ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘cattolici’

Posted by ikzus su 30 ottobre 2015


Kasper contro Ratzinger, la disputa che non finisce mai

Francesco l’ha rinfocolata e il sinodo non l’ha risolta.
Nei paragrafi sui divorziati risposati la parola “comunione” non c’è. Ma il papa potrebbe introdurla lui, d’autorità

di Sandro Magister

ROMA, 30 ottobre 2015 – Era palpabile l’insoddisfazione di papa Francesco per come il sinodo è andato a finire. Nel discorso e nell’omelia di chiusura se l’è presa ancora una volta con l'”ermeneutica cospirativa”, con l’arida “fede da tabella”, con chi vuole “sedersi sulla cattedra di Mosè per giudicare con superiorità i casi difficili e le famiglie ferite”:

> Discorso del 24 ottobre

> Omelia del 25 ottobre

Eppure il documento finale, approvato sabato 24 ottobre, è tutto un’inno alla misericordia, dalla prima all’ultima riga:

> Relazione finale del sinodo dei vescovi

Solo che non c’è nemmeno una parola, in questo documento, che schiodi la dottrina e la disciplina della Chiesa cattolica da quel “no” alla comunione per i divorziati risposati che era il vero muro da abbattere nel disegno dei novatori, il varco che avrebbe portato dritto all’ammissione del divorzio e delle seconde nozze.

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Posted by ikzus su 15 giugno 2015


Da Dublino a Roma. Manuale per il perfetto matrimonio omosex

irlanda

Il referendum per le nozze omosessuali nell’Irlanda una volta cattolica ha dato un colpo d’acceleratore anche in Italia alla marcia verso una legge sulla “civil partnership” tra persone dello stesso sesso.

Il fatto che il governo in carica in Italia sia zeppo di cattolici praticanti, a cominciare dal suo capo Matteo Renzi, non sembra frapporre ostacoli al procedere inesorabile dell’operazione. È cattolico conclamato anche il sindaco di Roma Ignazio Marino – ieri amico del cardinale Carlo Maria Martini e oggi in rapporti cordiali col suo confratello gesuita divenuto papa – che già si esercita benedicendo in Campidoglio le avanguardie delle coppie omosessuali in cerca di sigillo pubblico alla propria unione.

Né sembra minimamente impensierire i fautori, anche cattolici, della nuova legge l’opposizione delle gerarchie della Chiesa. Lo stesso papa Francesco ha tuonato più volte contro le nozze gay, ma è come se parli al vento. “Non pervenuto”, si direbbe, a vedere come la grande stampa oscura ogni volta queste sue parole.

L’unica precauzione dei fautori della legge è quella di non chiamare l’unione “matrimonio”, pur avendone i connotati. Il modello a cui si richiamano è quello tedesco dell’Eingetragene Lebensgemeinschaft, in vigore in Germania dal 2001.

Niente matrimonio, dunque, a parole, ma solo parità di diritti per le coppie omosessuali, descritte come ancora ingiustamente prive di tutte le facoltà riconosciute alle coppie sposate.

Il fatto è che di quasi tutte queste facoltà già godono in Italia non solo le coppie sposate, ma anche i conviventi.

Luciano Moia, su “Avvenire” di qualche giorno fa, ne ha fornito il preciso inventario:

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Posted by ikzus su 5 febbraio 2015


MATTARELLA (CON BERGOGLIO). SUI COLLI DI ROMA IL TRIONFO POSTUMO DEL CARD. MARTINI SU GIOVANNI PAOLO II E SU BENEDETTO XVI

Il bacio della morte al Nazareno (inteso come patto) l’ha dato Giuliano Ferrara che aveva appena sfornato un pamphlet apologetico di Matteo Renzi e del suo “inciucio” col Cavaliere.

Renzi, in un batter d’occhio, l’ha sconfessato asfaltando al tempo stesso Berlusconi e i post-comunisti.

Ferrara, che è sia berlusconiano che postcomunista, è rimasto sotto le macerie di destra e di sinistra.

E oggi tutti coloro che non volevano “morire democristiani” devono rassegnarsi alla riesumazione della Balena bianca, tornata saldamente in sella ai vertici dello Stato, in barba a tutti i becchini.

E – quel che è più divertente – con i nemici di sempre della Dc (dai comunisti a Scalfari) che battono le mani entusiasticamente come per una propria vittoria.

Ma davvero è tornata Moby Dick – come farebbe pensare il “soccorso bianco” arrivato a Mattarella da tutti i democristiani di cielo di terra e di mare sparsi nei diversi schieramenti – o invece è un tonno, o uno squaletto, cioè un monocolore della sinistra democristiana, l’area ideologica da cui provengono sia Renzi che Mattarella, che è una democristianeria atipica?

QUESTIONE CATTOLICA

Di fatto i cattolici son tornati al centro del dibattito. Giulio Sapelli ieri ha scritto di ritenere da tempo che “la questione italiana è niente di più e niente di meno che la questione cattolica”.

Poi ha aggiunto: “Mattarella è il paradossale frutto di questa endiadi, ossia mentre il cattolicesimo, come fede, viene quasi sconfitto dalla secolarizzazione, il cattolicesimo come religione trionfa sotto le spoglie dell’eredità culturale della democrazia cristiana in Italia”.

E ancora: “l’unità politica dei cattolici è finalmente finita, ma chi occupa oggi i centri nevralgici del potere visibile e invisibile in Italia (salvo quelli massonici: in ritirata) son proprio i religiosi cattolici eredi di quell’unità”.

Spunti di riflessione intelligenti, ma forse non tutti centrati. Cosa sta veramente accadendo? E cosa dicono i cattolici?

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Posted by ikzus su 16 luglio 2012


Andare a messa, cioè a morire, in Nigeria

Una mozione per chiedere che i caschi blu difendano i cristiani

 La strage di cristiani nelle chiese della Nigeria è oggetto di un bollettino di morte che si ripete ogni domenica e in ogni ricorrenza religiosa dall’inizio dell’anno. Contro questo stato di cose, un gruppo di parlamentari del Pdl ha presentato ieri una mozione (prime firmatarie Eugenia Roccella, Fiamma Nirenstein e Souad Sbai) con cui chiede che il nostro governo si attivi “nei confronti dell’Onu, affinché forze di interposizione siano inviate in Nigeria, in coordinamento con il governo nigeriano, a protezione delle chiese cristiane e dei fedeli”. “Chiediamo che non ci si limiti solo alle parole, ma che ci sia una protezione fisica delle persone che vanno a messa, con l’intervento dei caschi blu”, ha detto Eugenia Roccella, mentre Souad Sbai sottolinea come “si parla molto della Siria e del nord Africa, ma su quanto avviene nell’Africa nera permane un silenzio assordante”. Fiamma Nirenstein aggiunge che chiedere l’intervento dei caschi blu può apparire “audace. Ma ci sembra di interpretare un punto di vista necessario”.

