ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Aborto, il genocidio europeo

Posted by ikzus su 4 marzo 2010


L’aborto fa più morti di Hitler e Stalin

Hitler? Stalin? Mussolini? I tagliagola africani o talebani? I terremoti? La guerra mondiale? Hiroshima? No, cari amici: il vero sterminio dell’ultimo secolo non è stato firmato dai signori o dagli eventi sopracitati, ma dall’aborto reso legale. Dall’aborto che diventa un diritto della donna, non più un tragico epilogo (di una vita umana) da cercare in tutti i modi – a suon di carezze, certo – di fermare.

I numeri usciti nei giorni scorsi sono terrificanti: con 2milioni 863mila 649 aborti praticati e censiti ogni anno in Europa (più di un milione e 200mila nella sola Ue), nel nostro continente l’aborto sta diventando la principale causa di morte. Più del cancro. Più dell’infarto. Più degli incidenti stradali (in 12 giorni viene soppresso un numero di embrioni, che io preferisco chiamare bambini, pari a quelli dei morti in incidenti stradali lungo l’intero anno).

Volete ulteriore dati? In Europa si praticano 6.468 aborti al giorno, 327 ogni ora, 1 ogni 11 secondi. Quando avrete finito di leggere queste poche righe, almeno a tre bambini  sarà stato impedito di nascere.

Si dirà: ma l’aborto è sempre esistito. Certo. E sempre esisterà, temo. Ma il punto della questione è un altro: l’uomo moderno ha deciso di istituzionalizzarla l’interruzione di gravidanza. Hanno cominciato i regimi totalitari, poco alla volta ci siamo adeguati tutti. E allora, io non ce la faccio a non stupirmi e a non piangere di fronte a 3milioni di bambini che non facciamo nascere in Europa ogni anno. Morti ammazzati, posso dirlo? E attenti bene, non chiedo la testa degli ‘assassini’ (ci sono tante mamme, tanti uomini, che hanno solo bisogno di un aiuto, di misericordia). Chiedo solo di riflettere bene su quanto stiamo facendo.

Pubblicato da Massimo Pandolfi Mer, 03/03/2010 – 18:27

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La prima causa di morte in Europa

La moratoria per l’aborto era un programma. La Spagna si muove, e noi?

Un centro studi spagnolo, l’Istituto di politica familiare, ha accertato che sul piano statistico l’aborto sta diventando la prima causa di morte in Europa. Due milioni e ottocentosessantatremila e seicentoquarantanove (2.863.649) aborti è la cifra totale dell’eccidio in Europa, dentro e fuori i confini dell’Unione: così reca la denuncia statistica portata a Bruxelles. Roberto Cascioli su Avvenire calcola che si spegne la vita di un bambino in gestazione ogni undici secondi, ogni giorno si infierisce su 7.500 donne, su 7.500 bambini non nati il cui diritto alla vita è umiliato e offeso. Questi dati, che saranno al centro di una mobilitazione ormai ricorrente, febbrile, fiera, della società spagnola, dove domenica 7 marzo in settanta città si svolge la marcia internazionale per la vita, si combinano con il tasso zero europeo di aumento demografico, un fenomeno che l’estirpazione dell’abitudine all’aborto correggerebbe in modo decisivo. La Spagna di Zapatero, insieme alla Gran Bretagna dove il ricorso all’aborto delle adolescenti è devastante, ha la funzione guida nell’incremento della morte in pancia (più 115 per cento in dieci anni).

