ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Crepare come un cane

Posted by ikzus su 9 febbraio 2009


L’anno scorso la rete fu attraversata da un brivido: uno pseudo artista aveva voluto lanciare l’ennesima provocazione, mettendo in mostra un cane legato ad una corda, e lasciandolo morire di fame e di sete nell’indifferenza dei visitatori. L’appello conteneva anche una serie di foto impressionanti:

cane6 cane1 cane4 cane3 cane5 cane2

Ovviamente, si trattava di una bufala: nessuno farebbe mai una cosa simile.

Non ad un cane.

Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per intendere, intenda!»
Lc. 8,8

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18 Risposte to “Crepare come un cane”

  1. Cristiani per servire
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire
    e-mail previtefelice@alice.it
    Il Presidente
    Comunicato Stampa.

    La “Convenzione per i diritti delle persone con disabilità” adottata dall’ONU nel dicembre 2006, elabora i diritti civili e politici delle persone con disabilità ed alla partecipazione di diritto alla salute al lavoro ed alla protezione sociale.

    Riconosce il cambiamento radicale di atteggiamento della società verso queste persone per raggiungere la piena eguaglianza, considerandoli individui con menomazioni in un contesto che diventa disabilità.

    In mezzo a tanto bailamme di opinioni convergenti o divergenti, sbagliate o giuste, mi permetto di fare un’osservazione come la farebbe un qualsiasi cittadino dopo aver letto la “Convenzione”, che “parla” chiaramente del diritto del malato in qualsiasi fase, anche terminale, a cui nessuno può rifiutare assistenza, tanto meno alimentazione.

    La “concentrazione giusta di rispetto del caso Englaro, mette in ombra le 2000/3000 famiglie che si tengono ed curano da anni i loro parenti in stato vegetativo e di cui nessuno ne parla, mettendo totalmente in ombra altre tragedie, come quelle dei malati mentali e delle loro famiglie che si devono confrontare quotidianamente con loro.

    Detto questo perché si complica l’iter di ratifica della “Convenzione” con ulteriori provvedimenti legislativi od “altro” e conseguente perdita di tempo a ribadire un concetto ampiamente espresso dall’art.25/f della “Convenzione” e chiaramente espresso dall’art.32 /2 della Costituzione Italiana.?.

    Perché è stata “approvata” la “Convenzione” in maniera sollecita dal Senato col disegno di legge n.1279 ed ora in esame col n.2121 presso la Camera dei Deputati, senza “visionare” le n/s Petizioni?

    A meno che, come sarebbe auspicabile, non si voglia apportare modifiche in favore della vita per quanto riguarda una parte della “Convenzione” dove si nota fra le righe possa avvallare od includere metodologie e limitazioni delle nascite che sono la negazione di un diritto alla vita.

    Se queste “enunciazioni” venissero applicate, ripeto ancora una volta come fatto nelle n/s Petizioni, giacenti in Parlamento, potrebbe accadere che TUTTI i disabili, specie gli handicappati psichici, potrebbero subire forme di eutanasia ed quindi negato non solo un diritto alla nascita, ma anche alla vita.

    Chi ha orecchie da intendere, intenda.
    Previte
    http://digilander.libero.it/cristiani per servire
    Art. 25 lettera f) della “Covenzion e sui diritti delle persone con disabilità” dell’ONU, recita :”Gli Stati Parte devono impedire il rifiuto dell’assistenza sanitaria o dei servizi sanitari nonché di alimenti liquidi a causa della disabilità”
    Art. 32 della Costituzione Italiana “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”

  2. Dino said

    Una persona è libera ed ha diritto di Vivedere con dignità; non si è condannati a vivere!
    La Pietà è una delle caratteristiche del Cristiano, non scordiamocelo.
    Eliana è in Paradiso, ma in ritardo di 16 anni almeno, per colpa di chi ha voluto prolungarle l’agonia.

