ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posts Tagged ‘effetto serra’

Posted by ikzus su 24 agosto 2010


IL SORPASSO DELLA CINA E I NUOVI SCENARI

Quando il profetismo degli esperti viene smentito dalla storia

di Vittorio Messori

“Svolta storica“: ecco che ci risiamo, con il consueto corteo di analisi, di proiezioni, di previsioni. Questa volta tocca alla Cina, con il sorpasso della sua economia su quella giapponese. Come al solito, turbe di “esperti“ ci disegneranno  i loro scenari per l’avvenire dell’Impero di Mezzo. Ma il guaio dell’età è l’istinto di girar pagina, per confrontarsi con la cronaca del momento, lasciando in pace  la futurologia. Chi, come me, era al liceo e poi all’università tra la fine dei Cinquanta e l’inizio dei Sessanta è vaccinatissimo contro il profetismo degli “esperti“.

Tanto per iniziare con un caso personale: nel 1961 la Torino in cui vivevo raggiungeva il milione di abitanti. Sociologi, demografi, economisti, presi sul serio dai politici, prevedevano con assoluta sicurezza che nel Duemila la città avrebbe superato i due milioni. In quell’anno, la popolazione del Comune era di 865.000 persone. Ma, in quegli anni, in una inchiesta su l’Espresso, Eugenio Scalfari profetizzava che, negli anni Ottanta, l’Unione Sovietica avrebbe superato come ricchezza, benessere personale, libertà stessa America e Europa Occidentale. A Scienze Politiche i docenti, con occhi luccicanti, ci parlavano delle meraviglie della  decolonizzazione, allora in atto. Prevedevano, soprattutto, un boom africano: economia e cultura “nere“ sarebbero esplose e ci avrebbero surclassati. Intanto, i più venerati tra i sociologi   pubblicavano best seller sulla “eclissi del Sacro nella società secolare“. Nel prossimo futuro, giuravano, ci aspettava il declino della religiosità : si sarebbe spento, o ridotto a nicchia, anche il cristianesimo, mentre l’editto di morte per l’islamismo era già pronunciato. Fede, questa, nata per beduini nel deserto, incapace di confrontarsi con la modernità. Non poteva esserci posto per essa, per i suoi decrepiti precetti, nei nuovi stati asiatici e africani nati dalla decolonizzazione.

Teneva banco, soprattutto, il think-tank degli ascoltatissimi super-esperti riuniti nel “Club di Roma“: con la sicurezza di chi si appoggia solo su dati sicuri, annunciavano, implacabili, “la fine dello sviluppo“. Entro pochi anni, le riserve di materie prime si sarebbero esaurite, a cominciare dal petrolio. Ci aspettava, ben prima del Duemila, la regressione alle caverne per mancanza di mezzi fornitici da Madre Terra.  Ma ci attendeva anche una grande glaciazione, si andava verso “il raffreddamento globale“. Non è una battuta ironica sugli apostoli attuali del global warming. Ricordo come, da giovane cronista, fui inviato a un grande congresso internazionale e riferii ai lettori  dell’unanime parere dei climatologi: la forza del Sole si indeboliva per lo schermo provocato dall’inquinamento, presto avremmo visto iceberg alla deriva nel Mediterraneo. A Venezia saremmo andati con slitte e pattini. Anche se lo si è rimossa con disagio, era quella, allora, l’ossessione dell’apocalittismo ambientalista.

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L’ennesima figuraccia degli ecocatastrofisti

Posted by ikzus su 3 agosto 2010


Doveva essere la tragedia del secolo, il disastro del millennio; soprattutto, nella testa dei seguaci del mito di GAIA-Il-Pianeta-Che-Vive, doveva essere la dimostrazione definitiva ed incontrovertibile del loro assunto fondamentale: Madre Natura è l’unico vero Essere Vivente degno di questo nome, e l’uomo – specie nella sua variante capitalista – è il suo più grande nemico!

Le cose sono andate un pò diversamente – tanto per cambiare !!! – :  a quanto pare, l’enorme macchia di greggio che era arrivata a coprire una buona parte del Golfo del Messico, è sparita ‘spontaneamente’, spiazzando tanto gli scienziati quanto gli ambientalisti. Ed ora c’è chi comincia a dire che forse i danni maggiori all’ecosistema li hanno fatti i valorosi crocerossini verdi, con i loro interventi perlopiù inutili ma ugualmente dannosi.

Ciò dimostra almeno due cose: innanzitutto, il pianeta su cui viviamo ha una capacità di ripristinare l’equilibrio ambientale che neanche ci sogniamo. Ma soprattutto, le nostre conoscenze in materia sono assolutamente primitive, e totalmente inadeguate: non solo non siamo in grado di intervenire utilmente sugli ecosistemi – e men che meno di modificarli -, ma neppure sappiamo bene cosa  stiamo facendo.

E pensare che qualcuno vorrebbe addirittura cambiare il clima …

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Il business della marea nera

Chi sono i pescatori che considerano l’incidente sulla Deepwater Horizon una specie di benedizione

Quattro mesi dopo l’esplosione sulla Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera colata a picco nel Golfo del Messico, pochi parlano ancora di “disastro”.

continua …

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E la Marea Nera non c’è più, 100 giorni dopo è scomparsa

La chiazza si sta dissolvendo grazie ai batteri marini

New York, 29 lug. (Apcom) – Sono passati cento giorni dal drammatico incidente della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon al largo delle coste della Louisiana, incidente in cui persero la vita undici persone e che ha causato il più grave disastro ecologico della storia degli Stati Uniti. Per il New York Times è arrivata oggi, più rapidamente del previsto, “una piccola buona notizia”. La chiazza di petrolio sulla superficie dell’oceano è diventata infatti molto difficile da vedere ed è presente solo in alcune zone. Si starebbe dissolvendo grazie all’attacco di batteri marini. Il petrolio eviterebbe così di raggiungere la terra ferma, salvando la costa meridionale degli Stati Uniti e soprattutto gli animali. I batteri avrebbero reso il petrolio innocuo, scomponendolo e rendendolo parte della catena alimentare. Il petrolio starebbe inoltre evaporando, dando ragione agli scienziati che avevano protestato contro l’uso di sostanze chimiche per ripulire il Golfo da parte di Bp.

