ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Mare fermo, Obama a picco

Posted by ikzus su 23 febbraio 2010


I sostenitori del global_warming_a_tutti_i_costi somigliano sempre più a Barack Obama: ormai cominciano a fare tenerezza!

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Il livello dei mari si innalza. Anzi no

Scienziato ritratta le sue previsioni: “Ho sbagliato i calcoli”

La raccontava il Guardian di ieri, ed è solo l’ultima gaffe della scienza climatica, e come le altre (tra tutte la previsione sballata sullo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya fatta in base a un documento del Wwf) smonta un altro pezzo del castello che negli anni l’Onu, Al Gore e gli scienziati dell’Ipcc hanno costruito sostendendo che senza ombra di dubbio il pianeta si stesse riscaldando per colpa dell’uomo. Chi osava contraddire era bollato come “negazionista”, diventava un parìa della scienza del clima. Il riscaldamento globale causato dell’uomo porterebbe con sé un corollario di disastri più o meno catastrofici, sbandierati dai media come prossimi. Tra questi, l’aumento fino a 82 cm del livello complessivo degli oceani del mondo. Così scriveva il report del 2007 dell’Ipcc (quello che parla anche dell’Himalaya), e così confermava uno studio apparso su Nature Geoscience (rivista tra le migliori del settore) a firma di Mark Siddall, dell’Univerità di Bristol. Appena scoppiate le polemiche sugli studi approssimativi dell’Ipcc, Siddall ha ritrattato il suo studio dicendo di avere compiuto almeno un paio di errori. Ecco perché “non possiamo trarre alcuna conclusione certa sul livello del mare alla fine del secolo”, ha detto Siddall.

da http://www.ilfoglio.it

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Obama media, ma la riforma sanitaria Usa è ancora in alto mare

La proposta del presidente si scontra con un Congresso diviso

New York, 23 feb. (Apcom) – Il presidente americano Barack Obama ha presentato la sua versione della riforma della sanità, nella speranza di sbloccare l’iter della legge approvata sia dalla Camera che dal senato nei mesi scorsi, ma in due versioni inconciliabili.

Il testo di legge presentato da Obama è l’ultimo atto nel lungo dibattito sulla riforma della sanità, un’impresa tentata da numerosi presidenti americani e sempre naufragata. Il presidente ha preso in mano direttamente la riforma, dopo avere delegato per oltre un anno la materia al Congresso, ma questo non significa che la soluzione sia più vicina. Anzi: il consenso sul testo di Obama non c’è né alla Camera né al Senato e poco è cambiato nelle ultime settimane, quando anche i democratici più ottimisti del Congresso avevano definito la riforma “in fin di vita”.

Obama spera, con una proposta di compromesso tra la sinistra democratica e i moderati (compresi alcuni repubblicani), di sbloccare l’iter della legge. E spera che un passo avanti possa arrivare già dal summit sulla sanità di giovedì prossimo, che in diretta televisiva, metterà a confronto per mezza giornata repubblicani e democratici. La realtà è che, nell’anno delle politiche di mezzo termine, sono rimasti in pochi i parlamentari disposti a votare un provvedimento controverso come quello della sanità, e questo riguarda soprattutto i democratici.

MEDIARE FRA VERSIONI CAMERA E SENATO – Obama prova a indorare la pillola: cerca di mediare tra le due versioni (inconciliabili) della legge approvate dalla Camera e dal Senato l’anno scorso e presenta la riforma come uno strumento per ridurre il deficit federale, in barba a una richiesta di finanziamento di 950 miliardi nei prossimi dieci anni per realizzarla. Di più: Obama cerca di corteggiare anche i moderati del fronte repubblicano: basterebbero un paio di senatori dell’opposizione per riaprire il negoziato e resuscitare una riforma che molti democratici erano già pronti ad abbandonare.

COPERTURA A 31 MILIONI AMERICANI SPROVVISTI – Il testo di Obama ha molti elementi in comune con la versione approvata dal Senato: mantiene la prerogativa sostanziale di garantire la copertura medica a 31 milioni di americani che oggi ne sono privi: tutti saranno ‘obbligati’ a stipulare una polizza assicurativa e se non saranno in grado di pagarla potranno accedere a sussidi federali.

PRIMO TEST A ‘SUMMIT’ BIPARTISAN GIOVEDI’ – Nel sistema americano – lo ricordiamo – l’assistenza medica è a carico dei privati, che possono stipulare polizze per coprire i costi delle prestazioni mediche e dei ricoveri ospedalieri. Assicurarsi oggi non è un obbligo e, in conseguenza dei premi spesso altissimi, molti liberi professionisti e gran parte dei disoccupati non hanno accesso a cure mediche. Sono esclusi gli anziani e i poveri che già oggi possono accedere a programmi di assistenza federali. Il primo test per la proposta di Obama arriverà giovedì prossimo. Se dal vertice alla Blair House non uscisse un’intesa bipartisan (sarebbe davvero una sorpresa) i democratici potrebbero tentare di ‘forzare’ l’approvazione della riforma con uno stratagemma procedurale al Senato. Ma anche questa prospettiva è al momento estremamente incerta.

da http://notizie.virgilio.it

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