ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘pedofilia’

Posted by ikzus su 24 gennaio 2011


La satira tv che ferisce

Sono un prete stufo di fango

Sono un prete. Un prete della Chiesa cattolica. Uno dei tanti preti italiani. Seguo con interesse e ansia le vicende del mio Paese. Non avendo la bacchetta ma­gica per risolvere i problemi che affliggo­no l’Italia, faccio il mio dovere perché ci sia in giro qualche lacrima in meno e qualche sorriso in più.

Sono un uomo che come tanti lotta, sof­fre, spera. Che si sforza ogni giorno di es­sere più uomo e meno bestia. Sono un uo­mo che rispetta tutti e chiede di essere ri­spettato. Che non offende e gradirebbe di non essere offeso, infangato. Da nessuno. Inutilmente. Pubblicamente. Vigliacca­mente.

Sono un prete che lavora e riesce a dare gioia, pane, speranza a tanta gente bi­strattata, ignorata, tenuta ai margini. Un prete che ama la sua Chiesa e il Papa. Un prete che non vuole privilegi e non pre­tende di far cristiano chi non lo desidera, che mai si è tirato indietro per dare una mano a chi non crede.

Un prete che, prima della Messa della se­ra, brucia incenso in chiesa per elimina­re il fetore sprigionato dalle tonnellate di immondizie accumulate negli anni ai margini della parrocchia in un cosiddet­to cdr e che vanno aumentando in questi giorni.

Sono un prete che si arrabbia per le inef­ficienze dello Stato ai danni dei più debo­li e indifesi. Che organizza doposcuola per bambini che la scuola non riesce ad inte­ressare e paga le bollette di luce e gas per­ché le case dei poveri non si trasformino in tuguri.Sono un prete, non sono un pedofilo.

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Posted by alenu su 9 settembre 2010


Giocattoli sessuali in mostra alla conferenza ONU sulla gioventù

Documento estremista prodotto da giovani estremisti

Opponetevi firmando la petizione che presenteremo all’ONU fra tre settimane!

Cari amici dei giovani,

l’équipe di C-FAM è appena ritornata dalla Conferenza delle Nazioni Unite sulla Gioventù a Leon, in Messico, che comprendeva delle parti veramente disgustose

C’era un’enorme salone dove decine di stand esibivano materiale pornografico, ivi compresi i giocattoli sessuali
Uno di questi stand era gestito da uomini di mezza età con indosso solo slip del tipo che coprono appena appena i genitali, lasciando interamente scoperto il didietro
C’era la dimostrazione pratica di come si mette un preservativo a un giocattolo sessuale.
TUTTO QUESTO ERA IN MOSTRA SOTTO GLI OCCHI DEI NOSTRI BAMBINI E RAGAZZI

Altrettanto brutto è il fatto che un gruppo di giovani estremisti guidati da rappresentanti dell’ONU ha scritto un documento, che stanno premendo affinché sia adottato dall’ONU. E’ uno dei documenti più radicali che si possano immaginare, interamente ispirato alla pornografia in mostra nel salone centrale a Leon.

Il documento chiede

  • una ridefinizione della parola “genere” per comprendervi l’intero “spettro delle identità di genere” ivi compresi “intersex” e “queer”
  • “l’educazione sessuale globale”
  • “l’aborto sicuro”

Questo documento, pienamente influenzato dalle mostre pornografiche nella sala mostre, è stato scritto sotto la supervisione dell’UNFPA [Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione] che si è sempre dimostrata pro-aborto, anti-famiglia e anti-giovani.

E veniamo al vero problema: questo documento potrebbe essere incluso FRA TRE SETTIMANE nel documento governativo acettato dall’Assemblea Generale dell’ONU!

DOBBIAMO RISPONDERE, DOBBIAMO DARE LORO UN DOCUMENTO CHE DIMOSTRA I VERI SENTIMENTI DEI GIOVANI VERI!

Per fortuna un documento di questo genere lo abbiamo. Un gruppo di giovani che si  è dato nome International Youth Coalition [Coalizione Internazionale della Gioventù] ha scritto e presentato alla conferenza un BUON DOCUMENTO, un documento che dice le cose giuste. Qui sotto troverai un link al documento.

Ti chiediamo di

  • leggerlo (purtroppo è in inglese)
  • se sei d’accordo, firmarlo

Raccoglieremo la tua firma insieme ai nomi di, speriamo, altri 50.000 e fra tre settimane le presenteremo all’ONU.

Dimostreremo loro che non siamo d’accordo con questo programma terribile. Dovete sapere che  questo aiuto l’hanno chiesto i delegati all’ONU, per  bloccare la strada al movimento giovanile estremista.

Trovate un documento e una petizione da firmare QUI. I documenti sono due, uno per chi ha 30 anni o meno, e uno per chi ha più di 30 anni.

Vai QUI adesso e firma il documento. Aiutaci a fare colpo alla sede dell’ONU alla fine di questo mese.

E’ urgente farlo ADESSO.

Ti chiediamo anche di inoltrare questa email a TUTTA LA TUA RUBRICA!

E’ di importanza vitale che i giovani normali si facciano sentire alle Nazioni Unite. Le delegazioni degli stati nazione ce lo hanno chiesto espressamente.

Abbiamo bisogno di 50.000 nomi entro TRE SETTIMANE!

Sincerely,

Austin Ruse
President/C-FAM
Editor/Friday Fax

8 settembre, 2010

PS Questo documento deve girare il mondo come un missile nel giro di tre settimane.  Ti chiediamo di ri-inviarlo subito!

[traduzione dall’inglese di A.Nucci]

© Copyright 2010 Permission granted for unlimited use. Credit required.
866 United Nations Plaza, Suite 495, New York, NY 10017
http://www.c-fam.org

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Una società in decomposizione

Posted by ikzus su 11 giugno 2010


La pubblicità è probabilmente l’osservatorio migliore, il punto di vista più significativo sulla nostra società.

Io non guardo la televisione, ma ascolto molto la radio, e naturalmente faccio attenzione alla strada quando guido, e quindi capita che mi cada l’occhio sui manifesti che vivacizzano il panorama – specialmente se contengono immagini sessuali, è ovvio! Quello che vedete sopra è l’ultimo della serie, riprodotto in alcune varianti. Intendiamoci, come diceva Faletti all’epoca di DriveIn, io sono uno di quelli che gli piacciono le donne nude: anzi, per dirla tutta, penso che il corpo femminile sia la cosa più bella che ha creato nostro Signore – non per nulla era l’ultima, no? – e sostengo che non ci sia opera d’arte che regga il confronto con una bella ragazza nuda! Eppure questi poster mi hanno fatto veramente una brutta impressione.

