ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 20 luglio 2010


“L’inganno. Vittime del multiculturalismo” di Souad Sbai

Il problema  è filosofico, prima ancora che ideologico. Da una parte, quel complesso di principi di galateo della convivenza politica contemporanea, che è venuto di moda definire “politically correct”, ha stabilito che la donna deve essere considerata su un piano di perfetta parità con l’uomo. Dall’altra, lo stesso principio del politically correct impone un rispetto altrettanto assoluto per la cultura dei popoli non occidentali: e questo si chiama invece multiculturalismo. Ma che succede, se questa cultura non occidentale da rispettare produce comportamenti non rispettosi della donna? La poligamia; l’escissione; l’infibulazione; il diritto di vita, morte e percosse attribuito a padri, mariti e addirittura fratelli e figli; l’obbligo del velo; la reclusione in casa… In qualche modo, si torna all’origine stessa del pensiero occidentale, quando i tragici greci si interrogavano su cosa fare di fronte a due norme in conflitto tra di loro: la legge dello stato contro la legge degli dei in “Antigone”; l’obbligo di vendicare il padre su una madre uxoricida e quello di rispettare la madre nell’“Orestea”… In verità, si potrebbero stabilire molti altri fronti di conflitto tra il dogma multiculturalista e altri capisaldi del politically correct: dal riconoscimento dell’omosessualità all’interdetto per pena di morte e punizioni corporali. La marocchina Souad Sbai, giornalista e attivista sui temi dell’immigrazione, cittadina italiana dal 1981 e deputata per il Pdl dal 2006, è però soprattutto una femminista. Souad Sbai è una donna che “si batte per una politica dei lumi e, contro l’oscurantismo dell’islam più estremista, si appella alla ragione”, spiega Gaetano Quagliariello nella prefazione. E’ una donna islamica che per anni ha combattuto in favore dell’emancipazione e dei diritti delle donne islamiche, e che, con questo dolente pamphlet, non denuncia solo i nomi e le storie delle troppe “Antigoni” immigrate, e appunto “vittime del multiculturalismo”. Vittime come Hina Saleem, pachistana di Brescia decapitata e sepolta in giardino dal padre “perché si comportava da cristiana”; come Bouchra, marocchina di Verona uccisa a coltellate dal marito perché rifiutava di portare il velo; come Fouzia, egiziana di Milano strangolata dal marito davanti alla figlia di tre anni e poi abbandonata in un giardino pubblico perché seguiva uno stile di vita occidentale; come Fatima Saamali, marocchina di Aosta uccisa dal marito per averne denunciato i maltrattamenti alla polizia…

Per Souad Sbai, il problema è anche quello che una volta veniva definito “il tradimento dei chierici”. E qui dice molto la testimonianza, riportata nel libro, dell’avvocato Loredana Gemelli, parte civile a processo per l’omicidio di Hina Saleem: “Credevo che Hina sarebbe diventata un simbolo per le donne italiane. Invece no: su questa storia, tanto drammatica e assurda, è scattato il meccanismo della ‘falsa coscienza’, secondo il quale, se viene implicato un extracomunitario, in nome dell’integrazione, nulla viene mai criticato e tutto viene invece permesso! Si mette in atto un silenzio complice pur di non apparire razzisti. Del resto il silenzio delle femministe su Hina non è un caso isolato: è successo anche in Germania con l’avvocatessa turca Seyan Hates, picchiata, accoltellata, ferita a colpi di pistola, solo per aver difeso donne islamiche. Ha smesso di esercitare la professione a causa delle minacce ricevute. Anche la sottoscritta, alla lettura della sentenza per il processo di Hina Saleem, che confermava la pena di trent’anni per il padre, è stata minacciata di morte addirittura dalla madre della vittima. Le femministe sono rimaste zitte”.

19 luglio 2010 © – FOGLIO QUOTIDIANO

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