I cristiani di Nigeria sono le vittime di una persecuzione che ha prodotto seicento morti dall’inizio dell’anno e più di diecimila nell’ultimo decennio. La mozione afferma che “l’impunità in cui sembrano agire i terroristi ne conferma la forza e la potenza agli occhi del mondo, e rischia di suscitare iniziative analoghe da parte di altri gruppi organizzati, allargando il massacro ad altri territori dove opera il terrorismo di matrice islamica, in nome dell’odio verso i cristiani e verso l’occidente, identificato con la civiltà giudaico cristiana”. Servono quindi “iniziative di solidarietà internazionale a supporto del governo nigeriano, dalla collaborazione bilaterale fino a un possibile intervento dei caschi blu”, perché “il primo interesse delle nazioni è la difesa della libertà di coscienza, di pensiero e di culto”. E ieri un kamikaze si è fatto saltare di fronte a una moschea nel sud del paese, a Maiduguri, dove è attiva la setta islamista Boko Haram, autrice di attacchi contro i cristiani del nord. L’attentato, che ha ucciso cinque persone, puntava probabilmente a eliminare un politico locale e il leader religioso della regione, durante la preghiera del venerdì.

14 luglio 2012 – © FOGLIO QUOTIDIANO

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Stessa pagina, stessa crociata sulla Chiesa sì, sull’Islam no

Posted by alagna su 1 aprile 2012


Alcuni giorni fa una bizzarra pagina pubblicitaria appare sul New York Times. Una lettera aperta indirizzata ai cattolici moderati o non praticanti dal titolo che non lascia nulla all’immaginazione: «È tempo di abbandonare la Chiesa Cattolica».

Un invito a dire basta all’oscurantismo cattolico e abbandonare la Chiesa, incorniciato tra la vignetta di un vescovo furioso che strilla guardando una pillola anticoncezionale e il disegno di una donna accigliata che reclama la propria libertà sessuale. La lunga lettera rappresenta una sorta di manifesto semplificato del laicismo liberal della sinistra americana, in gran parte centrato sui temi dell’aborto e della politica cattolica sulla contraccezione. Partendo dai diritti delle donne, l’invettiva passa in rassegna tutti i mali del mondo, dalla miseria alla sovrappopolazione, e finisce per attribuirli tutti alle sacre scritture. Ovvia la conclusione: la modernità non è compatibile con la religione. Cari cattolici, è arrivato il tempo delle scelte: abbandonate la Chiesa. A firmare la pubblicità, la fondazione atea Freedom From Religion Foundation.

Fin qui nulla di particolarmente strano. I giornali, anche quelli stranieri, sono pieni di buffi annunci. E pochi li prendono realmente in considerazione. Se non fosse che, questa volta, la bislacca pagina pubblicitaria ha la sventura di catturare l’attenzione di Pamela Geller.

Blogger, giornalista, scrittrice e punta di diamante del movimento anti-Jihad cresciuto online dopo l’11 settembre 2001, Pamela Geller è stata definita come un mix tra una Ann Coulter simpatica e una Sarah Palin brillante.

Forse è un’esagerazione, ma resta il fatto che la Geller è una delle figure più in vista e più influenti della cyberdestra a stelle e strisce, oltre che una delle più odiate dalla sinistra. Insieme a Robert Spencer (FrontPage Magazine e Human Events), ha fondato due organizzazioni, Freedom Defense Initiative e Stop Islamization of America, che si propongono di combattere qualsiasi tendenza alla sharia negli States. E ha dato alle stampe, sempre insieme a Spencer, il bestseller The Post-American Presidency: The Obama Administration’s War on America. Il nome del blog che l’ha resa famosa, Atlas Shrugs è un chiaro omaggio all’opera di Ayn Rand (il cui romanzo più celebre, La rivolta di Atlante, in inglese è intitolato Atlas Shrugged), che la Geller definisce «il più grande filosofo della storia dell’umanità».

Descritto il tipo, il resto viene da sé. La Geller ha un’idea e senza perder tempo la mette in pratica. Prepara un’inserzione pubblicitaria identica: stessa grafica, stesso tratto nelle vignette. Al posto del vescovo, un imam. Al posto della pillola, un corano incendiato. Simile anche la donna che con sguardo fiero dice «no» alla barbarie. Diverso, ovviamente, il destinatario della missiva. Quella della Geller e della fondazione SIA (Stop Islamization of America), è ovviamente rivolta ai musulmani moderati. «È tempo di abbandonare l’Islam», titola la nuova lettera aperta. Un bel pacchetto con richiesta di pubblicazione finisce sulla scrivania dell’amministrazione del New York Times. Un discreto rischio per una provocazione: la tariffa è di 38mila dollari. Se l’accettano, tocca pagare.

E invece, come previsto dalla perfida Geller, puntuale arriva la telefonata imbarazzata di Bob Christie, niente meno che Senior Vice President of Corporate Communications per il New York Times. Per farla breve ecco il messaggio: bella la pubblicità, ma per il momento il quotidiano non ritiene opportuno pubblicarla. Troppo pericoloso, perché rischia di alzare la tensione con i fondamentalisti e ci sono ancora le truppe americane in Afghanistan che rischiano ritorsioni.

Per la Geller è la prova del nove: l’imbarazzo del New York Times era scontato. Chiamatelo politicamente corretto o, come lei preferisce, «vigliacco genuflettersi alla barbarie islamica». E la domanda diventa scontata: «Se avessero temuto un attacco cattolico al grattacielo del New York Times, avrebbero mai pubblicato quella prima pubblicità?». La morale? Scontata anche quella: se vuoi essere trattato con rispetto dal New York Times e dal resto dell’establishment politicamente corretto, il modo migliore è mettere ben in chiaro la tua volontà di ucciderli.

di Andrea Mancia e Cristina Missiroli
da Il Giornale del 23 Marzo 2012

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Vorrei dare una notizia in esclusiva: mercoledì è iniziata la Quaresima

Posted by alagna su 13 marzo 2011


“Vorrei dare una notizia in esclusiva: ieri è iniziata la Quaresima”. Con queste parole inizia un articolo di oggi de Il Giornale firmato da Mario Giordano, una spietata disanima che dovrebbe farci riflettere sul nostro futuro e su come l’Occidente si stia suicidando perché scorda, nasconde, rimuove le proprie radici cristiane. Il Mercoledì delle Ceneri è solo il giorno dopo il Carnevale di Venezia e i carri di Viareggio (e quest’anno anche il giorno dopo la festa della donna)? Questa dimenticanza, questa cancellazione da giornali, tv e vita sociale, non ci mette in allarme? Ancor più se pensiamo a quanto veniamo informati sull’inizio del Ramadam e dei suoi precetti? “Ormai persino la giornata internazionale della len­tezza, la giornata mondiale senza tabacco e la giornata internazionale sulla protezione della fascia di ozono stratosferico hanno più visibilità dell’inizio della Quaresima”. Leggi il seguito di questo post »

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Posted by ikzus su 24 gennaio 2011


La satira tv che ferisce

Sono un prete stufo di fango

Sono un prete. Un prete della Chiesa cattolica. Uno dei tanti preti italiani. Seguo con interesse e ansia le vicende del mio Paese. Non avendo la bacchetta ma­gica per risolvere i problemi che affliggo­no l’Italia, faccio il mio dovere perché ci sia in giro qualche lacrima in meno e qualche sorriso in più.

