ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘elezioni’

Ciò che non va fra parentesi

Posted by alagna su 16 gennaio 2013


Campagna elettorale e temi etici.

Il peso della crisi economica è tale che la campagna elettorale si giocherà inevita­bilmente soprattutto sulle risposte politiche e di governo a essa. Ma ci sono altre questio­ni, dalle importantissime ricadute civili e so­ciali, che non possono essere messe tra pa­rentesi, e i lettori di Avvenire lo sanno molto bene per averne letto spesso su queste pagi­ne anche negli ultimi tempi. Si tratta dei te­mi che da qualche tempo si usa qualificare co­me “etici” (la famiglia, la libertà religiosa, i diritti umani, le questioni bioetiche). Mi a­spetto quindi, e come cittadino elettore an­ch’io non vorrei restare deluso, che su questi temi non solo i partiti, ma anche i singoli can­didati – in particolare quelli “cattolici” – si pronuncino espressamente: si tratta infatti di questioni che hanno una valenza non pri­vata e intimistica, ma pubblica e soprattutto “politica”. Le ragioni sono evidenti. Partiamo dalla famiglia: essa è, e rimane no­nostante tutto, il luogo privilegiato della ‘fe­licità’ (come è dimostrato dal fatto che è og­getto di mille tentativi di ‘imitazione’!) e co­stituisce altresì la risorsa sociale più natura­le e più potente che ci sia per far fronte a esi­genze che nemmeno lo Stato più ricco del mondo riuscirà mai a fronteggiare adegua­tamente: l’educazione primaria, l’inseri­mento dei giovani nel mondo del lavoro, l’ap­poggio ai malati e, in generale, ai soggetti “de­boli”, l’assistenza degli anziani. Un’intelli­gente politica per la famiglia non significa so­lo la tutela di un bene umano primario, ma consente allo Stato di meglio utilizzare le scar­se risorse destinate al welfare e, nel medio e nel lungo periodo, contribuire al rallenta­mento di un problema drammatico come quello del decremento demografico. Proseguiamo, nella nostra rapida analisi, con il tema dei diritti umani e della libertà reli­giosa. Un autentico impegno per la promo­zione dei diritti fondamentali (che non deve mai rallentare) implica che non si inquini il tema dei diritti umani con quello dei “desi­deri”. Ad esempio, far rientrare nella battaglia per i diritti la pretesa di concedere il matri­monio e l’adozione alle coppie gay non ha nulla a che vedere con la giusta lotta contro le discriminazioni nei confronti delle perso­ne omosessuali. È piuttosto una pretesa che incrina la corretta immagine dei diritti del­l’uomo, deformandola in una visione indivi­dualistica e in definitiva anti-personalistica. Di qui il sempre più frequente senso di fasti­dio che emerge in molti quando si fa appel­lo ai diritti umani fondamentali, come se es­si si riducessero a un cavallo di Troia per far implodere dall’interno la realtà relazionale coniugale e familiare. È un rischio che non possiamo correre e che dobbiamo intercet­tare prima che sia troppo tardi. Ed è indi­spensabile da parte dei politici una parola chiara al riguardo. Parole altrettanto chiare vanno riservate al­la libertà religiosa. Da parte di alcuni, pur­troppo non pochi, viene spesso ridotta – nel nome di un malinteso laicismo – alla libertà di confessare privatamente la propria fede. Per quanto sia difficile farlo capire ai laicisti più estremisti, va ribadito che la fede o è pub­blica o non è, e che il rilievo pubblico di u­na data fede religiosa non interferisce in al­cun modo col rilievo pubblico che va rico­nosciuto a qualsiasi altra confessione, ma serve a garantire al cittadino credente la pro­pria identità. Quanto ai temi bioetici il discorso può esse­re persino rapidissimo. Il buon uso (cioè l’u­so eticamente corretto) della biomedicina e dei suoi progressi non solo ha impressionanti ricadute sulla dignità della persona (e già que­sta considerazione sarebbe sufficiente a chiu­dere il discorso), ma contribuisce delimitare saggiamente i limiti del potere della scienza e degli scienziati e a fronteggiare il fascino di pericolose forme di “tecnocrazia”. Che il mondo non possa essere governato esclusi­vamente dagli scienziati è consapevolezza diffusa; per tramutare però questa consape­volezza in decisioni socialmente vincolanti non sono sufficienti gli allarmismi della fan­tascienza o della cinematografia catastrofa­le, ma è indispensabile un forte impegno po­litico. Bisogna quindi che nella campagna e­lettorale entri in modo esplicito e non equi­voco anche la “biopolitica”. E ogni candida­to faccia capire come la pensa e che cosa si prepara a fare (o non fare) e a sostenere.

