ALEZEIA

La verità vi farà liberi

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Posted by ikzus su 5 febbraio 2015


MATTARELLA (CON BERGOGLIO). SUI COLLI DI ROMA IL TRIONFO POSTUMO DEL CARD. MARTINI SU GIOVANNI PAOLO II E SU BENEDETTO XVI

Il bacio della morte al Nazareno (inteso come patto) l’ha dato Giuliano Ferrara che aveva appena sfornato un pamphlet apologetico di Matteo Renzi e del suo “inciucio” col Cavaliere.

Renzi, in un batter d’occhio, l’ha sconfessato asfaltando al tempo stesso Berlusconi e i post-comunisti.

Ferrara, che è sia berlusconiano che postcomunista, è rimasto sotto le macerie di destra e di sinistra.

E oggi tutti coloro che non volevano “morire democristiani” devono rassegnarsi alla riesumazione della Balena bianca, tornata saldamente in sella ai vertici dello Stato, in barba a tutti i becchini.

E – quel che è più divertente – con i nemici di sempre della Dc (dai comunisti a Scalfari) che battono le mani entusiasticamente come per una propria vittoria.

Ma davvero è tornata Moby Dick – come farebbe pensare il “soccorso bianco” arrivato a Mattarella da tutti i democristiani di cielo di terra e di mare sparsi nei diversi schieramenti – o invece è un tonno, o uno squaletto, cioè un monocolore della sinistra democristiana, l’area ideologica da cui provengono sia Renzi che Mattarella, che è una democristianeria atipica?

QUESTIONE CATTOLICA

Di fatto i cattolici son tornati al centro del dibattito. Giulio Sapelli ieri ha scritto di ritenere da tempo che “la questione italiana è niente di più e niente di meno che la questione cattolica”.

Poi ha aggiunto: “Mattarella è il paradossale frutto di questa endiadi, ossia mentre il cattolicesimo, come fede, viene quasi sconfitto dalla secolarizzazione, il cattolicesimo come religione trionfa sotto le spoglie dell’eredità culturale della democrazia cristiana in Italia”.

E ancora: “l’unità politica dei cattolici è finalmente finita, ma chi occupa oggi i centri nevralgici del potere visibile e invisibile in Italia (salvo quelli massonici: in ritirata) son proprio i religiosi cattolici eredi di quell’unità”.

Spunti di riflessione intelligenti, ma forse non tutti centrati. Cosa sta veramente accadendo? E cosa dicono i cattolici?

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Posted by ikzus su 5 febbraio 2011


Le armi a doppio taglio del Pd

di Luca Ricolfi

Da qualche giorno si torna a parlare di Walter Veltroni. C’è chi dice che la grande adunata di sabato scorso al Lingotto, con il tentativo di resuscitare lo spirito del «suo» Pd, sia il prologo di un’autocandidatura di Veltroni a guidare il centrosinistra, e forse un futuro governo in caso di vittoria elettorale. C’è chi dice che Veltroni stia per fare quello che Nenni fece nel 1976, allorché lanciò Craxi contro il segretario del Psi di allora, Francesco De Martino, spodestato nella «notte del Midas» (l’albergo nel quale i socialisti tenevano il loro Comitato centrale). Oggi la storia starebbe per ripetersi, con Veltroni che spodesta Bersani lanciando un giovane (Renzi, sindaco di Firenze) o un «non vecchio» (Zingaretti, presidente della Provincia di Roma).

C’è chi pensa che Veltroni sia semplicemente tornato a fare politica, riproponendo le sue idee di tre anni fa: riformismo radicale e vocazione maggioritaria. E c’è, infine, chi pensa che Veltroni sia l’unico leader riformista capace di far sognare il popolo di sinistra, sottraendolo all’attrazione fatale dell’altro sognatore, l’amatissimo ma assai poco riformista Nichi Vendola. Ho letto attentamente il lungo intervento di sabato al Lingotto e, confesso, mi sono ritrovato abbastanza nel commento di Pierluigi Bersani: «Nemmeno un Nobel riuscirebbe a trovare la differenza tra di noi». A dispetto di quanto affermano gli analisti più raffinati, che definiscono «introverso» il Pd di Bersani, e «estroverso» quello di Veltroni (così Roberto D’Alimonte sul «Sole 24 Ore»), a me i due Pd paiono molto simili. Il fatto stesso che, per cogliere le differenze, si debbano evocare categorie psicologiche, come l’estroversione e l’introversione, ma soprattutto il fatto che il destinatario della presunta critica (Bersani) si complimenti con chi la formula (Veltroni), ci rivela più di qualsiasi analisi politica: il Pd di Bersani e quello di Veltroni si somigliano come due gocce d’acqua, e si somigliano per la semplice ragione che sono entrambi vecchi. Due organismi vecchi e stanchi, appesantiti da un linguaggio che non se ne vuole andare, un linguaggio ormai logoro, fatto di formule generiche e messaggi in codice, così in codice che i due contendenti possono persino sembrare d’accordo su tutto. Lo sono davvero?

In un certo senso sì. Perché già solo il fatto di non darsi battaglia in campo aperto, dicendo in modo chiaro su che cosa non sono d’accordo, non fa che rafforzare nell’opinione pubblica l’impressione che il Pd non abbia nulla di veramente nuovo da dire.