  3. Signor Dino,ognuno di noi è libero,la democrazia è libertà, non libertinaggio,ma non si può uccidere una persona,come è avvenuto nel recente “caso Englaro”, una disabile che non ha potuto difendersi!Anche se il caso è umano, non è ammissibile togliere la vita con la sottrazione di acqua e cibo, questa è stata una terribile sofferenza.E’ stata una sentenza che ha “ucciso”, perchè la legge sovrana è la Costituzione e all’art.32 2° e 3° cpv.è molto chiara e non è stata rispettata.Se si continua così, potrebbe accadere che tutti i disabili, specie gli handicappati psichici,potrebbero subire forme di eutanasia e quindi negato non solo un diritto alla nascita, ma anche alla vita.Previte

  4. amedeo borongo said

    invidio le vostre certezze

  5. Gentile Signor Amedeo Borongo,nelle opinioni convergenti o divergenti, sbagliate o giuste sul “caso Englaro” è bene conoscere :
    art.32 1° e 2° cpv della Costituzione Italiana regina delle leggi: “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
    art.25/f della “Convenzione sui Diritti delle Persone” con Disabilità” dell’ONU in esame in questi giorni alle Camere, che recita “Gli Stati Parte”, come l’Italia, “devono impediere il rifiuto dell’assistenza sanitaria o dei sercizi sanitari, nonché di alimenti o liquidi a causa della disabilità”.
    Ribadisco quanto detto al Signor Dino, il “caso Englaro” è pieno di umanità, sofferenza e comprensione, ma purtroppo su una disabile che non si poteva difendersi.

  6. amedeo borongo said

    gentilissimo signor previte,
    io non posso che ribadire che Le invidio le Sue certezze.
    a me che non sono un giurista ma un semplice cittadino, né l’Articolo della Costituzione, né tantomeno l’Articolo della Convenzione internazionale, che Lei cita – e La ringrazio delle Sue preziose segnalazioni – sembrano di interpretazione così univoca.
    non posso che sottolineare che costituzionalisti della statura di Gustavo Zagrebelski sembrano propensi a interpretare l’Articolo 32, 1° e 2° cpv della Costituzione in senso opposto al suo, e che statisti cattolici praticanti come il Presidente Carlo Azeglio Ciampi e il Senatore Giulio Andreotti hanno pubblicamente espresso il loro sostegno al Presidente Napolitano, dando torto al Presidente del Consiglio Berlusconi.
    Cordiali saluti
    a. borongo

  7. Gentile Sig.Borongo,
    sono un semplice cittadino che “guarda” al domani e non un “politico”.Qui non si tratta di dare ragione all’uno o all’altro.
    La “Convenzione” ONU ha tanti meriti, fra i quali va certamente inserito quello che alle persone disabili, in qualunque condizione si trovino,non sia possibile rifiutare l’alimentazione e l’idratazione.Oggi che si “parla” tanto di Costituzione, bisogna sempre ricordare che è la “regina” dei dispositivi legislativi alla quale di deve “guardare”.Quando non la si rispetta, si va contro un provvedimento nel quale estensori della stessa,sono state tutte le forze politiche… e non erano ambigue.
    Non ce lo dimentichiamo!

  8. amedeo borongo said

    Gent.mo Sig. Previte,
    chiedo venia se abuso della Sua pazienza, ma io proprio non riesco a trovare in queste parole:
    “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
    La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”
    un’indicazione univoca sul caso specifico di Eluana Englaro.
    Per quanto mi sforzi, mi sembra – nella mia enorme limitatezza – che il primo capoverso sia per la “non obbligatorietà” dei trattamenti sanitari, a meno che non esista una legge che li renda tali; il secondo sembra prescrivere un criterio per la stesura di eventuali leggi che regolamentino, appunto, l’eventuale obbligatorietà di alcuni trattamenti sanitari.
    Questo criterio è il “rispetto della persona umana”.
    Io non riesco a leggerci dentro altro.
    Rimango quindi senza certezze, e con questi miei interventi non intendo dare ragione a nessun “politico”; però me la sento, questo sì, di dare torto a priori a quelli che, quale che sia il loro partito di appartenenza, dimostrano con le loro azioni e le loro parole di non rispettare ma anzi di disprezzare la Costituzione della Repubblica Italiana.

  9. Signor Borongo,la “storia” è molto lunga, comunque se si riferisce al “caso Eluana Englaro”( che sarebbe l’ora di dimenticare questa persona finita, la cui sofferenza è stata notevole) ha subito una mancanza di una normalissima alimentazione e idratazione, “situazione” del “non rispetto della persona umana”.
    Le sembra poco?
    La concentrazione di questo “caso” mette in ombra le 2000/3000 famiglie che si tengono e curano da anni i loro parenti in stato vegetativo e di cui nessuno ne ha mai parlato e parla, mettendo totalmente in “ombra” altre tragedie, come quelle dei malati mentali e delle loro famiglie che si devono confrontare quotidianamente con loro.
    Dove sono stati fin’ora i politici ed i giuristi che Lei cita?
    Ricambio migliori saluti.

