ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Posted by ikzus su 21 maggio 2010


Andrea Morigi : ” Il bavaglio di Allah che ferma gli intellettuali “

Tra cultura e islam è un tiro alla fune ormai millenario. Inizia idealmente dalla condanna dei filosofi, pronunciata da Al Ghazali nell’XI secolo, e procede fino ai giorni nostri con la condanna dei fondamentalisti contro il cartone animato South Park. Quel processo di costante soppressione delle energie intellettuali di una civiltà, ultimamente ha preso le forme di una battaglia mondiale contro la cosiddetta islamofobia. Solo Valentina Colombo, nel suo ultimo libro Vietato in nome di Allah. Libri e intellettuali messi al bando nel mondo islamico,(Lindau, pp. 176, euro 16, in uscita il 20 maggio), trova il coraggio di identificarlo per quello che è realmente: censura.

Alcuni giungono ad autoimporsela, come lo scrittore Nagib Mahfuz. Altri subiscono, come Nasr Abu Zayd, obbligato a un divorzio dalla moglie dopo essere stato giudicato apostata e poi fuggito in un autoesilio europeo. Più che sfidarsi in un rapporto dialettico con il potere, nei Paesi musulmani, i letterati sono posti davanti a un percorso a ostacoli. Al posto dell’hegelismo, che in Europa ingloba tutto, nel Medio Oriente arabo domina Procuste, che taglia tutto ciò che esce dai suoi schemi. La via mediana, cioè quella del dialogo attraverso la ragione per superare il confronto attraverso la violenza, proposta da Papa Benedetto XVI a Ratisbona nel settembre 2006, non è stata ancora sperimentata.

Con la tesi opposta lo aveva anticipato, il 23 aprile dello stesso anno, Osama bin Laden, lanciando una campagna contro gli intellettuali «eretici», in cui condannava «il reato commesso dal libero pensatore», come «il peggiore dei reati», tanto «che il danno da lui arrecato restando in vita tra i musulmani è un danno gravissimo, quindi deve essere ucciso e il suo pentimento non deve essere accettato ». Il capo della rete terroristica di Al Qaeda aveva citato anche dei nomi tra i quali Turki al-Hamad, giornalista delle principali testate arabe, autore di saggi e romanzi in cui denuncia senza mezzi termini le cause del terrorismo, prima fra tutte l’educazione fondamentalista impartita nelle scuole saudite. Perciò accade che, per non farsi superare in una corsa all’ortodossia, perfino il Parlamento del moderato Bahrein gridi allo scandalo nel marzo 2007, quando Qasim Haddad, uno dei maggiori poeti contemporanei arabi, e ilcompositore e cantante libanese Marcel Khalifeh, presentano il balletto Majnun e Layla, al festival culturale «La Primavera della cultura». Rischia ancora di più, perché è si è permesso di utilizzare un palcoscenico pakistano, il teatro Ajoka di Lahore, Madeeha Gauhar dopo aver messo in scena, sempre nel 2007, Burqavaganza, una pièce teatrale satirica che si prende gioco del burqa.

Anche pubblicare costituisce di per sé già un’impresa, in un mercato editoriale piuttosto asfittico come quello di lingua araba. Poi, una volta stampata e superata la prima difficoltà, l’opera è attesa al varco della tipografia da un giudizio religioso, al cui confronto l’imprimatur di marca cattolica è un istituto garantista. Basta che un imam, alzatosi dal lato sbagliato del letto, individui qualche frasetta a suo giudizio blasfema, per vedersi sequestrato il volume e finire sotto processo. E lì, come in ogni dramma sacro che si rispetti, si conclude l’ordalìa.

Può accadere come a Nedim Gürsel – la cui vicenda giudiziaria è narrata da Valentina Colombo in uno stralcio del libro pubblicato questa pagina – di essere assolti. Ma si tratta comunque di un segnale d’allarme, perché dopo i processi contro gli scrittori Orhan PamukeElif Shafak, che riguardavano l’attacco alla identità turca, nel 2009 il processo a carico di Gürsel riguardava reati come «oltraggio all’islam e incitazione all’odio». E testimonia che perfino la laica Turchia è scivolata nel fondamentalismo.

