ALEZEIA

La verità vi farà liberi

In coma per due anni sentiva tutto

Posted by alenu su 28 luglio 2008


La testimonianza di un giovane in coma per due anni che si è risvegliato…
“Durante i miei due anni in stato vegetativo sentivo di aver fame e sete”
di Salvatore Crissafulli

La Sentenza di Morte emessa dal Tribunale di Milano nei
confronti di Eluana Englaro è veramente agghiacciante, fa venire i
brividi, cancellando definitivamente le nostre speranze e condannando
duramente tutti i disabili gravissimi: mi chiedo cosa ne sanno i
Tribunali e la Scienza Medica dello Stato Vegetativo? Di cosa si sono
accertati? Esistono dei parametri e dei criteri validi per confermarne
l’irreversibilità? Assolutamente no.

[…] Staccare il sondino che
porta l’alimentazione sarà una morte veramente atroce, la definirei
alquanto orribile. La definizione di Stato Vegetativo permanente si
riferisce invece a una prognosi sottoposta a gravi margini di errore.
Non esistono tutt’oggi validi criteri per accertare l’irreversibilità
del Coma e dello Stato Vegetativo.

Prova schiacciante senza ombra
di dubbio è la mia storia, quest’ultima confermata anche da Bob
Schindler fratello di Terri Schiavo. Oggi ho quasi 43 anni, sono stato
vittima di uno spaventoso incidente stradale (come Eluana Englaro
Glaswos Coma scale di 3-4 grado) avvenuto a Catania l’11 settembre del
2003, riportando danni assonali diffusi che interessavano anche la
ragione ponto-mesencefalica entrando in coma, successivamente
trapassando lo stato vegetativo permanente. Ho vissuto nell’incubo per
quasi due anni, incredibilmente nel 2005, mi risveglio e riesco a
raccontare che io sentivo e capivo tutto. Durante il mio stato
vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete, non avvertivo
solamente il sapore del cibo. Finalmente oggi riesco a sentire il
sapore del cibo perché riesco ad essere nutrito dalla bocca (fino ad
oggi sono portatore di PEG).

Io sentivo ma nessuno mi capiva.
Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a
muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero
imprigionato nel mio stesso corpo, proprio come lo sono oggi. Provavo
con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente,
i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un “vegetale” e i miei
movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente.

Sentivo i medici dire che la mia morte era solo questione di tempo, e
iniziavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare l’attenzione di
chi mi stava attorno. I medici parlavano sempre di stato vegetativo
permanente e irreversibile, lo ribadivano e lo scrivevano. Io riesco a
comunicare tramite un computer, selezionando con gli occhi le lettere
sullo schermo. Oggi a distanza di quasi 5 anni vivo da paralizzato, la
mia patologia è quella che si chiama sindrome assimilabile alla

Locked-In, “uomo incatenato” [o meglio, “chiusi dentro a chiave”, ndr].

La mia storia la raccontai anche a Piergiorgio Welby, supplicandolo “inutilmente” di lottare per la vita.

Dal mio letto di quasi resuscitato alla vita, voglio gridare a tutto il
mondo il mio straziante e silenzioso urlo. Questa sentenza di morte emessa
nei confronti di Eluana Englaro è veramente una sentenza agghiacciante:
se applicata, si inizia la nuova era dell’eutanasia con l’eliminazione
di tutti i disabili gravissimi che aspettano e sperano anche nella
scienza. Il mio è il pensiero semplice di chi ha sperimentato
indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, di chi è arrivato a
sfiorare il baratro oltre la vita ma era ancora vivo, di chi è stato
lungamente giudicato dalla scienza di mezza Europa un vegetale senza
possibile ritorno tra gli uomini e invece sentiva irresistibile il
desiderio di comunicare a tutti la propria voglia di vivere.

Durante quegli interminabili due anni di prigionia nel mio corpo intubato e
senza nervi, ero io il muto o eravate voi, uomini troppo sapienti e
sani, i sordi? Ringrazio i miei cari che, soli contro tutti, non si
sono mai stancati di tenere accesa la fiammella della comunicazione con
questo mio corpo martoriato e con questo mio cuore affranto, ma
soprattutto con questa mia anima rimasta leggera, intatta e vitale come
me la diede Iddio. Ringrazio chi, anche durante la mia “vita vegetale”,
mi parlava come uomo, mi confortava come amico, mi amava come figlio,
come fratello, come padre. Dove sarebbe finita l’umana solidarietà se
coloro che mi stavano attorno durante la mia sofferenza avessero tenuto
d’occhio solo la spina da sfilare del respiratore meccanico, pronti a
cedermi come trofeo di morte, col pretesto che alla mia vita non
restava più dignità?

La mia famiglia sfidava la scienza e la
statistica dei grandi numeri svenandosi nel girovagare con me in camper
per ospedali e ambulatori lontani. Urlando in Tv (Porta a porta e
similari) minacce e improperi contro la generale indifferenza per il
mio stato d’abbandono. Vi ricordate di quel piccolo neonato
anencefalico di Torino, fatto nascere per dare inutilmente e anzitempo
gli organi e poi morire? Vi ricordate che dalla sua fredda culla
d’ospedale un giorno strinse il dito della sua mamma, mentre i medici
quasi sprezzanti spacciavano quel gesto affettuoso per un riflesso
meccanico da avvizzita foglia d’insalata?

Cara Mamma, quando mi coprivi di baci e di preghiere, anch’io avrei voluto
stringerti quella
mano rugosa e tremante, ma non ce la facevo a muovermi, né a parlare,
mi limitavo a regalarti lacrime anziché suoni. Erano lacrime
disprezzate da celebri rianimatori e neurologi, grandi “esperti” di
qualità di vita, ma era l’unico modo possibile di balbettare come un
neonato il mio più autentico inno all’esistenza avuta in dono da te e
da lui. Sì, la vita, quel dono originale, irripetibile e divino che non
basta la legge o un camice bianco a togliercela, addirittura, chissà
come, a fin di bene, con empietà travestita di finta dolcezza.
Credetemi, la vita è degna d’essere vissuta sempre, anche da
paralizzato, anche da intubato, anche da febbricitante e piagato.

Signor Presidente della Repubblica, solo il suo intervento (ma con i
fatti) potrà evitare ulteriori richieste di eutanasia, in alternativa
ordini di chiudere tutti i reparti di rianimazione.

http://www.salvatorecrisafulli.it/

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