Sono un uomo che come tanti lotta, sof­fre, spera. Che si sforza ogni giorno di es­sere più uomo e meno bestia. Sono un uo­mo che rispetta tutti e chiede di essere ri­spettato. Che non offende e gradirebbe di non essere offeso, infangato. Da nessuno. Inutilmente. Pubblicamente. Vigliacca­mente.

Sono un prete che lavora e riesce a dare gioia, pane, speranza a tanta gente bi­strattata, ignorata, tenuta ai margini. Un prete che ama la sua Chiesa e il Papa. Un prete che non vuole privilegi e non pre­tende di far cristiano chi non lo desidera, che mai si è tirato indietro per dare una mano a chi non crede.

Un prete che, prima della Messa della se­ra, brucia incenso in chiesa per elimina­re il fetore sprigionato dalle tonnellate di immondizie accumulate negli anni ai margini della parrocchia in un cosiddet­to cdr e che vanno aumentando in questi giorni.

Sono un prete che si arrabbia per le inef­ficienze dello Stato ai danni dei più debo­li e indifesi. Che organizza doposcuola per bambini che la scuola non riesce ad inte­ressare e paga le bollette di luce e gas per­ché le case dei poveri non si trasformino in tuguri.Sono un prete, non sono un pedofilo.

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Posted by alenu su 29 dicembre 2010


Uccidono i cristiani ma è l’Europa ad essere morta

Nel giro di poche ore l’Ue si dimentica delle festività critiane e si rifiuta di equiparare le vittime del comunismo a quelle del nazismo.

E se ne frega se attaccano le chiese in Nigeria e nelle Filippine

di Marcello Veneziani

Per l’Unione europea il Natale non esiste, la Pasqua nemmeno, e se uccidono i cristiani in Nigeria e nelle Filippine, come è accaduto nel giorno di Natale, chi se ne frega, la cosa non ci riguarda. I cristiani saranno una setta del posto. Noi europei ci occupiamo di misurare le banane, mica di religioni, superstizioni, stragi e amenità varie. Noi siamo civili, lavoriamo in banca, mica pensiamo alle festività religiose. E poi in questi giorni la Commissione europea non lavora, è in vacanza natalizia, anche se non si sa ufficialmente la ragione di queste festività, sarà l’anniversario dell’euro o l’onomastico di Babbo Natale…

Non sto vaneggiando per overdose di spumanti e panettoni. È stata diffusa in milioni di copie e in migliaia di scuole, in tutta Europa e forse anche nei Paesi islamici, l’agenda ufficiale dell’Europa, firmata della Commissione europea. Nel diario europeo, che mi è capitato di vedere, c’è traccia delle più estrose festività relative alle più minoritarie religioni, ma non c’è alcun riferimento alle festività antiche, canoniche e ufficiali della cristianità europea. Non si sa perché festeggiamo Natale e le altre festività religiose, nulla è accennato sull’agenda che ricordi la Natività, la Resurrezione e tutto il resto, nulla che segni in rosso una santa festività. Ma quale Natale, Pasqua, Epifania, diceva Totò, a cui evidentemente si ispira l’Unione Europea. L’ha fatto notare, protestando, il ministro degli Esteri Frattini, ma in questi giorni l’Unione europea è chiusa per inventario merci (non esistendo il Santo Natale) e dunque la protesta affonda nel vuoto vacanziero di questa vuota Europa.

A ragion veduta possiamo perciò accusare l’Unione europea di negazionismo. L’Unione europea è un’associazione vigliacca di smemorati banchieri fondata sul negazionismo. Nel giro di poche ore, l’Unione europea ha infatti negato le festività cristiane e dunque la sua tradizione principale ancora viva da cui proviene e nel cui nome ha un calendario e un sistema di festività. Ed ha pure negato ai Paesi dolorosamente usciti dal comunismo il diritto di considerare i loro milioni di vittime sullo stesso piano delle vittime del nazismo. Come sapete, la Commissione europea ha negato che si possano equiparare gli stermini comunisti a quelli nazisti e possa dunque scattare anche per loro il reato di negazionismo. Pur avendo commesso «atti orrendi», i regimi del gulag, secondo la Commissione europea, «non hanno preso di mira minoranze etniche».

E che vuol dire, sterminare i borghesi o i contadini è meglio che sterminare gli appartenenti a una razza? Uccidere chi non la pensa come te è un crimine meno efferato che uccidere chi è di un’altra razza? Tra le fosse di Katyn, le foibe e le camere a gas di Dachau, qual è la differenza etica, giuridica ed umana? Tra chi nega gli stermini di popolazioni civili di Paesi invasi dal comunismo e chi nega gli stermini etnici, qual è la differenza? È ideologica, signori, puramente ideologica. Come ideologica è la negazione delle tradizioni cristiane più popolari. Non parliamo infatti del dogma trinitario o di altri quesiti teologici, qui parliamo di Natale e Pasqua, avete presente? Alla base dell’Europa c’è un negazionismo vigliacco e bugiardo, che non è solo quello di negare alcuni colossali orrori per riconoscere e perseguirne degli altri; ma negare l’Europa stessa, la sua vita, il calendario che scandisce i suoi giorni, la sua realtà e la sua verità, la sua tradizione e la sua storia. Il negazionismo dell’Unione europea è ancora più grave del negazionismo elevato a reato: perché non nega solo alcuni orrori, ma nega anche in positivo la storia, la provenienza, la vita europea. Del suo passato l’Unione resetta tutto, difende solo la memoria della Shoah, e poi cancella millenni di civiltà cristiana, millenni di natali e pasque, orrori del comunismo e di altre tirannidi. Che schifo.

Io non ho ancora capito a che serve l’Unione europea fuori dall’ambito economico. Non è un soggetto politico che esprime posizioni unitarie, non ha un governo passato dal consenso del popolo europeo, la sua stessa unione non fu voluta o almeno ratificata da un referendum costitutivo del popolo sovrano. Non è un soggetto culturale e civile perché non fa nulla per affermare, difendere o valorizzare l’identità europea, anzi fa di tutto per negarla. Non ha una sua carta costituzionale dove declina le sue generalità storiche, le sue affinità ideali, i suoi principi, le sue provenienze civili e religiose. Non ha una sua politica estera unitaria o una strategia internazionale, e non si occupa di stragi dei cristiani, semmai si agita solo se c’è una donna condannata a morte per aver ucciso il marito in Iran. Insomma, l’Europa non è mai nata e ha paura pure della sua ombra. Esiste solo un sistema monetario unico, un sistema di dazi e di regole, di banche e di finanziamenti. È un ente economico, un istituto per il commercio. Per questo l’Unione europea non esiste, abbiamo ancora la Cee, la Comunità economica europea. Anzi non sprechiamo la parola comunità per un consorzio economico, torniamo al Mec, Mercato europeo comune.

L’Europa è un morto che cammina.

