ALEZEIA

La verità vi farà liberi

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Crocifissi e minareti

Pubblicato da ikzus su Martedì 8 Dicembre 09

Dieci giorni fa gli svizzeri hanno approvato una modifica costituzionale che vieta di costruire altri minareti – ce ne sarebbero già cinque, pare, e quelli resteranno. Un mese fa, invece, la corte europea dei diritti dell’uomo (minuscolo voluto!) ha sentenziato che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche (stabilito da un Regio Decreto del ’26 tuttora in vigore, mi dicono) è “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni“. Contro la follia di questo proclama laicista si è schierato, secondo un sondaggio pubblicato sul Corriere della Sera, ben l’84% degli italiani. Dunque, a prima vista, in Italia e in Svizzera (ma in effetti anche nel resto dell’Europa) c’è una consistente maggioranza popolare che si oppone all’islamizzazione della nostra civiltà, rivendicandone le radici cristiane.

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Anniversari e coincidenze

Pubblicato da ikzus su Venerdì 20 Novembre 09

La prima quindicina di novembre ha visto un affastellarsi di anniversari, ricorrenze e curiose – ma significative – coincidenze.

Sui media l’enfasi maggiore è andata al primo anniversario dell’elezione presidenziale di Barack Obama, e per quanto la casta intellettuale sia ancora largamente schierata al suo fianco, bisogna dire che si è trattato di una celebrazione piuttosto melanconica. Tra i tantissimi commenti, ancora una volta mi piace segnalare quello di Barbara Spinelli, che rappresenta bene lo stato d’animo dell’intellighencia mondiale: le cosa vanno male, un anno è ormai passato e la realtà è assai diversa dal sogno di allora, ma la colpa non è di Obama bensì di tutti gli altri! “La coalizione di interessi che blocca il cambiamento è portentosa”, l’America è “un cumulo di immagini infrante”, “la profondità della crisi americana” ha le caratteristiche di un vero e proprio “disastro mentale, culturale”.

La delusione amorosa, si sa, causa incredibili strabismi: “Le guerre di Bush contro il terrore volgono al fallimento, non solo in Iraq da cui Obama s’è ritirato”: in realtà, la ’sporca guerra’ di Bush è stata vinta, e l’Iraq è oggi una democrazia sostanzialmente pacificata (da cui comunque Obama non si è affatto ritirato); mentre invece va malissimo l’Afghanistan – che tutti ormai considerano “la guerra di Obama” -, dove secondo Il Foglio “il neo premio Nobel per la pace ha raddoppiato il contingente militare rispetto agli anni di Bush e, in queste ore, sta valutando l’ipotesi di mandare altri 40 mila uomini”; al punto che la sinistra britannica si chiede ormai se al potere non ci sia uno strana creatura di nome “Barack W. Bush”!

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La strage di Fort Hood

Pubblicato da alenu su Mercoledì 18 Novembre 09

Traduco il seguente articolo, tradotto dalla rivista cattolica americana “InsideCatholic”

Le scimmiette che tappano gli occhi, la bocca e gli orecchi**

di Mark P. Shea
11/10/09

Una cosa si può dire dei nostri organi di stampa:  Sono assolutamente coerenti. Dopo che il Maggiore Nidal Malik Hasan aveva aperto il fuoco su una stanza piena di persone indifese a Fort Hood, c’era da aspettarselo che ci saremmo sentiti immediatamente dire che questo oltraggio non aveva niente a che fare con la fede islamica, che il terrorismo non c’entrava niente. Poi, col passare delle ore, mentre l’ovvio diventava ovvio, abbiamo finito per trascorrere l’intero weekend a sopportare i soloni della TV che, grattandosi le pettinature da $200 sulle loro teste da  88-centesimi, ponderavano il dilemma se ci potesse mai essere una qualche remotissima connessione fra la fede islamica e quel tizio che aveva elogiato i kamikaz musulmani come fossero eroi e martiri, aveva assistito all’insegnamento di un imam estremista che oggi elogia il suo massacro come eroico, aveva usato la sua autorità di psichiatra per fare proselitismo con pazienti vulnerabili facendo leva sulla propaganda islamica, andava vestito con abiti tradizionali musulmani e infine aveva gridato “Allahu akbar!” mentre atterrava a colpi di pistola le sue prede.
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Immigrazionismo

Pubblicato da ikzus su Martedì 10 Novembre 09

Riporto integralmente una relazione di Massimo Introvigne, che presenta una bella analisi delle pulsioni irrazionali della nostra società.

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Immigrazione, xenofobia, immigrazionismo

Nella magna carta della dottrina sociale della Chiesa per il XXI secolo, l’enciclica Caritas in veritate, Benedetto XVI fissa tre principi fondamentali relativi alla questione dell’immigrazione, che – sottolinea – è «di gestione complessa», comporta «sfide drammatiche» (n. 62) e non tollera soluzioni sbrigative.

