questa lettera.

Tra poco sarà Natale, il mio ultimo Natale; mi piacerebbe passarlo con voi. Ma ho paura.

Facciamo così: quel giorno prenderò il treno, il nostro trenino, quello che passa davanti a casa. Una volta c’era un faggio, proprio a ridosso della palizzata della ferrovia: ci salivo da bambino per salutare i treni che passavano. Se c’è ancora, appendete un fazzoletto: io lo vedrò, scenderò alla stazione, e verrò a casa. Se invece preferite non rivedermi, proseguirò il viaggio, e non vi disturberò mai più.”

Dopo aver letto la lettera, la madre cominciò a piangere sommessamente; il padre dal canto suo teneva la testa china, e non diceva nulla. Rimasero in silenzio anche quando, dopo molti minuti, i loro occhi si incontrarono; erano entrambi infinitamente tristi, ma si sorrisero.

Il mattino seguente, il giorno di Natale, il figlio era sul treno, e ormai si stava avvicinando al suo paesino. Fino all’ultimo era stato indeciso, se salire o no su quel treno: probabilmente i suoi non lo volevano rivedere, forse non avevano nemmeno ricevuto la lettera; magari si erano trasferiti, oppure erano già morti. Quando il treno svoltò, chiuse gli occhi, contò fino a cinque, e poi li riaprì di scatto: giusto in tempo per vedere per un istante il suo vecchio faggio, coperto di stracci, asciugamani e fazzoletti di tutti i colori.

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Posted by ikzus su 30 ottobre 2015


Kasper contro Ratzinger, la disputa che non finisce mai

Francesco l’ha rinfocolata e il sinodo non l’ha risolta.
Nei paragrafi sui divorziati risposati la parola “comunione” non c’è. Ma il papa potrebbe introdurla lui, d’autorità

di Sandro Magister

ROMA, 30 ottobre 2015 – Era palpabile l’insoddisfazione di papa Francesco per come il sinodo è andato a finire. Nel discorso e nell’omelia di chiusura se l’è presa ancora una volta con l'”ermeneutica cospirativa”, con l’arida “fede da tabella”, con chi vuole “sedersi sulla cattedra di Mosè per giudicare con superiorità i casi difficili e le famiglie ferite”:

> Discorso del 24 ottobre

> Omelia del 25 ottobre

Eppure il documento finale, approvato sabato 24 ottobre, è tutto un’inno alla misericordia, dalla prima all’ultima riga:

> Relazione finale del sinodo dei vescovi

Solo che non c’è nemmeno una parola, in questo documento, che schiodi la dottrina e la disciplina della Chiesa cattolica da quel “no” alla comunione per i divorziati risposati che era il vero muro da abbattere nel disegno dei novatori, il varco che avrebbe portato dritto all’ammissione del divorzio e delle seconde nozze.

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Posted by ikzus su 28 agosto 2015


“Sottostiamo a 190 mila leggi che regolano qualsiasi cosa”

Alfonso Celotto da anni in lotta con le scartoffie

Docente di diritto costituzionale a Roma, Alfonso Celotto si è messo a studiare le migliaia di leggi sull’acqua minerale nell’ambito di uno sdoppiamento di personalità. Qualche anno fa ha partorito un personaggio romanzesco, il dott. Ciro Amendola direttore della Gazzetta Ufficiale, censore severo dei pasticci legislativi. Celotto ha appena pubblicato il secondo romanzo, «Il pomodoro va rispettato». Il protagonista è sempre il dott. Amendola, grand commis travolto da amori e pandette.

Come mai è così appassionato di leggi?
«Non solo le ho studiate, come docente, ma ci ho lavorato, come collaboratore di ministri. In particolare, sono stato capo dell’Ufficio legislativo di Roberto Calderoli alla Semplificazione normativa».

Quando Calderoli organizzò il falò delle leggi?
«Era un modo per comunicare a tutti che abbiamo troppe leggi. Se ancora ce ne ricordiamo significa che comunicativamente ha funzionato».