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Posted by ikzus su 28 gennaio 2011


Se anche i sondaggi non contano più

Il Pdl, attorno al 30 per cento o appena più sotto, non ha risentito (o ha risentito pochissimo) del caso Ruby. Il Pd, che oscilla tra il 24 e il 26, di conseguenza non ne ha beneficiato. La Lega è sempre forte, 11-12. Il Terzo polo può arrivare al 13, ma mentre l’Udc è stabile attorno al 6, Fli si muove su una banda larga che va dal 3,5 all’8. Allo stesso modo Vendola e la sinistra radicale, attualmente fuori dal Parlamento, sono quotati, in caso di voto, fino al 15 per cento.

Con variazioni anche consistenti, ma con tendenze perfettamente concordanti, dati come questi sono stati esposti lunedì sera a «Porta a Porta» dai tre maggiori sondaggisti presenti sul mercato delle opinioni, Renato Mannheimer della Ispo, Alessandra Ghisleri di Euromedia e Roberto Weber di Swg, le cui divergenze semmai riguardano il tasso di fiducia su Berlusconi: ancora alto, oltre il 50 per cento, per la Ghisleri, che lavora per il centrodestra, e più basso, tra il 33 e il 35 per cento, per Weber che lavora per il centrosinistra, e per Mannheimer, che ha ricordato come i sistemi di misurazione dei tre istituti in questo caso siano diversi e non comparabili.

Sollecitati da Bruno Vespa, tutti i presenti in studio si sono esercitati ad analizzare i dati. Berlusconi è l’unico che può decidere senza riserve se andare o no a elezioni anticipate. La Lega ha un trend così favorevole che le conviene puntare sullo scioglimento delle Camere. Per tutti gli altri il voto è un’incognita, anche se per la sinistra radicale l’ora della rivincita sembra scoccata e il Pd non potrà non tenerne conto.

I sondaggisti accompagnavano queste opinioni con varie osservazioni, sul Fli ad esempio, simbolo ancora non troppo conosciuto e di conseguenza difficile da testare. O ancora sul caso Ruby, che al contrario essendo già noto da tempo, anche se adesso ne stanno uscendo i dettagli, non sposta consensi perché è già stato metabolizzato dagli elettori.

Ma a un certo punto Mannheimer Ghisleri e Weber hanno tirato fuori l’ultimo dato, relativo agli elettori che non si pronunciano, arrivati addirittura al 40 per cento. Se la metà ci ripensa, spiegavano – e non è affatto impossibile che accada, specie in caso di elezioni politiche -, dalle urne usciranno sorprese imprevedibili. Così, per la prima volta, davanti al record degli italiani nauseati dalla politica che sono diventati il primo partito, i sondaggisti hanno dovuto ammettere che anche i loro stessi sondaggi ormai non contano più.

26/1/2011 © LaStampa

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Posted by ikzus su 24 settembre 2010


L’Italia immaginaria della sinistra

di LUCA RICOLFI

Una settimana fa Walter Veltroni ha scritto un manifesto, firmato da 75 parlamentari del Partito democratico, in cui analizza la società italiana, solleva severe critiche alla gestione Bersani del partito, indica una via alternativa per il futuro. Il documento ha provocato una grave lacerazione nel partito, che ieri la Direzione del Pd è riuscita in qualche modo a ricucire con uno dei soliti riti della vita interna dei partiti (voto a favore della relazione del segretario, con astensione delle minoranze dissidenti).

I giornali non hanno riportato gran che dei contenuti del documento, quindi sono andato a leggermelo su Internet (l’ho trovato subito con Google, ma ho faticato molto a «ripescarlo» dal sito del Pd, dove si trova, per così dire, un po’ acquattato). Lì ho scoperto che tra i firmatari del manifesto ci sono parecchie persone di cui ho la massima stima, come Pietro Ichino, Maria Leddi, Nicola Rossi, Enrico Morando. Una ragione di più per leggerlo attentamente.

Però alla fine, letto il documento e il corredo di interviste che l’ha circondato, ne sono uscito perplesso. Credo di aver capito, e persino di condividere, le preoccupazioni strettamente politiche del documento.

Anche se non lo dicono in modo esplicito, i veltroniani hanno due timori grossi come una casa, che riassumerei così. Primo timore: Bersani «gna fa», per dirla alla Funari. E non ce la può fare, a battere Berlusconi, non solo per mancanza di carisma, ma perché quel che il leader del Pd sembra avere in mente – un’alleanza che va da Vendola e Di Pietro fino a Casini – non potrebbe non rievocare la fallimentare esperienza del governo Prodi, che Veltroni vede (giustamente, secondo me) come il macigno che alle elezioni politiche del 2008 sbarrò la strada al «suo» Partito democratico. Secondo timore: la fine del bipolarismo, attraverso la nascita di un «centro» del 15-20%, il cosiddetto Terzo polo, arbitro dei giochi politici.

Quel che non mi convince, invece, è l’analisi della società italiana che il documento delinea. Un’analisi che, in molti passaggi, non è diversa da quella che abbiamo sentito in tutti questi anni, o quantomeno non ne prende a sufficienza le distanze. Perché, a mio parere, il problema di fondo del Pd non è che non riesce a proporre soluzioni convincenti alla crisi italiana, ma che ha un’idea errata, ovvero distorta e tendenziosa, della società italiana. Il problema, in breve, è innanzitutto la diagnosi, prima ancora della terapia.

