ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 9 agosto 2011


Carissimi,
tra poche ore parto per le nostre fraternità dell’Asia, ma oggi per noi è una data molto importante e desidero chiedervi con questo messaggio una preghiera: proprio oggi due nostre sorelle del Kenya, Renata e Gianna, partono da Nairobi per dare inizio a una nuova fraternità in un immenso campo profughi (il campo di Kakuma, nella diocesi di Lodwar) che si trova nel nord-ovest del Kenya. È un campo che si estende per 14 km. e ospita oltre 90.000 profughi, molti della Somalia.Sentiamo che il Signore ci chiama e il Vescovo ci accoglie con grande affetto. Ci aiutate con una preghiera
Vi uniamo una lettera che la nostra sorella Gianna ci ha scritto, così vi è più chiaro il clima che stanno vivendo le nostre fraternità del Kenya in questo momento.Ci stiamo anche chiedendo in comunità, e lo proponiamo anche a voi, come esprimere la nostra solidarietà alle folle di persone stremate del Corno d’Africa.

Sappiamo che la Caritas e altre organizzazioni raccolgono fondi per intervenire. È una cosa grande e chi può, condivida un aiuto attraverso quei canali.

Ma ci diciamo: Cosa posso fare io per partecipare, un frammento almeno, a queste sofferenze di fame e sete, di sradicamento e di guerra, di totale insicurezza?

Io credo che se ci facciamo la domanda con calma e sincerità nella preghiera… il Signore ci dà luce su qualcosa che ci tocca sul vivo e che possiamo fare: sarà anche solo bloccare ogni lamentela del caldo, del freddo, di questo o quell’altro…

Volete partecipare con noi a questo frammento di solidarietà verso uomini e donne che sono nostri fratelli e sorelle in umanità?

Vi mando un abbraccio in Gesù,

p. Pino

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Nairobi 2 agosto 2011

Carissimi,

vi raggiungo prima della nostra partenza per Kakuma per un saluto e per ringraziarvi della vostra preghiera, della vostra vicinanza e affetto, che sentiamo in modo molto vivo.

Qualche giorno fa  mentre pregavo in cappella avevo nella mente e nel cuore le notizie che ci arrivano martellanti ogni giorno sulla catastrofe umanitaria che sta colpendo il Corno d’Africa. Quasi la metà dei bambini somali che arrivano stremati con le loro mamme al campo profughi di Dadaab (il più grande del mondo) muoiono nell’arco di 48 ore dopo il loro arrivo, perché il fisico non riesce più a reagire positivamente alle prime cure d’emergenza ricevute. In Somalia gli sfollati interni che raggiungono Mogadiscio per scampare da morte certa sono disperati: ci sono zuffe e disordini ai centri di distribuzione.

Dadaab e la Somalia , Mandera ed Elwak si trovano a Nord-est e noi… andiamo a Nord-ovest. Che cosa ci succede?

Ci sta succedendo di seguire il percorso di quei profughi che non possono sperare di tornare presto al loro paese e ad un certo punto accettano di essere trasferiti a Kakuma, il Campo Profughi di transito allestito dalle Nazioni Unite per tutti quelli che vorrebbero andare all’estero, o che han troppa paura a ritornare al loro Paese dopo le esperienze drammatiche vissute, ma non hanno diritto al permesso di soggiorno in Kenya. Non sono morti di fame, sono sfuggiti a guerre e guerriglie e provano a sperare ancora in un futuro migliore scegliendo la strada della legalità. A Kakuma molti di loro rimangono “parcheggiati” per anni… al caldo costante, monotono e secco di quel minuscolo villaggio, che si è “gonfiato” negli anni in seguito al loro afflusso.

Ci prepariamo e vi faremo sapere quel che troveremo lassù. Partiamo a fine settimana e Sarah viene non noi per una settimana, così ci da’ una mano i primi giorni. I nostri di Mathare si fanno sentire vicini in tanti modi: da quando hanno saputo che andiamo là seguono tutte le notizie che riguardano quella zona e ce le comunicano. Si preoccupano per la siccità che è grave anche in quel distretto e della nostra incolumità, che a loro sta molto a cuore.