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Il cosiddetto “reato di omofobia”

Pubblicato da alenu su Giovedì 8 Ottobre 09

Discriminazione… vogliamo parlarne? Una mia amica, Charlotte S., scrittrice divorziata e agnostica, negli anni Ottanta abitava nel quartiere “Castro” di San Francisco, nota zona residenziale della comunità gay. Era felicissima della sua casa e del suo quartiere (anche perché era sicura di non correre rischi di aggressioni a scopo sessuale) ma ….. ha dovuto andarsene. I gay le rendevano la vita impossibile. Nella migliore delle ipotesi la ignoravano, era “trasparente”, nei negozi non veniva servita, se non con fatica, per ultima e sbattendogli gli acquisti sul banco con malagrazia; ma era anche oggetto di dispetti, ogni occasione era buona per umiliarla. Ha resistito a lungo ma alla fine ha dovuto cedere e mettere in vendita l’appartamento.

Se di casi come questi non si sente parlare è perché la gente ormai lo sa e sta alla larga, a inserirsi non ci prova neppure. Vogliamo istituire il reato di “eterofobia”?

Dall’email di ieri l’altro, a firma Giuseppe Biffi [da non confondersi con il vescovo emerito di Bologna Cardinal Giacomo Biffi], si poteva desumere che l’iniziativa di legge fosse dell’attuale governo. In realtà si tratta di una proposta di legge presentata dal Partito Democratico, a prima firma Paola Concia, che ha avuto l’appoggio di parte del Pdl. Il seguente pezzo spiega bene qual è stato l’iter finora del testo di legge in discussione alla Camera.

Le conseguenze del cosiddetto “reato di omofobia”

di Roberto de Mattei

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Tolleranza islamica 1

Pubblicato da ikzus su Mercoledì 30 Settembre 09

Non credo ci sia bisogno di commenti …

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Laicità secondo Ruini

Pubblicato da ikzus su Mercoledì 16 Settembre 09

Dall’ottimo blog di Sandro Magister, riporto integralmente questa riflessione del mitico Card. Ruini:

Una laicità positiva per il futuro

di Camillo Ruini

Quello della laicità è un grande tema, del quale si discute da anni con un interesse che sembra inesauribile. È difficile, pertanto, proporre in merito “idee innovative”, come è auspicato per questo incontro.

In rapporto all’emergere di qualcosa di nuovo vorrei segnalare anzitutto il rischio insito nella parola “laicità”, non per se stessa ma perché, nel dibattito culturale e politico italiano, essa risente facilmente della parentela con il termine francese “laicité”, portatore, storicamente, di un significato assai preciso e, a mio avviso, abbastanza angusto, rispetto alle problematiche attuali oltre che alla rilevanza dell’altro filone, che per intenderci chiameremo “nord-americano”.

Affinché una “nuova” laicità sia elaborata concettualmente, e soprattutto possa prendere piede nella realtà, la matrice americana mi sembra assai più utile di quella francese, ma soprattutto occorre misurarsi seriamente con il rilievo assunto dalla presenza delle diverse religioni sulla scena pubblica, oltre che con le questioni poste sia dalla trasformazione dei costumi e modi di vivere sia dagli sviluppi scientifici e tecnologici, in particolare nell’ambito delle biotecnologie.

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La Rabbia e l’Orgoglio

Pubblicato da ikzus su Venerdì 11 Settembre 09

Oriana Fallaci, con questo straordinario scritto, rompe un silenzio di un decennio. Lunghissimo. La nostra più celebre scrittrice (lei dice scrittore e non pronuncia più la parola giornalista), vive buona parte dell’anno a Manhattan. Non risponde al telefono, apre la porta di rado, esce assai di meno. Non dà mai interviste. Tutti ci hanno provato, nessuno c’è riuscito. Isolata. Ma la storia e il destino hanno voluto che il centro della moderna apocalisse si aprisse, come una voragine dantesca, poco distante dalla sua bella e letteraria abitazione. L’onda d’urto di quella mattina dell’11 settembre ha sconvolto anche la quiete eremitica ed ermetica di Oriana. Apre la porta, gesto inconsueto del quale sembra meravigliarsi… Lo sguardo è dolce e insieme feroce. Oriana lavora da anni a un’opera molto importante e attesa in tutto il mondo, fra pile di documenti, in un disordine solo apparente, con fervore guerresco. Le avevo chiesto di scrivere quello che aveva visto, provato, sentito dopo quel martedì e Oriana ha raccolto su alcuni fogli emozioni, pensieri. «Su ogni esperienza lascio brandelli d’anima», aveva scritto qualche anno fa. E’ ancora vero, verissimo. Pensieri forti. Dirompenti. Su cui ragionare e riflettere. Sull’America, sull’Italia, sul mondo islamico. Sulla Patria (sorprendente quel che dice sulla Patria). Invettive e tesi che nel medesimo tempo sgorgano dal cervello e dal cuore, o meglio dal cervello attraverso il cuore. «Qualcuno queste cose doveva dirle. Le ho dette. Ora lasciatemi in pace. La porta è chiusa di nuovo. E non voglio riaprirla», sbotta. I suoi soliti artigli. Farà discutere. Eccome.
Ferruccio De Bortoli
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CARITAS IN VERITATE

Pubblicato da ikzus su Martedì 7 Luglio 09

Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità.

