ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 8 gennaio 2011


IL MATRIMONIO E’ DIVENTATO PIU’ FRAGILE

Tutti insieme, separatamente

In Italia le coppie senza figli sono almeno 650 mila. Vivono in case diverse, rifiutano i figli, vogliono amori pendolari: un libro racconta le nuove “famiglie”

Vent’anni fa Woody Allen e Mia Farrow davano scandalo per la decisione di vivere in due case diverse, seppure fossero una coppia con tanto di bambini. Quella storia finì come finì, con il pasticciaccio della love story del regista con la figlia adottiva di lei. Ma fatto sta che oggi in Italia ci sono 600 mila coppie che abitano sotto due tetti diversi: amori Lat, dicono gli americani. Cioè Living apart together: si vive insieme, ma separatamente. E non perché divisi dal lavoro, da necessità di salute, da problemi familiari, ma per scelta.

E se le coppie Dink (Double income, no kids: doppio reddito, niente bambini) sono diventate 650 mila, cresce il fronte di quelle radicalmente Childfree: gente che di pargoli, pannolini e notti insonni non ne vuole proprio sapere e che furoreggia su Internet con un decalogo molto spassoso che elenca le ragioni per non procreare: dal denaro ai viaggi, dal tempo libero alla forma fisica. Stima accreditata, 138 mila coppie. Di sicuro, il 6 per cento delle italiane tra 20 e 30 anni dichiara di non avere alcuna intenzione di diventare madre. Mentre, al contrario, il 40 per cento delle coppie sterili fa di tutto per avere figli, ricorrendo a tecniche di procreazione assistita che funzionano nel 35 per cento dei casi.

Una nuova galassia di sigle, tendenze, nuove forme di relazione fotografata dalla psicologa palermitana Alessandra Salerno, docente di Teoria e tecniche delle dinamiche familiari e di coppia all’Università di Palermo, nel volume «Vivere insieme», da poco pubblicato per Il Mulino. Il compendio di anni di indagini svolte inun team di ricerca guidato da Angela Maria Di Vita, docente di Psicologia clinica. Mirate a rispondere a una domanda cruciale: quali sono le nuove forme di famiglia? «Fino a pochi anni fa – dice la Salerno – superata l’età del fidanzamento, esistevano tre grandi categorie entro cui identificare un individuo: single, convivente o coniuge. Adesso lo scenario si è fatto molto più complesso». E molto più difficile perché, paradossalmente, la debolezza del matrimonio contemporaneo è che mette a fondamento l’amore, con tutte le sue attese e le sue fragilità. Due o tre generazioni fa, erano altre le basi su cui costruire l’unione coniugale: fuga dalla famiglia d’origine, rispettabilità sociale, figli, stabilità economica.

Ecco allora che, superato il modello di unione tradizionale, si fanno avanti le nuove forme di relazione. A partire da quelle a distanza, su cui (oltre a Lat), si sprecano le definizioni: coppia del weekend, a coabitazione intermittente, a convivenza alternata, con doppia residenza, amore pendolare, amore a distanza, amore part time. «Le nuove tecnologie insieme alla diffusione dei voli low cost – dice Salerno – consentono oggi di accorciare le distanze e di mantenere una forma di condivisione della reciproca quotidianità anche a distanza di chilometri. Dalle indagini risulta che la distanza fisica non coincide con un allontanamento affettivo».

Sono tre le macro-categorie di chi sceglie due cuori e due capanne: quelli che escono da un’esperienza matrimoniale con le ossa più o meno rotte e non vogliono ripetere l’esperienza, gli indecisi che non si sentono mai pronti al grande passo di mettere insieme libri e pantofole, e infine gli ex conviventi che si sono presi la famosa pausa di riflessione durante una crisi. E hanno scoperto che a distanza funziona meglio.

LAURA ANELLO – 6-11-2011 – © LaStampa

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Questo articolo mi è arrivato da un’amica, che ha così commentato:

“E’ con grande tristezza e perplessità che vi giro quest’articolo….
Purtroppo è vero…conosco personalmente una coppia con un bimbo di meno di 2 anni che ha deciso di vivere in case separate pur continuando a stare insieme.
Come cristiani, siamo chiamati a tanta riflessione, preghiera e testimonianza…
Dobbiamo avere il coraggio di affermare come queste scelte sminuiscono TUTTO, fanno sentire l’uomo e la donna deboli ed incapaci di un qualsiasi minimo progetto ed impegno, li sradica da loro stessi…
Facendoli credere di essere LIBERI e FELICI, in realtà non permette loro di credere nelle loro proprie potenzialità di progetto, di impegno e responsabilità umana.
Il grande “camuffatore” ci fa credere quello che non è
Per cui: …” Dalle indagini risulta che la distanza fisica non coincide con un allontanamento affettivo».
Il relativismo confonde le intenzioni…. tutto va bene….
Un conto è la distanza subita o scelta per motivazioni di forza maggiore… (tipo il lavoro…o nel passato dei ns nonni…le guerre) alle cui base c’erano impegni forti ….
Un conto è una distanza scelta…per fare cio’ che si vuole…. per evitare di prendersi cura del proprio partner…per evitare di amarlo nel bene e nel male…per crescere insieme comprendendo e superando le differenze.
E che …:
“..E che hanno scoperto che a distanza funziona meglio…”, non è vero ! spesso è l’anticamera per una separazione.
Certamente l’articolo vuole essere “solo” fotografia di una realtà….ma di fatto questa è la “nuova cultura” che gira..soprattuto se nel frattempo non ne proponiamo un altra…
Sarebbe bello che un po’ più spesso nelle ns chiese si sottolineasse cio’ che è bene e cio’ che è male.”
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