ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Panorama Obama

Posted by ikzus su 23 settembre 2010


Negli States si avvicinano le elezione di Mid-Term, con le quali gli elettori rinnoveranno la Camera, parte del Senato, e molti Governatori statali; Obama va verso il compimento del secondo anno del suo mandato, e i bilanci – e di conseguenza le prospettive – sono tutt’altro che positivi. Qui di seguito una breve rassegna di alcuni articoli apparsi ultimamente sulla stampa.

Purtroppo, il tempo sta dimostrando che le aspettative erano decisamente esagerate; nonostante ciò, l’atteggiamento generale della casta intellettuale rimande assai carezzevole. Gli elettori invece, secondo tutti i sondaggi, hanno capito l’antifona, e si preparano a bocciare sonoramente il Messia nero.

Cominciano a girare persino le barzellette: “A due anni dall’arrivo di Obama la disoccupazione è più alta, il debito più alto, i soldati in Afghanistan sono di più. Obama ha commentato: Tecnicamente, anche questo è cambiamento” (IlSole24Ore 22-9-10 pag. 11)

•   —   •   —   •

Usa: sondaggi a picco per Obama

Il presidente, secondo la rilevazione Abc/Washington Post, non ha la fiducia di quasi 6 americani su dieci

MILANO – Sondaggi a picco per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama a quattro mesi dal voto di metà mandato. Secondo l’ultimo rilevamento AbcNews/Washington Post quasi sei americani su dieci non hanno fiducia nella capacità del presidente di prendere le decisioni giuste per il paese.

DISAPPROVAZIONE – Una chiara maggioranza di americani disapprova inoltre quello che sta facendo Obama per l’economia. Il presidente raccoglie ancora la stima dei membri del Congresso, ma anche su questo fronte la forbice si sta chiudendo. Sette elettori registrati su dieci dicono di non aver fiducia dei parlamentari democratici e una percentuale analoga ha altrettanto bassa stima dei colleghi repubblicani. Oltre un terzo degli americani – il 36% – non si fida della classe politica, sia che occupi la Casa Bianca che Capitol Hill. Tra gli indipendenti la delusione è ancora più alta: due terzi degli elettori si dicono insoddisfatti o addirittura arrabbiati per come sta funzionando il governo federale. Solo il 43% adesso approva quel che sta facendo Obama per l’economia, mentre il 54% disapprova. Su questo fronte anche un terzo dei democratici è pronto a bocciare il suo presidente. Sulla questione della leadership il 58% non crede che Obama sia in grado di prendere decisioni giuste per l’America contro un 42% che continua a riporre fiducia nell’inquilino della Casa Bianca.

Corriere della Sera, 13 luglio 2010

Usa: Obama crolla in sondaggi,ora al 44%

Obama: USA, l’amore è già finito

•   —   •   —   •

Midterm Crisi, divisioni nei Democratici e guerra annunciano un flop elettorale

L’autunno di Obama è già pieno di spine

L’autunno di Obama Inteso come declino dell’obamismo. Le elezioni di midterm sono alle porte e, finite le primarie, la campagna elettorale entra nel vivo. Il rinnovo del Congresso rischia di rappresentare una debacle per i Democratici. Perdita quasi sicura della maggioranza al Congresso, fortemente in bilico quella al Senato. Ma la sconfitta elettorale pesa anche sul voto per eleggere i governatori in 38 Stati dell’Unione. Le elezioni di midterm sono da sempre un referendum sull’operato dell’inquilino della Casa Bianca e questa volta il risultato sembra abbastanza scontato.

Secondo un sondaggio Gallup, il Grand Old Party stacca i democratici del presidente Barack Obama di ben 10 punti percentuali, ipotecando un buon margine di consensi in vista del voto per il rinnovo della Camera e di un terzo del Senato. La rilevazione attribuisce, infatti, al partito all’opposizione il 51 per cento delle preferenze, contro il 41 dei democratici: uno scarto tale, a una sessantina di giorni dall’appuntamento elettorale, non si registrava dal 1942. Dati, però, che non debbono impressionare. Nel 1994, due anni di presidenza Clinton, i repubblicani guadagnarono la maggioranza in entrambi i rami del Congresso: non avveniva da quarant’anni. Clinton, però, portò a termine la sua presidenza e conquistò anche un secondo mandato.