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Sono consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a cui la carità è andata e va incontro, con il conseguente rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico e, in ogni caso, di impedirne la corretta valorizzazione. In ambito sociale, giuridico, culturale, politico, economico, ossia nei contesti più esposti a tale pericolo, ne viene dichiarata facilmente l’irrilevanza a interpretare e a dirigere le responsabilità morali. Di qui il bisogno di coniugare la carità con la verità non solo nella direzione, segnata da san Paolo, della « veritas in caritate » (Ef 4,15), ma anche in quella, inversa e complementare, della « caritas in veritate ».

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Solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta. La verità è luce che dà senso e valore alla carità.

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Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario. La verità libera la carità dalle strettoie di un emotivismo che la priva di contenuti relazionali e sociali, e di un fideismo che la priva di respiro umano ed universale. Nella verità la carità riflette la dimensione personale e nello stesso tempo pubblica della fede nel Dio biblico, che è insieme « Agápe » e « Lógos »: Carità e Verità, Amore e Parola.

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La verità, infatti, è “lógos” che crea “diá-logos” e quindi comunicazione e comunione. La verità, facendo uscire gli uomini dalle opinioni e dalle sensazioni soggettive, consente loro di portarsi al di là delle determinazioni culturali e storiche e di incontrarsi nella valutazione del valore e della sostanza delle cose. La verità apre e unisce le intelligenze nel lógos dell’amore: è, questo, l’annuncio e la testimonianza cristiana della carità.

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Tale dottrina è servizio della carità, ma nella verità. La verità preserva ed esprime la forza di liberazione della carità nelle vicende sempre nuove della storia. È, a un tempo, verità della fede e della ragione, nella distinzione e insieme nella sinergia dei due ambiti cognitivi. Lo sviluppo, il benessere sociale, un’adeguata soluzione dei gravi problemi socio-economici che affliggono l’umanità, hanno bisogno di questa verità. Ancor più hanno bisogno che tale verità sia amata e testimoniata. Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c’è coscienza e responsabilità sociale, e l’agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società

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La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende « minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati ». Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione. Senza verità si cade in una visione empiristica e scettica della vita, incapace di elevarsi sulla prassi, perché non interessata a cogliere i valori — talora nemmeno i significati — con cui giudicarla e orientarla. La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv 8,32) e della possibilità di uno sviluppo umano integrale. Per questo la Chiesa la ricerca, l’annunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di verità è per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l’accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della società degli uomini e dei popoli

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La verità, che al pari della carità è dono, è più grande di noi, come insegna sant’Agostino. Anche la verità di noi stessi, della nostra coscienza personale, ci è prima di tutto “data”. In ogni processo conoscitivo, in effetti, la verità non è prodotta da noi, ma sempre trovata o, meglio, ricevuta. Essa, come l’amore, « non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo si impone all’essere umano »

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Sintesi dell’enciclica

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Il testo ufficiale dell’enciclica

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L’enciclica in PDF

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Rassegna stampa e commenti

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Chi  desidera acquistarla, può trovarla allegata a Famiglia Cristiana di questa domenica (già presente nelle edicole e nelle parrocchie).

Posso dire che l’avevo detto (più di un anno fa) ?

http://alezeia.wordpress.com

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Psicologia sinistra

Pubblicato da ikzus su Lunedì 6 Luglio 09

Il cosiddetto pacchetto sicurezza per qualche giorno è stato l’unico protagonista della passata campagna elettorale, prima di venir spazzato via dall’ondata (falsamente) moraleggiante di Repubblica. Non ho letto il testo della legge appena approvata, non mi riguarda, e non ho tempo di star dietro all’assurda ed elefantiaca produzione legislativa del nostro parlamento. Mi interessa molto, invece, il curiosissimo dibattito che ha innescato specialmente a proposito dell’immigrazione, e che a quanto pare non sembra destinato a spegnersi. Mi interessa soprattutto perché, al di là delle argomentazioni più o meno razionali (o razionalistiche), è tornata ad emergere la “pancia” di quella che continuiamo a chiamare “sinistra”, e che – sono sempre più convinto – è un’attitudine mentale, un atteggiamento esistenziale, un modo di vedere le cose e di concepire la vita stessa, prima e più che una semplice scelta politica.

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