Quello che ho visto per strada mostrava una ragazza in primo piano, ed un ragazzo dietro. Dapprima ho notato il seno – è notoriamente la parte anatomica che attira maggiormente gli sguardi maschili – e ne ho avuto subito una sensazione sgradevole: mi sembrava piccolo, poco sviluppato, quasi da bambina. Subito dopo ho colto la maschera che copriva il volto: un muso animalesco, forse felino, vagamente inquietante. L’uomo, nudo anche lui, stava dietro. Mi sono chiesto se fosse un manifesto che invitava alla pedofilia, o alla zoofilia. Solo avvicinandomi, sono riuscito a leggere la scritta: “Amore”; etteppareva … Infine, cercando sulla rete, ho scoperto qual’era il prodotto pubblicizzato: cibo per bestie!

Qualche tempo fa, invece, mi sono arrivate alcune segnalazioni su uno spot che viene trasmesso in Gran Bretagna: “Are you late?”,Sei in ritardo?”, attenta, potrebbe essere grave, ma tu non ti preoccupare, ci pensiamo noi a risolvere il problema. È un attimo, adesso c’è anche la pillola, il figlio se ne va, torna il sorriso … basta pagare! Si, è proprio la prima pubblicità per l’aborto pret-a-porter, che scavalca in un colpo solo tutte le ipocrisie e i luoghi comuni (“tragedia inevitabile”, “tutela della salute della donna”, ecc.) e svela senza vergogna il business schifoso che c’è sotto. Per chi volesse approfondire, qui c’è anche la storia della committente, un’organizzazione ‘umanitaria’ (in inglese “Charity”, ‘caritatevole’, per somma e diabolica ironia) ovviamente no-profit (bilancio da centinaia di milioni di sterline), e della sua fondatrice, una profetessa dell’eugenetica che arrivò a diseredare il proprio figlio Harry perché aveva sposato una donna miope, ovvero un «essere geneticamente difettoso».

Infine, stamattina ho risentito alla radio la pubblicità di un nuovo circuito di franchising, che vende non case o panini, ma servizi di consulenza; niente di male, se non fosse per l’oggetto del servizio: richieste di danni. “Se incidenti, infortuni o errori sanitari hanno fatto di te una parte lesa, parti subito col piede giusto: rivolgiti ad un centro ParteLesa, la rete italiana di professionisti specializzati nel farti ottenere rapidamente e senza spese anticipate il giusto risarcimento dei danni subiti.” Secondo me sono dei geni, faranno soldi a palate: dalle sale operatorie degli ospedali alle camere da letto, dalle aziende ai villaggi turistici, dalle strade alle assemblee di condominio, “chi non è mai stato parte lesa?”, come dice la loro pubblicità (con voce femminile adeguatamente suadente)? Come dire: litigate, litigate, qualcuno ne guadagnerà!

Più che lesi, siamo tutti un po’ lesionati, cerebralmente intendo. Viviamo in una società marcia, in progressiva decomposizione, e siamo talmente assuefatti che non ne sentiamo neanche più il fetore.

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Posted by ikzus su 20 maggio 2010


Indagine sulla pedofilia nella Chiesa

Intervista a Lorenzo Bertocchi, studioso di storia del cristianesimo

di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 17 maggio 2010 (ZENIT.org).- Quanti casi di pedofilia si sono registrati all’interno della Chiesa cattolica? E quanti sono quelli verificatisi nella società? Chi promuove una cultura della pedofilia? E come ha fatto questa cultura a contaminare anche parti della Chiesa cattolica?

Per rispondere a queste come ad altre domande su un tema così delicato e spinoso Francesco Agnoli, Massimo Introvigne, Giuliano Guzzo, Luca Volonté e Lorenzo Bertocchi hanno appena pubblicato il saggio “Indagine sulla pedofilia nella Chiesa” (edizioni Fede & Cultura)

Per approfondire il tema in questione, ZENIT ha intervistato uno degli autori, Lorenzo Bertocchi, studioso di storia del cristianesimo, collaborare del blog www.libertaepersona.org/dblog/.

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Posted by ikzus su 16 maggio 2010


Reprobi ripugnanti che non lo erano

L’altra faccia delle streghe pedofile

di Francesco Agnoli

Il peccato dei peccati al quale inchiodare la chiesa e i suoi ministri. “Terrificante” anche per il Papa. Troppo spesso, dietro le accuse c’è la calunnia

Don Giorgio Carli, don Luigi Giovannini, don Sandro De Pretis: tre sacerdoti della mia regione finiti recentemente nel tritacarne dell’accusa di pedofilia, l’accusa più infamante e difficile da smentire che vi sia. Il primo, assolto in primo grado “perché il fatto non sussiste” mentre la vittima, unico teste, è giudicata “inattendibile”. Don Giorgio lavora nella chiesa del Corpus Domini di Bolzano, nella “zona più popolata e popolare della città”, in cui “non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque, per la gente che lo conosce. Invece in appello il sacerdote viene condannato per violenza: “La memoria (della giovane vittima, ndr) riaffiorò dopo 14 anni e un lungo trattamento di 350 sedute chiamato ‘distensione meditativa’”, simile all’ipnosi. La ragazza, dopo tanti anni e tante sedute, dunque, racconta un sogno di stupro, in cui don Giorgio non compare neppure direttamente, ma solo grazie all’interpretazione degli “esperti”. “Modalità particolari, uniche nella giurisprudenza italiana”, recita il Corriere del 26/3/2009. Una cosa assurda, mai vista, mi conferma il professor Casonato, docente di Psicologia dinamica dell’Università di Milano, esperto di pedofilia.
Il secondo, don Luigi: ama stare coi ragazzi, lo fa con passione e bontà (era un collega…); viene messo sotto accusa per molestie, il caso finisce sui giornali, come sempre poco delicati, e smette di insegnare. Tutto è nato da una diffamazione, come si scoprirà alla fine delle indagini, da parte di una mitomane che dice di avere le visioni della Madonna: è lei, nientemeno, a rivelarle i peccati del don! L’accusatrice verrà inviata dalla magistratura in un istituto psichiatrico per deboli di mente.

Il terzo, don Sandro: vocazione adulta, dopo aver fatto un’esperienza di volontariato internazionale, finisce missionario a Gibuti, piccola Repubblica del Corno d’Africa. A un certo punto viene imputato per corruzione di minori e pedofilia, poi l’accusa cambia (e cambierà molte volte ancora): detenzione di materiale pornografico. In realtà don Sandro ha le foto di bambini con bubboni sul braccio, che ha archiviato per sottoporle ai medici, da buon missionario. Quello di don Sandro diventa un caso internazionale, tanto che il governo Prodi sospende un finanziamento all’ospedale di Gibuti. Alla fine don Sandro viene liberato: sembra che la sua colpa sia stata quella di essere un testimone scomodo, l’unico occidentale a Gibuti nel 1995, quando venne ucciso il giudice francese Bernard Borrel. “La scia dei delitti porta a Ismail Omar Guelleh, attuale presidente della Repubblica”: la vittima è un prete la cui onestà e la cui presenza fanno paura (Vita Trentina, 5/4/2009). L’accusa è dunque quella usata a suo tempo verso i preti cattolici oppositori al regime dai nazisti e dai comunisti, secondo una logica terribile: screditare l’avversario, è meglio che ucciderlo.

