ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 24 novembre 2010


Sociologia nuziale

di Mattia Ferraresi

Il Time dice che il matrimonio è obsoleto, ma non spiega cos’è

“Chi ha bisogno del matrimonio?”, è la domanda che compare a caratteri rossi sulla copertina di Time; poco più in basso c’è anche la risposta: “Gli uomini ne hanno più bisogno delle donne. E funziona più per i ricchi che per i poveri”, ma addentrandosi nella poderosa inchiesta firmata da Belinda Luscombe si scopre che la domanda ha un sottofondo retorico e la risposta implicita è: “Nessuno”. In conformità agli ideali oggettivisti della stampa anglosassone, l’analisi del fenomeno matrimoniale negli Stati Uniti è condotta con il benestare dei numeri: il sondaggio fatto dal settimanale in collaborazione con il Pew Research Center e messo scrupolosamente a confronto con campioni analoghi raccolti nel 1977 racconta che l’istituzione del matrimonio è in calo di popolarità e i suoi servigi sono apprezzati più che altro da maschi bianchi benestanti con un alto livello di istruzione. Il censimento generale condotto quest’anno dice che il 70 per cento degli americani adulti è stato sposato almeno una volta e alla domanda “il matrimonio sta diventando obsoleto?” il 39 per cento degli intervistati ha risposto che sì, il rituale alla base della società occidentale sta cadendo in disuso, e addentrandosi nelle singole categorie si scopre che i più convinti dell’inutilità del matrimonio sono – ovviamente – i conviventi con figli (62 per cento), mentre il 46 per cento dei non sposati è certo che il legame matrimoniale sia roba d’altri tempi.

Più nebuloso il 31 per cento di sposati disilluso sulla sua scelta: non si capisce se la condanna del matrimonio comprenda anche l’esperienza fatta in prima persona o sia un giudizio su cosa gli altri pensino del matrimonio. Comunque, spiega il Time, nel 1977 il 28 per cento degli americani era convinto che il matrimonio fosse al tramonto e quell’11 per cento di scetticismo accumulato in trent’anni dimostra che il declino c’è e la scomparsa definitiva della consuetudine è soltanto questione di tempo. Anzi, trent’anni fa il numero di divorzi era più alto di quello odierno, a riprova del fatto che la società di allora era comunque immersa nell’orizzonte matrimoniale, mentre oggi sono le fondamenta stesse dell’istituto a essere in pericolo.

L’esempio del principe William
e dell’anello di fidanzamento appena concesso a Catherine è usato per descrivere la sopravvivenza di questa categoria obsoleta negli ambiti dove il rituale tradizionale è ineludibile. “Il matrimonio, che abbia un interesse di natura sociale, spirituale o simbolica, in termini strettamente pratici non è necessario quanto lo era una volta”, conclude il settimanale. Il Time evita programmaticamente l’indagine attorno alla natura del matrimonio. Non si parla di indissolubilità, di natura esclusiva del rapporto, di secolarizzazione, tantomeno di amore; non si indugia su categorie che non possono precipitare in una percentuale.

I termini del dibattito si limitano alle condizioni materiali, alle capacità di una coppia sposata di crescere figli psicologicamente stabili, a tirare con più agio fine mese. L’unico momento metasociologico del sondaggio è quello in cui gli intervistatori chiedono se sia più facile per i single o per gli sposati “raggiungere la felicità”: il 29 per cento dice che è più probabile che gli sposati siano felici, mentre il 5 per cento è certo che i single siano più agevolati nella “pursuit of happiness” prevista dalla natura e garantita per diritto costituzionale. L’inchiesta di Time ha suscitato critiche, ma anche i sostenitori del matrimonio sono scesi sullo stesso terreno metodologico: “Più della metà dei single ha espresso il desiderio del matrimonio”, dice Gary Schneeberger della mega associazione Focus on the Family, nel tentativo di cambiare segno ai dati di Time. Per Chuck Donovan dell’Heritage Foundation “il matrimonio è obsoleto soltanto in una società che non ha più bisogno di fare figli”, implicito avallo dell’idea molto secolarizzata che il matrimonio sia, fra le molte forme di contratto, la più efficace per perpetuare gli stanchi rituali del focolare domestico. Ma sulla natura del legame matrimoniale – quindi sulla natura astorica del legame umano – il Time non s’avventura, forse temendo evidenze non riducibili alla sua tesi declinista.

23 novembre 2010 © – FOGLIO QUOTIDIANO


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