ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 11 giugno 2010


Se i pacifisti sono veri e non jhadisti, non succede nulla

di Carlo Panella

La nave Rachel Corrie è stata abbordata dai soldati israeliani, che sono saliti a bordo, hanno ordinato di fare rotta sul porto israeliano di Ashdod, hanno assicurato che il carico di viveri e medicinali sarà trasportato via terra a Gaza. Non una goccia di sangue versata. Perché? La risposta è semplice: perché sulla Rachel Corrie sono imbarcati dei veri pacifisti, mentre sulla Mavi Marmara erano imbarcati dei falsi pacifisti, dei militanti islamisti che hanno tentato –e ci sono quasi riusciti- di linciare alcuni soldati e che hanno lasciato Istanbul dichiarando che andavano “a cercare il martirio”. Dunque, i veri pacifisti si comportano da tali, i falsi pacifisti-islamisti creano situazioni in cui corre il sangue.

Questa è la prima, doverosa constatazione, che pochi faranno.

La seconda è che Israele ha tutto il diritto di impedire che venga violato il blocco di Gaza. Perché a Gaza governa una Hamas che si rifiuta di sottoscrivere gli accordi di Oslo, che si rifiuta di riconoscere il diritto di Israele ad esistere, che lancia migliaia di razzi contro Israele, che ha massacrato centinaia di militanti palestinesi di Abu Mazen, che impicca i collaborazionisti, che ha trasformato la Striscia in un incubo islamista.

La terza constatazione –che ribadiamo- è che il governo israeliano doveva sapere che sulla Mavi Marmara era pronta un’imboscata dei falsi pacifisti, che farvi scendere uno a uno i soldati da un elicottero per essere bastonati e linciati è stato un errore da dilettanti, imperdonabile, e che quindi la responsabilità dei nove morti provocati dalla reazione dei soldati israeliani è su chi ha iniziato una operazione militare in modo irresponsabile: i generali israeliani.

La quarta constatazione –ma dovrebbe essere la prima- è che questa storia di “Gaza che muore di fame” è una immensa bufala e che il fatto che quasi tutti i media in Italia e in Europa la accreditino, dando quindi retta alle provocazioni dei pacifisti (anche di quelli veri) è vergognoso. Si legga il reportage della settimana scorsa di Cremonesi sul Corriere della Sera e si avrà prova che a Gaza i viveri arrivano, e così i medicinali, ed addirittura le macchine giapponesi di grossa cilindrata.

La quinta constatazione è che il blocco da parte dell’Egitto è sempre stato molto più duro e impenetrabile di quello israeliano. Pure l’Egitto è un paese arabo e musulmano. Ma isola la Gaza di Hamas perché è in mano ad una banda di oltranzisti, che rifiutano ogni trattativa con Abu Mazen e che si appoggiano all’Iran.

Detto questo, veniamo alla prospettiva. Netanyhau ha dichiarato che non permetterà che Gaza diventi un porto iraniano e le sue non sono parole al vento, perché il 4 gennaio 2002 i militari israeliani bloccarono la nave Karine A che era piena di armi pesanti e leggere inviate dall’Iran a Gaza e perché tutto il mondo sa che ormai Hamas è strettissimo alleato di Ahmadinejad.

E’ quindi indispensabile che l’Europa e gli Usa stiano al fianco di Israele per quanto riguarda la sua sicurezza, e quindi la continuazione del blocco di Gaza, magari facendosi carico di inviare, via terra, ulteriori carichi umanitari molto ben controllati.

Ma è soprattutto indispensabile che Europa e Usa prendano atto che i colloqui tra Abu Mazen e Natanyhau sono una farsa per la semplice ragione che Abu Mazen “non ha potere di firma”, perché qualsiasi accordo la Anp firmi, Hamas ne farà carta straccia. Però dal 2006, da quando Hamas ha preso il controllo di Gaza, Ue e Usa mettono la testa sotto la sabbia, rifiutano di affrontare il “nodo gordiano di Gaza”. Blaterano di “due popoli, due stati”, mentre sanno benissimo che semmai saranno “due popoli, tre stati”. Devono invece prendere atto che l’Egitto, come l’Arabia Saudita, come Abu Mazen, non sanno risolvere questo problema e che è irresponsabile e vile obbligare Israele a difendersi anche da questo problema, che è tutto e solo interno al mondo arabo e islamico.

Obama e l’Europa devono risolvere il problema di Hamas, Onu o non Onu.

Fino a quando non lo faranno, le tragedie si ripeteranno.

Tratto da Il Tempo del 5 giugno 2010

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