Francesco D’Agostino

da l’Avvenire del 11 gennaio 2013

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Vota Maurizio Marrone

Posted by ikzus su 8 maggio 2011


Ho incontrato e conosciuto personalmente questo giovane candidato al Consiglio Comunale di Torino, e mi è piaciuto.

Alcuni punti del suo programma, che per me sono particolarmente significativi:

  • Il Comune di Torino, negli ultimi cinque anni, ha adottato provvedimenti ideologici e demagogici – come, per esempio, il registro sulle coppie di fatto – che sviliscono il Valore della famiglia ed il suo ruolo sociale. La nostra priorità, invece, è la tutela delle famiglie tradizionali, con particolare attenzione per quelle numerose
  • Credendo nel Valore della vita, riteniamo sia necessario prestare una particolare attenzione e sostenere anche economicamente le donne che devono affrontare da sole una gravidanza, le ragazze – madri, le giovani coppie per l’acquisto della prima casa. Bisogna incentivare la natalità
  • E’ necessario valorizzare quella gioventù alternativa e distante al modello proposto dalla sinistra dei centri sociali. Gli stabili comunali abusivamente occupati devono essere “liberati” e consegnati a quei giovani che s’impegnano nel sociale, che aiutano i propri coetanei, che fanno volontariato, che si appassionano ed esercitano le discipline artistiche in maniera non ideologica e non strumentale.
  • L’integrazione è possibile quando ha come presupposto il rispetto delle regole e della nostra identità.
  • Bisogna risolvere il problema dell’accesso alle graduatorie privilegiando i residenti italiani ed, in particolare, le famiglie.
  • Basta con le domeniche a piedi, le targhe alterne, le restrizioni del traffico perché sono assolutamente inutili per il miglioramento della qualità dell’aria. Non servono provvedimenti demagogici ma interventi strutturali.
  • E’ necessario affrontare al più presto l’emergenza nomadi.

Come dire? Finalmente qualcuno che non ha paura di dire cosa pensano in tantissimi!

Votate e fate votare, mi raccomando.

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Posted by ikzus su 7 novembre 2010


Bye bye, green economy! Ecco l’altra faccia del voto americano

Il sogno verde di Obama è costato il seggio a tutti i democrat che l’hanno sostenuto. La sveglia pro market

Non ci sono solo la sanità e le tasse: il tema sul quale Barack Obama sconta probabilmente la débâcle elettorale in maniera più significativa è quello ambientale. Lo dicono i numeri: solo il 16 per cento dei cittadini repubblicani è convinto che vi sia un legame tra attività industriale e riscaldamento globale, contro il 53 per cento dei democratici (sondaggio del Pew Research Centre). Altre cifre: 5 dei sei nuovi senatori del Grand Old Party e 35 dei nuovi deputati sono fermamente convinti che il riscaldamento globale sia una truffa, segnala l’organizzazione ThinkProgress. Trecentomila dollari è la cifra che il candidato in pectore alla presidenza del Congresso, John A. Boehner dell’Ohio, ha ricevuto dalla lobby dell’industria mineraria e del carbone per queste elezioni (tre i milioni spesi in totale per questa tornata elettorale dalla National Mining Association).