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Posted by ikzus su 24 settembre 2010


Il miraggio «quota 40%» per un Pd competitivo

Quali obiettivi realistici si può porre il Pd oggi? Per rispondere a questa domanda occorre tenere conto di tre fattori: l’orizzonte temporale, le regole del gioco e le condizioni del mercato elettorale. Vista la situazione di grande fragilità parlamentare dell’attuale governo l’orizzonte temporale non può essere la scadenza naturale della legislatura nel 2013.

Un grande partito di opposizione deve essere pronto ad affrontare elezioni in tempi ravvicinati. E questo già limita le scelte a disposizione. Un altro vincolo è rappresentato dalle regole del gioco. È inutile farsi illusioni. L’attuale sistema elettorale non verrà modificato da qui alle prossime elezioni. Alla Camera vincerà chi ottiene un voto più degli altri. Al Senato vincerà chi pesca il biglietto giusto della lotteria che assegna i 17 premi di maggioranza regionali. Anche le condizioni del mercato elettorale nel breve periodo sono un vincolo. Il voto degli italiani è sempre più instabile ma la volatilità si manifesta in larghissima misura all’interno degli schieramenti e tra voto e non voto. Non tra destra e sinistra.

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Posted by ikzus su 21 luglio 2010


Il Piemonte di Cota è in bilico, ma sotto sotto anche il Pd tifa per lui

di Cristina Giudici

Roberto Cota, che ha conquistato la regione Piemonte per un pugno di voti, meno di diecimila, potrebbe perderla per un pugno di schede (quindicimila) da ricontare. Da quando il Tar ha accolto alcuni ricorsi della governatrice uscente, Mercedes Bresso, su alcune irregolarità avvenute durante le votazioni, militanti e dirigenti del Pd si sono divisi in due schieramenti. I fan (pochi) della Bresso si dedicano al toto scommesse sul riconteggio delle schede elettorali, mentre i detrattori temono il suo rientro sulla scena politica. “E’ altamente probabile che il risultato delle elezioni venga capovolto a favore della Bresso”, spiega Roberto Placido, dirigente del Pd, vicepresidente di minoranza del Consiglio regionale, che nella scorsa legislatura ha provato a mettersi di traverso per osteggiare la dittatura democratica della zarina.

Placido è un po’ perplesso davanti all’eventualità di una vittoria giudiziaria del Pd perché farebbe svanire ogni sogno di rinnovamento, soprattutto generazionale, di quella parte del partito che, di fronte alla vittoria della Lega, aveva segretamente tirato un sospiro di sollievo. “Se Mercedes Bresso, che non ha mai accettato la sconfitta, ora rientra in gioco da vincente, sarà un disastro politico per il Partito democratico”, osservano quelli che invece speravano in una decisione diversa del Tar. Ossia: elezioni annullate, una nuova partita elettorale con Sergio Chiamparino come candidato governatore, e un nuovo Piemonte, dinamico e riformista. Per non parlare delle ricadute sulle elezioni comunali del prossimo anno, dove gli schieramenti dei candidati (per ora la rosa dei nomi è affollatissima) verranno sicuramente rimescolati . “Peggio di così non poteva andarci”, dicono con sarcasmo i più talebani. “Mercedes Bresso di nuovo alla guida del Piemonte? Praticamente una sequenza di ‘Pulp fiction’”, affermano in tanti nel Partito democratico.

Nella casa piemontese del Carroccio sono nervosi. Ovviamente perché potrebbero perdere la guida della regione (del resto non si aspettavano di vincere, checché ne dicano) e questa sconfitta giudiziaria, che la Padania ha già ribattezzato “golpe”, obbligherebbe la Lega a dover affrontare un ennesimo grattacapo all’interno del complicato puzzle di governo. Sulla giunta Cota pesa già l’ombra di un rimpasto, fatto tre mesi dopo il suo insediamento. Il vicepresidente della regione, Roberto Rosso (Pdl), si è dimesso la settimana scorsa. Dopo essere stato sfiorato in modo collaterale da alcuni guai giudiziari di un imprenditore piemontese, accusato di frode, che lo aveva sostenuto durante la campagna elettorale. Al suo posto è stato messo un altro esponente del Pdl, Ugo Cavallera, che invece è molto apprezzato anche dall’opposizione.

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Posted by ikzus su 25 marzo 2010


“La Bresso ha sempre maltrattato la chiesa. Ha definito il cardinale Poletto un ayatollah, ha detto in modo sprezzante che i cattolici sono incapaci di avere una cultura politica. Inoltre le sue intransigenti posizioni sulla bioetica sono note a tutti: in teoria i credenti non dovrebbero votarla”

Come va la campagna elettorale in Piemonte

Lega Santa e diavolo Bresso

Pd in vantaggio ma disilluso, Cota piace agli operai. Cattolici divisi dall’aborto

A Torino l’atmosfera è concitata. La posta in gioco è la conquista del trono di Mercedes Bresso, la zarina, e tutti sanno che la presidentessa del Piemonte è avversata anche da molti suoi stessi correligionari: la considerano una governatrice molto temuta, ma poco amata. Molto simile, per usare un’allegoria fiabesca, alla regina di cuori di “Alice nel paese delle meraviglie”. Sempre pronta a tagliare la testa a chiunque la contrasti, senza esitazione, e per di più chiusa in una roccaforte che non le permette di sintonizzarsi sulle frequenze radio dei suoi cittadini.  Una sfida politica, e non solo amministrativa, quella al trono del Piemonte, diventata ancora più importante dopo l’appello del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, per un voto contro l’aborto e in difesa della vita, in cui è palese il riferimento alle posizioni di Emma Bonino nel Lazio e, appunto, di Mercedes Bresso.