Riprendo l’elenco, raccontando qualcuno dei numerosi casi che si possono trovare con qualche ricerca.
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Posted by ikzus su 13 maggio 2010


La retromarcia della Bbc sui preti pedofili

“Non è un problema della sola chiesa cattolica”

Clamorosa marcia indietro della Bbc sul tema dei preti pedofili. “Sex Crimes and Vatican” si intitolava il documentario di 38 minuti e 57 secondi con il quale nell’ottobre del 2006 la tv pubblica britannica si unì alla campagna internazionale sul coinvolgimento della Chiesa cattolica negli abusi ai minori (Guarda qui, qui, qui e qui). Fu  una polemica che rimbalzò anche in Italia, quando nel maggio del 2007 il filmato fu trasmesso da Anno Zero di Michele Santoro. Ma in data 4 maggio 2010 a tornare sul tema è stato un articolo del sito on line della stessa Bbc: “Looking behind the Catholic sex abuse scandal”, a firma Aidan Lewis. Un testo prudente, ma che riferisce come secondo ricerche ed esperti “gli uomini facenti parte della Chiesa cattolica non sono più propensi agli abusi di altri”, e “la gran parte di abusi commessi da preti si è ridotta drasticamente negli ultimi 20-30 anni”.

Secondo questo articolo, il  punto di riferimento essenziale è lo studio del John Jay College of Criminal Justice, commissionato dalla Conferenza Episcopale Usa e pubblicato nel 2004: due anni dopo l’esplodere dello scandalo, che mostrerebbe come “c’è una grossa differenza tra la realtà e il dibattito”. Le cifre indicavano infatti che il 4 per cento dei sacerdoti statunitensi erano stati accusati di aver abusato di minori negli anni compresi tra il 1950 e il 2002, e il 75 per cento dei casi si riferivano al periodo 1960-1984. Altri studi sono stati fatti sulla Germania, dove 150 sacerdoti sono stati accusati di abusi dopo il 1990. In Irlanda è invece il rapporto Ryan del 2009 a riportare un migliaio di testimonianze. A livello mondiale, tra 2001 e 2010 il Vaticano ha esaminato accuse di abusi riferite a circa 3000 sacerdoti per un arco di cinquant’anni. Una proporzione da riferire agli oltre 400.000 sacerdoti presenti in tutto il mondo.

Nel 2004 non c’erano altri analoghi studi su altri segmenti di popolazione degli Stati Uniti, e solo ora ne sta venendo realizzato uno sui Boy Scout. Ma gli autori della ricerca convenivano di inserire il problema nel più ampio contesto degli abusi sui minori, che è un problema rlevante anche fuori della chiesa cattolica. L’articolo osserva che tra gli stessi cattolici è sorta la domanda “se non ci siano aspetti della vita sacerdotale cattolica a incoraggire gli abusi”.  “Il celibato può in effetti essere un problema ma la gran parte degli abusi sessuali non sono commessi da celibi”, è l’obiezione di Margaret Smith: una degli autori del rapporto. “Se il 4 per cento dei sacerdoti sono coinvoli in abusi ai danni di minori, significa che per l’altro 96 per cento il celibato non ha rappresentato una spinta a fare questo tipo di abusi”. Peraltro, la Smith rifiuta anche l’ipotesi del Cardinale Bertone, sul collegamento tra pedofilia e omosessualità. “La maggior parte degli abusi a minori sono commessi da maschi eterosessuali e sposati”.

© – FOGLIO QUOTIDIANO 10 maggio 2010

di Maurizio Stefanini

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Posted by ikzus su 29 aprile 2010


Polanski, se la pedofilia non è uguale per tutti

Maurizio Caverzan, Il Giornale 24 aprile 2010

In fondo, non è che delle vittime interessi così tanto. Ciò che conta è la «questione culturale», come dicono lorsignori, il risvolto politico e ideologico della faccenda. In tutti i casi ci vanno di mezzo ragazzi o ragazze minorenni? Segnati nella psiche sia che vengano seviziati da un artista osannato o da un morboso prelato? Sì, va bene. Ma bisogna saper distinguere: la perversione non è uguale per tutti. Tanto meno la legge. Così, ora che anche la Corte d’appello di Los Angeles ha respinto la richiesta di Roman Polanski a farsi processare in contumacia per lo stupro della tredicenne Samantha Geimer avvenuto più di trent’anni fa, prepariamoci a una seconda levata di scudi. A una nuova ondata di solidarietà del mondo intellettuale, nouveaux philosophes e attori e cineasti in prima fila a fare quadrato attorno al regista dell’Uomo nell’ombra, fresco Orso d’argento al Festival di Berlino, in questi giorni nei nostri cinema. E a dire che no, non ha senso processare un genio, un artista, un premio Oscar.

Insomma, il bis dell’ottobre scorso quando, sotto un appello in favore di Polanski, comparvero le firme dell’Europa più à la page capeggiata dal ministro della cultura francese Frédéric Mitterrand, un habitué dei rapporti con minori del Terzo mondo, arricchita dalle prestigiose griffe di sei cineasti di casa nostra (da Marco Bellocchio a Giuseppe Tornatore, da Michele Placido a Monica Bellucci) e completate oltreoceano da quelle di David Lynch e Woody Allen, del resto compagno della sua propria figlia adottiva. Interrogato sulla questione, per esempio, Tornatore spiegò che Polanski ha 77 anni ed è giusto che a «un uomo della sua età venga risparmiata la sofferenza del carcere». Monicelli, invece, teorizzò la differenza di trattamento tra il cineasta e il nostro premier perché «Berlusconi non ha le qualità di sensibilità di Polanski».