  10. Guido Luciano Fuscà said

    Ciao Pietro,

    Riporto, come previsto, quanto già scritto nel topic “chi”, per comodità di lettura.
    Con un’aggiunta alla fine.

    Ho letto quello che scrivi sul caso Englaro. Purtroppo non sono annoverabile tra coloro che hanno una posizione ben precisa, forse perché non riesco a parlarne facilmente. Non mi è facile discutere su cosa fosse giusto davanti a una tv comodamente seduto in poltrona: certe situazioni bisognerebbe viverle e io francamente non me la sento di dire qualcosa a una famiglia che ha passato quello che ha passato in questi 16 anni, mi sembrerebbe di mancare di rispetto. Certo il problema me lo pongo, comunque, tutti i giorni, anche perché queste vicende sono meno lontane da noi di quanto possiamo immaginare.
    Ormai si va verso l’utilizzo di ritrovati tecnologici che consentono di prolungare la vita di un essere umano, cosa inimmaginabile anche solo all’epoca dei nostri genitori, ma verrebbe da chiedersi con quali esiti e quali speranze.
    Ma non essendo nella testa di chi vive attaccato a una macchina, non posso rispondere a questa domanda. Per questo ci sono effettivamente gli specialisti della scienza medica.
    Tuttavia pongo un problema che in questa vicenda ritengo abbia un ruolo rilevante.
    I protagonisti della vicenda non hanno agito in una situazione di arbitrio, perché hanno fatto valere un loro diritto dinanzi a organi giurisdizionali. I quali hanno accolto le loro ragioni.
    Sarà una mia deformazione professionale, ma purtroppo, comunque la si pensi, non credo si possa prescindere e disattendere a cuor leggero una sentenza o più sentenze, altrimenti mi chiedo in quale Stato vivremmo.
    In altre parole. Possiamo noi impedire che vengano eseguite sentenze della Cassazione o del TAR?
    Possiamo discutere nel merito, quantomeno, sul ruolo che in questa vicenda ha avuto la decisione di accertare la volontà della persona non in via diretta (non potendo essere direttamente interpellata) ma tramite testimoni.
    Difatti, se non sbaglio questo è uno dei punti su cui si discute il testo della legge sul testamento biologico. Ma se poi una sentenza accerta il diritto di staccare il sondino, io credo che tale decisione vada rispettata.
    Sulla vicenda in sé, mi limito a richiamare l’articolo di Panebianco (Corriere della Sera) di qualche giorno fa, su un “silenzioso terzo partito” quello “di chi pensa che occorrerebbe coltivare, nella riservatezza e nella discrezione, una zona grigia, protetta da una necessaria ipocrisia, nella quale le decisioni sul caso singolo (sempre diverso, almeno per qualche aspetto, da qualunque altro caso singolo) restano affidate alla sensibilità e alla pietas del medico che ha in cura il malato e ai sentimenti delle persone che lo amano”.
    Non sappiamo se chi è in coma da così tanto tempo abbia ancora percezioni, desideri vivere così o vorrebbe essere liberato dalle sofferenze.
    Però, da cristiano, quale mi ritengo essere ancora, mi chiedo perché nessuno mi spiega il significato di questo canone del Catechismo della Chiesa Cattolica, che sento citare poco: “2278 – L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.(http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm)”.
    Prolungare una situazione di SVP per 16 anni è o non è una procedura medica sproporzionata? E in questi casi la richiesta di interruzione della procedura non viene presa da una persona che ne ha il diritto legale “rispettando la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente”?
    Infine la politica.
    Molto clamore in queste ultime settimane e mesi. Ma la mia domanda è una sola. Dove era la politica quando Piergiorgio Welby scrisse al Presidente Napolitano per dire che la sua condizione di vita era insostenibile? Non era già quella un’occasione che si presentava per finalmente aprire una discussione in Parlamento e nelle sedi politiche di questo tema che ormai sui giornali viene definito “fine vita”?
    Non sarebbe stato meglio occuparsene all’epoca, per evitare di dover ricorrere a un decreto legge come quello proposto venerdì scorso?