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E all’alba del centesimo giorno la marea nera non si vede più

Golfo del Messico, in superficie è sparita la macchia. Ma il disastro resta, i fondali sono pieni di sostanze tossiche e il catrame infesta le spiagge e le coste dalla Lousiana alla Florida

DAL NOSTRO INVIATO ANGELO AQUARO

NEW YORK – E il centesimo giorno la macchia sparì.  Se fosse una favola non si sarebbe potuto trovare finale migliore per la vicenda del petrolio disperso nel Golfo del Messico, dalla Louisiana alla Florida. Ma la tragedia ambientale più grave della nostra epoca – 145 milioni di galloni, 550 milioni di litri secondo le stime più pessimistiche del governo, più di dieci volte l’Exxon Valdez – resta un disastro che dovrebbe frenare ogni ottimismo.

Eppure la macchia è sparita: lo dicono le immagini dei radar, lo dicono le testimonianze di chi è volato sul Golfo, lo dicono gli esperti del gruppo ambientalista SkyTruth. L’ombra nera che si allungava per tutto il Golfo si è ristretta fino quasi a scomparire anche se le palline di catrame continuano a raggiungere le spiagge e le chiazze di petrolio miscelato con i disperdenti chimici continuano a turbare la superficie dell’Oceano. Ma proprio questo è il problema: stiamo parlando solo di superficie.

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Posted by ikzus su 16 luglio 2010


Che tragedia per i media!

Scritto da Guido Guidi il 7 – luglio – 2010

Sì lo so, i nostri numerosi, istruiti, illuminati detrattori non aspettano altro. Ma io insisto. Sono convinto che l’unico modello di informazione possibile sia quello che dice tutto. E così, se appena qualche giorno fa abbiamo dato conto delle fatiche estive dei ghiacci artici, oggi ci tocca dar conto dei sollazzi invernali dei ghiacci antartici. Perché nessuno lo dice.

Il mondo è sull’orlo del baratro e sotto c’è un calderone bollente. Fa tanto caldo che il ghiaccio marino antartico quando mancano ancora due mesi al culmine stagionale, ha già raggiunto un’estensione che si colloca tra quelle più ampie mai misurate (da quando la si misura).

Grazie a questa inspiegabile quanto inopportuna performance, che peraltro si ripete serenamente da anni (sempre da quando la si misura), il ghiaccio totale presente sul pianeta è noiosamente stabile. In media, piatto, liscio, sempre uguale, insomma, una noia mortale. Insisto, c’è qualcuno che mi spiega perché?

Ah, dimenticavo, due giorni fa a Dome Concordia, la base italo-francese sul Plateau Antartico orientale, è stato bruciato il record del freddo. La temperatura è scesa a -83,9 °C battendo il precedente -81,9 °C risalente al 3 settembre 2007.

Nel frattempo i venti meridionali che hanno soffiato gagliardamente per gran parte del mese di giugno in area artica hanno portato una consistente riduzione del pack, proprio come accaduto nel 2007. Ora la situazione si è invertita e la diminuzione sta rallentando, tanto che nell’ultima settimana è cambiato molto poco. Per chi non lo sapesse e pensasse di organizzare una gita in barca al Polo Nord per quest’estate, rammentiamo che le temperature dell’area in questione sono appena entrate in territorio positivo, mantenendosi però sotto la media stagionale, giusto in tempo per far capire che NONè il caldo a governare il ghiaccio.

Viviamo un’epoca interessante.

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Buona estate GW!

Posted by ikzus su 21 giugno 2010


Oggi, giorno del Signore 21 giugno 2010, comincia ufficialmente l’estate. All’aeroporto di Torino Caselle la temperatura minima nella notte è stata di 9 gradi !!!

ClimateMonitor ci spiega che le Maldive (e tutti gli altri atolli del mondo) non si sono accorti che stanno per essere sommersi dai ghiacci che si sciolgono, anzi: sono persino aumentati di dimensioni!

Dal Corriere della Sera apprendiamo che i pinguini in Sudafrica sono a rischio estizione: solo ultimamente ne sono morti 500. Per il freddo!

BUONA ESTATE GLOBAL WARMING !

(dalla Settimana Enigmistica del 12/6/2010)

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Posted by ikzus su 7 giugno 2010


I gas serra spariscono da campagne elettorali e musei della scienza

Il riscaldamento globale non fa più paura
Gli «ecoscettici» superano gli attivisti

L’annuncio di Francia e Germania: c’è la crisi, non ridurremo le emissioni di anidride carbonica

MILANO – L’onda dei «clima scettici» sembra stia prendendo le forme di uno tsunami. E la comunità scientifica giustamente si preoccupa delle possibili gravi conseguenze con le quali fare i conti. C’è inquietudine per i numeri emersi in alcuni sondaggi europei ed americani e per le azioni che si moltiplicano contro i ricercatori del cambiamento climatico. Ora si aggiunge pure la decisione di Francia e Germania di non ridurre, per la crisi, le emissioni di CO2.

BASSA PRIORITÀ – Un’indagine della Bbc rivela che solo il 26 per cento dei britannici crede che la Terra si stia riscaldando e che la causa sia l’uomo. In Germania un’analoga ricognizione effettuata dal settimanale Der Spiegel mostra che i «credenti» sono il 42 per cento. Se questo sta accadendo in Europa dove la sensibilità sull’argomento è sempre stata più accesa che altrove, negli Stati Uniti notoriamente più distaccati, si teme il peggio. In un sondaggio condotto dal Pew Research Center il riscaldamento ambientale compare all’ultimo posto tra le 21 priorità della nazione.