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Posted by ikzus su 20 aprile 2010


Guerra alla Chiesa:
il Medioevo dei laicisti

di Giancarlo Perna, Il Giornale del 20-4-2010
Assistiamo a una specie di ritorno al passato a ruoli rovesciati: oggi siamo oppressi dalla prepotenza di chi combatte il cattolicesimo con toni da Inquisizione. E la vicenda dei preti pedofili diventa lo spunto per distruggere duemila anni di storia

Tutti si sentono in diritto di sbertucciare la Chiesa e fare sberleffi al Papa. I concittadini di Ratzinger imbrattano la sua casa natale e i maltesi lo accolgono con manifesti offensivi. Con la scusa dello 0,03 di preti pedofili – questa la percentuale dei viziosi sul totale degli ecclesiastici – si è partiti lancia in resta contro duemila anni di storia. C’è in questa ventata distruttiva qualcosa di così nevrotico e apocalittico da fare temere che in troppi abbiano perso la trebisonda. I laici dimenticano la loro essenza – la razionalità – per combattere la Chiesa con i toni del fanatismo inquisitorio: o ti penti o ti brucio.
L’artificiosità della diatriba sui preti pedofili è dimostrata da questo. Per l’errore di pochi, si mette in discussione la Chiesa nella sua totalità. Il Papa, le gerarchie, il culto, la missione che si è data, il ruolo che un miliardo di esseri umani le attribuisce. Non si fa però altrettanto con lo Stato, l’omologo laico della Chiesa. Accade ogni giorno che funzionari rubino, politici si arricchiscano, magistrati esercitino sadicamente il potere, militari rinneghino il giuramento. A nessuno però viene in mente di dire: è lo Stato che ruba, che spergiura, ecc. Semmai, subisce. Si puniscono gli individui che hanno sbagliato, non si abbatte l’edificio. Non si confonde il frammento con l’intero come invece si sta facendo con la Chiesa. Eppure è anch’essa, come lo Stato, la prima vittima delle infedeltà dei suoi rappresentanti. Si dice: la Chiesa non è più credibile perché predica la castità e poi la infrange. Ma vale anche per lo Stato: impone la legalità e poi la viola. Posizioni identiche e conseguenze opposte: pollice verso per l’una, indulgenza per l’altro.

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Le radici culturali della pedofilia

Posted by ikzus su 19 aprile 2010


Due articoli che chiariscono quali siano i veri padri dell’abominio pedofilia – guarda caso proprio quelli che ataccano la Chiesa.

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Bruto Bruti, da L’Ottimista di Mercoledì 14 Aprile 2010

Chi vuole la pedofilia?

Gli ambigui proclami di tanti ‘cattivi maestri’

Jean-Jacques Rousseau, che può essere considerato il profeta dell’educazione relativista e illuminista, ha cinque figli dalla sua compagna e, poiché questi sono figli reali e non astratti come l’Emilio, egli se ne libera rapidamente depositandoli, dopo ogni nascita, nell’ospizio dei trovatelli. Quest’uomo che crede nella assoluta bontà delle sensazioni e ignora la tendenza umana al piacere disordinato ed egoistico, a Venezia si compra per pochi franchi una bambina di dieci anni per allietare sessualmente le sue serate (1).

Dacia Maraini, sulla scia di filosofi illuministi che praticavano sesso anche con i figli, ha sostenuto che l’incesto è una pratica naturale (2).
Gerd Koenen (teorico del ’68) scrive: “Negli asili infantili più radicali le attività sessuali divennero parte integrante dei giochi” (3).

Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori (4).

Daniel Cohn-Bendit, capogruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, raccontò addirittura di avere sperimentato e favorito la pedofilia e il sesso coi minori a scuola, come insegnante. Poi, diventato europarlamentare, ha detto che si trattava di un’opera di fantasia. Ma anche fosse stata un’opera di fantasia, qual’era l’obiettivo? Certamente quest’opera non favorisce la condanna della pedofilia (5).

Oggi Aldo Busi, forse il più venduto autore omosessualista italiano, spesso ospite di programmi televisivi e radiofonici, candidato nelle liste radicali, scrive: “È  probabile che nella mia omosessualità ci sia una forma di attrazione non verso i maschi, ma verso l’odio che mi suscitano tutti gli uomini, odio che il fare sesso con loro non fa che aumentare”. Dopo di che spiega che l’età per rapporti omosessuali che lui ritiene lecita è a partire dai tredici anni, in quanto a questa età un ragazzo, secondo lui, sarebbe adulto, e libero di decidere di avere rapporti con un altro uomo (Manuale per il perfetto papà, Mondadori) (6).

Nichi Vendola, oggi governatore della Puglia, in una intervista del 1985 a Repubblica affermava: “Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti, e trattarne con chi la sessualità l’ha vista sempre in funzione della famiglia” ( 7).

Il 27 ottobre 1998 i radicali organizzarono un convegno, nelle aule del Senato, la cui presentazione così recitava: “[…] essere pedofili […] non può essere considerato un reato; la pedofilia […] diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone” (8). Come dire che la pedofilia è lecita purché il bambino sia consenziente e la legge lo permetta…

L’internazionale dei gay e delle lesbiche (ILGA) ha collaborato politicamente e culturalmente con i pedofili americani (NAMBLA: North American Man-Boy Lovers Association) per dieci anni, prima di separarsi da questo movimento (9).

Il filosofo omosessualista Mario Mieli sosteneva la funzione redentiva della pedofilia (la sua opera è considerata la Bibbia dei Gay e a lui sono intitolati molti circoli gay). Nell’opera di Mieli vengono considerate esperienze redentive, da promuovere, la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia (10).

Le associazioni omosessualiste (COC) fondate da Jef Last (pedofilo omosessuale e amico di André Gide) nei Paesi Bassi hanno voluto e ottenuto la depenalizzazione dei contatti sessuali con giovanetti al di sopra dei 12 anni. Nel 1990, infatti, erano stati depenalizzati, nei Paesi Bassi, i contatti sessuali (etero e omo) con individui sopra i 12 anni: la condizione era il consenso del giovane o della giovane e il nulla osta dei genitori (11).

Bibliografia:
1) cfr. Roberto Guiducci, La Storia di un contestatore sconfitto, pp. 1-68 (p. 32) in Jean-Jacques Rousseau, Le Confessioni, Introduzione di Roberto Guiducci, Traduzioni e note di Felice Filippini, Biblioteca Universale Rizzoli, aprile 2001, p.28.
2) Francesco Agnoli, Il Foglio, 26 maggio 2007
3) Ibidem
4) Ibidem
5) Ibidem
6) Ibidem
7) Ibidem
8) cfr  http://www.qrd.org/qrd/orgs/NAMBLA/1993 . se.to.ilga
9) cfr Gianni Rossi Barilli, Il Movimento Gay in Italia, Feltrinelli, 1999, p.93.
10) cfr Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli, 2002, p. 255.
11) cfr G.J.M. van den Aardweg, Matrimonio omosessuale e affidamento a omosessuali, in Studi Cattolici. Mensile di studi e di attualità, anno XLII, n.449/50, 1998, p. 507

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Francesco Agnoli, Il Foglio del 17 aprile 2010

La pedofilia è un regalo del ’68.

Il sesso tra piccoli e adulti giustificato in nome di una rivoluzione
che ha inquinato anche la chiesa.