    Nella speranza di aver contribuito in minima parte al dibattito, un caro saluto.

    Guido Luciano Fuscà

    P.S.: l’aggiunta alla fine riguarda il caso della Convenzione Onu sulla disabilità.
    Credo che il principio del divieto di rifiutare le cure ai disabili non necessariamente contrasta con i principi costituzionali, specificamente all’art. 32 che stabilisce anche che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Come a dire: le cure non si possono rifiutare, sempre che siano richieste o siano imposte per legge.
    Qui bisognerebbe fare chiarezza perché il principio del diritto di rifiutare le cure, se non sbaglio, è la chiave della sentenza di Cassazione sul caso Englaro.
    Il punto credo riposi nel concetto che ho detto prima, sulla volontà del paziente, nel caso concreto ricostruita tramite testimonianze.
    Se non sbaglio sarà questo uno dei punti su cui si incentra uno dei dibattiti sulla legge che dovrebbe essere emanata dal Parlamento.

  11. Sono molto dolente di ritornare sul”caso” della ragazza “morta” ad Udine nella Clinica “La Quiete”, una dolente “situazione” ed un caso di umana comprensione, ma avvenuto su una disabile che non ha potuto decidere.Mi chiedo e chiedo : può un individuo avere il diritto, sia esso un legislatore o un magistrato sostituirsi al decorso naturale di una vita decretandone la fine?
    Nel “caso” specifico,il richiamo all’art.32 da me sopra citato,non è stato rispettato, in quanto la “fine” di quella disabile è stata determinata dall’applicazione di un protocollo sanitario compiuto da medici, su sentenza del magistrato, che dovrebbe applicare la legge, che in casi simili ancora non esiste.Questo “fatto” è stato compiuto anche non tenendo conto dell’art.25/f della “Convenzione per i diritti delle persone con disabilità”, che l’Italia ha sottoscritto nel 2007.In una sola parola si possono evitare le cure eccessive, ma non sospendere l’alimentazione e l’idratazione,in quanto non trattasi di cure terapeutiche, ma soltanto di eutanasia per omissione.
    Previte

  12. amedeo borongo said

    “Se si chiede a un cittadino di esprimersi su questi argomenti, credo che la prima, istintiva, reazione, sia di guardare alle proprie personali esperienze o di immedesimarsi in quelle degli altri. Per quanto mi riguarda, c’è un’esperienza personale che mi fa riflettere. Ho avuto un aborto terapeutico, molti anni fa. Al quinto mese di gravidanza ho saputo che il bambino che aspettavo era malformato e per i due mesi successivi ho cercato di capire, con l’aiuto dei medici, che cosa potevo fare, che cosa fosse più giusto fare. Al settimo mese di gravidanza sono dolorosamente arrivata alla conclusione di dover abortire. È stato un parto prematuro e una ferita che non si è rimarginata.”

    Tratto da un’intervista di Veronica Lario, moglie del presidente del consiglio silvio berlusconi, al Corriere della Sera (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/04_Aprile/08/veronica.shtml)

    Il padre di quel bambino malformato è lo stesso silvio berlusconi. Non risulta che si sia opposto alla decisione di praticare il cosiddetto “aborto terapeutico”.
    La legge italiana lo consente.
    La morale cattolica lo proibisce.
    Nella sua vita personale, il presidente del consiglio ha scelto di togliere la vita a suo figlio perché era malformato.
    Lungi da me il volerlo giudicare, ma secondo gli standard morali del Sig. Pietro Castagneri, se non li ho interpretati male, il presidente berlusconi si potrebbe definire “un assassino”. Usando le parole che il Sig. Castagneri usa, il presidente berlusconi è un papà che alla fine è riuscito a far morire suo figlio.

    Forse vale la pena riflettere su questo punto.

