ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 23 luglio 2010


Alberoni: “Agli eterni giovani un solo amore non basta più”

Il professore: nell’era del Viagra e del Botox è difficile sopportare sempre la stessa persona
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di MICHELE BRAMBILLA
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Uno pensa che i matrimoni si sfascino per chissà quali profondi motivi – che so, l’emancipazione delle donne, la perdita della capacità di accettare i sacrifici, la scristianizzazione – e invece è tutta una questione di forma fisica. «Guardi – ci dice il professor Francesco Alberoni, l’autore di quel bestseller che fu, trent’anni fa, “Innamoramento e amore” – che il primo fattore è anche il più banale: l’aumento della durata della vita in buona salute. Oggi l’età media è di 83 anni per le donne e di 79 per gli uomini». Si vive di più e quindi è più difficile sopportare la stessa persona. Viene in mente la battuta di Woody Allen: se avessi saputo che avrei vissuto così a lungo, non mi sarei sposato.

Professore, ma i centenari c’erano anche una volta. Un bel giorno mandavano le fotine a Famiglia Cristiana per la rubrica «Nozze d’oro».
«Sì, ma non è solo questione di sopravvivenza. È anche una questione di “come” si vive. Cent’anni fa un cinquantenne aveva l’artrosi alle gambe e alle braccia e una cinquantenne il prolasso dell’utero; nessuno dei due aveva più i denti. Si immagina come avrebbero potuto trovare un altro partner?».

Vuol dire che è solo un fatto estetico?
«No ma l’aspetto fisico ha la sua importanza. Ci faccia caso: oggi le attrici più belle sono tutte cinquantenni. Alcune restano belle fino a settant’anni. E quando non sono più belle, si possono rifare. Le donne di oggi non hanno più età intermedie: sembrano venticinquenni fino a quando diventano improvvisamente ottantenni».

Il Viagra?
«Ha la sua parte. La vita erotica si è allungata. Oggi comincia precocemente e finisce sempre più tardi. Per questo un solo amore diventa sempre più improbabile».

Ma non ci si sposa solo per quello, non crede?
«Certo. Ma è che in genere c’è una vitalità complessiva, fisica e psicologica, che porta tutti a sentirsi ancora desiderosi di un nuovo amore. I sessant’anni, per esempio, sono un’età critica: sentiamo di vivere una seconda giovinezza».

Sono più gli uomini o più le donne che perdono la testa a quell’età?
«Tutti e due. Ma è più facile che un uomo trovi una partner più giovane. E allora sì che gli si può ribaltare la vita. Prenda il caso di Fini: era un uomo con una sua tradizione, delle sue radici culturali ben precise. Si è innamorato di una donna più giovane con idee politiche diverse dalle sue, e si è avvicinato anche lui a quelle idee».

Vuol dire che tutto ‘sto casino politico dipende da…
«Fini si sente ringiovanito, fresco, e fa disperare Berlusconi».

Ma anche Berlusconi non scherza in fatto di femmine più giovani, no?
«Certo. Ma Berlusconi non si è mai innamorato. Ha avuto solo rapporti sessuali».

Senta, ma non è patetico l’attempato che va con una ragazzina? Non le sembra Gassman nel film «Il tigre»? Non è un modo per esorcizzare la paura della vecchiaia e della morte?
«Può essere, ma in amore ci vogliono intensità, passione, brividi. E dopo tanti anni con la stessa persona è difficile riprovare quelle sensazioni».

E le donne perché se ne vanno?
«Perché si sentono indipendenti. Ad esempio non pensano più di accettare i figli che arrivano. Li programmano, e spesso li considerano più importanti del marito. Quando vogliono, si tengono il figlio e mollano il marito».

Senta professore: sa che cos’è il matrimonio secondo Oscar Wilde?
«No».

«Uno scambio di cattivi umori di giorno e di cattivi odori di notte». La convivenza è dura, e richiede tanti piccoli sacrifici quotidiani. Non crede che oggi distruggiamo tante famiglie solo perché non abbiamo pazienza?
«Questo vale per i più giovani. Si sposano sui 35 anni, ma a quell’età hanno già accumulato tre-quattro convivenze che sono di fatto altrettanti matrimoni. Si abituano a lasciarsi quando la favola è finita, e quella è un’abitudine che non si perde».

Il «per sempre» non esiste più?
«Esiste ancora come promessa, perché quando si è innamorati non si vede una fine. Ma proprio perché innamorarsi fa parte della vita, e la vita è più lunga, le possibilità di dire un “per sempre” si sono moltiplicate».

I figli?
«Vorrebbero che i genitori non si separassero mai».

22/07/2010 – © La Stampa
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