ALEZEIA

La verità vi farà liberi

La Grande Crisi e gli scheletri nell’armadio

Posted by ikzus su 15 settembre 2009


Nel discorso alla Federal Hall di New York, Obama ha detto ancora una volta ciò che tutti vorrebbero sentire (pare sia la sua specialità): meno mercato, più politica! Occorre una riforma della finanza, e questa volta dev’essere nientemeno che mondiale! «Non torneremo ai giorni delle azioni sconsiderate e degli eccessi incontrollati alla base della crisi, dove troppi erano motivati solo dall’appetito per i bonus. […] Un anno fa abbiamo sperimentato come il mercato può sbagliare, come la mancanza di regole di buon senso possa portare eccessi e abusi. A un anno di distanza è essenziale approvare le riforme che impediranno a una crisi come quella attuale di ripetersi».

Ora, che il mercato abbia bisogno di regole, è una verità lapalissiana: senza regole non c’è mercato, ma jungla. Ad esempio, è essenziale tutelare il diritto di proprietà privata, che come spiegava il famoso economista Ricossa ai suoi fortunati studenti (tra cui io) è fondamentale anche per i ladri: infatti, essi lo violano, ma non lo contestano, diversamente sarebbe inutile appropriarsi di alcunché!

Ma la questione di cui stiamo parlando è assai più concreta delle speculazioni filosofiche degli studiosi: purtroppo, con la scusa dei ‘danni’ del mercato e della preminenza della politica, si sta cavalcando la crisi per impostare una specie di governo mondiale, un’Unione Sovietica all’acqua di rose. Allora può essere interessante riflettere sulle origini remote e sulle cause profonde di questa crisi, che guarda caso sono ben poco economiche e assai politiche, di quella politica ‘buonista’ che invece di far del bene produce danni devastanti.

C’era una volta in America un’amministrazione democratica, che desiderava tanto (e giustamente) l’integrazione delle masse di immigrati che si riversano continuamente sul suolo statunitense – tre milioni all’anno, pare; la prima meta mondiale dei flussi migratori -. Siccome l’ottica di sinistra è quella socio-economica, invece che valoriale, il problema principale era secondo loro farli arricchire, o perlomeno diminuire la loro povertà, così tutto sarebbe andato a posto. Ed in primo luogo, era necessario che avessero una casa di proprietà. Peccato che le banche normalmente non prestano soldi a chi ha poche possibilità di restituirli; a meno che la politica non intervenga, ‘aggiustando’ le regole del crudele mercato: ed ecco a voi i mutui subprime, da cui tutto è nato.

La prossima volta che sentite qualcuno parlare del ‘necessario intervento della politica volto a raddrizzare le storture del mercato’, passategli uno dei link qui sotto.

Real cause of the subprime mortgage crisis

La crisi dei subprime? Colpa del Presidente. Bill Clinton, non Bush

Le origini e gli sviluppi della crisi americana

Gli errori di Clinton alla base della crisi

Alle radici di questa crisi

La crisi finanziaria (3): l’economia libera ha bisogno di regole

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