    • ikzus said

      Caro Sig. Borongo, Lei ha colto assai bene il mio punto di vista: tra aborto ed eutanasia c’è un filo logico evidente, chi ammette il primo non può che accettare anche la seconda. Chi uccide un essere umano, in qualunque condizione sia (nascente, terminale, a metà strada) è per definizione un omicida, un assassino; e questo indipendentemente dalla legge. Per uscire da questa crudele ma inevitabile condanna ‘etimologica’, è necessario togliere la patente di umanità ai soggetti coinvolti, o perlomeno svalutarli a “uomini di serie B” (il bimbo nel grembo materno non è ‘ancora’ uomo, Eluana è un vegetale, ecc.) e come insegna l’infame Peter Singer (riportato su questo blog), a quel punto non c’è più limite all’uccisione ‘lecita’ di esseri umani, basta mettersi daccordo ‘democraticamente’. Non dimentichiamo che i nazisti andarono al potere tramite legittime elezioni, ed ebbero l’appoggio di gran parte della popolazione fin quasi alla fine; analogamente successe alla Rivoluzione Francese, trasformatasi ‘democraticamente’ nell’incubo del Terreur. Se la democrazia non si fonda su basi etiche, ed in esse non trova il suo limite, non c’è garanzia che non si trasformi in regime antiumano.

      Vorrei ancora farLe notare che qui non si tratta di religione, ma di quale concezione dell’uomo abbiamo, e di quale società vogliamo costruire.

  13. borongo said

    Credo di non aver colto per niente il suo punto di vista, o per lo meno, se l’ho colto ne sono rimasto estremamente confuso.
    Se il Sig. Englaro è un assassino, e lo è anche il Sig. Berlusconi, come mai lei ha scritto una lettera terribile al primo, e sembra compiaciuto e lieto che il secondo sia saldamente al potere in italia? Mi sembra evidente che lei non considera il signor Englaro idoneo a guidare un paese, in quanto peggiore di Hitler, Mao, Stalin, Pol Pot; e secondo lei il signor Englaro è peggiore di questi orribili despoti perché ha ucciso sua figlia.
    Ma allora anche il Signor Berlusconi, usando la sua logica, è peggiore dei più orribili despoti della storia.
    Sono molto, molto confuso.

  14. E’ indubbio che da tempo in Italia si registrano tentativi di legalizzare l’eutanasia( terza fase di una triade :divorzio,aborto, eutanasia), trascurando problemi,prioritari,immediati ed urgenti di assistenza ai malati gravi.Purtroppo c’è chi vorrebbe spingere la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri, attraverso una, anche se impropria, “licenza di uccidere” in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate, il padre della medicina che adottava il principio “non darò a nessuno alcun farmaco mortale neppure se richiestomi,nè mai proporrrò un tale consiglio”.La medicina ed il dovere del medico sono di proteggere la salute, guarire, confortare nel rispetto della libertà ( e non libertinaggio) la dignità della persona, un impegno a favore della vita e non della morte.Dato che ancora una volta si richiama il “personaggio” della clinica “La Quiete”, così non è stata presentata la discussione, si corre il rischio di considerare la così detta pietà per le sofferenze insopportabili, come uno strumento che porta all’eliminazione della vita che non avrebbe alcun valore.Si tratta di considerazioni molto pericolose perchè potrebbero coinvolgere malati di Alzheimer,disabili fisici, handicappati mentali, bambini anomarli, come in Gran Bretagna che è stato chieso alla Suprema Corte “il suicidio assistito per i depressi”.In sostanza l’eutanasia ed il testamento biologico ha posto la politica molto lontana dalla vita, perchè questa è stata ridotta al concetto della morte, ad una speculazione di basso livello che merita una riflessione onesta e non mortificante da parte della politica indifferenti di dare risposte concrete alle questino della vita e non della morte. Previte

  15. malandri said

    les gens qui sont capables de laisser mourir de faim 1 animal ne peuvent pas etre sensiblibles a l art

  16. Cristiani per servire
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire
    e-mail previtefelice@alice.it
    Il Presidente
    L’incapacità giuridica di intendere e volere e l’imputabilità per i malati di mente.

    L’allarme sociale del gravo fatto avvenuto ad Avetrana, non ultimo e come del resto in altre vicissitudini avvenire, in cui lo zio Michele Misseri, reo confesso, ha ucciso Sara Scazzi, riapre il nodo della perizia psichiatrica per raggiungere quella metodologia giuridica della “incapacità di intendere e volere” a volte decisamente incomprensibile e mostruosa, quindi, forse, consequenziale della non imputabilità del soggetto autore del misfatto.