Partiamo da un dato di fatto: i casi di pedofilia nella chiesa, seppur molti meno di quello che si vorrebbe far credere, risalgono per lo più agli anni Sessanta e Settanta e si sono verificati, soprattutto, negli Stati Uniti.

Questi avvenimenti terribili si iscrivono in un aumento degli abusi sessuali contro minori generalizzato, che interessa la società tutta, famiglia, single, preti, laici, nessuna categoria esclusa.

Basti pensare che ogni giorno nascono decine e decine di nuovi siti pedofili con violenze sessuali sui bambini dai tre ai dodici anni e che ogni anno milioni di occidentali partono per Cuba, la Thailandia e altri paesi in cui prospera il turismo sessuale.

Ecco, solo questa banale constatazione, oggettiva e non strumentale, dovrebbe portare a una domanda che invece per lo più si preferisce evitare: perché? La risposta mi sembra obbligata: tutto va ricondotto, oltre che ovviamente alla peccaminosità intrinseca nell’uomo, all’origine della mentalità attuale, cioè alla cosiddetta “rivoluzione sessuale”. Dobbiamo andare con la mente agli anni Sessanta, in quel periodo di incubazione che portò poi al 1968 e a tutto quello che ne seguì.

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Posted by ikzus su 17 aprile 2010


Goebbels e l’operazione preti pedofili

di Massimo Introvigne (Avvenire, 16 aprile 2010)

“Ci sono casi di abusi sessuali che vengono alla luce ogni giorno contro un gran numero di membri del clero cattolico. Purtroppo non si può più parlare di casi individuali ma di una crisi morale collettiva che forse la storia culturale dell’umanità non ha mai conosciuto in una dimensione così spaventosa e sconcertante. Numerosi sacerdoti e religiosi sono rei confessi. Non c’è dubbio che le migliaia di casi venuti a conoscenza della giustizia rappresentino solo una piccola frazione dell’ammontare autentico, dal momento che molti molestatori sono stati coperti e nascosti dalla gerarchia”. Un editoriale del New York Times del 2010? No: un discorso del 28 maggio 1937 di Joseph Goebbels (1897-1945), ministro della propaganda del Terzo Reich. Questo discorso, di grande risonanza internazionale, si situa al culmine di una campagna lanciata dal regime nazista per screditare la Chiesa Cattolica coinvolgendola in uno scandalo di preti pedofili. 276 religiosi e 49 sacerdoti secolari sono arrestati nel 1937. Gli arresti si susseguono in tutte le diocesi tedesche, in modo da tenere gli scandali sempre sulla prima pagina dei giornali.

Il 10 marzo 1937 con l’enciclica Mit brennender Sorge papa Pio XI (1857-1939) condanna l’ideologia nazista. Alla fine dello stesso mese il Ministero della Propaganda guidato da Goebbels lancia la campagna contro gli abusi sessuali dei sacerdoti. La programmazione e la gestione di questa campagna è nota grazie a documenti la cui storia è all’altezza dei migliori romanzi di spionaggio. Nel 1937 il capo del servizio di controspionaggio militare tedesco è l’ammiraglio Wilhelm Canaris (1887-1945). È diventato gradualmente antinazista e sta maturando le convinzioni che lo porteranno a organizzare il fallito attentato a Hitler del 1944, in seguito al quale sarà impiccato nel 1945. Canaris disapprova le manovre di Goebbels contro la Chiesa e incarica l’avvocato cattolico Josef Müller (1878-1979) di portare a Roma una serie di documenti segretissimi sul tema. A diverse riprese Müller – prima di essere arrestato e internato nel campo di sterminio di Dachau, cui sopravvivrà diventando nel dopoguerra ministro della giustizia della Baviera – porta i documenti segreti a Pio XII (1876-1958), che chiede alla Compagnia di Gesù di studiarli.

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Laicità e laicismo nell’attacco alla Chiesa

Posted by ikzus su 14 aprile 2010


L’autore dell’articolo che riporto sotto, esponente di primo piano degli intellettuali laici italiani, commette due errori non di poco conto: il primo consiste nell’addebitare alla Chiesa comportamenti scorretti di alcuni suoi membri – ho già spiegato altrove che ciò non ha senso (come non ne avrebbe prendersela con la Fiat, per dire, se qualche suo dipendente …). Il secondo errore sta nel sottovalutare l’incidenza dell’omosessualità nella pedofilia: i dati parlano chiaro, pedofilo uguale omosessuale nove volte su dieci; se non si esce dall’omosessualmente corretto, non si può incidere su questo devianza mostruosa.

Detto ciò, come sempre la verità piano piano viene fuori: trovo assai significativo che proprio il Corrierone, sempre in prima fila sui fronti più avanzati del secolarismo, per una volta ritrovi la sua vena autentiucamente laica, e pubblichi un articolo esemplare sulla distinzione tra peccato e reato, tra Stato e Chiesa, in definitiva tra laicismo ideologico e laicità correttamente intesa, che guarda caso affonda le sue radici proprio nel cristianesimo, e nella cultura cristiana che ha letteralmente ‘fatto’ l’Europa.

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Una difesa laica del Papa

All’origine dell’aggressione cui sono sottoposti la Chiesa, e lo stesso papa Benedetto XVI, sul tema della pedofilia in ambito ecclesiale, ci sono un pregiudizio razionalista e una violenza giacobina: si pensi alla «peste pedofila » di cui parla Paolo Flores d’Arcais, che prefigura la dannazione per volontà popolare dell’«untore » di manzoniana memoria. Sono toni cui dovrebbe essere estranea la stessa cultura laica. Che non è negazione della religione, ma cavourriana separazione tra le leggi e i comandamenti, tra lo Stato e le istituzioni ecclesiastiche. Il pregiudizio razionalista tende invece a cancellare la distinzione kantiana, e liberale, fra peccato e reato; pretende di assimilare, «omologare», i comportamenti della Chiesa a quelli della società civile, negandone la specificità spirituale, codificata nel diritto canonico, ben diverso da quello positivo dello Stato secolarizzato.

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Posted by ikzus su 13 aprile 2010


I preti pedofili sono solo un pretesto

La pedofilia di alcuni preti c’entra niente. Ogni occasione è buona. Benedetto XVI è insidiato dal «chiacchiericcio», cioè dall’opinion. Scritta nella lingua dei Lumi, alla francese, l’opinione pubblica è quel pensiero unico che tutto intende omologare nelle magnifiche sorti e progressive di un tempo dominato dalla Ragione: intesa come brutale strumento di scristianizzazione e di critica corrosiva, distruttiva della religione e del suo basamento, la fede nella trascendenza e nel mistero. Ecrasez l’infâme! era il grido di guerra di Voltaire.