CAMBIO DI NOME – Riflettendo la tendenza del pubblico il Science Museum di Londra ha provveduto a cambiare persino il nome di un’iniziativa in corso per allestire una nuova sezione battezzata Climate Change Gallery da aprirsi entro l’anno. Nei giorni scorsi si è invece precisato che verrà chiamata in modo più neutrale: Climate Science Gallery. E forse non a caso David Cameron durante la campagna elettorale è stato particolarmente muto sulla questione condividendo l’atteggiamento di 141 candidati conservatori i quali ponevano la riduzione dei gas serra in coda alle 19 priorità del Paese.

SCANDALI – Ad alzare la temperatura e l’attivismo dei «clima scettici» ha contribuito senza dubbio una serie di scandali riguardanti i dati climatici: dai messaggi e-mail scambiati dagli scienziati dell’Università inglese dell’East Anglia in cui si sosteneva l’inadeguatezza di alcune valutazioni, alla dubbia previsione accettata dall’Ipcc, il comitato delle Nazioni Unite, sulla scomparsa dei ghiacci dell’Himalaya entro il 2035. A questi fatti si sono aggiunte accuse di conflitto d’interessi rivolte a Rajendra Pachauri, il presidente dell’Ipcc. Un’inchiesta del governo inglese ha in seguito completamente scagionato i climatologi dell’East Anglia.

REATO – Ma ora un nuovo caso sta rinfuocando lo scontro. Il procuratore generale dello Stato americano della Virginia, Kenneth Cuccinelli nei giorni scorsi ha aperto un’indagine su uno degli «eroi» della scienza climatica internazionale, Michael Mann. Egli è il principale autore di un grafico diventato noto come l’«Hockey Stick», mazza da hockey, perché mostra l’impennata del riscaldamento della Terra dopo mille anni di temperature piatte. La valutazione, frutto di studi di numerosi ricercatori diventava l’architrave degli atti ufficiali dell’Ipcc. Ora il procuratore Cuccinelli ha intimato all’Università della Virginia a Carlottesville, dove Man ha insegnato dal 1999 al 2005 (ora è alla Pennsylvania State University) di consegnare entro il 26 luglio i rapporti di ricerca e tutte le corrispondenze comprese le e-mail scambiate dallo scienziato con altri studiosi. Il reato ipotizzato è l’utilizzo del finanziamento pubblico di mezzo milione di dollari per indagini ora contestate dai «clima scettici». Nel riferire l’iniziativa la rivista britannica Nature scrive che è in atto una macchinazione per limitare la libertà di ricerca. «Purtroppo — sottolinea Gianfranco Bologna direttore scientifico del Wwf Italia — da tempo è in atto una pesante azione di lobby per gettare fango sui più illustri centri di ricerca climatica nel tentativo di smentire una realtà ambientale che è sotto gli occhi di tutti: i ghiacciai che si sciolgono e la desertificazione che avanza non sono un’opinione».

Giovanni Caprara

Corriere della Sera del 26 maggio 2010

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Posted by ikzus su 26 maggio 2010


Ricerca controcorrente: l’uomo non c’entra, la colpa è del Sole

“Arriva il Grande Freddo. Appuntamento per il 2014”

I ghiacci potrebbero assediare di nuovo l’emisfero Nord del Pianeta? La più recente fase di gelo estremo è stata la «Piccola Era Glaciale», che ha colpito tra il 1600 e il 1800

Smentito il ruolo dei gas serra: «L’irradiazione della nostra stella diminuisce e sta per provocare una nuova glaciazione»

L’orologio indica «meno 42 mesi». E’ il conto alla rovescia dell’astrofisico russo di ascendenza uzbeka Habibullo Abdussamatov: elaborato in un laboratorio di «periferia», alieno all’esposizione ai media, è destinato a inquietare un’umanità già distratta da un sovraccarico di problemi. Nel 2014 è la previsione inizierà una nuova glaciazione e il macigno delle controversie sul riscaldamento globale si sbriciolerà, anche se ha aggiunto il professore davanti alla crema internazionale dei climatologi riunita a Chicago il mondo non ha nulla di cui rallegrarsi. Quando il Pianeta si raffredda, i disastri sono peggiori di quando si riscalda.

Pochi, oggi, sono disposti a sostenere che l’effetto serra racchiuda interrogativi da svelare e misteri da affrontare. Dagli scienziati-militanti come Charles Hansen ai politici-testimonial Al Gore il fronte dei catastrofisti è vasto, nonostante i recenti scandali su una serie di errori di calcolo, per esempio sulla rapidità dello scioglimento dei ghiacci himalayani. Eppure i critici, che sono tutt’altro rispetto ai negazionisti ottusi, aumentano: Abdussamatov è uno di questi coraggiosi, impermeabili al «mainstream» delle certezze. Ascoltatelo su YouTube, durante la conferenza sul «Climate Change» dell’Heartland Institute di Chicago (si è conclusa il 17 maggio). Superate le asperità di un inglese faticosamente declamato, scoprirete la sua scomoda verità.

Vicino alla prova definitiva

Direttore del dipartimento di ricerca spaziale all’osservatorio astronomico Pulkovo di San Pietroburgo e responsabile del progetto «Astrometria» condotto a bordo del segmento russo della Stazione orbitante ISS, è convinto di essere vicino alla prova definitiva. L’effetto serra esiste, ma non è la conseguenza dei gas che continuiamo a sparare nell’atmosfera: chi lega l’uno con gli altri in un soffocante abbraccio di causa-effetto prende una cantonata.

Il colpevole è il Sole, o meglio la potenza della sua irradiazione, che nell’ultimo secolo è cresciuta in modo abnorme, ma che ora ha imboccato una precipitosa curva discendente. Così, mentre ci si affanna a disegnare torbidi scenari a +1 o +2 gradi, fino all’annunciato disastro finale dei +6, saremmo sulla soglia del fenomeno opposto, una replica della «Piccola Era Glaciale» che colpì l’emisfero settentrionale tra metà del Seicento e metà dell’Ottocento.