Ma ha funzionato anche nell’eliminare leggi?
«Purtroppo no. Lo Stato italiano in 150 anni di vita ha emanato oltre 190.000 leggi, con la pretesa illuministica di regolare qualsiasi cosa. Queste leggi si sono stratificate, senza che nessuno sia ancora riuscito a mettervi ordine».

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Posted by ikzus su 28 agosto 2015


Diecimila norme dentro una bottiglia di acqua minerale

Le aziende del settore annegano nella burocrazia non solo leggi italiane ma anche europee e regionali

14/08/2015
GIUSEPPE SALVAGGIULO
Negli ultimi giorni, a centinaia in tutta Italia, si susseguono le ordinanze comunali sull’acqua. Da Bergamo a Santa Teresa a Riva, in provincia di Messina, i sindaci ne vietano l’utilizzo per «innaffiare orti, lavare auto e riempire piscine» e limitano «i consumi domestici ai soli usi potabili ed igienici», con multe per i trasgressori fino a 500 euro. Con i piccoli gesti quotidiani che la circondano – si riempie, si stappa, si beve, si richiude, si conserva – una bottiglia d’acqua può sembrare una cosa semplice. Invece è un esempio tra i più clamorosi dell’inflazione normativa da cui siamo sommersi. Le ordinanze si aggiungono a un vasto elenco di centinaia di direttive europee, leggi statali e regionali, decreti legislativi e ministeriali. In tutto circa diecimila norme che occupano duecento pagine e cinquanta metri di lunghezza.

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Posted by ikzus su 30 giugno 2015


Buon Ramadan ai musulmani.
Ma il messaggio non è affatto pacifico

Nel 2013 Francesco fece uno strappo. Eletto papa da poco, volle lui personalmente indirizzare ai musulmani il tradizionale messaggio per la fine del Ramadan. E lo dedicò all’amicizia tra i popoli delle due fedi.

Nel 2014 a firmare il messaggio tornarono ad essere il presidente e il segretario del pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, il cardinale Jean-Louis Tauran e padre Miguel Ángel Ayuso Guixot. E qui la novità fu il chiamare i musulmani “fratelli e sorelle”, come già aveva fatto Francesco nell’Angelus dell’11 agosto 2013.

Anche quest’anno, in occasione del Ramadan, è partito da Roma il messaggio augurale, firmato dalle stesse due persone. Ma con novità molto più consistenti.

Anzitutto, invece che aspettare la fine del mese sacro, questa volta il messaggio è stato inviato all’inizio dello stesso, sia pure includendovi anche l’augurio per la festa di chiusura, quella di ‘Id al-Fitr, la più importante del calendario musulmano.

E già questa anticipazione dell’invio è risultata tempestiva. Perché proprio negli stessi giorni i notiziari di tutta Europa, nel registrare una recrudescenza dei flussi di immigrazione, facevano vedere come anche in condizioni di grande difficoltà molti immigrati musulmani avessero comunque iniziato il digiuno del Ramadan, astenendosi da cibo e acqua da mattina a sera.

Ma la novità più forte del messaggio di quest’anno è il suo contenuto, a cominciare dal titolo: “Cristiani e musulmani insieme per contrastare la violenza perpetrata in nome della religione”.

L’intero messaggio è infatti centrato sulla questione della violenza. La violenza “giustificata in nome della religione”. Nel caso specifico la religione islamica.

Ma attenzione, questa violenza non è solo descritta – con inusitato realismo – e deprecata. È ricondotta alle sue origini religiose, culturali, educative:

“C’è pure la responsabilità di coloro che hanno il compito dell’educazione: le famiglie, le scuole, i testi scolastici, le guide religiose, il discorso religioso, i media. La violenza e il terrorismo nascono prima nella mente delle persone deviate, successivamente vengono perpetrate sul campo”.

Da cui la sollecitazione pressante al mondo musulmano a che non  vi sia “alcuna ambiguità nell’educazione”.

Ma ecco qui  il testo integrale del messaggio, che reca l’impronta inconfondibile del cardinale Tauran, non nuovo a dire la verità senza edulcorazioni, su questioni di tale portata capitale.