Il pericolo massimo, da scongiurare con le buone o con le cattive, è che la Raison si renda docile al proprio limite, che è il mistero, e si allei con la fede, senza dunque disprezzarla, e con l’istituzione terrena, che si pretende anche divina, nella quale la fede da millenni è custodita insieme con i grandi tesori che sappiamo della cultura artistica, filosofica, spirituale. Benedetto è il Papa-filosofo, il teologo che ha dialogato con Jürgen Habermas in nome della autolimitazione della ragione e della fede, il vero tema del massimo illuminista, lo scettico e trasparente Immanuel Kant; un’autolimitazione riconosciuta come preziosa dai due spiriti più affinati e significativi del mondo di lingua tedesca, la lingua della filosofia. Con scandalo per intellettuali e media di tutto il mondo. Sempre lì stiamo.

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Chi sono i critici del Papa

Posted by ikzus su 11 aprile 2010


NEUMAYR: Per i critici di Papa Benedetto l’importante non sono i ragazzini

Il vero scopo è demolire l’ortodossia cattolica

di George Neumayr**

Da quando i qua i secolaristi e i cattolici dissidenti sono diventati esperti di protezione dei bambini? Questi auto-designati riformatori della Chiesa presiedono a una cultura degradata che abortisce, corrompe e abusa dei bambini. Che una tale élite  scriteriata e depravata si erga a maestro di morale per Papa Benedetto XVI va al di là di ogni satira.

Così durante la Settimana Santa abbiamo assistito allo spettacolo di Barabba che dava lezioni di moralità al Vicario di Cristo. Domandiamoci un momento: ma chi è che consegna gli orfani alle coppie omosessuali tramite le agenzie che curano le adozioni? Chi è che invia nelle scuole i propagandisti di Planned Parenthood [la più grossa organizzazione per la pianificazione delle nascite del mondo, ndt]? Chi provvede a sgombrare le strade delle principali città per fare largo alle parate del “gay-pride” con al seguito [negli USA, ndt] la NAMBLA, North American Man/Boy Love Association [Associazione Nordamericana per l’Amore Uomo/Ragazzo]? Sono loro, è questa élite che protegge e sbandiera  queste pratiche corrompitrici di bambini. E non era appena l’anno scorso che questi illuminati protettori di bambini si sono dati appuntamento davanti alla bara d’oro di Michael Jackson per porgergli l’estremo saluto? Dov’era allora il loro sdegno per la corruzione dei bambini?

Il giornale National Catholic Reporter, l’ammiraglia del cattolicesimo dissidente di sinistra, si è unito alla masnada secolarista partita alla caccia di Benedetto, e reclama che si organizzi un’indagine severa e senza sconti reverenziali sul Pontefice. Si tratta dello stesso periodico che pubblica le omelie del vescovo Thomas Gumbleton, una delle quali nel 2002, all’apice dello scandalo degli abusi in America, proclamò che la politica della ‘tolleranza zero ‘ non andava applicata ai preti attratti da bambini al di sopra dell’età della pubertà. “Sono contrario a che si applichi la ‘tolleranza-zero’ a tutti i casi,” scrisse altezzoso.

Un altro articolo sul NCR del 2002 stabiliva che: “La tolleranza zero è un’arma di punizione spuntata. Ogni abuso è un’offesa alla dignità umana, ma non tutti gli abusi sono uguali, proprio come la gravità dei peccati è diversa nell’insegnamento cattolico tradizionale, e la gravità della punizione nella legge civile varia secondo molti fattori. Nel nostro ambiente surriscaldato, questa è una cosa che molti fanno fatica ad ammettere. Un sacerdote che abbia mostrato brevemente i genitali a un adolescente non ha commesso lo stesso atto di un prete che ha violentato un minore.”

Finiamola con le sciocchezze: l’attacco a Benedetto della settimana scorsa non aveva niente a che fare con la protezione dei bambini, ma aveva tutto a che fare con l’odio dell’élite della sinistra cattolica per la sua ortodossia. Se i tre buffoni – Maureen Dowd, Christopher Hitchens ed Andrew Sullivan – adesso stanno tirando a sorte la sua veste, non è perché le preoccupazioni per il permissivismo dei sacerdoti toglie loro il sonno la notte, ma perché odiano gli insegnamenti tradizionalisti della Chiesa cattolica incarnati da Benedetto. Essi sono ancora indispettiti che la chiesa abbia eletto Papa un cattolico, anziché un modernista sinistrorso. La Signorina Dowd sta usando lo scandalo degli abusi per promuovere il suo femminismo, il Sig.  Hitchens il suo ateismo e il Sig. Sullivan il suo attivismo omosessualista.

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Posted by ikzus su 31 marzo 2010


CHI COLTIVA (DAVVERO) LA PEDOFILIA.

Da Gilles de Rais alla gender theory si è fatta molta strada. Fuori dalla chiesa

di Francesco Agnoli



La locandina del film “Barbe Bleue” di Catherine Breillat (2009). Nella tradizione popolare Gilles de Rais venne identificato con Barbablù

La questione dei preti e dei religiosi che hanno compiuto atti di violenza contro i minori sta occupando molte pagine dei giornali. Giustamente ci si indigna di tale oscenità. Giustamente coloro che non hanno vigilato attentamente, per quanto possibile, vescovi ecc., andrebbero ugualmente puniti, con estrema severità (non basta spostare di parrocchia i colpevoli, per intenderci…).

Detto questo sarebbe bene riportare la polemica nei giusti binari. Evitare, intendo, di utilizzare l’ennesimo fatto di cronaca per accusare sempre il solito imputato: la Chiesa. Partiamo dalla realtà e mettiamo da una parte l’ideologia.

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Posted by ikzus su 26 marzo 2010


Questa feroce «onda mediatica»
Non è vero che la Congregazione per la dottrina della fede, negli anni in cui era guidata da Joseph Ratzinger, insabbiò il procedimento canonico a carico di Lawrence Murphy, il sacerdote americano colpevole di abusi su dei bambini sordi. Chi legga i documenti pubblicati dal New York Times a sostegno di questa accusa scopre che in realtà solo i vertici della Chiesa americana insistettero a indagare su fatti, che erano stati archiviati dalla giustizia civile.

È vero invece che la terribile vicenda delle 29 denunce contestate a padre Murphy – e risalenti ad abusi avvenuti tra il 1950 e il 1974 – arrivò alla Congregazione solo nel 1998, quando l’ ormai anziano sacerdote scrisse a Ratzinger chiedendo l’interruzione del processo anche a causa delle sue gravi condizioni di salute. Tuttavia l’allora segretario della Congregazione, Tarcisio Bertone, rispose ordinando che si procedesse secondo le misure previste dal canone 1341 «per ottenere la riparazione dello scandalo e il ristabilimento della giustizia». Il prete accusato morì quattro mesi dopo.