Vedo Renata emozionata, io lo sono anche, e Marilena, Anna, Sarah e Clare ci danno dentro a fare tutto quello che possono per aiutarci. Franco e Giuseppe ci stanno risolvendo una serie di problemi pratici che si susseguono a catena. Mi accorgo ancora una volta che  l’unita’ è la nostra forza. Non è che tutto sia facile, ma vale la pena giocarsi tutto, compresi i nostri difetti, per Gesù’ e per il Vangelo.

Auguro buon viaggio e buona missione a Ornella in Brasile e a Pino in Asia. 

Grazie a Marianna e a Silvia che ci hanno promesso che ci porteranno in preghiera nel loro pellegrinaggio a Lourdes.

Grazie a Teresa e Concetta, a Giuseppina per il bellissimo crocifisso della fraternità di Vico Untoria. Quando l’ho visto ho pensato al padre, a questo suo dono giunto qui… direttamente dal Paradiso!

Grazie alle nostre mamme e ai nostri papà, che ci sostengono da lontano con affetto e pazienza.

Grazie a tutti voi sorelle, fratelli e amici della Comunità. 

  Gianna

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Cari amici,
Ho cercato di raccogliere tutte le informazioni che riguardano i possibili canali di aiuto per questa drammatica “emergenza Corno d’Africa ” dove come sapete oltre 11 milioni di persone, in particolare donne e bambini (4,5 milioni solo in Etiopia) sono a rischio di morte per fame, malattie e completo sradicamento dalla loro zona di origine .
Tutti possiamo fare qualcosa ..  ma  cerchiamo anche di indirizzare gli aiuti ad associzioni serie che li sappiano gestire con responsabilità. E’ peraltro molto difficile farlo  in una  nazione dove non esiste da decenni uno stato e i partner accreditati sono spesso capitribù in lotta tra loro quando non addirittura legati  al movimento integralista Islamico, i cosiddetti Al Shabaab.Si può forse agire al momento con più facilità nei paesi limitrofi, Kenya, Uganda Etiopia e Gibuti  dove confluiscono attualmente centinaia di migliaia di profughi.(vedi anche appello di Avaaz e l’ allegato di Maroli-CUAMM per capire meglio la situazione  in Somalia e in Etiopia)
  1. La prima possibilità è inviare i fondi all’associazione Soomaaliya che sta sostenendo un Ospedale nel Somaliland, (regione del Nord della Somalia che si è dichiarata indipendente dal resto della Somalia e dove esiste una relativa stabilità politica) e riabiliteranno un centro nutrizionale per venire incontro a tutti i bambini malnutriti che vi perverranno (leggete il primo allegato dalla Stampa  per conoscere bene la reltà locale e un po’ la storia dell’Associazione) la stampa di Torino ha scelto di passare attraverso di loro per inviare i fondi di Specchio dei tempi.          in allegato inviamo l’articolo con la sottoscrizione che la stampa/specchio dei tempi ha aperto per sostenere il nostro progetto del “Mohamed Aden Sheikh Teaching Hospital” ad Hargeisa in Somalia.
    se volete, in alternativa, potete anche contribuire versando direttamente alla Associazione utilizzando questo IBAN IT 70 V 02008 01085 000100511117.
    Passate parola.
    grazie
     
