ALEZEIA

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Immigrazione: numeri, equivoci e ideologie

Posted by ikzus su 31 gennaio 2010


Nei giorni scorsi il capo del governo ha sollevato un vespaio, dichiarando che la «diminuzione degli extracomunitari significa anche meno forze che vanno a ingrossare le fila delle organizzazioni criminali»; è arrivata una risposta addirittura dalla CEI, che per bocca del suo Segretario Generale monsignor Mariano Crociata ha affermato che «le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche». Come stanno realmente le cose?

La vicenda nasce qualche mese fa, quando la Caritas italiana presente il proprio Dossier Statistico sull’Immigrazione; in quell’occasione viene lanciata la parola d’ordine per cui il tasso di delinquenza imputabile agli immigrati regolari è analogo a quello degli italiani: 1,3% contro 0,75%. A parte il fatto che si tratta comunque di un tasso doppio – che in percentuale neanche si vede, ma sui numeri assoluti vuol dire decine di migliaia di crimini -, ciò permette alla sinistra di proclamare a gran voce l’inesistenza del problema sicurezza.

Poco dopo esce un altro rapporto, quello sulla popolazione penitenziaria in Italia, dove si scopre che su 65.000 reclusi ben 24mila (il 37% del totale) sono stranieri! E poichè gli immigrati sono circa cinque milioni in tutto, mentre gli italiani sono circa 55 milioni, il tasso di incidenza reciproco è circa sestuplo – 0,48% contro 0,073%.

Com’è possibile? I numeri parlano chiaro – ma occorre essere onesti nel maneggiarli!  Il rapporto della Caritas parla di REATI commessi da immigrati REGOLARI, l’altro fa riferimento ai CARCERATI. Gli immigrati REGOLARI commettono reati in misura doppia degli italiani, quelli IRREGOLARI molto di più; nell’insieme finiscono in carcere sei volte più degli italiani. In altre parole, c’è una prima sostanziale differenza tra italiani e stranieri, ed un’altra notevolissima tra immigrati regolari e clandestini.

La logica conclusione sarebbe: il problema sicurezza esiste eccome, e per risolverlo è necessaria una lotta serrata all’immigrazione clandestina. Purtroppo da parte della sinistra c’è un atteggiamento stranissimo, che nasce da un giusto sentimento di umana pietà verso chi è più sfortunato, passa attraverso i residui ideologici del terzomondismo veteromarxista, e sfocia in una non dichiarata contrarietà ad ogni regolamentazione dell’immigrazione – e dunque, in pratica, alla giustificazione aprioristica della clandestinità. Posizione insostenibile praticamente, oltreche sbagliata in teoria: negare il contrasto all’immigrazione clandestina vorrebbe dire spalancare le porte ad una valanga inarrestabile, che in pochissimo tempo sommergerebbe la nostra società ed in particolare il nostro asmatico welfare state che già così di fatto è insostenibile.

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Immigrazionismo

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6 Risposte to “Immigrazione: numeri, equivoci e ideologie”

  1. Elia Martini said

    Ma se già essere clandestini è un reato, tutto il vostro ragionamento decade. Gli irregolari commettono un reato solamente per il fatto di essere irregolari, ma è un reato che non minaccia direttamente la mia sicurezza.
    Perchè non parlate delle statistiche ONU, secondo le quali la microcriminalità in italia è scesa negli ultimi 15 anni nonostante la crescente immigrazione, considerando l’italia uno dei paesi più sicuri al mondo.
    Purtroppo esistono aree politiche che costruiscono parte del proprio consenso sulla paura, e per questo agitano i loro fantasmi ingigantendo problemi che in realtà sarebbero molto meno minacciosi.

    • ikzus said

      Mi pare che Lei non abbia centrato il problema: se il centrodestra costruisce il proprio consenso sulla paura, è perché il centrosinistra non se ne occupa – in altre parole, la paura non è causata dal CD, c’è e basta, si può occuparsene come fa il CD, o negare il problema, come fa il CS.