Della realtà sulla denuncia del New York Times riferiamo a pagina 5. Ma un simile attacco (il secondo in pochi giorni) sulla prima pagina di uno dei più autorevoli quotidiani americani è una cosa che fa pensare. È un piegare quasi con la forza i fatti a una tesi che sembra precostituita e ordinata a uno scopo preciso: attaccare, nella persona del Papa, la Chiesa. Con una determinazione e una tendenziosità che lascia sbalorditi. Le accuse contro quel sacerdote americano sono terribili, ma dopo la prima denuncia il prete venne allontanato e da allora visse ritirato. La giustizia civile lasciò perdere. Da Roma invece, 24 anni dopo l’accaduto, non si consentì alla richiesta di cancellare la vicenda. Chi è l’insabbiatore dunque?

La sproporzione fra le accuse e la realtà è troppa per non vedere la volontà di addossare alla Chiesa l’immagine di una sorta di “cupola” opaca, che sa e non vede, che è informata e finge di ignorare. Quasi come se la dolorosa e limpida lettera di Benedetto XVI ai cattolici d’Irlanda, ammettendo le colpe di alcuni sacerdoti e le mancanze di una Chiesa locale, avesse risvegliato un rancore inespresso ma aspro, un’ansia di lanciare accuse gravi e non provate contro la Chiesa tutta, e il Papa per primo. C’è un sentore quasi di voglia di lapidazione in certi titoli forzati, sparati e subito ripresi da altre testate: come quando tra bande di ragazzi si decide all’improvviso che “quello” è il nemico, e insieme lo si attacca.

Perché? Noi non sappiamo di complotti. Abbiamo invece il dubbio di trovarci di fronte a una di quelle onde mediatiche che a volte traversano l’informazione: gli episodi di pedofilia in Irlanda, denunciati dallo stesso Benedetto con una accorata richiesta di verità e giustizia, usati come anello di una catena che va a cercare singoli episodi, ora veri ora dubbi, ora vecchi di trenta o cinquant’anni, in cui gli accusati spesso sono morti; e serra l’uno all’altro gli anelli, fino a farne una catena vera, da prigionieri, che mette addosso ai sacerdoti cattolici, tutti, alla Chiesa, tutta.
Di “onde mediatiche” se ne creano spesso, come se i media amplificassero se stessi in un gioco incontrollabile di echi. Ma questa volta si avverte in alcuni almeno una frenesia strana di lanciare il sasso, di sporcare, di insinuare che, in realtà, coloro agiscono nel nome di Cristo sono poi uguali a noi, e anzi molto peggiori. Il che talvolta tragicamente può essere vero. Ma non cambia la essenza della Chiesa, il suo essere corpo di Cristo, pure fatto di uomini peccatori.

Che strana, livida voglia di fango emerge da certi titoli, dalla realtà piegata e costretta nei propri disegni. Viene in mente l’Eliot dei Cori da «La Rocca», viene in mente quella Straniera che non è amata dagli uomini – perché è «la Testimone»: «Colei che ricorda la Vita e la Morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare». La Chiesa, che ancora pretende di affermare che esiste un Bene, e un Male. Che questo dia fastidio? Sembra diretto ai nostri giorni la profezia di Eliot, siamo noi, forse, «gli uomini che deridono/ tutto ciò che è stato fatto di buono».

Marina Corradi, Avvenire del 26-3-10

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Posted by ikzus su 25 marzo 2010


Lo scandalo della pedofilia c’è sempre stato, ma a ingigantirlo è stata la svolta culturale di mezzo secolo fa. Lo scrive Benedetto XVI nella sua lettera ai cattolici dell’Irlanda. Due cardinali e un sociologo la commentano

Genesi di un delitto. La rivoluzione degli anni ’60

di Sandro Magister

ROMA, 25 marzo 2010 – La legge e la grazia. Dove la giustizia terrena non arriva, può la mano di Dio. Ai cattolici dell’Irlanda Benedetto XVI ha ordinato, con la sua lettera del 19 marzo, ciò che nessun papa dell’età moderna ha mai ordinato a un’intera Chiesa nazionale.

Ha intimato loro non solo di portare i colpevoli davanti ai tribunali canonici e civili, ma di mettersi collettivamente in stato di penitenza e di purificazione. E non nel segreto delle coscienze ma in forma pubblica, sotto gli occhi di tutti, anche degli avversari più implacabili e irridenti. Digiuno, preghiera, lettura della Bibbia e opere di carità tutti i venerdì da qui alla Pasqua dell’anno venturo. Confessione sacramentale frequente. Adorazione continua di Gesù – egli stesso “vittima di ingiustizia e peccato” – davanti alla sacra ostia esposta sugli altari delle chiese. E per tutti i vescovi, i sacerdoti, i religiosi senza eccezioni, un periodo speciale di “missione”, un lungo e severo corso di esercizi spirituali per una radicale revisione di vita.

Un passo audace, questo compiuto da papa Benedetto. Perché nemmeno il profeta Giona credeva più che Dio avrebbe perdonato Ninive dei suoi peccati, nonostante la cenere penitenziale e la tela di sacco indossata da tutti, dal re fino all’ultimo dei giumenti.

E anche oggi molti concludono che la Chiesa resta irrimediabilmente sotto condanna, anche dopo la lettera nella quale lo stesso papa si carica di vergogna e rimorso per l’abominio commesso su dei fanciulli da alcuni sacerdoti, nella colpevole negligenza di qualche vescovo.

Eppure anche su Ninive discese il perdono di Dio, e lo scettico Giona dovette ricredersi, e Michelangelo dipinse proprio questo profeta sulla sommità della parete d’altare della Cappella Sistina, a mostrare che il perdono di Dio è la chiave di tutto, dalla creazione del mondo sino al giudizio finale.

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Posted by ikzus su 25 marzo 2010


Orchi in difesa dei bambini

Perché la battaglia contro i preti pedofili è una battaglia per eliminare il cristianesimo

Invettiva cristianissima contro l’Europa pedofoba e il mondo infanticida

Ogni due o tre mesi mi scrive un amico, missionario in Africa, don Giuseppe Ceriani. Per parlarmi della chiesa di là, delle sue tribolazioni, delle sue attività, delle sue lotte. L’ultima sua lettera è datata Quaresima-Pasqua 2010. Leggendola non sembra che laggiù siano filtrate le notizie che occupano la stampa europea in questi giorni, con soverchia e sospetta abbondanza. Forse in Africa non si sa nulla della battaglia che il vecchio continente ha ingaggiato da tempo con la sua storia e le sue radici. Una battaglia che è sempre più grottesca, perché vede gli araldi del nichilismo, soprattutto quello sinistro, combattere una santa crociata contro i preti pedofili. Non, si badi bene, per sbarazzarsi di loro, come è giusto, ma per sbarazzarsi, tout court, del cristianesimo, e magari, relativisticamente, anche dell’idea di bene e male.

