La prima quindicina di novembre ha visto un affastellarsi di anniversari, ricorrenze e curiose – ma significative – coincidenze.
Sui media l’enfasi maggiore è andata al primo anniversario dell’elezione presidenziale di Barack Obama, e per quanto la casta intellettuale sia ancora largamente schierata al suo fianco, bisogna dire che si è trattato di una celebrazione piuttosto melanconica. Tra i tantissimi commenti, ancora una volta mi piace segnalare quello di Barbara Spinelli, che rappresenta bene lo stato d’animo dell’intellighencia mondiale: le cosa vanno male, un anno è ormai passato e la realtà è assai diversa dal sogno di allora, ma la colpa non è di Obama bensì di tutti gli altri! “La coalizione di interessi che blocca il cambiamento è portentosa”, l’America è “un cumulo di immagini infrante”, “la profondità della crisi americana” ha le caratteristiche di un vero e proprio “disastro mentale, culturale”.
La delusione amorosa, si sa, causa incredibili strabismi: “Le guerre di Bush contro il terrore volgono al fallimento, non solo in Iraq da cui Obama s’è ritirato”: in realtà, la ’sporca guerra’ di Bush è stata vinta, e l’Iraq è oggi una democrazia sostanzialmente pacificata (da cui comunque Obama non si è affatto ritirato); mentre invece va malissimo l’Afghanistan – che tutti ormai considerano “la guerra di Obama” -, dove secondo Il Foglio “il neo premio Nobel per la pace ha raddoppiato il contingente militare rispetto agli anni di Bush e, in queste ore, sta valutando l’ipotesi di mandare altri 40 mila uomini”; al punto che la sinistra britannica si chiede ormai se al potere non ci sia uno strana creatura di nome “Barack W. Bush”!
Mi sembra il minimo! Un premiuccio come il Nobel, per tutto quello che Obama (non ha ancora fatto ma) farà per la pace del mondo? E allora, per la sua (eventuale) riforma sanitaria, non gle lo diamo il Nobel per la medicina? E le iniziative che ha ampiamente annunciato, e che permetteranno di rivoluzionare il mondo degli affari (se e quando verranno attuate), non meritano il Nobel per l’economia? E infine – su questo siamo tutti daccordo, noi fervidi discepoli e anche voi pochi luridi nemici prevenuti e ignoranti : il Nobel per la retorica (pardon, letteratura), c’è qualcuno che lo merita più di Obama?
p.s. sapete qual’è l’ultimo presendete americano che ha vinto il PNP? Jimmy Carter! ahiahiahiahi …
Guidati da una sacerdotessa, una donna che indossa camice e stola, un gruppo chiamato “Fondazione Gamaliele” intona litanie ad Obama “per la guarigione della nazione” attraverso la riforma sanitaria.
“Con il profeta Geremia noi alziamo il grido…….
Ascoltaci, Obama!
Liberaci, Obama! …..”
Com’è noto, i silenzi valgono più delle parole, il non detto spiega assai più delle affermazioni. Sei nostri militari sono morti in Afganistan, in una missione che continuiamo a chiamare “di pace” per pura ipocrisia; eppure il PD dice che bisogna andare avanti, l’ultrasinistra protesta più per dovere che per convinzione, e soprattutto la galassia dei ‘pacifinti’ è incredibilmente silenziosa. Cosa significa tutto ciò? Quali sono le parole che ci saremmo aspettati, e invece non sono state dette? Mi pare che siano essenzialmente due: Iraq e America.
Nel discorso alla Federal Hall di New York, Obama ha detto ancora una volta ciò che tutti vorrebbero sentire (pare sia la sua specialità): meno mercato, più politica! Occorre una riforma della finanza, e questa volta dev’essere nientemeno che mondiale! «Non torneremo ai giorni delle azioni sconsiderate e degli eccessi incontrollati alla base della crisi, dove troppi erano motivati solo dall’appetito per i bonus. […] Un anno fa abbiamo sperimentato come il mercato può sbagliare, come la mancanza di regole di buon senso possa portare eccessi e abusi. A un anno di distanza è essenziale approvare le riforme che impediranno a una crisi come quella attuale di ripetersi».
Ora, che il mercato abbia bisogno di regole, è una verità lapalissiana: senza regole non c’è mercato, ma jungla. Ad esempio, è essenziale tutelare il diritto di proprietà privata, che come spiegava il famoso economista Ricossa ai suoi fortunati studenti (tra cui io) è fondamentale anche per i ladri: infatti, essi lo violano, ma non lo contestano, diversamente sarebbe inutile appropriarsi di alcunché!
Ma la questione di cui stiamo parlando è assai più concreta delle speculazioni filosofiche degli studiosi: purtroppo, con la scusa dei ‘danni’ del mercato e della preminenza della politica, si sta cavalcando la crisi per impostare una specie di governo mondiale, un’Unione Sovietica all’acqua di rose. Allora può essere interessante riflettere sulle origini remote e sulle cause profonde di questa crisi, che guarda caso sono ben poco economiche e assai politiche, di quella politica ‘buonista’ che invece di far del bene produce danni devastanti.