E infatti ieri Silvio Berlusconi è tornato
nel capoluogo piemontese, mentre Umberto Bossi e Pier Luigi Bersani concluderanno a Torino la campagna elettorale venerdì prossimo. Bersani lo farà all’alba, di fronte ai cancelli della Fiat di Mirafiori, dove da mesi però i leghisti lo hanno preceduto con una presenza vigile e costante. L’aria che si respira a Torino, negli ultimi giorni di campagna elettorale, è anche molto incerta e nessuno qui osa fare previsioni. Tutti sono consapevoli che, in caso di vittoria della Lega in Piemonte, cambieranno gli equilibri politici nazionali all’interno del centrodestra, e il movimento di Bossi si trasformerà nel primo, insindacabile, protagonista del nord d’Italia. E nel Pd ci sarà un ulteriore resa dei conti. Se è vero – come dicono alcuni esponenti del Pd che ci hanno elencato tutte le fragilità del mandato Bresso – che la gara nel quartiere popolare della Barriera di Milano è già stata vinta dalla Lega.

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Dossier elezioni regionali

Posted by ikzus su 25 marzo 2010


Raccolta dei post pubblicati su ALEZEIA relativi alle elezioni regionali, in ordine cronologico (più recenti in fondo)

Vedi anche: DOSSIER BRESSO (elezioni regionali piemontesi)

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Piemonte: i cattolici non salgono in Mercedes. La Bresso: una vita per la Rivoluzione

L’asse anticristiano e i nuovi politici cattolici

Bonino e i cattolici (adulti?) – Papa e antipapa. Lo strano caso delle elezioni amministrative a Roma e regione

La vera storia di Emma Bonino, l’abortista fai da te che vuole prendersi il Lazio

Il paradosso degli schizocattolici

Il Piemonte degli sprechi, fioccano consulenze d’oro, Spesi 200 milioni di euro

Le vane acrobazie di Casini per convincerci che Bresso è come Angela Merkel

La pillola abortiva in day hospital. Piemonte: la Bresso sdogana l’aborto fai da te

Incompatibilità cattolica

Piemonte: Piano Bresso per l’immigrazione, un disastro annunciato

Emma Bonino: fuoriclasse… di che?

Attenti a votare UDC, con la Bresso c’è pure il fan di Fidel Castro

Le elezioni regionali secondo i vescovi emiliani

Le elezioni regionali secondo il vicariato di Roma

PATTO PER LA VITA: perchè bisogna votare Cota

CI FIDIAMO DI COTA, NON CI FIDIAMO DELL’UDC

Gli invotabili

Come va la campagna elettorale in Piemonte

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Dossier BRESSO

Posted by ikzus su 25 marzo 2010


Raccolta dei post pubblicati su ALEZEIA relativi alle elezioni regionali in Piemonte, in ordine cronologico (più recenti in fondo)

Vedi anche: DOSSIER ELEZIONI REGIONALI

Il Dossier Bresso si può anche scaricare (in formato DOC e PDF) da qui.

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Piemonte: i cattolici non salgono in Mercedes. La Bresso: una vita per la Rivoluzione

L’asse anticristiano e i nuovi politici cattolici

Il paradosso degli schizocattolici

Il Piemonte degli sprechi, fioccano consulenze d’oro. Spesi 200 milioni di euro

Le vane acrobazie di Casini per convincerci che Bresso è come Angela Merkel

La pillola abortiva in day hospital. Piemonte: la Bresso sdogana l’aborto fai da te

Piemonte: Piano Bresso per l’immigrazione, un disastro annunciato

Attenti a votare UDC, con la Bresso c’è pure il fan di Fidel Castro

PATTO PER LA VITA: perchè bisogna votare Cota

CI FIDIAMO DI COTA, NON CI FIDIAMO DELL’UDC

Gli invotabili

Come va la campagna elettorale in Piemonte

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Gli invotabili

Posted by ikzus su 23 marzo 2010


Siamo lì, al pelo, si perde o si vince per una manciata di voti, e ogni starnuto può degenerare in polmonite: per questo i giornali di sinistra hanno reagito malissimo alla prolusione del Cardinal Bagnasco che ieri ha praticamente messo fuori gioco l’asse anticattolico di cui avevo parlato all’inizio della campagna elettorale. Alla luce di quanto dichiarato dal portavoce dei vescovi italiani, Vendola Bonino e Bresso risultano invotabili!

Non che Bagnasco abbia detto nulla di nuovo, in realtà; la civitas dei sarebbe un posto dove tutti i valori evangelici vengono realizzati pienamente e concordemente; purtroppo però la città santa non è di questo mondo – o perlomeno, non si trova in Italia. Quindi, dovendo scegliere tra molti valori tutti buoni, è necessario stabilire una gerarchia: alcuni sono più importanti di altri, e questi andranno privilegiati nella scelta del voto. E’ il ragionamento che fa praticamente ogni cittadino: difficilmente il programma di un partito o di un candidato rispecchia al 100% la visione di ciascuno. Se però a fare lo stesso ragionamento è la Chiesa – e dunque i cattolici -, allora apriti cielo!