Felicita Aden Torrielli
Associazione Soomaaliya Onlus
Via dei Mille, 23 – 10123 Torino (Italy)
tel +39 011 8123675 – fax +39 011 8140861
web: www.soomaaliya.it
  • La seconda possibilità è mandare i fondi alla nostra Associazione ONG Medici con l’africa CUAMM  che ha due  progetti in Etiopia (a Wolisso ) e a Matany in Karamoja a Nord dell’Uganda  aree ancora pienamente coinvolte in questa disatrosa siccità e punto di riferimento per una massa di profughi ) vedete l’allegato appello. Io tra l’altro sarò in Wolisso a Novembre e potrò vedere un po’ più da vicino la situazione    Medici con l’Africa Cuamm, presente in alcune delle aree più colpite, la regione della Karamoja in Uganda e l’Etiopia, non può restare indifferente.  “L’emergenza aggrava una situazione terribilmente ordinaria – dichiara il direttore don Dante Carraro – sulla quale non abbiamo mai smesso di portare l’attenzione. In queste regioni registriamo il più alto tasso di malnutrizione infantile dell’Africa sub-Sahariana: il 48% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffre di malnutrizione e il tasso di mortalità ospedaliera raggiunge, e talvolta supera, il 20% perché arrivano in ospedale in condizioni già gravissime”.
    Affrontare e lenire questa piaga è oggi una missione ancora più urgente: Medici con l’Africa Cuamm interviene
    presso l’ospedale di Matany in Karamoja e presso l’ospedale di Wolisso in Etiopia dove nel febbraio 2010 è stato inaugurato proprio un reparto dedicato alla cura dei bambini malnutriti.
    In questo contesto i piccoli pazienti ricevono un programma completo di cure e di attenzioni della durata di 4 settimane, mentre alle madri vengono impartiti consigli sulla preparazione dei cibi e sulle abitudini alimentari più corrette.
  • L a caritas da alcune settimane sta raccogliendo fondi (vedi Avvenire del 27/07/011 e nei giorni successivi) in collaboazioine con le Caritas Locali : Conto corrente postale n.347013 specificando nella causale “Carestia Corno d’Africa 2011” Si può anche contribuire con CARTA Sì e DINERS telefonando a Caritas Italiana al n° 06 66177001 orario d’ufficio
  • Ultima  opzione anch’essa sicura e affidabile è attraverso il SERMIG di Torino che ha iniziato a raccogliere fondi con questa finalità. Questi  saranno destinati appena si troverà un partner affidabile come è nello stile del SERMIG (attraverso conoscenze dirette di amici Somali di Torino e/o con l’intermediazione dei Vincenziani di torino che hanno Missioni proprio nella zona più disastrata del Sud Somalia e a Mogadiscio). Causale “Emergenza Corno d’Africa  CCPostale 29509106 –  CC bancario indirizzato a Coop Internazionale per lo Sviluppo attraverso BANCA PROSSIMA di MILANO-  IBAN   IT73  T033  5901  60001  0000  0001  481 Per informazioni SERMIG-ARSENALE DELLA PACE di Torino tel 0114368566
  • Vi affido anche una petizione arrivatami da AVAAZ : la forza dei movimenti di opinione è altrettanto utile per esercitare le pressioni politiche necessarie per cercare di cambiare una situazione di grave corruzione e lotte interne che sono sicuramente la causa più importante di questo disastro che non è sicuramente solo ambientale…
Grazie a tutti e fatemi sapere!
“La  fame è ingiustizia e male morale . Noi più fortunati abbiamo doveri ; dovremmo tutti essere mossi da un forte senso di colpa, perchè spesso siamo troppo pigri per agire .E si prema sui governi perchè si muovano Sebastiano Maffettone Filosofo “
Nicola Vinassa e famiglia  
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Corno d’Africa, l’emergenza vista dall’Etiopia

Tradizionalmente in Etiopia i raccolti si svolgono due volte l’anno, per lo più nelle località dove le piogge sono regolari. Le due stagioni sono chiamate Belg (piccole piogge  – da febbraio a maggio) e Meher (grandi piogge – da giugno a settembre). Durante il Meher è prevista una quantità di pioggia sufficiente per garantire la produzione di varie tipologie di cereali (teff, grano, sorgo e mais), necessaria sia al sostentamento delle famiglie che alla vendita dei prodotti al mercato locale. I raccolti relativi alla stagione del Belg, pur essendo di minore entità, sopperiscono al divario tra i due periodi. Se l’alternanza tra le due stagioni avviene regolarmente, la popolazione non rischia di soffrire per necessità alimentari.

Al contrario, quando alla siccità prolungata si affiancano lo scarso sostegno da parte del governo e il ritardo degli aiuti umanitari, le condizioni sono destinate a peggiorare: i contadini rimangono sempre più senza energie e non riescono a lavorare i campi,  i fiumi si prosciugano, le terre dei pastori rimangono senz’acqua, il bestiame non trova più dove pascolare per cui i proprietari sono costretti a vendere i capi al di sotto del prezzo di mercato. Come se non bastasse, nel corso delle emergenze alimentari i bisogni sanitari aumentano e si complicano; iniziano a manifestarsi epidemie di malattie altamente trasmissibili, come la diarrea acuta: la popolazione infatti, spinta dal bisogno, attinge ancora di più a fonti di acqua contaminata e si sposta nelle zone più sicure del paese ma già densamente popolate. Da non sottovalutare, infine, le perdite ambientali che si registrano in tutto il paese, dovute al taglio degli alberi utilizzati come legna da ardere.  Alla fine di questa drammatica sequenza rimane solo un impoverimento generale che contribuisce a minare ulteriormente la sicurezza alimentare delle famiglie.