Ma la minaccia dell’imposizione del velo islamico sulla cultura continua a incombere. Diventerà presto un burqa, a meno che gli intellettuali non trovino chi sia disposto a difenderli. Intanto, quel manto nero si è già steso sull’Europa il 2 novembre 2004, con l’assassinio ad Amsterdamdel regista Theo van Gogh da parte di un estremista islamico che voleva punirlo per via del suo cortometraggio Submission. Sul corpo di van Gogh, piantata con un coltello, era stata lasciata anche una condanna a morte per l’autrice della sceneggiatura l’olandese di origine somala Ayaan Hirsi Ali

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Valentina Colombo : ” Anche la Turchia laica si scopre fondamentalista “


Nedim Gürsel, processato in Turchia per alcune frasi contenute in un suo romanzo

(In Turchia) il 5 maggio 2009 con l’avvio del processo a carico di NedimGürsel, professore di letteratura turca alla Sorbona di Parigi, a causa del suo romanzo Le figlie di Allah, qualcosa è cambiato. L’accusa riguardava questa volta non più il cardine dello stato kemalista, bensì la religione islamica.

Il titolo del romanzo, che in Turchia ha venduto più di trentamila copie, prendeva spunto da un versetto coranico in cui si condannava il politeismo meccano: «Attribuiscono a Dio delle figlie; purezza a Lui! È forse ciò che essi desiderano?». In questo versetto si allude al fatto che molte divinità pagane preislamiche erano femminili, seguendo un concetto in base al quale ciò che era terribile, pericoloso e malefico veniva considerato femminile. Ebbene lo scandalo del romanzo risiederebbe a detta dei giudici anche nel fatto che l’autore fa parlare i nemici di Maometto, gli idolatri della Mecca che inizialmente avevano rifiutato la nuova religione e che nella letteratura islamica non hanno mai avuto voce.

Il solo titolo Le figlie di Allah, ha fatto gridare allo scandalo, perché nel rigido monoteismo islamico il solo concetto di «figlio di Dio» è rifiutato, tanto che Gesù, nato da una Vergine per intervento divino, non è «figlio », ma «Spirito di Dio». L’accusa di cui ha dovuto rispondere l’intellettuale è di «oltraggio all’islam e incitazione all’odio». Nedim Gürsel è accusato secondo l’articolo 216 del nuovo Codice Penale in base al quale chiunque «inciti gruppi della popolazione ad aizzare ostilità o odio nei confronti di un altro denigrandone ad esempio i valori religiosi, sarà condannato alla reclusione per un periodo da uno a tre anni, ma se tale offesa è commessa attraverso i mezzi di comunicazione o la stampa, la pena imposta aumenterà della metà».

(…) Nel romanzo si narra la nascita dell’islam, il profeta Maometto ne è il protagonista, unitamente ai suoi nemici, ovvero i meccani che rifiutavano il monoteismo e continuavano ad adorare Allat, al-‘Uzzà e Manat, le divinità preislamiche denominate le figlie di Allah. Ad aggravare la situazione dello scrittore dal punto vista dell’estremismo islamico è stato con molta probabilità il fatto che le tre divinità in questione sono le stesse citate nei cosiddetti versi satanici. Nella sura della Stella si legge: «Avete visto Allat e al-‘Uzzà e Manat, la terza? ». Ebbene secondo la Tradizione islamica mentre Maometto stava recitando alla Mecca questo passo pronunciò anche i versi seguenti: «Sono degli esseri celesti. La loro intercessione è desiderabile». Allora i coreisciti, sentendo lodare le loro divinità, si sarebbero prosternati e tutti pensarono che Maometto si fosse deciso a un compromesso. Secondo alcuni esegeti islamici il Profeta si accorse dell’errore ispirato dal diavolo, da cui «versi satanici», ed è per questo motivo che non sono presenti nel testo coranico attuale.

L’avvocato difensore dello scrittore, Sehnaz Yuzer, ha comunque ribadito l’inconsistenza delle accuse poiché i passaggi citati dall’accusa non sono presenti nel libro: nel romanzo infatti non esisterebbe la frase «le amanti di Allah sono distese completamente nude» bensì «in Paradiso c’erano vergini che attendevano i martiri e gli amanti servitori di Allah». Alcuni hanno definito il processo contro Gürsel come l’ennesimo esempio della continua repressione della libertà di pensiero in Turchia, ma di fatto è anche e soprattutto la dimostrazione dell’ascesa esponenziale dell’estremismo islamico che vede nell’Organizzazione della Conferenza Islamica il proprio rappresentante istituzionale, che ha nel turco Ekmeleddin Ihsanoglu il proprio segretario generale.

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