ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Quella disperata fame di morte

Posted by ikzus su 14 novembre 2008


Quasi sempre il male si basa sulla menzogna, come se avesse terrore della verità. Così oggi nei primi 3 quotidiani italiani – Corriere, Repubblica e Stampa – troviamo già nel titolo di prima pagina la medesima dolce sfumatura ingannatrice: «Ora Eluana può morire»; no, prego: DEVE morire. Anche l’Unità inneggia ad una presunta libertà, ma aggiunge la mistificazione dell’«autodeterminazione in ogni fase della vita»; peccato che Eluana non abbia ‘autodeterminato’ proprio nulla, la decisione dei giudici è supportata esclusivamente dalla testimonianza di alcuni soggetti su sue affermazioni di quando era adolescente: come dice il Foglio, hanno inventato il “testamento biologico presunto”! Tanto per farsi un’idea dell’enormità dello strafalcione: per la legge italiana nessuna volontà testamentaria può essere desunta da testimonianze – in parole più semplici: se si tratta solo di soldi, le testimonianze non hanno valore; se si tratta della tua morte, si. Andando poi a leggere gli articoli ed i commenti, le menzogne vanno aumentando in numero e in consistenza: i lettori ignari apprendono così che «ora si può staccare la spina» – ma la spina da staccare non esiste -, procedendo all’«interruzione delle cure» – ma Eluana non ha necessità di alcuna terapia -, vista «l’ irreversibilità delle [sue] condizioni» – ma qualsiasi scienziato decente si guarderebbe bene dall’affermare una tale stupidaggine. Il tutto, è ovvio, nell’interesse della poveretta !!!

C’è da augurarsi, come dice Ferrara, che a questo punto il partito della morte getti la maschera e proponga l’iniezione letale, che almeno risparmierebbe i 13 giorni di agonia per fame e per sete che annientarono Terry Schiavo. Ma al di là della vicenda privata, al di là della mostruosità singola, la fine di Eluana getta una luce spettrale su molta parte della nostra società.

Intanto mette a nudo l’ipocrisia ed il cinismo dei sostenitori del cosiddetto “testamento bilogico”: se esistesse una simile legge, è ovvio che in mancanza di disposizioni del soggetto, sarebbe vietato ucciderlo; quindi Eluana continuerebbe a vivere. Perché questa è eutanasia, cioè soppressione dell’inconsapevole, del non in grado di decidere, del disabile, del malato. Se veramente volessero solo la libertà di morire, lorsignori combatterebbero la ‘libertà di uccidere’. Perché non lo fanno? Perché non dicono chiaramente che la decisione dei giudici è a favore del padre, e non di Eluana?

E questo padre spaventoso, questo infaticabile cercatore di morte, non si rende conto che sta aprendo la porta allo sterminio dei più deboli? Peggio, spalanca la porta all’umanità condizionata, agli umani di serie A e di serie B e C e D … infatti, come spiega Federico Grosso, quella di Eluana «non è più, propriamente, vita umana meritevole di ogni protezione giuridica».

Certo, c’era già tutto in nuce nella legge sull’aborto: la vita del più debole subordinata alla decisione del più forte, persino al di là del vincolo di sangue; questa non è che un’estensione logica, un portare avanti il discorso, come afferma da tempo Peter Singer. La cosa più impressionante quindi non è ciò che sta succedendo, ma il silenzio complice di quasi tutti, non tanto a livello politico – che il centrodestra stavolta ha trovato il coraggio di esprimersi – ma soprattutto a livello culturale. In pratica, la Chiesa Cattolica si conferma come unica realtà in grado di dire una parola chiara e forte contro la mentalità di morte dilagante. E per questo viene attaccata con una ferocia inaudita, soprattutto dalla sinistra, e soprattutto con l’accusa di “ingerenza” nella politica del nostro Paese.

Bisognerebbe mettersi daccordo una volta per tutte: se politica vuol dire “gioco di potere partitico”, allora è giusto che la Chiesa ne stia fuori – ed è esattamente quello che fa: non esiste il partito della Chiesa Cattolica, e in questo specifico caso non esiste alcun interesse che essa debba difendere in proprio. A differenza di molti suoi nemici, la Chiesa agisce per la promozione integrale dell’uomo, non pro domo sua. Sono i cittadini cristiani che legittamamente potrebbero e dovrebbero muoversi a questo livello, e forse così non sarebbe necessario l’intervento esplicito della gerarchia; ma dove sono i laici cristiani, quando si affrontano queste problematiche? Anche qui, lo smarrimento è grande.

Se invece per politica – come insegna l’etimologia, e la storia delle radici greche della nostra civiltà – si intende tutto ciò che riguarda la vita pubblica, al pari di ogni altra aggregazione umana e nel rispetto delle regole democratiche, la Chiesa Cattolica ha tutto il diritto di dire cosa pensa, e di tentare di costruire una società il più vicina possibilie ai suoi ideali. Questo è talmente ovvio, che vien da chiedersi il perché di tanta acrimonia; ed il perché lo spiega, in certa misura, Galli della Loggia: «non vogliamo essere, non ci sentiamo più delle società cristiane. Non vogliono più esserlo non le grandi maggioranze, ma soprattutto le élite intellettuali. […] il cristianesimo, di fatto, […] sia, debba obbligatoriamente essere, invece, un fatto solo privato».

E così, ci siamo arrivati: la grande profezia satanica di John Lennon si avvia verso la sua piena realizzazione. «Imagine there’s no heaven […] no hell below us […] nothing to kill or die for / and no religion too»; che sogno: fine della religione, nulla per cui uccidere e nulla per cui morire. Purtroppo però, se non c’è qualcosa per cui valga la pena morire, ugualmente non c’è nulla per cui valga la pena vivere; paradossalmente, se non hai qualcosa per cui giocartela, la vita perde significato. Nessun inferno da cui sfuggire, nessun paradiso cui aspirare, nessun Padre celeste ad aspettarci, «above us only sky»: sopra di noi, solo il gelo siderale di un cielo deserto; e dentro noi, quella disperata fame di morte.

AVVALLATA L’EUTANASIA SENZA IL CORAGGIO DI CHIAMARLA PER NOME

vedi anche: EUTANASIA

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3 Risposte to “Quella disperata fame di morte”

  1. giovanni said

    gia’, la china e’ cominciata con l’infame legge abortista..
    e’ gia’ una condanna a morte per i piccoli indifesi, da parte di chi, i genitori, dovrebbe accudirli e da parte di chi(i medici) dovrebbe curare la loro salute.
    un caro saluto

  2. Che tristezza.

  3. Dino said

    Amici,
    rispetto per la vita, ma rispetto anche della dignità umana!
    Se la povera Luana, invece di vivere in Italia o in un Paese Occidentale, vivesse in Africa o in un altro Paese del terzo mondo, sarebbe già morta 16 anni fa, e oggi non staremmo qui a parlare di eutanasia. Accanimento terapeutico non è vita!
    Per un cristiano, la vita terrena é solo un passaggio verso la vita eterna, perché vogliamo tenere qui Luana? lasciamo che il Signore l’accolga in Paradiso, come avrebbe voluto lei stessa!

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