    Non si può decisamente affermare che il raptus di cui sopra sia dovuto ad una infermità mentale, ma si deve considerare che per “disagio mentale” gli psichiatri definiscono situazioni diverse tra loro quali disturbi del comportamento, panico, ansia, depressione, psicosi, disturbi bipolari, schizofrenia, disturbo a volte cronico o recidivante che interessa l’età giovanile-adulta ed i pazienti che raramente hanno coscienza di malattia.

    Il problema dell’imputabilità penale nel campo psichiatrico e le varie diagnosi commesse tra psicopatologia e dinamica dei fatti, è argomento che lasciamo alla competenza medico-legale che si dibatte tra le pericolosità sociali del malato di mente e le condizioni mentali dello stesso “imputato”.

    Ma non è pensabile che menti psichicamente instabili, autori di tragedie umane, possano entrare in Ospedali Psichiatrici Giudiziari o rientrare tranquillamente in famiglia e conseguentemente nella società, la quale in tale maniera resta completamente indifesa ed in balia di “costoro” che si devono ritenere socialmente pericolosi.

    Ora nel triste episodio di Avetrana si comincia a “sventolare” ai quattro venti la solita “perizia psichiatrica” un sotterfugio giuridico, spesso e volentieri “sistema” per evitare la prigione o forse per introdurre il reo negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

    In Italia con le leggi 180 e 833 s’intendeva superare quei “specifici ed obbrobriosi” sistemi di cura ipotizzando la riconversione delle strutture e cure capaci di garantire interventi integrati e dignitosi per il malato psichico nelle varie fasi del suo trattamento.

    Per quanto riguarda gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, la cui “scomparsa” doveva avvenire adeguando la normativa penale a quella civile che prevedeva da ben 32 anni la soppressione degli istituti manicomiali, è tutt’ora in netto contrasto con i dettami Costituzionali e le leggi 180 e 833, restando i temi dominanti delle “linee guida” per la chiusura degli ex.o.p. mirati ad una corretta assistenza ed ai necessari interventi riabilitativi di tutti gli “ammalati” di questo tipo considerandoli persone invalidate da lunghi periodi di ospedalizzazione o di permanenza in famiglia.

    Ancora oggi ci domandiamo a seguito delle leggi di cui sopra che hanno stabilito la chiusura di tutti i “manicomi” senza distinzione alcuna, perché sono in atto ed ancora aperti 6 Ospedali Psichiatrici Giudiziari e qual è l’utilizzo di quest’ultimi ?

    A chi servono e a che servono? ( ivi compresi i 7 Ospedali Psichiatrici Privati ?).

    Questi “malati” ricoverati negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari non possono, per mancanza di una specifica legge, che seguire la stessa modalità e diritti degli altri ammalati, considerati e tutelati “nel rispetto della dignità e dei diritti civili garantiti dalla Costituzione”, secondo la volontà del Legislatore che ha voluto porre fine alla sanzione ufficiale di privazione della libertà e di segregazione di esseri umani assicurando un concreto miglioramento del trattamento terapeutico socio-assistenziale-riabilitativo, ancor oggi molto approssimativo.

    Ancora una volta auspichiamo che nei 5 Punti Programmatici del Governo Berlusconi e l’intendimento delle Istituzioni Legislative si facciano carico di riforme urgenti e gravi problemi del disagio psichico di cui da tempo ci siamo occupati e preoccupati, invece di formalizzare in inutili e dannose litigiosità che non servono né a coloro che gestiscono la res pubblica né ai cittadini !
    http://digilander.libero.it/cristainiperservire Previte

  17. Cristiani per servire
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire
    e-mail previtefelice@alice.it
    Il Presidente
    A margine della celebrazione del 60° Anniversario della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali e del Convegno Internazionale avvenuto oggi 3 novembre 2010 a Roma al Palazzo Barberini.

    L’importanza della promozione della salute mentale e la necessità di agire in maniera più efficace e coordinata a livello europeo, sono state sottolineate in varie occasioni da autorevoli responsabili della politica della Commissione Europea e del Parlamento.

    “In Europa troppe violazioni ai diritti dei disabili”, ad affermarlo è il dr. Thomas Hammarberg Commissario Europeo per i diritti umani” del Consiglio d’Europa nel suo “Human Rights Comment”e fra questi, oltre quelli fisici, anche sui maltrattamenti degli handicappati psichici.

    Richiamando la “Convenzione per i diritti delle persone con disabilità” dell’ONU e all’Actio Plan 2006/2015 del Consiglio d’Europa volti a promuovere i diritti e la piena partecipazione nella società, il Commissario Europeo ha voluto porre in evidenza un tema di così elevato aspetto sociale e sanitario.

    Per la difesa di questi principi e per il mancato riconoscimento della situazione degli handicappati psichici in Italia ed in Europa, ho voluto presentare Ricorso alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” , (CEDU), in quanto a seguito di risposta negativa della Commissione Europea a mia Petizione inoltrata il 21 dicembre 2004, veniva motivata per “incompetenza legislativa della UE nel settore della sanità pubblica, compreso l’ambito della infermità mentale.

    Il Ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, avvenuto il 25 ottobre 2006 e rubricato al n. 44330/06 (CEDH-P ItO SM/cbo del 7 novembre 2006 è stato dichiarato “ricevibile” il 6.12.2006 CEDH-LIt.1 SM/cbo).

    In questo Ricorso chiedevo :

    1.) il riconoscimento dei diritti quale handicappato mentale ;
    2.) una specifica Normativa, Risoluzione o Direttiva Comunitaria uguale e con la stessa efficacia in tutti gli Stati membri della UE.

    Con lettera prot. CEDH-LItl.1.OR (CD5) PC/ENI/ahu del 4.12.2008 la “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” “ha dichiarato irricevibile il Ricorso del 2006, in quanto “ il diritto invocato non figura tra i diritti e le libertà garantiti della Convenzione e ne consegue che il Ricorso è incompatibile ratione materiae con le disposizioni della Convenzione, ai sensi dell’art.35/3”.

    Questo “parere” ( e non sentenza pervenuto dopo oltre due anni dalla presentazione del Ricorso ) espresso dal Collegio di quella Corte, ha lasciato una grande amarezza ed indicibile preoccupazione in me e nella comunità della sofferenza per il disconoscere di quei “Diritti dell’Uomo”, che si possono riassumere in una autentica emarginazione, una discriminazione ai sensi dell’art.II-81 della Costituzione Europea e di quei diritti fondamentali che pone la persona al centro dell’azione della UE.

    Il “parere” della CEDU lo lascio alla interpretazione dell’opinione pubblica ed alla “meditazione”, ( che certamente non è stata fatta), nel Convegno Internazionale che si è svolto questa mattina, 3 novembre 2010, a Roma al Palazzo Barberini, per il 60° Anniversario della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”.

    Allora viene spontanea una domanda : se siamo un “corpo unico” “una casa comune”a tutti gli effetti, perché la Comunità Europea non è competente ad emanare una Direttiva Comunitaria limitata e circoscritta per i sofferenti di questa patologia,? (ai sensi del principio di sussidiarietà di cui nel Titolo III° all’art.I-11 comma 1° e 3° e nelle azioni di sostegno e complemento ai sensi dell’art.I-17 lettera a) e perché la CEDU non rispetta questi principi.?

    Se la persona è posta al centro dell’azione da parte della UE tutelando “la sua dignità umana inviolabile” come recita la Costituzione Europea nel Titolo 1° art.II-61, è anche sotto la “sorveglianza” dell’azione del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, nelle cui mansioni rientra l’identificazione delle lacune nelle legislazioni e nelle pratiche dei diritti dell’uomo favorendo la loro piena e completa facoltà negli Stati membri, effettuando visite regolari in tutta l’Europa per dialogare con i Governi e la società civile.

    Ritengo che uno dei problemi più delicati, riguarda la percezione che i cittadini hanno della stessa Costituzione, perchè il passaggio dalla interpretazione teorica alla via quotidiana, questo strumento istituzionale deve essere condiviso dai circa 550 milioni di cittadini europei, perché il percorso di condivisione e di conoscenza deve essere tale da aiutare gli stessi nei principi e nelle regole che tengono presenti le necessità di tutti, compresa la sofferenza mentale, in parte , non considerata.

    Sembra, in sintesi, che vengono “dimenticati” i problemi reali, come quello che andiamo dicendo, che interessano più da vicino direttamente i cittadini, per attirare la loro attenzione su temi spesso di natura giuridica sui quali più lontana, difficile ed in certa misura astratta appare una regolamentazione su un problema di una certa levatura qual è, ad esempio, l’anoressia , la bulimia, la schizofrenia, la depressione, l’autismo, il computer addition , il mobbing ecc.

