ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 6 ottobre 2010


Negli Usa fanno scuola le contromisure dei controlli incrociati

Quante bugie in laboratorio

Anche la scienza può macchiarsi di errori deliberati, mai suoi anticorpi si rivelano molto efficaci

Il mondo universitario americano è scosso dalla scoperta di uno scandalo scientifico: Marc Hauser dell’Università di Harvard, biologo evoluzionista, primatologo e «star» della psicologia cognitiva e sperimentale, noto anche in Italia attraverso i suoi libri, è stato dichiarato colpevole di frode scientifica da Michael D. Smith, preside della facoltà di scienze di Harvard. Hauser ha ammesso una serie di «errori» e si è preso un anno sabbatico. Gli articoli che hanno riportato i suoi dati «costruiti» sono tre, mentre altri cinque erano in attesa di stampa. Riguardano tutti la risposta a determinati stimoli musicali o visivi da parte di una scimmia americana, il Tamarino edipo, o Tamarino chioma di cotone, evoluzionisticamente lontano dall’uomo. Sui fatti è stata aperta un’inchiesta da parte della magistratura americana che in questi casi non è per nulla tenera. I lavori di Hauser sulle risposte ai dilemmi morali da parte dell’uomo, noti per esempio attraverso il celebre saggio «Menti morali», al momento sono invece indenni da polemiche, anche perché si basano su ricerche di numerosi autori. L’università, intanto, ha inviato alcune note di correzione, riguardo ai lavori incriminati, che verranno pubblicate sulle riviste dove sono usciti gli articoli.

Harvard, che non ha esitato a raccogliere la denuncia di un assistente contro uno dei suoi più importanti professori, investigando sul caso e senza badare alla differenza di posizione, autorità e prestigio tra i due, si è dimostrata anche in questo caso all’ altezza della sua reputazione di più importante ateneo del mondo. La vicenda, così, è finita non solo sulle più importanti riviste a cui Hauser collaborava, ma sui maggiori quotidiani americani, sollevando il problema del controllo dei dati pubblicati dagli scienziati.

Sembra una questione lontana e astratta, invece si tratta di un problema che riguarda tutti da vicino, perché è basandosi sull’onestà degli scienziati che si investono miliardi per le ricerche delle università nel mondo e che si impostano le scelte strategiche dei sistemi sanitari, delle politiche economiche e di sviluppo: sono recenti, per esempio, le dimissioni di Rajendra Pachauri da presidente dell’Ipcc (il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici dell’Onu ), vincitore del Nobel per la pace nel ‘97 con Al Gore per la diffusione di alcune infauste previsioni sui cambiamenti climatici, successivamente ritrattate, tra cui lo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya, previsto per il 2035. La discussione se questi rapporti fossero solo errati o una costruzione artificiosa per influenzare il mondo scientifico e le scelte di politica internazionale hanno dato origine a quello che è stato chiamato «Climategate», mentre l’utilizzo dei dati forniti dall’Ipcc è alla base del libro e del film di Al Gore «Una scomoda verità», per il quale l’ex candidato alla presidenza degli Usa ha vinto il premio Oscar.

Il mondo scientifico americano dimostra in questo modo di avere forti anticorpi rispetto ai falsi. Impietoso appare il paragone con il mondo italiano, dove neppure documentatissimi casi di plagio sono stati perseguiti dalle università e dove i casi di dimissioni per falsi e forzature dei dati delle proprie ricerche semplicemente non esistono. Da noi, l’unico deterrente contro questi comportamenti è lo screditamento pubblico dell’autore. Ecco perché, probabilmente, è giunto il momento di fare un passo in avanti e istituire organismi centrali di controllo, sia nazionali sia europei, dotati di poteri effettivi e in grado di individuare e perseguire i casi di frode scientifica che affliggono il mondo delle pubblicazioni: dati costruiti per fare carriera, per ottenere finanziamenti e premi, per spingere un prodotto dietro compenso, oltre a false scoperte e plagi e tutto ciò che mina la credibilità della scienza.

La lezione è che anche nella scienza, come in qualsiasi altra attività, gli inganni sono possibili. Ma nella scienza, proprio per la sua controllabilità, i falsi sono destinati a emergere prima che in qualunque altra disciplina. I ricercatori fraudolenti devono quindi riflettere più di altri sulla massima di Lincoln: «Si può ingannare qualcuno per sempre, o tutti per un po’ di tempo, ma non si può ingannare tutti per sempre».

da Tuttoscienze (LaStampa) del 29/9/2010

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