E ancora: 35 i congressmen
democratici spazzati via martedì scorso – esattamente tutti quelli in corsa per il voto di metà mandato che l’anno scorso avevano appoggiato il Climate Bill, il piano di Obama per trasformare l’industria “sporca” americana in una green economy. Tra questi il decano di Capitol Hill, il deputato Rick Boucher della Virginia, al suo quattordicesimo mandato e uomo chiave di Obama per “vendere” il piano per l’ambiente alla Camera. Secondo alcuni osservatori, proprio la sconfitta di Boucher nella sua Virginia è il simbolo dello stato delle cose: “Non c’è dubbio, se Boucher avesse votato contro il Climate Bill sarebbe stato rieletto” ha detto il suo capo staff Andy Wright. Altro dato simbolico: in Illinois, il seggio senatoriale che fu di Obama ora è andato a un repubblicano, il neo-eletto Roland Burris: uno che nel 2009 votò per il Climate Bill ma poi fece pubblica ammenda, dichiarando che “non ne aveva compreso fino in fondo le implicazioni”.

Obama ha già capito che le sue ambizioni
verdi sono da mettere nel cassetto: nella conferenza stampa post elezioni di mercoledì, ha annunciato che non perseguirà più alcun progetto di riforma comprensiva della legislazione ambientale. “L’emission trading era solo un mezzo, non un fine, e troveremo altri sistemi” ha detto ai giornalisti, riferendosi proprio al centro del suo Climate Bill, che proponeva di introdurre un sistema di “cap and trade” simile a quello adottato dall’Unione europea per limitare le emissioni. Un sistema ribattezzato “cap and tax” dai repubblicani, che non è riuscito a superare lo scoglio del Senato e soprattutto a convincere un paese in cui il carbone soddisfa metà della produzione elettrica e impiega 174 mila addetti. Ma anche per il piano B di Obama, che riguarda l’Epa (Environmental Protection Agency), non ci sono molte speranze. Dopo una moratoria di nove mesi, da gennaio l’Epa dovrebbe prendersi carico del monitoraggio delle emissioni delle grandi imprese (per le piccole e medie si è rimandato al 2016). Ma è chiaro che anche qui adesso è in arrivo un fuoco di sbarramento. Sul sito del Grand Old Party si leggeva qualche mese fa: “Negli ultimi 20 l’Epa ha condotto un assalto non-stop ai posti di lavoro e alla competitività statunitensi. L’Epa ha cercato di regolamentare tutto: dal cielo al latte in polvere, mentre ometteva di rispondere con competenza a una vera calamità ambientale nel Golfo del Messico. Queste politiche sbagliate dell’Epa hanno un costo di migliaia, se non di milioni, di posti di lavoro, un prezzo troppo alto da pagare per favori politici mentre l’economia tenta di recuperare a dispetto della fallimentare agenda economica dei democratici”.

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La fine del PD secondo i capi del PD

Posted by ikzus su 31 gennaio 2010


Il PD sta lentamente morendo.

In novembre se n’è andato uno dei suoi esponenti di punta, il filosofo sindaco di Venezia Massimo Cacciari; e come suo solito, non ha mandato a dire nulla: “Basta. Quante volte occorre essere sconfitti in una vita? […] Trent’anni fa speravo con altri di poter imprimere una svolta al Pci. Poi ci ho provato con Occhetto, quindi con il partito dei sindaci, con l’Asinello di Prodi, con la Margherita e infine con il Pd […]  ‘sta frittata qui, un centrosinistra da prima Repubblica che è il vecchio disegno di D’Alema, non mi interessa culturalmente.

Subito dopo anche l’industriale Massimo Calearo – una delle sorprese della gestione Veltroni – ha gettato la spugna, anche lui senza nascondere la propria amarezza: “quello di Bersani è un progetto che guarda al passato. Io di sinistra non lo sono mai stato“.