La diminuzione delle macchie solari ha spiegato Abdussamatov rivela che l’attività della nostra stella è già nella fase «minima» e, di conseguenza, stiamo per assistere a «un crollo globale delle temperature terrestri». Se poi «“Astrometria” sarà sviluppato in tempo, non soltanto avremo una previsione esatta della durata della nuova glaciazione, ma potremo anche capire i meccanismi delle variazioni cicliche all’interno del Sole e le conseguenze globali sulla Terra».

Storia contraddittoria

L’irrequieta storia tuttora controversa delle metamorfosi climatiche non ha quindi nulla a che fare con la presenza (e i danni) della specie Sapiens. E il professore russo non è l’unico a pensarla così. Una delle sue ultime ricerche è stata inserita a pagina 140 del corposo «report» del Senato di Washington, in cui appaiono le analisi di 700 scienziati di tutto il mondo che escludono l’origine antropogenica del «global warming».

I climatologi «classici» dice l’astrofisico sarebbero prigionieri di un cortocircuito temporale. Scambiano il passato con il presente. «L’evento solare più significativo del XX secolo è stato l’aumento, straordinariamente elevato e prolungato, della sua energia irradiata», ma questo «boom» è ormai alle spalle. «Nell’ultimo decennio, infatti, le temperature globali sulla Terra non sono affatto cresciute. Il riscaldamento si è interrotto», dopo il picco rilevato tra 1998 e 2005, «indipendentemente dai volumi delle emissioni dei Paesi avanzati». Chi vuole una controprova può rivolgersi a Marte.

Qui l’uomo non ha messo piede, se non con gli ecologici robottini a batterie solari, eppure anche a oltre 55 milioni di chilometri da noi l’effetto serra secondo le misurazioni

di Abdussamatov ha colpito, riducendo progressivamente le distese ghiacciate del Polo Sud. E’ sempre la stessa vampata solare, quella che ci ha «arrostito» e ci fa tanto preoccupare.

Mentre si discute sui protocolli anti-gas serra, lo scienziato controcorrente suggerisce di prepararsi al Grande Freddo, non al Grande Caldo. Ci sono ancora 42 mesi per capire se ha ragione.

LaStampa del 25/05/2010, inserto TUTTO SCIENZE

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Posted by ikzus su 26 maggio 2010


Clima. Stop franco tedesco a proposta riduzione 30% emissioni Ue

Bruxelles, 25 mag. (Apcom)

Stop preventivo di Parigi e Berlino alla proposta, che dovrebbe avanzare domani la Commissione europea, di aumentare al 30%, entro il 2020, lo sforzo di riduzione delle emissioni di gas serra dell’Unione, rispetto al 20% già previsto nel pacchetto clima/energia, approvato alla fine del 2008 (con le riduzioni calcolate in rapporto al livello di emissioni del 1990).

Durante una conferenza stampa congiunta a margine del Consiglio Competitività dell’Ue, oggi a Bruxelles, il ministro dell’Industria francese Christian Estrosi e il collega all’Economia tedesco, Rainer Bruderle, hanno espresso la loro preoccupazione per la proposta, considerandola intempestiva. I due ministri hanno ricordato che nella strategia dell’Ue, se l’impegno a ridurre le emissioni del 20% era unilaterale ed è già nella legislazione comunitaria, il passaggio al 30% era stato concepito e previsto solo alla condizione che le altre maggiori economie facessero “uno sforzo comparabile”, ciò che non si è verificato al vertice Onu sul clima di Copenaghen, in dicembre.

“L’offerta condizionale (di passare al 30%, ndr) rimane”, ha detto Estrosi, sottintendendo che senza le condizioni previste non se ne parla neanche, mentre Bruderle ha affermato a nome di entrambi: “Condividiamo la stessa analisi, e riteniamo che dopo il fallimento di Copenahgen dobbiamo lasciare un po’ più di tempo per il processo di adattamento”. E ha aggiunto: “Trovo che sia ragionevole fare una pausa, in tempi difficili bisogna fissarsi delle priorità”.

Il documento sul passaggio al 30% che la responsabile del Clima, la danese Connie Hedgaard, presenterà domani al collegio dei commissari europei per l’approvazione non è, in realtà, una proposta formale, ma una ‘comunicazione’ al Consiglio Ue e all’Europarlamento. L’analisi della Hedegaard parte dalla constatazione che la crisi economica ha reso più facile e meno costoso il raggiungimento dell’obiettivo del 20%, e d’altro lato in queste circostanze il sistema Ets (la ‘borsa’ dei permessi di emissione di CO2) rischia di non avere gli effetti scontati sul tessuto industriale europeo. Essere più vicini del previsto all’obiettivo del 20%, infatti, significa che il prezzo dei permessi di emissione potrebbe restare basso per via della debole domanda. Per le industrie, diventerebbe allora più conveniente continuare a comprare sul mercato diritti di emissione che fare gli investimenti necessari per emettere meno CO2 e aumentare l’efficienza energetica degli impianti. Secondo il commissario al Clima, portare unilateralmente l’obiettivo di riduzione dei gas serra dell’Ue e al 30% risolverebbe il problema, perché aumenterebbe il valore di diritti di emissione. In sostanza, la Commissione vorrebbe agire come una banca centrale che ritira massa monetaria dal mercato per spegnere una fiammata inflazionistica determinata da eccesso di liquidità.

