Scusate se per una volta parto da un fatto personale, ma mi pare significativo: un po’ di anni fa Paola accettava di sposarmi, e insieme decidevamo di rinunciare ai consueti regali di nozze, chiedendo invece agli amici di sostenere persone bisognose ed associazioni meritevoli, tra le quali Amnesty International. Oggi – per la parte che riguarda AI – non lo rifarei.
AI nasce quasi mezzo secolo fa da un inglese cattolico, e si caratterizza fin dall’inizio per la sua difesa dei condannati a morte e dei prigionieri politici (non tutti, per la verità: solo quelli che non abbiano esercitato violenza). In poco tempo cresce fino a diventare la più grande associazione umanitaria al mondo, ottiene riconoscimenti prestigiosi come il premio Nobel per la pace – prestigioso prima che lo regalassero a terroristi e dittatori, beninteso! -, e soprattutto diventa un punto di riferimento importantissimo per quei diritti umani che, a quasi 60 anni dalla famosa Dichiarazione Universale, vengono apertamente negati dall’Islam e bellamente ignorati dal continente cinese, ma anche da noi sono sempre più evanescenti.
E’ per questo che sconcerta la notizia di questi giorni: AI – o meglio, il suo vertice internazionale – ha ufficialmente deciso di appoggiare in tutto il mondo la legalizzazione dell’aborto.
Certo, l’intenzione è apparentemente ottima: la difesa delle donne stuprate; e chi potrebbe opporsi? Anche in America tutto iniziò così: nel 1973 una ragazza si rivolse alla Corte Suprema statunitense per ottenere l’autorizzazione ad abortire, dichiarando di essere stata violentata da un branco; vinse la causa, e l’aborto venne legalizzato, prima negli USA (ma era già legale nell’URSS comunista e nella Germania nazista), e poi nel resto del mondo.
Peccato che fosse una balla, come ha ammesso recentemente la protagonista di quello show truffaldino. Peccato che, partendo da considerazioni facilmente condivisibili sull’onda dell’emozione – “come si fa a costringere una poveretta a partorire il figlio del suo violentatore?” – si è arrivati alla ‘libertà’ di uccidere i propri figli prima che nascano: perché non le vogliamo femmine, come in Cina e in India; o perché non li vogliamo handicappati – e così finiamo per ammazzare anche i figli sani:
http://www.segnideitempi.net/2006/modules.php?name=News&file=article&sid=6190&mode=&order=0&thold=0
http://www.segnideitempi.net/2006/modules.php?name=News&file=article&sid=6207&mode=&order=0&thold=0
Peccato che l’aborto, secondo i dati ufficiali dell’OMS, uccida circa 50.000.000 DI PERSONE OGNI ANNO – UN MILIARDO in vent’anni !!!
Ma ciò che veramente stupisce, non è tanto l’ingenuità (sarà vera ingenuità?) di chi si appella a casi pietosi e non si accorge che così spalanca la porta all’omicidio di massa e all’eugenetica fai-da-te. Piuttosto, a lasciare esterrefatti è la deriva ideale e morale sottostante, la teoria per cui chi ha subito violenza ha diritto di infliggere la morte, e non al suo persecutore, ma al proprio figlio! Ora questo teorema diabolico viene riproposto dall’associazione che ha fatto una bandiera dell’abolizione della pena di morte, anche quando i condannati si sono macchiati di colpe certe e di delitti spaventosi. Come si può (giustamente) difendere la vita di migliaia di colpevoli, e contemporaneamente condannare a morte decine di milioni di assoluti innocenti? Come ripetere il monito divino “nessuno tocchi Caino!”, se poi si propugna il massacro di Abele?
A meno di nascondersi dietro un dito, come i bambini, sostenendo che non di essere umano si tratta, o perlomeno non individuo, non persona; insomma, ci sono uomini di seria A e uomini di serie B. A parte l’insostenibilità sia scientifica sia filosofica di tale teoria, è evidente che per questa via si arriva in fretta a giustificare qualsiasi omicidio: se l’uomo non è uomo in sé, se il valore della vita umana non è assoluto ma dipende dalle contingenze (quasi sempre precarie e dolorose), l’esistenza stessa perde di significato.
Curiosamente, questa svalutazione radicale della vita umana impastata con un finto idealismo umanitario – che si manifesta nella decisione di AI, ma anche nella corsa all’eutanasia o nella sperimentazione sugli embrioni – si sposa con l’anelito animalista, anche qui fondato su emozioni empatiche – è giusto maltrattare cani e scimmie, così vicini all’uomo per certi versi ?-, ma anche qui con un’ideologia sottostante che mira esplicitamente all’annullamento della distinzione tra uomo e bestia.
E poi c’è la nuova religione relativista, cioè il diritto per ciascuno di dire qualunque scemenza, purché (ad esempio) la Chiesa non osi sostenere che due gay non sono una famiglia. E poi ci sono le femministe, che difendono a spada tratta i diritti delle donne, a patto che non siano musulmane. E poi ci sono i pacifisti, che tra poco marceranno di nuovo ad Assisi per l’Iraq, e non si sono mai accorti del genocidio in Darfur. E poi c’è ‘Rombo Rosso‘, ovvero il suicidio ideale della Croce Rossa in nome di un chimerico rispetto assoluto per tutto e per tutti, che in realtà mette a nudo la nostra incapacità di affermare ideali veri in sé, e quindi assoluti e universali.
Allora, ancora più profonda dell’indignazione, emerge la spaventosa sensazione di un avvitamento mentale prima che morale, un offuscamento della stessa capacità di ragionare coerentemente. Forse ha ragione il Santo Padre, che ha accusato l’Europa di una “singolare forma di apostasia da se stessa, prima ancora che da Dio”. Forse aveva ragione la Vergine di Nazareth, quando cantò: “ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore”. Forse davvero è questo l’esito finale di una società che ha cancellato Dio dal proprio orizzonte, e vuole decidere orgogliosamente cos’è bene e cos’è male: una specie di follia collettiva, che mina dall’interno ciò che fu l’Occidente; come un cancro al cervello, che lascia intatto l’apparato muscolare e lo scheletro, ma progressivamente annienta la funzionalità e l’identità stessa dell’intero organismo.
p.s. in diretta dalla Gran Bretagna, sta per arrivare la CHIMERA, ibrido mitologico mezzo uomo e mezzo animale: per ora servirà da cavia (visto che gli animali bisogna rispettarli…), ma col tempo vedremo di sfruttarlo fino in fondo !!!
