ALEZEIA

La verità vi farà liberi

L’eterna illusione del comunismo

Posted by ikzus su 13 ottobre 2008


Diciamolo: è un gran bel periodo per i sinistri! Dopo tante mazzate – la disfatta elettorale ed il correlato trionfo berlusconiano, il terrificante governo Prodi, la ‘conversione’ di Russia e Cina all’economia di mercato, il crollo del Muro ecc. ecc – pare proprio che sia finalmente arrivata l’ora della riscossa: un giorno sì e l’altro anche, il Manifesto spara in prima pagina la fine del capitalismo! Per non essere da meno, Liberazione l’altra settimana ha addirittura richiamato in servizio permanente effettivo il vecchio fossile di Marx, con un nostalgico “aveva proprio ragione LUI”.

Occorre prendere atto di questo fatto: ci sono persone per cui la storia si è fermata 150 anni fa, per cui i 50 milioni di morti della Rivoluzione Culturale cinese, i Gulag, le guerre imperiali sovietiche, e via andare fino alla vergogna del bordello di stato cubano – tutto questo non è mai esistito, e il sol dell’avvenir brilla splendido come sempre nel cielo limpido del credente!

Naturalmente, la maggior parte dei sinistri non sono così allucinati, ma si limitano a godersi il crollo della finanza mondiale, e a chiedersi – come ha fatto con me un’amica nei giorni scorsi – “Dopo la fine del comunismo, vedremo anche la fine del capitalismo?”. In realtà praticamente nessun intellettuale, neanche di sinistra, ritiene che questa crisi sia fatale: Giuliano Amato ha ben rappresentato questo mix di speranza e disillusione, con la battuta di domenica scorsa per cui “il capitalismo ha ormai i secoli contati”! E per quanto pesante sarà la recessione che investirà il mondo nei prossimi anni, per dare un giudizio complessivo sarebbe necessario considerare l’intera parabola dell’economia di mercato: ad esempio, è assai improbabile che in Cina si torni a morire di fame, come capitava prima dell’avento della globalizzazione; o come capita ora in Zimbawe, fino a pochi anni fa considerato il granaio d’Africa, prima che Mugabe nazionalizzasse le fattorie portando il Paese allo sfascio. Quando, alla fine della guerra, la Corea si spezzò in due tronconi, le condizioni socio-economiche erano analoghe al sud come al nord – per la verità il sud era un tantino messo peggio, come il nostro Meridione -; ad oggi, dopo sessant’anni di capitalismo, la Corea del Sud è una potenza economica mondiale, mentre in nordCorea, dopo sessant’anni di comunismo, regna incontrastata la miseria: ecco, per dichiarare il fallimento del capitalismo, bisognerebbe che i due spezzoni si ricongiungessero, il che non pare proprio possibile.

Analogamente, se invece che al passato ci rivolgiamo al futuro, le speranze di una nuova revolucion si scontrano con una semplice realtà: non abbiamo alternative credibili a questo sistema. Chi si entusiasma per il declino statunitense, dovrebbe chiedersi quale altro modello abbiamo a disposizione: la Russia di zar Putin? La dittatura consumistica del gigante cinese? O forse la totale inconsistenza dell’Unione Europea, che peraltro non esiste al di fuori del Mercato Unico e dell’Euro?

Non solo, mi pare molto significativa la constatazione che fin’ora l’intervento pubblico è stato del tutto fallimentare: gli 850 miliardi di dollari stanziati dal Congresso USA (che tradotti in vecchie lirette farebbero l’impronunciabile cifra di 1.300.000.000.000 !!!) sono scomparsi senza dare il minimo sollievo ai mercati finanziari, mentre l’Europa è arrivata a stento al solito inutile compromesso al ribasso. Probabilmente ci salveranno le autorità monetarie, ma anche questo è assai significativo: chi vince non è lo statalismo di Keynes, ma semmai il monetarismo di Friedman – in un certo senso, ancora l’economia sulla politica. Comunque il colpo definitivo alle residue speranze di mutamento epocale viene dalla Cina, con la notizia di oggi: per un quarto dell’umanità, la crisi si sconfigge … privatizzando la proprietà terriera ! In una beffarda nemesi storica, “la terra a chi la lavora” si trasforma da secolare slogan rivoluzionario in sentenza finale e definitiva sulla parabola comunista, ormai arrivata al capolinea.

Se poi ci si prende la briga di analizzare le cause della crisi, si scopre che anche da questo punto di vista la sinistra ha poco da dire: in un limpido articoletto sul Sole24Ore del 28/9/08, Guido Tabellini spiegava chiaramente l’origine tutta politica della bolla immobiliare americana, con il governo ed il Congresso che da anni sponsorizzavano l’espansione dei cosiddetti mutui subprime attraverso le agenzie semipubbliche (ed ora nazionalizzate) Fannie Mae e Freddie Mac. Dunque, all’origine del disastro non c’è un fallimento del mercato, ma un fallimento della politica.