Copyright APCOM (c) 2008

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EFFETTO SERRA, L’UE NON CAMBIA I PIANI. DOPPIO STOP DA FRANCIA E GERMANIA

Da “LA STAMPA” di mercoledì 26 maggio 2010

Fine della corsa. Francia e Germania hanno dato il colpo di grazia a Connie Hedegaard, responsabile Ue per il Cambiamento climatico, e al progetto con cui intendeva convincere l’Europa a portare subito dal 20 al 30% l’obiettivo di riduzione delle emissioni di Co 2 per l’anno 2020. «È una proposta che ci preoccupa», hanno spiegato a Bruxelles il ministro tedesco dell`economia Bruderle e il collega francese dell`industria Estrosi, convinti che si possa fare di più solo in presenza di uno «sforzo comparabile» degli altri grandi inquinatori, usa e Cina, soprattutto. Tanto basta. La bozza circolata due settimane fa è stata già annacquata e nell’ultima si sottolinea che «lo scopo della comunicazione non è decidere ora di andare all`obiettivo del 30%, poiché non ci sono chiaramente le condizioni». Per la commissaria danese è un brutto stop. E stamane il testo potrebbe alleggerirsi ancora.

Quello che resta sarà «un`analisi di implicazioni», insieme col messaggio che il grande balzo – che Bruxelles avrebbe voluto fosse compiuto già in occasione della conferenza di Copenhagen in dicembre, – è reso meno caro dal fatto che la crisi economica ha ridotto i consumi e, di conseguenza, la produzione di gas effetto serra. Centrare la sforbiciata del 20% rispetto al 1990 costerà comunque «il 30 per cento in meno di questo indicato due anni fa», si legge nella bozza. È tuttavia sparito il riferimento ai 21 euro pro capite in teoria necessari per la rivoluzione climatica.

La Hedegaard potrebbe portare a casa almeno il principio secondo cui è «tecnicamente fattibile» ragionare sul 30% e forse un barlume di carbon tax.

Magra consolazione. In seno al collegio di Bruxelles ha cercata di convincerla «alla ragionevolezza i t empi di crisi» una pattuglia di commissari guidata dal titolare dell`Industria, Antonio Tajani. Nei giorni scorsi si era avuta una pioggia proteste, da Eurelectric a Confindustria, passando per Eurofer. La danese è stata costretta a mettere mano al testo, sperando che la congiuntura giri e che i governi possano cambiare idea e alzare la posta della partita del pianeta che si scalda. Se ne parlerà al vertice Ue di giugno. Col target al 20% e non al 30. Questo, ormai, pare più che sicuro.

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Posted by ikzus su 7 maggio 2010


Perché la battaglia dell’Europa contro il global warming
è sempre più insensata

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Mentre il mondo rincorre la crescita economica, l’Unione europea – già girata nella direzione opposta – si chiede con quale velocità sia appropriato allontanarsi dal sentiero dello sviluppo. Bruxelles ha forgiato la sua identità attorno all’immagine di leader nella lotta ai cambiamenti climatici. Per dare sostanza al suo impegno ha fissato il target di riduzione delle emissioni di gas serra del 20 per cento al di sotto dei livelli del 1990, entro il 2020. Così si è presentata a Copenhagen a carte scoperte, entrando trionfatrice nel vertice che doveva portare all’accordo globale per il post-Kyoto e uscendone, isolata, come l’unica regione ad aver assunto obiettivi vincolanti.

Oggi, i principali responsabili delle emissioni hanno altro per la testa: la Cina pensa a consolidare il ruolo di motore economico del pianeta, gli Usa annaspano fuori dalla crisi. In questo contesto, l’Ue sta valutando se sia opportuno alzare l’asticella dal 20 al 30 per cento. Paradossalmente, a rendere possibile questo scenario è proprio, secondo Bruxelles, l’effetto della recessione, che ha sensibilmente abbassato i consumi energetici e le emissioni a essi collegati. Secondo le ottimistiche stime della Commissione, il costo dell’intera operazione sarebbe di circa 30 miliardi di euro all’anno oltre ai circa 50 (anch’essi in uno scenario molto ottimistico) richiesti a tagliare le emissioni del 20 per cento. E’ probabile che la bolletta sia molto più salata, specie in un momento in cui le prospettive di crescita sono ancora fragili.

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Posted by ikzus su 3 maggio 2010


Mai così tanto ghiaccio in otto anni

Scritto da Guido Guidi il 24 – aprile – 2010

Con buona pace di quelli del “Dipartimento il tempo non è il clima”, che sono sicuro attribuiranno il touch down dell’estensione dei ghiacci artici con la media del periodo di osservazione ad un semplice fattore meteorologico, registriamo dal sito del Jaxa che l’estensione di questa parte del mese di aprile è comodamente al di sopra di quanto è stato misurato nello stesso periodo dell’anno dal 2002.

Fonte WUWT

L’NSIDC va come sempre un po’ più a rilento, ma anche dalla loro media è visibile il trend di guadagno del ghiaccio rispetto alla norma. Considerato che loro fanno una media mobile su cinque giorni, se il “fattore meteorologico” persisterà, anche lì vedremo segnare un punto.

Fonte NSIDC

Questa informazione di per sé è poca cosa, ma dato che la salute dei ghiacci artici è più controllata di quella di un capo di stato e considerato il fatto che se invece che in aprile fossimo in settembre e stessimo guardando l’estensione più bassa raggiunta negli ultimi otto anni ci scapperebbero le edizioni straordinarie dei telegiornali, direi che valga la pena darle un po’ di risalto.

Se le cose continueranno ad andare così, registreremo il terzo anno consecutivo di recupero rispetto all’annus horribilis del 2007. A questo punto propongo che i profeti di sventura producano numerose altre proiezioni di scomparsa totale dei ghiacci dall’Artico, sembra che questa terapia porti giovamento al malato.

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L’ultima barzelletta degli ecocatastrofisti

Posted by ikzus su 26 marzo 2010


Amici, qui non si sa più se ridere o piangere. Mi sa che il prossimo lungometraggio di Al Gore sarà un film comico – forse non rivincerà il Nobel, ma potrà sempre puntare sull’Oscar alla fantasia!

