ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Panorama Obama 2

Posted by ikzus su 29 settembre 2010


Proseguiamo il panorama delle voci che mettono in rilevo il declino del Black President.

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Il giornalista del Watergate sull’Afghanistan

Woodward ci consegna l’immagine di un Obama in guerra con i suoi generali

di Luca Meneghel

Che tra Barack Obama e i suoi consiglieri militari non corra buon sangue è cosa nota, e il caso del Generale McChrystal – silurato per le critiche affidate a un giornalista di “Rolling Stone” – è solo la punta di un iceberg molto profondo. Lunedì mattina, a conferma delle indiscrezioni pubblicate quotidianamente dai giornali di tutto il mondo, gli americani troveranno in libreria un volume che racconta molti aneddoti scottanti: si tratta di “Obama’s Wars” (Simon & Schuster), il nuovo saggio del giornalista investigativo Bob Woodward. Dagli anni settanta, quando insieme a Carl Bernstein scrisse una serie di articoli che portarono alle dimissioni di Richard Nixon, Bob ne ha fatta di strada: ogni suo libro è diventato un bestseller, grazie a fonti di alto livello e alla consultazione di documenti estremamente riservati.

L’Occidentale  venerdì 24 settembre 2010  [continua]

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L’Obama pallido che rinforza l’Iran

Per costare 20 miliardi di dollari l’anno, l’Onu è produttivo: riesce infatti a rappresentare veridicamente la pericolosa confusione in cui versa oggi la politica mondiale. A ogni Assemblea Generale, la cui maggioranza è costituita da Stati non democratici, gli Stati Uniti rappresentano sempre agli Stati membri i loro buoni sentimenti, e ieri una quantità enorme di buona volontà è stata disegnata nel discorso di Obama. Il presidente è apparso ispirato da grandi cause umane e civili in maniera un po’ esagerata e astratta: ha dedicato un terzo del suo tempo alla certezza che entro un anno si possa raggiungere la soluzione del conflitto medio orientale, non si capisce se per irresponsabilità dei suoi consiglieri o per un suo sogno di onnipotenza. Ha opinato “accountability” delle classi dirigenti, società civile al potere, diritti umani, condizione femminile, inizio dello sgombero dell’Afghanistan… E poi ancora; sconfiggeremo Al Qaida; mano tesa con l’Iran, mentre «abbiamo intrapreso una nuova politica mondiale e quindi nessuno si aspetti che gli Usa agiscano autonomamente, solo il rapporto multilaterale col mondo emergente disegnerà la nostra politica».

Il Giornale, 24/9/2010 [continua]

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Obama e i cocci del dream team

di David Rothkopf

I motivi all’origine delle dimissioni di Larry Summers dalla carica di massimo consigliere per l’economia del presidente Obama non contano, né importa che cosa abbia fatto durante il suo mandato alla Casa Bianca. Ciò che più conta è che cosa accadrà adesso.
Summers lascia un vuoto enorme al vertice del team di consiglieri di Obama, in un momento di grande incertezza per il presidente, gli Usa e l’economia internazionale. Mentre la maggior parte dell’opinione pubblica si concentrerà sulla persona scelta per sostituire Summers, il primo posto nel quale Obama deve guardare è dentro di sé. È innegabile che i massimi funzionari e dipartimenti della Casa Bianca hanno successo solo nella misura in cui il presidente consente che l’abbiano. È il presidente a dare pieni poteri alle persone, a esserne garante, a decidere lo stile del lavoro.
L’ondata di dimissioni in ambito economico – Peter Orszag, capo dell’Ufficio budget della Casa Bianca, e Christina Romer, capo del consiglio dei consiglieri economici, e Summers – cancella la squadra di all star che Obama aveva tanto pubblicizzato. La realtà è che tutti loro sono stati di successo, collaborativi, creativi o capaci di stabilire le giuste priorità soltanto nella misura in cui il presidente glielo ha permesso. Vale la pena osservare che accanto a loro, nei briefing quotidiani sull’economia, c’erano anche altri personaggi di spicco, Rahm Emanuel, David Axelrod, Valerie Jarrett e Tim Geithner, il segretario del Tesoro. Quando il polverone sollevato calerà, sembra che resteranno solo Jarrett e forse Geithner.
Nello sport, quando una squadra gioca male, la prima persona a dover fare fagotto è il manager o l’allenatore. In politica, pare sempre che sia la squadra a sciogliersi.

IlSole24Ore, 24/9/2010 [continua]

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Jimmy Obama: il paragone con Carter preoccupa la Casa Bianca

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I paragoni fra la Casa Bianca di Obama e la fallita presidenza di Jimmy Carter sono ogni giorno più numerosi. E a farli sono i democratici.

Walter Mondale, vicepresidente sotto Carter, ha dichiarato al New Yorker questa settimana che, alla fine degli anni Settanta, gli elettori nervosi e infuriati “si rivoltarono contro di noi, proprio come contro Obama”. Mentre i sondaggi andavano a sfavore della sua amministrazione – ha ricordato Mondale – Carter “cominciò a perdere fiducia nella propria capacità di colpire il pubblico”. E adesso i democratici a Capitol Hill dicono che la stessa cosa sta accadendo a Obama.

L’Occidentale  sabato 25 settembre 2010  [continua]

© The Wall Street Journal Traduzione Andrea Di Nino

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