Poi è stata la volta di Rutelli, addirittura uno dei due padri fondatori, ed è stato ancora peggio: “Il Pd non è mai nato. […]  abbiamo posto tre condizioni, sospen­dendo l’attività della Margherita: niente appro­do nel socialismo europeo; ma siamo finiti lì. Basta collateralismo, basta vecchie cinghie di trasmissione tra politica, corpi sociali, interessi economici; ma le file organizzate di pensionati Cgil, alle primarie, dimostrano che non ne sia­mo fuori. Pluralismo politico; ma anziché crea­re un pensiero originale, si oscilla tra babele cul­turale e voglia di mettere all’angolo chi dissen­te. La promessa, dunque, non è mantenuta: non c’è un partito nuovo, ma il ceppo del Pds con molti indipendenti di centrosinistra“.

Anche il criticatissimo governatore della Campania Antonio Bassolino, commentando la propria imminente uscita di scena, ha affermato: “Questo Pd non funziona più […] io credo sia arrivato il momento di pensare a che cosa c’è dopo il Pd

La Binetti, dopo l’imposizione della Bonino quale candidata del centrosinistra in Lazio, si prepara anche lei a fare i bagagli: “Con Bersani siamo passati a sinistra. Ora con le Regionali siamo a sinistra con la guida radicale. Se questa è la traiettoria, trovo che sia abbastanza improponibile la mia permanenza“.

Infine, nei giorni scorsi anche un calibro da novanta come il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino – il più amato in Italia dai propri concittadini – ha detto apertamente ciò che tutti sanno da tempo: “Ormai è chiaro: il progetto del Pd è fallito. Per evitare il disastro totale bisogna aprire dopo le regionali il cantiere di una nuova coalizione. Una nuova Cosa […] Siamo avvitati su noi stessi, a volte sembriamo i polli di Renzo.

Posso dire, con piena immodestia: Io l’avevo detto ?!?

PD: il futuro che non c’è

PD, la fine senza l’inizio

ps: è di oggi la notizia che anche Prodi abbandona la nave che affonda!

Parlano Cacciari, Panebianco, Campi, Cofferati, Quagliariello: che cosa c’è dopo il Pd?

C’era una volta…il pd

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Bonino e i cattolici (adulti?)

Posted by ikzus su 28 gennaio 2010


Papa e antipapa. Lo strano caso delle elezioni amministrative a Roma e regione

Alla carica di governatore del Lazio è in corsa Emma Bonino, da sempre avversaria irriducibile della Chiesa. Tra il clero e i cattolici molti l’appoggiano, e la gerarchia lascia correre. Un intellettuale laico si ribella e accusa

di Sandro Magister


ROMA, 28 gennaio 2010 – Più di mezzo secolo dopo quel lontano 1952 e in entrambi i casi con le elezioni amministrative alle porte, si ripresenta oggi per la diocesi del papa un pericolo identico: che il suo governo civile cada in mani nemiche.

Ma le reazioni della Chiesa appaiono oggi molto diverse da allora.

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L’asse anticristiano e i nuovi politici cattolici

Posted by ikzus su 27 gennaio 2010


La campagna elettorale per le prossime elezioni regionali sta chiarificando in maniera considerevole lo scenario politico italiano.

Il PD sembra ormai allo sbando: all’offensiva che subisce da tempo da parte dei giudici, si sono aggiunti recentemente una serie di scandali, che hanno compromesso definitivamente la presunta “superiorità antropologica” della sinistra. Purtroppo, il peccato è nel cuore di ogni uomo: non basta appartenere a questo o a quello schieramento, o aderire ad un certo ideale piuttosto che ad un altro, per dichiararsi ‘puri’.

Sul piano propriamente politico il PD imbarca acqua senza sosta: già aveva alcune regioni (tipo la Campania di Bassolino) irrimediabilmente compromesse, ora dimostra di aver perso il controllo anche in quelle dove in teoria avrebbe concrete possibilità di vincere. A questo proposito, l’epilogo delle primarie in Puglia è quasi ridicolo!