TRA INDIA E BANGLADESH SCOMPARE L’ISOLA CHE NON C’E’

di Maurizio Morabito

Come se nulla fosse, i “bei tempi” in cui i giornali erano tappezzati dalle dichiarazioni più fantasiose sul riscaldamento globale sembrano voler tornare. Come se nessuno avesse mai saputo delle marachelle ai centri di ricerca di qua e di là dell’Atlantico, con fior di scienziati impegnati a nascondere i propri dati e impedire ai colleghi che avessero opinioni non-catastrofiste dal pubblicare; come se non ci fosse mai stata la incredibile serie di omissioni, malinterpretazioni, errori madornali che ha portato l’ONU a stabilire una commissione d’inchiesta riguardo l’IPCC; come se il discorso fosse davvero quello ingenuamente presentato da un certo gruppo di scienziati anche in Italia, impegnati a dir loro a “difendere la Scienza” contro lo scetticismo senza il quale però di Scienza non si puo’ davvero parlare.

Dove sono questi stimati professori e opinionisti oggi che la Scienza davvero subisce un attacco, nella forma di improvvide e insensate dichiarazioni riguardo la “scomparsa” di un’isola contesa fra Bangladesh e India, dichiarazioni che non potranno che diminuire la reputazione della comunità scientifica? Con quasi assoluta certezza possiamo dire che stanno guardando dall’altra parte.

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Posted by ikzus su 21 marzo 2010


Clima/Coldiretti: si chiude oggi inverno più nevoso ultimi 30 anni

E` finito oggi, con l’arrivo della primavera, un inverno che ha fatto registrare la maggiore copertura nevosa degli ultimi 30 anni nell’emisfero nord e che in Italia, si è classificato al secondo posto tra i più piovosi dello stesso periodo, per effetto della straordinaria caduta della pioggia e della neve. Lo sottolinea una analisi ella Coldiretti sulla base dei dati preliminari raccolti dal Noaa’S e dell’istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna. Nonostante l’arrivo della primavera la natura tarda però a svegliarsi e in Italia si registra un forte ritardo per la semina nelle campagne, le gemme sugli alberi, i fiori nei prati e il polline nell`aria. La pioggia, le perturbazioni e le basse temperature secondo gli esperti “appesantiscono” i pollini tipici di questo periodo impedendo che si liberino nell’aria e rappresentano quindi un valido alleato per le persone allergiche (circa il 30% degli italiani). Per le piante invece le temperature e le sommatorie termiche invernali necessarie allo crescita sono state notevolmente inferiori della media provocando – aggiunge la Coldiretti – un forte ritardo nello sviluppo riscontrabile in tutte le piante da frutto come pesco, susino, albicocco e ciliegio che in gran parte dell’Italia non sono ancora fioriti nonostante l’arrivo della primavera. L’abbondante pioggia caduta durante il periodo invernale ha anche reso i terreni agricoli umidi ed inagibili ai trattori per le classiche lavorazioni primaverili di aratura e semina primaverile che è quindi in ritardo in molte regioni con molta preoccupazione tra gli agricoltori. Dovrebbe invece essere scongiurato il rischio della siccità dopo la straordinaria caduta della pioggia e della neve che servono per ripristinare le scorte idriche nel terreno che le coltivazioni utilizzano per la crescita nel periodo primaverile ed invernale.

Il Riformista, domenica, 21 marzo 2010

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Posted by ikzus su 20 marzo 2010


Non e’ vero che siccita’ e incendi ridurranno la foresta amazzonica del 40%

Previsioni catastrofiste: la NASA sbugiarda il WWF

Il pronostico dell’organizzazione, avallato dall’IPCC, e’ completamente sbagliato. Le immagini dal satellite mostrano che l’ecosistema e’ indifferente al variare delle precipitazioni

Boston (USA) – L’International Panel on Climate Change (IPCC) è ancora una volta nell’occio del ciclone insieme al WWF. L’organizzazione e il foro governativo hanno formulato e difeso una previsione catastrofista sui destini della foresta amazzonica che da più parti è stata smentita. Adesso è addirittura la NASA ad esprimersi sull’argomento, liquidando il pronostico come una vera e propria bufala.

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Posted by ikzus su 19 marzo 2010


I profeti dell’ecocatastrofismo

di Carlo Cerofolini

Molte importanti associazioni ambientaliste, o meglio «ecocatastrofiste», partono dal concetto secondo cui le risorse sulla Terra sono un bene finito e che l’umanità, continuando a crescere, si autodistruggerà, non prima però di aver ridotto il pianeta ad una landa disperata ed invivibile. Questa visione apocalittica trae origine dal fatto che suddetti ecocatastrofisti, adoratori di Gaia, non considerano minimamente che da sempre è l’uomo, con il suo lavoro ed il suo ingegno, che crea e moltiplica le risorse. Valgano per tutti gli esempi del petrolio, che era considerato solo un liquido maleodorante ed inquinante e di cui ora non potremmo fare a meno, e del silicio, contenuto nella comune sabbia, con cui si fanno anche i chip dei computer.

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Clima e donne, ovvero l’aborto climaticamente corretto

Posted by ikzus su 19 marzo 2010


Il surreale rapporto del fondo per la popolazione

Per l’Onu le donne sono sì delle vittime, ma del riscaldamento globale

Ci sono cose che invecchiano in fretta. Ma, più che invecchiato, sembra appartenere a un’altra era geologica il rapporto dell’Unpfa (United nations population fund) sullo “Stato della popolazione nel mondo 2009”, dedicato a “donne, popolazione e clima”. Eppure, sono passati solo quattro mesi dalla sua uscita, programmata in occasione della conferenza internazionale sul clima tenutasi a dicembre a Copenaghen. Una kermesse tanto pletorica quanto fallimentare, oltre che, come si ricorderà, segnata dall’imbarazzo per la scoperta dei taroccamenti operati in seno al Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (Ipcc) allo scopo di accreditare, insieme con l’allarme sul riscaldamento globale, la tesi che a provocarlo siano soprattutto le attività umane.

