ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 24 settembre 2010


Il miraggio «quota 40%» per un Pd competitivo

Quali obiettivi realistici si può porre il Pd oggi? Per rispondere a questa domanda occorre tenere conto di tre fattori: l’orizzonte temporale, le regole del gioco e le condizioni del mercato elettorale. Vista la situazione di grande fragilità parlamentare dell’attuale governo l’orizzonte temporale non può essere la scadenza naturale della legislatura nel 2013.

Un grande partito di opposizione deve essere pronto ad affrontare elezioni in tempi ravvicinati. E questo già limita le scelte a disposizione. Un altro vincolo è rappresentato dalle regole del gioco. È inutile farsi illusioni. L’attuale sistema elettorale non verrà modificato da qui alle prossime elezioni. Alla Camera vincerà chi ottiene un voto più degli altri. Al Senato vincerà chi pesca il biglietto giusto della lotteria che assegna i 17 premi di maggioranza regionali. Anche le condizioni del mercato elettorale nel breve periodo sono un vincolo. Il voto degli italiani è sempre più instabile ma la volatilità si manifesta in larghissima misura all’interno degli schieramenti e tra voto e non voto. Non tra destra e sinistra.

Ciò premesso torniamo alla domanda iniziale: quali obiettivi può darsi il Pd? Per concorrere all’assegnazione del premio di maggioranza alla Camera il partito di Bersani – da solo o in compagnia – dovrebbe arrivare a raccogliere almeno il 40% dei voti. Infatti è altamente improbabile che la coalizione di Berlusconi-Bossi-Storace (e frammenti vari) scenda sotto questa soglia. Oggi i sondaggi danno il Pdl intorno al 30% e la Lega intorno all’11. Con le altre componenti minori del suo probabile polo Berlusconi ha la possibilità di superare tranquillamente il 40 per cento.

Il 40% in realtà è la quota minima per competere e per di più questo vale solo nel caso che ci sia un terzo polo di centro e quindi che la destra sia divisa. Eppure è già una quota difficile per il Pd da raggiungere. Che possa farcela da solo è fuori discussione, anche facendo leva sulla “vocazione maggioritaria”. In tempi brevi il Pd non può passare dal 26 al 40% qualunque cosa decida di fare. Quindi la sola strada realisticamente percorribile oggi è quella delle alleanze. Ma quali alleanze? Il progetto dell’attuale gruppo dirigente sembra essere quello della grande “alleanza democratica” nel segno della difesa della Costituzione. Sulla carta questa coalizione – da Fini a Vendola a quanto pare di capire – può contare su più del 50% dei consensi.

In caso di vittoria governerebbe per un breve periodo mettendo mano ad alcune riforme istituzionali necessarie. Questa strategia però ha scarsissime probabilità di successo. Primo, non è realistico che Fini si unisca al Pd e a Vendola. Forse solo nel caso di una crisi drammatica potrebbe succedere. Secondo, una coalizione del genere non è affatto detto che funzioni sul piano elettorale perché perderebbe per strada pezzi di elettorato che solo sulla carta sono sommabili. Per arrivare a “quota 40” il Pd deve pensare a coalizioni più ristrette. La più realistica comprende Idv, verdi, socialisti, Vendola e radicali. Quanti consensi potrebbe raccogliere? Il grafico in pagina cerca di rispondere utilizzando sia dati storici che stime basate su sondaggi recenti. Il quadro non è roseo. Con un Pd al 26% e pezzi di sinistra non coalizionabili, come Rifondazione e Grillo, anche “quota 40” rischia di diventare un miraggio. Per questo Casini è tanto ricercato. Ma non è scritto da nessuna parte che il Pd debba restare inchiodato al 26 per cento. Anche in presenza di un mercato elettorale tendenzialmente rigido qualche spazio di crescita esiste. Ma per riuscire occorrono un po’ di novità e una maggiore coesione. Solo così il Pd potrebbe diventare più credibile e rappresentare una vera alternativa. Altrimenti non gli resta che sperare nella “lotteria del Senato”.

Articolo di Roberto D’Alimonte pubblicato su Il Sole 24Ore, il 24/09/10

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