Tratto da Il Giornale del 27 dicembre 2010

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Posted by ikzus su 24 novembre 2010


Un televoto per decidere se abortire o diventare genitori

di Valentina Fizzotti

In America si può votare qualunque cosa, anche per l’aborto di una giovane coppia di Minneapolis

E’ anche probabile che sia una bufala colossale, ma la notizia è che all’indirizzo birthornot.com due sposi trentenni di Minneapolis, Pete e Alisha Arnold, mettono al televoto la loro possibilità di abortire. Perché, scrivono, l’America è un paese meraviglioso in cui si vota di tutto, “dal miglior cantante al prossimo leader del mondo libero”. E allora “non sarebbe bello dire la vostra e fare la differenza nel mondo reale?”. Per cliccare su “Dare alla luce” o “Abortire” i visitatori-votanti del sito hanno tempo fino al 7 dicembre: il sondaggio si chiude due giorni prima della scadenza dei termini per interrompere legalmente la gravidanza nel Minnesota, alla ventesima settimana di gravidanza.

Sul sito gli Arnold hanno pubblicato l’ecografia di loro figlio, per ora un bambino maschio sano di 17 settimane che i genitori hanno soprannominato “Wiggles”, “Che si muove”. Avevano aspettato tanto prima di decidere di avere un figlio (prima erano troppo giovani, poi lui si è deciso ma lei aveva appena trovato lavoro), e alla fine Alisha ne ha persi due in dieci mesi. Oggi non sono più tanto convinti di voler diventare genitori. Lui scrive che dopo dieci anni di matrimonio forse non hanno più davvero voglia di avere un figlio, e forse sono pure già troppo vecchi per farlo. Lei scrive che teme di pentirsi, non è certa di voler cambiare lo status quo di cui gode ora, ha paura che destreggiarsi fra maternità e carriera le faccia venire un esaurimento nervoso.

Giornali, tv e blog stanno rincorrendo questa storia (con i possibili futuri genitori che un po’ parlano e un po’ si negano e gli opinionisti che si azzuffano sulla vicenda), ma diversi credono che sia “uno scherzo pro-life” per stuzzicare l’opinione pubblica. Qualcuno ha scovato la data della registrazione del dominio: sarebbe antecedente al concepimento. Dalla pagina Facebook di lei si scopre che è metodista ed è una fan del superconservatore Glenn Beck. Lui, cattolico ma non praticante, in passato aveva espresso opinioni a favore di Bush. Quindi, nella logica di chi già fiuta l’imbroglio, sono in realtà una coppia di sfegatati antiabortisti. Al cliccatissimo Gawker hanno detto che stanno prendendo la cosa talmente seriamente (perché “questa non è una campagna prolife, crediamo nel diritto di scelta della donna”) che nel giorno del verdetto Pete, esperto informatico come Alisha, andrà a controllare che nessuno abbia barato o votato due volte. “E’ un po’ come al Congresso. Si può votare a favore di una cosa, ma il diritto di veto finale spetta al presidente”. Ma il loro referendum ricorda tanto un reality andato in onda su Internet, Bump+, in cui, puntata dopo puntata, toccava agli spettatori decidere se le protagoniste dovessero rinunciare al bambino che aspettavano.

22 novembre 2010 © – FOGLIO QUOTIDIANO


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Santi e indulgenze

Posted by ikzus su 29 ottobre 2010


Ci avviciniamo alla festa di Tutti i Santi, ed alla commemorazione dei Defunti; ricordo che è possibile  ‘regalare il paradiso’ ai nostri cari, tramite l’indulgenza plenaria che si può ottenere in questi giorni ed applicare ai defunti. Peraltro, il tesoro delle indulgenze della Chiesa è veramente straordinario, come dimostra questa bella paginetta che riporto pari pari da un altro sito; altre info le trovate qui, qui e qui.

In passato avevo già parlato di queste celebrazioni:

Festa di tutti i santi – commemorazione dei defunti

Mi pare bello riproporre anche un’altra mia riflessione: Silenzio

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Posted by ikzus su 21 settembre 2010


Newman ha parlato questa sera a Hyde Park

L’insegnamento del grande convertito nella meditazione del papa alla vigilia della sua beatificazione.

“La passione per la verità ha un grande prezzo: spesso implica essere esclusi, ridicolizzati o fatti segno di parodia”

di Benedetto XVI

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

questa è una serata di gioia, di immensa gioia spirituale per tutti noi. Siamo qui riuniti in questa veglia di preghiera per prepararci alla messa di domani, durante la quale un grande figlio di questa nazione, il cardinale John Henry Newman, sarà dichiarato beato. Quante persone, in Inghilterra e in tutto il mondo, hanno atteso questo momento! Anche per me personalmente è una grande gioia condividere questa esperienza con voi. Come sapete, Newman ha avuto da tanto tempo un influsso importante nella mia vita e nel mio pensiero, come lo è stato per moltissime persone al di là di queste isole.

Il dramma della vita di Newman ci invita ad esaminare le nostre vite, a vederle nel contesto del vasto orizzonte del piano di Dio, e a crescere in comunione con la Chiesa di ogni tempo e di ogni luogo: la Chiesa degli apostoli, la Chiesa dei martiri, la Chiesa dei santi, la Chiesa che Newman amò ed alla cui missione consacrò la propria intera esistenza. […] Questa sera, nel contesto della preghiera comune, desidero riflettere con voi su alcuni aspetti della vita di Newman, che considero importanti per le nostre vite di credenti e per la vita della Chiesa oggi.

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Posted by ikzus su 21 settembre 2010


Perché il Papa ha beatificato l’anti-orgoglio di Newman

di Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto

Che cosa ha da dire alle donne e agli uomini della nostra inquieta post-modernità John Henry Newman, il pensatore inglese che Papa Benedetto XVI ha dichiarato beato oggi a Birmingham? Vorrei evidenziare la forza del suo messaggio attraverso due sottolineature.
La prima è espressa da un testo scritto da Newman poco più che trentenne, quando era ancora soltanto un giovane cercatore della verità, che fosse capace di illuminare il cuore e la vita.

È il 1833 e sulla nave che lo porta dalla Sicilia a Napoli nel suo primo viaggio in Italia la nebbia che scorge gli appare una sorta di metafora della condizione umana, figura di tutti noi che nella scarsa visibilità dell’orizzonte cerchiamo un senso alla vita: «Lead Kindly Light… Guidami, luce gentile, tra la nebbia che mi circonda, guidami tu! Buia è la notte, lontana la casa… Guida i miei passi; non voglio vedere l’orizzonte lontano; un passo alla volta è sufficiente per me».
Newman aveva fatto l’esperienza dell’autonomia presuntuosa della ragione, in questo non diverso da tanti di noi e dalle grandi avventure della coscienza moderna. È lui stesso a confessarlo: «Non sempre invocai così la tua guida. Amavo scegliere la mia strada… Amavo il giorno luminoso, l’orgoglio mi guidava… ma ora, guidami tu!».

Per questa sua vicinanza a tutti gli inquieti cercatori del vero Benedetto XVI ha potuto dire di lui, parlando ai giornalisti sull’aereo che lo portava a Edimburgo: «Newman è soprattutto un uomo moderno che ha vissuto tutto il problema della modernità, che ha vissuto anche l’agnosticismo, il problema dell’impossibilità di conoscere Dio, di credere. Un uomo che è stato tutta la sua vita in cammino, per lasciarsi trasformare dalla verità in una ricerca di grande sincerità e di grande disponibilità di conoscere e di trovare e di accettare la strada che dà la vera vita».
Cercatore di Dio, Newman è approdato alla fede e successivamente al “porto” della Chiesa cattolica attraverso un esemplare esercizio di onestà intellettuale.