[continua]

Il Tempo, 02/09/2010

•   —   •   —   •

Via alla campagna per il voto di Midterm, mai così basso l’indice di gradimento del Presidente

Democratici, il problema è Obama

Il Labor Day segna l’inizio della campagna elettorale di Midterm per il rinnovo del Congresso e i democratici la affrontano con un piano di emergenza confezionato da Nancy Pelosi nel tentativo di scongiurare la vittoria repubblicana. A far scattare l’allarme in casa democratica sono state due tendenze: quella dell’elettorato a favorire i repubblicani imputando all’amministrazione la persistente crisi economica; e quella dei propri candidati che in molti collegi stato facendo di tutto per evitare ogni identificazione con il presidente Barack Obama. Come nel caso di Joe Donnelly, deputato uscente nel secondo distretto dell’Indiana, che nello spot tv dice di «non avere nulla a che fare con quelli di Washington» facendo coincidere la frase con la foto di Obama e Pelosi seduti assieme alla Casa Bianca. In South Dakota la deputata Stephanie Sandlin per tentare di conservare il seggio chiede addirittura il voto «contro il trilione di dollari speso per la riforma sanitaria» voluta da Obama. Il collega Jason Altmire, in Pennsylvania, corteggia gli elettori con la seguente motivazione: «Non ho certo timore di sfidare Obama e Pelosi».

Dietro il moltiplicarsi di questi episodi c’è la popolarità del presidente precipitata al 42 per cento al termine di un’estate che ha visto la disoccupazione crescere al 9,6 per cento. «Sono molti i candidati che non vogliono essere assimilati a Obama e preferirebbero fare comizi con Bill Clinton e Joe Biden» spiega Mark Halperin, analista politico di Time, secondo il quale «nei collegi in bilico una visita di Barack può trasformarsi nel colpo di grazia a favore degli sfidanti repubblicani».

[continua]

LaStampa, 6/9/2010

•   —   •   —   •

Presidente: 50 mld Usd per rilancio infrastrutture e trasporti

Usa/ Obama attacca i repubblicani ma perde terreno nei sondaggi

Con tono combattivo il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato ier, in occasione del Labor Day, un piano di investimenti nelle infrastrutture da 50 miliardi di dollari, per costruire nuove strade, ferrovie e aeroporti e stimolare l’economia statunitense da tempo sofferente.

[continua]

Il Riformista, 7/9/2010

•   —   •   —   •

Obama e la guerra delle case

[…]

La guerra più importante per Barack Obama non è in Iraq e nemmeno in Afghanistan ma è in Nevada, Florida, Arizona e tutti gli altri Stati dove i prezzi delle case sono crollati di più del 30 per cento in due anni, dove milioni di persone sono senza lavoro e senza speranza.Per evitare una batosta alle elezioni di medio termine, i Democratici devono vincere sul fronte interno – l’«altra» America, quella che non ha il passaporto e si accultura con i reality shows, reality tv. E se Obama non riesce a convincere la maggioranza degli americani che l’economia è in via di miglioramento, rischia di passare alla storia come una meteora nel firmamento della politica americana: un presidente monotermine sconfitto dalla crisi finanziaria.

[continua]

La Stampa, 9/9/2010

•   —   •   —   •

Le mani nelle tasche dell’America

Obama e le tasse. 30 anni di politica fiscale stanno per andare in fumo

Il piano fiscale di Obama spaventa gli Stati Uniti. Se dovesse essere approvato, infatti, la tassazione complessiva schizzerebbe all’improvviso dal 37,4% attuale al 45,0% (ossia dal 40,6 al 47,8% se si considerano pure le tasse sulle vendite), con inevitabili ripercussioni negative per l’economia e per l’occupazione. Ad evidenziarlo è lo studio Le tasse nel mondo: breve storia delle politiche fiscali (1981-2007), scritto per conto dell’American Enterprise Institute da Kevin A. Hassett e Aparna Mathur, e che pubblichiamo integralmente di seguito, nella versione tradotta a cura di Miriam Marinaccio.

[continua]

L’Occidentale, 14 /9/10

•   —   •   —   •

Capo dello staff in fuga dopo l’addio degli economisti. Il presidente americano pronto al rimpasto per rilanciare la politica economica.

Obama in crisi perde pezzi

Fuggi fuggi generale. Obama continua a perdere pezzi nel suo staff. E, soprattutto, si dissolve il suo team economico. I «professori» tornano alle università. Negli gli ultimi due mesi l’addio di Christina Romer, l’altroieri di Lawrence Summers che torna ad Harward, e Peter Orszag. Ora lascia anche Herbert Allison, figura di spicco all’interno dipartimento del Tesoro americano con le sue responsabilità di supervisione del piano salva-banche da 700 miliardi di dollari, il Tarp (Troubled Asset Relief Program). Il posto vacante sarà preso da Tim Assad coem ha confermato il titolare del Tesoro. Ma già si parla di un rimpasto dopo le elezioni di midterm e la sostituzione al dipartimento del Tesoro con l’uscita di Tim Geithern. Le dimissioni dei «professori» sono giustificate con la scelta di tornare all’insegnamento: la Romer al Caltech e Summers ad Harward, ma di fatto ci sono profondi dissapori sulle strategie per affrontare la crisi.

[continua]

Il Tempo, 22/9/10

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: