ALEZEIA

La verità vi farà liberi

I RACCOLTI DIMINUISCONO INSIEME ALLE TEMPERATURE

Posted by alenu su 14 luglio 2009


The Sunday Telegraph, 14 GIUGNO 2009

I nostri politici non hanno notato che il problema potrebbe essere che il mondo non si sta scaldando ma raffreddando

di Christopher Booker

Per la seconda volta in poco più di un anno sembra che il mondo si stia avviando a una pesante crisi alimentare, grazie al nostro vecchio amico “il cambiamento climatico”. In molte parti del mondo di recente il tempo non è stato brillante per gli agricoltori. Dopo un inverno paurosamente freddo, giugno ha portato pesanti nevicate in parti del Canada occidentale e negli stati settentrionali del Midwest americano. Nel Manitoba la settimana scorsa erano -4ºC. Il Nord Dakota ha avuto la sua prima neve in un mese di giugno da sessant’anni a questa parte.

Si sono registrate nevicate di mezz’estate non solo in Norvegia e nei Cairngorms, ma perfino in Arabia Saudita. Almeno nell’emisfero meridionale è inverno, ma le nevicate in Nuova Zelanda e Australia sono state anormali. Ci sono state gelate in Brasile e altre parti del Sud America hanno avuto siccità prolungata, mentre in Cina hanno dovuto affrontare piogge anormali e grandini improvvise, che in una provincia hanno provocato 20 vittime.

Niente di tutto ciò ha granché rallegrato gli agricoltori. In Canada e Nord America la semina estiva del mais e della soia è molto indietro, con la prospettiva di raccolti ridotti e di peggiore qualità. Le riserve di grano si prevede che diminuiranno del 15 per cento l’anno prossimo. Le riserve di soia, usata come mangime per gli animai e per molti cibi confezionati – si prevede che scendano al livello più basso in 32 anni.

In Cina, la più grande produttrice di grano del mondo, stanno combattendo il tempo atroce per riuscire a fare il raccolto (in una delle province hanno perfino sparato gusci chimici sulle nuvole per trasformare grandine gelata in pioggia). Nel nord est della Cina la siccità ha devastato i raccolti con una piaga di insetti e malattie. In paesi come l’Argentina e il Brasile la siccità ha causato una tale confusione che la settimana scorsa un veterano della produzione di grano USA ha detto: “In 43 anni non ho mai visto un declino del genere che stiamo vedendo in Sud America.”

In Europa, il tempo è stato un fattore nella prevista resa nell’Europa dell’est e in Ucraina, molto al di sotto della media . […]

Ci sono ovviamente molti motivi per preoccuparsi della capacità del mondo di sfamarsi, ma uno di questi è indubbiamente la diminuzione delle temperature del mondo, che ha portato più freddo e neve dal 2007 di quanti ne abbiamo avuto per decenni.

Ci sono tre fattori vitali per le coltivazioni: il sole, la pioggia sufficiente e l’anidride carbonica di cui necessitano per la fotosintesi. Come ci dicono in continuazione, di quella robaccia là, la C02, ne abbiamo ancora tanta, quella inquinante di cui i politici sono cos’ ansiosi di sbarazzarsi. Ma non c’è granché che possano fare per il sole o la pioggia.

Sono più di 200 anni da quando il grande astronomo William Herschel osservò la correlazione fra prezzi del grano e macchie solari. Quando queste ultime erano poche, notò, il clima diventava più freddo e più secco, i raccolti diminuivano e i prezzi del grano aumentavano. Negli ultimi due anni l’attività delle macchie solari è scesa al suo livello più basso da un secolo a questa parte. Una delle nostre più grandi preoccupazioni è che i nostri politici sono così fissati all’idea che la CO2 causi il riscaldamento globale che la maggior parte di loro non ha notato che il problema potrebbe essere, al contrario, che il mondo non si sta scaldando ma raffreddando, con tutte le implicazioni che questo ha per la fame nel mondo.

E’ giusto che un altro fattore nell’alimentazione mondiale siano i milioni di ettari di terreno agricolo che si stanno convertendo a coltivazioni di bio-combustibili, L’anno scorso perfino gli esperti della Commissione europea ammisero che, per raggiungere i target che si era data l’UE, dovremo prima o poi usare quasi tutti i terreni attualmente utilizzati per piante da alimenti in Europa. Ma questo non li ha indotti a cambiare politica. Preferiscono che si muoia di fame piuttosto che cambiarla. E l’UE, ricordiamoci sempre, adesso è il nostro governo – quello per il quale la maggior parte di noi non ha votato nelle ultime elezioni.

Copyright 2009, The Sunday Telegraph

[traduzione di Alessandra Nucci]

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