C’è un ultimo aspetto che mi pare sfugga sempre alla prospettiva sinistra: in realtà il sistema perfetto non esiste, anzi, non è questione di sistemi, ma di persone. Non sono le varie strutture socio-politiche a far veramente la differenza, ma i valori ed i comportamenti delle persone. Il comunismo è fallito perché era un sistema fondamentalmente amorale; il capitalismo, che è stato inventato da Marx come avversario ideologico, in realtà non esiste: non è una dottrina alternativa, ma un’etichetta politica che cambia a seconda dei gusti. Ciò che chiamiamo “mercato” invece è semplicemente il modo in cui funziona da sempre l’economia. È come un motore, o come un’automobile: di per sé fa solo il suo lavoro, il risultato finale dipende da come lo si usa, o da chi guida. Quindi è ovvio che, come tutte le realtà umane, esso dipende non solo dalle leggi, ma ancor prima ed ancor più dalle culture in cui si sviluppa. Quello che abbiamo sotto gli occhi è l’esito nefasto non dell’economia di mercato – che non ha alternative – ma della cultura materialista e consumista che domina largamente il mondo. Questo è il senso dell’intervento del Papa che ha suscitato tanto clamore. Non esiste un sistema, una dottrina, una struttura, un’ideologia, una legge, una politica – qualsiasi cosa al di sopra e al di fuori della coscienza – che possa impedire la deriva dell’uomo che ha rinunciato alla propria dimensione etica.

Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. […]
Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.
Matteo cap. 6 vv 19-24

Anche pubblicato su Sguardo Leale

Annunci

4 Risposte to “L’eterna illusione del comunismo”

  1. Una domanda: com’è che la “bolla” – che, come dice Tabellini, si stava “gonfiando” da parecchio tempo – è scoppiata proprio ora, quando McCain – e soprattutto la sua sanamente “conservative” vice – stava ricuperando su Osama, pardon, Obama?
    E` noto che, negli USA, le grandi lobbies finanziarie hanno sempre preferito un presidente “liberal” ad uno “conservative”. Non ci sarà stata dietro, per caso, anche una manovra per favorire la candidatura di Obama? Sarebbe una manovra sproporzionata al risultato? Può darsi, ma la favola dell’apprendista stregoe la conosciamo tutti…

  2. luca said

    Non credo che questo finimondo sia stato creato per paura di un presidente degli USA repubblicano.Tra l’altro sanno tutti che McCain è più liberal che conservatore e questo spaventa molto meno di un liberal nero come Obama.Credo che l’etica non ha più abitato certe stanze del potere finanziario mondiale e che il tempo della speculazione sia al capolinea.La dottrina sociale ha sempre condannato la speculazione e l’arricchimento senza il “sudore della fronte” o peggio l’arricchimento a discapito degli ultimi della terra.Più etica non guasterà anche all’alta finanza e sarà la ricetta vera per riprendere il cammino.Lo ha affermato anche il Papa che benchè non sia un economista conosce nel profondo l’umanità che muove la finanza.

  3. Aldo Grano said

    Tranquilli: il capitalismo è finito, perché Dio è imparziale. Ha distrutto l’ Impero Materialista d’ Oriente,ora distrugge quello materialista d’ Occidente. Non ci ha avvisato: ci ha stra-avvisato e da almeno 20 anni. Ha avvisato soprattutto gli Usa, che hanno la maggior responsabilità del grave stato del pianeta. E i Cattolici? Continuano a tifare per il comunismo o per il capitalismo, a seconda della propria testa, ovvero per due sistemi anticristiani patentati. E’ incredibile, per un credente, caro Pietro, la Tua idea che il libero mercato non abbia alternative. Che Ti devo dire: credici fino in fondo e costruisciti un Vangelo basato sulla teoria che dando tutto il potere ai ricchi si fonda il Regno di Cristo sulla terra.
    Personalmente ci sto rimettendo anche io e non poco, in denaro cartaceo, ma sono contento perché so che, come realizzerà le promesse di Giustizia, Gesù realizzerà anche quelle di Misericordia e sta per tornare. Dovremmo giubilare noi cattolici per il crollo della Grande Babilonia, non i comunisti.

  4. Davide said

    Caro Pietro,
    come si fa a rispondere…? La tua visione (ideologia?) di cattolico tradizionalista ti tiene chiuso nelle tue sicurezze (dogmi?) ed impedisce ogni dialogo: per ogni cosa hai una risposta sicura e soprattutto in ogni evento individui il colpevole: il comunismo…I problemi sono complessi e stratificati, ed anche Marx e il marxismo, ancora oggi (d’altronde Platone, Aristotele, Gesù Cristo hanno molta più storia di Marx…)possono aiutarci a comprenderli se non a risolverli….Ciao dal sinistro cattocomunista trinariciuto mangiatore di bambini…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: