ALEZEIA

La verità vi farà liberi

La questione cattolica e la questione etica

Posted by ikzus su 9 aprile 2008


Rispetto alle precedenti, le prossime elezioni si caratterizzano per un certo tasso di novità, più o meno apparente a secondo dei giudizi; comunque uno degli elementi innovativi è sicuramente la lista pro-life di Giuliano Ferrara, con le ripercussioni conseguenti; ed un altro, parzialmente collegato, è la scomposizione e ricomposizione della rappresentanza politica dei cattolici.

Nel centrodestra quest’ultimo fenomeno si è manifestato con maggiore evidenza: il malessere che in qualche modo si era annunciato già nell’ultimo anno del governo Berlusconi, ha poi generato una serie di piccole scissioni, che poco per volta hanno portato l’intera UDC a rompere con l’alleato storico, riposizionandosi al centro dello schieramento politico. Ora Casini si presenta come l’unico alfiere dei valori cattolici, contrapposto sia ad una destra ‘impermeabile’, sia ad una sinistra ‘incompatibile’.

A questa impostazione alcuni replicano con una critica moralistica, imputando ad esponenti di quel partito comportamenti personali difformi o incoerenti con la morale cristiana. E’ una critica legittima, ma poco incisiva: per un verso, si basa sul presupposto infantile che ci sia qualcuno immune da debolezze e difetti – il libro dei Proverbi afferma che “il giusto pecca sette volte al giorno”, ma i Salmi ricordano che “nessuno è giusto davanti a Te” -; per un altro verso, ci si dimentica che per un parlamentare la moralità personale conta poco (a meno di fatti gravissimi), mentre conta molto la linea politica. Per capirci: meglio un Casini divorziato e risposato che difende il matrimonio, di un Prodi monogamo che cerca di imporre alla società i DICO. Del resto, molti statisti hanno fatto grandi cose per l’umanità, pur avendo più di un neo sulla coscienza – valga per tutti l’esempio di Winston S. Churchill, notoriamente alcolizzato.

Il vero problema, semmai, è proprio l’azione politica dell’UDC, che in questi anni – e specialmente nel quinquennio di governo – non ha brillato per ‘cattolicità’! Infatti, la lista contro l’aborto lanciata da Ferrara ha spiazzato particolarmente proprio questa e le altre forze politiche che avrebbero dovuto adottarla con entusiasmo! Le stesse gerarchie ecclesiastiche sono alquanto freddine col ricostituito centro cattolico.

Per dirla tutta, le continue oscillazioni degli ultimi tre anni, con reiterate prese di distanza e immancabili riavvicinamenti verso il centrodestra, fanno sospettare che la linea di Casini (ma anche di Follini, Baccini, e via dicendo) sia improntata più a un desolante personalismo che ad una vera scelta valoriale. Peraltro, l’UDC è consapevole della propria forza in alcune regioni, e specialmente al Senato potrebbe aspirare al ruolo di ago della bilancia tra le due alleanze contrapposte; ma anche questa strategia può essere controproducente, perché significa mirare proprio a quel potere di ricatto delle minoranze, che gran parte degli Italiani non sopporta più.

D’altra parte, va detto che il rifiuto dell’UDC di confluire nel PdL ha messo drammaticamente in luce la povertà di valori – ed in particolare di valori cristiani – di quella formazione politica; situazione pericolosa, perché “a influenzare la scelta di voto è l’identificazione con valori ed ideali, fattore determinante in poco meno della metà degli elettori”: così un’indagine del Censis pubblicata il 20/3 sul Sole24Ore.

Insomma, per il centrodestra la questione cattolica potrebbe essere un problema, in prospettiva; per il centrosinistra, invece, è già oggi una tragedia.

Probabilmente la scelta di inglobare i Radicali nel PD è stata un errore: la definizione di “pasticcio veltroniano in salsa pannelliana” affibbiata da un settimanale cattolico (di sinistra) influente come Famiglia Cristiana, la dice lunga sulla portata dell’autogol! Ma la questione va ben al di là di qualche voto perso per una tattica sbagliata: il nocciolo del problema è la presenza e la rilevanza di quello che una volta si definiva ‘cattolicesimo democratico’, e che per lungo tempo ha rappresentato la posizione maggioritaria dei cattolici in politica.

Se l’esperienza insegna qualcosa, alle prossime elezioni una gran parte di questi elettori non voterà a sinistra: troppo fresco è il ricordo del governo Prodi, che – pessimo anche sotto molti altri profili – è stato senza dubbio il più anticristiano della storia repubblicana. Da tempo circola in rete un documento (allegato) che indica punto per punto tutta la distanza tra le posizioni cattoliche e le iniziative prodiane. D’altro canto, che la sinistra in sé sia ideologicamente incompatibile col cristianesimo, non è una novità, e dal governo più spostato a sinistra di sempre non ci si poteva aspettare di meglio; è stata l’afonia dei ‘cattosinistri’ a lasciare stupefatti, tanto più in confronto con la sfida culturale a tutto campo lanciata dalla Chiesa, e in particolare dal papato.

