ALEZEIA

La verità vi farà liberi

Schizocattolici

Posted by ikzus su 26 febbraio 2008


I cattocomunisti erano quelli che si trovavano d’accordo con Cristo su tutto ciò in cui Cristo era d’accordo con Marx. Ora i comunisti non ci sono più (a parte qualche residuo rosso-verde ai margini della scena), sono diventati “democratici”, e di conseguenza anche i cattocomunisti non ci possono più essere; forse intendeva questo Rosy Bindi, che sulla Stampa ha chiesto alla Binetti di “stare nel Pd da democratica e non da cattolica” – così come ha chiesto alla Bonino di “stare nelle nostre liste da ministro e non da radicale”. A questo punto la Bonino, che si può giudicare storta quanto si vuole, ma certo non scema, ha praticamente accusato la Bindi di schizofrenia. E’ difficile darle torto.

D’accordo, tutti ricordiamo la scena mitica della Binetti che nega il suo voto di fiducia alla contorta Rifo, che nel (mai entrato in vigore) decreto sulla sicurezza aveva infilato truffaldinamente un emendamento contro la libertà d’opinione: il povero Prodi aveva sbandato forte, e i restanti cattosinistri di maggioranza (Bindi per prima) avevano fatto la pessima figura di chi passa sopra alla propria coscienza pur di restare sulla poltrona.
La scena, ovviamente, rischia di ripetersi; magari a parti invertite, con la futura (eventuale) ministra Bonino che si rifiuta di sottostare alla disciplina di governo; e sarebbe il ritorno di un incubo. L’unica soluzione, deve aver pensato la nostra, è appunto l’obbedienza monastica, non al Signore dei Signori, ma al Partito!

A parte i sinistri riverberi totalitari che emana, un’impostazione di questo tipo ha senso? Intanto, a livello individuale, non si capisce come una persona possa lasciare fuori dalla porta le sue convinzioni quando entra in Parlamento: su cosa si baserà per esprimere i propri giudizi? Davvero la Bindi rimpiange le maggioranze bulgare, o le elezioni-farsa che hanno certificato la trasformazione degli ultimi Paesi comunisti in monarchie ereditarie (Cuba, certo, ma già prima NordCorea)? Se poi si guarda la cosa dal punto di vista della Chiesa, è impressionante che proprio un’esponente del cattolicesimo progressista, visceralmente allergico alla disciplina ecclesiastica, proponga ai suoi compagni di fede di sacrificare le proprie convinzioni personali sull’altare dell’ortodossia di partito.

Ma il problema principale è proprio individuare la linea del partito. Veltroni sorprese tutti, all’inizio della campagna elettorale, con la sua decisione rivoluzionaria di “andare da solo”; e difatti Berlusconi si è trovato costretto a ‘rincorrere’. Poi però, le cose sono andate un po’ diversamente: tra apparentamenti e inclusioni, il PD del 2008 sembra sempre più tragicamente simile all’Ulivo del 2006, e come Prodi nei successivi due anni, anche Veltroni ha cominciato a ripetere il ritornello del programma in cui tutti si riconoscono (?) e a cui tutti devono fedeltà. Ora, se questa impostazione può ancora funzionare sul terreno della politica economica, o comunque in generale dell’amministrazione della cosa pubblica, è evidente che diventa inapplicabile quando entrano in campo le questioni ideali e di principio. Non per nulla, quella parte della cultura cattolica che aveva giudicato positivamente la confluenza dei popolari nel PD, ha reagito in maniera pesantissima alla forte caratterizzazione laicista delle ultima candidature veltroniane, dai radicali a Veronesi: “pasticcio veltroniano in salsa pannelliana”. Di più: pare che nel programma di governo siano rispuntati i DICO e l’eutanasia, mentre parallelamente si è rifiutato di esprimersi sulla tragedia dell’aborto di stato, riportato in primo piano dalla lista Ferrara.

Qualcuno ha parlato di scelte tattiche sbagliate, che rischiano di allontanare più elettori di quanti ne attirino; ma il punto fondamentale è l’identità del PD, e di coloro che ad esso fanno riferimento. Probabilmente Rosy Bindi intendeva dire qualcosa del genere: sappiamo che ci sono differenze anche forti, ma dobbiamo far prevalere il mitico ‘ciò che ci unisce su ciò che ci divide’. Peccato che ‘ciò che ci unisce’ non si sa cosa sia. E’ dubbio che il PD sia ancora un partito di sinistra, ma comunque per questo non ha bisogno dell’apporto dei cattolici. Ci si aspetterebbe invece da parte loro un’attenzione specifica sui temi etici, in particolare su quei valori non negoziabili (vita, famiglia, libertà) che per la Chiesa costituiscono un pò l’ultimo baluardo della civiltà.
Il Vangelo dice: “Se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.”
Se i cattolici non portano nella politica i loro valori, a cosa servono?

anche pubblicato qui: http://www.sguardoleale.it/news/p044496.asp

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