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Grazie, Effetto Serra !

Posted by ikzus su 11 marzo 2010


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Questa che vedete è una foto della campagna torinese, dove io abito, a dieci giorni dall’equinozio di primavera; al giornale radio regionale stamattina hanno detto che in alcune province non si vedeva tanta neve da 50 anni a questa parte.

Io proprio non capisco quelli che ce l’hanno con l’effetto serra: se non ci fosse lui, saremmo sommersi dalla neve e ricoperti dal ghiaccio !!!

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Tra neve e gelo il Piemonte va ko

Allarme valanghe Le 48 ore di maltempo hanno provocato disagi:
linee ferroviarie in tilt, scuole chiuse nel Cuneese. Rischio valanghe sulle Alpi.

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Agghiacciante … o ridicolo?

Posted by ikzus su 4 marzo 2010


Come si suol dire: quel c***o di effetto serra, quando serve, non c’è mai !!!

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Oltre 50 navi bloccate dai ghiacci nel Baltico

Le attuali sono le peggiori condizioni meteo da 14 anni a questa parte

STOCCOLMA –  Più di 50 navi, tra cui traghetti con migliaia di passeggeri, sono bloccate dai ghiacci nel Mar Baltico. Lo hanno annunciato le autorità marittime svedesi. La maggior parte delle imbarcazioni bloccate stasera non potranno riprendere la navigazione prima di diverse ore, hanno segnalato le stesse autorità. Le autorità marittime svedesi hanno definito quelle attuali le peggiori condizioni meteo da 14 anni a questa parte nel Baltico.

“Per quanto concerne le condizioni del ghiaccio in mare – ha detto Johnny Lindvall, portavoce della Swedish Maritime Administration citato dall’agenzia svedese TT – era dal 1996 che non vedevamo una situazione del genere”. Sono 51 le navi bloccate dai ghiacci nel Balticoa nord di Stoccolma. La maggior parte di esse sono mercantili, per lo più in viaggio verso la costa finlandese, due sono i traghetti intrappolati.


ANSA, 4-3-2010

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La grande finzione

Posted by ikzus su 4 marzo 2010


Dopo la sbandata di Copenhagen i mestieranti del clima stavano ancora leccandosi le ferite per riorganizzarsi per nuove battaglie quando Obama ha dato un ulteriore colpo agli ambientalisti duri e puri non soltanto rilanciando, dopo trent’anni, il nucleare negli Stati Uniti, ma affermando con chiarezza che pur riconoscendo la possibilità di critiche e di posizioni avverse, le condizioni dell’economia e dello stato del pianeta sono tali da giustificare il superamento della “lotta di classe” tra verdi ed industria.

In questo contesto si stanno sempre più sbriciolando i capisaldi che hanno fatto la fortuna e la forza del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, lo IPCC, IPCC garantendo al suo presidente cospicue consulenze in giro per il mondo ed agli scienziati del club fama ed ascolto mistico da parte dei politici poco avvezzi ad esprimere capacità critiche ma sempre pronti a saltare sul carro mediatico di moda al momento.

Purtroppo però, come abbiamo visto, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e le magagne che hanno caratterizzato gli ultimi anni operativi dello IPCC sono diventati di dominio pubblico evidenziando crepe sempre più visibili ed ampie nella credibilità dei vaticini che ci sono stati propinati.

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Miserie della scienza

Posted by ikzus su 28 febbraio 2010


La prima vittima del profetismo climatico è il principio di verità.

Commentando l’ultimo sondaggio che in America dà sempre meno persone preoccupate per il riscaldamento globale causato dall’uomo, Ralph Cicerone, presidente dell’Accademia nazionale delle scienze negli Stati Uniti, ha lamentato come la sempre più scarsa fiducia della gente nella climatologia si stia trasformando in sfiducia nella scienza in generale. Quando a novembre scoppiò il Climategate (la pubblicazione su Internet di e-mail in cui alcuni studiosi del clima si accordavano per truccare i dati delle temperature), ci fu chi scrisse che da quella storia non sarebbero usciti sconfitti né gli scettici né i catastrofisti, ma appunto la scienza tout court. Così è stato, complici anche alcune recenti gaffe quale l’errata previsione dello scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya fatta dagli scienziati dell’Onu (l’Ipcc).

Lunedì scorso il Financial Times riportava le dichiarazioni di Cicerone a pagina due, e domenica il Corriere della Sera metteva in prima un editoriale di Giulio Giorello che spiegava come gli allarmi “mandano in crisi la fiducia della gente” e che il clima è un sistema troppo complesso per vendere come certezze le previsioni fatte al computer: meno di un anno fa invece si leggeva che il discorso sul clima era chiuso e che gli scienziati erano concordi sul fatto che l’uomo provocasse il riscaldamento globale. “Che non ci fossero certezze lo sapevamo da tempo – dice al Foglio Luigi Mariani, professore di Agrometeorologia all’Università di Milano – Quelle scientifiche sono verità provvisorie, troppo spesso ce lo dimentichiamo: la scienza dovrebbe essere confronto continuo con la realtà. Per questo diffido sia di chi mi dice che tra cento anni farà caldissimo sia di chi mi assicura che tra trenta comincerà l’era glaciale”.