Secondo le informazioni disponibili, nel 2009 in Etiopia sono state registrate 5,2 milioni di persone bisognose di assistenza alimentare a causa delle piogge irregolari; nel 2010 circa 7,5 milioni di persone hanno beneficiato del Productive Safety Net Program (PSNP). Tuttavia, quest’anno il governo etiope ha già comunicato ai paesi donatori che sono necessari circa 400 milioni di dollari per sostenere la carestia che ha colpito 4,5 milioni di persone. In particolare occorrono oltre 500.000 tonnellate di alimenti vari di cui cibo arricchito, olio e prodotti alimentari per i bambini malnutriti.

Il governo sarà costretto a spostare fondi di bilancio annuale per affrontare la carestia: in questo modo verrà colpito il sistema nazionale di pianificazione delle attività sociali (sanità e istruzione), con conseguente riduzione del già esiguo piano economico .
Anche Medici con l’Africa Cuamm,  presente in Etiopia dal 1986 per tutelare il diritto alla salute della popolazione etiope, rischia di dover rinegoziare i contributi concessi dalle controparti locali, secondo gli accordi stipulati per lo svolgimento delle attività progettuali e per l’erogazione dei servizi sanitari.

Gli eventi di siccità e carestia avvenuti negli ultimi tre decenni sono un esempio di un problema che ciclicamente lascia il paese in una situazione di povertà e riduce la possibilità di una vita migliore. In queste settimane Medici con l’Africa Cuamm continua a monitorare gli eventi appellandosi ai donatori e ai benefattori italiani, in modo che l’assistenza umanitaria arrivi prima che la situazione peggiori sensibilmente.

Massimo Maroli
Country Representative for Ethiopia – Medici con l’Africa Cuamm

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In Africa ogni anno muoiono 4,5 milioni di bambini sotto i 5 anni e 265 mila madri. Sono le cifre di un genocidio. Eppure gran parte di queste morti sono legate alla gravidanza e al parto e potrebbero essere evitate garantendo l’assistenza sanitaria di base.
Da 60 anni Medici con l’Africa Cuamm combatte sul campo questa guerra troppo spesso dimenticata e anche tu puoi fare molto. Con soli 40 euro assicuriamo un parto assistito e salviamo la vita di una mamma e del suo bambino.
ccp. 34844449 intestato a Cuamm Medici con l’Africa gruppo Piemonte

IBAN- IT31 N076 0101 0000 0003 4844 449

 
 
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La Somalia sta morendo

Cari amici,

Oltre 2000 persone stanno morendo ogni giorno in Somalia, a causa di una carestia che minaccia di far morire di fame 11 milioni di persone. Il conflitto in corso fra il regime di Al-Shabaab in Somalia e la comunità internazionale ha bloccato gli aiuti che potrebbero mettere fine alla carestia. Ma alcuni paesi chiave possono fare da mediatori in un accordo per fermare queste atroci sofferenze. Firma la petizione urgente per una tregua umanitaria e inoltrala a tutti:

In questo momento più di 2000 persone stanno morendo ogni giorno in Somalia, a causa di una carestia che minaccia di far morire di fame 11 milioni di persone. La siccità ha messo questo paese in ginocchio, ma è stato lo sfacelo totale del governo e della diplomazia internazionale a portare allo scoppio della crisi alimentare. Noi ora abbiamo la possibilità di fermare tutto questo.

L’area colpita dalla carestia è governata da Al-Shabaab, un regime islamista legato a gruppi terroristici. L’isolamento e il conflitto fra Al-Shabaab, altri leader locali e la comunità internazionale hanno bloccato gli aiuti e il commercio che avrebbero potuto mettere fine alla carestia. Ma alcuni paesi chiave, inclusi gli Emirati Arabi, ancora commerciano con Al-Shabaab: possono fare da mediatori con il regime per superare questa impasse che sta mettendo in pericolo la sopravvivenza di milioni di persone.