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Posted by alenu su 9 settembre 2010


Giocattoli sessuali in mostra alla conferenza ONU sulla gioventù

Documento estremista prodotto da giovani estremisti

Opponetevi firmando la petizione che presenteremo all’ONU fra tre settimane!

Cari amici dei giovani,

l’équipe di C-FAM è appena ritornata dalla Conferenza delle Nazioni Unite sulla Gioventù a Leon, in Messico, che comprendeva delle parti veramente disgustose

C’era un’enorme salone dove decine di stand esibivano materiale pornografico, ivi compresi i giocattoli sessuali
Uno di questi stand era gestito da uomini di mezza età con indosso solo slip del tipo che coprono appena appena i genitali, lasciando interamente scoperto il didietro
C’era la dimostrazione pratica di come si mette un preservativo a un giocattolo sessuale.
TUTTO QUESTO ERA IN MOSTRA SOTTO GLI OCCHI DEI NOSTRI BAMBINI E RAGAZZI

Altrettanto brutto è il fatto che un gruppo di giovani estremisti guidati da rappresentanti dell’ONU ha scritto un documento, che stanno premendo affinché sia adottato dall’ONU. E’ uno dei documenti più radicali che si possano immaginare, interamente ispirato alla pornografia in mostra nel salone centrale a Leon.

Il documento chiede

  • una ridefinizione della parola “genere” per comprendervi l’intero “spettro delle identità di genere” ivi compresi “intersex” e “queer”
  • “l’educazione sessuale globale”
  • “l’aborto sicuro”

Questo documento, pienamente influenzato dalle mostre pornografiche nella sala mostre, è stato scritto sotto la supervisione dell’UNFPA [Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione] che si è sempre dimostrata pro-aborto, anti-famiglia e anti-giovani.

E veniamo al vero problema: questo documento potrebbe essere incluso FRA TRE SETTIMANE nel documento governativo acettato dall’Assemblea Generale dell’ONU!

DOBBIAMO RISPONDERE, DOBBIAMO DARE LORO UN DOCUMENTO CHE DIMOSTRA I VERI SENTIMENTI DEI GIOVANI VERI!

Per fortuna un documento di questo genere lo abbiamo. Un gruppo di giovani che si  è dato nome International Youth Coalition [Coalizione Internazionale della Gioventù] ha scritto e presentato alla conferenza un BUON DOCUMENTO, un documento che dice le cose giuste. Qui sotto troverai un link al documento.

Ti chiediamo di

  • leggerlo (purtroppo è in inglese)
  • se sei d’accordo, firmarlo

Raccoglieremo la tua firma insieme ai nomi di, speriamo, altri 50.000 e fra tre settimane le presenteremo all’ONU.

Dimostreremo loro che non siamo d’accordo con questo programma terribile. Dovete sapere che  questo aiuto l’hanno chiesto i delegati all’ONU, per  bloccare la strada al movimento giovanile estremista.

Trovate un documento e una petizione da firmare QUI. I documenti sono due, uno per chi ha 30 anni o meno, e uno per chi ha più di 30 anni.

Vai QUI adesso e firma il documento. Aiutaci a fare colpo alla sede dell’ONU alla fine di questo mese.

E’ urgente farlo ADESSO.

Ti chiediamo anche di inoltrare questa email a TUTTA LA TUA RUBRICA!

E’ di importanza vitale che i giovani normali si facciano sentire alle Nazioni Unite. Le delegazioni degli stati nazione ce lo hanno chiesto espressamente.

Abbiamo bisogno di 50.000 nomi entro TRE SETTIMANE!

Sincerely,

Austin Ruse
President/C-FAM
Editor/Friday Fax

8 settembre, 2010

PS Questo documento deve girare il mondo come un missile nel giro di tre settimane.  Ti chiediamo di ri-inviarlo subito!

[traduzione dall’inglese di A.Nucci]

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Posted by ikzus su 8 luglio 2010


Quelli di Communio

di Paolo Rodari

Le recenti nomine in Vaticano (Ouellet ai Vescovi, Koch all’Ecumenismo e Fisichella alla Nuova Evangelizzazione) hanno scatenato i commentatori di cose vaticane.

Io ho scritto il mio commento qui: “Arriva a Roma Marc Ouellet, l’uomo che farà i vescovi (e non solo quello)“.

Uno degli articoli più lucidi è questo uscito oggi sul Secolo d’Italia, firmato Paolo d’Andrea:

«Trionfo dei teologi sui diplomatici in Vaticano». Così il sempre arguto vaticanista Usa John Allen ha interpretato la recente tornata di nomine che hanno sensibilmente modificato l’organigramma della cittadella d’Oltretevere. L’originale chiave di lettura dell’ultimo turn over curiale non può certo pretendere di essere esaustiva: a sfatare l’idea suggestiva dei «teologi al potere» basta da solo il segretario di Stato Tarcisio Bertone, confermato di recente dal Papa stesso nel suo status di plenipotenziario della Curia romana, che per formazione non è né teologo né diplomatico, bensì canonista. Nondimeno, la pista della Theologia triumphans coglie almeno in parte nel segno, se si tien conto del filo rosso che lega i nuovi arrivati nei Sacri Palazzi non tanto alla teologia tout court, quanto a una precisa linea teologica: quella identificata dalla rete sorta dal post-Concilio a oggi intorno alla rivista internazionale Communio, la rivista fondata nel 1972 dal grande teologo svizzero Hans Urs von Balthasar.

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Posted by ikzus su 4 luglio 2010


Ridotti allo stato laicale

La lingua difficile di Benedetto e i “false friends” della riforma

di Maurizio Crippa

La lingua magisteriale e pontificale di Benedetto XVI è sottile, fin da quell’iniziale “operaio nella vigna del Signore” ama velare ciò che importa nella citazione evangelica e nell’auctoritas, affida a Bonaventura o a Emanuele Paleologo il condensato di lunghi pensieri. E come ogni lingua raffinata e allusiva, è piena di “false friends”. Certe sue parole recenti, ben scandite e ripetute, la penitenza e la trasparenza, la necessità di sottomettersi “alle esigenze della giustizia”, persino davanti a pregiudiziali e maldisposti giudici terreni, e persino l’ammissione degli “sbagli” amministrativi di Propaganda Fide, hanno attirato come mosche sul miele una schiera di strani nuovi amici, ex nemici di antica data, da Giancarlo Zizola in giù, improvvisamente entusiasti di aver trovato in Benedetto XVI l’insperato alleato, il Papa che non pensavi pronto a farsi artefice quella grande riforma sempre agognata e mai realizzata, che sempre cambia  nome – lo spirito del Concilio, il Vaticano III, la collegialità – ma mai sostanza in quello che è il suo vero radicamento, come insegna il professor Prosperi, nella Riforma luterana, il primato della coscienza e l’abbattimento dell’istituzione.