E’ da notare che la reazione che ci si aspetterebbe da persone di buon senso sarebbe la seguente: vogliamo il voto cattolico? Adeguiamoci ai loro valori non negoziabili; sul resto ce la vediamo con i nostri avversari, perché da lì in giù si entra nell’opinabile, nel regno delle valutazioni e preferenze soggettive, nelle alternative differenti ma tutte accettabili. Invece la sinistra vive questa riaffermazione dei cardini del pensiero politico cattolico come un’insulto, uno schiaffo, di più: un colpo basso, a pochi giorni dalle elezioni! E se la sparata del Manifesto è scontata – verrebbe quasi da dire banale, nel suo livore -, fa impressione invece l’editoriale della direttrice dell’Unità, che dovrebbe rappresentare il partito dei cattolici riformisti: è soprattutto dal suo intervento che si capisce qual’è il problema fondamentale. L’anticristianesimo è esattamente il substrato fondante della nuova sinistra – che per la verità non fa che tornare alle origni, vedi alla voce Don Camillo e Peppone. Vendola, Bonino e Bresso non sono incidenti di percorso, ma l’esito naturale di un processo di progressiva radicalizzazione dell’identità profonda di una sinistra ferocemente laicista.

Torna la solita domanda: fratelli cattosinistri, che ci state a fare con gente del genere?

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La Cei boccia la Bonino. E ora chi voteranno i cattolici progressisti?

“La difesa della vita umana, prima di tutto dal «delitto incommensurabile» dell’aborto in tutte le sue forme, è uno dei valori «non negoziabili» in base al quale i cattolici devono votare nelle prossime regionali”. Le indicazioni del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, che proprio ieri ha aperto i lavori del Consiglio episcopale permanente, il «parlamentino» dei vescovi italiani sono state chiare. Niente voto agli abortisti d’annata. Il monito sembrava lanciato soprattutto nei confronti di un candidato: Emma Bonino. E di certo deve aver almeno scosso la coscienza di tutti quei cattolici di fede progressista che non hanno problemi a dare le spalle al Pdl o all’Udc, preferendo rivolgersi, magari con discrezione, dall’altra parte.

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Posted by ikzus su 22 marzo 2010


Rafforzati da un contatto quotidiano con i candidati e con i piemontesi che hanno seguito con passione la campagna “Alleanza per Cota” di Alleanza Cattolica, ribadiamo con ancora maggiore convinzione l’invito ai cattolici a votare Roberto Cota

– perché sui valori non negoziabili della vita, della famiglia, della scuola il suo programma è in sintonia con quanto ci sta a cuore come cattolici, mentre la Bresso è per la banalizzazione dell’aborto, per il matrimonio omosessuale, per tagliare i sostegni alle scuole non statali;

–  perché il programma di Cota sull’immigrazione è moderato e ragionevole, mentre il Piano Bresso sugli immigrati non protegge dai clandestini, non tutela i piemontesi e prende dalle tasche dei contribuenti quattro milioni di euro all’anno per ambigui carrozzoni regionali;

– perché Cota ha costantemente dimostrato il suo sostegno ai valori non negoziabili in Regione, in Parlamento e in campagna elettorale, mentre la Bresso ancora nelle ultime settimane ha firmato per la vendita in farmacia della pillola del giorno dopo senza ricetta e si è dichiarata “assolutamente d’accordo” con il matrimonio fra due lesbiche “celebrato” a Torino dal sindaco Chiamparino.

Alcuni ci chiedono che cosa pensiamo della posizione dell’UDC. Per quanto nell’UDC ci siano certamente brave persone, pensiamo come cattolici di non potere in alcun modo sostenere l’UDC:

– perché chi fa la croce sull’UDC vota automaticamente il listino della Bresso, che comprende personaggi come Vincenzo Chieppa, segretario dei Comunisti Italiani che inneggia a Cuba e alla Corea del Nord, offre assistenza a chi stacca i crocefissi dalle aule scolastiche e sul suo sito offende il Papa e la Chiesa;

– perché chi fa la croce sull’UDC vota automaticamente la Bresso, le cui posizioni in materia di aborto, eutanasia, unioni omosessuali sono inaccettabili e sono al centro del suo programma;

– perché chi fa la croce sull’UDC sostiene una dirigenza dell’UDC che in Piemonte diffama il cattolico Cota accusandolo in modo assurdo di essere un adepto di “riti celtici del dio Po” e presentando in modo distorto le posizioni di Cota sull’immigrazione, che sono invece rispettose sia dei veri diritti degli immigrati regolari sia dell’identità cristiana delle nostre terre. Questa dirigenza afferma che la Bresso ha sottoscritto con l’UDC un impegno a difendere “la vita e la salute”, ma non spiega che per la Bresso quella dell’embrione o dei disabili come Eluana Englaro non è vita, e che la salute per lei comprende l’aborto. Racconta pure che grazie all’UDC la Bresso ha escluso dalla sua coalizione Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, che invece gli elettori troveranno regolarmente sulla scheda tra le liste coalizzate con la Bresso con tanto di falce e martello, in strana compagnia con lo scudo crociato dell’UDC, e del resto insieme anche alla lista Bonino-Pannella.