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Posted by ikzus su 15 giugno 2015


Da Dublino a Roma. Manuale per il perfetto matrimonio omosex

irlanda

Il referendum per le nozze omosessuali nell’Irlanda una volta cattolica ha dato un colpo d’acceleratore anche in Italia alla marcia verso una legge sulla “civil partnership” tra persone dello stesso sesso.

Il fatto che il governo in carica in Italia sia zeppo di cattolici praticanti, a cominciare dal suo capo Matteo Renzi, non sembra frapporre ostacoli al procedere inesorabile dell’operazione. È cattolico conclamato anche il sindaco di Roma Ignazio Marino – ieri amico del cardinale Carlo Maria Martini e oggi in rapporti cordiali col suo confratello gesuita divenuto papa – che già si esercita benedicendo in Campidoglio le avanguardie delle coppie omosessuali in cerca di sigillo pubblico alla propria unione.

Né sembra minimamente impensierire i fautori, anche cattolici, della nuova legge l’opposizione delle gerarchie della Chiesa. Lo stesso papa Francesco ha tuonato più volte contro le nozze gay, ma è come se parli al vento. “Non pervenuto”, si direbbe, a vedere come la grande stampa oscura ogni volta queste sue parole.

L’unica precauzione dei fautori della legge è quella di non chiamare l’unione “matrimonio”, pur avendone i connotati. Il modello a cui si richiamano è quello tedesco dell’Eingetragene Lebensgemeinschaft, in vigore in Germania dal 2001.

Niente matrimonio, dunque, a parole, ma solo parità di diritti per le coppie omosessuali, descritte come ancora ingiustamente prive di tutte le facoltà riconosciute alle coppie sposate.

Il fatto è che di quasi tutte queste facoltà già godono in Italia non solo le coppie sposate, ma anche i conviventi.

Luciano Moia, su “Avvenire” di qualche giorno fa, ne ha fornito il preciso inventario:

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Posted by ikzus su 5 febbraio 2015


MATTARELLA (CON BERGOGLIO). SUI COLLI DI ROMA IL TRIONFO POSTUMO DEL CARD. MARTINI SU GIOVANNI PAOLO II E SU BENEDETTO XVI

Il bacio della morte al Nazareno (inteso come patto) l’ha dato Giuliano Ferrara che aveva appena sfornato un pamphlet apologetico di Matteo Renzi e del suo “inciucio” col Cavaliere.

Renzi, in un batter d’occhio, l’ha sconfessato asfaltando al tempo stesso Berlusconi e i post-comunisti.

Ferrara, che è sia berlusconiano che postcomunista, è rimasto sotto le macerie di destra e di sinistra.

E oggi tutti coloro che non volevano “morire democristiani” devono rassegnarsi alla riesumazione della Balena bianca, tornata saldamente in sella ai vertici dello Stato, in barba a tutti i becchini.

E – quel che è più divertente – con i nemici di sempre della Dc (dai comunisti a Scalfari) che battono le mani entusiasticamente come per una propria vittoria.

Ma davvero è tornata Moby Dick – come farebbe pensare il “soccorso bianco” arrivato a Mattarella da tutti i democristiani di cielo di terra e di mare sparsi nei diversi schieramenti – o invece è un tonno, o uno squaletto, cioè un monocolore della sinistra democristiana, l’area ideologica da cui provengono sia Renzi che Mattarella, che è una democristianeria atipica?

QUESTIONE CATTOLICA

Di fatto i cattolici son tornati al centro del dibattito. Giulio Sapelli ieri ha scritto di ritenere da tempo che “la questione italiana è niente di più e niente di meno che la questione cattolica”.

Poi ha aggiunto: “Mattarella è il paradossale frutto di questa endiadi, ossia mentre il cattolicesimo, come fede, viene quasi sconfitto dalla secolarizzazione, il cattolicesimo come religione trionfa sotto le spoglie dell’eredità culturale della democrazia cristiana in Italia”.

E ancora: “l’unità politica dei cattolici è finalmente finita, ma chi occupa oggi i centri nevralgici del potere visibile e invisibile in Italia (salvo quelli massonici: in ritirata) son proprio i religiosi cattolici eredi di quell’unità”.