Sono cascati nella trappola dei “false friends” con poco stile,
spesso con malcelato rancore, senza ritegno nel farsi traghettare oltre le linee del vecchio avversario, la chiesa-istituzione, dalle teste di ponte dell’odio montante del mondo, dalle campagne di sventramento diffamatorio, quelle vorrebbero veder condannata una volta per sempre la chiesa in quanto tale, inchiodando alla nuova shoah pedofila “gli assassini che mangiano di magro”. Hanno probabilmente contato anche su un altro insperato aiuto, quello di un’autorevole testa di moro ratzingeriana, il cardinale di Vienna. Pas des ennemies à droite.

Poi accade che Benedetto XVI sceglie la data della festa del primato petrino, la festa dei santi Pietro e Paolo, per chiamare a Roma Christoph Schönborn e, al di là delle interpretazioni più o meno sottili che si possano dare, all’ingrosso ha ribadito il suo primato nel governo della chiesa, la sua stima ai cardinali che nuove e antiche polemiche “interne” (si usa molto, di recente, l’aggettivo “interno” per i guai della chiesa) avevano colpito. La penitenza non è una chiamata di correo, la collegialità non è anarchia. E nessuna lotta intestina dentro il Sacro collegio può essere tollerata come lecita divergenza di opinioni. Basta e avanza, per riscatenare l’odio dei momentanei “false friends”, quelli che forse non avevano capito il senso delle parole, o forse solo ci hanno provato. E di cui Vito Mancuso è una sorta di portavoce preterintenzionale e sopravvalutato, ma letto e ascoltato dal pubblico dei giornali e delle conferenze, e accipicchia quanto ben accreditato nella piccola consorteria dell’accademia teologica, della chiesa progressista e pure di quella borderline che bazzica tra le pagine di Repubblica e le aule di don Verzé. Quelli insomma che più che la riforma della chiesa ne vorrebbero semplicemente la sua riduzione allo stato laicale, o al “silentium claustri”.

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Posted by ikzus su 12 giugno 2010


Le bugie anticattoliche, ecco la bufala della foto di Ratzinger “nazista”

Quell’immagine un po’ inquietante viene esibita sul Web come la prova regina: Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, non è stato soltanto iscritto a forza nella Hitlerjugend, come lui stesso ha raccontato nella sua autobiografia, ma era così convinto dall’ideologia hitleriana da fare il saluto nazista persino mentre indossava i paramenti sacerdotali. La foto, ripresa da molti siti Internet e inserita in brevi filmati su Youtube, ritrae un Ratzinger giovanissimo, magro, con i capelli neri, con lo sguardo serio e compunto, mentre veste la stola sacerdotale e ciononostante alza convinto il braccio destro con la mano tesa. Una delle tante bufale antiratzingeriane, come se ne trovano a bizzeffe navigando in rete, ma che da qualche giorno ha ricevuto la sua consacrazione scritta nientemeno che in un «saggio documentatissimo e sconvolgente» – come si legge nella quarta di copertina – un libro-inchiesta scritto da Eric Frattini, «professore universitario, giornalista e scrittore eclettico, appassionato di storia e di politica», autore di una ventina di volumi, alcuni dei quali schierati contro il Vaticano. La sua ultima creatura è I papi e il sesso (ed. Ponte alle grazie).

Non è questo il luogo per citare le innumerevoli perle presenti nel testo, che denotano la scarsa conoscenza che l’autore ha della materia trattata, e ci riferiamo – ovviamente – alla storia della Chiesa, non a quella del sesso. Ad attirare l’attenzione, a pagina 377, è la citazione dell’esistenza di una foto «in cui si vede il futuro Papa vestito da sacerdote mentre fa il saluto nazista». Quale attinenza abbia l’argomento nazista con il tema portante del libro – il sesso – non è dato di saperlo, anche se appare piuttosto evidente che Frattini, non riuscendo a trovare nulla che possa accostare l’attuale Pontefice a qualcuno dei suoi lontani predecessori dai costumi non irreprensibili, abbia voluto presentarlo almeno come un nazista.

Frattini, essendo «professore universitario» nonché «appassionato di storia», come si legge nell’autobiografia all’inizio del volume, alla foto di Ratzinger che sembra fare «Heil Hitler!» ha voluto dedicare anche una nota in calce (numero 28, pag. 426) che recita: «L’autore non è riuscito a risalire alla persona che scattò questa seconda foto, in cui Ratzinger è ritratto vestito da sacerdote mentre fa il saluto nazista, né a verificare se si tratta di un fotomontaggio. La fotografia potrebbe essere stata realizzata tra il 1944 e il 1945, quando il futuro Papa aveva diciassette o diciotto anni».

In effetti, invece di cercare negli archivi l’autore della foto, sarebbe bastato navigare qualche minuto sul Web, per accorgersi della bufala, anzi del taglio tattico. Sarebbe bastata una Garzantina, il sito Internet della Santa Sede oppure Wikipedia per scoprire che l’attuale Pontefice è stato ordinato prete a Frisinga il 29 giugno 1951, dunque sei anni dopo la fine del Terzo Reich e della guerra. Qualche «clic» in più con il mouse, senza dover consultare polverosi archivi (basta digitare su un motore di ricerca le chiavi «Ratzinger» e «1951»), gli avrebbe permesso di scoprire che quella foto è stata scattata nei giorni immediatamente successivi all’ordinazione sacerdotale, quando Joseph Ratzinger, insieme al fratello maggiore Georg, anch’egli ordinato prete lo stesso giorno, e a un altro sacerdote novello originario del paese, Rupert Berger, celebrarono la loro prima messa a Traunstein, nella parrocchia di Sant’Osvaldo. La presunta foto nazista è in realtà un tarocco: nell’originale – reperibile facilmente sul Web – si vede benissimo Ratzinger, accanto al fratello, che impone entrambe le mani per benedire i fedeli. Dunque non faceva alcun saluto romano o nazista, peraltro fuori tempo massimo, ma semplicemente benediceva. Ovviamente rivestito della stola sacerdotale. Non c’è che da sottoscrivere almeno in parte la presentazione forse un tantino trionfale che l’editore ha posto in quarta di copertina: il volume di Frattini non è «documentatissimo» ma nemmeno documentato. Rimane, invece, inequivocabilmente «sconvolgente». Sì, che si continui a dar credito a certe bufale anticattoliche.

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Posted by ikzus su 16 maggio 2010


Reprobi ripugnanti che non lo erano

L’altra faccia delle streghe pedofile

di Francesco Agnoli

Il peccato dei peccati al quale inchiodare la chiesa e i suoi ministri. “Terrificante” anche per il Papa. Troppo spesso, dietro le accuse c’è la calunnia

Don Giorgio Carli, don Luigi Giovannini, don Sandro De Pretis: tre sacerdoti della mia regione finiti recentemente nel tritacarne dell’accusa di pedofilia, l’accusa più infamante e difficile da smentire che vi sia. Il primo, assolto in primo grado “perché il fatto non sussiste” mentre la vittima, unico teste, è giudicata “inattendibile”. Don Giorgio lavora nella chiesa del Corpus Domini di Bolzano, nella “zona più popolata e popolare della città”, in cui “non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque, per la gente che lo conosce. Invece in appello il sacerdote viene condannato per violenza: “La memoria (della giovane vittima, ndr) riaffiorò dopo 14 anni e un lungo trattamento di 350 sedute chiamato ‘distensione meditativa’”, simile all’ipnosi. La ragazza, dopo tanti anni e tante sedute, dunque, racconta un sogno di stupro, in cui don Giorgio non compare neppure direttamente, ma solo grazie all’interpretazione degli “esperti”. “Modalità particolari, uniche nella giurisprudenza italiana”, recita il Corriere del 26/3/2009. Una cosa assurda, mai vista, mi conferma il professor Casonato, docente di Psicologia dinamica dell’Università di Milano, esperto di pedofilia.
Il secondo, don Luigi: ama stare coi ragazzi, lo fa con passione e bontà (era un collega…); viene messo sotto accusa per molestie, il caso finisce sui giornali, come sempre poco delicati, e smette di insegnare. Tutto è nato da una diffamazione, come si scoprirà alla fine delle indagini, da parte di una mitomane che dice di avere le visioni della Madonna: è lei, nientemeno, a rivelarle i peccati del don! L’accusatrice verrà inviata dalla magistratura in un istituto psichiatrico per deboli di mente.

