ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Il Raggiro Globale

Posted by alenu su 19 febbraio 2010


Ormai non passa giorno senza che sulla principale stampa anglo-americana, dal Times di Londra all’Economist, passando per il New York Times, il Wall Street Journal, il Daily Telegraph, la BBC e perfino il Times di Nuova Delhi, per non parlare poi dei blog e anche dei notiziari tv, si aggiunga un’altro tassello, un’altra smentita, un’altro motivo di imbarazzo per i clima-scaldisti catastrofisti.


E questo solo per citare la stampa che consulto io: so peraltro che ha suscitato clamore nei Paesi Bassi la notizia che l’IPCC [l’entità inter-governativa dell’orbita ONU che si presenta come Verità Scientifica Rivelata Confermata e Definitivamente Acclarata in fatto di clima] ha sbagliato anche il dato relativo alla percentuale di territorio olandese sotto il livello del mare (secondo l’IPCC è il 55% mentre in realtà è il 26%), e che in Russia si sono ribellati gli scienziati corrispondenti dell’IEA per l’uso selettivo fatto dall’IPCC dei dati meteorologici da loro inviati.
Quindi si capisce che l’argomento è ripreso ovunque.


In particolare la stampa rileva che l’IPCC si appoggia spesso ad organizzazioni private come il WWF nel diffondere avvisi apocalittici, altro che al lavoro e ai controlli incrociati di 2500 scienziati…


La cosa ci riguarda da vicino perché con la scusa del riscaldamento globale originato dall’uomo vogliono fermare l’industria occidentale, obbligando le industrie [quelle occidentali naturalmente, gli altri paesi – Cina e India in primo luogo – si rifiutano] a pagare per emettere CO2 e creare inoltre anche la prima tassa universale della storia, detta volgarmente carbon tax, da anidride carbonica, che influirà direttamente sulle bollette di tutti.


Si tratta del più gigantesco raggiro di tutti i tempi. A Copenhagen l’abbiamo scampata, ma l’UE e Obama sono determinatissimi di riuscirci in giugno, o al massimo massimo in ottobre/novembre.


Qui sotto un mio riepilogo di dieci giorni fa. Da scaricare un riepilogo di Carlo Ripa di Meana, ex commissario europeo all’ambiente. Di ieri le ammissioni del capo dell’unità climatica dell’Università dell’East Anglia, quello dello scandalo delle email. Ne avete letto sui giornali italiani?  No? Strano…


alex

ItaliaOggi   Numero 031  pag. 6 del 6/2/2010

Clima, adesso all’Onu non crede più nessuno


Forti dubbi sull’attendibilità dei rapporti della Commissione Ipcc

Nel silenzio della maggior parte della stampa italiana, la credibilità della Commissione ONU sul cambiamento climatico IPCC sta subendo un notevole ridimensionamento.  Alla smentita dell’esistenza di un rischio imminente di scioglimento dei ghiacciai nell’Himalaya,  imposta a fine 2009 dalla dura presa di posizione del Ministro dell’ambiente indiano Ramesh, negli ultimi giorni si sono aggiunte altre correzioni a gettare dubbi sull’attendibilità dei rapporti dell’ente sull’origine e sugli effetti del riscaldamento globale.   Da un aumento nei tifoni dell’Ovest d’Australia a una accresciuta potenza degli uragani negli Stati Uniti, fino ai presunti effetti devastanti della piovosità sulla foresta amazzonica,  i temi che hanno attirato accuse di errore o superficialità cominciano ad essere tanti.


La cronaca degli ultimi due mesi merita un riepilogo.  Il vertice sul clima di Copenhagen doveva essere la consacrazione definitiva della teoria del riscaldamento del pianeta per colpa dell’uomo.  Pochi giorni prima però è successo l’impensabile: la divulgazione della corrispondenza email fra scienziati che si accordavano su come truccare i dati per addomesticarli alla teoria e delegittimare le critiche.  Attoniti, i vertici dell’IPCC hanno aperto un’inchiesta, ma a Copenhagen hanno ripreso come se nulla fosse, riuscendo a monopolizzare l’attenzione dei media nonostante il convegno di scienziati dissidenti a pochi passi da quello ufficiale.  A riflettori spenti però si è saputo che al vertice era stata consegnata al capo dell’IPCC Rajendra Pachauri e a tutte le delegazioni nazionali una lettera aperta in cui si chiedeva conto del conflitto di interessi fra  la sua carica e la miriade di consulenze da lui ricoperte legate alla teoria del riscaldamento globale.


Questo ha riacceso l’interesse dei giornali e a quel punto è diventato di pubblico dominio anche lo svarione sullo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya, che l’IPCC aveva dato per imminente mentre invece … se ne riparlerà fra tre secoli.  A seguire sono arrivate notizie sull’utilizzo da parte dell’IPCC di articoli di gruppi di pressione anziché di analisi scientifiche, e delle accuse di superficialità perfino contro il famoso “Rapporto Stern sull’economia dei cambiamenti climatici”. Commissionato dal governo britannico, tale rapporto aveva anticipato di mesi le conclusioni catastrofiche dello stesso IPCC, ed era citatissimo nei documenti di enti e governi:  adesso vi si rilevano discrepanze fra i dati annunciati alla stampa e i dati pubblicati poi nero su bianco, che ridimensionano notevolmente le previsioni negative.


In mezzo a tutto questo il governo britannico è parso vacillare quando John Beddington, capo consigliere scientifico del governo inglese, ha dichiarato al Times che l’impatto del riscaldamento globale era stato esagerato da alcuni scienziati e chiamava a una maggiore onestà e disponibilità all’autocritica, e anche quando l’Autorità alla trasparenza aveva dichiarato passibile di denuncia l’università al centro dello scandalo delle email, per essersi rifiutata di rendere note le sue fonti.

Ancora pochi giorni, però e scendeva in campo il Ministro per il clima Ed Miliband, che in un’intervista all’Observer minimizzava gli errori e dichiarava guerra alle “sirene” che negano la necessità di tagliare le emissioni di CO2 per ridurre il riscaldamento globale. Miliband ha definito queste voci “pericolosissime”.  Perché pericolosissime? Perché potrebbero “minare l’appoggio dei cittadini a misure impopolari”, come l’aumento delle bollette e delle pale eoliche: un candido riferimento agli inevitabili effetti economici e tecnologici delle misure bocciate a Copenhagen, ma che l’UE e gli USA di Obama paiono decisissimi a riportare sul tappeto al prossimo incontro, in novembre, a Città del Messico.

In questo susseguirsi di colpi di scena vale la pena di ricordare che il 29 gennaio si è inserito anche Osama bin Laden, in appoggio, non si sa quanto gradito, alle tesi dell’IPCC.


Alessandra Nucci

PDF da scaricare: articolo di Carlo Ripa di Meana, ex-Commissario europeo all’ambiente,  su Liberal, con un appello al governo perché almeno istituisca un’indagine sulla questione.
Nel farlo mette in debita luce il lavoro della Commissione ambiente del Senato, che “non ha ceduto ai luoghi comuni politically correct” e ha invece preso coscienza già l’anno scorso dell’esistenza di un’ipotesi diversa.


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