Spunti di riflessione intelligenti, ma forse non tutti centrati. Cosa sta veramente accadendo? E cosa dicono i cattolici?

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Posted by ikzus su 18 gennaio 2015


ECCO COSA C’E’ DIETRO IL PUGNO DI PAPA BERGOGLIO

Adesso finirà in satira anche la frase sul pugno detta dal papa della tenerezza. C’è già chi – parafrasando Giovanni XXIII – scrive: “Quando tornate a casa, date uno sganassone a vostro figlio e ditegli: questo è lo sganassone del papa!…”.

C’è però un problema. Anche a voler declassare a “battuta” quella dichiarazione (che però non era una battuta, ma un preciso segnale di “comprensione” all’Islam) il danno è fatto.

Dopo i massacri di Parigi si è ripetuto per giorni che nei paesi civili al dileggio offensivo contro le religioni si deve reagire con una querela, non con la violenza.

Si è sottolineato che dalle offese ci difende la legge e non ci si fa giustizia da soli passando alle mani o peggio ai fucili.

Poi arriva il papa – nientemeno che il Papa! – e, pur condannando i fucili, com’è scontato (grazie al cielo), sdogana e approva lo sganassone in risposta alla parolaccia.

Dobbiamo pensare che Francesco voglia imitare Bud Spencer ? O che il “dolce Cristo in terra” emuli Cassius Clay (anzi, Mohammed Alì)?

Ovviamente no.

Ma allora perché ha voluto dire quella frase, in quel modo calcolato e voluto?

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«Io sono Charlie eppure non lo sono» È così. Ma questo non è tempo di «né né»

Posted by alagna su 10 gennaio 2015


Caro direttore,
sono un sacerdote e vivo in Francia, precisamente a Lourdes, alcuni anni fa ero parroco a S. Maria Goretti a Milano, e ci siamo conosciuti in occasione della morte del suo collega Lino Giaquinto. Ovviamente come tutti, qui e altrove, sono sconvolto per quanto accaduto a Parigi. Ragionevole e comprensibile è la reazione e la conseguente riaffermazione della libertà di pensiero e di parola. Ora, un po’ meno a caldo, vorrei condividere con lei due semplici riflessioni. Anzitutto, io sono Charlie. Le piazze francesi sono invase da persone che giustamente manifestano a favore della libertà di espressione. Nulla può impedire tale diritto, da lungo acquisito dalla cultura occidentale e giustamente da difendere. Anch’io mi unisco a loro. In verità, si tratta di riconoscere il fondamento cristiano di tale valore. Non si può bloccare tale libertà, per cui opinioni diverse, democraticamente si confrontano e in tal modo favoriscono il dibattito culturale, politico e civile. Il vostro-nostro giornale è l’espressione di questa libertà nell’agone della nostra cara Italia. E ben venga, per cui non è ammissibile che, in nome di Dio o di ideologie, si uccida o si chiuda la bocca a chi non appartiene alla tua stessa sponda. Ma devo anche dire, io non sono Charlie. Mi è capitato di vedere, scorrendo internet, alcune vignette pubblicate dal giornale satirico. Ne sono rimasto inorridito e mi sono sentito offeso nella mia fede cristiana (specie vignette riguardanti Benedetto XVI). Mi ha fatto molto male. Disegni di una volgarità estrema e di pessimo gusto. C’è, sì, una libertà, ma non c’è forse anche una deontologia professionale da rispettare? Ci hanno sempre insegnato che la tua libertà termina dove inizia la mia. Ciò vuol dire che è sempre urgente mantenere un corretto equilibrio tra le diverse possibilità. Ricordo, a partire dalla mia infanzia, che l’educazione era: imparare a relazionarsi con gli altri in modo corretto, gestendo le proprie reazioni, moderando il proprio linguaggio e rispettando le regole. A questo siamo stati formati per diventare persone rispettose e cittadini responsabili. Non tutto si può dire e scrivere! Guarda caso, vedo proprio sul nostro giornale la campagna “migliori si può – anche le parole uccidono”. Ben venga: posso indiscriminatamente usare quelle parole, appellandomi al fatto che sono libero da ogni costrizione? Allora che senso hanno le accuse di omofobia o altro, se alla fine posso dire e fare tutto ciò che voglio? Mi ha fatto piacere leggere la riflessione di Giuseppe Anzani e anche, su “La Stampa on line” di venerdì 9 gennaio, il commento di Elena Loewenthal ove dice: «Ma io non sono Charlie soprattutto perché non siamo tutti vignettisti irriverenti come Wolinski… Il fondamento della libertà, quella di essere e quella di esprimersi, sta nel riconoscere che il mondo non è tutto uguale e noi nemmeno, anzi». Al di là dell’emozione del momento, abbiamo di che pregare, ma nello stesso tempo anche di che riflettere e seriamente. Da parte mia lo farò qui a Lourdes, ove, le campane del santuario, insieme a quelle di Notre Dame a Parigi, hanno suonato a morto, in memoria dei fratelli uccisi. Grazie ancora del vostro lavoro.