      Ma il nucleo della questione è ancora un altro: è giusto o no regolamentare l’immigrazione? Esiste un ‘diritto assoluto’ all’immigrazione, o ha senso porre dei limiti? Se scegliamo questa seconda opzione, poi ci sarà da vedere quale sia il MODO migliore – e su questo certamente ci si potrà confrontare ed anche dividere; ma rimane fermo che l’immigrazione clandestina non è accettabile, al di là dei problemi di sicurezza. Se invece si opta per la prima risposta, come mi pare faccia implicitamente la sinistra, allora qualcuno mi deve spiegare come pensiamo di gestire milioni (decine di milioni, centinaia di milioni …) di immigrati: chi dovrebbe dar loro un lavoro, una casa, l’assistenza sanitaria, l’istruzione, ed infine la pensione?

      • Elia Martini said

        Mi fa piacere che il nucleo della questione si sia spostato dal teorema “l’aumento dell’immigrazione clandestina è direttamente proporzionale all’aumento della microcriminalità”, al più sensato “il flusso di immigrazione va regolamentato, per consentire la garanzia di condizioni umane al migrante senza creare troppi disagi ai cittadini”.
        Purtroppo l’immigrazione non è facilmente arginabile, e l’Italia diventerà un paese multietnico al pari di Germania, Gran Bretagna e Francia. Quello che si può fare è che ciò avvenga nella misura e maniera più corretta possibile. Inquadrare l’immigrato come un fenomeno inevitabile da gestire e non come un nemico da combattere perchè viene solamente a delinquere, credo che ci consenta di avere una visione più lucida e di andare nella giusta direzione.
        Per quanto riguarda la paura, quella nei confronti del diverso c’è e c’è sempre stata, la differenza è tra chi la cavalca e chi prova a comprenderla ed esorcizzarla.

  2. SomeOne said

    Caro Pietro, ti leggo spesso, e in genere taccio. Qualche volta mi è difficile, come nel caso di “Immigrazione: numeri, equivoci e ideologie”.

    Vedi, sono convinto che la questione dell’immigrazione sia tutt’altro che semplice, e che esige per essere affrontata ben altro che le ricettine semplicistiche che vedo sfornare sia da destra che da sinistra. Il razzismo della destra ovviamente non è equiparabile alla pochezza di idee della sinistra, ma tant’è, non ne andiamo fuori in nessun caso. Tuttavia, il problema per noi cristiani è diverso. Il problema, per noi, ha un peso ben diverso dalla semplice questione di appartenenza politica, di schieramenti o di boutade elettoralistiche. Per noi, caro Pietro, è questione decisiva, dirimente. E’ la parola di Gesù che ci chiama in causa, senza sconti e senza grandi possibilità di interpretazioni. Ti invito a rileggere il capitolo 25 del Vangelo di Matteo. Ci salveremo oppure no per queste scelte. Con questo ci dobbiamo misurare. Di fronte a ciò, penso converrai che le schermaglie politiche sono ben poca cosa.

    Un caro saluto.

    • ikzus said

      Non ho capito tanto cosa vuoi dire: proponi di aprire le frontiere a chiunque voglia venire? Per me c’è mica problema; solo che salta il nostro modello di società statalista e ipergarantista. La contraddizione delle sinistra (per quanto si possa ancora parlare di sinistra …) mi pare fondamentalmente proprio questo: la società collettivistica è di per sé autoescludente, mentre l’apertura potrebbe realizzarsi senza difficoltà in una società individualistica. Naturalmente, poi emergerebbero i problemi di identità e cultura, ma anche anche questi sono un problema solo nella misura in cui la politica decide le nostre vite: se ipoteticamente vivessimo in una società del tutto libera, anche quei problemi non ci sarebbero. Non per nulla, gli USA sono da secoli il principale Paese di destinazione dei flussi migratori da tutto il mondo (3 milioni ogni anno), e non hanno i nostri problemi.

      Ma forse intendevi dire altro? Ti confesso che non capisco tanto come la pagina del giudizio universale possa aiutarci ad affrontare concretamente il problema.

      • SomeOne said

        Carissimo, non aiuta a risolvere concretamente il problema. Quello tocca a noi. E’ nostro compito realizzare il Regno di Dio nella storia. Ma le soluzioni concrete che adotteremo, per noi cristiani, non possono prescindere da: “Ero forestiero e mi avete ospitato”.

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