L’Europa che apostata ogni giorno, deve farlo trovando nobili giustificazioni, dandosi un tono. L’Europa che massacra i suoi figli nell’utero materno, a milioni; che distrugge i bambini già nati combattendo ogni giorno la famiglia (quintuplicati i divorzi, nella mia regione, in trent’anni); l’Europa che sperimenta sugli embrioni, che commercia ovuli e spermatozoi come fossero caramelle, che tenta di clonare l’uomo massacrando centinaia di esseri umani allo stato iniziale, che ingravida le donne single e le coppie omosessuali, negando ai figli che nasceranno il padre o la madre… L’Europa, l’occidente, che permettono le mamme-nonne, che fanno nascere figli già orfani con la fecondazione post mortem, che congelano gli embrioni sotto azoto liquido e che infangano la vita di milioni di ragazzi col sesso precoce, la pornografia, lo scandalo continuo; l’occidente “no child”, che predica la “crescita zero” per non inquinare; che “aiuta” i paesi poveri coi preservativi e l’aborto; che vede crescere ogni giorno il ricorso alla sterilizzazione, gli alberghi e i luoghi di villeggiatura dove sono verboten i bambini; l’Europa che apre all’eutanasia dei fanciulli malati e che anestetizza e lobotomizza i suoi figli con la Tv, il tempo pieno, la realtà virtuale, svariati impegni extrafamiliari e mille altri sotterfugi per non avere impicci…

Ebbene questa Europa nemica dei bambini, bambino-fobica, handi-fobica, famiglio-fobica, finge di battersi in difesa dei più piccoli, se questa battaglia può servire a infangare la chiesa nel suo complesso, come istituzione, come storia, come tutto. Finge di farlo, e con grande e prolungato clamore, salvo poi tacere sui milioni di europei (di cui circa centomila italiani) che praticano turismo sessuale a danno di bambini asiatici, latini o africani; sui quarantuno mila casi di violenze sui minori che vengono registrati ogni anno in Italia secondo una ricerca presentata allo Iulm di Milano nel 2007; sul boom di pedopornografia che invade la rete ogni giorno di più, senza quasi nessuno che la ostacoli.

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Ecclesia delenda est

Posted by ikzus su 22 marzo 2010


“Carthago delenda est”, così Catone il censore terminava ogni suo discorso nel senato dell’antica Roma: era un suo chiodo fisso, lo riteneva una priorità assoluta, alla quale tutto doveva essere subordinato.

Anche oggi ci sono nuovi Catoni, e nuove Cartagini da distruggere; naturalmente, i mezzi sono cambiati. Ora la vera potenza di fuoco è nei mass media, che obbedienti alla legge dell’audience scaricano montagne di melma (per usare un eufemismo) sui soggetti più appetitosi, o magari, guarda un pò, proprio sui bersagli dei nuovi ‘censori’. Il caso dei preti pedofili è da manuale.

Sono due settimane che le prime pagine dei giornali (così come i tele e radio giornali) ci spiegano che la Chiesa è ormai un covo di pedofili, la colpa è del Papa, e sarebbe ora almeno di abolire il celibato. Già dicendole così, libere da orpelli emotivi, le tre affermazioni appaiono assurde in sè, e del tutto slegate. Se poi si approfondisce la realtà dei fatti, si scopre che:

  1. la pedofilia non è certo una  prerogativa della Chiesa Cattolica, al contrario. Ad esempio, “la presenza di pedofili è – a seconda delle denominazioni – da due a dieci volte più altra tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici.”; e negli USA “nello stesso periodo in cui un centinaio di sacerdoti americani era condannato per abusi sessuali su minori, il numero di professori di ginnastica e allenatori di squadre sportive giovanili giudicato colpevole dello stesso reato dai tribunali statunitensi sfiorava i seimila.” Lo illustra da par suo Introvigne, nell’articolo che riporto sotto.
  2. se anche i preti pedofili fossero un numero superiore alla media, solo una società malata coma la nostra accetterebbe l’assurdo spostamento della responsabilità dal singolo colpevole ad un’organizzazione qual che sia; voglio dire: qualcuno ha mai pensato di incolpare il ministero dell’istruzione per i maestri pedofili? Avete mai letto un articolo che condanni l’ordine dei Commercialisti – faccio per dire – per i casi di pedofilia a carico di singoli iscritti?
  3. Benedetto XVI, e prima il Cardinal Ratzinger, sono probabilmente le figure ecclesiali che maggiormente si sono spese contro gli abusi sessuali all’interno della Chiesa negli ultimi decenni; ciò nonostante, il Sommo Pontefice viene attaccato con un’acrimonia senza precedenti
  4. al di fuori dei preti cattolici, gli altri pedofili (professionisti, educatori, docenti, pastori protestanti, maestri e guru di ogni religione/gruppo/setta, ecc.) sono sposati o comunque liberi di farlo – ma, come abbiamo visto, sono statisticamente ancora più coinvolti in questo crimine orrendo: proprio non si capisce come il celibato abbia qualcosa a che vedere!
  5. ma la realtà è ancora più paradossale: il 90% dei preti pedofili (l’80% circa nelle altre categorie) in realtà è omosessuale. Se venisse impedito agli omosessuali di diventare preti, il problema dei preti pedofili sarebbe praticamente risolto: forse anche per questo la Santa Sede ha emanato nel 2005 un’Istruzione sulle vocazioni sacerdotali, per cui non possono divenire sacerdoti “coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay“. Come pensate che l’abbiano presa gli stessi organi d’informazione che accusano la Chiesa di ‘pedofilia congenita’?

Qualche anno fa il mitico Santoro mandò in onda due ore di veleni sulla questione oggi tornata di moda; all’inizio della trasmissione, Travaglio – con un intervento solo apparentemente fuori posto – chiarì bene quale fosse la posta in gioco: la Chiesa, disse più o meno, la deve smettere di ‘interferire’ con le decisioni della politica e degli intellettuali che la sostengono e la alimentano! Alla fine, questo è il vero problema. Ma la Chiesa non può tacere, perderebbe se stessa.

Dunque, è proprio così: ecclesia delenda est, non importa a quale prezzo, non importa con quale sotterfugio, basta arrivare lì. Nel 146 a.C. Cartagine fu rasa al suolo, in effetti: a forza di insistere, Catone ottenne il suo obiettivo. Al contrario, per quanto si sforzino i nemici della Chiesa non avranno questa soddisfazione: ianua inferi non prevalebunt.

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Preti pedofili: un panico morale

di Massimo Introvigne

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