padre Giuseppe Serighelli, passionista Lourdes

Il 7 gennaio, proprio nel giorno del primo attacco dei jihadisti di Francia, dialogando con una lettrice che mi segnalava una bellissima storia italiana di presepi fatti assieme da bambini di religioni diverse, scrivevo: «Ignorare e far ignorare il rispetto che altri, diversamente credenti, in questo caso musulmani, hanno per la nostra fede [cristiana] e i suoi “segni” personali e comunitari (ma anche per la fede ebraica: la Sinagoga inserita nel presepe realizzato da bimbi di fede islamica) porta a disprezzare i sani sentimenti e le pratiche religiose altrui, facendo crescere distanze e fomentando inimicizie. Che politici e insegnanti che si dicono “laici” compiano questo errore e questa rimozione è davvero grave. Tanto più nel tempo tragico che viviamo, nel quale minoranze religiose di ogni parte del mondo e, soprattutto, intere comunità cristiane del Medio Oriente sono vittime di persecuzione. È così: rimuovendo le tracce antiche e le voci e le occasioni attuali del dialogo e della convivenza possibili, si finisce per lasciare il campo soltanto ai fanatici». Temevo, come tanti, ciò che poteva accadere, certo non immaginarlo. Però conosco i fanatici: non hanno bisogno di pretesti, ma li sfruttano tutti e sempre per ingigantire il proprio odio e portare contagio e morte. In Asia e Africa i jihadisti assassini ce lo stanno dimostrando da anni (e quanti, anche solo a parole, gareggiano assurdamente con loro per far crescere sospetto, divisione, intolleranza, rabbia). Adesso il fanatismo omicida l’abbiamo sperimentato di nuovo, con annichilente durezza, pure in casa nostra (e qui, bestemmiando il dialogo con chi fanatico non è, purtroppo non mancano quelli che continuano a scimmiottarne le logiche). Perciò come tanti di voi, amici lettori, anch’io che amo e difendo la libertà di coscienza, di pensiero e di stampa mi ritrovo a dire, senza esitazioni, che «sono Charlie» eppure subito dopo, per irrinunciabile convinzione, penso e dico che «Charlie» non voglio proprio esserlo. Perché non credo in una informazione e in una satira incapaci di porsi il problema del “rispetto” (e non di potenze politiche o economiche, ma del divino e dell’umano cioè di ciò che è intimamente sacro per la persona). Una libertà senza responsabilità (che non è solo morale senso del limite, ma anche senso dell’accoglienza dell’altro) non è libertà. Tento di viverlo, e non so più quante volte l’abbia ripetuto prima di tutto a me stesso, ma so quanto bene, ieri, qui, l’abbia saputo scrivere Giuseppe Anzani. E dunque, oggi, dichiaro di essere «Charlie», perché «Charlie» è stato ucciso nelle persone che erano la sua “matita” e la sua “voce” e il loro sangue versato è mio, come quello di ogni uomo e ogni donna vittima di ingiustizia e di violenza. Ma contemporaneamente, in coscienza, continuo a non essere «Charlie». E non mi sento in contraddizione. Di fronte a mani e menti fanaticamente omicide la logica del «né né» (quella che un tempo, in Italia, faceva dire «né con lo Stato, né con le Br») è impossibile. No agli assassini, no al terrore, no al jihad. No, no, no.