L’invito dunque non cambia: resistendo alle sirene dell’astensione, del voto alle “brave persone” che ignora i principi e i programmi, e ai falsi “patti” con la Bresso che hanno il solo scopo di creare confusione, per la vita, per la famiglia, per la libertà di educazione, per una politica realistica dell’immigrazione votiamo Roberto Cota.

Torino, 18 marzo 2010                          Alleanza Cattolica

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Nuove Onde, rapporto su i valori non negoziabili

Posted by ikzus su 21 marzo 2010


Dall’ottimo sito NUOVE ONDE, un’analisi accurata ed impietosa del comportamenteo delle varie forze politiche nei confronti dei valori non negoziabili; non c’è bisogno di commenti, direi.

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Sabato 13 marzo è stata pubblicato – sul quotidiano Libero – un commento al nostro lavoro di osservazione della politica a firma del giornalista Andrea Morigi. Qui di seguito ve ne proponiamo il testo, ricordandovi che il nostro documento di analisi è disponibile cliccando qui.

Bocciato senza appello il centrosinistra – con la sola eccezione di Giuseppe Bortolussi in Veneto -, insieme a Udc e radicali. Promosso con un recupero in extremis per Renata Polverini il centrodestra, con la Lega Nord. È la sentenza del monitoraggio su famiglia, vita umana, bioetica ed educazione dell’Osservatorio politico di Nuove Onde.

Tornano a galla i princìpi non negoziabili, sui quali la Chiesa chiede di valutare la condotta della classe politica. Con molte Regioni in bilico, il voto cattolico rischia così di rivelarsi determinante nei testa a testa fra aspiranti governatori.

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NoBresso 4

Posted by ikzus su 3 marzo 2010


Attenti a votare UDC, con la Bresso c’è pure il fan di Fidel Castro

«Noi siamo nani sulle spalle di giganti e uno di questi giganti è Fidel Castro. Qué viva Fidel! Qué viva Cuba! Hasta la victoria siempre!». Parole e musica del sito Internet della sezione Dolores Ibarruri dei Comunisti Italiani torinesi, partito di cui è segretario Vincenzo Chieppa, che di quel sito è collaboratore. La notizia è ufficiale: Chieppa fa parte del listino della candidata di centro-sinistra Mercedes Bresso. Dunque in Piemonte chi vota – per esempio – Udc vota anche per Fidel Castro. A meno di ricorrere al voto disgiunto, la croce sull’Udc è infatti una croce per la Bresso e per il suo listino. Il pacchetto si può comprare solo tutto insieme, Chieppa compreso.

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Emma Bonino: fuoriclasse… di che?

Posted by ikzus su 26 febbraio 2010


Dal sito L’Ottimista ripoto integralmente questo pezzo di Antonio Gaspari

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L’insostenibilità della cultura radicale rispetto ai valori cattolici e laici

La candidatura alla presidenza della regione Lazio di Emma Bonino, da parte dell’alleanza di centro sinistra, rappresenta un punto di svolta decisivo non solo per le sorti del Partito democratico (Pd) ma per l’intero arco politico nazionale e per le rispettive componenti di voto. Come ha scritto Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, rispondendo a Pier Luigi Bersani “il nome e la storia di Emma Bonino sono un programma”. Un  programma, “superabortista e iperliberista” che  è “incompatibile con (…) la visione cristiana della vita e dei rapporti sociali”.

Per i cattolici il programma e la storia di Emma Bonino sono sufficientemente chiari, si tratta della candidata più radicale di quella che Giovanni Paolo II ha indicato come “cultura della morte”. Morte per i bambini e le bambine concepite, perché la Bonino ha promosso e praticato l’aborto. Scelta di cui non si è mai pentita e di cui, anzi, si è vantata e si sente fiera. Il Lazio è una delle regioni italiane con il più alto numero di interruzioni volontarie di gravidanza. Un eventuale presidenza Bonino ridurrebbe ulteriormente la fertilità privando il Lazio della speranza che solo i bambini e le bambine sanno comunicare così gioiosamente. Morte per i matrimoni, perché la Bonino è stata anche promotrice e sostenitrice della cultura e delle leggi che hanno visto moltiplicarsi separazioni e divorzi fino ad un numero di oltre 130.000, con una media di circa 356 al giorno. Morte per i giovani perché la Bonino è da sempre sostenitrice della legalizzazione delle sostanze stupefacenti. Morte per chi è anziano, malato e disabile, visto che la Bonino sostiene la cultura e le proposte legislative per la legalizzazione dell’eutanasia.

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Incompatibilità cattolica

Posted by ikzus su 19 febbraio 2010


Fin da quando è stata presentata la candidatura di Emma Bonino alle regionali del Lazio, Ferrara ha messo in luce il paradosso del quotidiano della CEI che ‘stentava’ a dire chiaramente ciò che tutti sanno: non si può chiedere ai cattolici di appoggiare certe candidature, e votare certi personaggi!

Bene, pare che la realtà si stia riavvicinando alla ragione: Avvenire ha finalmente preso posizione. Ora aspettiamo che batta un colpo anche sulla Bresso!

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Il ritorno di don Camillo e la chiesa che preferisce (ancora) non essere irrilevante

Il nome e la storia di Emma Bonino ‘sono’ un programma incompatibile con altri, e in ogni caso certamente affinato con aperta e spesso aspra ostilità verso la visione cristiana della vita e dei rapporti sociali. Decidere di fare di un simile contributo un ‘mattone’ del muro della casa comune del Pd significa fare una scelta precisa e pesante”. E “le sottovalutazioni si pagano”.