Paola Ricci Sindoni, in un editoriale impegnativo e sensibile del giornale dei vescovi italiani, sostiene, e questo nel titolo è esplicitamente richiamato, che “gli appelli generici non bastano più”. Giusto. Sacrosanto. Anche le soluzioni proposte dal rapporto presentato a Bruxelles dal centro studi per la famiglia, e raccolte da Avvenire, non sono centrate sulla correzione in senso repressivo delle legislazioni europee in fatto di maternità e aborto. La vocazione messa alla base di questa mobilitazione è quella a una battaglia culturale, a un impegno per recuperare il terreno perduto negli ultimi trent’anni. In quest’epoca si è prodotto un ciclo della sordità morale e dell’ottundimento psicologico al culmine del quale l’aborto, come cercammo di spiegare con l’iniziativa della moratoria internazionale, è divenuto eticamente indifferente. Non solo, l’aborto si è propagato nella forma particolarmente odiosa dell’aborto selettivo, eugenetico, e della liquidazione dei bambini concepiti intesa come strumento di pianificazione delle nascite e di soluzione gratuita di problemi privati, particolari, oltre che risposta a piaghe sociali come la misera tutela della maternità assicurata dalle società ricche.

Le soluzioni sono sempre le stesse, e sono quelle proposte nel programma di battaglia della lista pazza nella primavera di due anni fa. Con una modifica della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo firmata a Parigi nel dicembre del 1948, stabilire che la vita, tutelata giuridicamente come primario valore legato alla libertà e alla sicurezza della persona, inizia dal concepimento e finisce con la morte naturale. Definire uno spazio di sostegno sociale forte alla donna incinta, fondato su ingenti risorse pubbliche e su un piano nazionale per la vita, ciò che era diventata una promessa riformatrice contenuta nel discorso del presidente del Consiglio italiano alle Camere dopo la formazione del governo due anni fa. Promuovere le adozioni, nella forma anonima della vecchia ruota dei conventi, e offrire questa possibilità di vita, questa libertà di nascere, a chiunque sia stato concepito senza una volontà di accoglienza. Incentivare sensibilmente i programmi di ascolto, mediazione psicologica, informazione, assistenza alle donne che si stanno arrendendo all’inevitabilità dell’aborto, dando voce e strumenti operativi alle molte organizzazioni che lavorano in questo senso e fanno nascere bambini e madri con un lavoro di incontro e di aiuto personale. Promuovere campagne di comunicazione pro life, invece della resa culturale alla logica della contraccezione, della promiscuità sessuale, della libertà irresponsabile.

Sognavamo cinque milioni di pellegrini a Roma, trenta deputati pro life alla Camera, un’esplosione di razionalità e di buonumore, il rovesciamento di un andazzo disumano, mortificante, incivile; ed eravamo mossi da un punto di vista laico che non parte necessariamente dalla sacralità della vita, bensì dal rispetto della persona e dei suoi diritti. La proposta di moratoria perse nell’isolamento la battaglia politica immediata, ma funzionò come rilancio internazionale della guerra culturale contro la manipolazione e il maltrattamento della vita umana. E’ il momento di ricominciare, e la minoranza laica antiabortista non può che fare appello ai vescovi perché la grande energia dei cristiani scuota il torpore banalizzante della cultura antinatalista e riaccenda, anche contro i veleni della Ru486 e contro la condanna delle donne alla solitudine del prezzemolo moderno, una grande, seria, responsabile guerra di cultura e di idee.

Giuliano Ferrara, Il Foglio 4-3-2010

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2 Risposte to “Aborto, il genocidio europeo”

  1. Perchè invece non ci occupiamo dei vivi? Di persone reali, che già sono al mondo e che ogni giorno muoiono come mosche di fame e di stenti? Perchè anzichè preoccuparci di persone mai nate non dedichiamo i nostri sforzi e le nostre parole a coloro che sono già al mondo e rischiano di morire nella più totale indifferenza? Forse perchè è più difficile, perchè non meritano il nostro sdegno. Forse perchè esistono veramente e quindi per noi sarebbe una seccatura reale, troppo grande.
    In effetti, forse è meglio continuare a difendere forme di vita inesistenti, gli altri, quelli veri, si fottano tutti.

  2. fabio said

    anche tu saresti stato una forma di vita inesistente ,se tua madre e tu padre avessero interrotto la tua vita.DIO ABBIA PIETA DI TE.LA VERITA DI TUTTE LE COSE LA SAPREMO SOLO QUANDO MORIREMO.PREGO X TE.

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