ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 12 settembre 2010


Coltivo biologico, cioè OGM

Antonio Pascale

Fateci caso, nel nostro meraviglioso paese esiste una tematica la cui trattazione sfiora il tabù e, dunque, in una discussione privata e pubblica, il solo accenno provoca malumori, risse, contestazioni, proteste e soprattutto disdicevoli fraintendimenti. Cosa? Corruzione? Speculazione edilizia? No, OGM. Una persona orientata a sinistra, una che vota a destra e un leghista, potranno litigare su tutto, ma si troveranno d’amore e d’accordo a promuovere una battaglia contro gli OGM. Si potrebbe pensare che mai come in questo caso la vox populi sia quella giusta. E invece, al contrario, c’è il forte sospetto che, appunto, le accese contestazioni siano il risultato di un dibattito portato sulle pagine dei giornali non da genetisti o tecnici competenti ma da letterati che rimpiangono i bei tempi andati, ex politici e vecchi comici che vorrebbero diventare politici. Risultato? Disinformazione diffusa, errori metodologici e scarsa conoscenza. Un disastro culturale.

Del resto, oggi nel nostro meraviglioso paese, la cultura non è più appannaggio di intellettuali competenti. Se in un dibattito sulle biotecnologie schieriamo da una parte degli scienziati e d’altra comici, vincono, a forza di battute e frasi ricattatorie, di sicuro i comici. C’è poi un’aggravante: l’agricoltura e le biotecnologie sono un settore in cui nessuno più si cimenta ma sul quale in tanti dicono la loro, e però, sembra un paradosso filosofico: in pochi hanno competenza.

Se io dicessi che durante la finale dei mondiali, del 2006, Zidane ha colpito con una testata Buffon, nessuno mi darebbe più credito e non solo in ambito sportivo. Ma se dico, per esempio, che i semi OGM sono sterili, tanto per citare una cosa falsa ma di moda (ultimo a dirla l’ex ministro Zaia), avrei un applauso. Insomma, nel nostro meraviglioso paese si ha la tendenza a creare simboli d’appartenenza vaghi e astratti, sostenuti da slogan e non da analisi serie e rigorose.

Così, tanto per dirne una, un lunedì d’agosto, vedo su youtube un video: mostrava un gruppo, Yo Basta. E fin qui. Il gruppo vestiva con le tute protettive, quelle usate nelle operazioni di decontaminazione. Solo che, fatto strano, non stavano camminando in un pericoloso territorio inquinato, ma in un campo di mais. Gli attivisti del Yo Basta stavano distruggendo quelle piante di mais perché, appunto, OGM. Breve riepilogo. Un agricoltore (anarchico, esistono), Giorgio Fidenato, decide di applicare una normativa comunitaria e seminare a scopo dimostrativo alcune piante di mais bt. Perché? E’ cattivo? No, possiamo affermare che Fidenato è un agricoltore biologico. Sembrerà strano ma quelle che noi chiamiamo coltivazioni biologiche funzionano meglio se sono OGM.

In questo tipo di mais è stato introdotto un gene preso a prestito da un batterio, il bacillus thuringensis, dai qui l’acronimo bt. Questo batterio produce una tossina, letale principalmente per tre ordini di insetti, lepidotteri, coleotteri e ditteri ma innocua per i mammiferi e per l’uomo. Sicuro? Non credete a me che sono uno scrittore con competenze agronomiche, ma fidatevi dei circa 5000 studi fatti in tutto i mondo, e per svariati anni, da diecimila biologi, tossicologi ecc. Questa tossina viene usata in modo massiccio in agricoltura biologica, quindi quando mangiate un frutto biologico sappiate che sul quel frutto ci sono o direttamente le tossine del batterio o colonie di batteri che la producono.

Siccome l’uomo non è stupido ha pensato che buttare batteri in formulazione aerosol sulle colture fosse dispendioso: prendi il trattore e spargi l’insetticida su e giù. Allora, si è trasferito il gene che produce la tossina in alcune piante, principalmente mais, cotone, colza. In questo modo la pianta combatte da sola alcuni insetti.