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Posted by ikzus su 18 febbraio 2010


La pillola abortiva in day hospital.
Piemonte: la Bresso sdogana l’aborto fai da te


Nota di Massimo Introvigne: Pubblico un importante contributo della dottoressa Chiara Mantovani, di Alleanza Cattolica, membro della Direzione Nazionale di Scienza & Vita, per capire perché è importante la questione se l’itinerario che inizia con la somministrazione della “pillola che uccide”, la sinistra pillola abortiva RU486, debba svolgersi interamente in ospedale – come secondo il governo nazionale vuole la legge – ovvero la pillola possa essere somministrata in “day hospital”, consentendo poi alla donna di abortire a casa sua. Dopo la “rossa” Emilia Romagna ora anche la presidente Bresso della Regione Piemonte ha scelto di offrire la possibilità del “day hospital”, sostenendo che così facendo applica la legge, mentre il governo nazionale italiano sostiene il contrario (“Repubblica”, 5.2.2009). Premesso che (a) siamo contrari all’aborto, che è sempre come afferma Benedetto XVI nella “Caritas in veritate” una “ingiustizia inaudita”; e (b) siamo ancora più contrari alla RU486, che banalizza ulteriormente l’aborto; è però anche vero che (c) stabilire che chi vuole usare la RU486 deve farlo in ospedale, fino al completamento della procedura abortiva, costituisce almeno una piccola remora e una piccola limitazione, e quindi i politici che sostengono la possibilità del “day hospital” vanno segnalati per lo speciale contributo che danno a quella che il Papa chiama la “cultura della morte”.
La Bresso in Piemonte è sostenuta dall’UDC e ha sottoscritto con l’UDC un accordo che cita i valori della “vita”. Ma siccome non li precisa è evidente che ognuno firma dando alla parola “vita” un significato diverso. Per la Bresso quella dei bambini non nati uccisi con l’aborto non è veramente “vita” come – lo ha detto lei – era solo “vita artificiale” (“L’Unità”, 23.1.2009) quella di Eluana Englaro. D’altro canto insieme all’accordo con l’UDC la Bresso ne ha sottoscritto un altro con la Lista Bonino-Pannella, definendo quella della Bonino nel Lazio “la migliore candidatura possibile” in un incontro in cui si è inneggiato alle “battaglie civili” dei radicali (video: http://www.radioradicale.it/scheda/295971). Quale sia l'”impegno per la vita” della Bresso è ora definitivamente chiarito dalla scelta di offrire la RU486 in “day hospital”.

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NoBresso1

Posted by ikzus su 17 febbraio 2010


La mosca cocchiera e la sua Mercedes

Le vane acrobazie di Casini per convincerci che Bresso è come Angela Merkel

Per difendere la sua scelta piuttosto controversa di appoggiare in Piemonte la candidatura di Mercedes Bresso, nota anche per le sue posizioni ultra laiciste, Pier Ferdinando Casini l’ha paragonata a Angela Merkel. Quali siano i punti di contatto tra la “zarina” piemontese e la cancelliera tedesca non si capisce proprio. Le rispettive orgini – la seconda è nata nella Germania comunista e formatasi nell’opposizione al regime; la prima ha percorso i vari gradi della carriera interna al Pci, poi Pds e infine Partito democratico – descrivono traiettorie non solo diverse ma, in sostanza, opposte.

Prescindendo dalle radici culturali, la concreta politica delle alleanze praticata dalle due esponenti politiche è assai istruttiva: la governatrice piemontese ha ottenuto il primo mandato con una coalizione comprendente tutte le formazioni dell’estrema sinistra e mantiene eccellenti rapporti con la maggior parte di queste, oltre a un legame di ferro con i radicali, noti a Torino per le loro convinzioni e pratiche abortiste “d’avanguardia”. La cancelliera ha sempre puntato a un’intesa moderata con i liberali, e solo un esito elettorale di sostanziale pareggio l’ha indotta a una alleanza obbligata e conflittuale con una socialdemocrazia (ma separata dalla Linke) la cui sconfitta è sempre stato il suo obiettivo di fondo.

Tutto ciò Casini lo sa benissimo, anche perché il suo partito, all’opposizione in Piemonte nell’ultimo quinquennio, lo ha sottolineato anche con campagne propagandistiche nettamente ostili alla Bresso. Ora, invece, la presenta come una specie di De Gasperi in gonnella. Un atteggiamento di questo genere, da parte di una forza politica minore che pretende di esercitare la guida dall’esterno su quelle più grandi e radicate illudendosi persino di modificarne l’orientamento di fondo e la natura, una volta si chiamava da mosca cocchiera. Mercedes Bresso incassa le lodi, anche infondate, dell’Udc e poi, se confermata, continuerà la sua politica, non certo quella del povero Casini.

Leggi Così Bresso elude la 194 e prepara l’aborto fai da teLeggi I casiniani dalla parte sbagliataLeggi Fede e Regione

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Il Piemonte degli sprechi

Posted by ikzus su 5 febbraio 2010


Il Piemonte degli sprechi, fioccano consulenze d’oro Spesi 200 milioni di euro

di Mariateresa Conti

Dal tour operator pagato 2mila euro al giorno alla Mostra sulla scimmia bocciata dalla gente ma costata 350mila euro. I consiglieri del Pdl denunciano 5 anni di fondi dilapidati dalla presidente uscente Bresso

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La fine del PD secondo i capi del PD

Posted by ikzus su 31 gennaio 2010


Il PD sta lentamente morendo.

