ALEZEIA

La verità vi farà liberi

L’ennesima figuraccia degli ecocatastrofisti

Posted by ikzus su 3 agosto 2010


Doveva essere la tragedia del secolo, il disastro del millennio; soprattutto, nella testa dei seguaci del mito di GAIA-Il-Pianeta-Che-Vive, doveva essere la dimostrazione definitiva ed incontrovertibile del loro assunto fondamentale: Madre Natura è l’unico vero Essere Vivente degno di questo nome, e l’uomo – specie nella sua variante capitalista – è il suo più grande nemico!

Le cose sono andate un pò diversamente – tanto per cambiare !!! – :  a quanto pare, l’enorme macchia di greggio che era arrivata a coprire una buona parte del Golfo del Messico, è sparita ‘spontaneamente’, spiazzando tanto gli scienziati quanto gli ambientalisti. Ed ora c’è chi comincia a dire che forse i danni maggiori all’ecosistema li hanno fatti i valorosi crocerossini verdi, con i loro interventi perlopiù inutili ma ugualmente dannosi.

Ciò dimostra almeno due cose: innanzitutto, il pianeta su cui viviamo ha una capacità di ripristinare l’equilibrio ambientale che neanche ci sogniamo. Ma soprattutto, le nostre conoscenze in materia sono assolutamente primitive, e totalmente inadeguate: non solo non siamo in grado di intervenire utilmente sugli ecosistemi – e men che meno di modificarli -, ma neppure sappiamo bene cosa  stiamo facendo.

E pensare che qualcuno vorrebbe addirittura cambiare il clima …

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Il business della marea nera

Chi sono i pescatori che considerano l’incidente sulla Deepwater Horizon una specie di benedizione

Quattro mesi dopo l’esplosione sulla Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera colata a picco nel Golfo del Messico, pochi parlano ancora di “disastro”.

continua …

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E la Marea Nera non c’è più, 100 giorni dopo è scomparsa

La chiazza si sta dissolvendo grazie ai batteri marini

New York, 29 lug. (Apcom) – Sono passati cento giorni dal drammatico incidente della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon al largo delle coste della Louisiana, incidente in cui persero la vita undici persone e che ha causato il più grave disastro ecologico della storia degli Stati Uniti. Per il New York Times è arrivata oggi, più rapidamente del previsto, “una piccola buona notizia”. La chiazza di petrolio sulla superficie dell’oceano è diventata infatti molto difficile da vedere ed è presente solo in alcune zone. Si starebbe dissolvendo grazie all’attacco di batteri marini. Il petrolio eviterebbe così di raggiungere la terra ferma, salvando la costa meridionale degli Stati Uniti e soprattutto gli animali. I batteri avrebbero reso il petrolio innocuo, scomponendolo e rendendolo parte della catena alimentare. Il petrolio starebbe inoltre evaporando, dando ragione agli scienziati che avevano protestato contro l’uso di sostanze chimiche per ripulire il Golfo da parte di Bp.

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E all’alba del centesimo giorno la marea nera non si vede più

Golfo del Messico, in superficie è sparita la macchia. Ma il disastro resta, i fondali sono pieni di sostanze tossiche e il catrame infesta le spiagge e le coste dalla Lousiana alla Florida

DAL NOSTRO INVIATO ANGELO AQUARO

NEW YORK – E il centesimo giorno la macchia sparì.  Se fosse una favola non si sarebbe potuto trovare finale migliore per la vicenda del petrolio disperso nel Golfo del Messico, dalla Louisiana alla Florida. Ma la tragedia ambientale più grave della nostra epoca – 145 milioni di galloni, 550 milioni di litri secondo le stime più pessimistiche del governo, più di dieci volte l’Exxon Valdez – resta un disastro che dovrebbe frenare ogni ottimismo.

Eppure la macchia è sparita: lo dicono le immagini dei radar, lo dicono le testimonianze di chi è volato sul Golfo, lo dicono gli esperti del gruppo ambientalista SkyTruth. L’ombra nera che si allungava per tutto il Golfo si è ristretta fino quasi a scomparire anche se le palline di catrame continuano a raggiungere le spiagge e le chiazze di petrolio miscelato con i disperdenti chimici continuano a turbare la superficie dell’Oceano. Ma proprio questo è il problema: stiamo parlando solo di superficie.

“Un conto è quello che si vede su: sapevamo che prima o poi sarebbe sparito. Noi siamo preoccupati di quello che sta accadendo sui fondali”. La rabbia che Mickey Johnson, pescatore di Bayou La Batre, Alabama, riversa al New York Times, è quella delle migliaia e migliaia di pescatori per cui nulla è più come prima da quel 20 aprile in cui la Deepwater Horizon è esplosa facendo undici morti. Un terzo delle acque sono state chiuse e la pesca sta morendo come il turismo, malgrado le spiagge costrette a chiudere per l’emergenza siano state soltanto 49 su 253: gli americani non si fidano ed evitano il Golfo.

Ma com’è possibile che il petrolio sia sparito? E soprattutto dov’è finito? La prima causa è ovviamente il blocco del flusso. Aspettando che i due pozzi alternativi uccidano il pozzo per sempre, da due settimane ormai il petrolio non esce più dalla falla, fermato dal tappo che ha finalmente funzionato. Poi ci sono le cause naturali. Determinante l’azione dei batteri, che in praticano si sono “mangiati” il greggio, ma anche la capacità del petrolio di evaporare più velocemente di quanto si credesse: secondo il gruppo ambientalista Oceana il 40 per cento del greggio si sarebbe semplicemente volatilizzato. Le due tempeste che si sono abbattute sul Golfo nell’ultima settimana sono state la spazzolata finale. E poi, certo, c’è stata la task force messa in piedi da governo e Bp, 4mila navi, migliaia di spazzini del mare al lavoro che hanno bruciato o soffiato via il petrolio dall’oceano.

Restano da vedere i danni. Due report governativi hanno già sottolineato la concentrazione di sostanze tossiche sul fondo marino: ma siamo ancora agli inizi dell’indagine. Un po’ più in là è invece quella giudiziaria. Dice il Washington Post che gli agenti federali stanno formalizzando quelle accuse criminali che potrebbero anche spedire in galera funzionari della compagnia e delle altre aziende coinvolte: oltre ovviamente ai dipendenti federali del Mineral Management Service che avrebbero chiuso più di un occhio sulla sicurezza in cambio di mazzette. Il centesimo giorno porta davvero buone notizie.

(29 luglio 2010)

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