Il terzo, don Sandro: vocazione adulta, dopo aver fatto un’esperienza di volontariato internazionale, finisce missionario a Gibuti, piccola Repubblica del Corno d’Africa. A un certo punto viene imputato per corruzione di minori e pedofilia, poi l’accusa cambia (e cambierà molte volte ancora): detenzione di materiale pornografico. In realtà don Sandro ha le foto di bambini con bubboni sul braccio, che ha archiviato per sottoporle ai medici, da buon missionario. Quello di don Sandro diventa un caso internazionale, tanto che il governo Prodi sospende un finanziamento all’ospedale di Gibuti. Alla fine don Sandro viene liberato: sembra che la sua colpa sia stata quella di essere un testimone scomodo, l’unico occidentale a Gibuti nel 1995, quando venne ucciso il giudice francese Bernard Borrel. “La scia dei delitti porta a Ismail Omar Guelleh, attuale presidente della Repubblica”: la vittima è un prete la cui onestà e la cui presenza fanno paura (Vita Trentina, 5/4/2009). L’accusa è dunque quella usata a suo tempo verso i preti cattolici oppositori al regime dai nazisti e dai comunisti, secondo una logica terribile: screditare l’avversario, è meglio che ucciderlo.

Riprendo l’elenco, raccontando qualcuno dei numerosi casi che si possono trovare con qualche ricerca.
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Posted by ikzus su 13 maggio 2010


La retromarcia della Bbc sui preti pedofili

“Non è un problema della sola chiesa cattolica”

Clamorosa marcia indietro della Bbc sul tema dei preti pedofili. “Sex Crimes and Vatican” si intitolava il documentario di 38 minuti e 57 secondi con il quale nell’ottobre del 2006 la tv pubblica britannica si unì alla campagna internazionale sul coinvolgimento della Chiesa cattolica negli abusi ai minori (Guarda qui, qui, qui e qui). Fu  una polemica che rimbalzò anche in Italia, quando nel maggio del 2007 il filmato fu trasmesso da Anno Zero di Michele Santoro. Ma in data 4 maggio 2010 a tornare sul tema è stato un articolo del sito on line della stessa Bbc: “Looking behind the Catholic sex abuse scandal”, a firma Aidan Lewis. Un testo prudente, ma che riferisce come secondo ricerche ed esperti “gli uomini facenti parte della Chiesa cattolica non sono più propensi agli abusi di altri”, e “la gran parte di abusi commessi da preti si è ridotta drasticamente negli ultimi 20-30 anni”.

Secondo questo articolo, il  punto di riferimento essenziale è lo studio del John Jay College of Criminal Justice, commissionato dalla Conferenza Episcopale Usa e pubblicato nel 2004: due anni dopo l’esplodere dello scandalo, che mostrerebbe come “c’è una grossa differenza tra la realtà e il dibattito”. Le cifre indicavano infatti che il 4 per cento dei sacerdoti statunitensi erano stati accusati di aver abusato di minori negli anni compresi tra il 1950 e il 2002, e il 75 per cento dei casi si riferivano al periodo 1960-1984. Altri studi sono stati fatti sulla Germania, dove 150 sacerdoti sono stati accusati di abusi dopo il 1990. In Irlanda è invece il rapporto Ryan del 2009 a riportare un migliaio di testimonianze. A livello mondiale, tra 2001 e 2010 il Vaticano ha esaminato accuse di abusi riferite a circa 3000 sacerdoti per un arco di cinquant’anni. Una proporzione da riferire agli oltre 400.000 sacerdoti presenti in tutto il mondo.

Nel 2004 non c’erano altri analoghi studi su altri segmenti di popolazione degli Stati Uniti, e solo ora ne sta venendo realizzato uno sui Boy Scout. Ma gli autori della ricerca convenivano di inserire il problema nel più ampio contesto degli abusi sui minori, che è un problema rlevante anche fuori della chiesa cattolica. L’articolo osserva che tra gli stessi cattolici è sorta la domanda “se non ci siano aspetti della vita sacerdotale cattolica a incoraggire gli abusi”.  “Il celibato può in effetti essere un problema ma la gran parte degli abusi sessuali non sono commessi da celibi”, è l’obiezione di Margaret Smith: una degli autori del rapporto. “Se il 4 per cento dei sacerdoti sono coinvoli in abusi ai danni di minori, significa che per l’altro 96 per cento il celibato non ha rappresentato una spinta a fare questo tipo di abusi”. Peraltro, la Smith rifiuta anche l’ipotesi del Cardinale Bertone, sul collegamento tra pedofilia e omosessualità. “La maggior parte degli abusi a minori sono commessi da maschi eterosessuali e sposati”.

© – FOGLIO QUOTIDIANO 10 maggio 2010

di Maurizio Stefanini

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Posted by ikzus su 30 aprile 2010


La chiesa di Benedetto e quella di Kung

Scritto da Cesare Catà   |   27/04/2010   |   http://www.informazione.tv/news.asp?id=8460

È stato detto, e non credo sia un’iperbole, che l’attacco subito in questi mesi dalla Chiesa di Roma è il più grande mai sferrato dai tempi della Riforma. È stato detto, e anche questo a ragione, che tale attacco ha la sua “base” organizzativa in ambienti di potere internazionale massonico o pseudo-massonico che mirano programmaticamente a minare l’autorità papale. Verissimo. Ma c’è forse un altro dato, quasi inconfessabile e più terribile, al fondo del fango che oggi viene gettato in faccia a Joseph Ratzinger all’alba del 5° genetliaco del suo Pontificato (si badi bene: il primo e unico Papa in grado di denunciare la pedofilia come un male odioso, una colpa orrenda che macchia a sangue la vita della Chiesa). Mi riferisco al fatto che, per molti versi, la crisi e l’attacco patiti oggi dal Cattolicesimo hanno una origine e una forza che, prima di essere esterna, è anzitutto interna. Interna alla Chiesa stessa. Una Chiesa che, nei suoi rappresentanti, non riesce e/o non vuole essere ratzingeriana.

Questo Papa fa paura, perché è il Pontefice più colto e acuto che abbia mai seduto sul soglio di Pietro dai tempi di Pio II. Sempre le grandi idee terrorizzano i mediocri. E oggi, ahimè, sono molti i mediocri tra i rappresentanti della Chiesa.

