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La verità vi farà liberi

“Berlino cambi o sarà recessione”

Posted by alagna su 10 novembre 2014


di VINCENZO SAVIGNANO
BERLINO – L’economia europea ha urgente bisogno di una scossa. Lo confermano i nuovi dati arrivati ieri da alcune delle principali economie della zona euro. 

Le industrie tedesche continuano ad andare avanti con il freno tirato: a settembre la produzione industriale in Germania ha segnato un aumento dell’1,4%, deludendo le attese degli analisti, che si aspettavano una crescita del 2% per compensare il sorprendente crollo di agosto (3,1%, il peggior risultato da cinque anni). Anche la crescita dell’export tedesco (+5,5%) non basta a compensare la caduta del 5,8% segnata il mese precedente. Se la prima economia d’Europa avanza lenta, la seconda è praticamente ferma. In Francia la produzione industriale a settembre è rimasta “stabile” (dopo essere calata dello 0,2% ad agosto) e la Banque de France, dopo un sondaggio tra imprese e famiglie, ha corretto al ribasso la stima per la crescita del Pil nell’ultimo trimestre dell’anno: Parigi segnerà uno 0,1 % invece dello 0,2% previsto. In questo contesto è una magra consolazione la “ripresina” della Spagna, quarta economia dell’area euro, dove la produzione industriale a settembre è cresciuta dell’1%, sorprendendo, stavolta in positivo, gli analisti.

Anche l’economia tedesca è in pericolo a causa di una politica finanziaria europea sbagliata». Klaus Busch, vicerettore dell’Università di Osnabrück, economista ed esperto di politiche europee, un passato nelle file della Spd, è uno dei più convinti critici della politica finanziaria europea voluta dal governo di Berlino. «Hanno puntato quasi esclusivamente su politiche di risparmio che hanno mortificato la crescita economica e che a mio modo di vedere potrebbero causare una crisi assai più profonda di quella esplosa nel 2009 e coinvolgere anche la Germania» avverte il professore.

Cosa le fa prevedere uno scenario così negativo?
Da più di un anno l’Europa sta vivendo una fase di stagnazione, in alcuni paesi del sud Europa si sono innescati anche dei processi deflattivi. Le previsioni di crescita per il 2015 ma anche per il 2016 non sono affatto positive, anche in Germania sono state viste al ribasso, inoltre è sempre più concreto il rischio di bolle finanziarie soprattutto nel settore immobiliare.

C’è un modo per evitare tutto questo?
Credo che l’input debba partire proprio dalla Germania attraverso un ambizioso piano di investimenti in infrastrutture. Parlo di decine e decine di miliardi di euro che potrebbero fungere da volano per l’economia tedesca ma anche per quella europea. Penso anche a piani trasnazionali, progetti europei per lo sfruttamento delle energie alternative e per nuove infrastrutture digitali. Serve un chiaro cambio di rotta soprattutto per favorire la crescita in Francia ed Italia, la loro crisi sta spaventando anche la Germania.

Roma e Parigi insistono nel chiedere deroghe sul tetto del deficit al 3% del Pil. È una richiesta legittima?
Io sono più dell’idea che l’economia la si fa con i fatti e non con i numeri. Sembrerà strano detto da un economista ma la realtà è che quel parametro del 3% è stato introdotto in una fase economica completamente differente da quella attuale. Ora i fatti dicono che le politiche del risparmio e del controllo dei conti non hanno sortito gli effetti sperati quindi serve dell’altro.

La crescita italiana però è zavorrata anche da un debito pubblico che l’anno prossimo supererà il 133% del Pil…
Non sono dell’idea che un debito pubblico elevato impedisca politiche volte a favorire la crescita. Negli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale il rapporto tra debito pubblico e Pil aveva sfondato il muro del 100%, nei 20 anni successivi con politiche esclusivamente votate alla crescita venne ridotto del 30%.

Quindi sostiene la linea di Renzi?
Non la conosco nei suoi dettagli ma la riduzione delle tasse, la riforma del mercato del lavoro e una semplificazione della burocrazia sono già misure interessanti a cui però si devono aggiungere interventi di Bruxelles e della Bce.

In che direzione?
Penso ad un piano di investimenti sostenuti dalla Commissione europea e ad un nuovo ruolo della Banca centrale. Appoggio la scelta di Draghi di ridurre il costo del denaro e di rafforzare il sistema bancario ma oltre all’acquisto di covered bond, di obbligazioni, resto un sostenitore degli Eurobond. La condivisione del debito è la strada più rapida per rilanciare l’economia europea.

Possiamo sperare in qualche concessione da parte del governo Merkel?
In verità la Merkel non è cosi rigida sulle sue posizioni, già in passato ha mostrato una certa flessibilità su alcuni temi, ad esempio sulla chiusura delle centrali nucleari. In Germania i veri strenui difensori del rigore sono il ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble, e il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Spero che prima che sia troppo tardi capiscano che la loro linea forse è un bene per la Germania ma un danno per l’Europa.
Klaus Busch

Una Risposta to ““Berlino cambi o sarà recessione””

  1. ikzus said

    Non sono d’accordo per nulla! La crisi che stiamo vivendo è sostanzialmente dovuta all’eccesso di economia pubblica, abbiamo bisogno di (molto!) meno stato, non ancora di più.

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