Marco Tarquinio

Da l’Avvenire del 10 Gen 2014

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Posted by ikzus su 14 dicembre 2014


Manuale Isis: “Lecito fare sesso con bambine non musulmane”

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La vera Chiesa: il ‘resto’ di Israele

Posted by ikzus su 7 dicembre 2014


“Se io non fossi cattolico e volessi trovare quale sia oggi, nel mondo, la vera Chiesa, andrei in cerca dell’unica Chiesa che non va d’accordo con il mondo. Andrei in cerca della Chiesa che è odiata dal mondo. Infatti, se oggi nel mondo Cristo è in qualche Chiesa, Egli dev’essere tuttora odiato come quando viveva sulla terra. Se dunque oggi vuoi trovare Cristo, trova la Chiesa che non va d’accordo con il mondo… Cerca quella Chiesa che i mondani vogliono distruggere in nome di Dio come crocifissero Cristo. Cerca quella Chiesa che il mondo rifiuta, come gli uomini rifiutarono di accogliere Cristo”.

Mons. Fulton Sheen (1895-1979), arcivescovo cattolico

Antonio Socci

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“Berlino cambi o sarà recessione”

Posted by alagna su 10 novembre 2014


di VINCENZO SAVIGNANO
BERLINO – L’economia europea ha urgente bisogno di una scossa. Lo confermano i nuovi dati arrivati ieri da alcune delle principali economie della zona euro. 

Le industrie tedesche continuano ad andare avanti con il freno tirato: a settembre la produzione industriale in Germania ha segnato un aumento dell’1,4%, deludendo le attese degli analisti, che si aspettavano una crescita del 2% per compensare il sorprendente crollo di agosto (3,1%, il peggior risultato da cinque anni). Anche la crescita dell’export tedesco (+5,5%) non basta a compensare la caduta del 5,8% segnata il mese precedente. Se la prima economia d’Europa avanza lenta, la seconda è praticamente ferma. In Francia la produzione industriale a settembre è rimasta “stabile” (dopo essere calata dello 0,2% ad agosto) e la Banque de France, dopo un sondaggio tra imprese e famiglie, ha corretto al ribasso la stima per la crescita del Pil nell’ultimo trimestre dell’anno: Parigi segnerà uno 0,1 % invece dello 0,2% previsto. In questo contesto è una magra consolazione la “ripresina” della Spagna, quarta economia dell’area euro, dove la produzione industriale a settembre è cresciuta dell’1%, sorprendendo, stavolta in positivo, gli analisti.

Anche l’economia tedesca è in pericolo a causa di una politica finanziaria europea sbagliata». Klaus Busch, vicerettore dell’Università di Osnabrück, economista ed esperto di politiche europee, un passato nelle file della Spd, è uno dei più convinti critici della politica finanziaria europea voluta dal governo di Berlino. «Hanno puntato quasi esclusivamente su politiche di risparmio che hanno mortificato la crescita economica e che a mio modo di vedere potrebbero causare una crisi assai più profonda di quella esplosa nel 2009 e coinvolgere anche la Germania» avverte il professore.

Cosa le fa prevedere uno scenario così negativo?
Da più di un anno l’Europa sta vivendo una fase di stagnazione, in alcuni paesi del sud Europa si sono innescati anche dei processi deflattivi. Le previsioni di crescita per il 2015 ma anche per il 2016 non sono affatto positive, anche in Germania sono state viste al ribasso, inoltre è sempre più concreto il rischio di bolle finanziarie soprattutto nel settore immobiliare.

C’è un modo per evitare tutto questo?
Credo che l’input debba partire proprio dalla Germania attraverso un ambizioso piano di investimenti in infrastrutture. Parlo di decine e decine di miliardi di euro che potrebbero fungere da volano per l’economia tedesca ma anche per quella europea. Penso anche a piani trasnazionali, progetti europei per lo sfruttamento delle energie alternative e per nuove infrastrutture digitali. Serve un chiaro cambio di rotta soprattutto per favorire la crescita in Francia ed Italia, la loro crisi sta spaventando anche la Germania.