Questo Papa fa paura a molti gruppi di potere interni alla Chiesa, chiamati alla sbarra da Ratzinger; fa paura a molti equilibri e personalismi vescovili e cardinaleschi; fa paura a troppi monsignori, curati e parroci adagiatisi su una idea stanca di Cristianesimo, ormai incapace di parlare alle genti – come Ratzinger pretende, con voce mite e ferma, che accada ancora.

Il fatto che il più celebre teologo vivente, lo svizzero Hans Küng, professore emerito alla Università di Tubinga, abbia recentemente composto una “pubblica lettera” sulla Cristianità, ampiamente circolata sui giornali nei giorni scorsi, la quale non è altro che un attacco frontale e rozzo all’operato di Ratzinger, la dice lunga sulla situazione attuale della Chiesa al suo interno.

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Le radici culturali della pedofilia

Posted by ikzus su 19 aprile 2010


Due articoli che chiariscono quali siano i veri padri dell’abominio pedofilia – guarda caso proprio quelli che ataccano la Chiesa.

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Bruto Bruti, da L’Ottimista di Mercoledì 14 Aprile 2010

Chi vuole la pedofilia?

Gli ambigui proclami di tanti ‘cattivi maestri’

Jean-Jacques Rousseau, che può essere considerato il profeta dell’educazione relativista e illuminista, ha cinque figli dalla sua compagna e, poiché questi sono figli reali e non astratti come l’Emilio, egli se ne libera rapidamente depositandoli, dopo ogni nascita, nell’ospizio dei trovatelli. Quest’uomo che crede nella assoluta bontà delle sensazioni e ignora la tendenza umana al piacere disordinato ed egoistico, a Venezia si compra per pochi franchi una bambina di dieci anni per allietare sessualmente le sue serate (1).

Dacia Maraini, sulla scia di filosofi illuministi che praticavano sesso anche con i figli, ha sostenuto che l’incesto è una pratica naturale (2).
Gerd Koenen (teorico del ’68) scrive: “Negli asili infantili più radicali le attività sessuali divennero parte integrante dei giochi” (3).

Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori (4).

Daniel Cohn-Bendit, capogruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, raccontò addirittura di avere sperimentato e favorito la pedofilia e il sesso coi minori a scuola, come insegnante. Poi, diventato europarlamentare, ha detto che si trattava di un’opera di fantasia. Ma anche fosse stata un’opera di fantasia, qual’era l’obiettivo? Certamente quest’opera non favorisce la condanna della pedofilia (5).

Oggi Aldo Busi, forse il più venduto autore omosessualista italiano, spesso ospite di programmi televisivi e radiofonici, candidato nelle liste radicali, scrive: “È  probabile che nella mia omosessualità ci sia una forma di attrazione non verso i maschi, ma verso l’odio che mi suscitano tutti gli uomini, odio che il fare sesso con loro non fa che aumentare”. Dopo di che spiega che l’età per rapporti omosessuali che lui ritiene lecita è a partire dai tredici anni, in quanto a questa età un ragazzo, secondo lui, sarebbe adulto, e libero di decidere di avere rapporti con un altro uomo (Manuale per il perfetto papà, Mondadori) (6).

Nichi Vendola, oggi governatore della Puglia, in una intervista del 1985 a Repubblica affermava: “Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti, e trattarne con chi la sessualità l’ha vista sempre in funzione della famiglia” ( 7).

Il 27 ottobre 1998 i radicali organizzarono un convegno, nelle aule del Senato, la cui presentazione così recitava: “[…] essere pedofili […] non può essere considerato un reato; la pedofilia […] diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone” (8). Come dire che la pedofilia è lecita purché il bambino sia consenziente e la legge lo permetta…

L’internazionale dei gay e delle lesbiche (ILGA) ha collaborato politicamente e culturalmente con i pedofili americani (NAMBLA: North American Man-Boy Lovers Association) per dieci anni, prima di separarsi da questo movimento (9).

Il filosofo omosessualista Mario Mieli sosteneva la funzione redentiva della pedofilia (la sua opera è considerata la Bibbia dei Gay e a lui sono intitolati molti circoli gay). Nell’opera di Mieli vengono considerate esperienze redentive, da promuovere, la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia (10).

Le associazioni omosessualiste (COC) fondate da Jef Last (pedofilo omosessuale e amico di André Gide) nei Paesi Bassi hanno voluto e ottenuto la depenalizzazione dei contatti sessuali con giovanetti al di sopra dei 12 anni. Nel 1990, infatti, erano stati depenalizzati, nei Paesi Bassi, i contatti sessuali (etero e omo) con individui sopra i 12 anni: la condizione era il consenso del giovane o della giovane e il nulla osta dei genitori (11).

Bibliografia:
1) cfr. Roberto Guiducci, La Storia di un contestatore sconfitto, pp. 1-68 (p. 32) in Jean-Jacques Rousseau, Le Confessioni, Introduzione di Roberto Guiducci, Traduzioni e note di Felice Filippini, Biblioteca Universale Rizzoli, aprile 2001, p.28.
2) Francesco Agnoli, Il Foglio, 26 maggio 2007
3) Ibidem
4) Ibidem
5) Ibidem
6) Ibidem
7) Ibidem
8) cfr  http://www.qrd.org/qrd/orgs/NAMBLA/1993 . se.to.ilga
9) cfr Gianni Rossi Barilli, Il Movimento Gay in Italia, Feltrinelli, 1999, p.93.
10) cfr Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli, 2002, p. 255.
11) cfr G.J.M. van den Aardweg, Matrimonio omosessuale e affidamento a omosessuali, in Studi Cattolici. Mensile di studi e di attualità, anno XLII, n.449/50, 1998, p. 507

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Francesco Agnoli, Il Foglio del 17 aprile 2010

La pedofilia è un regalo del ’68.

Il sesso tra piccoli e adulti giustificato in nome di una rivoluzione
che ha inquinato anche la chiesa.

Partiamo da un dato di fatto: i casi di pedofilia nella chiesa, seppur molti meno di quello che si vorrebbe far credere, risalgono per lo più agli anni Sessanta e Settanta e si sono verificati, soprattutto, negli Stati Uniti.

Questi avvenimenti terribili si iscrivono in un aumento degli abusi sessuali contro minori generalizzato, che interessa la società tutta, famiglia, single, preti, laici, nessuna categoria esclusa.

Basti pensare che ogni giorno nascono decine e decine di nuovi siti pedofili con violenze sessuali sui bambini dai tre ai dodici anni e che ogni anno milioni di occidentali partono per Cuba, la Thailandia e altri paesi in cui prospera il turismo sessuale.

Ecco, solo questa banale constatazione, oggettiva e non strumentale, dovrebbe portare a una domanda che invece per lo più si preferisce evitare: perché? La risposta mi sembra obbligata: tutto va ricondotto, oltre che ovviamente alla peccaminosità intrinseca nell’uomo, all’origine della mentalità attuale, cioè alla cosiddetta “rivoluzione sessuale”. Dobbiamo andare con la mente agli anni Sessanta, in quel periodo di incubazione che portò poi al 1968 e a tutto quello che ne seguì.

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