Punita per la sua hybris, la climatologia moderna come una Cassandra all’incontrario fa i conti con previsioni che non si avverano e temperature che non aumentano da un decennio. I dogmi scientifici resi celluloide da Al Gore non hanno retto: il Polo Nord è ancora lì, l’Antartide cresce, in buona parte del mondo fa molto freddo. Assuefatta agli allarmi, l’opinione pubblica si è destata dal torpore mediatico tutto d’un colpo e la politica ha abbandonato il carro del global warming. Giovedì scorso si è dimesso Yvo De Boer, eminenza grigia dell’Onu per le questioni climatiche e padrone di casa durante il fallimento della conferenza di Copenaghen; il direttore dell’Ipcc è a rischio dimissioni e molti chiedono di ristrutturare questo organismo: “Forse bisognerebbe abolirlo – dice Guido Guidi, meteorologo e autore del blog Climate Monitor – non servono organismi burocratici e politici che raccolgano e guidino gli scienziati”. Basterebbe che la scienza ricominciasse a fare la scienza per tornare a essere credibile.

© 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

di Piero Vietti

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Mare fermo, Obama a picco

Posted by ikzus su 23 febbraio 2010


I sostenitori del global_warming_a_tutti_i_costi somigliano sempre più a Barack Obama: ormai cominciano a fare tenerezza!

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Il livello dei mari si innalza. Anzi no

Scienziato ritratta le sue previsioni: “Ho sbagliato i calcoli”

La raccontava il Guardian di ieri, ed è solo l’ultima gaffe della scienza climatica, e come le altre (tra tutte la previsione sballata sullo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya fatta in base a un documento del Wwf) smonta un altro pezzo del castello che negli anni l’Onu, Al Gore e gli scienziati dell’Ipcc hanno costruito sostendendo che senza ombra di dubbio il pianeta si stesse riscaldando per colpa dell’uomo. Chi osava contraddire era bollato come “negazionista”, diventava un parìa della scienza del clima. Il riscaldamento globale causato dell’uomo porterebbe con sé un corollario di disastri più o meno catastrofici, sbandierati dai media come prossimi. Tra questi, l’aumento fino a 82 cm del livello complessivo degli oceani del mondo. Così scriveva il report del 2007 dell’Ipcc (quello che parla anche dell’Himalaya), e così confermava uno studio apparso su Nature Geoscience (rivista tra le migliori del settore) a firma di Mark Siddall, dell’Univerità di Bristol. Appena scoppiate le polemiche sugli studi approssimativi dell’Ipcc, Siddall ha ritrattato il suo studio dicendo di avere compiuto almeno un paio di errori. Ecco perché “non possiamo trarre alcuna conclusione certa sul livello del mare alla fine del secolo”, ha detto Siddall.

da http://www.ilfoglio.it

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Obama media, ma la riforma sanitaria Usa è ancora in alto mare

La proposta del presidente si scontra con un Congresso diviso

New York, 23 feb. (Apcom) – Il presidente americano Barack Obama ha presentato la sua versione della riforma della sanità, nella speranza di sbloccare l’iter della legge approvata sia dalla Camera che dal senato nei mesi scorsi, ma in due versioni inconciliabili.

Il testo di legge presentato da Obama è l’ultimo atto nel lungo dibattito sulla riforma della sanità, un’impresa tentata da numerosi presidenti americani e sempre naufragata. Il presidente ha preso in mano direttamente la riforma, dopo avere delegato per oltre un anno la materia al Congresso, ma questo non significa che la soluzione sia più vicina. Anzi: il consenso sul testo di Obama non c’è né alla Camera né al Senato e poco è cambiato nelle ultime settimane, quando anche i democratici più ottimisti del Congresso avevano definito la riforma “in fin di vita”.

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Il Raggiro Globale

Posted by alenu su 19 febbraio 2010


Ormai non passa giorno senza che sulla principale stampa anglo-americana, dal Times di Londra all’Economist, passando per il New York Times, il Wall Street Journal, il Daily Telegraph, la BBC e perfino il Times di Nuova Delhi, per non parlare poi dei blog e anche dei notiziari tv, si aggiunga un’altro tassello, un’altra smentita, un’altro motivo di imbarazzo per i clima-scaldisti catastrofisti.


E questo solo per citare la stampa che consulto io: so peraltro che ha suscitato clamore nei Paesi Bassi la notizia che l’IPCC [l’entità inter-governativa dell’orbita ONU che si presenta come Verità Scientifica Rivelata Confermata e Definitivamente Acclarata in fatto di clima] ha sbagliato anche il dato relativo alla percentuale di territorio olandese sotto il livello del mare (secondo l’IPCC è il 55% mentre in realtà è il 26%), e che in Russia si sono ribellati gli scienziati corrispondenti dell’IEA per l’uso selettivo fatto dall’IPCC dei dati meteorologici da loro inviati.
Quindi si capisce che l’argomento è ripreso ovunque.


In particolare la stampa rileva che l’IPCC si appoggia spesso ad organizzazioni private come il WWF nel diffondere avvisi apocalittici, altro che al lavoro e ai controlli incrociati di 2500 scienziati…


La cosa ci riguarda da vicino perché con la scusa del riscaldamento globale originato dall’uomo vogliono fermare l’industria occidentale, obbligando le industrie [quelle occidentali naturalmente, gli altri paesi – Cina e India in primo luogo – si rifiutano] a pagare per emettere CO2 e creare inoltre anche la prima tassa universale della storia, detta volgarmente carbon tax, da anidride carbonica, che influirà direttamente sulle bollette di tutti.


Si tratta del più gigantesco raggiro di tutti i tempi. A Copenhagen l’abbiamo scampata, ma l’UE e Obama sono determinatissimi di riuscirci in giugno, o al massimo massimo in ottobre/novembre.


Qui sotto un mio riepilogo di dieci giorni fa. Da scaricare un riepilogo di Carlo Ripa di Meana, ex commissario europeo all’ambiente. Di ieri le ammissioni del capo dell’unità climatica dell’Università dell’East Anglia, quello dello scandalo delle email. Ne avete letto sui giornali italiani?  No? Strano…


alex

ItaliaOggi   Numero 031  pag. 6 del 6/2/2010

Clima, adesso all’Onu non crede più nessuno


Forti dubbi sull’attendibilità dei rapporti della Commissione Ipcc

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