    Secondo i dati statistici i disabili sono in Europa oltre 50 milioni ed in base a ricerche l’Esemd (European study of epidemiology of mental disease) un cittadino su 3 soffre di disturbi mentali e uno su 7 di depressione o ansia, confermando le parole del Commissario europeo per la Sanità Markos Kyprianou per il quale “la malattia mentale è il killer invisibile in Europa”, a fronte dei gravi rischi per i troppi casi di violenza attuati da persone colpite da sofferenza psichiche nei confronti di parenti, vicini di casa, passanti ecc.

    Non è sufficiente promuovere soluzioni prevalentemente costituzionali di attenzione alla disabilità fisica, se non si aggiungono misure etico-sociali adeguate a dare risposte esaurienti anche a quelle necessità di natura psichica che logorano progressivamente le resistenze dei malati, dei loro congiunti e della società europea.

    “Uniti nella diversità” (art.I-8) i popoli europei, a nostro giudizio, vogliono continuare ad essere un Continente aperto alla cultura, al sapere, alla solidarietà ed alla sicurezza.

    C’è bisogno di una Unione Europea che svolga un ruolo geo-politico di moderazione e proposizione nel campo sanitario, ma anche di iniziative che sappiano articolare sul piano sopranazionale, rispettando identità e competenze degli Stati membri, lo sviluppo dei grandi valori umani, senza cadere nelle tentazioni dell’individualismo e del relativismo, perché è in gioco il futuro che in questo campo sanitario ci pare incerto e problematico non solo “ereditato” in Italia, ma anche in Europa e nelle “vicinanze” della CEDU.

    Ci auguriamo che il Commissario Europeo per i diritti umani Thomas Hammarberg continui all’incremento ed alla possibilità d’intervento nel campo del disagio di patologie psichiche in Europa.

    Ma la famiglia è rimasta sola, malgrado che tutti dicono di difenderla.

    Ripeto ancora alla CEDU avevo richiesto in virtù del Titolo 5° Art.II-104 della Costituzione Europea e proposto nel quadro della strategia comunitaria di salute pubblica:
    a.) provvedimento parlamentare specifico per una Normativa, Direttiva Comunitaria, Risoluzione di riforma dell’assistenza psichiatrica anche in virtù del principio di sussidiarietà e proporzionalità relativo ai portatori di handicap psichici uguale e nella stessa misura in cui vige in tutit gli Stati membri dell’Unione Europea
    b.) l’adozione di servizi reali e specifici nell’ambito delle competenze di ciascun membro della Comunità Europea nel pieno rispetto della dignità delle persone portatrici di handicap psichci cure adeguate in strutture ad alta tecnologia;
    c.) attivazione della ricerca scientifico-farmacologica e sviluppo tecnologico comunitario sulla malattia mentale,come ogni compareto sanitario:
    d.) formazione di un Fondo Economico Finanziario Speciale, anche con il sostegno finanziario della Unione Europea per le persone indigenti dove confluire quelle parti di patrimonio o risparmi che per legge naturale andranno in eredità al “malato”, amministrato da un Ente Pubblico che costituisce naturale continuità che il singolo tutore, curatore, amministratore di sostegno non può fisicamente garantire, il così detto “Dopodinoi”, una dolorosa preoccupazione che assilla le famiglie di questi cittadini.

    Quei pochi aridi dati statistici che ho accennato molto significativi ed indicativi, anche se possono costituire dubbi o perplessità sulla loro autenticità o veridicità tuttavia non ci distolgono dal pensare che i fatti compiuti da menti psicologicamente alterati e di raptus che quasi ogni giorno avvengono nell’ambito della comunità mondiale, costituiscono una verità, una fondamentale dimostrazione di questo grave disagio sociale che ci deve richiamare alla realtà.

    Mentre in ambito Europa dei 27, data la diversificazione di leggi e trattamenti, necessita una normativa d’adeguamento comunitario utile e tale che i membri della UE possano indirizzarsi in maniera omogenea e con meccanismi di perequazione per migliorare la qualità di servizio, cure e reinserimento sociale garantendo sicurezza ai cittadini ed ampia tutela della salute per i sofferenti psichici, cittadini europei che necessitano ed abbisognano più degli altri di promozione della loro dignità e dei loro diritti, “motivazioni che non ho rilevato nella “sentenza “ della CEDU.
    Previte
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire

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