Inoltre, la scelta suicida di Veltroni a favore di Di Pietro è stata riconfermata dall’attuale segretario. Ora, si capisce che il PD da solo non può pensare di vincere alcuna competizione, e quindi ha disperata necessità di alleanze pur che sia; tuttavia, è altrettanto evidente che l’abbraccio del magistrato furioso è mortale per le residue aspirazioni riformiste di quello che una volta si chiamava centrosinistra. A confermare l’implicito fallimento del sogno riformista, torna ad aleggiare – come un avvoltoio! – il nome di Romano Prodi, padre nobile del grande minestrone che portò al peggior governo della storia, e che difatti finì come sappiamo.

Dove il PD ha invece fatto finalmente un gran passo avanti, è nel campo dell’identità: tramontata la folle ideologia comunista, la sinistra è alla disperata ricerca di nuove utopie cui consacrare i propri sforzi e soprattutto il proprio cuore. Bene, le candidature fin’ora definite mostrano chiaramente che la nuova bandiera del PD è il laicismo: dal Piemonte alla Puglia passando per il Lazio, si configura un vero asse anticristiano.

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Cattopolitici, specie in via d’estinzione?

Posted by ikzus su 17 aprile 2008


Che roba le ultime elezioni! Botte da orbi! Io ne ho prese più di tutti: alla Camera ho votato la Lista Pazza di Ferrara, insieme ad altri 135.000 pellegrini (uno per ogni aborto che si fa annualmente in Italia, curioso, vero?), e al Senato nessuno.

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La questione cattolica e la questione etica

Posted by ikzus su 9 aprile 2008


Rispetto alle precedenti, le prossime elezioni si caratterizzano per un certo tasso di novità, più o meno apparente a secondo dei giudizi; comunque uno degli elementi innovativi è sicuramente la lista pro-life di Giuliano Ferrara, con le ripercussioni conseguenti; ed un altro, parzialmente collegato, è la scomposizione e ricomposizione della rappresentanza politica dei cattolici.

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Le (false) notizie, la (vera) notizia

Posted by ikzus su 20 marzo 2008


Si dice che la nostra sia l’era dell’informazione; e se si guarda alla quantità, è certamente vero: Internet da sola raccoglie più materiale di quanto non ne abbiano mai avuto tutte le generazioni passate messe insieme. Ma in Internet c’è di tutto, e il contrario di tutto; è difficile cercare, è ancor più difficile trovare. Se si sposta l’attenzione alla TV e alla carta stampata, il panorama cambia, ma non migliora: a parte una stucchevole omogeneità che ha l’odore delle fotocopie, ciò che più colpisce è il distacco tra la realtà e la sua rappresentazione. Le notizie sono a volte semplicemente inventate, più spesso esagerate, quasi sempre distorte. Per questo il Santo Padre dedicherà la prossima enciclica non alla fede – com’era facile aspettarsi, dopo le due precedenti su speranza e carità – bensì alla verità. Quella verità che, negata in linea teorica dai fautori del pensiero debole e del relativismo assoluto, nella pratica degli operatori dell’informazione diventa una semplice variabile tra tante, certo meno importane dell’ossequio al potere o dell’allineamento all’opinione dominante. Leggi il seguito di questo post »

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Schizocattolici

Posted by ikzus su 26 febbraio 2008


I cattocomunisti erano quelli che si trovavano d’accordo con Cristo su tutto ciò in cui Cristo era d’accordo con Marx. Ora i comunisti non ci sono più (a parte qualche residuo rosso-verde ai margini della scena), sono diventati “democratici”, e di conseguenza anche i cattocomunisti non ci possono più essere; forse intendeva questo Rosy Bindi, che sulla Stampa ha chiesto alla Binetti di “stare nel Pd da democratica e non da cattolica” – così come ha chiesto alla Bonino di “stare nelle nostre liste da ministro e non da radicale”. A questo punto la Bonino, che si può giudicare storta quanto si vuole, ma certo non scema, ha praticamente accusato la Bindi di schizofrenia. E’ difficile darle torto.

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