ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 31 luglio 2011


E’ terribile che non solo la gente sia favorevole all’aborto, ma che addirittura contrasti l’intervento delle associazioni che vogliono solo proporre un’alternativa alla donna.

Quotidianamente sento discorsi come questi: la scelta di abortire deve essere messa sullo stesso piano di quella di non farlo, quindi queste associazioni pro vita sono da condannare perchè “influenzano” la donna.

Se qualcuno volesse uccidere il suo cane perchè non intende più occuparsene e qualche associazione si offrisse di mantenerlo, o di adottarlo, per evitarne la morte, non ci sarebbe niente di strano, anzi sarebbe lodata per il suo impegno; se si tratta di salvare la vita a un bambino, sarebbe considerata un’intollerabile ingerenza!

Ho appena letto un libro di racconti di Guareschi: ce n’è uno a cui venne rifiutata la pubblicazione sui giornali perchè apertamente a favore della vita (tale mentalità c’era già allora).

L’embrione ucciso, che reclama i suoi diritti ma a cui viene risposto che chi non è nato non ha nessun diritto, pensa che forse chi l’ha ucciso gli ha reso un bel servizio evitandogli di nascere in un mondo così.

Già…

 Paola B.

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CR 1201/04 ABORTO: il Tar del Piemonte boccia la presenza di volontari nei consultori

Con una sentenza datata 15 luglio 2011 il Tar del Piemonte ha clamorosamente bocciato il protocollo della Giunta regionale piemontese che prevedeva la presenza di volontari dei movimenti per la vita nei consultori. Tale lodevole iniziativa era stata fortemente voluta dal governatore leghista Roberto Cota ed era mirata al “miglioramento del percorso assistenziale della donna che intende abortire”; fin da subito, tuttavia, si era formato nel Consiglio regionale del Piemonte un fronte di contrarietà capeggiato da alcune associazioni femministe che hanno promosso il ricorso al Tar, assieme al consigliere regionale Andrea Stara. I motivi alla base della sentenza che ha bocciato il provvedimento riguardano il contrasto tra la finalità statutaria dei movimenti per la vita (la tutela della vita umana dal concepimento alla morte naturale) e le disposizioni contenute nella legge 194 nonché l’introduzione di un principio discriminatorio, dal momento che il protocollo privilegerebbe le associazioni pro vita a dispetto di tutte le altre (“Avvenire”, 15 giugno 2011).

L’iniziativa promossa dalla Giunta regionale piemontese guidata da Cota non aveva come obiettivo dichiarato di combattere la legge 194 e assieme ad essa l’aborto di Stato bensì di offrire un sostegno (economico, psicologico ecc.) alle donne in difficoltà che intendono abortire, con l’intento, questo sì, di salvare delle vite umane innocenti assieme alle loro madri. Eppure, malgrado ciò, le file nemiche si sono immediatamente organizzate per contrastare quella che poteva costituire anche solo una minima minaccia al mantenimento dello status quo. Tale reazione sta ad indicare due cose: primo, non v’è alcuna possibilità di dialogo con gli abortisti né di convergenza su possibili obiettivi comuni, come ad esempio la tutela e la salvaguardia della salute fisica e psichica della donna; secondo, la reazione rabbiosa del mondo femminista è sintomo di paura ed apprensione, soprattutto per la rinascita di un nuovo fronte pro vita che era ormai dato per morto.

Tuttavia, c’è da rilevare la straordinaria difficoltà ad agire in ambito politico e culturale in difesa della vita data la presenza di una legislazione vigente che ha trasformato, di fatto, l’aborto volontario in un vero e proprio diritto. La legge 194, infatti, pur indicando (articoli 2 e 5) una serie di provvedimenti di facciata tesi ad aiutare le madri in difficoltà e a “far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione di gravidanza”, garantisce alla madre piena autonomia e capacità decisionale e la possibilità di accedere alla prestazione sanitaria del tutto gratuitamente. Dunque, se l’aborto è un diritto acquisito chiunque si frappone in qualche modo alla sua libera fruizione è un potenziale fuorilegge. In effetti, la finalità dei movimenti per la vita è in aperto contrasto con la finalità della legge 194: l’una considera inviolabile il diritto alla vita del nascituro, l’altra il diritto della donna all’autodeterminazione.

La sentenza del Tar del Piemonte, pertanto, fa emergere in modo chiaro la seguente verità: non è possibile difendere efficacemente la vita umana innocente e contemporaneamente appoggiare, sostenere o semplicemente non contrastare l’iniqua legge 194. (A. D. M.)

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