Con la confluenza della Margherita nel PD, la situazione se possibile è ancora peggiorata: tanto per cominciare, i cosiddetti teo-dem come Bobba e Binetti sono stati ‘retrocessi’ dal Senato alla Camera, dove saranno del tutto ininfluenti – mentre la Bonino è capolista (cioè sicura eletta) per il Senato in tutto il Piemonte -; inoltre, il programma elettorale raccoglie e rilancia alcune delle peggiori iniziative del governo Prodi, che d’altra parte non è mai stato chiaramente sconfessato da Veltroni, e neanche dagli ex popolari. A questo riguardo l’associazione Nuove Onde ha prodotto un documento molto ben fatto (allegato), dove si analizza nel dettaglio lo scostamento tra l’azione politica ed i programmi delle varie formazioni, ed i cosiddetti “valori non negoziabili” dei cattolici (vita, famiglia, libertà): il PD ne esce malissimo. Peggio riesce a fare solo l’Arcobaleno: vecchie utopie antioccidentali, statalismo a tutto campo, eutanasia, attacco furibondo alla famiglia (divorzio breve e persino “istantaneo” se non ci son figli), fino all’apoteosi dell’assurdo: ricerca scientifica sugli embrioni umani, ma non sugli animali!

Ora, nessuno si aspetta da gente come Pecoraro Scanio, Nichi Vendola o Diliberto posizioni filocattoliche; e nessuno si aspetta che i cattolici li votino. Ma se anche nel PD i valori cristiani risultano oscurati e in pratica annullati, ciò va ben al di là della inevitabile sconfitta alle prossime elezioni: significa che a sinistra i cattolici sono spariti! Di più: significa il fallimento definitivo di una linea culturale, che progressivamente ha portato i cattolici di sinistra dall’ininfluenza all’invisibilità – che equivale, in politica, all’inesistenza! Di fatto, guardando a personaggi come la Turco, la Bindi, o lo stesso Prodi, verrebbe da gridargli (parafrasando Nanni Moretti): “Dite qualcosa di cattolico!”. Tra l’altro, i poveri dossettiani sono stati scavalcati a destra persino dai vecchi amici ex-diessini: la scelta di privilegiare i temi sociali su quelli etici, li ha lasciati nella scomoda posizione di ultimi paladini dello stato assistenziale, che nel disastroso fallimento di Alitalia ha anche simbolicamente il suo esito più pregnante.

Ecco perché l’elettorato cattolico non è mai stato tanto confuso e indeciso come ora, e ciò inevitabilmente farà lievitare la quota di astenuti, specialmente a sinistra. E comunque vadano le elezioni, ci troveremo in una condizione di evanescenza, una specie di ‘cristianesimo fantasma’, che da un lato spiega e dall’altro impone la massiccia discesa in campo della gerarchia ecclesiale, la quale dopo aver per anni delegato ai laici si trova oggi a doverli surrogare, quasi come in una triste commedia degli equivoci.

In questo panorama sconfortante, si inserisce la ventata di freschezza della lista Ferrara; come ebbe a dire egli stesso, non un altro partito: un’altra cosa! E’ significativo che solo lui venga contestato e perfino aggredito nelle piazze; ed è altrettanto significativo che sia stato, fin dall’inizio, marginalizzato dalla politica ‘alta’: “Niente etica in campagna politica” hanno detto all’unisono Berlusconi e Veltroni. Con una sostanziale differenza però, come scriveva Angelo Panebianco sul Corriere del 10 gennaio: “Il rischio più grosso, lo corre il Partito democratico (i mezzi silenzi e le incertezze di Walter Veltroni sono significativi). Semplicemente, sta andando in pezzi la «ragione sociale» vera che sta dietro alla costituzione di quel partito, ossia l’incontro fra gli eredi della tradizione comunista e gli ultimi adepti del «cattolicesimo democratico » (l’ex sinistra democristiana e dintorni).” La questione etica dunque fa paura, per questo la si evita, anzi, la si esorcizza.

Meno comprensibile è invece l’ostracismo (più o meno cordiale) che ha dichiarato la cattolicità nel suo insieme, dalla maggior parte dei vescovi ai principali movimenti, perlopiù con la giustificazione (quasi ridicola, vista la situazione) della scarsa probabilità di poter incidere nel futuro Parlamento. Altri hanno obiettato che temi tanto elevati non si possono trattare a livello di lista politica; e qui torniamo al desiderio di invisibilità di certa parte dei cattolici. Ma sotto sotto, io temo che ci sia ben di peggio: una sostanziale acquiescenza allo spirito dei tempi – un po’ come già in passato col nazismo prima e col comunismo poi; un po’ come oggi, di fronte all’assolutismo islamico. Una sorta di aspirazione al quieto vivere, un non volersi esporre, un rinunciare alla lotta che non è aspirazione alla pace ma semplice vigliaccheria.

Quanti – cattolici e laici, che votino o no per Ferrara – hanno il coraggio di dire apertamente che l’aborto non è mai un diritto, ma è sempre un omicidio? Quanti hanno la consapevolezza che se lo Stato può dichiarare legale la soppressione di una vita umana, allora tutte le vite umane sono potenzialmente in pericolo? Quanti sono disposti a schierarsi col più debole, che non è la madre, ma il bambino? Pochi, senza dubbio; difficilmente Ferrara riuscirà a superare le soglie di sbarramento, e a portare in Parlamento questa battaglia cruciale per la nostra civiltà. Tuttavia, per chi crede, resta una speranza di sapore evangelico: anche poco lievito può far lievitare tutta la pasta, e basta un pizzico di sale per dar gusto a tutto un banchetto. Purché il lievito abbia coraggio di essere lievito, e non simil-pasta; e purché il sale continui a salare, consapevole che quando cade su delle ferite aperte brucia maledettamente.

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Una Risposta to “La questione cattolica e la questione etica”

  1. […] delle elezioni, scrivevo: “comunque vadano le elezioni, ci troveremo in una condizione di evanescenza, una specie di […]

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