Roma e Parigi insistono nel chiedere deroghe sul tetto del deficit al 3% del Pil. È una richiesta legittima?
Io sono più dell’idea che l’economia la si fa con i fatti e non con i numeri. Sembrerà strano detto da un economista ma la realtà è che quel parametro del 3% è stato introdotto in una fase economica completamente differente da quella attuale. Ora i fatti dicono che le politiche del risparmio e del controllo dei conti non hanno sortito gli effetti sperati quindi serve dell’altro.

La crescita italiana però è zavorrata anche da un debito pubblico che l’anno prossimo supererà il 133% del Pil…
Non sono dell’idea che un debito pubblico elevato impedisca politiche volte a favorire la crescita. Negli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale il rapporto tra debito pubblico e Pil aveva sfondato il muro del 100%, nei 20 anni successivi con politiche esclusivamente votate alla crescita venne ridotto del 30%.

Quindi sostiene la linea di Renzi?
Non la conosco nei suoi dettagli ma la riduzione delle tasse, la riforma del mercato del lavoro e una semplificazione della burocrazia sono già misure interessanti a cui però si devono aggiungere interventi di Bruxelles e della Bce.

In che direzione?
Penso ad un piano di investimenti sostenuti dalla Commissione europea e ad un nuovo ruolo della Banca centrale. Appoggio la scelta di Draghi di ridurre il costo del denaro e di rafforzare il sistema bancario ma oltre all’acquisto di covered bond, di obbligazioni, resto un sostenitore degli Eurobond. La condivisione del debito è la strada più rapida per rilanciare l’economia europea.

Possiamo sperare in qualche concessione da parte del governo Merkel?
In verità la Merkel non è cosi rigida sulle sue posizioni, già in passato ha mostrato una certa flessibilità su alcuni temi, ad esempio sulla chiusura delle centrali nucleari. In Germania i veri strenui difensori del rigore sono il ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble, e il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Spero che prima che sia troppo tardi capiscano che la loro linea forse è un bene per la Germania ma un danno per l’Europa.
Klaus Busch

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Posted by ikzus su 7 settembre 2014


Dalla rinoplastica all’infibulazione, le madri inglesi che “decapitano cristiani”

di Giulio Meotti

 

Loro che non avevano Dio, sono partite per quella parte di pianeta dove la fede reclama le sue vittime. E’ questo il più grande orrore dello Stato Islamico. Che è una storia di occidentali che uccidono altri occidentali. Steven Sotloff e James Foley, due giornalisti occidentali, decapitati da un islamista inglese, in un video realizzato da un altro cittadino britannico, mentre ad assistere c’era una donna inglese. Nella stessa settimana in cui l’intelligence kenyota diceva di aver perso le tracce di Samantha Lewthwaite, la donna inglese “mente” della strage al centro commerciale di Westgate, a Nairobi, l’Inghilterra faceva la scoperta di un’altra mamma britannica salita ai vertici del jihad. Si tratta di Sally Jones, madre di due bambini di Chatham, nel Kent, già chitarrista della rock band Krunch, che oggi posta messaggi del tipo: “Voi cristiani avete tutti bisogno di una decapitazione con un bel coltello smussato. Venite qui, lo farò per voi”.

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I cristiani muoiono; l’Occidente anche