Qual è ora l’insetto più fastidioso per il mais? Un lepidottero, si chiama piralide. Ha una spiacevole abitudine, scava cunicoli nel culmo e nelle pannocchie. Qual è la percentuale di danno in pianura padana? Dipende, attorno al 5%. Poco? Si, forse, ma gli agricoltori – come tutti – ci tengono al reddito. C’è poi un’altra considerazione da fare. Una volta che il lepidottero buca la pianta, in qualche modo la ferisce e arrivano i funghi che producono pericolose tossine. Che non sono, per così dire, biodegradabili, cioè passano nel latte e finiscono nella nostra dieta. Esistono limiti normativi per queste tossine, e il nostro bel paese, rispetto agli altri partner comunitari, ha limiti molto alti. Al solito.

Insomma, la piralide bisogna proprio combatterla e là dove si può – in Italia è vietato – gli agricoltori scelgono questo tipo di mais, perché conviene: risparmiano su alcuni agrofarmaci. Ora perché bisogna pregiudizialmente pensare che un agricoltore sia manovrato dalle multinazionali? Cos’è questo pensiero schizofrenico? Tra l’altro pare esista nell’immaginario solo una multinazionale cattiva, la Monsanto, ma la Coop o Slow Food non sono pure loro multinazionali?

Insomma, un agricoltore è un cittadino capace di scegliere e prima ancora è uno sperimentatore. Se la pianta non funziona, sicuro non ci ritenta con facilità. Giorgio Fidenato vorrebbe poter coltivare biologico. Ma il gruppo Yo Basta in tuta protettiva dichiara che Fidenato è un servo delle multinazionali e il mais bt è un virus e che quel campo rappresenta un attentato alla biodiversità. Affermano che il polline del mais vola e quindi, potrebbe contaminare altri campi. Contaminare è già un verbo sbagliato, tutto in natura si contamina, cioè le piante si scambiano fisiologicamente materiale genetico: ed è un bene. Il polline del mais, poi, non è un virus come vogliono far crederci i politici – di destra, sinistra e anche quelli legati ai centri sociali – è solo una cellula sessuale con una vitalità limitata. Il polline poi pesa, quello del mais è molto pesante, quindi non può volare all’infinito e si possono stabilire distanze di sicurezza: bastano pochi metri tra una piantagione di mais bt e una convenzionale.

Ora, credo che una società sia più civile e più democratica se, in una situazione complessa, riesce prima di tutto a misurare le parole e poi, con competenza, a prendere le misure tra me e il mio prossimo e stabilire dei protocolli di intesa. Non solo, una società è più civile se ha un buon rapporto con il futuro. Per averlo è necessario non idealizzarlo. In questo meraviglioso paese usiamo con soddisfazione nuovi modelli di telefonini, siamo convinti che una 500, per dirne una, sia una macchina carina e sfiziosa, però sappiamo che, al confronto, una vettura moderna è di certo più sicura e consuma meno. Insomma, siamo convinti che l’innovazione tecnologica sia utile. Chissà perché la stessa dinamica non funziona con l’agricoltura, dove siamo tutti nostalgici e bucolici.

L’amarezza è una sola. Il clima di paura generato da una campagna insensata ha fatto sì che l’opinione pubblica pretendesse controlli serrati. Realizzare un OGM non costa niente, quello che costa è avviare tutta una serie di controlli che fanno spendere dai 20 ai 50 milioni di euro. Chi può farlo? I ricercatori pubblici, seh! La soluzione sarebbe duplice, liberalizzare il settore biotech, riducendo i controlli inutili e costosi, e favorire un’informazione competente. Io per esempio, a proposito di competenza, tra uno scienziato favorevole agli OGM, Veronesi, e un comico contro, Grillo, preferisco il primo. Se mi viene un tumore busso da Veronesi. L’altro, poi, non mi fa neppure ridere.

6 settembre 2010 © Copyright Il Sole 24 Ore

(qui il PDF da scaricare)

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