Non possiamo lasciare che la politica della guerra al terrore mieta altre vittime innocenti. E’ tempo che la comunità internazionale e Al-Shabaab si accordino immediatamente per portare cibo al popolo somalo. Fra qualche giorno si terrà il vertice del Consiglio di sicurezza dell’ONU: chiediamo che prendano azioni immediate per sostenere i paesi arabi chiave per avviare il dialogo con Al-Shabaab per cooperare e mettere così fine alla carestia e cogliere questa opportunità per una soluzione politica di lungo termine:

http://www.avaaz.org/it/somalia_stop_the_famine_unsc/?vl

Il governo della Somalia è stato distrutto nel 2006 da un’invasione appoggiata dagli Stati Uniti per paura dell’estremismo islamico. Ma questa tattica si è rivelata controproducente. Da allora molti gruppi simili ad Al-Shabaab hanno preso il potere e terrorizzato la Somalia, e la comunità internazionale ha sostenuto un governo corrotto che controlla solo alcune parti della capitale. Le politiche di isolamento, invasione e pressione della guerra al terrore non sono servite ad alcunché, e ora migliaia di somali stanno morendo ogni giorno. E’ arrivato il momento di avviare un nuovo approccio.

Gli Stati Uniti si sono già fatti avanti per rispondere alla crisi, allentando le leggi anti-terrorismo che bloccavano gli aiuti alla popolazione somala nella regione di Al-Shabaab. Nel frattempo sembrano esserci numerose incrinature fra i gruppi di miliziani e alcuni leader vogliono far entrare gli aiuti. Ma questo non è abbastanza per rompere il muro che circonda le vittime della carestia. Soltanto una diplomazia internazionale coraggiosa potrà coinvolgere tutte le parti e garantire che gli aiuti raggiungano in sicurezza le centinaia di migliaia di famiglie disperate.

Una delle fonti di reddito principali di Al-Shabaab viene dal taglio degli alberi d’acacia per la produzione di carbone, che viene poi esportato illegalmente agli Emirati Arabi e agli altri Stati del Golfo. Questi paesi potrebbero fare leva sui loro legami economici con Al-Shabaab per giocare un ruolo diplomatico cruciale e garantire l’accesso umanitario alle aree devastate dalla carestia.

E’ urgente che la Somalia intraprenda un nuovo percorso: appelliamoci al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per sostenere gli Stati del Golfo a guidare il processo di mediazione per garantire che i somali che oggi stanno morendo sotto i miliziani di Al-Shabaab possano accedere al cibo e alle cure sanitarie per se stessi e per i loro figli affamati. Firma ora e inoltra questa e-mail a tutti:

http://www.avaaz.org/it/somalia_stop_the_famine_unsc/?vl

Insieme i membri di Avaaz hanno fatto sì che aiuti emergenziali fossero consegnati alla Birmania, ad Haiti e al Pakistan dopo lo scoppio di disastri naturali, salvando così migliaia di vite umane. Ora che il mondo guarda le immagini di bambini scheletrici con orrore, possiamo chiedere ai paesi chiave di dimostrare la loro leadership di cui il popolo somalo ha urgente bisogno. Uniamoci e aiutiamo a mettere fine a questa tragedia in Somalia ora.

Con speranza e determinazione,

Luis, Stephanie, Maria Paz, Emma, Ricken, Giulia, Iain e tutto il team di Avaaz

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FONTI

Somalia, la carestia si espande tra violenze e debolezze del governo
http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2011/08/04/news/somalia_difficolt_negli_aiuti-20035464/

Somalia: la carestia “ammorbidisce” Al-Shabaab. Italia pronta ad aprire un’ambasciata
http://blog.panorama.it/mondo/2011/07/19/somalia-la-carestia-ammorbidisce-al-shabaab-italia-pronta-ad-aprire-unambasciata/

“Somalia come uno tsunami”. E la politica apre gli occhi
http://www.avvenire.it/Mondo/somalia+impegno+politica_201108010728440830000.htm

Somalia, Obama: “Si intervenga”
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo1017133.shtml

Perché salvare il Corno d’Africa vuol dire salvare anche noi stessi
http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/30/Perche_salvare_Corno_Africa_vuol_co_9_110730103.shtml

Somalia: focus sul commercio del carbone (in inglese)
http://www.somaliawatch.org/archiveoct00/001026601.htm

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