Posted by ikzus su 3 agosto 2014



L’indifferenza che uccide

Diciamo la verità: a quanti qui in Europa e in Occidente importerà davvero qualcosa dell’ennesima uccisione di cristiani, saltati in aria ieri, a Kano, in Nigeria, per lo scoppio di una bomba in una chiesa? E del resto a quanti glien’è importato davvero qualcosa dei cristiani obbligati la settimana scorsa ad abbandonare Mosul nel giro di 24 ore, pena la vita o la conversione forzata all’Islam? A nessuno. Così come nessuno ha mai alzato un dito per tutti i cristiani fuggiti a centinaia di migliaia in tutti questi anni dall’Iraq, dalla Siria, da tutto il mondo arabo. Quante risoluzioni i Paesi occidentali hanno presentato all’Onu riguardanti la loro sorte? Quanti milioni di dollari hanno chiesto alle agenzie delle Nazioni Unite di stanziare a loro favore? Sono ormai anni che la strage continua, quasi quotidiana: a decine e decine i cristiani vengono bruciati vivi o ammazzati nelle chiese dell’India, del Pakistan, dell’Egitto, della Nigeria. E sempre nel silenzio o comunque nell’inazione generali: che cosa, ad esempio, si è fatto realmente di concreto per le 276 ragazze cristiane rapite qualche settimana fa, sempre in Nigeria, dalla banda jihadista di Boko Haram perché colpevoli – niente di meno! – di voler andare a scuola, e quindi avviate a un destino che è facile immaginare?

I due principali motivi di questa vasta indifferenza sono ovvi. Il primo è che sempre di più stentiamo a sentirci, e ancor di più a dirci, cristiani. Non si tratta solo della semplice perdita della fede, che pure naturalmente conta. È questione di quanto ci sta dietro. Un paio di secoli di pensiero critico laico, soprattutto la sua gigantesca volgarizzazione/banalizzazione resa possibile dallo sviluppo dei mass media, hanno sottratto al Cristianesimo, agli occhi dei più, la dignità socio-culturale di una volta. Da tempo essere e dirsi cristiani non solo non è più intellettualmente apprezzato, ma in molti ambienti è quasi giudicato non più accettabile.

Il Cristianesimo non è per nulla «elegante», e spesso comporta a danno di chi lo pratica una sorta di tacita ma sostanziale messa al bando. L’atmosfera culturale dominante nelle società occidentali giudica come qualcosa di primitivo, al massimo un «placebo» per spiriti deboli, come qualcosa intimamente predisposto all’intolleranza e alla violenza, la religione in genere. In special modo le religioni monoteistiche. In teoria tutte, ma poi, in pratica, nel discorso pubblico diffuso, quasi soltanto il Cristianesimo e massimamente il Cattolicesimo, ad esclusione cioè del Giudaismo e dell’Islam: il primo per ovvie ragioni storico-morali legate (ma ancora per quanto tempo?) alla Shoah, il secondo semplicemente per paura.
Sì, bisogna dirlo: per paura.

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Posted by ikzus su 3 agosto 2014


LA VERA DIMENSIONE DELLA MISERICORDIA DI DIO

Intervista con il cardinale Gerhard Ludwig Müller

D. – Il problema dei divorziati risposati è stato riproposto ultimamente all’attenzione dell’opinione pubblica. Partendo da una certa interpretazione della Scrittura, della tradizione patristica e dei testi del magistero, sono state suggerite soluzioni che propongono innovazioni. Ci si può attendere un mutamento dottrinale?

R. – Nemmeno un concilio ecumenico può mutare la dottrina della Chiesa, perché il suo fondatore, Gesù Cristo, ha affidato la custodia fedele dei suoi insegnamenti e della sua dottrina agli apostoli e ai suoi successori. Abbiamo sul matrimonio una dottrina elaborata e strutturata, basata sulla parola di Gesù, che occorre offrire nella sua integrità. L’assoluta indissolubilità di un matrimonio valido non è una mera dottrina, bensì un dogma divino e definito dalla Chiesa. Di fronte alla rottura di fatto di una matrimonio valido, non è ammissibile un altro “matrimonio” civile. In caso contrario, saremmo di fronte a una contraddizione, perché se la precedente unione, il “primo” matrimonio o, meglio, il matrimonio, è realmente un matrimonio, un’altra unione successiva non è “matrimonio”. È solo un gioco di parole parlare di primo e di secondo “matrimonio”. Il secondo matrimonio è possibile solamente quando il legittimo coniuge è morto, oppure quando il matrimonio è stato dichiarato invalido, perché in questi casi il vincolo precedente si è dissolto. In caso contrario ci troviamo di fronte a ciò che è definito “impedimento di vincolo”.

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