In novembre se n’è andato uno dei suoi esponenti di punta, il filosofo sindaco di Venezia Massimo Cacciari; e come suo solito, non ha mandato a dire nulla: “Basta. Quante volte occorre essere sconfitti in una vita? […] Trent’anni fa speravo con altri di poter imprimere una svolta al Pci. Poi ci ho provato con Occhetto, quindi con il partito dei sindaci, con l’Asinello di Prodi, con la Margherita e infine con il Pd […]  ‘sta frittata qui, un centrosinistra da prima Repubblica che è il vecchio disegno di D’Alema, non mi interessa culturalmente.

Subito dopo anche l’industriale Massimo Calearo – una delle sorprese della gestione Veltroni – ha gettato la spugna, anche lui senza nascondere la propria amarezza: “quello di Bersani è un progetto che guarda al passato. Io di sinistra non lo sono mai stato“.

Poi è stata la volta di Rutelli, addirittura uno dei due padri fondatori, ed è stato ancora peggio: “Il Pd non è mai nato. […]  abbiamo posto tre condizioni, sospen­dendo l’attività della Margherita: niente appro­do nel socialismo europeo; ma siamo finiti lì. Basta collateralismo, basta vecchie cinghie di trasmissione tra politica, corpi sociali, interessi economici; ma le file organizzate di pensionati Cgil, alle primarie, dimostrano che non ne sia­mo fuori. Pluralismo politico; ma anziché crea­re un pensiero originale, si oscilla tra babele cul­turale e voglia di mettere all’angolo chi dissen­te. La promessa, dunque, non è mantenuta: non c’è un partito nuovo, ma il ceppo del Pds con molti indipendenti di centrosinistra“.

Anche il criticatissimo governatore della Campania Antonio Bassolino, commentando la propria imminente uscita di scena, ha affermato: “Questo Pd non funziona più […] io credo sia arrivato il momento di pensare a che cosa c’è dopo il Pd

La Binetti, dopo l’imposizione della Bonino quale candidata del centrosinistra in Lazio, si prepara anche lei a fare i bagagli: “Con Bersani siamo passati a sinistra. Ora con le Regionali siamo a sinistra con la guida radicale. Se questa è la traiettoria, trovo che sia abbastanza improponibile la mia permanenza“.

Infine, nei giorni scorsi anche un calibro da novanta come il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino – il più amato in Italia dai propri concittadini – ha detto apertamente ciò che tutti sanno da tempo: “Ormai è chiaro: il progetto del Pd è fallito. Per evitare il disastro totale bisogna aprire dopo le regionali il cantiere di una nuova coalizione. Una nuova Cosa […] Siamo avvitati su noi stessi, a volte sembriamo i polli di Renzo.

Posso dire, con piena immodestia: Io l’avevo detto ?!?

PD: il futuro che non c’è

PD, la fine senza l’inizio

ps: è di oggi la notizia che anche Prodi abbandona la nave che affonda!

Parlano Cacciari, Panebianco, Campi, Cofferati, Quagliariello: che cosa c’è dopo il Pd?

C’era una volta…il pd

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L’asse anticristiano e i nuovi politici cattolici

Posted by ikzus su 27 gennaio 2010


La campagna elettorale per le prossime elezioni regionali sta chiarificando in maniera considerevole lo scenario politico italiano.

Il PD sembra ormai allo sbando: all’offensiva che subisce da tempo da parte dei giudici, si sono aggiunti recentemente una serie di scandali, che hanno compromesso definitivamente la presunta “superiorità antropologica” della sinistra. Purtroppo, il peccato è nel cuore di ogni uomo: non basta appartenere a questo o a quello schieramento, o aderire ad un certo ideale piuttosto che ad un altro, per dichiararsi ‘puri’.

Sul piano propriamente politico il PD imbarca acqua senza sosta: già aveva alcune regioni (tipo la Campania di Bassolino) irrimediabilmente compromesse, ora dimostra di aver perso il controllo anche in quelle dove in teoria avrebbe concrete possibilità di vincere. A questo proposito, l’epilogo delle primarie in Puglia è quasi ridicolo!

Inoltre, la scelta suicida di Veltroni a favore di Di Pietro è stata riconfermata dall’attuale segretario. Ora, si capisce che il PD da solo non può pensare di vincere alcuna competizione, e quindi ha disperata necessità di alleanze pur che sia; tuttavia, è altrettanto evidente che l’abbraccio del magistrato furioso è mortale per le residue aspirazioni riformiste di quello che una volta si chiamava centrosinistra. A confermare l’implicito fallimento del sogno riformista, torna ad aleggiare – come un avvoltoio! – il nome di Romano Prodi, padre nobile del grande minestrone che portò al peggior governo della storia, e che difatti finì come sappiamo.

Dove il PD ha invece fatto finalmente un gran passo avanti, è nel campo dell’identità: tramontata la folle ideologia comunista, la sinistra è alla disperata ricerca di nuove utopie cui consacrare i propri sforzi e soprattutto il proprio cuore. Bene, le candidature fin’ora definite mostrano chiaramente che la nuova bandiera del PD è il laicismo: dal Piemonte alla Puglia passando per il Lazio, si configura un vero asse anticristiano.

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